DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova insegna a seminare odio verso gli ex aderenti?

 

 

Il contesto all’interno del quale i Testimoni di Geova debbano muoversi è il seguente:

1)il mondo e tutte le sue istituzioni non geoviste sono sataniche: “Il mondo di Satana, la società umana da lui organizzata… I governi politici costituiscono un altro importante elemento del mondo di Satana… L'organizzata società umana sotto Satana il Diavolo è veramente malvagia e corrotta…non dobbiamo confidare in organizzazioni umane" (“Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca”, p.209.210.214);

2)le “persone del mondo”, i non Testimoni di Geova, “infettano la Congregazione” e sono “sataniche” infatti: “[I geovisti] non possono interamente ‘cessare di mischiarsi in compagnia’ delle persone del mondo. Ma possono e devono evitare che le errate vie seguite dalla maggioranza del genere umano infettino loro e la congregazione cristiana” (“Vera pace e sicurezza:da quale fonte?”, 1973, p.121) e ancora “Satana è riuscito così bene a influire sul cuore e sulla mente delle persone del mondo” (“La Torre di Guardia”, 1 marzo 1993, p.8). Quindi la paura di Satana e dei suoi accoliti, le “persone del mondo”, spinge l’organizzazione a richiedere ai suoi membri l’isolamento sociale e l’obbedienza cieca in ogni più piccola questione. Alla guida del geovismo c'è il Corpo Direttivo con sede a Brooklyn (New York, USA), l’unico che sarebbe nella “luce”. Infatti viene insegnato ai geovisti che "La Torre di Guardia [intesa sia come Corpo Direttivo dell’organizzazione che come rivista e pubblicazioni che ne dispensano la “verità”] è il canale di Dio per dispensare la verità" (Annuario dei Testimoni di Geova del 1976”, p.164). Cosa prevede la normativa all’interno dei Testimoni di Geova nel caso che in una famiglia si verifichino fenomeni di dissenso ideologico? Si istiga, purtroppo, non solo all’odio ma sembra che si rimpianga la violenza verso gli "apostati" d'Israele! Scrive il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, la  massima autorità dottrinale dei Testimoni di Geova: "Noi oggi non viviamo fra nazioni teocratiche in cui i membri della nostra famiglia carnale potrebbero essere sterminati da Dio e dalla sua organizzazione teocratica per apostasia, come era possibile ed era ordinato di fare nella nazione d'Israele… possiamo agire contro gli apostati soltanto fino ad un certo punto ... La legge dello Stato e la legge di Dio mediante Cristo ci proibiscono di uccidere gli apostati, anche se sono membri della nostra stessa famiglia carnale. Tuttavia, le legge di Dio esige che siano disassociati dalla sua congregazione, benché la legge dello Stato nel quale dimoriamo impone degli obblighi naturali di vivere sotto lo stesso tetto e di mantenere certi rapporti con tali apostati" – (“La Torre di Guardia”, 15 gennaio 1954, p.62).

 

                          

