Sai Baba

Satyanaryan Raji o Sathya Narayena Raju nasce nel 1926 a Karnatakka-Nagepalle in India meridionale, ufficialmente a Puttaparthi per costruirne la profezia che vorrebbe Satyanaryan (= Sathya) reincarnazione dell'asceta musulmano Shridi Sai Baba morto nel 1918 e venerato anche in India come santo. Di casta brahminica a 14 anni, nel 1940, il comportamento di Sathya diviene patologico, "urlava, cantava inni sacri e all'improvviso si irrigidiva", sintomi dell'anoressia e della sintomatologia isterica, diagnosticata dall'ufficiale medico del distretto di Anantapur e riportata anche dal biografo ufficiale di Sathya Sai Baba il dott. Kasturi, convertita poi da Sathya stesso in forma mistica; dirà "risvegliandosi", ai suoi famigliari "adoratemi" autoproclamandosi la reincarnazione di Sai Baba del villaggio di Shirdi, l'Avatar (= manifestazione di dio) di Shiva definitiva (NB. singolare, perchè nell'induismo Shiva non ha avatara!!!).
Così si sarebbero succeduti nove "avatar": 1)il Pesce (che aveva una funzione di salvatore durante il diluvio induista); 2)la Tartaruga; 3)il Cinghiale; 4)l'uomo-leone; 5)il Nano; 6)Rama con l'ascia che libera il mondo da un oppressione; 7)Rama eroe; 8)Krishna; 9)il Buddha. E' prevista una decima manifestazione di Vishnu e Sai Baba se ne è "appropriato" affermando di essere lui anche 'avatar" di Vishnu della sua decima "discesa" che ha il nome di Kalkin, sceso ad aiutare gli uomini in questa Kali-yuga (= epoca nera). "Sai Baba dichiara di essere l'Avatar, il Salvatore atteso dalla storia. Gli antichi testi annunciano che l'Avatar, per poter essere riconosciuto, deve portare con sè segni ed attributi ben precisi. L'Avatar deve avere anzitutto dei segni cutanei. Questi segni devono necessariamente comparire nella parte sinistra del corpo e sono rappresentati da un neo sulla guancia e da un Garuda sull'emitorace sinistro. Il Garuda è un'aquila e ha un profondo significato spirituale. Il Garuda è il simbolo del karma, afferma Sai Baba, e le due ali simboleggiano la fede (Shradda) e la devozione (Bhakti). In sanscrito il volatile prende il nome di Hridaya Vihaga, che significa uccello del cuore le cui azioni sono il risultato della fede e della devozione. Krishna aveva questo segno e con Lui tutti i Sai. Il segno di Garuda che Baba porta sull'emitorace sinistro venne mostrato dal dr. Fanibunda, negli anni 70. A fianco dei segni cutanei l'Avatar deve possedere i 15 Kalas che sono gli attributi divini che comprendono: 1)il controllo assoluto sul corpo fisico (= onnipotenza); 2) il controllo delle facoltà psichiche (= onniscenza); 3)il controllo su tutti gli elementi della natura (=onnipresenza)...Sai Baba possiede i segni cutanei esclusivi di Dio...poi vi sono antiche profezie per stabilire l'annuncio della venuta del Grande Condottiero..."
(http://groups.msn.com/SriSathyaSaiBaba/daluomovenutodacielo.msnw)
Sai Baba ritiene di essere un purnavatar, cioè l'avatar integrale, la definitiva manifestazione di "Dio", capace di superare e di dare compimento alle precedenti rivelazioni, ancora imperfette, come quelle di Gesù Cristo o di Rama Krishna; Gesù Cristo (incarnazione) fu un ‘amshavatara’ (=avatar parziale). Egli dichiara di costituire una trinità, insieme con la sua precedente incarnazione, il Sai Baba di Shirdi e con Prema Sai Baba che nascerà, in India, dopo la sua morte. Suo compito è quello di dare inizio ad una nuova era spirituale dell'umanità, che si realizzerà pienamente quando il culto della sua divinità, diffondendosi planetariamente, unificherà nell'unica adesione a Sai Baba tutte le religioni e ciò segnerà il ritorno dell'età dell'oro: un mondo di giustizia e di pace. C’è dunque una specie di trinità: 1) il Sai Baba di Shirdi (+1918); 2) Sathya Sai Baba di Puttaparthi (vivente); 3) il futuro Prema Sai Baba.

