Augias e Pesce: come in nome della Storia falsificare la Storia
Augias e Pesce sulla scia del romanzo “Codice da Vinci” che si presenta con pretese di “storicità” su Gesù e sulla scia della avversione massonico-radicale anticattolica che nella storia dell’umanità si è presentata anche come “delirio di onnipotenza del mito nazista del superuomo di Nietzsche” tentano con la menzogna di attaccare la Chiesa. Nel loro libro “Inchiesta su Gesù” si accostano a Cristo in modo agnostico volendo prescindere dalla Chiesa. Usano in maniera arbitraria, scorretta e selettiva le fonti e gli studi esegetici scientifici puntando su Voltaire. Vogliono negare la divinità di Cristo facendone uno dei tanti Buddha cosmici o maestri cosmici della New Age. Affermano che Cristo è un ebreo venuto per gli ebrei e non per i gentili e che non ha fondato il cristianesimo. Per Augias addirittura Cristo era un omosessuale. Ma in maniera bultmaniana “a forza di dissipare i misteri di Gesù per ridurlo a un uomo ordinario” dice Cantalamessa, “si finisce con il creare ancora un mistero ancora più inspiegabile”. Augias e Pesce mostrano così, come tentava scorrettamente di fare Dan Brown, il volto di un "Cristo-esoterico" che non è mai esistito nel Nuovo o Secondo Testamento (cfr.Gv.18,20: “ho sempre parlato apertamente… non ho mai detto nulla di nascosto”) lasciando intendere che la Chiesa l’ha voluto occultare. Addirittura vogliono tracciare, come nuovi Von Harnack o Ricciotti, un volto umano di Gesù prescindendo dalla sua divinità e dalla Chiesa apostolica e petrina che ha ricevuto il mandato da Gesù di perpetuare tale volto contro le manipolazioni dei “falsi profeti” che avrebbero costruito il volto del loro Maitreya secondo le “proprie voglie” e il “proprio ventre” (cfr. Next Age ex New Age). Fin da subito la Chiesa non ha nascosto nulla: la crocifissione ignominiosa, il rinnegamento e tradimento del primo Papa, l’incredulità degli Apostoli, ecc. E’ una operazione scorretta e superba il voler cogliere con i metodi storico-critici, che Augias e Pesce fanno finta di usare, i quali peraltro non sono neutri e dipendono dalle ipotesi di lavoro, quello che Cristo voleva dire intendendo che la Chiesa per duemila anni ha inteso male. Sarebbe come se un estraneo volesse insegnare a una madre come è la fisionomia del figlio. Tanto più che il NT è “parto” della Chiesa! E’ evidente che senza il Magistero abbiamo, al massimo, “una raccolta fallibile di libri infallibili” e a quel punto possiamo dire anche che Gesù era un raheliano. La storia della persecuzione degli apostoli e dei cristiani che davano la vita nella fede di Gesù-Dio, l’archeologia di Qumram e non anche quella delle catacombe, parlano chiaramente a favore della storicità creduta della divinità di Cristo, della Trinità, della maternità divina di Maria, del Purgatorio, ecc. Alla fine del primo secolo, afferma l’archeologia, la casa di san Pietro è la prima Domus Ecclesiae per il culto eucaristico dei cristiani. Pesce e Augias hanno scorrettamente “tentato di ritardare il più possibile la data di composizione dei Vangeli canonici e far avanzare il più possibile la data di composizione degli apocrifi in modo da usarli come fonti alternative” (Cantalamessa). In realtà anche i sassi sanno che dagli anni 40-50 d.C. alla fine del I secolo sono stati scritti i Vangeli canonici e gli apocrifi sono stati scritti solo dal II sec. d.C. Esiste poi un abisso tra la documentazione dei Vangeli canonici e quella degli apocrifi. I primi sono documentati con circa 5.300 codici, molti dei quali antichissimi, mentre gli apocrifi hanno un numero di codici che si contano sulle dita di una mano e che risalgono ad almeno un secolo di distanza dagli eventi (nella migliore delle ipotesi e solo, eventualmente, per il vangelo di Filippo, mentre per gli altri apocrifi la distanza si amplia a duecento o trecento anni). I vangeli apocrifi sono stati esclusi non perché negassero la divinità di Gesù, ma perché credevano di renderla credibile con racconti miracolosi controproducenti (i miracoli erano spesso descritti come magie quasi puerili) e poiché aggiungevano teorie filosofiche di origine chiaramente successiva, cioè chiaramente fuori dal contesto culturale della Giudea del primo secolo. Inoltre tutti e quattro gli evangelisti dichiarano esplicitamente che Gesù Cristo era il Figlio di Dio e il Cristianesimo è nato proprio come fede in Gesù vero uomo e vero Dio; il contrario di quello che ideologicamente Augias e Pesce affermano. Ma sappiamo che sparare contro Cristo e la sua Chiesa il proprio veleno oggi giorno è un business. Le citazioni dai quattro vangeli negli scritti dei padri della chiesa dei primi tre secoli - quindi prima del Concilio di Nicea - sono oltre ventimila! Dunque quasi ventimila citazioni, che sono a loro pervenute attraverso le vie più disparate: dalla Siria, alla Gallia, Egitto, Palestina, Roma.