Cosa dice Geova per mezzo del Corpo Direttivo? Dice Geova riguardo agli apostati: Evitateli, cessate di mischiarvi in loro compagnia, non riceveteli nella vostra casa e non rivolgetegli un saluto (“La Torre di Guardia”, 15 marzo 1986, p.13). E ancora il Corpo Direttivo afferma con odio che invoca vendetta verso i dissociati o disassociati: I nemici di Geova sono riconosciuti dalla loro intensa avversione per il suo popolo e per l’opera che questo compie… Non odiamo noi quelli che odiano Dio? Non possiamo amare quegli odiosi nemici, poiché essi sono degni solo della distruzione… Noi preghiamo… perché Geova non attenda oltre, e invochiamo che la sua ira sia resa manifesta (“La Torre di Guardia”, 15/3/1953, p 89). Ancora: “Chi odia in questo mondo i nemici di Dio si accontenta di aspettare che Dio faccia giustizia di tali nemici” (“Svegliatevi!”, 22 aprile 1971, p.30). Inoltre: “Se il male diviene così radicato in lei [anche il disassociato] da divenire una parte inscindibile, per odiare il male il cristiano deve odiare tale persona di cui il male è diventato una parte inscindibile” (“La Torre di Guardia”, 1/1/1962, p.4). Anzi “si deve sentire odio per tale persona che prova piacere a fare il male” (“La Torre di Guardia”, 15 luglio 1959, p.423). Scrivono esplicitamente: Noi [Testimoni di Geova] non possiamo amare questi odiosi nemici, perché essi sono degni solo di distruzione (“La Torre di Guardia”, 1/10/1952, ed inglese, p.600). Viene così ignorato completamente dai geovisti quanto Gesù, il Signore o "Adonai", afferma nel Vangelo: "Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori" (Mt.5,44) poichè aggiunge San Giovanni "chi odia suo fratello è ancora nelle tenebre... cammina nelle tenebre e non sa dove va perchè le tenebre hanno accecato i suoi occhi" (1Gv.2,9.11). Infatti il ministero della separazione tra grano-zizzania appartiene solo a Dio: "[dissero i servi poco fedeleli e poco discreti a Gesù]: Vuoi che andiamo a cogliere la zizzania? No rispose [Gesù] perchè non succeda che cogliendo la zizzania con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altra crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori [gli angeli]: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio" (Mt.13,28-30). Capiamo, ulteriormente, come il geovismo sia nelle tenebre (anche dell'odio satanico). Non solo, l’odio viene anche cantato nelle adunanze geoviste: “Io odio chi disprezza la tua verità” (“Libro dei cantici”, canto n°88, 1969). L’odio verso i disassociati/dissociati che sono definiti “apostati” è un  comandamento per i geovisti: “L’obbligo di odiare l’illegalità riguarda anche tutte le attività degli apostati. Il nostro atteggiamento verso gli apostati dovrebbe essere quello di Davide, che dichiarò: ‘Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici’” (“La Torre di Guardia”, 15/7/1992, p.12). Lo scrittore Harold Bloom in un suo libro intitolato “La Religione Americana", Garzanti, 1994, p.188, individua nell’odio la caratteristica fondamentale del geovismo: «Quel che rende i testimoni di Geova diversi dagli altri non è la loro aspettativa della distruzione, ma piuttosto il loro odio violento per ciò che sarà distrutto, vale a dire il nostro paese, il nostro mondo, il nostro pianeta». Dissociazione e disassociazione per i geovisti sono assimilabili: “La persona che si è dissociata ripudiando la fede e abbandonando deliberatamente l’adorazione a Geova è considerato alla stessa stregua di un disassociato” (“Organizzazione per compiere il nostro ministero”, 1983, pp.147-151). Entrambi sono apostati: “I cristiani devono essere ospitali, ma non verso coloro che apostatano dalla vera fede… Sarebbe quindi errato che un cristiano dedicato [un geovista] si mostrasse amico di questi falsi insegnanti permettendo loro di entrare in casa sua. Sarebbe anche stato sbagliato rivolgere agli apostati un qualsiasi saluto, sia di benvenuto che di arrivederci… Nessun fedele testimone di Geova, quindi, vorrebbe stare in amichevole compagnia con un individuo del genere. Inoltre, se un dedicato servitore di Geova ospitasse in casa propria un simile insegnante ingannevole, diverrebbe ‘complice’ delle ‘azioni malvage’ di quella persona…Perciò oggi nessun leale testimone di Geova saluterebbe un apostata disassociato o dissociatosi, né gli permetterebbe di usare la sua casa cristiana come luogo da cui diffondere l’errore dottrinale. Un credente avrebbe una grave responsabilità dinanzi a Dio se, avendo dato ospitalità a un apostata, ne derivasse la morte spirituale di un conservo adoratore di Geova… Alcuni che un tempo prestavano servizio come testimoni di Geova hanno rigettato vari concetti scritturali basati sugli insegnamenti di Gesù Cristo e dei suoi apostoli. Per esempio, asseriscono che non viviamo negli “ultimi giorni”, nonostante vi siano prove schiaccianti del contrario. (II Timoteo 3:1-5) Questi apostati ‘sono usciti da noi perché non erano della nostra sorta’. (I Giovanni 2:18, 19) Quindi non godono più della compagnia dei leali testimoni di Geova unti e dei loro compagni, per cui questi eretici egoisti non hanno alcuna ‘parte’ col Padre e col Figlio, quantunque si vantino di avere un’intima relazione con Dio e con Cristo. Invece sono nelle tenebre spirituali. (I Giovanni 1:3, 6) Coloro che amano la luce e la verità devono prendere saldamente posizione contro questi promotori di falsi insegnamenti. I testimoni di Geova leali non vogliono in alcun modo rendersi complici delle ‘opere malvage’ di questi infedeli sostenendone le parole e le attività empie” (“La Torre di Guardia”, 15 settembre 1983, p.24). Se non ci si uniforma totalmente al pensiero unico