Spiritualità
17.000 sacerdoti festeggiano con il Papa il dono inestimabile del sacerdozio ministeriale l'11 giugno 2010 alla fine dell'anno sacerdotale. Ha detto il Santo Padre Benedetto XVI nella Santa Messa dell'11 giugno: "Il sacerdozio di Gesù è radicato nell’intimo del suo cuore; così ci indica il perenne fondamento, come pure il valido criterio, di ogni ministero sacerdotale, che deve sempre essere ancorato al cuore di Gesù ed essere vissuto a partire da esso ... “Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza” (Salmo 22): il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge; contro i briganti che cercano il loro bottino. Accanto al bastone c’è il vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili. Ambedue le cose rientrano anche nel ministero della Chiesa, nel ministero del sacerdote. Anche la Chiesa deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale. Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede. Come se non fosse più dono di Dio, la perla preziosa che non ci lasciamo strappare via. Al tempo stesso, però, il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore – vincastro che aiuti gli uomini a poter camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore". Poi il Papa ha accennato nella veglia alle sette religiose: "Nel nostro tempo dobbiamo conoscere bene la Sacra Scrittura, anche proprio contro gli attacchi delle sette; dobbiamo essere realmente amici della Parola. Dobbiamo conoscere anche le correnti del nostro tempo per poter rispondere ragionevolmente, per poter dare – come dice San Pietro – “ragione della nostra fede”. La formazione è molto importante. Ma dobbiamo essere anche critici: il criterio della fede è il criterio con il quale vedere anche i teologi e le teologie. Papa Giovanni Paolo II ci ha donato un criterio assolutamente sicuro nel Catechismo della Chiesa Cattolica: qui vediamo la sintesi della nostra fede, e questo Catechismo è veramente il criterio per vedere dove va una teologia accettabile o non accettabile. Quindi, raccomando la lettura, lo studio di questo testo, e così possiamo andare avanti con una teologia critica nel senso positivo, cioè critica contro le tendenze della moda e aperta alle vere novità, alla profondità inesauribile della Parola di Dio, che si rivela nuova in tutti i tempi, anche nel nostro tempo ... Già san Bonaventura ha distinto due forme di teologia, nel suo tempo; ha detto: “c’è una teologia che viene dall’arroganza della ragione, che vuole dominare tutto, fa passare Dio da soggetto a oggetto che noi studiamo, mentre dovrebbe essere soggetto che ci parla e ci guida”. C’è realmente questo abuso della teologia, che è arroganza della ragione e non nutre la fede, ma oscura la presenza di Dio nel mondo. Poi, c’è una teologia che vuole conoscere di più per amore dell’amato, è stimolata dall’amore e guidata dall’amore, vuole conoscere di più l’amato. E questa è la vera teologia, che viene dall’amore di Dio, di Cristo e vuole entrare più profondamente in comunione con Cristo. In realtà, le tentazioni, oggi, sono grandi; soprattutto, si impone la cosiddetta “visione moderna del mondo” (Bultmann, “modernes Weltbild”), che diventa il criterio di quanto sarebbe possibile o impossibile. E così, proprio con questo criterio che tutto è come sempre, che tutti gli avvenimenti storici sono dello stesso genere, si esclude proprio la novità del Vangelo, si esclude l’irruzione di Dio, la vera novità che è la gioia della nostra fede. Che cosa fare? Io direi prima di tutto ai teologi: abbiate coraggio. E vorrei dire un grande grazie anche ai tanti teologi che fanno un buon lavoro. Ci sono gli abusi, lo sappiamo, ma in tutte le parti del mondo ci sono tanti teologi che vivono veramente della Parola di Dio, si nutrono della meditazione, vivono la fede della Chiesa e vogliono aiutare affinché la fede sia presente nel nostro oggi. A questi teologi vorrei dire un grande “grazie”. E direi ai teologi in generale: “non abbiate paura di questo fantasma della scientificità!”. Io seguo la teologia dal ’46; ho incominciato a studiare la teologia nel gennaio ’46 e quindi ho visto quasi tre generazioni di teologi, e posso dire: le ipotesi che in quel tempo, e poi negli anni Sessanta e Ottanta erano le più nuove, assolutamente scientifiche, assolutamente quasi dogmatiche, nel frattempo sono invecchiate e non valgono più! Molte di loro appaiono quasi ridicole. Quindi, avere il coraggio di resistere all’apparente scientificità, di non sottomettersi a tutte le ipotesi del momento, ma pensare realmente a partire dalla grande fede della Chiesa, che è presente in tutti i tempi e ci apre l’accesso alla verità".
