Sito dedicato ...
La dedica è per tutti i SACERDOTI MARTIRI della chiesa imolese. Ve ne sono però alcuni poco ricordati e onorati, vittime della omertosa "furia impunita" di stampo COMUNISTA - NAZIFASCISTA. Perchè l'amministrazione comunale imolese, così solerte in passato nel dedicare al dittarore comunista Tito un giardino in via Villa Clelia per poi fare ipocritamente marcia indietro, non fa ergere monumenti commemorativi per le vittime dell'omertosa furia impunita comunista nostrana post-bellica? Perchè, ad esempio, l'amministrazione comunale imolese (o lughese) non dedica un bel giardino ai 350.000 italiani che per colpa del comunista Tito dovettero abbandonare l'Istria, Fiume e la Dalmazia e agli oltre 20.000 italiani che prima di essere gettati nelle foibe subirono ogni sorta di torture, compresi decine di sacerdoti? Perchè, ad esempio, l'amministrazione comunale imolese (o lughese) non dedica un bel giardino ai 15.000-30.000 italiani uccisi nel "triangolo della morte" emiliano-romagnolo dai comunisti-stalinisti?
Perchè dall'amministrazione comunale imolese e lughese non sono stati edificati monumenti commemorativi dedicati ai laici e ai preti imolesi innocenti uccisi vigliaccamente dai "partigiani" comunisti? Vi sono frange comuniste che l'osteggiano apertamente. Occorre uscire dalla omertà e dal silenzio imposto dal Partito fino ad ora, talvolta, anche con minaccie e depistaggi!!!
Qual era la tattica? Dice Roberto Beretta: "[Il compagno] pugnalava alle spalle i parroci per eliminare un nemico di classe, li copriva con una raffica per vendetta o ideologia, talvolta persino quando il reverendo si trovava schierato dalla sua stessa parte come partigiano... E poi, anche dopo il delitto, infieriva sul nemico terrorizzando i fedeli perchè non partecipassero ai funerali della vittima, oppure seppellendola sotto le più infamanti dicerie e diffamazioni morali" (Roberto Beretta, "Storia dei preti uccisi dai partigiani", Piemme 2005, p.8). La storica Elena Aga Rossi che, insieme al marito Victor Zaslavski ha compilato un fondamentale studio su Togliatti e Stalin partendo dagli archivi dell'ex URSS afferma: "Vi era una aspettativa concreta dei dirigenti locali del PCI verso un 'ora X per la rivoluzione sociale e politica. Perchè è vero che le alte sfere del partito chiedevano ufficialmente la moderazione e dichiaravano ufficialmente la moderazione e dichiaravano il rispetto dei metodi democratici, ma nello stesso tempo guardavano con condiscendenza chi uccideva, secondo la nota logica dei 'compagni che sbagliano'. Il partito poi non ha mai denunciato, mai, un assassino; anzi li ha protetti e li ha fatti fuggire all'estero... quanto ai preti morti era una EPURAZIONE MIRATA... I preti hanno influenza nella comunità... per questo vengono colpiti... Ma è soprattutto il clima di intimidazione [del PCI] che si crea in quegli anni ad essere totalmente sottovalutato dalla storiografia: non si denunciavano i soprusi perchè in certe regioni esisteva un controllo politico. Il che in un certo senso è spaventoso, ma è anche una prova che dietro c'era una rete. Che quei delitti non erano frutto della iniziativa dei singoli" (Roberto Beretta, "Storia dei preti uccisi dai partigiani", Piemme 2005, pp.136.138).
Il partigiano Giuseppe Dossetti non esitò nel 1956, in un celebre discorso a Bologna, a denunciare i "quattro tradimenti di Togliatti" fra cui quello "di aver tradito la resistenza per lo sfruttamento politico della lotta di liberazione allo scopo di asservire il proprio paese ad una potenza straniera". In effetti Togliatti appoggiava le nefandezze di Tito a danno dell'Italia, nascondeva le nefandezze di Stalin anche a danno degli italiani prigionieri in Russia e incoraggiava la "rivoluzione bolscevica" dopo il 25 aprile secondo il motto "Ha da venì baffone!" ma apertamente parlava di "via italiana al socialismo". Il partigiano Paolo Emilio Taviani dichiarò che "la spaccatura avvenne già nella reistenza sulla politica estera, poichè il PCI si era caratterizzato per la sua INCONDIZIONATA ADESIONE sul piano internazionale, all'Unione Sovietica e alla politica stalinista".
"Guai a chi tocca i Miei consacrati" (Salmo 105,15).
![]() |
Uccisi dai nazisti | ![]() |
Uccisi dai comunisti |
| don Gabriele Costa | don Tiso Galletti | ||
| don Settimio Pattuelli | don Giovanni Ferruzzi | ||
| don Luigi Pelliconi | don Giuseppe Galassi | ||
| don Teobaldo Daporto | |||
| Beatrice Manzoni Ansidei | |||
Il papa Giovanni Paolo II in visita pastorale in Emilia Romagna, il 23 settembre 1990 ad Argenta (RA), ebbe a dire sul luogo del martirio di don Giovanni Minzoni: "Nel rendere a lui omaggio, noi intendiamo fare memoria dei tanti suoi confratelli che hanno sacrificato la loro vita per la fedeltà alla missione di pastori di anime... Il punto dove il testimone di Cristo era caduto diveniva così il luogo della “confessione” della fede di tutta la Chiesa. Lì si celebrava l’Eucaristia con l’altare posto sopra le sue reliquie, quasi a fare un corpo unico, sacrificato in due tempi, ma offerto sempre insieme “come ostia vivente, santa, gradita a Dio” (Rm 12, 1)... Argenta stasera diventa quasi il luogo della “confessione” corale di quel corteo di sacerdoti che, come don Minzoni, sono caduti nell’esercizio generoso del loro ministero. Che cosa “confessano” questi moderni testimoni della fede? Essi dicono che a spingerli a preferire la morte anticipata, piuttosto che l’infedeltà al mandato pastorale, è stato un amore più grande di loro: lo stesso amore assoluto con cui Dio li aveva amati... In questa confessione - espressa non parlando, ma morendo - sta il valore della loro testimonianza. Nella loro vicenda si ripropone al nostro sguardo tutto il mistero cristiano, con l’intatta purezza, la serietà, la potenza delle origini... Il modulo del sacrificio della propria vita per gli altri si ripeterà identico vent’anni più tardi con i sacerdoti uccisi prima, durante e dopo il secondo conflitto mondiale: anch’essi saranno considerati nemici pericolosi perché legati alla propria gente, o perché capaci di farsi innanzi per proteggere i più deboli, per protestare o per supplicare, o perché - e sarà il caso più frequente - pronti a soccorrere caritatevolmente, in obbedienza al Vangelo, i nemici dell’una o dell’altra parte in conflitto. Tanto don Minzoni quanto i suoi confratelli, nell’esercizio del loro ministero, entrarono in urto con uomini che traevano ispirazione dall’una o dall’altra delle ideologie totalitarie e neopagane, che hanno segnato dolorosamente questo nostro secolo. Esse costituivano una negazione diretta della verità sull’uomo, creato a immagine di Dio ed elevato, in Cristo, alla dignità di figlio suo, come ci dice la rivelazione, che accogliamo nella fede... Perciò questi nostri fratelli nella fede che, contro tali avversari, difesero i diritti della persona umana, elevata, in virtù della grazia di Cristo, a una dignità senza uguali (cf. Gaudium et spes, 22), non fecero che obbedire a un’esigenza derivante dalla fede. E quando, guidati dall’amore più puro per i fratelli, essi si spinsero, in questa difesa, fino al dono supremo della vita, il loro gesto poté ben essere considerato come una vera e propria testimonianza di fede...Fratelli e sorelle delle Chiese che vivono in Emilia-Romagna! È proprio in questa prospettiva che io vi dico: rimettete nel massimo onore l’eredità inestimabile della testimonianza eroica di amore cristiano, resa dai vostri sacerdoti! Dedicate una nuova attenzione alle ricchezze che vi sono racchiuse, e ricuperatene la connessione con tutto il mistero cristiano. Tenete viva la memoria di questi vostri eroici sacerdoti, testimoni dei diritti dell’uomo, oltre che di quelli di Dio. Riconoscete in loro il frutto e il segno inconfondibile della presenza operante di Cristo risorto nella sua Chiesa... Nessuno meglio di voi può capire ciò che è passato nell’animo di quei vostri confratelli, della cui testimonianza voi andate giustamente fieri. Dal loro esempio voi avete imparato a essere i pastori di tutti: tutti sono vostri e voi siete di tutti".