del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, anche su futili motivazioni comportamentali (ad es. il fumare ("Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge", KS 1977, p.59).), si subisce un processo interno, davanti ad un tribunale interno a porte chiuse formato da tre o più “anziani” o capi locali (cfr. “Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge”, KS77, pp. 57-59). “Quali trasgressioni sono ritenute meritevole di disassociazione? Tra queste vi sono le continuate trasgressioni sessuali, il furto, la menzogna, le disoneste pratiche commerciali, la ribellione all’organizzazione di Geova, calunnia, ubriachezza, apostasia, insegnamento di false dottrine e altre trasgressioni” (“La Torre di Guardia”, 15 dicembre 1963, p.759). Le conseguenze? Perdere la propria famiglia, il proprio credo, i propri amici e perdere talvolta il proprio lavoro se come viene insegnato dal Corpo Direttivo, occorra lavorare insieme ad altri geovisti e possibilmente “part time”. Questo per due motivi: 1)non contaminarsi con le “persone del mondo” (i non geovisti); 2)avere molto tempo libero per piazzare le centinaia di milioni di opuscoli e libri che sforna a ciclo continua la società geovista Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania, preventivamente acquistati dai geovisti e distribuiti in “servizio di campo”, vista la sempre imminente fine del mondo, da 130 anni, preannunciata almeno 10 volte. Perché i geovisti hanno tribunali interni? Perché viene insegnato ai geovisti che il mondo e le sue legittime istituzioni (Stato, magistratura, polizia, ecc.) sono tutte sataniche e prossime all’imminente distruzione, annunciata almeno dieci volte, e di conseguenza occorre crearne delle alternative per “non gettare discredito sull’organizzazione”. Viene persino insinuato, come nelle organizzazioni totalitarie, che occorre cercare di non denunciare le notizie di reato: “La lealtà a Geova ci impedirà anche di fare qualsiasi cosa che recherebbe biasimo sul suo nome e sul suo Regno. Per esempio, una volta due cristiani litigarono al punto di rivolgersi, indebitamente, a un tribunale del mondo. Il giudice chiese: ‘Siete tutt’e due testimoni di Geova?’  A quanto pare non capiva cosa ci facessero lì in tribunale. Che vergogna!... Per lealtà a Geova Dio, è sicuramente preferibile rimetterci personalmente che recare biasimo su Geova e sulla sua organizzazione” (“La Torre di Guardia”, 15 marzo 1996, p.15). Tanto, tra poco, ci penserà Geova! La conseguenza è che in ogni Sala del Regno esistono “archivi riservati” ("Circolare Confidenziale” del 14 marzo 1997, p.2) nei quali vengono conservati, nel tempo,  tutti gli incartamenti riguardanti i processi dei geovisti con relativi verbali, condanne e reintegrazioni eseguite dal “comitato giudiziario” (cfr. "Circolare", 15 marzo 1987) dei Testimoni di Geova in cui gli “anziani” svolgono il molteplice ruolo di poliziotti, pubblici ministeri e organo giudicante. Nel loro codice di diritto civile e penale che è il codice riservato ai soli “anziani” (=capi) KS91 “Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge” del 1991 sono indicate, ad esempio, precise istruzioni alle pp.80,93 e 126 su come gli "anziani" devono comportarsi in casi di “Abusi dell’infanzia”. In questo loro fondamentale "codice" a prescindere dalla gravità del reato commesso non è prevista alcuna comunicazione alla Autorità Giudiziaria e viene scritto a p.124: “In tutti i casi di riprensione giudiziaria, verranno imposte restrizioni”. Quali sarebbero queste “restrizioni”? Afferma la loro “Circolare Confidenziale” del 14 marzo 1997 ad esclusivo uso degli anziani, a p.1: “L’articolo ‘Aborriamo ciò che è malvagio’, pubblicato ne ‘La Torre di Guardia’ del 1 gennaio 1997, dice a pag.29 che ‘un uomo conosciuto come uno che un tempo molestava i bambini’ non sarebbe idoneo per avere privilegi nella congregazione. L’espressione ‘conosciuto’ come molestatore di bambini si riferisce al modo in cui l’individuo è visto nella comunità e nella congregazione cristiana”.  Come? Un geovista che ha la fama di “molestatore di bambini” e spostandosi da una congregazione all’altra (a cerca di prede?) subisce come massima conseguenza il “non avere privilegi” cioè il non riconoscergli “cariche” pubbliche di prestigio in congregazione? Nel modulo per la "Domanda per il Servizio di Pioniere Regolare" (modulo S-205-I) nella settima domanda sulle dodici previste viene espressamente chiesto "Hai mai molestato sessualmente un bambino?" come se essere "pedofilo" fosse semplicemente un elemento di valutazione per stabilire se si possa fare o meno il "Pioniere Regolare" nei testimoni di Geova. Incredibile!!! Puerilmente, talvolta, alcuni della Società WT Inc. provano ad accampare come scusa che il loro silenzio su questi geovisti sarebbe legato ad una specie di “vincolo della confessione” dimenticando che i geovisti non riconoscono la validità di questo sacramento; infatti afferma “La Torre di Guardia” del 1 maggio 1978, p.21: “Gli anziani non sono ‘padri’ confessori autorizzati a perdonare tutti i peccati che i componenti della congregazione possono commettere. E’ Geova Dio a perdonare i peccati in base al sacrificio espiatorio di suo Figlio. Perciò, l’essere perdonati da Geova non dipende dal confessare i propri peccati agli anziani”. Allora non si capisce perché un geovista sia obbligato, pena disassociazione, a dire i fatti suoi agli “anziani” nel “comitato giudiziario” a porte chiuse se poi l’anziano non gli può neanche “rimettere i peccati” come facevano gli apostoli (Gv.20,23) con il potere divino ricevuto da Gesù-Dio (“Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?»” (Mc.2,5-7)). Comunque resta il fatto che