Pesce vuole far credere che l’elenco definitivo del NT viene fissato solo con Atanasio nel 367 e prima non si può dire nulla; in realtà con il frammento “muratoriano” del 130 sappiamo che il nucleo essenziale del NT era composto dai 4 Vangeli canonici, e dalle 13 lettere paoline!
I criteri di inclusione nel canone che Augias e Pesce forse non conoscono sono:
a)l’antichità (i quattro Vangeli sono certamente i più antichi. Per questo viene escluso dal canone, ad esempio, Il pastore di Erma che era stato scritto di recente, ed a maggior ragione vengono esclusi i vangeli apocrifi, alcuni dei quali sono stati scritti addirittura a trecento anni di distanza dagli eventi);
b)l’apostolicità (gli scritti per essere "canonici" dovevano risalire agli Apostoli o a loro diretti discepoli, come risulta per i quattro Vangeli canonici, la cui struttura linguistica rivela evidenti tracce semitiche. Questa caratteristica è importantissima per dimostrare l'apostolicità dei Vangeli canonici. Dobbiamo infatti considerare che gli apostoli ed i testimoni oculari della vita di Gesù erano tutti di madre lingua aramaica e quindi i vangeli da loro scritti devono necessariamente risentire del loro modo originario di pensare e di costruire la frase ed il lessico. Vedremo che tutti e quattro i Vangeli canonici rivelano questo sottofondo semitico. Al contrario dei vangeli apocrifi);
c) la cattolicità o universalità dell'uso dei Vangeli (è un altro criterio essenziale. I testi, in base a questo criterio, dovevano essere accettati da tutte le chiese ufficiali ("cattolico" significa "universale"), quindi dalla chiesa di Roma, Alessandria, Antiochia, Corinto, Gerusalemme e dalle altre comunità importanti dei primi secoli. In base a questo criterio vennero esclusi molti apocrifi che erano letti localmente, magari in lingua copta, rispecchiando discussioni filosofiche ellenistiche di epoche successive, circoscritte ad ambienti ristretti dell'Alto Egitto, in cui sono stati ritrovati alcuni rari frammenti;
d) l'ortodossia o retta fede (è un ulteriore criterio. In altre parole, le opinioni espresse nel testo dovevano essere fedeli al Cristo storico. In base a questo criterio vennero esclusi tutti gli apocrifi che parlavano di dottrine assolutamente fuori dal contesto ebraico del primo secolo (si pensi ai discorsi sul corpo come fonte del peccato, alla svalutazione della donna, alle emanazioni metafisiche, ecc.).
Augias esalta il Vangelo apocrifo copto di Tommaso presentando i Vangeli canonici come tentativo di screditare san Tommaso. Ma anche questo è una balla agnostica pechè san Tommaso farà la professione di fede nella divinità di Cristo più bella: “Mio Signore e mio Dio”. E' quello più famoso tra i vangeli di Nag Hammadi. Consta di 121 detti o loghia di Gesù, senza nessun episodio, ne miracoli, ne morte o resurrezione. Da questi detti emerge chiaramente il dualismo gnostico: il mondo materiale non è stato creato buono, è una catastrofe e per salvarsi bisogna evitarlo. II sesso viene considerato un male e viene condannato il ruolo della donna nell'imprigionare nuovi spiriti nei corpi. Come si vede si tratta di un'impostazione gnostica di cui non abbiamo nessuna traccia nella Gallica e nella Giudea dell'epoca di Cristo. Per questo gli storici hanno escluso l'attendibilità di questo apocrifo. La parte più controversa è al "detto" 121, in cui appare Maria Maddalena, ma non come moglie di Gesù: "Simon Pietro disse: ''Maria si allontani di mezzo a noi, perché le donne non son degne della vita!" Allora Gesù disse: "Ecco, io la trarrò a me in modo da fare anche di lei un maschio, affinchè anch'essa possa diventare uno spirito vivo simile a voi maschi. Perché ogni donna che diventerà maschio entrerà nel Regno dei deli" (121). Da questo testo citato da Dan Brown come presunta esaltazione del principio divino femminile presente nei vangeli apocrifi si capisce l'infondatezza dei suoi discorsi, ma si coglie anche l’infondatezza delle tesi di Augias e Pesce che citando questo testo volevano dimostrare che Cristo era pienamente inserito nell’ebraismo e non ha voluto innovare nulla fondando quello che non avrebbe voluto, la Chiesa o il cristianesimo nate secondo loro solo nel II sec., mentre questo testo afferma il contrario e cioè che Cristo era uno gnostico quando la gnosi non aveva nulla a che fare con l’ebraismo!!!
