Vangeli Canonici e Apocrifi: confronto
Dan Brown, ignorante cronico o calunniatore professionista?
Voltaire e Marx spesso dicevano: "calunniate, calunniate, qualcosa resterà"
"Verrà giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla Verità per volgersi alle favole" (2Tm4,3-4).
La documentazione storica dei Vangeli
Incominciamo ora il nostro viaggio critico esaminando le calunnie molto gravi, sulla storicità di Cristo, a pag. 271-75 de "Il Codice da Vinci" di Dan Brown. Sono parole messe in bocca ad un anziano studioso inglese, certo Sir Teabing, che inventa una serie di spropositi incredibili.
"La vita di Gesù è stata scritta da migliaia di suoi seguaci in tutte le terre. ..Più di ottanta vangeli sono stati presi in considerazione per il Nuovo Tèstamento... " "Chi ha scelto quali vangeli includere?" ...La Bibbia come noi la conosciamo oggi è stata collazionata dall'imperatore romano pagano Costantino il Grande... Nel cristianesimo non c'è nulla di originale. Il dio precristiano Mitra - chiamato "Figlio di Dio" e "Luce del mondo " - era nato il2 5 dicembre. Quando morì, fu sepolto in una tomba nella roccia e poi risorse tre giorni più tardi. ..Anche il giorno di festa dei cristiani è stato rubato ai pagani. ...Costantino ha spostato la festa ebraica del sabato per farla coincidere con il giorno che i pagani dedicavano al Sole. ... "Costantino convocò una famosa riunione, nota sotto il nome di Concilio di Nicea, nel 325. ..si discussero molti aspetti del cri- stianesimo, che furono decisi attraverso un voto: la data della Pasqua. ...E naturalmente la divinità di Gesù. ...Fino a quel momento storico Gesù era visto dai suoi discepoli come un profeta mortale, un uomo grande e potente, ma pur sempre un uomo, un mortale. Non il Figlio di Dio. Lo statuto di Gesù come Figlio di Dio è stato ufficialmente proposto e votato al Concilio di Nicea...La divinità di Gesù è stato il risultato di un voto...a maggioranza assai ristretta...Fu tutta una questione di potere...Cristo come Messia era indispensabile al funzionamento della Chiesa e dello Stato...Costantino commissionò e finanziò una nuova Bibbia, che escludeva i vangeli in cui si parlava dei tratti umani del Cristo...i vecchi vangeli vennero messi al bando, sequestrati e bruciati... Fortunatamente alcuni vangeli che Costantino voleva mettere al bando riuscirono a sopravvivere, tra questi i Rotoli del Mar Morto...La Chiesa ha cercato di impedire la diffusione di questi testi...Quel che intendo dire è che quasi tutto ciò che i nostri padri ci hanno insegnato di Cristo è falso." (p. 276)
Cerchiamo ora di rispondere a questi fuochi d'artificio. La questione delle fonti storiche su Gesù è molto complessa. Gli storici sono comunque giunti a conclusioni abbastanza sicure, dettate dalla papirologia e dalla scienza filologica degli ultimi due secoli, scienza che certamente Brown non ha mai conosciuto.
L'evento cristiano, a partire dal suo inizio, è un evento storico, verificabile con i documenti come ogni altro fatto. Ricostruire gli eventi non è comunque un lavoro solamente per gli specialisti; perchè ciascuno di noi avverte l'esigenza di valutare l'attendibilità delle fonti storiche, dal momento che ne viene coinvolto addirittura il senso della sua vita. Il brano sopra riportato ci richiama un argomento che dobbiamo in ogni caso affrontare, a prescindere dalle aggressioni browniane.
Infatti le domande fondamentali sulla nostra vita, su Dio e sull'aldilà portano inevitabilmente alla domanda su Gesù di Nazaret. Interrogandoci sul Gesù storico, ci interroghiamo su noi stessi e sul valore della nostra vita. Il contesto culturale contemporaneo ha caricato di un'urgenza e di un'importanza straordinaria questi interrogativi. Nell'occidente si è sviluppata infatti la mentalità storico-critica. L'illuminismo ha introdotto nuovi criteri di valutazione storica. Diventa quindi opportuna, per i credenti, una ricomprensione critica della storia evangelica, per "saper rispondere a chiunque domandi ragione delta propria speranza", come dice San Pietro (1 Pt 3,15).
J. P. Meier, nella sua enciclopedica ricostruzione del Gesù storico (Un ebreo marginale, New York, 2002), riassume così le funzioni della ricerca storica sui Vangeli: impedisce che Cristo venga ridotto a un simbolo mitico o a un archetipo astratto che ci costruiamo a nostro uso e consumo; impedisce il devozionalismo, che riduce Cristo ad una divinità mitica, ignorando la sua umanità e corporeità; impedisce che le ideologie pieghino il Gesù storico ai pregiudizi filosofici.
Ma soprattutto, io aggiungerei, la ricerca storica ci permette di avviare un dialogo con ogni onesto ricercatore della verità e ci permette di rispondere alle critiche che Brown ha riassunto nella pagina sopra riportata. Con questa ricerca ci collochiamo su un terreno che prescinde dalla scelta di fede, su un terreno aperto a tutte le opzioni e quindi aperto al dialogo con i non credenti. Studiando la storicità dei Vangeli intendiamo quindi rispondere a chi ci interpella dicendo: " Il Vangelo è stato inventato da visionari" o " E' tutto un mito ". Prima di dire questo è necessaria una conoscenza storica dei documenti!
La prima domanda che ci poniamo si può formulare così: siamo sicuri che i testi evangelici che leggiamo oggi siano quelli scritti dagli Apostoli?
Intere biblioteche sono state scritte sul problema delle date di composizione dei quattro Vangeli. Tutta la critica storica riconosce che i Vangeli sono stati composti nell'ambiente vitale (nello Sitz im Leben, dicono gli storici tedeschi) delle prime comunità cristiane dell'età apostolica, per cui vi è una distanza di alcuni decenni tra i fatti (vita pubblica di Gesù, intorno al 30) e la redazione scritta.
E' dalla tradizione orale, dalla predicazione apostolica sedimentata nei primi decenni dopo la Pasqua che ha avuto origine la redazione scritta dei Vangeli. Se la critica storica della prima metà del Novecento tendeva a postdatare i testi, collocandone la redazione anche dopo il secondo secolo, le recenti scoperte papirologiche hanno imposto una retrodatazione dei testi, che costituisce una maggiore garanzia di autenticità. Sono stati scoperti infatti alcuni manoscritti antichissimi, che impongono una redazione scritta risalente ancora all'epoca apostolica. Per spiegare l'importanza di queste scoperte bisogna esporre brevemente le nozioni più elementari sulla trasmissione scritta dei documenti antichi.
La trasmissione scritta dei testi, prima dell'invenzione della stampa, era affidata alla copiatura degli amanuensi su papiri o pergamene, facilmente deteriorabili. Di conseguenza, tutti i manoscritti originali dell'antichità, cioè i testi autografi dei Vangeli, di S. Paolo, di Platone, Aristotele, Cicerone, Virgilio...sono andati perduti. Noi conosciamo le opere dei classici attraverso le copie trascritte lungo i secoli dai manoscritti precedenti, nella forma di "rotoli", di "codici" o di "papiri". Si pensi che anche per lo stesso Dante, che vive in un'epoca molto più vicina a noi, non possediamo i manoscritti originali completi.
Il numero e l'antichità dei manoscritti
Per valutare I'attendibilità della trasmissione scritta dei testi dobbiamo dunque conoscere il numero e l'antichità dei manoscritti posseduti. Ad esempio, per le opere di un grande autore dell'antichità, il poeta Orazio, esistono circa 250 manoscritti, sparsi nelle biblioteche storiche più importanti dell'Occidente; si tratta dell'autore pagano con il maggior numero di manoscritti, detti anche "codici". Virgilio ha poco più di 100 codici. Per Platone i codici rimasti scendono a poco più di una decina. Per autori anche di grande importanza, come Euripide e Tacito, disponiamo solo di due o tre codici, preziosissimi in quanto unici documenti su cui fondare qualsiasi critica testuale. Quando lo storico prende visione invece dei codici del Nuovo Testamento rimane quasi sommerso dalla quantità e qualità dei testi a disposizione: abbiamo circa 5.300 codici! Si tratta di un numero straordinario per un documento storico. Spesso questi codici sono antichissimi e quindi riducono la possibilità di interpolazioni ed aggiunte. Si noti inoltre che ai più di 5.300 codici bisogna aggiungere tutto il materiale delle versioni e delle citazioni del Padri della Chiesa diffuse in tutto il mondo antico, dall'Europa, al nord Africa all'Asia. I manoscritti neotestamentari sono così classificabili:
- 88 Papiri (i più antichi);
- 274 Unciali (Codici a caratteri maiuscoli);
- 2795 Minuscoli;
- 2209 Lezionari (per uso liturgico).
Non tutti i codici riproducono però l'intero Nuovo Testamento. I quattro Vangeli sono riprodotti in 2.083 codici. Gli altri scritti neotestamentari, cioè gli Atti degli Apostoli, le 14 lettere di Paolo, le lettere di Pietro, Giacomo, Giovanni e Giuda Taddeo, l' Apocalisse, sono riprodotte in un numero minore di codici, comunque sempre nell' ordine di numerose centinaia.
Un discorso molto interessante riguarda poi la qualità dei codici, cioè la loro antichità, definibile attraverso criteri di tipo filologico, archeologico, comparativo, ecc. E' chiaro che i codici sono tanto più preziosi per uno storico, quanto più sono antichi, in quanto più vicini all'età di composizione dello scritto originale. Anche qui il cònfronto con gli 'autori dell'antichità classica è molto importante.