Sai Baba affida la prova della propria divinità ai "miracoli" a lui attribuiti, però niente di più di quanto potrebbe fare un mediocre illusionista. Dalle sue mani esce continuamente la ‘vibhuti’ una sostanza simile a cenere che avrebbe qualità miracolose (cf. filmati di scarsa prestidigitazione del "Dio" Sai Baba: www.exbaba.it). Profezia, chiaroveggenza, materializzazioni di oggetti preziosi e statuette sacre: pare che nulla sia impossibile per Sai Baba. C'è chi lo vede trasformare fiori in diamanti o sassi in caramelle; chi sostiene di essere stato da lui guarito e, addirittura, chi gli attribuisce di aver fatto rivivere i morti.
Il carattere divino che Sai Baba riferisce alla sua persona è l'elemento centrale della spiritualità del movimento. Nei centri Sai Baba, accanto ai gadgets (vedeocassette, volumi, teche contenenti la vibhuti, acqua "sacra"), c'è uno spazio ove sono raccolti i simboli delle varie religioni del mondo, ma al centro spicca l'effige di Sai Baba, a indicare il suo destino divino. Sai Baba, infatti, sarebbe colui che è atteso nelle profezie di ogni religione, dall'Apocalisse di Giovanni, alle Centuriae di Nostradamus, alle "profezie" di S. Malachia, a quelle - spurie - attribuite a Maometto e persino a papa Giovanni XXIII.
Fallite le cure mediche Sathya fu sottoposto alle "cure" dei maghi, degli astrologi e anche degli "esorcisti locali", uno dei quali si accanì sadicamente sul ragazzo con torture fisiche al fine dal far uscire il demonio che, come asseriva, avrebbe posseduto l'adolescente. A partire dall'8 marzo 1940, a Uravakonda, dove frequenta la scuola superiore, entra in uno stato di esaltazione, alla fine del quale, il maggio dello stesso anno, dopo aver cominciato a "materializzare" vari oggetti apparentemente dal nulla, si fa chiamare Sai Baba, nome che significherebbe "Santo Padre e Madre Divina Universale" (secondo quanto affermato dai suoi devoti nella sua biografia ufficiale). Il 28 ottobre 1940 abbandona gli studi e la famiglia ed inizia la sua missione di guru (= maestro spirituale) raccogliendo molti devoti. Nel 1950 avvia la costruzione del suo ashram (luogo di isolamento spirituale), cioè l'"Asilo della Pace" di Puttaparthi. Morirà nel 2022 secondo la sua stessa previsione.
Sathya Sai Baba ogni anno attira cinquantamila pellegrini a Puttaparthi, dove ha sede il centro direttivo. Attorno alla figura di Sai Baba è sorta e si è via via incrementata un'aura di esaltazione spirituale fino al punto che nella fede dei più convinti, produce una progressiva divinizzazione del santone. Il flusso crescente del pellegrinaggio a Puttaparthi bene esprime il carattere saliente della spiritualità saibabista, fortemente centrata sulla persona del guru. Nei centri si può inoltre meditare, accostarsi ai testi sacri dell'induismo, partecipare ai canti sacri, i bajan. Grazie ad un'efficiente gestione, tanto della sua persona quanto delle offerte, la notorietà di Sai Baba è in costante aumento. Infatti attorno al maestro gradatamente si è costituita una organizzazione internazionale, la «Sathya Sai Organization», con oltre 30.000 centri in 137 nazioni.
Sathya Sai Baba non si pone come un fondatore di una religione ma si definisce come verità assoluta.
Questi i tre concetti chiave della dottrina di Sai:
1) Dio non è "Persona" ma "Principio Divino" che pervade l'universo e che si ipostatizza in una divinità triadica: Brahma (Pensiero e Volontà), Vishnu (Sapienza, Legge, Amore), Shiva (Principio intelligente creatore).
2) La Creazione non è altro che una manifestazione della divinità, pertanto ci collochiamo in un panteismo materialistico tipica della religiosità orientale in genere.
3) L'Avatar consiste in una sorta di "discesa" della divinità nel cosmo materiale in particolari momenti di crisi spirituale dell'umanità.