la Società con questi suoi comportamenti si muove talvolta come uno “Stato” nello Stato con sue leggi che talora non coincidono con quelle degli Stati considerati in ogni caso sempre tutti "satanici" e da tenere fuori il più possibile dalle questioni "teocratiche". Nel caso di pedofilia, ad esempio, un bambino abusato deve avere due testimoni oculari della violenza subita altrimenti non può nemmeno denunciare quanto gli sia successo agli “anziani” di Congregazione: "[Per istruire il comitato giudiziario] che specie di evidenza si può accettare? Ci vogliono due o tre testimoni oculari, non solo persone che ripetono ciò che hanno sentito; non si può prendere alcuna misura se c’è un solo testimone” (Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge”, KS 1977, p.69). L’associazione americana “Silentlambs” di William Bowen e Barbara Anderson in molti processi americani ha dimostrato l’agire delittuoso della Watchtower, la società “commerciale” dei Testimoni di Geova, in merito a tantissimi casi di pedofilia interna che vengono stimati in più di 23.000 casi occultati alla Magistratura (http://silentlambs.org/answers/23720.cfm). La sg.ra Barbara Anderson recentemente ha svolto due conferenze in Italia anche sulla piaga della pedofilia interna insabbiata nel geovismo (http://www.watchtowerdocuments.com/). Quando si viene trovati colpevoli dal tribunale giudiziario interno, anche per inezie (fumare, salutare la bandiera, ricevere una trasfusione di sangue, votare, mettere in discussione le dottrine, ecc.), si vieni disassociati con l’esclusione di un contatto intimo con i propri famigliari, figli e amici ancora geovisti. Dice il Corpo Direttivo: “Per essere associati approvati dei testimoni di Geova occorre accettare tutto l’insieme dei veraci insegnamenti della Bibbia, incluse quelle dottrine scritturali che sono proprie dei testimoni di Geova” (La Torre di Guardia 1/4/1986 p. 31). "Quali sono alcune di queste dottrine? Che davanti al genere umano è posta la grande contesa della legittimità della sovranità di Geova, ragion per cui il male è stato permesso così a lungo. (Ezechiele 25:17) Che Gesù Cristo ebbe un’esistenza preumana e che è inferiore al suo Padre celeste [falso!!!]. (Giovanni 14:28) Che sulla terra oggi esiste uno “schiavo fedele e discreto” al quale sono stati ‘affidati tutti gli interessi terreni di Gesù, e che questo schiavo è in stretta relazione con il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova [falso!!!]. (Matteo 24:45-47) Che il 1914 ha contrassegnato la fine dei tempi dei Gentili e l’istituzione del Regno di Dio nei cieli, nonché il tempo della predetta presenza di Cristo [falso!!!]. (Luca 21:7-24; Rivelazione 11:15–12:10) Che solo 144.000 cristiani riceveranno la ricompensa celeste. (Rivelazione 14:1, 3) [falso!!!]. Che Armaghedon, vale a dire la battaglia del gran giorno dell’Iddio Onnipotente, è vicino [falso!!!]. (Rivelazione 16:14, 16; 19:11-21) Che quella battaglia sarà seguita dal Regno millenario di Cristo, il quale ristabilirà su tutta la terra il paradiso [falso!!!]. Che i primi a viverci saranno i componenti dell’attuale “grande folla” di “altre pecore” di Gesù. — Giovanni 10:16; Rivelazione 7:9-17; 21:3, 4. Abbiamo precedenti scritturali per assumere una posizione così rigida? Certamente! [falso!!!]… Pertanto, la vera congregazione cristiana non può essere giustamente accusata di crudele dogmatismo, ma tiene in gran conto e si sforza di conseguire l’unità di cui parla la Parola di Dio" (La Torre di Guardia 1/4/1986 p. 31). E ancora:Quali trasgressioni sono ritenute meri­tevoli di disassociazione? Tra queste vi sono le continuate trasgressioni sessuali, il furto, la menzogna, le disoneste pratiche commerciali, la ribellione all'organizzazio­ne di Geova, calunnia, ubriachezza, apo­stasia, insegnamento di false dottrine e altre trasgressioni” (“La Torre di Guardia”, 15 dicembre 1963, p.759). Da questo “codice penale” geovista si evince che una persona è passibile di disassociazione non solo se commette un peccato grave, chiaramente condannato dalla Bibbia e dalle leggi dello Stato, come omicidio, furto, adulterio ecc., ma anche per questioni insignificanti come ad esempio, dando l’8 per mille alla Chiesa Cattolica o ad altre Chiese (Circolare del 2572/90). Ogni occasione è buona per i "tribunali giudiziari interni a porte chiuse" presieduti dagli "anziani" di congregazione per colpire i geovisti che non si sottomettono in tutto al dispotismo del Corpo Direttivo. Lo scopo? “Ricorderemo sempre la ragione della disassociazione, [dice il Corpo Direttivo], che è quella di mantenere la congregazione pura e approvata da Dio, libera da influenze corruttrici... da Satana” (“La Torre di Guardia”, 15 giugno 1992, p.56). Cosa succede? “Il disassociato è espulso dalla congre­gazione, e la congregazione non ha nulla a che fare con lui. I membri della con­gregazione non gli stenderanno la mano dell'amicizia, e non gli diranno nemmeno "Ciao" o "Arrivederci". Egli non è benvenuto nelle loro case, nemmeno se tali case sono usate come centri di adorazione per un locale gruppo di testimoni di Geova… Perciò i membri della congregazione non si assoceranno al disassociato, né nella Sala del Regno né altrove. Non converseranno con lui né mostreranno in alcun modo di notarlo. Se il disassociato tenta di par­lare ad altri nella congregazione, essi dovranno allontanarsi da lui… Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvagie… Realmente, colui che deliberatamente non rispetta la decisione della congregazione rischia di essere a sua volta disassociato perché continua ad associarsi a tale individuo” (“La Torre di Guardia”, 15 dicembre 1963, pp.760-762).

