New Age e Next Age
New Age, Meditazione Orientale e Medicine Alternative
Papa Giovanni Paolo II: "Il New Age è soltanto un nuovo modo di praticare la gnosi, cioè quell'atteggiamento dello spirito che, in nome di una profonda conoscenza di Dio, finisce per stravolgere la sua Parola sostituendovi parole che sono soltanto umane" (Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza, Milano 1994, p.99)
Card. J. Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, relazione svolta in Messico alla presenza della Conferenza Episcopale della America Latina: "...Vi è però anche una reazione espressamente antirazionalista all'esperienza che «tutto è relativo», e che si riassume nell'etichetta polivalente del New Age. Qui la via di uscita dal dilemma della relatività non viene individuata in un nuovo incontro di un Io con un Tu o con un Noi, ma nel superamento del soggetto, nel ritorno estatico nel processo cosmico. Come già la gnosi antica, questa via ritiene di essere in sintonia con tutto ciò che la scienza insegna e pretende inoltre di valorizzare le conoscenze scientifiche di ogni genere (biologia, psicologia, sociologia, fisica). (...) Questo rinnovarsi delle religioni e dei culti precristiani, che oggi viene praticato in molte maniere, trova diverse spiegazioni. Se non vi è una verità comune, che ha valore proprio perchè è vera, il cristianesimo diventa solo un prodotto importato dall'esterno, un imperialismo spirituale, che bisogna scuotersi di dosso al pari di quello politico. Se nei sacramenti non si realizza un incontro di tutti gli uomini con l'unico Dio vivente, essi diventano dei riti privi di contenuto, che non ci dicono e non ci danno nulla, o tutt'al più ci fanno percepire il numinoso che è presente in tutte le religioni. (...) Ma soprattutto, se la «sobria ebbrezza» del mistero cristiano non ci può rendere ubriachi di Dio, bisogna allora evocare l'ebbrezza reale delle estasi efficaci, la cui passione ci eccita e ci rende dei almeno per un attimo, ci fa sentire per un momento il gusto dell'infinito e ci fa dimenticare la miseria del finito. Quanto più si rende manifesta l'inutilità degli assolutismi politici, tanto più diventa forte l'attrattiva dell'irrazionalità, la rinuncia alla realtà del quotidiano" (L'Osservatore Romano,1 novembre 1996).
Card Paul Poupard, Presidente dei Pontificio Consiglio della Cultura rispondendo ad una domanda a proposito delle «riduzioni» che il New Age cerca di apportare ai grandi concetti del cristianesimo, rispondeva i una intervista del 1993 così: "Nel mio libro "Felicità e fede cristiana", c'è una parte dedicata a questo problema, dove elenco le riduzioni che si annidano nella spiritualità del New Age. Le riassumo in sette punti:
1)l'illuminazione interiore prende il posto della fede, che è obbedienza di tutto il nostro essere a Dio;
2)la liberazione dei proprio potenziale creativo prende il posto della salvezza;
3)la preghiera si trasforma in un viaggio nelle profondità dell'io;
4) una "vaga armonia" con l'universo rimpiazza il richiamo concreto all'impegno sociale;
5) la teologia è spodestata dalla psicologia o dalla teosofia.
6) La Rivelazione si trova più nel cuore della persona che nella storia;
7) e, infine, tutte queste riduzioni-sostituzioni sfociano in un vago ed ingenuo ottimismo.