(dal quotidiano "La Voce di Romagna", del 25 aprile 2009, p.15) |
Il nostro vescovo Mons. Tommaso Ghirelli ha celebrato una bellissima S. Messa il 7 luglio 2005 presso la ex villa dei conti Manzoni, a 60 anni dall'eccidio comunista sostanzialmente impunito, della contessa Beatrice Manzoni Ansidei e della sua famiglia. L'omertà ideologica imposta alla popolazione dalle minaccie armate e violente del Partito è stata talmente assimilata che i cadaveri sono stati "scoperti" solo 3 anni dopo in una fossa comune in prossimità del ponte di Villa Pianta e ancora adesso molti testimoni sono restii a parlare. Cosa ha detto nella omelia il nostro Vescovo? Ha detto: "E' tempo che il pentimento sia espresso e i torti siano riparati, davanti a Dio e alla società... La contessa Beatrice Manzoni Ansidei, i suoi tre figli e la domestica ispirano i sentimenti di pietà perchè proprio nella notte fra il 7 e l'8 luglio di sessant'anni fa venivano prelevati da questa casa e a pochi chilometri da qui venivano poi assassinati con fredda determinazione, da un gruppo di giovani ubriachi dell'ideologia comunista. Non opposero resistenza, come agnelli condotti al macello patirono in silenzio passando per questa loggia" (dal testo "Beatrice Manzoni Ansidei donna della carità oltre il suo tempo", Vittorio Tampieri, p.76).
La famiglia Manzoni viveva concretamente il Vangelo. La contessa Beatrice Manzoni, responsabile mondiale del ramo femminile della San Vicenzo, vendette più del 70% del patrimonio famigliare per sostenere la povertà dei suoi concittadini che l'amavano. E mentre buona parte del partito propagandava l'odio di classe, in special modo contro i preti e i padroni, la contessa dopo che vide uccidere a bastonate i tre figli, mentre la seviziavano disse con l'amore di Gesù nel cuore "Vi perdono". "Ritenuto il maggior responsabile dell'eccidio è Diego Donigallia luogotenente di Silvio Pasi detto Elic che gode di una triste fama di crudeltà" (Gianfranco Stella, "Crimini partigiani in Romagna", 2008, p.84).
Cosa succedeva in quegli anni? Ce lo spiega Gianfranco Stella di Fusignano che vinse anche una causa per diffamazione intentatagli da Arrigo Buldrini detto "Bulow" capo dei comunisti partigiani di Ravenna: "I partigiani di Boldrini una volta smobilitati avevano continuato ad uccidere, con la compiacente benedizione del Partito comunista" (Gianfranco Stella, "Crimini partigiani in Romagna", 2008, p.7). Lo scrittore Stella, a cui va la nostra stima, narra di due episodi inquietanti che coinvolsero il medagliato Boldrini tra l'altro ufficiale fascista fino all'8 settembre 1943 prima del generlizzato "salto della quaglia" di molti per opportunismo, senza il quale non si muoveva foglia partigiana in Romagna, e alcune mamme che confidenzialmente gli venivano a chiedere della sorte del figlio scomparso; "la madre di Antonio Parlanti, ucciso dai partigiani di Boldrini... parlò con Boldrini... e postagli la domanda le rispose [Boldrini]: 'A l'ho fat amazè'... [allo stesso modo] Anche la madre dei tre fratelli Villa, Alfredo, Vincenzo e Nazario, uccisi a Codevigo non si dava pace. Attendeva il sindaco sullo scalone del Comune e quando lo intravedeva gli andava incontro e lo supplicava. Un giorno che non potè evitarla Gino Gatta, sindaco di Ravenna ed ex commissario politico della 28a Brigata Garibaldi con il soprannome di "Zalet", le risposte: 'Andì da Bulow, lo ul sa'. Gatta confesserà anni dopo che questi incontri per lui erano una gran pena, un grave peso che sentiva, dal quale non riusciva a liberarsi" (Gianfranco Stella, "Crimini partigiani in Romagna", 2008, pp.76.77). E questi sarebbero i "buoni"? Inoltre Gianfranco Stella ha vinto la querela con Arrigo Boldrini dimostrando che è lui il "boia di Codevigo" (addrittura il 4 dicembre 2008 gli hanno dedicato un busto nel Comune di Ravenna!).

Dal "Il Resto del Carlino" del 16 luglio 1998
Questo operare a "briglie sciolte" come ha affermato Francesco Montanari, comandante della brigata partigiana Mazzini, ha portato anche ad un arricchimento indebito dei "rossi": "Abbiamo potuto assistere a un sacco di furti o crimini impuniti, perchè commessi da partigiani protetti dal PCI..." (Gianfranco Stella, "Crimini partigiani in Romagna", 2008, p.7). Del comandante Mazzini dice lo scrittore Stella: "Non si vantò mai d'essere partigiano, anzi se ne vergognò quando vide che il Partito comunista graziava e decorava i 'combattenti' inqualificabili al solo fine di rafforzare l'Anpi, emanazione del Partito. Sostenne che i veri partigiani, onesti e puri, 'che non furono molti', finito il periodo bellico tornarono alle loro attività, generalmente criticati dai comunisti come 'reazionari' e 'qualunquisti'" (Gianfranco Stella, "Crimini partigiani in Romagna", 2008, pp.18.19). Fu Silvio Pasi, detto Elic, capopopolo comunista della Giovecca che presiedeva il famigerato ponte della Bastia e che sempre riferiva delle sue "azioni" ad Arrigo Buldrini a pianificare "ingiustificabili episodi che sconvolsero, dopo la liberazione, la zona di Giovecca ed in parte di Voltana... affermava di voler realizzare anche con la violenza, il comunismo, al quale si era votato fin dal 1930. A questo pericoloso concetto 'filosofico' aveva portato tutti i partigiani della zona" (Atos Billi, "Voltana, una comunità particolare", 2002, p.238). In una lettera del giugno 1944 scrive Silvio Pasi a Boldrini detto "Bulow": "La situazione è calma, ciò è indizio di fifa da parte del popolo... Credo sia opportuno mettere la massa davanti ad una serie di fatti compiuti, forse allora capisce e si muove. Saluti Elic" (A.F. Babini, Giovecca, 1980, p.292). Il Partito lo lascia e li lascia operare! A questi soggetti sono state date medaglie e dedicate strade. Nessuna medaglia d'oro ai preti massacrati dai comunisti nostrani che sono i veri difensori della libertà antideologica contro la barbarie nazifascista prima e stalinista poi. Incredibile!!! Afferma giustamente il Card Giacomo Biffi nel 1995 a commento dell'uccisione post-bellica di 130 preti ad opera dei "rossi": «Questa impressionante serie di crimini [comunisti] dice che c'era a quel tempo il piano di impadronirsi politicamente della nostra società [del "Partito"] attraverso l'intimidazione della gente». Altro che "questione morale". Qui c'è un ABOMINIO MORALE irrisolto del comunismo italiano!!! Non basta cambiare il nome al Partito in PDS o PD. E' tempo di riaprire le fosse comuni del comunismo nostrano come quella nei pressi del ponte della Bastia e di non aver paura di chiamare le "stragi" con il loro nome e di commemorare adeguatamente le vittime. E' tempo che i dirigenti del Partito riconoscano di aver ingannato per 70 anni i loro iscritti paventandogli il paradiso immanente bolscevico fondato sull'odio di classe. E' tempo di grande umiltà... E' tempo che il capo dello Stato assegni le medaglie al valor civile alle vittime della ferocia impunita del comunismo nostrano! E' tempo che la Chiesa italiana, come la Chiesa spagnola e la Chiesa messicana, indichi un giorno di memoria delle vittime innocenti del comunismo nostrano. Purtroppo l'unico dei 130 sacerdoti uccisi dai "partigiani" comunisti, don Francesco Venturelli di Carpi, ad avere ricevuto la medaglia d'oro alla memoria dal Presidente della Repubblica Ciampi, non l'ha avuta per essere stato un martire della libertà contro il bolscevismo ma per la sua "attività caritativa".
