DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Lo Yoga non è compatibile con Cristo

La cultura irenistica e relativistica della New Age vuole introdurre una tecnica enstatica della fusione che identifica tout court "dio" con l'uomo, lo Yoga, talvolta anche all'interno della Chiesa (es. lo Yoga svolto nei CSI), appiattendo la dimensione "spirituale" su un vago "benessere psicofisico", facendo dell'esperienza "spirituale" una conquista dell'uomo (magia) e non un dono gratuito di Dio in Cristo (fede) e disponendo al ripiegamento narcisistico e disimpegnato del sè perchè incentrato su un determinismo spersonalizzante (reincarnazione, karma, ecc). Anche nello Yoga, come nelle diffusissime pratiche olistiche nella New Age, si parla di inesistenti "energie sottili e naturali" (ki, kundalini, prana, ecc.), talmente sottili che la scienza non ha mai misurato, a cui sarebbero attribuili fantasmagoriche qualità autoguaritrici e autoilluminative fino ad essere "dio". Mai, prima di con-fondersi in occidente con la New Age, lo yoga è stato presentato come una "tecnica di rilassamento psicofisico"; se fosse così sarebbe una cosa buona. In realtà lo yoga non è una tecnica neutra poichè il cuore dello yoga è il ripiegamento su di sè filtrando tutto con le proprie sensazioni cancellando la dimensione esterna per arrivare al Sè. Il contrario del cristianesimo che è un esodo da sè. Lo Yoga e le altre tecniche esoteriche orientali hanno lo scopo di aumentare la "sensibilità" o "sensitività" al preternaturale talvolta facendo emergere "poteri di caduta" (siddhi) o "medianità" o "energie sottili". Lo slogan è "conoscenza sperimentale" (Mircea Eliade, Lo Yoga: immortalità e libertà, ed BUR, Milano 2005, p.50). Promettono, falsamente, di non avere più limiti: "il liberato in vita [yogi realizzato] può estendere quanto vuole la sua sfera di azione; non deve temere nulla perchè i suoi atti non hanno più conseguenze per lui e, pertanto, non hanno più limiti" (Mircea Eliade, Lo Yoga: immortalità e libertà, ed BUR, Milano 2005, p.46). Ovviamente siamo nella pericolosissima sfera del preternaturale, tantopiù nello Yoga occidentale tantrizzato e in modo ingannevole presentato come "ginnastica", in cui opera Satana che da sempre ha un'unica ricetta; allontanare l'uomo da Gesù, fargli credere che la sua vita sia in proprietà e non in amministrazione (nessuno fa la domanda per nascere e tra 100 anni saremo polvere e cenere!) e fargli credere che esiste un trucco o tecnica o magia o energia sottile capace di piegare chi sta sopra, Dio, ai capricci dell'ego, espandendolo e appropriandosi della gloria di Dio in modo smisurato fino all'egolatria e inventandosi tanti "corpi occulti o sottili o auree" autocostruite magicamente al posto del solo "corpo glorioso risorto" che ci sarà donato dalla unica resurrezione di Cristo. Questa tantrizzazione delle pratiche orientali che promettono la autoliberazione intramondana verso una irrealiistica libertà assoluta, respingendo la salvezza personale in Cristo, "ad esse è affidato il compito di assicurare ad un tipo umano superiore una specie di invulnerabilità che gli permetta di aprirsi a qualsiasi esperienza del mondo, avendo persino il potere di trasformare i veleni in farmaci... al di là del bene e del male... cavalcando la tigre [del sè in atuespansione]" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.91). Lo Yoga viene falsamente presentato in Occidente come una "ginnastica" capace di determinare strabilianti effetti fisici, psichici e spirituali. Con questo escamotage mentre nelle scuole non è più possibile pregare Dio è invece possibile evocare Shiva, "signore dello Yoga" e degli stati alterati di coscienza, mediante le posizioni rituali "asana" e l'inversione della respirazione per assorbire il "prana" detta "pranayama" per raggiungere la "samadhi" o stato di fusione con Shiva. Pratiche pericolose che possono provocare danni fisici, psichici e spirituali. Così, anche inconsapevolmente, gli insegnati yogi occidentali sono missionari del movimento guru della New Age che con-fonde il Sè con il divino sottoforma di "energie" mai scientificamente riscontrate che svilupperebbero l'inesistente "aura" fino ad essere Dio... o forse un pallone autogonfiato?

 

 

Cosa è lo Yoga?

Lo Yoga è un complesso sistema filosofico-ascetico fiorito in India tra il VII e il V secolo a.C. I sistemi filosofici connessi allo yoga non basandosi sui testi sacri dei Veda ma su testi successivi, variamente articolati da scuole di pensiero differenti, non sono considerati ortodossi dai brahmini (= sacerdoti dell'Induismo), pertanto lo yoga è una via di salvezza che può essere raggiunta senza l'intervento rituale dei sacerdoti e mediante la sola autodisciplina personale. Peraltro l'induismo afferma che Buddha incarna l'illusione e l'errore perchè allontanò dalle regole dei Veda inducendo molti a non tener conto delle gerarchie sociali e delle caste. Comunque la speculazione indiana ha una preoccupazione esclusivamente soteriologica e vuole svincolarsi dalle passioni che incatenano l'uomo al divenire, al samsara, e conseguire la liberazione (moksa), sia che per "liberazione" si intenda con le scuole "ortodosse", il ricongiungimento dell'anima individuale (atman) con la suprema realtà (Brahman), sia che per essa si intenda invece, col Buddhismo, il conseguimento del nirvana cioè dell'estinzione; le quattro "nobili verità" del Buddha sono: 1)tutto è dolore, 2)estinguire la brama o "sete", 3)sopressione della "sete" con il distacco, 4)sentiero di salvezza (retta visione/risoluzione/parola/azione/vita/sforzo/consapevolezza/concentrazione). Nei sei darshana (lett. punto di vista) più importanti, redatti dal 550 a.C. al 1100 d.C., che interpretano variamente i Veda troviamo lo Yoga e Samkya.

Afferma il più grande antropologo del secolo scorso, Mircea Eliade: "Per il Buddha, come d'altronde per tutto il pensiero indù, l'esistenza umana era votata alla sofferenza per il fatto stesso che si svolgeva nel Tempo... Semplificando, si può dire che la soffernza è fondata e indefinitamente prolungata nel mondo dal karma, dunque dalla temporalità: proprio la legge del karma impone le innumerevoli trasmigrazioni, il ritorno eterno della esistenza e quindi della sofferenza. Liberarsi dalla legge karmica, strappare il velo della maya, equivale alla guarigione... Le filosofie, le tecniche ascetiche e contemplative, le mistiche indù perseguono tutte lo stesso scopo: guarire l'uomo dal dolore dell'esistenza nel Tempo. Proprio 'bruciando' fin l'ultimo germe di una vita futura si abolisce definitivamente il ciclo karmico e ci si libera del Tempo... La 'guarigione' radicale della sofferenza esistenziale si ottiene ripercorrendo a ritroso il cammino delle vite precedenti fino all'illud tempus, e questo implica l'abolizione del Tempo profano... fino a ricongiungersi al Non-Tempo o eternità.... Il Buddha come la maggior parte degli yogi, non si interessa delle vite precedenti ma si sforza di neutralizzare le conseguenze che queste cause prime hanno generato per ciascun individuo in particolare. L'importante è spezzare il ciclo delle trasmigrazioni" (Mircea Eliade, Miti sogni e misteri, ed Lindau, Torino 2007, pp.48-51).