Egolatrìa: quando l'IO si fa DIO
(Salvatore Martinez, Cristoterapia della gioia, Roma 2006, pp.60-62)

"Viviamo in un tempo nel quale il cultodiDio - l'adorazione tributata all'unico Signore - ha fatto sempre più posto a nuove e crescenti idolatrie. Ma, certamente, ancestrale e ben rappresentata dal tipo biblico che Èva individua, è l'idolatria dell'io. Un culto che tende ad assolutizzarsi nelle nostre società moderne con evidenza sempre maggiore e con conseguenze etiche e sociali dirompenti. Le concause sono molteplici e devastanti; attentano alla conservazione della morale cattolica, in cui Dio è Dio e l'uomo è l'uomo. Intervengono, infatti:
- elementi religiosi(le nuove spiritualità filosofiche e le sette orientaleggianti);
- indirizzi politici (l'equiparazione dei diritti propri dei soggetti sociali - ad esempio la famiglia - alle pretese dei singoli individui che, in nome della democrazia, chiedono la medesima tutela da parte dello Stato);
- fattori socio-economici(la crisi dei sistemi tradizionali e l'esasperato individualismo dei mercati senza più regole oggettive).
L'io è il nuovo Assoluto, che si propone di fare a meno di Dio o anche di sostituirlo. Già nella filosofia dell'antica Grecia si postulava:
- L'uomo è il metro di ogni cosa" (Protagora).
Giova ricordare - se la lezione del Libro della Genesi, nella notte dei tempi, non èeloquente - che gli antenati del culto dell'io sono alla base dell'ateismo moderno. Homo homini deus, "l'uomo è il Dio dell'uomo" insegnavano gli antichi; una massima ripresa da L. Feuerbach e idealizzata dai padri dell'ateismo quali C. Marx, S, Freud, F. Nietzsche. È questa la cosiddetta egolatria, cioè l'idolatria di se stessi.
Una congrega di falsi profeti, profeti che annunciano tempi nuovi, nei quali la liberazione dell'uomo da ogni adorazione di Dio (vista come alienazione religiosa) sarebbe per l'uomo stesso causa di felicità. Profeti falsi e pericolosi, il cui fascino non si attenua: giornali e televisioni propinano senza posa paradisi terrestri e forme di messianismo temporale di ogni specie.
Dov'è l'inganno triste, la falsità che va perpetrandosi? Se l'io si fa criterio supremo di valore e di condotta, lo stesso io pone un problema serio a se stesso, la cui soluzione, fuori da Dio, si fa tragedia. Infatti, se io sono regola suprema di vita per me stesso, perchè - ad esempio - devo rispettare questa vita che mi è data senza il mio consenso? Perchè devo continuare ad accettarla, se la vita mi diventa insopportabile? Perchè non posso disporne a mio piacimento e determinarne la fine quando io reputo opportuno?
Oggi si parla pressantemente di modificazione genetica, come massima affermazione del genio dell'io. Ebbene, fuori da Dio, chi darà all'uomo il brevetto di autenticità? Quale legge? Quale macchina o procedimento tecnico potrà mai far questo?
La storia sembrerebbe non averci insegnato nulla. Gli esiti di ogni forma di religione antropocentrica, sostitutiva di Dio, sono sempre stati tragici: dittature, totalitarismi, selezione genetica, eccidi, stermini".
Maestro Toni Bottinelli che suona Johann Sebastian Bach in "Jesu, Joy Of Man's Desiring" (Gesù gioia dei desideri dell'uomo)