Don Francesco Bonifacio è il primo sacerdote beatificato dalla Chiesa in quanto ucciso dai comunisti titini ed infoibato in "odio alla fede".
Un'opera accurata di rimozione storica della "Resistenza fatta dai non-comunisti" operata dal "Partito" che come "gendarme della memoria" bolla come "Revisionismo" ogni tentativo di farè maggior verità e continua indefessa con l'avvallo dei laicisti anticattolici e massoni. Ma le cose che ha avuto il coraggio di dire Otello Montanari, Gianpaolo Pansa ed altri sono le stesse che "La Penna", periodico liberale e cattolico pubblicato nel 1945-47, sosteneva; fu chiuso dopo minacce, botte e incendi.
Nella Diocesi di Imola vengono dedicate vie ai "boia" impuniti comunisti-stalinisti e nessuna via alle vittime innocenti. Ad esempio nel Consiglio Comunale di Lugo il 16 ottobre 2008 è stata respinta la giusta proposta del centro-destra di dedicare una strada alla contessa Beatrice Ansidei Manzoni, martire e grande benefattrice lughese. Chi l'ha respinta? L'ex margheritino Fausto Cavina e la giunta comunale del sindaco lughese Raffaele Cortesi. D'altra parte vengono dati onori agli assassini, ad esempio dal Comune di Cervia, come Ettore Martini esecutore materiale dell'eccidio Manzoni o dal Comune di Conselice e di Lavezzola con strade dedicate a Silvio Pasi ritenuto dai giudici la mente dell'eccidio Manzoni. Vergogna!!! Quando succede che anche viene dedicata una via o un parcheggio dalle amministrazioni locali, come è successo a don Tiso Galletti, però non viene mai specificato chiaramente che fu vittima resistente all'ideologia sanguinaria comunista, perchè ucciso dai comunisti, oltre che in vita resistente con il suo zelo di prete-buono a quella nazifascista.
La Resistenza della Chiesa e due diversi partigianesimi: cristiano e stalinista
Afferma lo storico Mino Martelli: "I Patti Lateranensi del 1929 con l'Italia di Mussolini e il Concordato del 1933 con la Germania di hitler possono considerarsi tentativi di imbrigliare contrattualmente le due furie scatenate. Tentativi di Resistenza. Come tentativi di Resistenza sono da riternersi oggi [anni '70] gli accordi stipulati o in elabrazione con la Jugoslavia, con la Polonia, con l'Ungheria con la Cecoslovacchia e con altri paesi comunisti. Non capitolazioni. Non diventò fascista o nazista la Chiesa dopo i Concordati con la Italia e la Germania; non diventerà comunista dopo gli accordi con gli Stati rossi. Nè complice. Perchè il freno allo strapotere, caratteristica di quei patti, non può onestamente scambiarsi per frustra di complicità. Poi la Resistenza si fece aperta, diretta e fierissima. E non si badi bene, quando Mussolini, Hitler e Stalin erano in crisi [in particolare la gran parte dei partigiani si costituirono dopo l'8 settembre 1943 con la crisi di Mussolini e Hitler] o in flessione di prestigio, a quando i tre dittatori troneggiavano baldanzosi sul corazzato piedistallo della loro potenza. Il 29 giugno 1931, festa di S. Pietro apostolo, con la enciclica "Non abbiamo bisogno", il papa Pio XI condannava i soprusi e le violenze del fascismo. Il 14 marzo 1937, con la enciclica "Mit Brennender Sorge", letta la domenica delle Palme, 21 marzo, in tutte le chiese tedesche, il papa condannava il nazionalsocialismo. Il 19 marzo del medesimo anno, festa di S. Giuseppe Lavoratore, con la enciclica "Divini Redemptoris" condannava il comunismo ateo. Le prime due encicliche furono fra le pochissime encicliche scritte non in latino, ma in lingua nazionale perchè la condanna del Papa pervenisse più rapida e immediata ai destinatari. L'enciclica contro il fascismo era nata, sì, occasionata da "durezze e violenze fino alle percosse e al sangue" che "precedettero, accompagnarono e seguirono l'esecuzione dell'improvvisa e poliziesca misura" contro le associazioni cattoliche, ma coinvolse praticamente i metodi persecutori e le finalità dispostiche del sistema, il monopolio educativo e il totalitarismo propri del regime... L'enciclica contro il comunismo ateo fu un griso di dolore per la atrocità commesse da Stalin in Russia e ripetute dal 1926 al 1935 nel Messico e nel 1935-1936 in Spagna; e fu il segnale d'allarme per una schiavitù che il terrorismo ha imposto a milioni di uomini e diffuso con una propaganda veramente diabolica quale forse il mondo non ha mai più veduta... e con un odio, una barbarie e una efferatezza che non si sarebbero credute possibili nel nostro secolo al fine di istaurare una società senza Dio. Tre atti di Resistenza che ebbero risonanaza mondiale. Non minore resistenza venne da uno degli ultimi gesti di sfida del vecchio papa ottantenne. In coincidenza con la visita ufficiale di Hitler fecea Roma dal 3 all'8 maggio 1938, Pio XI partì dal Vaticano e se ne andò a Castelgandolfo "perchè, rivelava argutamente l'Osservatore Romano del 2-3maggio, l'aria di CastelGandolfo gli fa benementre questa gli fa male". Il giornale della S. Sede ignorò completamente le novità romane di quei giorni e i musei vaticani rimasero chiusi "per necessità di riordinamento interno". Ma papa Ratti disse nell'udienza del 4 maggio 1938 a Castelgandolfo; "Tristi cose avvengono, molto tristi cose, e da lontano e da vicino. E tra le tristi cose, questa: che non si trova troppo fuori di posto e furo di tempo inalberare a Roma, il giorno della Santa Croce, l'insegna di una croce che noon è quella di Cristo". Era la croce uncinata dell'anticristo! La solidarietà col papa dei preti, frati e suore fu completa e Roma si svuotò... c'ero anch'io... Conn il successore papa Pio XII la Resistenza continuò. S'incentro contro l'imminente mostruoso parto della dittatura: la guerra. Il 24 agosto 1939, otto giorni prima del macello mondiale, il pontefice lanciò un appello angosciato: "Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo. Nulla è perduto con lace; tutto può essere perduto con la guerra". Il 31 agosto un ultimo messaggio fu consegnato ai rappresentanti diplomatici presso la S. Sede di Germania, Polonia, Grtan Bretagna, Franci e Italia. Il Papa non venne ascoltato e scoppiò la guerra. Gli sforzi di Pio XII furono diretti a ritrarre l'Italia dalla guerra... La Resistenza come mentalità antiviolenza ha dunque avuto nel cristianesimo il collaudo dei millenni... Dice Piero Calamandrei: "Se si accetta che alla confluenza di questo più ampio e svariato fenomeno della Resistenza ci stiano dei valori, quale l'avversione alla dittatura, la comunione e la fraternità umana, la difesa dei diritti dell'uomo, bisogna ammettere che la Resistenza ebbe un carattere religioso". Quasi la rivincita in nome della libertà di ciò che nell'uomo è sacro, contro la profanazione idolatrica dei virus razzistici, statalistici, classistici che sono sempre stati i propellenti, ali alibi e l'emanazione delle dittature... Senza sminuire il valore delle altre forse politiche calate nella Resistenza, è fuori di dubbio che nessuno, di quanti si gettarono nella lotta di liberazione nazionale, portava con sè un patrimonio dottrinale più completo di quello cristiano da concretare in azione... L'opposizione cattolica fu più vasta e più incisiva perchè esplose all'interno del sistema... Tanto che Farinacci definiva l'Osservatore Romano [sottoposto alla censura fascista] "l'organo ufficiale dell'antifascismo" che spesso veniva bruciato nelle piazze dalle camice nere... La grande palestra di allenamento e la grande riserva della Resistenza fu l'Azione Cattolica , che nel 1940 contava più di un milione di iscritti e che nella guerra diede novantanove medaglie d'oro e nella resistenza 1269 Caduti, 87 medaglie d'oro, di cui otto a vivi, 315 medaglie d'argento, di cui 79 a vivi, 399 medaglie di bronzo, di cui 140 a vivi, 342 croci di guerra, di cui 168 a vivi, per un totale di 1143 decorati nella lotta di Liberazione. L'Azione Cattolica, come riconobbe Luigi Salvatorelli, nel crollo delle altre forze politico-sociali indipendenti fu ritenuta dal fascismo come "l'unica concorrente rimasta". Certo è che nessuna opposizione contemporanea al regime ebbe la portata e i limiti della 'indipendenza' educativa rivendicata dalla Chiesa e dai cattolici italiani... Che fosse necessaria la presenza delle masse cattoliche per dare alla Resistenza e al partigianesimo un respiro corale, lo capirono anche i dirigenti del partito comunista che nel 1942 attraverso 'Radio Milano libertà' indirizzarono ai cattolici un inusitato messaggio... Il Messaggio comunista conteneva nientedimeno un invito a pregare la Madonna... Ma il motto dell'Azione Cattolica Italiana era: preghera, azione e sacrificio... Dopo il crollo fascista del 25 luglio 1943 e dopo il fallimento bellico dichiatato l'8 settembre 1943, l'anima della Resistenza cristiana, cioè della mentalità antitotalitaria, preparata a concretare un nuovo costume democratico, per accelerarne la realizzazione, scelse la strategia del partigianesimo...