 

                            

 

Ne “La Torre di Guardia” del 15 gennaio 1964 sono indicate due condizioni nel caso di chi ha “parenti esplusi”: 1)”i parenti che hanno una buona reputazione nella congregazione non vivono sotto lo stesso tetto del disassociato” (p.41); 2)”l'altra situazione è il caso in cui coloro che hanno buona repu­tazione vivono sotto lo stesso tetto del disassociato, cioè il disassociato fa parte della stessa cerchia familiare” (p.41). Ebbene nel primo caso occorre avere “solo i rap­porti assolutamente necessari nelle cose relative a interessi familiari si dovrebbero avere col disassociato che vive fuori della cerchia familiare… i rapporti con lui sono pure limitati a ciò che è assolutamente necessario” (p.41) poiché “il malfattore deve comprendere che la sua posizione è completamente cam­biata, che i suoi fedeli parenti cristiani disapprovano completamente la sua empia condotta e mostrano tale disapprovazione limitando i rapporti a quelli inevitabili” (p.42) mentre nel secondo caso “benché gli stabiliti legami familiari nella casa restino intatti quando qualcuno è disassociato e le normali funzioni nella casa siano compiute ogni giorno come al solito, vi è qualcosa che viene infranto. È il rapporto spirituale tra il disassociato e gli altri membri della famiglia… non si deve più parlare con lui delle cose relative all'adorazione… se egli insiste nell'esprimere le sue idee religiose, non gli si può impedire di far questo in casa sua; ma i fedeli membri cristiani della famiglia non sono obbligati a partecipare alla conversazione. Mostrano rispetto per il decreto che dissassocia il malfattore dall'organizzazione di Dio… il cristiano si confor­merà alle giuste esigenze di Geova, anche quando membri della sua famiglia sono espulsi dalla visibile organizzazione di Dio. L'amore verso Dio viene prima” (pp.43-44). Sarebbe bene per il geovismo “eliminare il rapporto” con il dissociato/disassociato: Nel caso del parente disassociato che non abita nella stessa casa, i rapporti con lui sono pure limitati a ciò che è assolutamente necessario ... questi rapporti sono limitati ed anche eliminati completamente se è possibile... Che fare se una persona espulsa dalla congregazione visita improvvisamente parenti dedicati? Che deve fare in tal caso il cristiano? Se è la prima volta che viene fatta la visita, il cristiano dedicato può, se la coscienza glielo permette, mostrare riguardi familiari in questa particolare occasione. Ma se la coscienza non glielo permette, non ha lobbligo di farlo. Se gli usa cortesia, il cristiano deve però specificare che questa non deve diventare unabitudine. Se lo diventa ciò non è diverso dall'associarsi a qualsiasi altra persona disassociata, e va contro lo spirito del decreto di disassociazione. Si dovrebbe far capire al disassociato che ora le sue visite non sono benvenute come prima, quando camminava rettamente con Geova” (“La Torre di Guardia”, 15/1/1962, p. 42). Viene insegnato che la lealtà verso l’organizzazione viene prima del proprio matrimonio e dei propri figli. “I membri della congregazione che sono fedeli devono perciò cessare di mischiarsi in compagnia di tale persona… con fedeltà verso Dio, nessuno nella congregazione dovrebbe salutare tali persone incontrandole in pubblico né dovrebbe accoglierle nella propria casa. Anche i parenti consanguinei che non abitano nella stessa casa, considerano di maggior valore la parentela spirituale [gli associati geovisti], evitano di avere contatto con loro il più possibile. E quelli che possono essere membri della stessa famiglia della persona disassociata cessano di avere associazione spirituale con il malfattore… Chi è disassociato è stroncato non solo dalla congregazione locale dove ha frequentato le adunanze, ma da tutte le congregazioni del popolo di Geova in ogni luogo” (“La tua Parola è una lampada al mio piede”, 1967, pp.174-180). Cosa succede a colui che essendo associato Testimoni di Geova frequenta un dissociato/diasassociato dai tribunali giudiziari del geovismo? “Quando uno ignora la misura della disassociazione e continua ad associarsi al dissociato, mostra il suo errato atteggiamento verso le leggi di Geova… Realmente colui che deliberatamente non rispetta la decisione della congregazione rischia di essere a sua volta disassociato perché continua ad associarsi a tale individuo… Anch’egli può essere allontanato dal favore di Geova e dalla sua visibile organizzazione” (“La Torre di Guardia”, 15/12/1963, p. 762). Ad esempio i genitori Testimoni di Geova che hanno il dolore della fuoriuscita dall’organizzazione del figlio devono, per il Corpo