L'autore classico che ha il codice più antico è Virgilio; si tratta di una testo copiato circa 350 anni dopo la i morte del poeta latino. Per tutti gli altri autori dell'antichità classica la distanza tra la stesura dell'originale e il codice più antico è molto superiore. Per Orazio, ad esempio, il codice più antico rimasto è stato trascritto circa 800 anni dopo la morte di Orazio. Per Cesare il codice più antico risale a 900 anni dopo la stesura dell'originale. Per Platone ci sono 1300 anni di distanza tra l'originale e il codice più antico pervenuto a noi. Per Eschilo ci sono circa 1500 anni di distanza. Comunque, nonostante queste distanze di numerosi secoli tra la stesura dell'originale (che è andato perduto) e il codice più antico, nessuno mai ha dubitato dell'attendibilità degli scritti di Vìrgilio, di Orazio, di Cesare o di altri autori dell'antichità. In molti casi è considerato sufficiente anche un solo codice per dichiarare storicamente fondato un testo dell'antichità classica.
Quando invece gli storici iniziano ad esaminare i codici più antichi del Nuovo Testamento rimangono stupiti di fronte all'antichità dei codici a disposizione. Ci troviamo di fronte addirittura a centinaia di codici che risalgono ai primissimi secoli del cristianesimo; addirittura per numerosi papiri la distanza tra testo autografo e codice si riduce a poche decine di anni. Ne emerge una documentazione incomparabilmente più attendibile se applichiamo anche ai codici evangelici gli stessi criteri adottati per gli autori classici. Vediamo analiticamente alcuni dei manoscritti più antichi.
- http://digilander.libero.it/sabato/manoscritti.htm#codvat
- http://www.christianismus.it/sezscritti/doc0022/pgimport.html
Il manoscritto più antico - se si escludono i frammenti - sembra essere finora il Codice Chester Beatty II, (P 46) (Dublino): consta di 86 fogli, contiene 7 lettere di S. Paolo. Risale a 10-20 anni dalla stesura dell'originale, in base a criteri paleografici; quindi risale circa al 70 d. C. Si tratta di una scoperta sensazionale degli anni Trenta. In un primo tempo si pensava risalisse al 200 circa, ma è stato retrodatato in base a criteri paleografici comparativi negli anni Ottanta.
Papiro Rylands (P 52), (J. Rylands Library, Manchester) a 30-40 anni di distanza dall'originale. Contiene poche righe del Vangelo di. Giovanni. Fu scoperto nel 1920 in Egitto. Secondo alcuni storici sarebbe questo il più antico testimone del NT. Nell'ambiente degli studiosi di papiri neotestamentari, la scoperta, pubblicata nel 1935 dal papirologo G. H. Roberts, provocò straordinaria sensazione. Infatti il frammento risale, in base a criteri paleografici, al 125 circa d. C., quindi il Vangelo di Giovanni non poteva essere stato scritto, come sostenuto da alcuni, intorno al 200, ma intorno al 90-100, perche per arrivare da Efeso, in cui fu scritto il testo originale, all'Egitto si calcola che dovette intercorrere circa una generazione.
Papiro Bodmer II (P 66) (Biblioteca di Cologny, Ginevra) il più antico fra i manoscritti maggiori. Nel 1956 V. Martin, dell'Università di Ginevra presentò questo codice, che fu ulteriormente studiato da H. Hunger (Vlenna 1960). Il manoscritto risale a non oltre il 150 d. C. Le 104 pagine presentano quasi tutto il Vangelo di Giovanni.
Papiro Bodmer XIV, XV. (P. 75) (Biblioteca Bodmer di Cologny, Ginevra) rispettivamente del 150 e del 200 d. C. Contengono i Vangeli di Giovanni e gran parte di Luca. Scoperti in Egitto negli anni Cinquanta.
Papiro Chester Beatty I, (P 45) (Dublino) Risale al 200 d. C. Contiene ampie parti dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli.
I principali codici su pergamena
|
CODICE |
FOTO |
Codice Vaticano (B 03) (Roma, Biblioteca Vaticana), comprende 759 fogli; risale alla metà del quarto secolo, contiene quasi tutto il N. Testamento; in lettere maiuscole. Con il codice sinaitico fu il testo base per il Novum Testamentum graece dell'ed. di Nestle. La sua prima edizione risale al 1859. E' di gran lunga il codice più importante per completezza ed autorevolezza. Ha anche gran parte dell'A. Testamento. |
|
Codice Sinaitico, (a1) (Londra, British Library) è del IV sec. e comprende 346 fogli; contiene per intero il Nuovo Testamento, con l'aggiunta della lettera di Barnaba. E' l'unico manoscritto del NT a quattro colonne. L'unica copia completa del NT greco in caratteri maiuscoli. Venne scoperto nel 1844, da Tischendorf, donato poi allo zar, fu venduto dal governo sovietico all'lnghilterra nel 1933. Anche per la qualità è ritenuto di fondamentale importanza. |
|
Codice Bezae Cantabrigiensis, |
|
Codice Alessandrino (A 02) (Londra, Brit. Libr.) comprende 773 pagine, scritte a due colonne, risale alla metà o alla fine del quinto secolo d. C. |
|
Codice Ephraemi Syri rescriptus (C 04) (Parigi, Bibl. Nat.) comprende 209 pagine. E' il più famoso palinsesto del Nuovo Testamento; fu infatti lavato e riscritto nel XII secolo con 38 trattati di Efrem il Siro. Nel 1843 Tischendorf, con reagenti chimici, potè decifrare l'originale. Di recente, con le fotografie a raggi ultravioletti si è giunti ad un'edizione definitiva (1956). Contiene parti di tutti i libri del N. Testamento.
15 Codici del III sec. |
43 Codici del IV sec. |
43 Codici del V sec. |
Come si è arrivati all'edizione attuale del Nuovo Testamento
Dopo aver analizzato i codici dei Vangeli siamo finalmente in grado di spiegare come si sia giunti all'edizione attuale dei testi. La prima edizione su stampa del Nuovo Testamento nella lingua greca originale venne curata dal grande umanista Erasmo da Rotterdam, nel 1516. Questi aveva posto a base dell'edizione solo quattro o cinque codici del XII e XIII secolo, dominanti nella tradizione manoscritta dei secoli XIV e XV: Per secoli le numerose edizioni successive si attennero a questo testo, che non prendeva in considerazione i codici più antichi. Già nel 1750, comunque, si erano utilizzati i codici maiuscoli più importanti: Vaticano, Alessandrino, Ephremi Syri, Bezae Cantrabrigensis.
La battaglia decisiva per la restaurazione del testo originario fu combattuta nell'Ottocento, ad opera di alcuni filologi (Lachmann, Tischendorf e Nestle) che si proposero di abbandonare la versione erasmiana per ritornare al testo della Chiesa della fine del quarto secolo. Grazie anche alla scoperta del prezioso ed antichissimo Codice Sinaitico nel monastero di Santa Caterina sul Sinai, venne pubblicata dal Tischendorf, nel 1869-1872 una nuova edizione del testo, che prendeva come base il Codice Sinaitico appunto, utilizzando anche 64 codici in maiuscola, un papiro, e pochissimi codici in minuscola. Sino all'edizione del Tischendorf erano stati scoperti circa un migliaio di manoscritti del Nuovo Testamento. Nel 1859 lo studioso italiano A. Mai pubblica a Roma il Codice Vaticano (B), che riveste una grande importanza per la sua antichità e completezza e che fu preso come "stella polare" dalla scuola inglese di Cambridge (Westcott ed Hort) per l'edizione del 1881 (The new Tèstament in the Original Greek). Tutte le edizioni finora citate non si spingevano più in là del IV secolo, quanto a fonti scritte. Fu solo con l'edizione di Eberhard Nestle (Stoccarda, 1898) che si giunse ad un testo che teneva conto anche di altri importanti codici antichi. Le varianti riscontrate venivano riportate nell'apparato critico.
Successivamente, il figlio, Erwin Nestle, proseguì il lavoro e nella tredicesima edizione del 1927 inaugurò una nuova epoca della critica testuale neotestamentaria, uniformando il testo al criterio di maggioranza tra i vari codici ed annotando nell'apparato critico, pagina per pagina, le varianti importanti dei codici più antichi. Anche altri studiosi pubblicarono successive edizioni del testo. Dalla comparazione delle sette versioni pubblicate (Tischendorf, Westcott-Hort, Soden, Vogels, Merk, Bover, Nestle) risulta che su 7947 versetti del Nuovo Testamento, almeno 5000 sono perfettamente identici. Le varianti riscontrate negli altri versetti sono quelle tipiche dei manoscritti, dovute ad errori o varianti di copiatura, che non intaccano comunque il senso del testo. "In due terzi del testo, dunque, le sette edizioni coincidono in tutto e per tutto. Il risultato è davvero sorprendente e ci rivela una così estesa concordanza delle edizioni usate negli ultimi cento anni, da riuscire inaspettata anche allo specialista" (K. Aland, B. Aland).
Kurt Aland è stato il curatore delle ultime edizioni del testo originale; egli poteva già attingere ad oltre 5.300 manoscritti, dei quali circa mille erano stati scoperti nel corso di viaggi compiuti da lui stesso per conto dell 'Institut fur neutestamentliche Textforschung di Munster.
In particolare la 26a edizione del Novum Tèstamentum graece et latine curata da Nestle-Aland, del 1984, è pervenuta al cosiddetto "testo standard", (come è stato definito da riviste e giornali che hanno recensito questa edizione). Il testo è stato definito sotto la responsabilità di un gruppo di filologi, rappresentativi delle più importanti scuole filologiche del mondo: K. Aland (Munster), M. Black (St Andrews), C. M. Martini (Roma), B. M. Metzger (Princeton), A. Wikgren (Chicago).