1)Il partigianesimo cristiano assunse una propria caratteristica: lotta che doveva affiancare lo sforzo alleato contro i tedeschi che escludeva la guerra civile, quindi la vendetta indiscriminata contro gli italiani anche se fascisti poichè i fascisti dovevano essere individuati, giudicati regolarmente e condannati solo se colpevoli di crimini, non in quanto fascisti nella prospettiva d una armistizia generale nella riconciliazione nazionale. Si escludeva la guerriglia locale che faceva piccoli danni ma determinava grandi rappresaglie nella popolazione. Il carattere del partigianismo cattolico è più militare che politico.
2)Il partigianismo stalinista vuole attuare con ogni mezzo l'eleminazione fisica indiscriminata dei tedeschi-fascisti per mezzo della guerriglia anche a prezzo delle rappresaglie contro la popolazione [es Fosse Ardeatine, Marzabotto, ecc] per far insorgere in essa il desiderio della vendetta ed accendere la sollevazione bolscevica popolare che in sostanza mai avvenne. Il carattere è propriamente politico prima che militare con la presenza frequente dei commissari politici stalinisti nelle brigate Garibaldi che istigando le vendette, similmente all'esperienza spagnola, determinarono la rappraglia contro un fiume di sangue innocente, preti compresi e istigando alla giustizia sommaria.
A Imola, il 3 maggio 1945, il volantino del partigianesimo stalinista firmato "Il Comunardo" minacciava: "La vostra battaglia non è ancora vinta! Rimangono ancora i preti, la borghesia rurale e industriale e i piccoli e grandi capitalisti... Partigiano! All'erta!".
Coerentemente l'eroico clero italiano si schierò contro i tre totalitarismi: nazista, fascista e comunista denunciando apertamente anche gli episodi barbari di giustizia sommaria del partigianesimo stalinista e soccorrendo in ogni modo sempre la popolazione civile senza distinzione ideologica" (Mino Martelli, Una guerra e due resistenze(1940-1946), ed Paoline, pp.36-64).
Il nostro grande don Mino Martelli "che si era ben documentato, ascoltando anche 150 testimoni, e la cui preoccupazione era soprattutto apologetica nei confronti dei suoi confratelli e dei cattolici, accusati troppo spesso di non 'aver fatto la Resistenza'", scattò automatica l'accusa fascista e cercarono di diffamare la sua onorabilità. Prima i compagni l'avevano anche aggredito fisicamente. Ancora nel 1982, replicando da un giornale imolese a chi aveva giudicato "insensato e provocatorio" un suo intervento per ricordare i martiri cattolici durante un dibattito sulla Resistenza, scriveva così: "Benedetti comagni comnunisti, imborghesiti ma ancora irrimediabilmente staliniani, che vedono sempre in chi dissente dalle loro idee un insensato provocatore, se non proprio un 'nemico del popolo' da eliminare! Beati e miti agnellini, primi della classe del partigianesimo nostrano, ma, a mio 'insensato e provocatorio' parere, del tutto fuori dell'orbita resistenziale!... I partigiani comunisti innocui e umanitari, indulgenti e idealisti nell'ottica staliniana, mai torsero un capello ad alcuno. Non mai odiati e mai razziato, mai minacciato, mai terorrizzato, mai torturato neppure un passerotto. Spedirono solo in Paradiso con un belk rosario di piombo durante e dopo la guerra, presumibilmente 110 sacerdoti, l'ultimo dei quali nel 1951 per via diretta dalla Toscana... A quanto mi consta nè i partigiani democristiani (80.000 in Italia), nè i repubblicani, nè i socialisti, nè i liberali hanno continuato a sparare dopo la guerra. Solo i comunisti, non tutti per fortuna, hanno abbondantemente e impunemente ucciso anche nel dopo fuerra e fino al 1951" (Roberto Beretta, "Storia dei preti uccisi dai partigiani", Piemme 2005, p.13).
Afferma don Mino Martelli:
"Se si dovesse stabilire una graduatoria di responsabilità, il primato, nel caso, spetterebbe ai comunisti; e non solo per il numero delle vittime mietute [= sacerdoti], quattro contro tre, ma anche per le circostanze aggravanti riducibili a quattro: di persona, di tempo, di modo, di fine.
I tedeschi erano stranieri, combattevano tra gente sconosciuta e uccisero stranieri. I rossi erano italiani, combattevano tra gente conosciuta e uccisero italiani.
I tedeschi uccisero nel corso di una guerra guerreggiata, i rossi uccisero tre dei quattro sacerdoti a guerra da tempo conclusa.
I tedeschi agirono di norma apertamente ed espiarono come popolo la pena dei loro crimini. I rossi agirono di norma vigliaccamente e rimasero quasi sempre impuniti.
I tedeschi uccisero presunti nemici, per vincere la guerra, e si macchiarono di crimini militari nell'orbita del più grande crimine che era la guerra. I rossi uccisero avversari di idee, ma anche compagni di lotta, quando non c'era più da vincere la guerra, ma solo da usurpare il potere con la violenza nel dopoguerra, e si macchiarono di crimini politici nell'orbita ancora sfumata di una nascente, debole democrazia.