Direttivo del geovismo, considerarlo “spiritualmente morto”: "Che accadrebbe, dunque, se il figlio di una famiglia che fa parte della visibile organizzazione di Dio si opponesse a quest'opera di profetizzare intorno al Regno? ... Che dovrebbero fare il padre e la madre dedica­ti e battezzati? Essi non osano lasciarsi dominare dai sentimenti; non osano nemmeno risparmiare questa persona cara che hanno generato ... Devono trafiggerlo perché ha profetizzato falsamente. Devono conside­rarlo spiritualmente morto, uno con cui non si deve avere alcuna associazione né comunione religiosa e il cui profetizzare dev'essere rigettato" (“La Torre di Guardia”, del 15 maggio 1962, p.308). Il Corpo Direttivo invita ad allontanare il più possibile il dissociato o il disassociato dalla cerchia famigliare geovista: “La situazione è diversa se il disassociato o dissociato è un parente che vive fuori di casa o non è dell’immediata cerchia familiare. Potrebbe essere possibile non avere quasi nessun contatto col parente. Anche se eventuali questioni di famiglia richiedessero qualche contatto, è certo che questi contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo, in armonia col principio divino di “non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore [o colpevole di un altro peccato grave]... con un tale non dovete neppur mangiare” (“La Torre di Guardia”, del 15 aprile 1988, p.28). Il non farlo significa essere “infedeli” a Geova: “Con fedeltà verso Dio, nessuno della congregazione dovrebbe salutare tali persone quando le incontra in pubblico né dovrebbe accoglierle nella propria casa. Anche i parenti consanguinei che non abitano nella stessa casa con un parente disassociato, siccome valutano la parentela spirituale più di quella carnale, evitano il contatto con tale parente dissociato il più possibile. E quelli che possono essere membri della stessa casa di un individuo disassociato cessano di avere associazione spirituale con il trasgressore impenitente. In questo modo il trasgressore è indotto a sentire l'enormità del suo errore, e, nello stesso tempo Geova sostiene il buon nome della sua organizzazione terrestre, e protegge il benessere spirituale dei suoi servitori sulla terra ... non c'è nessuna ragione per ascoltare un figlio o il coniuge disassociato se tenta di giustificarsi o tenta di trarre il fedele dalla sua parte per farlo pensare o agire come lui. Né dovrebbe essere ascoltato riguardo a obiezioni sul modo in cui il suo caso è stato considerato dal comitato giudiziario (“Organizzazione per predicare il Regno e fare discepoli”, 1972, pp.172-173). È difficile? Per il geovismo è necessario: “Si capisce che questo può essere difficile, a causa dei sentimenti e dei vincoli familiari, ad esempio dell’amore che i nonni provano verso i nipoti. Tuttavia questa è una prova di lealtà a Dio” (“La Torre di Guardia”, del 15 aprile 1988, p.28). Quindi, come visto, viene perfino proibito dal Corpo Direttivo di mangiare insieme con loro: “Sì, la Bibbia comanda ai cristiani di non stare in compagnia o in associazione con chi è stato espulso dalla congregazione… Pertanto [il dissociato/disassociato] era come morto. Non poteva studiare con altri, ogni rapporto [d’amicizia] con lui veniva troncato. Non gli si doveva nemmeno indicare la strada. Poteva sì comprare il necessario per vivere, ma era proibito mangiare e bere con lui… Perciò se un cristiano decidesse di unirsi a coloro che Dio disapprova, sarebbe appropriato che la congregazione prendesse atto con un breve annuncio del fatto che egli si è dissociato e non è più un testimone di Geova... Il disassociato deve essere stroncato, considerato come morto, e quindi nessuno deve frequentarlo e parlargli” (“La Torre di Guardia”, 1 gennaio 1982, pp.21-26).  Inoltre chi viene espulso deve essere considerato un lebbroso spirituale: “La persona disassociata è stata spiritualmente stroncata dalla congregazione; i precedenti vincoli spirituali sono stati completamente interrotti. Questo vale anche da parte dei suoi parenti, inclusi quelli nell’immediata cerchia familiare… Di conseguenza i cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari… E un anziano cristiano molto stimato scrive: ‘…Vorrei tanto che coloro che sono stati disassociati si rendessero conto che la loro condotta è odiata da Geova e dal suo popolo e che in tal modo sentissero veramente il bisogno di mostrare sincero pentimento’…  Se morisse mentre è disassociato, le disposizioni per il suo funerale potrebbero costituire un problema. I suoi parenti cristiani forse gradirebbero un discorso nella Sala del Regno, se tale è l’usanza locale…  Abbiamo tutti