"Tutto sommato ognuno dei collaboratori dovrà convenire che il nuovo testo standard rappresenta I'optimum di ciò che è raggiungibile allo stato attuale delle nostre conoscenze" hanno scritto Kurt e Barbara Aland. Si tratta infatti di un'edizione che ha confrontato e soppesato non solo i più di cinquemila codici a disposizione, ma anche tutto il materiale delle versioni antiche (latine, siriache, copte, armene, georgiane, gotiche, slave, etiopiche...) e delle citazioni dei Padri della Chiesa. Leggiamo la presentazione del cardinal C. M. Martini al lavoro di K. e B. Aland, sintesi di tutta la loro vita di ricerca filologica:
" Il viaggio. ..approda. ..nel cuore della parola biblica riscoperta nella sua purezza. E' una vera e propria avventura scientifica condotta col sussidio di un 'immensa e puntuale docu- mentazione. E la scoperta fondamentale è sempre quella sorprendente di un testo che, nonostante il fluire dei secoli e le molteplici trascrizioni, si è conservato fedelmente, permettendo così agli studiosi e ai traduttori di farlo risuonare, intatto nelle nostre comunità e per i singoli lettori, credenti e no ".
Confronto con i codici dei Vangeli apocrifì
Il confronto con i codici dei Vangeli apocrifi è presto fatto: ciascuno di questi Vangeli ha solo pochissimi codici, in alcuni casi solo dei frammenti che rendono difficile l'interpretazione del testo.
- Ad esempio il Vangelo dello pseudo-Tommaso, che racconta i miracoli dell'infanzia di Gesù, ha solo cinque codici, il più antico dei quali risale al VI secolo.
- IlVangelo di Pietro, che descrive in termini iperbolici la risurrezione, ha un unico frammento, scoperto ad Akhmin, nell'Alto Egitto, nel 1886, riprende versetti dai quattro vangeli canonici, dai quali dipende completamente.
- IlVangelo di Tommaso, con i 120 loghia di Gesù, si basa su un solo codice, scoperto a Kenoboskion in Egitto nel 1945 e risalente al IV secolo d. C.
- IlVangelo di Filippo, trovato a Nag Hammadi in Egitto, e tanto osannato da Brown, ha un solo codice!
Da questo confronto possiamo trarre facilmente la conclusione che esiste un abisso tra la documentazione dei Vangeli canonici e quella degli apocrifi. I primi sono documentati con circa 5.300 codici, molti dei quali antichissimi, mentre gli apocrifi hanno un numero di codici che si contano sulle dita di una mano e che risalgono ad almeno un secolo di distanza dagli eventi (nella migliore delle ipotesi e solo, eventualmente, per il vangelo di Filippo, mentre per gli altri apocrifi la distanza si amplia a duecento o trecento anni).
Riprenderemo il discorso specifico e dettagliato sui contenuti dei Vangeli apocrifi successivamente.
Prima di affrontare la questione del canone della Scrittura e degli apocrifi, precisiamo altri errori storici di Brown esposti nel brano sopra citato.
Non è stato Costantino a decidere quali Vangeli inserire nella Bibbia, ma la Chiesa primitiva, che ha riconosciuto nei quattro Vangeli l'origine apostolica, confermata dagli autori stessi, da San Paolo, da San Pietro, San Giacomo e dalla comunità primitiva. I vangeli apocrifi sono stati esclusi non perche negassero la divinità di Gesù, ma perche credevano di renderla credibile con racconti miracolosi controproducenti (i miracoli erano spesso descritti come magie quasi puerili) e perchè aggiungevano teorie filosofiche di origine chiaramente successiva, cioè chiaramente fuori dal contesto culturale della Giudea del primo secolo. Questo punto merita comunque di essere ulteriormente approfondito per quel che riguarda i criteri di definizione del "canone", cioè della scelta di includere solo i quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni come resoconto autentico del Gesù storico.
E' assolutamente antistorico dire che nel Cristianesimo non c' è stato nulla di originale, perchè la diffusione del Cristianesimo è dovuta proprio al fatto che il messaggio era sconvolgente ed assolutamente originale: un Dio che si fa uomo, che si lascia crocifiggere, che perdona i nemici, che annuncia un amore gratuito, che risorge dopo tre giorni...Era veramente un messaggio assolutamente impensabile per la ragione umana. E' stato ritenuto di origine divina proprio per questa sua novità sconvolgente che non poteva certo essere stata partorita dalla ragione umana. Quale pensatore umano avrebbe potuto immaginare un Dio che si lascia crocifiggere? Che ama i nemici? Che perdona i suoi crocifissori? Che risorge da morte? ...Anche la rivelazione della Paternità di Dio, che Gesù chiamava confidenzialmente "Abbà" (parola aramaica, lasciata non tradotta in greco nel Nuovo Testamento. Un unicum assoluto di Gesù, come è stato dimostrato da Joachim Jeremias che in tutta la letteratura rabbinica del tempo non ha riscontrato nessun esempio di questo termine così confidenziale attribuito a Dio). Possiamo dire che tutto il Vangelo, dall'inizio alla fine è la novità più sconvolgente della storia. Sarebbe necessario un trattato di teologia del Nuovo Testamento per esporre tutte le novità teologiche ed etiche del cristianesimo.
Inoltre i casi citati da Brown relativamente a presunte risurrezioni presenti in altre mitologie ed attribuite ad altre divinità pagane (Adone, Mitra...) sono falsi storici. Come attestano studiosi quali J. J eremias, K. Schubert, A. Robinson, R. Schnackenburg che sono considerati tra i massimi studiosi delle origini del cristianesimo, le divinità citate quali Mitra, Adone, Dioniso, Khrisna non hanno niente a che vedere con la storia, e le loro avventure non sono neanche lontanamente paragonabili alla storia di Cristo. Si tratta di divinità legate al ciclo della natura che alterna le sue stagioni passando dal letargo dell'inverno al rifiorire della primavera, in cui la morte e "resurrezione" non hanno niente a che vedere con un evento concreto e storico come quello di Cristo (cf. V. Messori, Dicono che è risorto) . Da notare poi che Brown dimentica, stranamente, di citare le sue fonti! A quali storici si riferisce per fondare le sue affermazioni? Non un nome! Evidentemente è solo un romanziere, creatore di fantasie.
Ancora più incredibile è dire che Gesù è stato divinizzato da Costantino, con un voto del Concilio di Nicea nel 325! Tutti e quattro gli evangelisti dichiarano esplicitamente che Gesù Cristo era il Figlio di Dio e il Cristianesimo è nato proprio come fede in Gesù vero uomo e vero Dio.Le citazioni dai quattro vangeli negli scritti dei padri della chiesa dei primi tre secoli - quindi prima del Concilio di Nicea - sono oltre ventimila! Il Concilio di Nicea ha semplicemente deciso sul problema della Trinità, definendo che il Figlio è della stessa Sostanza del Padre. Ma si tratta di una questione trinitaria, non cristologica. Il sabato, poi, è stato sostituito dalla domenica ancora dal primo secolo, come attestano San Paolo e molti altri documenti. L'affermazione di Brown sulla divinità di Gesù votata a maggioranza ristretta nel 325 è una delle più grossolane invenzioni del romanzo. O Brown ci crede tutti bambini che non conoscono neanche l'a,b,c dei Vangeli e della storia, o ha voluto sparare una tale falsità perche fosse chiaro che un thriller è un'opera di fantasia e non un libro di storia.
E' falso poi che la Chiesa abbia impedito la diffusione dei codici del Mar Morto, che non smentiscono affatto i Vangeli. Anzi, il famoso Frammento 7 Q 5 probabilmente è proprio il più antico frammento del Nuovo Testamento, risalente a prima del 70 d. C., ed è un codice di Qumram, grotta settima. Comunque è un falso storico parlare dei rotoli di Qumram come testi del cristianesimo primitivo, perche si tratta invece di testi sulla comunità ebraica degli esseni, che non ha niente a che vedere con la vita di Gesù. Come ripeto solo nella grotta settima ci sono alcuni frammenti che potrebbero essere fatti risalire ai testi evangelici e questi sono stati studiati proprio dai cattolici: O Callighan , gesuita, in primis.
Altri svarioni del "profeta" Brown
Dan Brown fa un continuo riferimento ai vangeli apocrifi gnostici, in contrapposizione ai quattro vangeli canonici. Diventa quindi importante affrontare la questione delle fonti storiche e dei criteri di definizione del canone delle Scritture, ovvero della "misura" o criterio con cui sono stati selezionati i testi sacri. Riprendo e sviluppo alcune affermazioni di Brown, (p. 271-75):
"La vita di Gesù è stata scritta da migliaia di suoi seguaci in tutte le terre. ..Più di ottanta vangeli sono stati presi in considerazione per il Nuovo Testamento... " "Chi ha scelto quali vangeli includere?" ...La Bibbia come noi la conosciamo oggi è stata collazionata dall'Imperatore romano pagano Costantino il Grande. ..Fortunatamente alcuni dei vangeli che Costantino cercò di cancellare riuscirono a sopravvivere...I rotoli del mar Morto fùrono ritrovati negli anni 1950 in una caverna, nei pressi di Qumram nel deserto di Giudea. E abbiamo anche i rotoli copti, scoperti nel 1945 a Nag Hammadi. Oltre a raccontare la vera storia del Graal, questi documenti parlano del ministero di Cristo in termini profondamente umani. Naturalmente il Vaticano, per non smentire la sua tradizione di disinformazione, ha cercato di impedire la diffusione di questi testi".