Nei primi secoli dell'era cristiana, il termine yoga assunse un significato più ristretto e preciso e diventò la designazione di una delle sei scuole filosofiche ortodosse, le quali non sono sistemi omogenei ma un insieme di riflessioni, di pratiche ascetiche e di considerazioni morali. Il redattore dei testi più noti e trasmessi da asceta ad asceta mediante l'insegnamento diretto fu Patañjali la cui epoca di nascita è assai dibattuta: oscilla infatti, dal II secolo a.C. ai primi secoli dell'era cristiana. Lo yoga di Patañjali presenta nello Yogasutra la dottrina  samkya, unitamente alla nozione teistica di Ishvara, ambedue intrecciate con la dottrina della Shakti o Devi o Grande Dea del tantrismo. Ishvara (lett. Signore) in Patanjali ha come unica funzione il concedere un certo favore allo yogin che scelga di utlizzarlo come sussidio meditativo. Successivamente le correnti devozionali venute a contatto con il Vedanta hanno attribuito a Ishvara la regolazione del processo cosmico e della retribuzione karmica.

La dottrina samkya afferma che la redenzione avviene quando il purusha (essenza spirituale dell'uomo) prende coscienza che egli nulla fa e sente e si separa definitivamente dalla prakti (natura) per ritornare alla sua eterna e immutabile passività. La dottrina Ishvara, parla di una monade spirituale suprema da cui procedono per polarizzazione interna sia purusha e prakrti. Lo yoga descritto nello Yogasutra dal redattore Patanjali è detto Yoga classico. Lo Yogasutra si divide in quattro parti ciascuna indirizzata a una categoria di yogin: il provetto (yogarudha), il proficiente (yunjana) e il principiante (aruruksu). I primi due intraprenderebbero lo yoga partendo da stadi già elevati e pertanto nelle vite precedenti avrebbero già progredito. Mentre al yogarudha basta il primo libro in cui sono descritte le acquisizioni gnostiche enstatiche (samadhi), al yunjana e all'aruruksu sono dedicati il secondo e il terzo libro in cui è sviscerato l'intero corso yogico ottopartito. Lo scopo è l'enstasi, non l'estasi mistica, cioè il chiudersi alla trascendenza [atteggiamento anticristiano] e il ripiegamento su di sè o il Sè supremo (per lo yoga sono la stessa cosa!) perchè la natura o prakrti o shakti o kundalini riassorba il "complesso mentale" determinando l'estinzione dell'io e l'essenza spirituale dell'uomo o purusha o Shiva risplenda nella sua liberazione-autodivinizzazione. La differenza tra enstasi ed estasi è ben rappresentata dalla morte, rispettivamente, del Buddha e di Cristo; Buddha è morto con le gambe nella posizione del loto guardandosi l'ombelico completamente estraniato e ripiegato su di sè; Cristo è morto crocefisso, sospeso tra cielo e terra, con lo sguardo completmante rivolto al Padre, portando a Dio nella sua carne sofferente per amore tutto il dolore dell'umanità.

La prakrti o natura o Shakti a sua volta si può manifestare in tre diversi modi di essere o "potenze" detti "guna" (lett. "qualità") che sarebbero "sostanze onnipervadenti estremamente sottili" che a seconda di come sono presenti implicherebbero le differenze tra gli esseri e degli aspetti del mondo: 1)sattva (natura stabile o shivaica dell'essere: leggerezza, luminosità, intelligenza); 2)rajas (natura in espansione: passione, energia); 3)tamas (natura statica o esaurita: tenebre, inerzia). Se rajas è improntato da sattva ci sarebbe una forza espansiva si sviluppo dell'essere ma se rajas è improntato dal tamas ci sarebbe un processo di dissoluzione e caduta dell'essere. Vi sarebbero uomini tamasici, rajasici e sattvici, ossia individualità in cui predominano, rispetivamente, la qualità tamas, rajas o sattva. Solo agli uomini rajasici e sattvici sarebbe possibile proporre lo Yoga o i sadhana. Addirittura i tamasici vengono definiti dai tantrici pushu, uomini in cui prevale l'istinto animalesco o sono presi da bassi interessi, per cui "nell'età Kalì-yuga, ossia nell'età ultima, esistono esclusivamente esseri aventi natura da pushu" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.73.74). I tantrici definiscono gli indù che si limitano alla pratica devozionale-religiosa, con disprezzo, dei pushu e attribuiscono a loro stessi il titolo di vira, cioè dell'eroe o uomo virile, determinato essenzialmente dal rajas-guna a cui solo è riservato il rituale segreto (pancatattva), l'uso del sesso con le esperienze orgiastiche, della crudeltà e di bevande inebrianti. Il vira o siddha o kaula è colui che si identifica in modo completo con la Shakti e per il quale non esiste più proibizione alcuna perchè il karma non ha presa e cessa di avere qualsiasi senso qualsiasi distinzione, anche tra bene e male potendo unire tantricamente lo yoga (disciplina) al bhoga (fruimento delle passioni) restando spiritualmente invulnerabile (Cfr. Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.75). Lo scopo dei tantrici è riassunto dal Mahanirvana-tantra: "Tu o Devi (Shakti) sei il mio vero Io. Perchè fra me e te non vi è alcuna differenza" (Cfr. Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.124). Il pericolo estremo di questa strada viene enunciato da "maestri" come Anandavajra: "Con gli stessi atti che fanno bruciare alcuni uomini negli inferi per interi eoni lo yogi ottiene la liberazione". Cosa succede se il tantrico non riesce a controllare la Shakti o Ki o Kundalini o Prana? Afferma il tantrico Julius Evola: "Se la shakti prende il sopravvento potrebbero verificarsi forme di ossessione tali da far retrocedere la persona in questione nella condizione di essere 'demonico', strumento completo della forza evocata che essa si era illusa di dominare" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.85). Ai vira sono da riferire: 1)le esperienze connesse al rituale segreto; 2)i metodi di rottura decondizionalizzante; 3)l'uso magico ed evocatorio dei riti per percezione di forze sovrasensibili tramite i talismani magici chiamati mandala e yantra. Ma "questa visione magica simbolica del mondo è il presupposto non solo di tutto il rituale dei gradi tantrici intermedi ma anche di buona parte dello yoga in senso stretto e sovraordinato" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.86).

Dalla macedonia dei guna dipenderebbere come il principio shivaico assume la maschera dell'una o dell'altra forma del mondo manifestato. Quando l'equilibrio nei guna viene spezzato, in forza di una cieca tendenza [del fato], si metterebbe in moto il meccanismo della evoluzione (parinama) dalle forme più sottili a quelle più grosse o visibili. La prima modificazione che la natura patirebbe è la buddhi o citta la mente cosmica (mahat) o psiche individua facente parte ad una certa anima. Poi il mahat si trasforma originando il senso dell'io (ahamkara), poi dai guna gli elementi sottili (tanmatra) da cui i sensi materiali. Ma essendoci tra prakrti e purusa un "rapporto magnetico" (yogyata) viene identificata erroneamente l'attività mentale (buddhi) con l'attività dell'anima così verrebbe generato nuova avidya (ignoranza) e nuovo karma (lett. azione) immergendo ancora di più nel ciclo delle trasmigrazioni. Per liberarsi allora occorrerà con la tecnica dello yoga, risvegliando la Shakti o kundalini, nel realizzare il sostanziale distacco del "rapporto magnetico" tra anima e natura così bruciando il deposito karmico impedendo che gli effetti delle azioni maturino ulteriormente.  Il meccanismo del karma è come un circuito chiuso e attraverso l'attività mentale (buddhi) nel pensiero, nel volere e nell'agire per una rigenerazione senza sosta; "la ruota delle funzioni e degli impulsi karmici si volge incessantemente" (Patanjali, Gli aforismi sullo Yoga (Yogasutra), ed Biblioteca Boringhieri, Torino 1978, p.41; I,5) facendosi carico delle rinascite, della durata delle vita, delle fruizioni piacevoli o dolorose, che si sperimentano nel corso dell'esistenza.