Ma ad un trentennio dei misfatti, l'odio contro i responsabili dei due fronti è del tutto caduto. Se qualche volta avesse tentato di affiorare al di sopra delle ferite ancora fresche e brucianti, oggi, placato dal tempo, dalla volontà e dagl ideali di perdono degli uccisi, è del tutto scomparso. Rimane solo pena, rimane solo pietà per chi ebbe la sventura di macchiarsi mani e coscienza di innocente sangue sacerdotale... Il professor don Lorenzo Bedeschi, in un suo libro di vecchia data, riportò la delicatissima frase di un comunista, colto a guerra finita, da una conversazione di osteria a San Giovanni in Persiceto: "Se dopo la liberazione, ogni compagno avesse ucciso il proprio parroco e ogni contadino il padrone, a quest'ora avremmo già risolto il problema". E commentava: "Così il problema è rimasto insoluto, ma il tentativo di risolverlo a quella maniera, spiccia, lo si fece purtroppo". I quattro sacrilegi rossi contro i preti imolesi furono tutti consumati nel 1945. Il primo ad aprile, agli ultimi sgoccioli della guerra. Gli altri tre a lierazione avvenuta: due nel maggio e uno nel settembre...Dopo don Teobaldo Daporto preti assassinati non ce ne furono più anche se continuarono gli omicidi, anche di intere famiglie...Fu allora che prese vigore la seconda Resistenza del clero imolese che cominciò ad irrorare controveleno. Anch'io mi offrì volontario ad uscire dalle trincee e ad affrontare allo scoperto l'offensiva dell'odio con la controffensiva dell'amore, in conferenze, dibattiti, comizi, contraddittori, su piazze e cortili, in sale, cinema e teatri, attraverso polemiche giornalistiche, manifesti e volantini. Nel 1947 eravamo ancora intenti ad irrorare controveleno. In luglio esplosero bombe davanti alla sede del circolo cattolico "Silvio Pellico" d'Imola. In quel mese e nell'agosto successivo io stesso subii tre aggressioni: due fisiche e una morale. La stampa rossa vomitò veleno. Ma non capitolammo. Il trionfo del 18 aprile del 1948 segnò la condanna della bestiale violenza stalinista, ma fu anche il trauma benefico che lentamente portò i rivoluzionari della dittatura rossa ad abbracciare la strategia, e speriamo non solo la tattica, della non violenza e del pluralismo politico per la convivenza civile. Per questa "conversione", se sincera, un pò di merito debba attribuirsi al sangue dei preti morti e alle sofferenze di quei preti vivi che hanno creduto a quel testamento d'amore lasciato dai martiri" (Mino Martelli, Una guerra e due resistenze(1940-1946), ed Paoline, pp.217-218.224.235).
Ma qual era il progetto dei comunisti dopo la guerra?
"Soltanto da qualche anno a questa parte, soltanto da quando ho la serenità necessaria per confrontare ciò che c'era insegnato durante la guerra partigiana con quello che è poi realmente accaduto, ho cominciato a capire i veri metodi del Partito comunista, gli scopi reali che persegue. Quando, prima e dopo l'aprile 1945, i nostri capi ci dicevano che dovevamo ammazzare tutti i fascisti, uomini e donne per gettare le basi di una società che avrebbe avuto regno soltanto la giustizia, io ci credetti e feci il mio dovere, ma adesso, a molti anni di distanza, ora che ho visto gli arricchimenti illeciti dei nostri capi di allora e la miseria dei gregari, voglio che tutti sappiano quello che io so... In quei giorni [Ferrari si riferisce a dopo il 25 aprile 1945, ndA] si uccideva la gente con una facilità inaudita. Noi avevamo l'ordine di agire a nostro piacimento, perchè si procedesse all'eliminazione dell'intera classe dirigente anticomunista. Fu così che molte persone furono prelevate e uccise senza che avessero mai commesso alcuna colpa, nè fossero mai stati fascisti. L'odio che ci avevano inculcato i dirigenti del Partito comunista si era scatenato nella maniera più barbara: non si ebbe pietà nè di donne nè di bambini... [dice Massimo Caprara, che fu segretario personale di Palmiro Togliatti]: Le truppe d'occupazione alleate, non riuscirono a frenare la mattanza, poichè erano ostacolate, spesso, dagli stessi Comitati di liberazione nazionale e dalle stesse questure che erano in mano alla polizia partigiana, i cui membri, piuttosto che impedire i massacri, ne furono volenterosi esecutori. Costoro si sentivano depositari ed amministratori di una presunta giustizia popolare e con sconcertante disinvoltura sopprimevano indifferentemente uomini, donne e bambini... di questa brutalità... Togliatti ne era puntualmente informato. Egli sentì la gravità e le colpe dell'ora, avvertì l'evidente illiceità da abusi commessi da notevoli frangie del partito del nord, ma non agì adeguatamente, doverosamente, per scongiurarle o meglio arrestarle. Fu uno dei momenti più neri dell'agitata carriera politica del capo del partito comunista italiano" (Gianfranco Stella, I lunghi mesi del '45 in Emilia e Romagna, vol.un., Ed L'Editoriale srl-Bologna, dicembre 2005-pagg.237-238, 14-15).
Gli slogan del "Partito Comunista italiano" erano: "La terra ai contadini", "Preti e padroni sono nemici del popolo", "Giustizia proletaria" e si traducevano in prassi ed azione politica (= anche in omicidi di "preti", "padroni", ecc.)... (Mino Martelli, op. cit.). La rivoluzione proletaria era lo scopo...
"I militanti comunisti non hanno avuto pietà neanche dei partigiani cattolici che combattevano i nazifascisti. Tra l'8 e il 12 febbraio 1945 a Porzus in Friuli un gruppo di partigiani cattolici appartenenti alla brigata 'Osoppo' venne massacrata da una brigata comunista guidata da Mario Toffanin. Tra le vittime Ermes, nome di battaglia di Guido, fratello dello scrittore Pier Paolo Pasolin. I comunisti uccisero i partigiani cristiani perchè si opponevano alla politica di alleanza con le truppe di Tito che voleva l'annessione dei territori italiani alla Slovenia. Bisogna dire che tra i molti laici uccisi ci sono anche socialisti e comunisti che non condividevano le direttive del Partito.
In merito alla causa di beatificazione e canonizzazione del seminarista reggiano Rolando Rivi, si parla di 'martirio' cioè di un crimine commesso in 'odio alla fede'. Ma quanti altri possono essere definiti tali? Secondo Pirina, 'L'aspetto più agghiacciante di queste storie è l'odio esercitato contro la fede cattolica e contro i sacerdoti che ne erano espressione. Gli assassini non si sono accontentati di ucciderli. Si tratta di sacerdoti che non avevano fatto male a nessuno, anzi erano esempi di carità e aiuto per tutti'... Molti dei commissari politici delle formazioni partigiane e garibaldine avevano combattuto in Spagna negli anni 1935-1936, quando si sparava sui crocefissi, sulle chiese, sulle statue e le immagini di Maria, quando vennero trucidate suore, sacerdoti, attivisti di associazioni cattoliche. Così si è ripetuto in Italia parte di quello che avevano già fatto in Spagna. Non è un caso che al funerale di don Ugo Bardotti, il vescovo di San Miniato non esitò ad accomunare l'assassino del sacerdote della sua diocesi, al 'clero martire della guerra di Spagna e alla Chiesa perseguitata nel blocco sovietico dell'Est Europa'i" (dalla rivista mensile, "Radici Cristiane", 14 maggio 2006, p.53).
Perchè dei crimini comunisti non c'è traccia, o quasi, nei libri di storia (es. Katyn)? Cosa si può fare per riprestinare la conoscenza della barbarie del "comunismo" sottraendo la verità ai "gendarmi della memoria"? Perchè viene insabbiata?