Si concentrano in poche frasi una serie di errori storici:
- Costantino noncercò di cancellare nessuno dei vangeli più antichi;
- i rotoli del Mar Morto non contengono vangeli, ma sono testi ebraici;
- ne i Rotoli del Mar Morto ne i vangeli di Nag Hammadi parlano della vera storia del Graal, nessuno parla di un matrimonio tra Gesù e Maddalena e tantomeno di una loro figlia;
- ne parlano del ministero di Gesù in termini profondamente umani, anzi, nei vangeli di Nag Hammadi viene accentuato l'aspetto divino di Gesù;
- il Vaticano non ha avuto niente a che vedere con l'insabbiamento di questi vangeli.
Ma la questione che sta alla base di tutti questi errori storici è una sola: riguarda i criteri per la formazione del canone biblico che spiegano la conseguente esclusione dei vangeli apocrifi e l'inclusione dei soli quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni).
I principali vangeli apocrifi
Prendiamo in considerazione alcuni dei più antichi vangeli apocrifi. Da una breve analisi appariranno implicitamente le motivazioni della loro esclusione. Il Vangelo apocrifo dello Pseudo Tommaso.
Il Vangelo apocrifo dello Pseudo Tommaso
E' uno dei più antichi tra gli apocrifi, scritto probabilmente nei primi decenni del secondo secolo. Descrive soprattutto l'infanzia di Gesù, raccontandocela con tanto di giochetti e di irascibilità infantile. I suoi compagni di gioco che gli danno fastidio muoiono stecchiti all'istante! Giuseppe dice: "tutti quelli che lo fanno irritare cadono morti" (14,1-3). Con il trascorrere del tempo Gesù inizia ad usare il suo potere per aiutare gli altri. II racconto si conclude con Gesù bambino impegnato a discutere con i dottori del Tempio. E' un vangelo che ci parla solo dell'infanzia di Gesù e non ci parla di un Gesù "umano", quanto piuttosto di un bambino prodigio! Gli episodi della sua infanzia sono raccontati solo da questa fonte che perde quindi credibilità sia perchè tardiva rispetto ai quattro vangeli canonici, sia perchè in contrasto con il criterio della molteplice attestazione da più fonti indipendenti (vedi spiegazione successiva), sia per la non coerenza dei fatti raccontati rispetto all'insieme della figura storica di Gesù.
Ne possediamo un solo frammento, scoperto nel 1886 nell'Alto Egitto. Anche questo molto antico: risalirebbe all'inizio del secondo secolo. Descrive le ultime ore di Cristo ed addirittura descrive la risurrezione: “dalSepolcro appaiono trè uomini, le teste di due di loro raggiungono il cielo. Stanno sorreggendo il terzo, la cui testa oltrepassa i cieli. Dietro di loro appare una croce e poi una voce dai deli dice: "L'hai annunciato ai dormienti?" e la croce risponde: "Sì"(vv. 41-42)". Dunque un Gesù gigante e una croce che parla e cammina. Non sembrano proprio tratti "umani"! Si parla di Maddalena come della prima persona che arriva al sepolcro, come dicono i quattro Vangeli canonici. Ma nulla di più. Con sommo dispiacere per Brown. Un'analisi dettagliata dei particolari descritti in questo Vangelo dimostra la sua "decontestualizzazione". Si tratta, in altre parole, di un testo che ignora gli usi e costumi palestinesi dell'epoca di Cristo e quindi dimostra che il suo autore non può certo essere di origine semitica, ne tanto meno un testimone diretto della vita di Cristo.
E' uno dei libri copti di Nag Hammadi e non è propriamente un vangelo, ma un resoconto della morte di Gesù. L'impostazione del racconto è marcatamente dualista e gnostica. AI punto che nella crocifissione avviene uno sdoppiamento tra il Cristo vero (che non può essere afflitto dal dolore fisico e dalla morte, secondo le dottrine gnostiche) ed il crocifisso che è l'involucro fisico, non il Cristo divino.
Leggiamo come Gesù stesso, dall'alto della croce, spiega a Pietro in modo sbalorditivo il vero significato della crocifissione: "Colui che tu hai visto sull'albero, sereno e sorridente è il Gesù vivente. Ma colui al quale sono trafitti mani e piedi con chiodi, costui è la sua parte corporea, cioè il suo sostituto esposto a vergogna: è colui che venne a sua somiglianzà. Guarda a lui e a me" (81). Quindi non stanno giustiziando Cristo, ma solo la sua apparenza umana. Quindi la salvezza non viene attraverso il corpo, ma attraverso la liberazione dal corpo. Da questa breve analisi vediamo che Gesù non viene certo presentato con caratteristiche umane, ma viene elevato ad un livello divino superiore al dolore ed alla morte.
Da non confondersi con quello precedente dello Pseudo-Tommaso. E' quello più famoso tra i vangeli di Nag Hammadi. Consta di 121 detti o loghia di Gesù, senza nessun episodio, ne miracoli, ne morte o resurrezione. Da questi detti emerge chiaramente il dualismo gnostico: il mondo materiale non è stato creato buono, è una catastrofe e per salvarsi bisogna evitarlo. II sesso viene considerato un male e viene condannato il ruolo della donna nell'imprigionare nuovi spiriti nei corpi. Come si vede si tratta di un'impostazione gnostica di cui non abbiamo nessuna traccia nella Gallica e nella Giudea dell'epoca di Cristo. Per questo gli storici hanno escluso l'attendibilità di questo apocrifo. La parte più controversa è al "detto" 121, in cui appare Maria Maddalena, ma non come moglie di Gesù: "Simon Pietro disse: ''Maria si allontani di mezzo a noi, perchè le donne non son degne della vita!" Allora Gesù disse: "Ecco, io la trarrò a me in modo da fare anche di lei un maschio, affinchè anch'essa possa diventare uno spirito vivo simile a voi maschi. Perchè ogni donna che diventerà maschio entrerà nel Regno dei deli" (121). Da questo si capisce l'infondatezza dei discorsi di Brown su una presunta esaltazione del principio divino femminile presente nei vangeli apocrifi.
Fu composto alla fine del 200. Ne abbiamo un unico manoscritto, incompleto. Nella prima parte Gesù rivela ai suoi apostoli la natura del peccato, secondo teorie gnostiche. Nella seconda parte, dopo la crocefìssione, Gesù fa una rivelazione particolare a Maddalena che riceve una visione soprannaturale sui destini e sulla salvezza dell'anima, secondo le teorie gnostiche (il testo è però incompleto proprio in questa parte). Questo vangelo apocrifo è decontestualizzato, nel senso che si colloca per contenuti completamente al di fuori del contesto ebraico contemporaneo a Gesù. Forse è sulla base di questo Vangelo che Brown parla di ruolo di primo piano che Gesù avrebbe affidato a Maddalena nella fondazione e gestione della sua chiesa (p. 290), ma si tratta di pura invenzione perchè dal testo risulta che Gesù rivela a Maddalena il destino e la salvezza dell'anima e non come avrebbe dovuto guidare la Chiesa.
E' uno dei testi più importanti per comprendere le fantasie del Codice. Fu scoperto a Nag Hammadi, ne abbiamo un unico codice, che risale agli inizi del III secolo e rientra nel filone gnostico, di diffìcile interpretazione. Abbiamo già parlato di questo vangelo nel punto precedente, per il riferimento alla Maddalena come "amica" di Gesù (non come "sposa" come vorrebbe Brown). Qui possiamo aggiungere il riferimento ad una frase che è incompleta; "Maria Maddalena... Più di... discepoli... baciarla... sulla...". E' un testo suscettibile di molte inter-pretazioni, ovviamente completato dalla solita fantasia di Brown a modo suo. Si inventa che Gesù baciasse Maddalena sulla bocca. Questi sono i vangeli apocrifi più antichi e più importanti e notiamo come da essi non risulti certo un Cristo dai caratteri più "umani". Viene esaltata invece in modo leggendario e strepitoso la sua potenza divina.
Ora dobbiamo chiederci: perchè questi vangeli "apocrifi" sono stati esclusi dal canone o regola della Bibbia?
I criteri per il "canone" della Scrittura
Anzitutto qualsiasi storico contesta, da un punto di vista oggettivo, fondato cioè sui documenti, che la Bibbia sia stata "collazionata" dall'imperatore Costantino, a Nicea nel 325. Invece il canone della Scrittura, ossia l'insieme dei libri sacri, è stato definito con un processo storico lento e progressivo, iniziato molto tempo prima, senza che Costantino vi svolgesse nessun ruolo.
Da numerose testimonianze dei primi autori cristiani risulta che già alla fine del primo secolo ed all'inizio del secondo, quindi circa duecento anni prima di Costantino si andavano definendo i criteri per il canone delle Scritture. I quattro Vangeli divennero canonici perchè, secondo le comunità della Chiesa primitiva, esprimevano fedelmente gli eventi storici riguardanti Gesù. Al contrario vennero esclusi dal canone tutti quei testi che contenevano deformazioni e alterazioni della tradizione più antica. La prima lista canonica risale alla stessa epoca (circa 190 d. C.) e si trova nel cosiddetto "canone muratoriano", perchè scoperto dallo storico italiano Ludovico Muratori nel '700, in una biblioteca di Milano.
Per avere una documentazione storica completa sugli autori dei primi secoli che citano esplicitamente i quattro Vangeli canonici come fonti autentiche per conoscere il Gesù storico possiamo elencare i seguenti autori.
- Papia, vescovo di Gerapoli, discepolo diretto di San Giovanni, scrive intorno al 120. Definisce l'evangelista Marco come "'traduttore" di Pietro relativamente alle opere divine di Cristo. Afferma inoltre che Matteo raccolse "in lingua ebraica" i fatti su Cristo e li tradusse poi in lingua greca, come ne era capace.