Vengono poi distinte due fasi successive: la enstasi conscia (samyama, conoscenza dell'essenza, identificazione e potere-siddhi sulla "dimensione sottile" di tutti gli oggetti di meditazione con il travalicamento della dimensione spazio-temporale fino a conoscere la differenza tra prakrti e purusha) e la enstasi inconscia (estinzione dell'Io o autodivinizzazione). Pertanto il principiante (aruruksu), per lo Yogasutra, dovrà imporsi in primo luogo una certa disciplina morale (yama) - cioè la non violenza, il dire la verità, il non rubare l'astinenza sessuale e la povertà - e in obblighi (niyama) - quali la purezza, il contentamento, l'ascesi, lo studio e la devozione - dovendo scegliere le "posizioni rituali" (asana) in modo da creare nel controllo del corpo un distacco tra mente e corpo per favorire l'ingresso nella dimensione sottile [o channeling? quale il confine?]. La descrizione della enstasi conscia di Patanjali è perlaltro molto simile a quella della medianità ad aura e alla medianità ad ectoplasma. Attraverso il controllo del respiro vitale o pranayama lo yogin procede nell'enstasi "oltre lo spazio e il tempo" nell'astrazione (pratyahara) fino a conseguire i siddhi o poteri che per lo Yogasutra sono solo indici di acquisita forza interiore per procedere verso lo scopo che è la samadhi ma che non devono essere usati pena il diventare uno yogin fallito o mago.

"Grazie all'intuizione è possibile conoscere cose sottili o nascoste o remote o passare o future... tutti questi sensi sopranormali con lo yoga sorgono incessantemente [come mai?]. Questi sono impedimenti rispetto all'enstasi... impedimento alla mente raccolta in enstasi" (Patanjali, Gli aforismi sullo Yoga (Yogasutra), ed Biblioteca Boringhieri, Torino 1978, p.164; III,36.37). Lo yoga agirebbe sul "corpo sottile o occulto" che sarebbe fatto di "prana" mettendolo in contatto con la shakti, energia sessuale, tramite il pranayama e gli asana dello Hata-Yoga: "Il prana, la forza vitale di cui, secondo l'insegnamento tradizionale, è fatto il corpo sottile in tale suo aspetto, è anche qualcosa di sperimentabile nello stato 'sottile' [medianico] della coscienza del proprio corpo... il prana è legato al soffio vitale... il prana ha segno 'solare' e corrisponde ad una funzione aspirante e attrattiva del prana cosmico, si lega al respiro come inspiro; apana ha un carattere terrestre e una relazione con la sessualità... Per la sua dinamicità il corpo pranico viene messo in una particolare relazione con la Shakti... Ad esso allude il simbolismo ermetico-alchemico occidentale quando parla della 'donna occulta' o 'donna filosofale'" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.67.68). Comunque oltre allo yoga classico descritto da Patanjali nello Yogasutra esistono tantissimi tipi di yoga nei quali convergono pratiche magiche o tantiche, adorazione di divinità popolari e forma di yoga iniziatico. Pertanto lo yoga è una via autorealizzativa complessa e profondamente radicata nella cultura indiana che nella cultura occidentale è stata ridotta a mera tecnica, estrapolandola dal suo contesto vitale.  Ma il testo sacrò indù Bhagavad Gita raccomanda di evitare i "guru per occidentali" perchè il sentiero dello Yoga è "pericoloso come il filo di un rasoio... Fra migliaia di uomini a stento ve n'è uno che lotti per raggiungere la perfezione; e tra migliaia di fedeli che lottano, a stento uno solo conosce la Mia Essenza" (Bh. Gi. VII, 3).  Anche l'altropologo Julius Evola è sulla stessa linea: "Pochissimi sono qualificati per lo yoga e fra costoro ancor più piccolo è il numero di coloro che riescono in esso... può riuscire davvero nello Yoga chi abbia qualità privilegiate creati da sforzi sulla stessa direzione compiuti in vite precedenti" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.91).

In sintesi cosa possiamo dire dello Yoga?
"Lo yoga è il metodo attraverso il quale si ottiene il dominio di tutte le forze spirituali e le si guida nella direzione desiderata; la meta è il raggiungimento della pace interiore, della conoscenza suprema e, da ultimo, della liberazione dai legami del mondo e della materia che sono "maya" cioè illusione e seduzione. Infatti per gli induisti e i buddisti l'uomo non è responsabile del male e della sofferenza ma sono parte integrante della realtà per cui il mondo va rifiutato in blocco o, nella migliore dell ipotesi, svuotato di ogni consistenza metafisica...Patañjali definisce lo Yoga come la "soppressione degli stati di coscienza (= "cittavrtti")". Gli "stati di coscienza" sono illimitati ma inquadrabili in tre categorie: 1)gli errori e le illusioni; 2)le esperienze psicologiche normali di colui che non pratica yoga; 3)le esperienze parapsicologiche provocate dallo yoga e accessibili ai soli iniziati. Per Patañjali le prime due categorie d'esperienza vanno abolite e sostituite con una esperienza "enstatica" sovrasensoriale ed extrarazionale. Diversi sono i modi per raggiungere la salvezza proposti dall'induismo e dal buddismo per uscire dalla "maya" e entrare nell'Assoluto, poichè questi dipendono dalla visione del mondo propria di ogni scuola e corrente. Mentre il cammino di salvezza e di liberazione ("moksa") per l'induismo dipende principalmente dallo smantellamento della "maya" mediante la regressione psicologica del nostro io umano nel Brahaman, per il buddismo, comporta lo spegnimento della sete di qualsiasi consistenza e desiderio. Le pratiche salvifiche yoga non si escludono comunque l'una con l'altra e sono spesso complementari: 1)Tantra yoga (via dei riti magici); 2)Yoga mârga (via degli esercizi fisici e spirituali); 3)Karma yoga (via delle opere); 4)Jnâna yoga (via della conoscenza); 5)Bhakti yoga (via della devozione). La salvezza non si raggiunge nell'arco di una sola vita, come del resto nella mistica plotiniana, ed è postulata la reincarnazione." (Enciclopedia delle Religioni, p.403.438-439, ed.Garzanti; F. Dermine, Mistici-veggenti e medium, Città del Vaticano 2002, pp.127.130-131).
Ispirandosi in qualche modo ai Veda, testi fondamentali della tradizione indiana che possono essere collocati tra il 1800 e l'800 a.C., sono nati, oltre lo Yoga, molti sistemi gnostici, tra i quali i più importanti sono il Samkhya e il Vedanta. Il loro scopo è sradicare le cause di un cattivo karma e così venendo meno le cause del dolore l'individuo sarebbe sottratto al divenire e integrato in un piano metafisico. Sotto c'è la concezione di un determinismo cieco di causa-effetto (karma), assurdo non solo per noi cristiani ma anche per i laici che si riconoscono nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo; ad esempio se una persona è malata secondo la concezione del Karma l'avrebbe meritato in questa o in una vita passata e aiutarlo significherebbe peggiorarne il karma anche di chi lo aiuta. Qui si spiega l'effetto dirompente della carità cristiana della Beata Teresa di Calcutta, che tra l'altro vietava alle sue suore di fare yoga, sulla falsa dottrina del karma. Anche per lo yogin, vale questa dottrina dell'indifferenza verso l'umanità della persona ritenendo che le sue azioni (karma) possono essere bianche-meritorie (sukla) o nere-cattive (krsna) o bianco-nere ma, onde sottrarsi agli effetti futuri che, buoni o cattivi che siano risultano sempre vincolanti, lo yogin deve rendere la sua attività "nè bianca nè nera", quanto a dire distaccata in tutto e per tutto riguardo ai frutti di qualsiasi azione. Questa impostazione pilatesca, molto pericolosa, che apparentemente afferma di "non voler costruire un superuomismo di tipo nietzschiano ma di voler bruciare la natura umana o Io individualistico per andare oltre" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.81) in realtà spalanca ulteriormente la strada, come vedremo, alla "Via della mano sinistra" o Tantrismo (lett.  tantra significa "libri" cioè "testi sacri") dove l'illusione di conseguire una "superiore libertà" con lo sviluppo dei poteri (siddhi) e della conoscenza (samadhi) sul "piano sottile", con qualunque mezzo, è lo scopo.