"L'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa a Strasburgo (46 Paesi membri, da non confondere con l'Unione Europea) approvava il 25 gennaio 2006 con 99 voti a favore e 42 contrari, una risoluzione presentata dal deputato svedese Goran Lindblad del Partito Popolare PPE che condanna i crimini del comunismo elencandone le "gravi violazioni commesse" e invitando tutti i partiti comunisti o post-comunisti degli Stati membri, nel caso non l'avessero ancora fatto, "a riesaminare la storia del comunismo e del loro proprio passato" e a "condannarli senza ambiguità". Tra i crimini del comunismo il relatore Lindbland includeva nelle sue pagine di rapporto "esecuzioni individuali e collettive, repressione sanguinosa di manifestazioni o di scioperi, deportazioni, sequestro e privazione dei beni, torture, lavori forzati, terrore", per cui "siamo di fronte ad almeno 100 milioni di morti". E' venuta a mancare la maggioranza sufficiente, i due terzi, per adottare anche una raccomandazione, sempre redatta dal deputato svedese, che chiedeva al Comitato dei ministri, l'organo esecutivo del Consiglio d'Europa, di diffondere una dichiarazione ufficiale con "una condanna internazionale dei crimini commessi dai regimi comunisti totalitari" e di organizzare una conferenza internazionale su questi temi. Inoltre invitava gli ex-Paesi comunisti che fanno parte dell'organizzazione europea a "lanciare una campagna di sensibilizzazione e ad erigere monumenti per commemorare le vittime" oltre a correggere i loro testi scolastici su questo tema. Lindblad nel suo rapporto scriveva poi che alla caduta dei regimi comunisti in Europa non ha fatto seguito "un'inchiesta completa ed approfondita, nè un dibattito sui crimini commessi da questi Paesi", che "non sono stati condannati neppure dalla comunità internazionale come è stato il caso per gli orribili crimini commessi dal nazismo... Quindi le cifre, tragiche, dei crimini del comunismo: secondo una valutazione per difetto - dice la risoluzione - il numero delle persone uccise dai regimi comunisti è questo: Unione Sovietica, 20 milioni di vittime; Cina, 65 milioni; Vietnam, 1 milione; Corea del Nord, 2 milioni; Cambogia, 2 milioni; Europa Orientale, 1 milione; America Latina, 150 mila; Africa, 1,7 milioni; Afghanistan, 1,5 milioni" (dalla rivista mensile, "Radici Cristiane", 14 maggio 2006, p.60).
Cosa vuol dire ricordare i nostri sacerdoti e fratelli di fede martirizzati?
Afferma giustamente Roberto Beretta: "Credo che i preti uccisi dalla Resistenza debbano essere per lo meno proclamati 'martiri del 18 aprile del 1948' ovvero delle elezioni che nel 1948 decretarono la sconfitta del Fronte popolare e mandarono in archivio l'illusione (fin allora lasciata coltivare volentieri ai militanti comunisti) che l'Italia sarebbe potuta diventare uno Stato socialista e consentirono alla traballante Repubblica di voltare finalmente pagina dedicandosi al futuro". Afferma la storica Aga Rossi "già per le elezioni del giugno 1946 si nota che, dove era stato forte il movimento partigiano rosso, più bassa era la percentuale dei voti comunisti. E lo stesso Togliatti aveva invitato a smettere le forme di partigianeria violenta che rischiavano di fargli perdere le elezioni. Così nel 1948: le figure dei preti uccisi vengono dimenticate a livello nazionale, ma non a quello locale. Vedendo quei morti, la gente si è rafforzata in certe idee sulla violenza del comunismo. E ha votato contro" (Roberto Beretta, "Storia dei preti uccisi dai partigiani", Piemme 2005, pp.230-231). Grazie alla Chiesa anche nel sangue dei suoi sacerdoti martiri la barbarie comunista togliattiana in salsa staliniana non ha prevalso.
Ricordarli vuol dire chiedere la loro INTERCESSIONE, nella COMUNIONE dei SANTI, per essere coraggiosi testimoni di Cristo e della Sua Chiesa, "sempre (pronti) a rispondere a chiunque (ci) domandi ragione della speranza (= Gesù) che è in (noi)" (1Pt.3,15); Gesù infatti dice: "chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli, ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio". (Mt.10,32.33). La Verità che diventa riconoscimento dell'Abominio non può che sfociare nel Perdono Cristiano in cui si affidano alla Misericordia di Dio le "vittime" e i "carnefici".
I NOSTRI SACERDOTI
MARTIRE del NAZISMO
Padre Gabriele Costa, nato a Massalombarda, al secolo Antonio, fu procuratore della Certosa di Farneta, presso Lucca, amico fraterno di Giorgio La Pira e Gino Bartali, martirizzato dai nazisti il 10 settembre 1944 assieme ai suoi confratelli, per avere ospitato "ribelli". Infatti, dopo l'8 settembre 1943 iniziò per l'Italia uno di periodi più difficili e confusi. La furia della guerra mostrò il suo volto più feroce. La Certosa di Farneta, rifugio di carità e d'amore, aprì le porte a quanti, oppressi dalle difficoltà e dai dolori, chiedevano assistenza e conforto. Toccava soprattutto a Padre Costa provvedere ai bisogni di tutti, la pietà dei monaci non faceva distinzioni di sorta e la Certosa ospitò quindi una grande eterogenea famiglia composta da monaci, oblati, giovani dei dintorni, contadini, operai, profughi, perseguitati, ricercati.
Le S.S. tedesche, installate vicino al convento, si insospettirono per alcune presenze ritenute “non permesse dalle leggi germaniche” e il 2 settembre 1944 fecero irruzione nel monastero. Il povero Padre Costa arrivò alla fine di quella operazione disfatto. Come Procuratore era a lui che i tedeschi dovevano rivolgersi per indicazioni e informazioni. Era lui che doveva aprire le porte, consegnare le chiavi, mostrare ogni cosa. Fu lui ad essere oltremodo maltrattato ed umiliato. Alla fine fu costretto a vestirsi in borghese. Fu poi condotto, con altri prigionieri a Nocchi, in un vecchio capannone e quivi imprigionato.
In quell'atmosfera angosciata la presenza dei Padri Certosini fu di grande conforto ed aiuto. Un testimone commosso, anch'esso poi ucciso, ebbe a dire, dopo un colloquio col Padre Maestro, di “non avere mai sentito nulla di così bello, nè mai sospettato sì meravigliose realtà”.
“Se ci ammazzano, disse Dom Gabriele, loro dicano che è stato proprio per carità”. Il 6 settembre i tedeschi, in ritirata, entrarono nel capannone-prigione e fecero una cernita.
Si capì subito quali erano i destinati alla morte: fra loro c'era Padre Costa. Tutti si confessarono e si prepararono al trapasso.
Il 10 settembre Dom Gabriele, con Dom Pio e il professore medico Guglielmo Lippi Francescani furono caricati su una camionetta, portati sulla strada per Ponte Forno e, arrivati ai piedi di una rupe, fatti scendere e falciati da una raffica di mitra. La carneficina non finì lì. Le vittime di quel giorno furono 40.
“Sarai un martire certosino” era stato detto in un sogno premonitore trascritto da Padre Costa anni e anni prima, quando aspirava a ritornare fra i certosini. La profezia si era avverata.
Per onorare la figura di Padre Costa il Presidente della Repubblica gli ha concesso la medaglia d'oro alla memoria. L'Amministrazione Civica di Massa Lombarda gli ha intitolato una strada ed ha fatto incidere il suo nome in una delle steli del monumento ai Caduti della Resistenza. La Comunità Cattolica ha fatto porre una lapide commemorativa nella Chiesa Arcipretale massese, ed ora auspica la beatificazione di questo martire della carità
"Don Settimio Patuelli conobbe il suo futuro compagno di martirio, don Gabriele Costa a San Patrizio. Parroco di Osta, si occupò anche di Castel del Rio dopo le minaccie di morte e il trasferimento del suo predecessore.
Il 23 settembre del 1944 furono uccisi in una imboscata dai partigiani, due tedeschi. I partigiani si diedero alla fuga. Don Settimio benchè molti abitanti fuggessero per timore della rappresaglia nazi-fascista, restò a Castel del Rio per sostenere coloro che erano restati senza nenache annullare il S. Rosario serale.
Il giorno dopo, domenica 24 settembre 1944, le SS rastrellarono il paese e radunarono con don Settimio, 23 persone e le uccisero nei pressi del campanile. Bruciarono la città e fecero saltare con la dinamite la chiesa e il campanile" (dal libro di Mino Martelli). Il 25 aprile 2006 il presidente della Repubblica Azeglio Ciampi gli ha conferito la medaglia d'oro alla memoria.

"Don Luigi Pelliconi, parroco di Poggiolo, doveva ospitare controvoglia i tedeschi che si erano insediati nella sua canonica che facevano razzie delle sue provviste e di quelle dei parrocchiani.
Il mattino del 14 aprile 1945, nel pomeriggio le prime avanguardie alleate sarebbero arrivate a Imola, un ufficiale tedesco salì a Poggiolo, portò don Luigi presso la fattoria detta Canova, lo fece spogliare della talare, lo torturò con un pugnale e lo finì con una raffica di mitra.