Chi crede in Sai Baba è convinto che il santone di Puttaparthi sia il bhagavan, cioè colui che possiede le sei qualità divine, tra cui l'onnipotenza, l'onniscienza e l'onnipresenza.
Dal punto di vista cristiano la dottrina di Sai Baba non è accoglibile ponendo insormontabili difficoltà alla sua accoglienza. Quando il santone di Puttaparthi dichiara di essere dio, superando addirittura la rivelazione di Gesù Cristo, toglie a Questi il carattere di unicità salvifica proclamato nella fede dei cristiani. Addirittura Gesù viene presentato come un discepolo dell'India con la missione fondamentale di annunciare la venuta di Sai Baba. Non è accoglibile la identificazione della divinità triadica nell'induismo (Brahma, Vishnu, Shiva) con Dio-Trinità. I sacramenti (primo l'eucarestia) sono segni efficaci della grazia ma da Sai Baba sono ridotti a simboli ed acquistano significato se celebrati in nome di Baba. Inoltre la prestesa sincretistica di unificare tutte le religioni nel culto alla persona di Sai Baba sottintende anche lo scioglimento del cristianesimo, a favore di una costituenda religione universale.
La divinizzazione di Sai Baba e l'assunzione funzionale di ogni altra religione sono caratteristiche di questa pretesa spiritualità che, sulla base dell'indubbia capacità organizzativa del fondatore, tende a inglobare anche il cristianesimo, svilendolo e snaturandolo. La fede cristiana professa l'unica incarnazione di Dio nella persona di Gesù di Nazareth, definitivo rivelatore del Padre. In base a tale fede non si può fare di Sai Baba il destinatario delle profezie di ogni religione.
La sua dottrina non è altro che un induismo riformulato e centrato sulla sua persona, cui viene tributato un vero e proprio culto divino. L'originalità religiosa è ridotta ad un'autoproclamazione di natura messianica: Sai Baba è l'unico Dio, l'unico futuro delle varie religioni. Il suo compito è uniformare, nell'adesione alla sua persona, tutte le religioni. Chi è suo seguace lo ritiene un Dio.
Egli insegna che ciò che conta non è tanto aderire a una religione (egli sostiene la possibilità della doppia appartenenza), ma la condotta. Invita a sperimentare Dio come stato di coscienza superiore che è già dentro di noi, ed è raggiungibile non tanto attraverso la conoscenza, ma per mezzo di un’esperienza diretta che non è disgiunta dal compimento del proprio dovere, e del servizio reso agli altri. Questa idea è alla base delle iniziative umanitarie (ospedali ecc.) di Sai Baba.
Molti sono coloro che si accostano al saibabismo per curiosità, spesso a seguito di conferenze pubbliche o di testimonianze personali, vie ordinarie per avvicinare persone che - non di rado - provengono da delusioni religiose.
Per diventare saibabista occorre però un periodo di preparazione, tramite corsi istituiti a tale scopo.Tra i suoi seguaci ci sono persone che, deluse dalla religione a cui appartenevano, si rivolgono a lui con entusiasmo. Vogliono sperimentare il divino. Ne nasce anche una disponibilità ad opere di solidarietà. Inoltre egli propone di superare la molteplicità di religioni, non annullandole, ma facendone una specie di confederazione. È il Sincretismo (= tutte le religioni sono sostanzialmente uguali, sicchè è possibile una doppia o plurima appartenenza oppure miscelarne i diversi elementi): si mescolano Bibbia, Corano, Veda e grandi Maestri di spiritualità, sostenendo che tutti dicono la stessa cosa. Ma in realtà ci sono differenze sostanziali e irriducibili tra le diverse religioni. Dice un proverbio: «Nella notte nera tutte le vacche sembrano nere»; ma quando c’è il sole si vede che possono essere brune, bianche, nere o pezzate. Così è per le religioni: sono tutte (quasi) uguali solo per chi non le conosce. Questa religione ritiene equivalenti tutte le religioni, ma in ultima analisi le stempera tutte nella propria visione religiosa; tant'è che, per esemplificare, il cristiano viene da lui sollecitato a essere un buon cristiano e nello stesso tempo a rivolgersi a Sai Baba per ogni necessità e a venerarlo, considerandolo superiore a Cristo stesso. Così anche persone provenienti dal cristianesimo arrivano ad adorarlo convinti della sua divinità.