Mentre, ad esempio, il Samkhya è una gnosi esplicitamente atea che accetta con indifferenza le varie divinità indiane senza attribuirne alcuna funzione nell'ordine del sistema, lo Yoga è una gnosi implicitamente ateà che introduce al di sopra della folla di questi dèi, Isvara (il Signore) che però concederebbe allo yogin solo un vago favore o al massimo, nelle corrente devozionali dei Vedanta, il regolatore del processo cosmico e della retribuzione karmaica. Nello Yoga gli dèi indiani invidiano lo yogin e sovente lo tentano ad abbandonare la via dell'enstasi o instasi. "Sia in Patanjali, la grande autorità dello Yoga, sia nei Tantra si trova detto che gli dèi sono nemici dello yogi perchè come poteri volti al mantenimento dell'ordine naturale cercano di sbarrare la via a chi da esso vuole sciogliersi e vuole dominarlo" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.79). Questa è una visione molto simile a quella che ha il demonio nel racconto del libro della Genesi del capitolo III in cui satana suggerisce all'uomo la falsità che Dio sia geloso della sua divinità e invidioso della possibilità che l'uomo avrebbe di diventare divino con le sue sole capacità tecniche. In realtà Dio in Gesù Cristo ci regala mediante la sua Chiesa la sua divinità e, inoltre, l'uomo non è capace di autodivinizzarsi con alcuna tecnica o trucco magico; gli ospedali e l'ineluttabilità della morte sono lì a testimoniarlo.

Gli "dei" nell'oriente sono visti come esseri soprannaturali che fruiscono di gioie effimere superiori a quelle umane ma la cui massima ispirazione è reincarnarsi in uomini perchè solo in questo modo e con le opportune tecniche potranno raggiungere la definitiva emancipazione dal ciclo delle nascite e delle morti. Per questa ragione essi invidiano lo yogin e lo tentano di frequente:

Afferma Patanjali nella "Bibbia" dello Yoga, lo Yogasutra:

"Ci sono quattro tipi di yogi: il principiante, colui che ha raggiunto lo stadio del "miele", colui che ha raggiunto lo stadio della conoscenza e colui, infine, che ha trasceso tutto ciò che può essere realizzato. Nel primo di essi la luce (della conoscenza) ha appena cominciato ad operare; il secondo è nello stadio in cui la conoscenza si è fatta apportatrice della verità. Quanto al terzo stadio egli [lo yogin] è signore dei sensi e degli elementi; oltre a ciò, è uno che provvede a conservare quanto è stato già realizzato e che dispone dei mezzi per realizzare quanto non lo è stato. Il quarto, finalmente, colui che ha trasceso tutto il realizzabile, è uno il cui unico scopo è la dissoluzione della mente; la sapienza di costui si svolge per sette gradi successivi. Ora, allorchè un brammano o yogin abbia direttamente realizzato lo stadio detto del "miele" gli dèi sparsi per vari cieli, che hanno scorto la purezza del suo sattva, lo baldiscono con celesti tentazioni: 'Suvvia, dicono, siediti dunque e gioisci qui fra di noi, cui arridono fruizioni impareggiabili... Avrai vista e udito divini e corpo adamantino'... Sollecitato a questo modo [dagli dèi], rifletta lo yogin sui difetti inerenti all'attaccamento e formuli questo pensiero: '... Ora perchè mai pervenuto a questa luce ingenerare nuovo attaccamento agli oggetti dei sensi e dovrei farmi ancora una volta divorare dalle fiamme della trasmigrazione, nuovamente divampanti?" (Patanjali, Gli aforismi sullo Yoga (Yogasutra), ed Biblioteca Boringhieri, Torino 1978, pp.176.177; III,51).

Questa impostazione dello Yoga è tipica della pretesa gnostica in cui gli uomini non hanno uguale dignità ontologica e vengono divisi in «pneumatici, psichici e ilici» a seconda della capacità di «espandere» le proprie potenzialità recondite, inoltre nel dualismo gnostico sono visti come, farfalle-scintilla del divino che devono sbarazzarsi del bozzolo-corpo materiale. Mentre, all'opposto, nella visione cristiana tutti gli uomini sono immagine di Dio con uguale dignità ontologica, tutto l’uomo psiche-anima-corpo è «cosa molto buona», porta in sé l’impronta della vita trinitaria che lo rende capax dèi cioè capace di accogliere il dono della grazia, dono gratuito e per nulla «dovuto» alla natura umana. Anzi la vera dignità dell’uomo non sta agli occhi di Dio, nel «farsi grande», «espandendo» le proprie potenzialità recondite, ma piuttosto nel «farsi piccolo», accogliendo un dono di cui si sente indegno, specialmente a motivo della terribile esperienza del peccato per cui si è reso necessario il sacrificio di Cristo.

 



 Qual è lo scopo dello Yoga?


Lo scopo dello Yoga, in breve, è tramite la FUSIONE con la divinità, ottenere il CONTROLLO ASSOLUTO di corpo-mente-sensi-cosmo, la "Samadhi", "sottraendosi all'illusione (Maya) da noi chiamata 'Vita' e di evadere in se stesso verso una vera realtà interiore, nella quale si può trovare la lampada fulgida della coscienza trascendente... raggiungendo l'esperienza dell'autorigenerazione, fisicamente, mentalmente ed emotivamente... fino ad essere il Brahman [=DIO]" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, pp.22.23.26).

"La samadhi è uno stato indescrivibile", dice un guru, "è un fenomeno supercosciente... in cui la coscienza normale perde la sua limitazione per estendersi in condizione di Coscienza Cosmica... in cui abbiamo l'unione (Yoga), la connesione e l'identificazione dello spirito individuale (Jivatman) con quello universale (Paramatman) così come una goccia di acqua si unisce, si fonde e si identifica con l'acqua di un vaso. E' la meta dello Yoga, Moksa o Mukti, la liberazione, chiamata Nirvana dai buddhisti" (Carlo Patrian, Yoga, Sperling & Kupfer editori, 1984 Azzate (VA), pp.37.39). Il termine yoga deriva dalla antica parola sanscrita yuj ("unire", "congiungere" o meglio "con-fondere") e connesso col latino iugum (= giogo), indica infatti quel complesso di tecniche che servono a unificare le varie potenze dell'anima col "Principio Supremo", l'unione-fusione dell'atman con il Brahman, cioè dell'individuo con l'essenza divina ma, secondo la filosofia panteistica e monistica orientale, yoga significa anche unificare o collegare i due poli dell'essere umano, i chakra (= "ruota") che si trovano il primo in alto sulla testa (sahasrara) e il secondo è situato  dove si trovano gli organi genitali-ano (muladhara) che rappresenta il centro dell'energia creatrice detta kundalini, l'energia che dal polo inferiore dominato dagli istinti, sale fino al chakra superiore, centro della coscienza per realizzare "le nozze cosmiche" o il "battesimo del fuoco"; la kundalini (= significa "arrotolata"), rappresentata nella forma di un serpente arrotolato (chi è questo "serpente"?) e addormentato alla base della colonna vertebrale (muladhara) con lo yoga è risvegliata!

"Fin quando la kundalini dorme, il samsara continua, si vive nel mondo samsarico [mondo contingente in divenire]" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.169). E' una vera e propria iniziazione esoterico-occultistica incentrata sulla dottrina della corporeità sottile o occulta o eterea nella corrispondenza magica tra macrocosmo celste e microcosmo umano, tra gli dèi e gli uomini poiché esisterebbe all’interno del corpo umano una corrente energetica fondamentale, la kundalini, che sarebbe la medesima degli dèi e del cosmo (cfr. Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.165). Nella «teoria del corpo etereo» si sostiene la possibilità dell’uomo, mediante le «tecniche olistiche», tra cui lo Yoga, di «espandersi» progressivamente fuori di sé negli altri corpi, oltre lo spazio e il tempo e tramite le «entità» o «energie», per raggiungere progressivamente i corpi eterici o aure dove si nascondono poteri di autodivinizzazione sorprendenti. Dice il prof. Massìmo Introvigne: "L’uomo composto di sette corpi o parti, che ricevono per la verità nomi diversi nella letteratura teosofica, di volta in volta ispirati al Buddismo o all’Induismo e che sono e che sono (procedendo dalla parte più spirituale verso quella più materiale) i corpi chiamati in genere divino, monodico, spirituale, intuitivo, mentale, astrale e fisico. Ogni corpo corrisponde ad un piano di esistenza in cui si trovano anche altri esseri o realtà" (M. Introvigne, Le nuove religioni, 274).