Quella di Pesce non è una operazione “storica” con l’intento neutro di “rinfocolare il dibattito” e l’hanno capito tutti, Cantalamessa compreso! Lo si nota anche dal “compagno” scelto, Augias il quale ogni giorno, nella sua trasmissione su Raitre, non perde occasione nel chiamare saccenti eruditi che incensa come “esperti” e che parlano contro Cristo, vero uomo e vero Dio, e contro la Chiesa con argomentazioni vergognose, in modo ridanciano e senza possibilità di replica, con l’intento evidente di delegittimare la divinità di Cristo e la Chiesa di fronte al popolo. Pesce poi di fronte all’intervento di Cantalamessa si pone come la vittima della censura cattolica affermando scorrettamente che chi non è d’accordo con le sue elucubrazioni pseudo-storiche è un fondamentalista musulmano. Qui Pesce è intollerante! Tanto più che è Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che ha inventato la laicità (“date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”). In nome della legittima ricerca storica non si può calpestare la Storia di duemila anni di civiltà cristiana insuperata nei suoi frutti di umanizzazione che anche Nietszche riconosceva, tacciando la Chiesa di intolleranza quando la Chiesa è oggettivamente meno peggio di tutti gli altri (cfr. Colonialismo, Comunismo, Nazismo, Liberismo, Consumismo, Democrazie totalitarie occidentali, ecc.) senza parlare dei frutti della sua missione evangelizzante (scuole, ospedali, centri di formazione, educazione, il concetto di "persona", la raggiunta "dignità della donna", il rendere possibile l'invenzione della scienza, il dare spessore insuperato alle arti, ecc.). La Chiesa fa cultura a 360°! Ma in TV il vero volto di Cristo, quello che la Chiesa Cattolica presenza senza deformazioni, va in onda solamente qualche ora all’anno a fronte dei vari Augias e compagnia strepitante radicale. Addirittura i due “isegeti” affermano che Gesù era ebreo e non cristiano. Le cose che poi Pesce tenta di affermare come “novità” sulla importanza della “anima ebraica della teologia biblica” sono già state dette venti anni fa in maniera però contestualmente corretta dal prof. Bernardo Boschi o.p. Egli afferma chiaramente e autorevolmente che “oggi si evita la dicotomia tra Gesù della storia e il Gesù della fede perché non ha portato a conclusioni importanti”. Il prof. Boschi, afferma che “il sorgere del Cristianesimo va posto all’interno del Medio Giudaismo (II sec. a.C.-II sec. d.C.) nel quale il Cristianesimo presenta caratteri maggiori di continuità e convergenza con l’Ebraismo, del quale è una emanazione in qualche modo, mentre il sorgere della Chiesa va visto maggiormente all’interno della progressiva divaricazione della Diaspora ebraica dal ceppo palestinese e mesopotamico d’area semita, e all’interno della civiltà ellenistico-romana, nell’area mediterranea, da Giustino, Ireneo, Epifanio, Ignazio di Antiochia in poi, con la costituzione di una organizzazione gerarchica e strutturale in progressione iniziata già con le Lettere Pastorali attribuite a San Paolo…”. Il prof. Boschi afferma che la Chiesa nasce semitica e la Scrittura è cresciuta all’interno della Tradizione viva con elementi di continuità (es. AT) ma anche di rottura o discontinuità (es. “Ma io vi dico…”). Comunque non si può negare che tutto il Vangelo, dall'inizio alla fine è la novità più sconvolgente della storia. Ad esempio la rivelazione della Paternità di Dio, che Gesù chiamava confidenzialmente "Abbà" è un unicum assoluto di Gesù, come è stato dimostrato da Joachim Jeremias che in tutta la letteratura rabbinica del tempo non ha riscontrato nessun esempio di questo termine così confidenziale attribuito a Dio. Poi l’autorevole prof. Boccaccini nel 1991 diceva già: “E’ uno degli stereotipi della peggiore teologia cristiana l’idea di un cristianesimo universalistico emergente da un giudaismo particolaristico”. Tutti sanno che la Bibbia è un fenomeno bimillenario interculturale. Gesù prende il buono da molte parti (inculturazione) senza mai identificarsi con nessuna di esse. Infine con la dispersione degli Ebrei nel 132-135 sotto Adriano ci sarà una separazione progressiva tra Ebrei e Cristiani con la definitiva redazione del NT da parte cristiana e della Mishna dal II al IV sec. da parte rabbinica che sfocerà con il Concilio di Nicea nel quale il processo di ellenizzazione consegnerà il mondo semitico all’Islam. Comunque il NT ci presenta già una comunità strutturata. Pesce deve comprendere come fede e cultura non siano incompatibili. Il problema, per il prof. Boschi, a parte gli “ismi” sono: 1)la lettura disincarnata e astratta della Bibbia così da togliere ogni spessore storico, geografico o etnico e quindi umano; 2)la lettura minimista, parziale e settoriale della Bibbia non riconoscendogli per polemica ideologica e agnostica il proprio spessore religioso, la propria incidenza spirituale ed anche sociale, o, addirittura ponendosi in chiave di anticrociata contrastandolo come irrilevante o peggio ancora falso. Ci sembra che Pesce e Augias siano uno degli esempi più scorretti e deleteri della caso sopra riportato della “lettura minimista, parziale e scorretta della Bibbia”. Auguriamo a questi due “isegeti” di cuore un buon lucro.