Pur rispettando la coscienza di ognuno, si deve far notare che nella dottrina di Sai Baba il ruolo di Gesù Cristo unico salvatore è totalmente perso. Credere di poter restare cristiani adorando Sai Baba, è un’illusione. Concludiamo col monito dell'apostolo Paolo ai Gàlati (1,6-8), i quali dopo aver creduto in Gesù Cristo si erano lasciati affascinare da altro:
«Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema (= scomunicato)!». Non condividiamo la prassi di seguaci di Sai Baba che si presentano come missionari cattolici mascherando la propria appartenenza ‘sai-babista’. Lo riteniamo sleale.
Il clima miracolistico e di esaltazione emotiva, anche sincero, non può essere accolto in modo indiscriminato. La «divinizzazione» di Sai Baba, oggetto di uno sconcertante culto della personalità, è la risposta emotiva-affettiva degli adepti, la cui sete di amore si riversa sul guru, il quale diventa così unico centro di adorazione. Il bisogno di vedere, toccare, sperimentar miracoli, guarire, è probabilmente alla radice del successo di Sai Baba, la cui capacità manipolatoria ha dell'incredibile. Il forte bisogno di guarigione e d'immediata risposta alle sofferenze fisiche o morali viene soddisfatto attraverso il ricorso al prodigio. Ma ci sono casi di persone ammalate di cancro, che anzichè curarsi hanno preferito andare in India in cerca di un miracolo che non c’è stato.
| IL SINCRETISMO di SAI BABA | |
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Un fiore con cinque petali, al centro della corolla il linga, il fallo sacro di Shiva: questo è il simbolo del movimento dei Sai Baba, sorto nel 1965, a indicare l'intenzione spirituale del saibabismo, l'unificazione delle cinque grandi religioni del mondo, riassunte e trasformate in un'unica ed universale esperienza religiosa. "Ai suoi membri viene richiesto di trascendere gradualmente la devozione verso la forma fisica, i miracoli ed i rituali, al fine di divenire devoti dell'essenza senza forma... Onora tutte le religioni. Ognuna è un sentiero verso l'unico Dio... [Sai Baba] (cfr. http://www.osssbi.org/). (Nel simbolo: 1.Om hindu; 2.Ruota buddhista; 3.fuoco di Zoroastro; 4.Stella e luna crescente islamica; 5.Croce cristiana). |
I centri sono a mezza via fra l'agenzia pubblicitaria e il tempio. Un'area sacra, in cui primeggia – accanto ai simboli di molte religioni – un ritratto di Sai Baba (vi si può accedere solo se scalzi o con i piedi rivestiti di apposite babbucce).
In Italia, il paese europeo con più seguaci di Sai Baba, ci sono una sessantina di centri sparsi nella penisola. Il primo fu fondato a Torino nel 1977 dall’ing. Mario Bianco. In seguito il movimento ha raccolto adesioni di qualche importanza: Antonio Craxi (+2000), fratello dell’uomo politico Bettino; il cardiologo Alberto Caratti che prestò servizio nell’ospedale voluto da Sai Baba a Puttaparthi, e anche il sacerdote cattolico bergamasco don Mario Mazzoleni (+2001), che dopo ripetuti richiami è stato scomunicato, suscitando qualche clamore.
L’Organizzazione di Sai Baba, sia a livello internazionale che livello italiano, è suddivisa in quattro rami: 1) spirituale, 2) educativo, 3) di servizio, 4) giovanile. Il «servizio» comprende un’ampia serie di opere di solidarietà e volontariato coordinate su scala internazionale dall’Organizzazione Mondiale «Sathya Sai Seva». Il progetto di Sai Baba è infatti ambizioso e la diffusione mondiale del suo pensiero esige una solida rete organizzativa, coordinata dal centro, cioè l'Asilo di Puttaparthi. Qui sorge il Sri Sathya Sai College ove si formano i futuri attivisti del movimento, come avviene anche nei vari Centri Sai Baba sorti via via in moltissimi Paesi. La Conferenza nazionale indiana dei centri Sai Baba coordina l'attività dei centri disseminati sul globo.
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