 

              

 

Questi sette corpi sono a loro volta raggruppati nell'equivalente teoria dei tre corpi o piani (materiale, sottile e causante): "Il corpo materiale, sottile e causante non sono entità distinte ma tre dimensioni di una stessa entità... 'sedi' della conoscenza... Il corpo materiale corrisponde alla comune coscienza di veglia, con la relativa esperienza del mondo come mondo fisico e fenomenico. Questa è la 'sede' propria all'Io comune. Gli altri due corpi, cioè le altre due dimensioni della corporeità, non sono percepibili inquantochè nella vita dell'uomo comune il piano sottile corrisponde alla condizione del sogno, lo stato causante, ad esso sovraordinato, corrisponde alla condizione del sonno senza sogni o sonno profondo... Le dimensioni profonde transfisiologiche della corporeità sono dunque sbarrate alla coscienza desta dell'uomo comune; questi non conosce lo stato rajasico della corporeità come energia (corpo sottile), nè lo stato sattvico di essa, come puro atto (corpo causante)... subisce lo stato tamasico della corporeità... Ebbene le tecniche dell'Hata-Yoga mirano appunto a rimuovere questo sbarramento a dischiudere la corporeità spirituale... ciò comporta lo sviluppo di una supercoscienza... non una sottocoscienza medianica [???]... L'assurdità della psicanalisi raggiunge il limite quando Jung presume di indicare il contenuto scientifico dello Yoga... Ma lo Yoga non vuol guarire nessun malato [solo divinizzarlo!!!]... Già a livello del corpo sottile affiorerebbe la coscienza samsarica ossia la coscienza di un flusso di una singola vita rappresenta unicamente una sezione particolare. Al livello del corpo causante la coscienzasi estende poi verticalemtne agli stati multipli dell'essere fino al piano dove non esiste cambiamento nè divenire" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.165-168).

La kundalini o KI o prana sarebbe la "energia" sessuale sprigionata, primariamente, dalla sacra copulazione o maithuna tra Shakti e Shiva. Afferma Mircea Eliade: «Pratica tantrica del maituhuna: 1)nuda ogni donna incarna la Natura, la prakrti La si dovrà contemplare con la stessa ammirazione e distacco che si pone nel considerare l’impenetrabile mistero della Natura, il suo potere infinito di creazione. La nudità rituale della yogini possiede un valore mistico in quanto tale; 2)la seconda fase consisterà nella trasformazione della Donna-prakrti nell’incarnazione della Shakti: la compagna del rito diviene una dea, come lo yogin incarna il Dio […] la yogini è una giovane donna istruita dal guru e il cui corpo viene consacrato. L’unione sessuale diviene così un rituale, il maithuna, per mezzo del quale la coppia umana si trasforma in coppia divina. Il pranayama (dominio del prana) che è la disciplina della respirazione e il dharana (la concentrazione) non sono altro che i mezzi attraverso i quali, durante il maithuna, si giunge all’immobilità e all’estinzione del pensiero, la suprema grande felicità che è la scoperta dell’Unità. Fisiologicamente parlando, il samasara (lo stesso gusto) si ottiene durante il maithuna, ogniqualvolta il seme dell’uomo (sukra) e il rajas (rosso succo del mestruo) della donna permangono nella loro immobilità; mai il maithuna si deve concludere con l’emissione seminale […] I seguaci del tantrismo, “tantra” in sanscrito significa “ordito” o “tela”, si dividono abitualmente in due indirizzi: 1)i samayin che credono alla identità di Shiva e della Shakti che cercano di risvegliare la kundalini per mezzo di esercizi spirituali; 2)i kaula, che venerano la kaulini (cioè la kundalini), e che si dedicano a pratiche concrete […] Il vocabolario erotico della letteratura tantrica è ambiguo […] I testi tantrici ripetono spesso questo adagio: “Con quegli stessi atti che fanno bruciare per milioni di anni alcuni uomini all’inferno, lo yogin ottiene la liberazione” […] Si tratta del fondamento stesso dello yoga esposto da Krishna nella Bhagavadgita: “Colui che non è sopraffatto dall’egoismo, la cui mente non è turbata, quand’anche uccidesse tutte le creature, egli non uccide, e non si grava di alcuna catena” (XVIII,17) […] Buddha stesso praticando il maithuna era riuscito a vincere il demone Mara, e, sempre per mezzo di quella TECNICA, era diventato onnisciente e SIGNORE DELLE FORZE MAGICHE […] Ogni congiunzione dei contrari (Shiva-Shakti, Buddha-Shakti, Krishna-Radha) determina una rottura di livello e conduce alla riscoperta della “spontaneità primordiale” […] Viene esaltato l’amore adultero, l’amore illegittimo e la masturbazione […] Il seme non deve essere emesso altrimenti lo yogin ricade sotto la legge del Tempo e della Morte come qualsiasi volgare libertino, invece di raggiungere lo stato di Nirvana, il Samsara, l’esperienza paradossale dell’UNITA’ […] Si scopre lo stato di sahaja trascendendo la dualità e diventando MAGO […] Il seguace del tantrismo vuole accedere sperimentalmente allo stato del NON-DUALE […] I testi buddhisti attraverso due coppie di contrari, prajna-upaya e sunya-karuna, arrivano alla situazione di BODHISATTVA in cui metafisicamente la persona non esiste più, esiste solo un aggregato di elementi […] La congiunzione degli opposti costituisce il superamento del mondo fenomenico, e l’abolizione di ogni esperienza di dualità […] L’immortalità non si può ottenere se non arrestando la manifestazione, dunque il processo di dissoluzione; occorre andare controcorrente […] Nella Hathayoga si unisce il Sole e la Luna, Shakti (kundalini) e Shiva nel proprio corpo si ottiene l’inversione del processo cosmico e la regressione allo stato indifferenziato della Totalità prima; dal punto di vista fisiologico la congiunzione di Sole e Luna si traduce nell’unione di prana e apana (ispirazione e espirazione) una fusione dei soffi vitali per ottenere il loro arresto; infine l’unione sessuale per mezzo di una certa pratica 'vajroli mudra' (riassorbimento o risalita del seme già emesso)... Nella 'Hatha-Yoga', 'Ha' corrisponde alla corrente 'prana', 'tha' alla corrente 'apana' e la parola 'Hatha' indicherebbe il 'segreto di questo yoga', l'unificazione delle due correnti... Prana in relazione alla funzione respiratoria e apana con le funzione secretivo-eiettive quindi anche, nell'uomo, con la eieculazione del seme... Prana tende verso l'alto, apana verso il basso... ed è possibile con un procedimento yogico segreto, il mulabhanda, che presuppone il dominio delle 'correnti sottili' dl proprio corpo, invertire la direzione naturale delle due correnti prana e apana» (Cfr. M. Eliade, Sull’erotica mistica indiana e altri scritti, pp.9-22.171). Ma avverte Julius Evola, "la metafisica tantrica e in parte quella indù in genere sono tali da non lasciare posto a valori morali e a leggi morali dandone una validità intrinseca come nelle filosofie occidentali... ma ogni valore e ogni legge hanno invece senso solamente per un certo dominio dell'esistenza condizionata nel quale esprimono unicamente la forma del potere che lo regge [relativismo marale]" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.210).