- Giustino di Sichem, uno dei primi apologisti, difensore della fede nel contesto dell'impero romano, scrive verso il 150 le sue due Apologie, citando oltre 260 volte i quattro Vangeli canonici.
- Ireneo, vescovo di Lione, scrive nel 180 circa: "Matteo pubblicò presso gli ebrei, nella loro lingua, un testo del Vangelo, all'epoca in cui Pietro e Paolo evangelizzavano Roma e vi fondavano la Chiesa". Conferma che Marco era discepolo e traduttore di Pietro.
- Il "Canone muratoriano", è un documento scoperto dallo storico L. Muratori, risalente al 190 circa, contenente l'elenco completo dei testi canonici che sono quelli che compongono l'attuale Nuovo Testamento: i quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, gli Atti degli Apostoli, le quattordici lettere attribuite a Paolo, le sette lettere apostoliche (trè di Giovanni, due di Pietro, una di Giacomo ed una di Giuda Taddeo), l'Apocalisse.
- Clemente alessandrino, (150-215) afferma che Marco, durante la predicazione di Pietro a Roma, ha scritto gli "Atti del Signore".
- Origene, (185-253), ha redatto la prima edizione critica del Nuovo Testamento. Secondo lui, Matteo è il primo evangelista ed ha scritto in ebraico. Il secondo vangelo è quello di Marco, redatto su indicazioni di Pietro.
- Eusebio di Cesarea, autore della prima storia della Chiesa, composta tra il 315 e il 320, afferma che Matteo scrisse il Vangelo nella lingua materna.
- S. Epifanie e S. Girolamo, conoscitori dell'ebraico, attribuiscono a Matteo la redazione del Vangelo in ebraico.
Il lavoro degli storici viene completato con la definizione delle citazioni esplicite dei Vangeli negli autori più noti del cristianesimo dei primi secoli. E' un fatto storico di singolare importanza che i Vangeli citati siano sempre e solo i canonici, mentre non si riscontrano citazioni dai Vangeli apocrifi. Segno evidente che questi ultimi erano estranei alla tradizione cristiana; probabilmente non erano ancora stati scritti!
AUTORE PALEOCRISTIANO |
NUMERO DELLE CITAZIONI DAI VANGELI |
Giustino (150-170) |
268 |
S. Ireneo (180) |
1.038 |
Clemente Alessandrino (200) |
1.017 |
Origene (230-250) |
9.231 |
Tertulliano (200) |
3.822 |
Ippolito (200) |
754 |
Eusebio di Cesarea (310-330) |
3.258 |
Dunque quasi ventimila citazioni, delle quali circa settemila nei primi 190 anni dopo la resurrezione di Cristo. Si noti che nell'elenco mancano opere di autori anche importanti dei primi secoli (Didachè, S. Cipriano, S. Ignazio antiocheno...). I codici che tali autori utilizzarono pervennero a loro attraverso le vie più disparate: dalla Siria, alla Gallia, Egitto, Palestina, Roma... Cerchiamo ora di comprendere perchè vennero scelti i quattro vangeli canonici e vennero invece esclusi gli apocrifi.
Veniamo dunque alla definizione, importantissima, dei criteri di inclusione nel canone. Questi criteri sono:
a) l'antichità, i quattro Vangeli sono certamente i più antichi. Per questo viene escluso dal canone, ad esempio, Il pastore di Erma che era stato scritto di recente, ed a maggior ragione vengono esclusi i vangeli apocrifi, alcuni dei quali sono stati scritti addirittura a trecento anni di distanza dagli eventi;
b) l'apostolicità, gli scritti per essere "canonici" dovevano risalire agli Apostoli o a loro diretti discepoli, come risulta per i quattro Vangeli canonici, la cui struttura linguistica rivela evidenti tracce semitiche. Questa caratteristica è importantissima per dimostrare l'apostolicità dei Vangeli canonici. Dobbiamo infatti considerare che gli apostoli ed i testimoni oculari della vita di Gesù erano tutti di madre lingua aramaica e quindi i vangeli da loro scritti devono necessariamente risentire del loro modo originario di pensare e di costruire la frase ed il lessico. Vedremo che tutti e quattro i Vangeli canonici rivelano questo sottofondo semitico. Al contrario dei vangeli apocrifi;
c) la cattolicità o universalità dell'uso dei Vangeli è un altro criterio essenziale. I testi, in base a questo criterio, dovevano essere accettati da tutte le chiese ufficiali ("cattolico" significa "universale"), quindi dalla chiesa di Roma, Alessandria, Antiochia, Corinto, Gerusalemme e dalle altre comunità importanti dei primi secoli. In base a questo criterio vennero esclusi molti apocrifi che erano letti localmente, magari in lingua copta, rispecchiando discussioni filosofiche ellenistiche di epoche successive, circoscritte ad ambienti ristretti dell'Alto Egitto, in cui sono stati ritrovati alcuni rari frammenti;
d) l'ortodossia o retta fede è un ulteriore criterio. In altre parole, le opinioni espresse nel testo dovevano essere fedeli al Cristo storico. In base a questo criterio vennero esclusi tutti gli apocrifi che parlavano di dottrine assolutamente fuori dal contesto ebraico del primo secolo (si pensi ai discorsi sul corpo come fonte del peccato, alla svalutazione della donna, alle emanazioni metafisiche, ecc.).
Eusebio, scrittore amico personale di Costantino, il padre della storia della Chiesa, dice che era ancora in atto una discussione sul canone preciso, ma comunque definiva i testi su cui tutti erano concordi e citava appunto i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le lettere di Paolo, la prima di Giovanni e la prima di Pietro.
Atanasio, vescovo di Alessandria, nel 367, definì l'elenco dei ventisette libri del Nuovo Testamento. Non uno di più, non uno di meno. Da allora venne riconosciuto come il testo definitivo per la formulazione del canone.
I criteri di definizione del canone sono importantissimi e vengono tutt'oggi accettati non solo da storici credenti, ma anche da non credenti. Vi è un consenso pressochè unanime tra gli studiosi, che - contrariamente a Dan Brown - sanno leggere il greco e l'ebraico, che conoscono la storia antica, che studiano i codici più antichi. Essi concordano sui quattro vangeli canonici come fonte storica attendibile, antica, apostolica, universale per la conoscenza di Gesù.
Sulla base di quali fonti Sir Teabing sostenga che vi fossero "migliaio di vangeli" nessuno lo sa! Allora la grande maggioranza della popolazione era analfabeta e quindi risulta assolutamente incredibile che siano stati scritti addirittura migliaia di vangeli! Tanto più che non ne abbiamo nessuna traccia. Lo stesso testo di Atti degli Apostoli, 4,13 definisce Pietro e Giovanni come "illetterati" (agrammatoi kai idiotai)! Questo lascia intendere che la grande maggioranza dei testimoni oculari di Gesù non avesse gli strumenti sufficienti per scrivere le "migliaia di vangeli" sognati da Brown. Quando abbiamo spiegato i criteri di definizione del canone delle Scritture, abbiamo ovviamente descritto un processo storico che si è svolto all'interno della Chiesa. Proviamo ora ad esaminare invece la stessa questione con una mentalità laica, cioè adottando gli abituali criteri degli storici nella selezione e valutazione delle fonti, a prescindere dalle scelte di fede. Scopriremo che le conclusioni sono proprio le stesse. Vediamo perche.
I criteri storici di selezione delle fonti
Alla luce di quanto detto sui vangeli apocrifi e sulla formazione del canone possiamo ora affrontare la questione del Gesù storico con una maggiore consapevolezza e competenza.
Abbiamo visto nel paragrafo precedente i criteri della fede ecclesiale, ora definiamo invece i criteri degli storici, indipendentemente dalla fede cristiana. In un certo senso cerchiamo di definire i criteri "laici", universalmente validi e riconosciuti dagli studiosi di qualsiasi fede o cultura, allo scopo di giungere a conclusioni storicamente attendibili. Scopriremo così che gli storici giungono esattamente alle stesse conclusioni cui era giunta la Chiesa antica per selezionare i vangeli del canone biblico. Andiamo con ordine, prendendo in considerazione passo dopo passo il processo di selezione di una fonte storica. Davanti ad ogni evento uno storico sceglie e valuta le proprie fonti, i propri documenti sulla base dei seguenti criteri decisivi:
A) L'antichità della fonte storica. Ovviamente una fonte più antica è più vicina agli eventi e più difficilmente manipolabile ed alterabile. In base a questo criterio i quattro vangeli canonici risultano di gran lunga i più accreditati rispetto agli apocrifi. I più antichi vangeli canonici sono stati scritti a 20-40 anni dagli eventi, mentre gli apocrifi sono stati scritti a più di cento anni di distanza, alcuni anche a trecento anni di distanza.
B) La fonte deve, possibilmente, dipendere da testimoni diretti, infatti la testimonianza oculare e diretta è essenziale. Anche qui i quattro vangeli risultano accreditati in quanto hanno una struttura sintattica semitica, numerose fraseologie ed anche un lessico di origine semitica. Elementi che li qualificano rispetto a tutti gli apocrifi, molti dei quali sono scritti addirittura in copto e di apostolico hanno solo il nome scritto alI'inizio, per dare prestigio a dei falsari. Si deve considerare che tutti i discepoli di Gesù erano ebrei, parlavano I'aramaico, che era la loro lingua madre. Quindi è chiaro che anche se hanno scritto i Vangeli in greco, mantenevano il pensiero e il periodare tipico della lingua semitica originaria. Ora, nei Vangeli canonici ritroviamo proprio questa struttura originaria semitica, segno evidente di fedeltà storica. I Vangeli canonici sono stati dunque scritti in greco, ma pensati in aramaico. Al contrario, nei Vangeli apocrifi non si trovano tracce di questo sottofondo semi- tico. Rivelano dunque anche in questo la loro lontananza storica e concettuale dagli eventi.