Venne così compiuta la vendetta di un ufficiale nazista che si vantava di aver fatto caput ad altri cinque preti e che nella ferocia trovava sfogo al suo sadismo di soldato sconfitto". (dal libro di Mino Martelli).

MARTIRE del COMUNISMO "nostrano"
"Martedì 3 aprile del 1945, di ritorno dalle benedizioni pasquali, le "belve rosse" attesero don Giovanni Ferruzzi e vigliaccamente lo uccisero con 7 colpi. Il denaro fu rubato, il permesso di guerra rilascaitogli dai tedeschi fu appuntato sotto il collo insanguinato. Al funerale la gente vigliaccamente si chiuse in casa. Il fratello di don Giovanni, Natale, preferì non denunciare il crimine ai tedeschi che avrebbero fatto una dura rappresaglia, avendo maggior fede nella giustizia divina. I "comagni" assassini rimasero impuniti. Uno di essi Paolo Marocchi detto è Scrucò, morto pochi anni dopo sotto il biroccio che stava guidando.
Ciò che condannò a morte don Ferruzzi fu soprattutto la sua condanna delle imboscate partigiane che provocavano indiscriminate e feroci rappresaglie tedesche nei confronti della popolazione inerme per la quale aveva, presso i tedeschi, tante volte interceduto con successo". (dal libro di Mino Martelli). Don Ferruzzi sotto il campanile della sua parrocchia aveva scavato un rifugio in cui aveva nascosto, a periolo della vita, partigiani. Al funerale di uno dei tre boia comunisti di don Giovanni Ferruzzi, di cui conosciamo nomi e cognomi, intervenne anche il grande capo del partigianesimo ravennate comunista-stalinista, Bulow, che disse, davanti alla nipote di don Giovanni: "Non abbiamo guardato in faccia a nessuno nemmeno a quelli con una tonaca nera". Vergogna!!!
Vedi "Diario di un prete romagnolo assassinato" di don Mino Martelli.
Download ricordo della famiglia Ferruzzi su Don Giovanni (schedario di Atos Billi)
Download testamento di don Giovanni Ferruzzi
Download ricordo della sg.ra Santa Ferruzzi, nipote di don Giovanni, al 50° dell'omicidio vigliacco comunista
Download sintesi storia di don Giovanni Ferruzzi (Riccardo Dal Monte)
Vedi "Don Ferruzzi: vittima dell'ideologia" di Riccardo Dal Monte
Vedi "Assassinato mentre benediva" di Riccardo Dal Monte




Questo testo della "mortalina" (Download libretto funebre con mortalina) che denuncia la azione partigiana contro tre nazisti al bagno, la fuga dei partigiani e la rappresaglia dei nazisti di inerti civili, probabilmente segnò la condanna a morte, da parte dei comunisti, di don Giovanni Ferruzzi (cf.LINK INTERNO le code di paglia antiche e moderne del "PARTITO"):
MARTIRE del COMUNISMO "nostrano"
"Mercoledì 9 maggio 1945, a 25 giorni della liberazione di Imola e a 14 giorni dalla liberazione nazionale, vicino a Spazzate Sassatelli, fu ucciso don Tiso Galletti.
Il suo dovere di sacerdote non gli permise di tacere le sanguinose vendette che stavano insaguinando la zona.
Ermes Testa capo della "polizia" partigiana locale con i suoi "compagni" assassinarono don Tiso seduto tranquillamente davanti alla chiesa e con lui molti altri innocenti. Il Testa non fece nemmeno un giorno di carcere. Vergognoso!!! Il giorno seguente un "partigiano" piantonò il piazzale per evitare che si venisse a rendere omaggio al cadavere. Don Tiso era antifascista ed anticomunista. Al processo don Gianstefani, parroco coraggioso di Conselice, testimoniò con verità: "Sono convinto che ancor oggi i sacerdoti sono considerati carne da macello e noi preti e gli altri che vengono qui a testimoniare saranno uccisi se solo per cinque minuti, quelli (= i comunisti) prendessero il potere". L'indulto condonò agli assassini e ai loro evidenti mandanti" (dal libro di Mino Martelli). Nel 2008 gli hanno dedicato una strada a Conselice ma...



Gianfranco Stella, Il caso Marino Pascoli e vicende del dopo Liberazione in Romagna, Rimini 1992, p.120
MARTIRE del COMUNISMO "nostrano"
"Finita abbondantemente la guerra, giovedì 31 maggio solennità del Corpus Domini, don Giuseppe Galassi viene ucciso dai "partigiani". Come al solito non ci fu nessun processo e nessuna condanna degli assassini ma una omertà diffusa causata dalle minaccie dei comunisti.
Don Galassi aveva appena finito di celebrare una S. Messa in una casa colonica sul finire della Parrocchia e fu accostato da due "partigiani" che lo trascinarono, torturandolo per diversi chilometri; lo finirono con una scarica di mitra e lo buttarono nel fosso. Fu trovato solo qualche giorno dopo da don Gianstefani.
Intanto eminenti portavoce del partito che avevano fatto il "salto della quaglia" (dalla camicia nera a quella rossa) arringavano la folla: "è giunta l'ora della libertà per tutti e non potrà esserci fino a quando non si fossero tolti tra i piedi tutti quei calabroni di preti triste retaggio vergognoso dello Stato Pontificio anima di tutte le ingiustizie e nefandezze dell'ultimo secolo"".(dal libro di Mino Martelli).
Don Galassi viene spesso ricordato perchè incurante dei bombardamenti procurava e portava le medicine agli ammalati della parrocchia. Don Galassi non aveva paura neanche dei fascisti tanto da apporsi a loro quando organizzarono una festa da ballo per la festa parrocchiale di Santa Apollonia del 9 febbraio del 43 o 44, egli li sfidò e per protesta chiuse la Chiesa, al pomeriggio. Dice il dott Gianfranco Stella: "Sul nome dei killer si seppe tutto cinquant'anni dopo. Erano due coloni del luogo che si chiamavano Bagnaresi e Camanzi. Il primo fu poi convolto e condannato nel processo per l'uccisione dei conti Manzoni. Il Camanzi, vivente, nel '45 aveva 16 anni. Capo partigiano di San Lorenzo era tale Mario Ricci" (tratto dal mensile "Il Romagnolo", n°83, agosto 2009, p.2640).
Download Relazione di don Gabriele Ghinassi su don Giuseppe Galassi

Foto-Don Galassi tra i suoi parrocchiani di San Lorenzo in Selva.
Fig.1 : Parrocchia di Belricetto (fraz. di Lugo (RA)): il luogo in cui don Giuseppe Galassi è stato barbaramente massacrato dall'orda barbarica comunista...
Fig.2 : La modestissima tomba nel cimitero della parrocchia di San Lorenzo di Lugo (RA) in cui il martire della Diocesi di Imola è sepolto... E pensare che fino non molto tempo fa i cristiani costruivano le Basiliche sulla tomba dei martiri dando loro grande onore come potenti intercessori nella "Comunione dei Santi"...
MARTIRE del COMUNISMO "nostrano"
"Intanto i comizi comunisti anticlericali pieni di odio, di bestemmie e conditi con il sangue innocente di tanti martiri, continuavano. Alcuni ne venivano pericolosamente contagiati, come il contadino di don Teobaldo Daporto.
A Casalfiumanese, era parroco dal 1936 don Teobaldo Daporto, antifascista, faceva parte del CLN locale.
Il 10 settembre 1945 venne assassinato dal suo contadino Francesco Cornazzani con due colpi di forcone alle spalle e ancora vivo sepolto sotto la mucchia del letame. Il Comitato di liberazione nazionale di Ponticelli che si era forse compromesso precedentemente con qualche parola di troppo lo invitò a recarsi a Imola al Comando dei Carabinieri: "Tanto per riferire - gli dicono - ma non ti faranno alcunchè di male" e lui andò sicuro, aspettandone addirittura il premio. Euforico, il compagno-contadino si recò a Imola per ricevere il premio promesso nella propaganda per chi uccideva preti e padroni. Fu invece rinchiuso nel carcere della rocca sforzesca e guarda caso prima del suo trasferimento per l'interrogatorio si suicidò nel pozzo del cortile. Non si capisce come un uomo legato come un salame sia stato capace di gettarsi nel pozzo della Rocca di Imola. Un "suicidio provvidenziale" per chi? Ovviamente per il Partito! "Dei sette preti assassinati, don Teobaldo fu l'unico ad avere un funerale da cristiano"(dal libro di Mino Martelli).