Ovviamente la kundalini o Shakti è l'energia sessuale attiva del tantrismo o magia sessuale cerimoniale orientale che dovrebbe portare l'uomo all'autodivinizzazione o all'autofecondazione mediante la azione dinamica della kundalini o Shakti che avvinghiata in lui come è avvinghiata, nella iconografia tantrica, su Shiva-statico compie i movimenti dell'accoppiamento. Infatti nel tantrismo, dice Julius Evola famoso antropologo del '900, "il simbolismo di Shiva e Shakti è l'unione sessuale... dalla quale procede l'universo... il punto di partenza è il riconoscimento che della realtà di ogni essere e di ogni forma, il principio e la misura sono una energia, un potere agente... la Shakti è l'eterna energia [attiva]... creatrice, reggitrice e distruttrice del mondo... Onde è detto nei Tantra: 'O Devi (Shakti), la liberazione senza la conoscenza della Shakti è un mera burla'... il simbolismo di Shiva e di Shakti è una unione sessuale caratterizzata dal fatto che il maschio sta seduto immobile, ed è la donna che, avvinghiata, compie i movimenti dell'atto sessuale" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.39.40.43.45).

 

              

 

In termini più esplici la stessa magia sessuale cerimoniale viene attualmente praticata, purtroppo, anche in Occidente recuperando il falso mito dei culti barbari della fertilità o orgiastici - vedi i Baccanali, il rituale celtico di Beltane, i culti alle dee Iside o Astarte o Diana o Ishtar o Venere - che erano violenza carnale e pedofilia di 'stato' con umiliazione della dignità umana della donna, in cui erano presenti anche personificazioni umane del dio cornuto - Bacco, Cerunno, Dioniso - che con la balla del "sesso come tramite di collegamento con la Divinità" violentavano in lungo e in largo. Questi personaggi vedono il sesso come una "energia magica" capace di risvegliare entità [che sono demoni], attraverso la tecnica della forma pensiero o dei sigilli magici che si avvalgono della masturbazione e del sesso rituale che mercifica il partner, per ottenere ciò che si desidera. Afferma una "conoscitrice di magia pratica": "Il momento del concepimento [eros] e quello della morte [thànatos] sono quelli in cui l'essere umano riesce a produrre in sè la massima concentrazione di energia: le uccisioni rituali, così come i riti di carattere sessuale, servono a creare la condizione adatta per stabilire un contatto con la potenza divina creatrice/distruttrice... considero il primo fra tutti, l'utilizzo dell'Eros come mezzo di elezione per cibare gli dèi... sesso e cibo possono diventare una potente forma di energia... con la pratica di magia sessuale detta 'eucaristica'... dovete formulare le vostre richieste al momento opportuno [l'orgasmo]... dobbiamo solo decidere cosa vogliamo ottenere... ci si può legare [con un rito] alla persona prescelta... tramite l'evocazione di Archetipi [entità pagane]... nel momento dell'evocazione occorre fondersi con l'entità evocata... con le immagine mentali evocate si crea un aggancio astrale con le entità del Grimorio [libro magico personalizzato di entità da evocare]... l'importante è che vi sentiate l'entità evocata... La forza vitale è l'energia orgasmica o magnetica... con cui caricare il sigillo magico... Le pratiche sessuali consapevoli aiutano ad entrare in contatto con le nostre potenzialità magico-curative, e ci permettono (come bene sanno i culturi del Tantra) di avere un assaggio della divina trascendenza" (Cfr. Doriana Dellepiane, Magia sessuale: manuale di iniziazione, Roma 2005, pp.26.36.38.46.47.54.55.60.102). Ovvio che nello Yoga e nel tantrismo "le relazioni sono attestate fra la kundalini e il sesso in quanto le pratiche magiche sessuali comportano il risveglio momentaneo di questa forza; dette relazioni sono da considerare nel campo della fisiologia superfisica [sottile o medianitca]"... e il simbolismo tantrico raffigura Shakti nell'uomo a livello della 'terra', nel chakra del muladhara, come una serpe avvolta intorno al pene di Shiva chiudente con la sua testa l'orifizio di questo fallo... il lingam o fallo privo di appoggio avente in sè il proprio principio... Ognuno dei primi sei chakra viene anche presentato come la sede di un dio con la sua shakti... Il simbolo costituito da Shiva immobile portatore di scettro [magico] abbracciato dalla Shakti come una veste di fiamma, trova ora la sua traduzione nel binomio costituito dalla supersaturazione pranica del corpo e dal potere centrale che anima e proietta le figure, i simboli e i mantra atti allo scopo... in alcuni ambienti l'aspetto shaktico viene intensificato mediante procedimenti [anche masturbatorii] di cui si è detto a proposito del rituale sessuale [maithuna]... Uno di questi procedimenti consiste infatti nel visualizzare [forme pensiero o sigilli magici] davanti a sè la 'sposa occulta' o Shakti come una figura femminile reale dotata di tutti i tratti fascinosi capace di destare un veemente acre desiderio... per poi riassorbire la figura in sè" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.169-170.174.194). Quindi trattasi di un delirio magico sessuale autofecondatorio per una autogenerazione all'incorrutibilità per diventare "dio" conquistando lo scettro magico di Shiva per comandare i "Deva". Occorrerebbe cambiare la polarità dell'energia trasformandola da rivolta 'verso terra', nella procreazione con il versamento del seme, e quindi alla ricaduta nel samsara, a rivolta 'verso l'alto' con il risveglio della Shakti o kundalini fino all'unione sussuale nel settimo chakra, al di sopra del capo (sahasrara), nella "trascendenza" [meglio nel preternaturale] di Shiva con Shakti. Nell'ascesa della kundalini o Shakti lungo la inesistente sushumna, per mezzo dell'Hata-Yoga o altre techiche esoteriche orientali, si assumerebbe il corpo di altrettanti "dei" [archetipo di Carl Jung o dei maghi sessuali] sviluppando così poteri inimmaginabili e, come dicono i tantrici, "facendo entrare i buddha [poteri] nei chakra del corpo" e potendeoli controllare con "mantra" ad hoc. Dal punto di vista magico il potere acquistato di un elemento fuori di sè porterebbe ad un dominio delle manifestazioni di quell'elemento nel mondo esterno fenomenico. Questi sarebbero i poteri racchiusi nel macrocosmo con cui lo yogi o anche il mago o la strega verrebbero a contatto. Tre sarebbero le tappe del procedimento: 1)risveglio kundalini o "potere serpentino" e superamento della crisi conseguente; 2)volersi fondere con la kundalini; 3)controllare la kundalini nei vari chakra. La kundalini sarebbe il serpente arrotolato sullo 'Albero di Vita' o 'Fuoco della morte' o Sushumna (condotto o via assiale della corporeità occulta lungo la quale viene fatta ascendere kundalini dopo che è stata ridestata). Secondo i testi "non è detto che coloro che sono giunti a destare la kundalini siano capaci di portare al termine il processo; in realtà sono pochissimi" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.205).

In particolare nell'organismo sottile o occulto dello yogi vi sarebbero due arterie energetiche opposte rispetto alla spina dorsale chiamate Ida, a carattere shakti-lunare di colore rosa pallido, e Pingala a carattaere shiva-solare di colore rosso accesso. Entrambe partirebbero dal primo chakra, il muladhara, intrecciandosi serpentinamente intorno alla colonna vertebrale in modo da interferire o incrociarsi 5 volte in corrispondenza dei 5 chakras del tronco. Ida partirebbe dal testicolo destro e comunicherebbe con la narice sinistra mentre Pingala partirebbe dal testicolo sinistro terminando nella narice destra.

Mantenendo le asana (posizioni rituali con la consapevolezza di essere una "statua viva di un dio") mediante il pranayama si "arresta il moto di inspirazione e di espirazione" (Patanjali, Yogasutra, II, 49), supersaturando pranicamente il corpo e così arrestando le correnti praniche si fonde il prana (responsabile della respirazione in senso "sottile") e l'apana (responsabile della eieculazione) ottenendo l'arresto di Pingala e Ida e la loro congiunzione nella sushumna che genera la chiusura del circuito elettrico interno delle correnti praniche, un 'vortice fluidico' che condensantosi provoca l'accensione del fuoco della kundalini che come "tanti raggi di luce irradiano tutti i pori e i chakra del corpo sottile nell'espirare e vi rientrano nell'inspirare saturando tutto l'organismo... con la produzione di calore magico" per la "distruzione dell'io" e il raggiungimento della "dimora che si regge senza sostegno". E' un vero delirio di onnipotenza. "La congiunzione dei tre fiumi (pingala, ida e sushumna) fa del siddha-yogi superiore ad ogni colpa; per lui non esiste karma, non esiste nè peccato, nè virtù, nè cielo, nè rinascita, non esiste per lui cosa che debba essere fatta o non essere fatta" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.210).