C) Il criterio di molteplice attestazione. Questo criterio dice che le notizie sono tanto più attendibili quanto più attestate da fonti indipendenti. Alla luce di questo criterio vengono eliminati molti racconti mirabolanti e leggendari presenti solo in qualche tardivo vangelo apocrifo, ad esempio in quello dello Pseudo Tommaso sull'infanzia di Gesù. Gli eventi centrali della storia di Gesù, come la sua crocifissione e risurrezione, sono attestati invece da Matteo, Marco, Luca, Giovanni e dagli scritti di Paolo, Pietro, Giacomo, Giuda Taddeo. ...oltre ovviamente a tutti i primi Padri della Chiesa. E comunque anche alcuni apocrifi attestano la risurrezione; nessuno la nega o smentisce.
D) Il criterio di contestualità, per cui le notizie devono essere compatibili con il contesto storico dell'epoca. E' questo criterio che permette di escludere tutte quelle predicazioni dualiste, gnostiche e maschiliste presenti nel vangelo copto di Tommaso o nell'apocalisse copta di Pietro ed assolutamente estranee al contesto cul- turale in cui viveva Gesù. Alcuni storici sdoppiano questo criterio introducendo quello di "continuità" con la tradizione culturale ebraica e quello di "discontinuità" in alcuni aspetti di questa tradizione. La discontinuità risulta ad esempio indispensabile per comprendere il conflitto con il ceto dirigente ebraico che ha portato ad una condanna gravissima come la crocifissione. Naturalmente questa discontinuità deve nel contempo avere elementi di continuità con la tradizione ebraica dell'epoca. Ad esempio il conflitto sui miracoli in giorno di sabato presenta elementi di continuità, in quanto si riferisce ad una tradizione rigorosissima per un ebreo: il riposo sabbatico. Ed elementi di discontinuità in quanto Gesù compie opere messianiche anche in giorno di sabato, proprio per indicare che la sua azione santifica il giorno di sabato, onorandolo con opere di Dio, che attestano dunque la sua signoria sul sabato.
E) La coerenza di narrazione. Questo criterio precisa che la sequenza dei fatti raccontati deve permettere di comprendere le cause degli eventi, garantendo la concatenazione logica degli stessi. Questo criterio è stato anche formulato come quello di "spiegazione necessaria" ed è ritenuto quello 'capitale', 'il più importante dei criteri fondamentali', per quanto riguarda l'autenticità di un racconto. Si può formulare così: "Se davanti a un complesso considerevole di fatti o di dati che esigono una spiegazione coerente e sufficiente, viene offerta una spiegazione che illumina e raggruppa armonicamente tutti questi elementi (che, altrimenti, resterebbero degli enigmi), possiamo concludere che siamo in presenza di un dato autentico (fatto, gesto, atteggiamento, parola di Gesù)" (R. Latourelle). Questo criterio si può anche definire un criterio di intelligibilità interna, per cui se un fatto rende ragione di una serie di altri fatti, allora diciamo che rende intelligibile il racconto e quindi è attendibile storicamente. Infatti, se questo evento non sussistesse, crollerebbero tutti gli altri, che risulterebbero immotivati ed incoerenti rispetto ai precedenti. Ad esempio il dramma della crocifissione deve essere spiegato con una serie di conflitti molto rilevanti fra Gesù e il ceto dirigente dell'epoca. Anche qui i vangeli sinottici si distinguono per coerenza narrativa: solo la predicazione ed i miracoli di Gesù possono spiegare le ragioni del profondo conflitto con i farisei, con il Sinedrio e con l'autorità romana; ne consegue la condanna e crocifissione. Il sepolcro vuoto e le apparizioni del Risorto sorreggono e fondano la predicazione del nucleo originario o kerygma e la sua diffusione clamorosa in tutto il mondo dell'epoca. In conclusione sono proprio i criteri laici degli storici a confermare pienamente le conclusioni cui era giunta la Chiesa dei primi secoli. In effetti i quattro vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono proprio le fonti più attendibili per arrivare a comprendere il Gesù storico.
Il sottofondo semitico dei Vangeli canonici
Ho accennato nel paragrafo precedente al fatto che i quattro vangeli canonici costituiscono fonti storiche di prim'ordine non solo per antichità e numero dei codici, ma anche perche, pur essendo stati scritti in lingua greca, hanno numerose terminologie, fraseologie e periodi sintattici di derivazione ebraica o aramaica. Queste ultime erano le lingue parlate da Gesù e quindi gli autori dei vangeli canonici dovevano essere proprio testimoni diretti dei suoi discorsi, delle sue frasi tipiche, delle sue espressioni verbali caratteristiche. Come detto nel punto precedente, dobbiamo prendere consapevolezza che tutti i discepoli di Gesù, tutti i testimoni oculari erano ebrei, di madre lingua aramaica (la lingua parlata) e comunque con una qualche conoscenza anche dell'ebraico (la lingua letteraria), lingua del resto molto simile all'aramaico. Allora è chiaro che pensavano in aramaico e la costruzione lessicale e sintattica del loro pensiero deve necessariamente rispecchiarsi nella traduzione greca del testo neotestamentario. Il Nuovo Testamento, in quanto scritto da autori ebrei, anche se missionari nel mondo ellenistico, deve dunque lasciar trasparire questa anima semitica. Ora, Jean Carmignac, uno dei massimi studiosi nel settore, ha così riassunto la sua esperienza di filologo, specializzatosi per trent'anni nell'ebraico di Qumram: "Vidi che il traduttore ebreo-greco (del vangelo di Marco) aveva trasportato parola per parola e aveva anche conservato in greco l'ordine delle parole voluto dalla grammatica ebraica. ...Nel greco dei sinottici ho riconosciuto il greco di un traduttore rispettoso di un originale semitico,...L'anima invisibile era semitica, ma il corpo visibile era greco". Vediamo alcuni esempi di questi semitismi dei Vangeli, importanti da un punto di vista storico, in quanto dimostrano l'antichità di composizione ed accreditano il fatto che gli autori erano proprio semiti, testimoni oculari dei fatti.
Parole ebraiche, che non vengono neppure tradotte nel testo greco: amèn (in verità), abbà ("papà", aramaico), alleluia (lodate Dio), osanna (salvaci), messia (consacrato), sabbath (sabato), talita qumi ("ragazza, alzati", aramaico) effatà (apriti), Eloì (Dio mio, aramaico) lammà (perchè), sabactani (mi hai abbandonato, aramaico) , mammona (denaro), raka (stolto), geenna (valle della perdizione), pascha ("pasqua, passaggio", aramaico)... le parole ebraiche o aramaiche sono 26 nel NT. Il fatto che non siano state tradotte in greco dimostra che esse si erano impresse indelebilmente nella memoria di testimoni oculari, che non potevano più dimenticare, ad esempio, parole come abbà, effatà, eloì lama sabactani, talita kum! A trent'anni di distanza queste parole risuonavano ancora nella loro anima come le parole che avevano cambiato la loro vita. Per questo non vollero tradurle in greco!
Costruzione ebraica della frase: rare le subordinate (paratassi, più che ipotassi); la struttura è spesso sovrabbondante, secondo lo stile semitico, molto lontano dal periodare greco: " ha aperto la bocca ed ha parlato ", ..."ha alzato gli occhi ed ha visto". .."ha preso la parola ed ha detto ". ..Anticipazione del predicato e di complementi al soggetto: "in principio era il Verbo". Un autore greco avrebbe costruito invece: "II Verbo era in principio".
Espressioni ebraiche tipiche: figlio della luce (Lc 16,8) , figlio delle tenebre, figlio del regno ( colui che accoglie il regno di Dio) (M t 8,12), figlio della pace (uomo di buona volontà) (Lc 10,6), figlio del banchetto (=invitato al banchetto) (M t 9,15)...
Ripetizioni di parole con la stessa radice, per facilitare la memoria. Si tratta di uno stile estraneo al greco. "Il seminatore uscì per seminare il seme e nel seminare. .." (Lc 8,15) ..."temettero di grande timore " (M c 4,41 ), "gioirono di grande gioia" (Mt 2,10), "desiderai con grande desiderio" (Lc 22,15)...
Simbolismo semitico: alcune frasi risentono di una simbologia semitica molto antica, ad esempio " Beato te, Pietro, perche non la carne, nè il sangue...Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno. ..a te darò le chiavi del regno e ciò che scioglierai sulla terra. ..ciò che legherai sulla terra..." i termini sottolineati sono tipici del lessico e dello stile ebraico-aramalco.
Inni poetici di sottofondo semitico: il Magnificat di Maria (Lc 1, 46-55), il Benedictus di Zaccaria (Lc 1, 68- 79), il Padre nostro (M t 6, 9-13), il Prologo (Gv 1) e la Preghiera sacerdotale (Gv 17) di Giovanni... sono brani poetici secondo le regole ebraiche e non secondo quelle greche. Viene usato infatti sistematicamente il parallelismo (due versetti consecutivi ripetono con sinonimi la stessa idea) che ha come unità base la strofa e non il verso con la metrica, tipico del greco. Inoltre numerose costruzioni sono semitiche, ad esempio "ed avvenne che nel. ..(verbo all'infinito) " è una formula ebraica, ricorre 2 volte in Mc, 6 in Mt, 32 in Lc.
In conclusione, il testo greco dei Vangeli conferma l'origine ebraica. Dunque deriva dalla predicazione orale di Gesù, raccontata da testimoni oculari diretti, fedeli alle sue ipsissima verba. Un'origine tardiva ed ellenistica dei Vangeli è improponibile a livello di critica filologica. Solo gli ascoltatori dei discorsi di Gesù potevano scrivere un testo così semitizzante.