(N.B. Tutte le note bibliografiche sono ispirate dal libro di Mino Martelli, Una guerra e due resistenze(1940-1946), ed Paoline).
MARTIRE del COMUNISMO "nostrano"
La contessa Beatrice Manzoni Ansidei nasce a Lugo (RA) il 17 febbraio 1881. Donna di grande fede ed enorme carità verso tutti. Fu vittima della "giustizia proletaria" del comunismo nostrano solo perchè proprietaria terriera... ma stranamente dopo la guerra molti comunisti si sono arricchiti (oro di Dongo a parte!!!) trovando in maniera insperata talvolta anche i camion per aprire le loro cooperative di trasporti... La contessa fu massacrata a bastonate tra la notte del 7 e dell'8 luglio 1945 insieme alla sua domestica e ai figli Giacomo (colpo alla testa), Luigi (rivoltellata al mento e al torace) e Reginaldo (ferito e sepolto vivo), nonchè al cane... Chi è il mandante?... chiedere a "Elic"... Quando gli imputati IMPUNITI della strage Manzoni ritornarono a Voltana dal processo di Macerata furono accolti come EROI e festeggiati con due quintali di ciambella... Si diceva a Voltana: "Sono tornati gli eroi". Vergogna!

"O Signore, per intercessione della contessa Manzoni e della sua famiglia, benedici la famiglia basata sul matrimonio ancora una volta oggetto del violento attacco della cultura di morte anticristiana. Amen"
PREGHIERA ai SACERDOTI
martiri di Imola |
O Dio nostro Padre che hai fecondato con il sangue dei sacerdoti martiri la nostra Diocesi imolese, per il loro luminoso esempio conservaci nella fede perchè possiamo essere forti testimoni del tuo Amore che vince ogni odio ideologico. Per Cristo nostro Signore. Amen. |
VIDEO PRESENTAZIONE (a seguire) del Convegno sul tema: “Il silenzio e la gloria. Tra comunisti e nazi-fascisti, le vittime subite dalla Chiesa in Emilia-Romagna dal ’43 al ’48" tenutosi a Bologna il 27 gennaio 2007 dai “Comitati per le libertà e impegno civico” all’oratorio San Filippo Neri. Tra gli altri sono intervenuti Roberto Beretta, giornalista, autore del volume “Storia dei preti uccisi dai partigiani” (ed. PIEMME, 2005), don Arturo Camellini che fu parroco del seminarista Rolando Rivi di 15 anni ucciso barbaramente dai "rossi" perchè ritenuto “un ostacolo all' espansione locale del comunismo”.

La causa di beatificazione di Rolando Rivi è stata aperta il 7 gennaio 2006 dall'arcivescovo Benito Cocchi.
Vedi l'articolo di presentazione sul Convegno.
Chi vi scrive in questa pagina è don Fabio Arlati, due lauree e un diploma di laurea nonchè una abilitazione alla professione di ingegnere meccanico da quasi 15 anni, nipote di Ezio Errani, mai conosciuto, grande capo comunista della "commissione morale" di Massa Lombarda (RA) e nipote del presidente attuale dell'Emilia Romagna Vasco Errani e del grande capo della cooperazione agricola romagnola Giovanni Errani, mai conosciuti, nonchè cugino della sindachessa massese Linda Errani. Quindi l'humus massese in cui sono cresciuto che è "ferocemente" comunista, lo conosco abbastanza bene, essendono stato anche cappellano per qualche tempo. Conosco l'usanza dei capi comunisti vecchi e nuovi di farsi fotografare in presenza di "eroi" dell'ANPI per sfruttarne l'effetto alone. Qual è l'humus in cui sono cresciuto? Basta leggere quanto si scriveva la sezione socialista di Massa Lombarda agli inizi del ‘900 ne la rivista “Rassegna Socialista” n°1162 del 20/03/1920: “La sezione socialista di Massa Lombarda solleva il problema religioso ed approva un documento che dice: ‘… conferma ed afferma la necessità ed il dovere di ogni iscritto di astenersi da qualsiasi funzione religiosa, perché la dottrina e la fede nostre sono perfettamente antireligiose: confida che il prossimo congresso nazionale vorrà risolvere in questo senso il problema religioso da tanto tempo sospeso ed impegna i compagni tutti a seguire queste direttive… Noi non possiamo riconoscere a nessuno la libertà di praticare e professare la religione dei preti perché essa è la menzogna sociale che perpetua la schiavitù economica e morale delle masse lavoratrici e perché solo lo smascheramento e l’eliminazione dei rappresentanti di Dio senza cedimenti potrà assicurare la libertà di pensiero e di coscienza”. Tuttavia ritengo che a 20 anni dal crollo del muro di Berlino (9 novembre 1989) debba crollare il muro della menzogna del comunismo "buono" e dal "volto umano"! L'odio e l'odio di classe è il DNA del comunismo in ogni longitudine e latitudine anche qui in Emilia Romagna nel "triangolo della morte". Ovviamente gli interpreti l'hanno filtrato a partire dalla loro umanità e non sono tout court sempre identificabili con l'ideologia nefasta, tenendoci sempre come ribadiva spesso papa Giovanni XXIII a distinguere l'errore, sempre da condannare, dall'errante sempre da accogliere con misericordia fino al giusto riconoscimento della propria colpa davanti agli uomini e davanti a Dio.
Link siti sui preti uccisi dai partigiani
Dimenticati ( Una pagina rimossa della nostra storia. Centinaia di cattolici, sacerdoti e laici, uccisi dai partigiani comunisti nell’immediato dopoguerra)
Ombre rosse in canonica ( Dopo la liberazione la guerra partigiana si mutò spesso in lotta di classe. Bisognava eliminare i "nemici": possidenti e sacerdoti)
Il tragico dopoguerra in Emilia Romagna 1/4
Il tragico dopoguerra in Emilia Romagna 2/4
Il tragico dopoguerra in Emilia Romagna 3/4
Il tragico dopoguerra in Emilia Romagna 4/4
La strage di Schio (Togliatti insabbia!)
Togliatti e i crimini del PCI in Unione Sovietica
I silenzi pilateschi del PCI di Togliatti sull'Ungheria
Nel 1918 Lenin fa costruire nel Kazan il primo Gulag
Le camere a gas una invenzione comunista
Il martirio dei preti italiani negli anni 1944-1947
«Triangolo rosso», preti in pericolo
Martiri della Guerra di Spagna
Gli abomini del Partito Comunista Italiano (PCI)
Caso Bagnasco (minacce ai preti: una specialità dei comunisti)
A morte i preti: ovvero l'assasinio della memoria
Don Antonio Padoan (preti uccisi dai partigiani, nuove verità)
La Resistenza cancellata dai comunisti dei non comunisti
Guerra di Spagna, ultimo mito della sinistra
La Resistenza cattolica in Germania
Il Card. A. Stepinac, un sostenitore dei «Diritti di Dio» e dell'uomo
Il sillabo di papa Pio IX: antidoto al secolarismo anche comunista
Uomo senza Dio: il comunismo e il nazismo
Papa Giovanni XXIII condanna socialismo e comunismo
Papa Pio XI condanna nel 1931 il fascismo e nel 1937 il nazional-socialismo e il comunismo
Papa Pio XI condannò le leggi razziali immediatamente
Papa Pio XI cerca di intervenire su Mussolini contro le leggi razziali
La proposta paradossale è... "San" Mummione... per celebrare la BUFALA del comunismo "buono" e di chi se la beve ancora...