In questo modo l'espiro (apana) e l'inspiro (prana) degli esseri che vivono nel tempo, schiavi del divenire ciclico del samsara, viene divorato e lo yogi oltrepassa la coscienza finita condizionata dal corpo fisico. Si provoca il congiungimento rituale o archetipo dell'uomo quale incarnazione di Shiva con la donna quale incarnazione di Shakti provocando una "rottura folgorativa di livello". Così ogni dualità prana-apana e Ida e Pingala viene divorata dall'unica forza, la kundalini, che scorre nella sushumna. Si dice appunto che "sushumna divora il tempo". Varcata la "soglia del Brahman" lo yogi abbandona lo stato samsarico dell'esistenza... si appropria dell'albero della vita del racconto biblico di Genesi al capitolo 3 con tanto di serpente parlante, satana alias kundalini, che dice di poter dare l'autodivinizzazione a buon mercato... basterebbe strofinare la lampada di aladino delle teniche olistiche orientali. "Lo scopo di tutte queste pratiche è che il corpo divenga un condensatore supersaturo di energia pranica". (Cfr. Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.171s). Ma "i maestri dello yoga avvertono che se non c'è una purificazione preliminare ogni scoria agisce come una sorta di 'trasformatore vampirico' della forza ridestata; questa forza va a pascere dei 'demoni'... si risvegliano i principi karmici contenuti nei chakra... con possibili effetti di remote azioni della manifestazione di enti avidi di vita con i quali sono stati stipulati oscuri patti... è possibile che per tale via dei destini tragici si compiano... ma ogni yogi si innalza [???] al di sopra della condizione umana" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.200-203).

          

 

La ricerca del potere e del dominio (cratofania) immaginando un mondo virtuale, quello dei "corpi sottili", rifiutando la dura realtà dell'uomo dipendente da tutto (Dio, prossimo, cosmo), è l'escamotage attraverso il quale si immagina, da parte dello yogi e del tantrico, un "potere autodivinizzante" che non si possiede.

"Sta di fatto che a livello del puto yoga l'acquisizione dei poteri va parallela al naturale venir meno di tutti gli istinti e di tutte le passioni che condurrebbero un uomo comune, un pushu [Harry Potter direbbe "babbano"], a usarli. Lo yogi semplicemente non interessano tali attività tranne che in particolari congiunture. In ciò si può forse indicare la differenza fra il piano dei vira e della Via della Mano Sinistra e quello dei divya; se l'ideale tantrico della coesistenza della liberazione con il godimento, ossia con l'aprirsi ad ogni esperienza nel mondo, può spingere eventualmente il vira ad una prassi nella quale eserciti il suo potere 'al di là del bene e del male', il divya, cioè lo yogi in senso stretto, si trova troppo in alto per mettersi su una via del genere affermandosi nel campo di azioni visibili... Per lo Yogasutra di Patanjali è convinzione generale che uno vero yoga, di qualunque tipo esso sia. comporta sempre l'acquisizione di poteri sovranormali. In particolare nei Tantra si parla di queste cinque siddhi: uccatam, ossia allontanare o respingere; vashikaranam, soggiogare le mente e le forze; stambhanam, arrestare (ad esempio, arrestare un temporale, togliere la parola ad una persona); vidveshanam, suscitare lotte e discordie; svastyayanam, proteggere, soccorrere, guarire. Si è già accennato che il risveglio di ogni chakra conferirebbe poteri sugli elementi che vi corrispondono. Ad esempio, il risveglio del svadhishthana-chakra [2° chakra che si trova in corrispondenza dei genitali è la sede propria della Shakti] renderebbe possibile, in determinate condizioni, sospendere il potere del fuoco (immunità del corpo dal fuoco) o il suscitarlo senza i determinismi normalmente richiesti dalla sua manifestazione... a mezzo del chakra della terra [1° chakra o muladhara, tra l'osso sacro e i genitali] si acquista una forza materiale sovranormale; a mezzo del chakra dell'acqua si potrebbe infondere nel corpo una forza di giovinezza e neutralizzare i processi di invecchiamento e di decadimento organico; a mezzo del chakra del fuoco si raggiungerebbe il potere di trasmutare e dissolvere le sostanze; a mezzo del chakra dell'aria si otterebbe il potere di levitazione da un lato, dall'alto il potere di velocità, sia fisica, sia di una proiezione di un'immagine di sè nel luogo evocato dal pensiero (bilocazione); a mezzo dell'etere, a ciò si aggiungerebbe la capacità di superare ogni resistenza dell'acqua e della terra, ossia di attraversare acqua e terra come nel campo della medianità accade nei cosidetti fenomeni di apporto. Speciali azioni sul principio solare e lunare conferirebbero inoltre il potere di rendere il proprio corpo senz'ombra o di renderlo invisibile agli altri. Importante una speciale realizzazione che farebbe da controparte a tutte queste siddhi: 'l'apertura delle due porte dello spirito', ossia delle volontà e della memoria; l'una e l'altra si libererebbero dalla limitazione individuale, spazio e tempo sarebbero 'aperti' al siddha" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.212).

Lo Yoga, dice autorevolmente Mircea Eliade il più grande antropologo del '900, è il "metodo sperimentale per realizzare l'uomo-Dio"  (Mircea Eliade, Tecniche dello Yoga, Boringhieri, p.204). Allo stesso modo dice Julius Evola: "L'assioma di tutto lo yoga, del sadhana [mezzo di acquisizione] tantrico e di analoghe discipline, è il nietzschiano 'l'uomo è qualcosa che può essere superato', ma va preso molto sul serio... Il superamento della condizione umana, considerato da tali discipline, è, nei suoi varti gradi, anche la condizione per la potenza autentica, per l'acquisizione delle siddhi (poteri); propriamente, non è che queste siddhi rappresentino lo scopo ma essi derivano come una conseguenza naturale dal superiore status esistenziale e ontologico raggiunto... dove l'essere si identifica con il conoscere [gnosi], in cui la contrapposizione fra oggetto e soggetto, fra Io e non-Io viene rimossa [panteismo, monismo]. Nel suo ultimo grado, col samadhi, lo yoga della conoscenza tende a ciò. Se ci rifacciamo alla metafisica tantrica... l'essenza di ogni cosa è un shakti, un potere: da qui il collegamento con la dottrina delle siddhi, dei poteri sovranormali" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.34).

La "Bibbia dello Yoga", lo Yogasutra di Patanjali, afferma che "grazie allo yoga, lo yogin perviene a conoscere infallibilmente tutto quanto egli desidera... diviene invisibile... percepisce qualsiasi oggetto remoto o nascosto... sono in possesso di tutti i poteri... perviene a conoscere ogni cosa... giunge a possedere il controllo di ogni cosa entrando in stato di identificazione con le cose fino agli atomi più sottili. Allora possedendo la padronanza anche del rapporto tra questi e l'etere, lo yogin stesso si fa lieve ed è in grado di camminare con i piedi sopra l'acqua e sui raggi del sole... funziona fuori dal corpo e lo yogin può accedere nei corpi altrui... lo yogin è in grado di penetrare in un sasso; ne l'acqua fluendo lo bagna, nè il calore del fuoco lo scotta; nè l'aria gli soffia contro... lo yogin si fa onnisciente... acquista vista e udito divini e corpo adamantino " (Patanjali, Gli aforismi sullo Yoga (Yogasutra), ed Biblioteca Boringhieri, Torino 1978, pp.122.153.156.159.162.167.168.172.175.177 o II,45; III,21.25.26.33.42.43.45.49.51). Anche il guru Swami Vivekananda lo dichiara eloquentemente quando illustra quali sono i poteri dello yogi pienamente illuminato:

"Quale potere sulla terra potrebbe non essere il suo? Egli sarà capace di muovere il sole e le stelle fuori dalle loro orbite, di controllare ogni cosa nell’universo dagli atomi al più grande dei soli. Questo è lo scopo finale del pranayama [controllo ritmico del respiro]. Quando lo yogi diventa perfetto non c’è niente in natura che non sia sotto il suo controllo. Se ordina agli dei oppure alle anime dei defunti di venire a lui, essi verranno al suo comando. Tutte le forze della natura obbediranno a lui come schiave […] Chi ha controllato il prana ha controllato la sua stessa mente ed anche tutte le menti […] e tutti i corpi che esistono" (Nikhilananda, Vivekananda: The Yogas and Other Works,  in T. Mezzetti, Come leone ruggente, I, 239).