Dan Brown (p.287ss): il matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena è documentato storicamente; secondo il Vangelo di Filippo Maria Maddalena era la compagna di Gesù; Gesù pone il futuro della Chiesa nelle mani di Maria Maddalena; la Chiesa ha insabbiato il "fatto" che Gesù era marito e padre di Sarah, nata in Francia...
Chi è Maria Maddalena? |
Descrizione |
|
|
1)Lc.8,1-3: Con Gesù "c'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala dalla quale erano usciti sette demoni...". La missione delle donne consisteva nell'aiutare con i loro averi e il proprio lavoro Gesù, i Dodici e gli altri discepoli, prendendosi cura degli aspetti pratici della comunità itinerante, dando la possibilità al Signore di predicare con maggior libertà. Maria di Magdala era stata posseduta dal demonio ma la ragione non è detta, non si parla di una possessione in conseguenza ad una vita peccaminosa. |
|
Maria di Màgdala "confusa" con altre donne |
Nei Vangeli è difficile identificare l'identità di molte donne; molte si chiamano Maria, altre rimangono anonime. |
|
Maria di Màgdala nei testi Apocrifi di ambiente cristiano |
Maria Maddalena svolge un ruolo molto significativo in molti testi apocrifi (=segreti/non canonici), spesso emergendo al di sopra di tutti gli altri discepoli. |
|
Maria Maddalena nei testi gnostici |
Lo gnosticismo fu un movimento filosofico e religioso, molto variegato, sorto intorno al primo secolo d.C. Esso insegnava che la gnosi, cioè una particolare forma di conoscenza religiosa sulla vera natura spirituale dell'uomo, è in se stessa capace di salvare l'uomo. Le diverse correnti dello gnosticismo insistevano particolarmente nell'affermare una profonda spaccatura tra il mondo cosmico e l'Essere supremo, tra il mondo materiale e il vero Dio, detto anche "Luce" o "Padre del tutto". Perciò, proponevano una visione fortemente dualista della realtà: da un lato la materia, il cosmo che sono malvagi; dall'altro la vera patria, il pneuma, cioè lo spirito, il plèroma, cioè il mondo della pienezza della divinità. Il cosmo è il mondo delle tenebre; il plèroma è il regno della luce.
La gnosi è una forma salvifica di conoscenza perchè fa scoprire all'anima umana la sua dimensione pneumatica, cioè spirituale, la sua appartenenza al plèroma divino. La missione della gnosi è di liberare l' anima dal corpo per consentirle di ascendere al regno di luce. Questa forma speciale di conoscenza sarebbe stata trasmessa da un rivelatore e garantita da una tradizione esoterica. Nella letteratura gnostica una delle figure di maggior rilievo è proprio Maria Maddalena che gioca un ruolo considerevole, di gran lunga superiore a quello degli apostoli. È l'interlocutrice privilegiata di Cristo, è colei che incoraggia gli apostoli a predicare, colei che svela il vero significato delle parole di Cristo ed è soprattutto il prototipo dello gnostico perfetto che si riunisce aDio. 1)Vangelo di Maria Maddalena: testo ermetico-gnostico della metà del II secolo pervenuto in lingua copta e in parte in greco. La resurrezione di Cristo non è evidente. Maria Maddalena assume un ruolo speciale nell'esortare i discepoli a predicare con decisione ed ha una visione di Cristo a cui Pietro e Andrea non credono ma non dice nulla della resurrezione. Maria Maddalena ha il privilegio della vera conoscenza cioè della gnosi, rivelando la salita dell'anima separata dal corpo verso le sfere dei pianeti e i colloqui tra l'anima e tre delle potenze ad essa ostili: la concupiscenza, l'ignoranza e l'ira. Attraverso i colloqui l'anima rivela di essere di origine celeste e quindi di non appartenere alla Concupiscenza, di appartenere alla vera gnosi, cioè che il mondo materiale cade nella dissoluzione, e ciò la rende invincibile e salva, e di essersi finalmente liberata dal corpo che la rendeva schiava. Maria Maddalena svela questa conoscenza che dà la salvezza, una conoscenza che non le appartiene, ma che le è stata rivelata dal Salvatore. Maria Maddalena è superiore agli Apsotoli poichè ha ricevuto la iniziazione misterica ed è la messaggera e la mediatrice della gnosi. Matteo, circa a Maddalena dice: "certamente il Salvatore la conosce molto bene. Perciò l'ha amata più di noi" (1,18); "conoscere molto bene" o "perfettamente" significa essere "un perfetto iniziato".
NB. Epifanio di Salamina (†403) nel suo Panarion, ci informa dell'esistenza di testi gnostici in cui Maria Maddalena occupa un posto di una certa importanza, le Questioni di Maria Maddalena risalenti alla seconda metà del II sec., in cui si vuole introdurre il lettore ai misteri gnostici e orgiastici nonchè combattere la corrente ereticale dell'encratismo che proibiva radicalmente il matrimonio. Per far questo si dice che Gesù alla presenza della Maddalena, dopo la preghiera, avrebbe prodotto dal proprio costato una donna e si sarebbe unito con lei.
2)Vangelo di Filippo: è un testo gnostico, scritto probabilmente all'inizio del terzo secolo. Fino al 1946 era conosciuto solo grazie alle citazioni che ne faceva Epifanio di Salamina. Oggi, in seguito alle scoperte di Nag Hammadi siamo in possesso del testo nella sua completezza. Il Vangelo di Filippo suppone una dottrina gnostica molto elaborata, che cercherò di riassumere brevemente. Alla netta contrapposizione tra mondo cosmico ed essere supremo, cioè tra la materia e Dio, corrisponde anche una contrapposizione tra le figure divine. Al demiurgo, che è l'artefice del cosmo, e quindi il dio del male, si contrappone il vero Dio, "Padre del tutto". Questi è il Padre del plèroma, da lui emana il tutto, quindi anche il mondo degli eoni (realtà intermedie tra Dio e il cosmo). L'essere supremo e gli eoni sono androgini, sono in se stessi un'unione di due principi, uno maschile e uno femminile. L' essere supremo si unisce con la Vergine (1.82) e per emanazione è prodotto il Logos. A sua volta il Logos si unisce con la Sofia celeste (detta anche prima Sofia, Pneuma e Spirito) e dà origine al Cristo pleromatico, l'Uomo perfetto (11. 23 e 120). Accanto alla Sofia celeste, che è eone della luce e della verità, esiste una seconda o piccola Sofia. Questa è un'entità decaduta, è l'eone della morte, priva di consorte, che produce soltanto qualcosa di debole e di informe. La Sofia celeste è l'origine della Sostanza pneumatica, cioè spirituale e divina, diffusa nel mondo; mentre la seconda Sofia è l'origine del mondo e del caos. Nel mondo plèromatico e divino esistono, quindi, delle coppie divine: Essere supremo-Vergine, Logos-Sofia celeste. Alcuni di questi eoni divini hanno una loro incarnazione nel mondo terreno. L'eone Vergine ha la sua incarnazione in Maria di Nazareth; l'eone Logos ha la sua incarnazione in Gesù di Nazareth; mentre la Sofia celeste ha la sua incarnazione in Maria Maddalena. Ora, come nel mondo plèromatico il Logos si unisce in coppia con la Sofia celeste, così nel mondo terreno l'incarnazione del primo si unisce in coppia con l'incarnazione della seconda: ecco che Maria Maddalena diventa la consorte di Gesù di Nazareth! Ma siamo ben al di là di qualsiasi corrispondenza con i dati storici trasmessici dai Vangeli canonici. Inoltre, l'uomo gnostico possiede in se il principio spirituale, il pneuma, condanna il cosmo e anela all'unione con il plèroma. Tuttavia, finche vive in questo mondo materiale è schiavo delle potenze demoniache, gli arconti, ed è circondato da una realtà sbiadita, che è commistione di bene e di male. Potrà salvarsi soltanto quando accoglierà la gnosi, cioè quando scoprirà di Possedere il pneuma. Conoscere il mistero di Dio e il proprio pneuma è causa e garanzia di salvezza. Il fine è congiungerci al Logos. Quindi, Maria Maddalena, che si unisce all'incarnazione del Logos, è simbolo dell'uomo gnostico che raggiunge il proprio fine, l'unione con il Logos. Lo gnostico deve ripristinare l'unità originaria tra il proprio pneuma e il plèroma divino. A questo punto si comprende anche perchè il tema principale del Vangelo di Filippo sia il mistero della camera nuziale. Nel mondo divino il plèroma è l'ambiente nel quale si compiono i perfetti accoppiamenti tra le coppie di esseri divini. Nel mondo umano questi accoppiamenti, cioè "le sacre unioni" si compiono nella camera nuziale. In altri termini, come il Logos nasce nel talamo divino, nel plèroma, dall'unione tra l'Essere supremo e la Vergine, così ogni gnostico rinasce alla vita del suo pneuma mediante "le sacre unioni", cioè attraver so l'iniziazione e la pratica rituale gnostica. Lo gnostico deve ripristinare l'unità originaria tra il proprio pneuma e il plèroma divino (cf. Il. 61,67 e 69-79). Egli può raggiungere questo obiettivo unendosi, mediante la gnosi, al Cristo pleromatico, il quale possiede tutta la sostanza spirituale. Questa è dispersa come in semi dalla Sofia celeste dentro gli uomini perfetti, i quali chiedono di ricongiungersi con il loro principio, cioè con l'Uomo perfetto, il Cristo pleromatico (cf.1.30). "Tre donne camminavano sempre con il Signore: Maria, sua madre, la sorella di lei e la Maddalena, la quale è detta sua compagna. Maria, in realtà, è