bisogno di comprendere che ciò che conta è il giudizio di Geova… Di conseguenza, chiunque oggi voglia rimanere nella pura congregazione di Dio deve rispettare le Sue norme. Dio non permetterà che del “lievito” rimanga in mezzo al suo santo popolo esercitandovi un’influenza corruttrice…  Naturalmente, se un parente stretto viene disassociato, le emozioni umane possono costituire per noi una seria prova. I sentimenti e i vincoli familiari sono particolarmente vivi fra genitori e figli, e sono anche forti quando viene disassociato un coniuge. Dobbiamo tuttavia riconoscere che, in ultima analisi, non recheremo beneficio a nessuno e non faremo piacere a Dio se ci lasceremo trasportare dalle emozioni ignorando i Suoi saggi consigli e la Sua guida. Dobbiamo manifestare completa fiducia nella perfetta giustizia delle vie di Dio, incluso il suo provvedimento di disassociare i peccatori impenitenti. Se rimaniamo leali a Dio e alla congregazione, col tempo il trasgressore potrebbe trarne una lezione, pentirsi ed essere riassociato. Ma che questo accada o no, possiamo trarre conforto e forza…” (“La Torre di Guardia”, 1 gennaio 1982, pp.27-32). Dicono: “Riguardo agli apostati evitateli, cessati di mischiarvi in loro compagnia, non riceveteli nella vostra casa e non rivolgetegli un saluto… [poiché] nemici della vera adorazione” (“La Torre di Guardia”, 15 marzo 1986, p.13). Comunque il Corpo Direttivo lascia aperta una piccola possibilità teorica alla quale il dissociato si può aggrappare per una visita di “cortesia” ma con lo scopo recondito sempre del pentimento-riassociazione: “Pertanto, se un genitore disassociato va a visitare un figlio o una figlia o va a trovare i nipoti e gli è permesso di entrare nella casa cristiana, questo non interessa gli anziani. Egli ha il diritto naturale di visitare i suoi parenti e la sua progenie. Similmente, quando i figli o le figlie rendono onore a un genitore, benché disassociato, facendogli visita per vedere come sta di salute o di che cosa può avere bisogno, questo atto non è di per se stesso associazione spirituale” (“La Torre di Guardia”, 15 gennaio 1975, p.55). Viene caldamente sconsigliato sia l’avere un “pensiero indipendente, sia leggere pubblicazioni critiche verso l’organizzazione definendo questi due atteggiamenti una “fornicazione spirituale”: “Ebbene, dal momento che noi agiremmo con tanta decisione per proteggere i nostri figli dai rischi della pornografia, non dovremmo aspettarci che il nostro amorevole Padre celeste ci metta similmente in guardia e ci protegga dalla fornicazione spirituale, inclusa l’apostasia? Egli ci dice di starne alla larga! E se, mentre predichiamo la buona notizia, la gente facesse domande o sollevasse obiezioni simili a quelle degli apostati?... Non dobbiamo pensare di doverci leggere un libro o un opuscolo pieno di calunnie e di mezze verità per poter rispondere alle false accuse e agli insegnamenti degli oppositori” (cfr. “La Torre di Guardia”, 15 marzo 1986, p.13). I dissociati o disassociati, detti apostati, vengono considerati dei “forsennati, come fosse stato inoculato in loro il virus dell’idrofobia satanica” e vengono sistematicamente demoliti nella reputazione all’interno dell’organizzazione tanto che ne viene fatta una ostracizzazione preventiva: “sono pronti a dire e a scrivere vergognose falsità e ad abbassarsi a compiere le peggiori indegnità” (“La Torre di Guardia”, 1 luglio 1994, p.12). Le idee non uniformi all’insegnamento e le persone portatrici di tale idee vanno rigettate: “Evitando anche coloro che si sono volontariamente dissociati, i cristiani sono protetti da possibili idee critiche, indifferenti o persino apostate” (“La Torre di Guardia”, 15 aprile 1988, p.27). Non è possibile neanche mettere in discussione quanto proposto in modo assolutista ed esclusivista dall’Organizzazione: “Lo spirito del pensiero indipendente non esiste nell’organizzazione di Dio, e abbiamo validi motivi per nutrire fiducia negli uomini che prendono la direttiva fra noi” ("La Torre di Guardia" 15/9/1989 p.23). Continuamente viene richiamata la necessità del “pensiero unico”: "Evitare lo spirito indipendente... Come si manifesta questo spirito indipendente? Un modo comune è quello di mettere in dubbio i consigli della visibile organizzazione di Dio" (“La Torre di Guardia”, 1/7/1983, p.22). Altrimenti "chi non accetta i ripetuti ammonimenti dati in armonia con Tt.3,10.11, ma promuove senza pentirsene dottrine false nella congregazione, verrà invitato a incontrarsi con un comitato giudiziario che potrebbe doverlo disassociare" (Cfr “Circolare al corpo degli anziani”, 8 maggio 1986, p.1).