Questo potrà forse servire come si suol dire, a "sentirsi meglio" per qualche tempo. Ma non certo a dare risposte valide a problemi tragici quali la sofferenza, la morte, e neanche all'amore, la vera gioia, la pace profonda... Per noi cristiani la salvezza è liberazione dal peccato che è dentro l'uomo. Cristo, solo Lui, è il liberatore, colui che opera la redenzione. Ciascuno di noi però collabora a questa redenzione, prima di tutto avvertendo dentro di sè, il senso dei peccato. Se non si parte dal sentirsi peccatori, si nega di fatto, la redenzione di Cristo. Oggi più che mai si deve affermare che il peccato è il primo e più grande male dell'uomo! E’ il peccato che ci porta ad essere cattivi, violenti, disonesti. Da questo peccato ci dobbiamo convertire giorno per giorno. Con un serio impegno dobbiamo quotidianamente cercare di cambiare vita, rialzandoci prontamente quando cadiamo, chiedere aiuto alla grazia divina… il discorso diventa completamente diverso. Non si parte dal sentire dentro di sè il peccato, anzi, viene eliminato il peccato, in tutte le sue forme, e quindi la necessità di una conversione personale. La serietà della vita umana, che è il cuore dei messaggio di Cristo, viene completamente dissolta perchè c'e una banalizzazione della libertà e della responsabilità personali. Non c'è bisogno del redentore nè della croce e della resurrezione di Cristo. Nel New Age tutto è improntato alla dolcezza e al sentimentalismo, all’armonia, alla calma, all'accordo con se stessi. Ora, ci si salva quando si ha l'accordo con Dio, non con se stessi, o meglio, ognuno di noi troverà l'accordo con sè stesso solo quando lo avrà con Dio. Se la salvezza non è intesa cosi, si finisce - come la il New Age - per scadere in una sorta di benessere egoista, frutto di un ottimismo ingenuo. Anche lo sviluppo della coscienza, di cui il New Age spesso parla, non fa affatto riferimento a una coscienza intesa in senso morale ma in senso psicologico, come unità interiore con se stessi e col cosmo intero. Credo, quindi, che iI divario fondamentale tra la salvezza cristiana e quella dei New Age stia nel fatto che per noi cristiani la salvezza è opera di un Altro, viene dal di fuori. Per il New Age è l'uomo stesso che è ad un tempo redento e redentore, salvato e salvatore." (Alessandro Oliviero Pennesi, Il Cristo del New Age, LEV, Città del Vaticano 1999, p.88).
Possimo illustrare la New Age, schematicamente, attraverso delle diapositive:
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Un criterio molto interessante per discernere il "quadro culturale" della New Age è quello di chiedersi: si parla di SPIRITO o ENERGIA?
Gnostici di ritorno
(Intervista di Daniele Zappalà al teologo Joseph-Marie Verlinde su "Avvenire" del 20 giungo 2006, p.23)
«L'interrogazione intelligente della fede è sempre la benvenuta, persino quella tanto aggressiva di un Nietzsche o quella canzonatoria di un Molière. Ma in Dan Brown non c'è interrogazione. Vi è solo il sospetto del complotto». Ovvero un trucco per nulla innocente che padre Joseph-Marie Verlinde, teologo francese specialista delle nuove religioni, annovera senza esitazioni nella corposa tradizione storica delle «imposture anticristiane». È proprio in Les impostures antichrètiennes. Des apocryphes au Da Vinci Code, appena pubblicato in Francia per Presses de la Renaissance, che il teologo affronta di petto il tema degli inganni e delle «appropriazioni indebite» nei confronti del cristianesimo. Dalla comparazione emerge la pochezza delle correnti anticristiane, vecchie e nuove.
Padre, opere come «Il codice Da Vinci» attingono a una tradizione proteiforme. Di che si tratta?
«Brown sviluppa tutti i temi della New age e in questo senso non c'è nulla di originale nelle sue opere. Si tratta di una corrente mostratasi alla luce del sole negli anni Sessanta in California e Scozia, nonostante fosse preparata da circa un secolo. Da allora, le tesi di questo "nuovo paradigma" sono distillate progressivamente nell'opinione pubblica. Vent'anni fa, ad esempio, una prima opera presentò come un'ipotesi il matrimonio di Gesù e Maria Maddalena. Dieci anni dopo, un'altra opera l'ha invece affermato. Poi, è entrato in gioco Dan Brown».
L'idea di "paradigma" presupporrebbe una qualche coerenza, ma non sembra il caso…
«Certo. La New age non è un movimento, ma una rete mondiale che raccoglie disparati gruppi uniti fra loro da un insieme di azioni. L'ossatura storica del "nuovo paradigma" viene attribuita a inizio Novecento ad Alice Bailey che aveva proclamato i pilastri di una nuova religione mondiale. Il nucleo centrale è naturalista, cioè ingloba ogni dottrina che naturalizza Dio o che divinizza la natura: tutto è in tutto e tutto è divino, in nome dell'olismo. L'uomo non ha così bisogno di una rivelazione e ancor meno di un salvatore. Deve invece scoprire la propria identità divina, spesso per via iniziatica. Il cuore di tutto è l'autodivinizzazione dell'uomo e Dan Brown attinge a questo olismo rivendicato oggi ad esempio dal neopaganesimo di ispirazione celtica».