sorella, madre e coniuge di lui" (1.32). È evidente che questo breve brano quando parla di Maria non intende riferirsi a una persona storica precisa. Non si tratta, infatti, di tre donne fisicamente distinte, piuttosto è un unico personaggio simbolico, che rappresenta l'elemento femminile di ognuna delle coppie divine, che abbiamo visto sopra: l'eone detto Vergine, che si unisce all'Essere supremo; l'eone Sofia celeste che si unisce al Logos; l'eone Sofia seconda che si unisce all'eone Soter, come vedremo nel testo successivo: "La Sofia detta sterile è la madre degli angeli; la compagna di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte sulla bocca. Le altre donne, vedendo il suo amore per Maria, gli dissero: "Perche ami lei più di noi tutte?". Il Salvatore rispose loro: "Come mai io non amo voi come lei?" (1.55). Questo secondo brano contrappone la seconda Sofia e Maria Maddalena. La seconda Sofia, senza unirsi al suo consorte, produce il cosmo, il caos, il mondo materiale e caduco, qui sintetizzato con gli angeli, cioè con i pianeti e le costellazioni celesti, per significare che è il mondo mutevole, figura sbiadita del plèroma divino, che è l'unica vera realtà. Tuttavia, la seconda Sofia si è ravveduta e ha compiuto due cose che hanno restaurato l'ordine nel mondo superiore. Si è unita in coppia con un'altra entità divina, Soter, e così ha rigenerato le anime umane destinate al mondo superiore e desiderose di staccarsi al più presto dalla materia. E, poi, ha istruito il demiurgo circa il Dio supremo e gli altri eoni. Maria Maddalena è la manifestazione terrena di due unioni, dell'unione tra la seconda Sofia pentita e di Soter, e dell'unione perfetta «tra Sofia celeste e il compagno». Questa unione si realizza nella camera nuziale con il rito del bacio: "Chi si nutre, si nutre con la bocca. Se il Logos uscisse di là, si nutrirebbe con la bocca e diverrebbe perfetto. I perfetti infatti divengono fecondi con un bacio e generano. Perciò noi pure ci baciamo l'un l'altro e concepiamo per mezzo della grazia in noi, vicendevole" (1,31). La risposta in forma interrogativa di Cristo: «Come mai io non amo voi come lei?», posta come conclusione del 1.55, si riferisce al fatto che Cristo ama e bacia Maria Maddalena perche questa ha scoperto in se stessa il proprio principio spirituale (logos o pneuma), mentre le altre non hanno raggiunto questa conoscenza (gnosi) , quindi non sono baciate e non hanno la salvezza. Il Vangelo di Filippo, quindi, quando parla di Maria Maddalena non si riferisce alla donna storicamente vissuta e discepola di Gesù, ma con essa vuole rappresentare sia il perfetto gnostico, che ritrova l'unità con il plèroma divino nella camera nuziale, sia la componente femminile della divinità.
3)Vangelo di Tommaso: Il Vangelo di Tommaso è un testo gnostico redatto probabilmente tra il 150 e il 200. Fino al 1945 era conosciuto solo attraverso le citazioni che ne facevano i Padri della Chiesa. Poi dal 1945, quando fu scoperta
la biblioteca coptognostica di Nag Hammadi in Egitto, ci è noto nella sua interezza. Si presenta come una raccolta di detti di Gesù, di contenuto e di provenienza eterogenei e di ispirazione chiaramente gnostica. Maria Maddalena vi compare due volte. Una prima volta pone un quesito al Signore e, come è abituale nei testi gnostici, le rivelazioni di Cristo sono indirizzate a un singolo privilegiato. Nel Vangelo di Tommaso, come già nel Vangelo di Filippo, Maria Maddalena è figura dello gnostico autentico, il quale scopre in se l'unità androgina primordiale.
4)Pistis Sofia: è un testo gnostico risalente alla metà del terzo secolo, elaborato in Egitto e conosciuto in Occidente già nella seconda metà del 1700. Si compone di quattro libri: i primi tre raccontano che Cristo risorto avrebbe trascorso undici anni con i suoi discepoli e che nel dodicesimo anno sarebbe apparso in una luce abbagliante rivelando il mistero della caduta dell'anima nella materia, l'origine del male, la necessità del ritorno alla Luce di Dio, il destino delle potenze del male. Mentre il quarto libro riferisce un discorso che Gesù avrebbe pronunciato il giorno della sua risurrezione. La Pistis Sofia insegna una dottrina che in parte ha alcuni aspetti in comune con il Vangelo di Filippo, ma che per molti altri è ben più articolata e complessa. Si presenta come una serie di lunghe conversazioni tra Gesù e i suoi discepoli circa "i misteri della luce e dell'ineffabile", cioè i misteri riguardanti Dio, l'uomo, il cosmo, la salvezza. È stata definita "una selva selvaggia" di dottrine gnostiche spesso ripetitive e molto confuse.Nella Pistis Sofia Maria Maddalena si distingue nettamente rispetto agli altri discepoli e discepole per due particolari molto importanti. Inprimo luogo, perche in queste lunghe conversazioni è il personaggio che prende più spesso la parola e pone più domande al Signore (su 115 questioni che i discepoli gli pongono, Maria Maddalena gliene fa ben 67), a tal punto che lei talvolta teme di importunarlo, mentre Pietro si lamenta con lui dicendogli: «Signore mio, noi non saremo capaci di sopportare questa donna perche ella ci toglie l'occasione; non ha lasciato parlare nessuno di noi, ma è lei che parla sovente» (1,36). In secondo luogo, Maria Maddalena si distingue anche per l'intelligenza pronta e vivace con cui prende la parola in mezzo a tutti i discepoli. Questi due particolari sono spiegati dalla stessa Maria in questi termini: "Signor mio, la mia mente è sempre intelligente così da poter sempre farmi avanti ed esporre la soluzione delle parole che quella ha pronunciate. Temo però Pietro: egli è solito minacciarmi e odia il nostro sesso" (2,72). Con queste parole Maria stessa riconosce aperta mente di avere uno spirito sempre rivolto verso il plèroma divino e, quindi, di essere spirituale. Ha un'origine simile a quella di Maria, la Madre di Gesù, e la sua forza luminosa e intellettuale è simile a quella della vergine di luce ( un' entità divina, giudice delle anime, che dà ai giusti la felicità eterna e ai malvagi i tormenti eterni).Maria Maddalena intercede per tutti gli altri discepoli, soprattutto quando non riescono più a seguire la profonda spiegazione circa i misteri divini. La sua parte spirituale è sempre vigile, intelligente e piena di fervore e slancio al punto da meritare le lodi più entusiaste di Cristo. Anche nella Pistis Sofia, quindi, Maria Maddalena è la personificazione del discepolo gnostico più perfetto, è lodata da Cristo perche tra tutti i discepoli è colei che ha il privilegio di ricevere il maggior numero di insegnamenti da Cristo, soprattutto quelli concernenti i sommi misteri della luce e dell'ineffabile. |
|
Maria di Magdala nei Padri della Chiesa e nel culto popolare |
Ippolito (†236) sembra sia stato il primo autore cristiano, Padre della Chiesa, ad accordare una attenzione particolare alle donne che la mattina di Pasqua si recarono al sepolcro e in particolare alla Maddalena definendola "l'apostola degli apostoli". E' il primo autore cristiano a noi noto dell'interpretazione tipologica di Maddalena. Ad Ippolito comunque non interessa dare un nome storico a questa "donna" ma decifrare il mistero salvifico che questa donna rappresenta. La Sulamita del Cantito dei Cantici viene vista come anticipazione della figura della "donna" (Maddalena); come la Sulamita esce da casa per cercare affannosamente il suo amato così la "donna" (Maddalena) esce all'alba per cercare il Cristo. Eva invece è anti-tipo di Maddalena; entrambe incontrano nel giardino ma rispettivamente il tentarore e Cristo; mentre Eva compie un gesto che introduce il peccato nel mondo, Maddalena compie un gesto che porta la salvezza a tutti.
Asterio il Sofista (†341): "Maria [Maddalena] era figura della Chiesa, quando, alzatasi di buon mattino, cercava lo sposo nella tomba, come in una stanza nuziale". Maria Maddalena è vista dai Padri della Chiesa di lingua greca come figura della santa Chiesa. Ora se Maddalena è figura della Chiesa e se la Chiesa è sposa mistica di Cristo per la quale da la vita, allora la Maddalena è figura della sposa mistica. Capiamo meglio la relazione tra predicazione cristiana e i testi gnostici che presentano la Maddalena come "la compagna" e "l'amata".
(Andrea della Robbia, La Verna)
|
Gesù Cristo ha vissuto sempre la castità e non ha sposato nessuno annunciando, contrariamente alla mentalità allora dominante, il celibato per il regno dei cieli come oggettivamente superiore rispetto alla condizione matrimoniale (cf.Mt19,10-12, ecc.).
(NB. TESTIMONIANZE EXTRACRISTIANE sulla persona di Gesù di Nazaret e sulla Chiesa primitiva: http://www.christianismus.it/sezstorico/doc0002/index.html)
Marco Fasol, Il codice svelato, le fantasie del Codice da Vinci e la realtà storica, ed Fede e Cultura, Verona 2006
Giorgio Maria Carbone, Maria Maddalena, il Codice da Vinci o i Vangeli?, ESD, Bologna 2006.
Quaderni di "Una voce grida..." n°7, Le menzogne de il Codice da Vinci, a cura di Tarcisio Mezzetti.
Andrea Tornielli, Processo al Codice da Vinci, ed il Giornale, Milano 2006