Il geovismo fa sua la dottrina calvinista, tipica delle "sètte", della predestinazione all'inferno ingigantendo il potere della creatura "satana", scritta con la "S" maiuscola, e riducendo il potere onnipotente di Gesù declassandolo da "Signore", cioè "Dio", a semplice angelo, l'arcangelo Michele! In questo modo si può legittimare la possibile violenza preventiva, anche con l'ostracismo, contro coloro che la "sètta" giudicherebbe predistinati all'inferno poichè il falso Gesù sfigurato che propone non è più abbastanza onnipotente per potersi occupare del Male imperante ed avrebbe bisogno dell'aiuto degli adepti. In realtà il geovismo malintende la pazienza di Dio (cfr.2Pt.3,9: "Il Signore non ritarda... come certuni credono [i geovisti]... ma usa pazienza verso di voi non volendo che alcuno perisca ma che tutti abbiano modo di pentirsi") con il sostituirvi le norme odiose inquisitorie sul privato nell'adepto dell'infedele Corpo Direttivo, e scambia il desiderio di Dio di salvare TUTTI (cfr.1Tm.2,4 "Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità") con la falsa eresia giansenista (piccolo numero degli eletti, solo loro) subordinata dallo smercio di quantità industriali di libretti pieni di eresie del Corpo Direttivo alias Società Commerciale mentre basta solo "invocare il nome del Signore [Gesù] per essere salvati" (Rm.10,13). Così anche l'eresia ariana e l'eresia manichea nonchè l'eresia pelagiana sono, nel geovismo, reintrodotte abominevolmente come "parola di dio" cioè come parola del loro falso angelo Gesù.

Leggiamo una testimonianza:

                                                                                                

 

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