Parlava di un insieme di azioni. C'è dunque dell'altro?
«Un assioma del "nuovo paradigma" è un anticristianesimo più o meno marcato. Lo si ritrova già in figure storiche come Helena Petrovna Blatavsky, Annie Besant, Alice Bailey. Ma anche in Allan Kardec, teorico ottocentesco dello spiritismo. Tutti sentono il bisogno di un regolamento di conti col cristianesimo, ma spesso recuperando la figura di Cristo per farne di volta in volta una metamorfosi o un grande iniziato. Contro le istituzioni ecclesiastiche, c'è questa promozione di un'interpretazione esoterica della figura di Cristo. Un esoterismo che certe volte strizza l'occhio all'Oriente, oppure alla Società antroposofica di Rudolf Steiner».
Per lei, New age significa anche "neognosticismo"...
«Sì. Lo si nota bene in Dan Brown che cerca di distillare una dottrina naturalista, per nulla cristiana, recuperando tuttavia il linguaggio cristiano attraverso le figure di Gesù, della Maddalena o la rilettura del Vangelo alla luce del Graal e di altre narrazioni del genere. Non viene recuperato il messaggio cristiano, ma l'autorità di Cristo e dei Vangeli per far da supporto alle proprie dottrine. È un po' ciò che facevano gli gnostici dal II al IV secolo, quando presentavano la propria dottrina sotto l'autorità di un apostolo. In particolare, dei vangeli apocrifi gnostici di Tommaso, di Filippo o di Maria. I primi due, del resto, sono impiegati dallo stesso Brown. E oggi, quando non sono i Vangeli, è la persona stessa di Cristo che si cerca di recuperare per farne il maestro di una dottrina estranea».
Si recupera la figura, ma poi di fatto si nega la rivelazione divina al centro del cristianesimo?
«Sì, Brown esegue un'operazione già collaudata nella storia. Già Schopenhauer sostenne che il cristianesimo trova la sua verità nel buddismo e nel brahmanesimo. Il gioco della pseudo-interpretazione evangelica non è nuovo».
Oggi, intravede un nesso speciale fra New age e secolarizzazione?
«Postmodernità e New age procedono in parallelo. Certo, c'è molta più riflessione filosofica negli autori della postmodernità rispetto alla povertà intellettuale della New age. Ma in un certo senso, la New age divulga anche alcune tesi della postmodernità dando loro un'aura sacra grazie a riferimenti alle mistiche orientali induiste, buddiste e taoiste, o sempre più a quelle occidentali pre-cristiane, in particolare druidiche. È come se le decostruzioni tipiche di certe correnti di pensiero contemporanee volessero investire il cristianesimo».
Questa corsa verso un assoluto seppellito in un altrove più o meno lontano ricorda un po' il mito di Prometeo o anche la filosofia di Nietzsche…
«Sì. Quando ad esempio la New age si riferisce al buddismo come mistica di riferimento, vi è sempre in realtà una reinterpretazione nietzscheana del buddismo, dove si sviluppa una volontà di potenza che è del tutto estranea al buddismo originario. Al posto del dissolvimento del sè individuale nell'assoluto, si promuove un'espansione del sè fino a un sè divino. Vi è una rilettura delle tradizioni in nome di una pretesa onnipotenza dell'individuo. Prometeo, di fatto, rispunta dietro tutte queste derive naturaliste».
I romanzi di Brown e i nuovi "paradigmi" giocano a instillare il dubbio nel nucleo più profondo dell'identità occidentale. Ci troviamo di fronte a tentazioni nichiliste?
«Temo che questa decostruzione a oltranza punti nella direzione del programma esplicitato da Nietzche. Sì, una forma di nichilismo. Siamo al di là dei valori, del bene e del male, del vero e del falso, con un'influenza idealistica molto forte, nel senso che ciascuno possiede non solo la propria verità ma anche la propria realtà ontologica. Temo che in nome di questo relativismo si instauri l'intolleranza. Quella verso ogni pensiero un po' sistematico accusato di dogmatismo. Opere come quelle di Brown pongono una vera sfida alla stessa ragione».