Per il grande antropologo Mircea Eliade gli yogi millantano "facoltà percettive non condizionate dagli organi del corpo in cui potrebbero vedere senza occhi, toccare senza mani, udire senza orecchi, giungere senza camminare e cosi via" (cfr. Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.106).

Il guru Ramakrishna "in uno dei più interessanti fenomeni di samadhi, prolungò fino al limite estremo delle sue forze l'identità con l'Assoluto: Per sei mesi restò in stato di estasi catalettica... il suo corpo abbandonato dallo spirito come cosa vuota in balia delle forze distrutrici... egli fu come morto. Non era possibile andare più oltre nell'unione estatica con il 'Senza Forma'; ed è questo il punto estremo della lunga ascesa yogica... della completa Autorealizzazione Yoga" (Carlo Patrian, Yoga, Sperling & Kupfer editori, 1984 Azzate (VA), p.31). Inoltre Ramakrishna affermava, in modo ralativista e falso: "Ho praticato tutte le religioni: ho trovato che è il medesimo Dio cui tutti si dirigono da vie differenti" (Carlo Patrian, op. cit., p.33).

Il guru Patrian esplicita meglio il "delirio" de "gli Yogi indiani si svegliano prima dell'alba, alle 4 circa, perchè è l'ora magneticamente più favorevole per tutte le pratiche Yoga fisiche, mentali e spirituali... il Lama Kasi Dawa Samdup consiglia di meditare sulla triplicità illusoria del tempo... Swami Sivananda di Rishikesh da queste formule di meditazione: 'Io sono essere onnipotente, immortale - Io sono spirito incontaminato dalla malattie e dalla morte - Io sono pura coscienza assoluta - Io sono distinto e indipendente dal corpo e dalla mente - Io sono un centro d'influenza e di potere - Io sono padrone del mio destino - Io sono esistenza-conoscenza-felicità assolute'... Lo sperimentatore che abbia costanza acquista controllo sui pensieri, sviluppo del potere intellettuale, la salute generale, ecc... Dopo circa sei mesi di pratica regolare e intensa alcuni possono sperimentare suoni mistici interiori, visioni anche di luoghi reali lontani, uscire spiritualmente dal corpo fisico, sensazioni di levitazione; significa che l'adepto sta entrando nel piano superfisico. Visioni e forme sgradevoli saranno annullate cantando la mistica sillaba OM più volte... La meditazione Yoga porta a un rapido sviluppo spirituale e parapsicologico" (Carlo Patrian, Yoga, Sperling & Kupfer editori, 1984 Azzate (VA), pp.37-38). Nell'India è tipica l'iniziazione da guru (maestro) a chela (discepolo) per l'iniziazione esoterica che è la trasmissione reale di una shakti intesa come potere (siddhi) o luce (samadhi): "L'iniziazione si definisce nei termini della trasmissione reale di una shakti, come un potere e una luce. Alla stessa guisa che il cattolicesimo concepisce una successione apostolica e una continuità della forza che renderebbe efficaci i sacramenti, così l'India ha conosciuto linee quasi dinastiche di maestri spirituali, guru, che si sono trasmessi ininterrottamente non soltanto la tradizione della loro scienza ma altresì la forza non-umana, la shakti, necessaria per farne intendere veramente il senso e per farla agire... La forza viene spesso trasmessa dal maestro al neofito mediante parole di potenza, mantra, nelle quali una shakti si lega ad un verbo [demonio] avente una virtù vivificande e fecondatrice: essa propizia una 'seconda nascita'" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.94.95.98). Lo sviluppo dei "muscoli spirituali" del discepolo tantrico ma anche yogico avviene "nel compimento della siddhi fintanto il discepolo 'ha il proprio maestro sotto i piedi' e, nella condizione di kaula, 'è guru a se stesso e nessuno [nenache "dio"] è superiore a lui'... Quanto agli strumenti in senso tecnico [o magico] del sadhana sono due: 1)la facoltà di visualizzare esattamente; 2)quella di concentrare e fissare attivamente la mente per mezzo di un addestramento sul genere dello yoga classico... tipici delle realizzazioni yogiche o magiche... perchè l'importanza dell'immaginazione sta fatto nel suo essere lo strumento per spostarsi sul piano sottile [preternaturale o piano demoniaco]'" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.96.98).

Il guru, Vivekananda, discepolo illustre di Ramakrishna, giunse negli Stati Uniti nel 1897 dando inizio alla presenza più o meno stabile dei guru orientali in occidente, fondando varie missioni e presentando un induismo idealizzato nel quale «sottolineava frequentemente la complementarietà della cultura spirituale e mistica dell’oriente e di quella tecnicamente avanzata dell’occidente» (C. Gatto Trocchi, I nuovi movimenti magici, 12).

 

   

Le stesse nozioni annacquate e fascinose di induismo, yoga e buddhismo furono propagandate dalla Società Teosofica, «nonna» della New Age, della medium Helena Petrovna Blavatsky che spogliò le tecniche orientali della bhakti (devozione a Dio) e del dharma (legge ascetico-morale) risaltando esclusivamente i siddhi (poteri) e la samadhi ("con Dio", conoscenza, contatto della coscienza individuale con la coscienza universale o Inconscio Collettivo per Jung). Nel delirio dell'800 del riduzionismo scientifico che sconfina nello spiritismo, ad esempio il magnetismo animale del dottor Anton Mesmer, erroneamente si faceva coincidere tout court la vita con l'energia elettrica. Infatti, dice il prof. Introvigne, "l’Ottocento è l’epoca di una «epistemologia democratica», dove anche i «plebei» non rinunciano a dire la loro sulla fisica e sulla chimica, sull’etere e sui fluidi, sull’elettricità e sull’abitabilità dei mondi, sulla medicina e l’astronomia, spesso in un curioso intreccio fra scienza, religiosità «selvaggia» ed esibizioni a pagamento di truffatori di paese" (M. Introvigne, Il cappello del mago, SugarCo, Milano 1990, 51). Questa inopportuna contaminazione tra scienza e spiritismo da origine a «patacche» come il «magnetismo animale» del medico massone Franz Anton Mesmer (1734-1815), base teorica dello spiritismo, del channeling e di tutte le «tecniche» dei «guaritori alternativi e olistici» della New Age.

"La teoria del magnetismo animale di Mesmer si fonda sull’idea dell’esistenza di un «fluido universale», sostanza sottile [prana, ki, kundalini, fluido magnetico animale, ecc.] che pervade tutto l’universo senza lasciare spazi vuoti. Il fluido circola pure nel corpo umano: anzi, nel caso di un blocco o stasi della circolazione, insorge la malattia, che può essere curata con la «magnetizzazione» provocando nel paziente una crisi lieve di tipo sonnambulico o più acuta, e per Mesmer più efficace, di tipo convulsivo […] Che cosa centra tutto questo con lo spiritismo? Più di quanto non possa sembrare, perché la magnetizzazione libera il «senso interno» del paziente consentendogli di stabilire un particolare rapporto con il fluido universale che, proprio per la sua universalità, permette di entrare in relazione con mondi invisibili. È possibile per esempio che un soggetto magnetizzato veda il proprio corpo, o anche il corpo di un’altra persona, diagnosticando così nel modo più esatto una malattia, e perfino veda avvenimenti o persone del passato o del futuro. Mesmer, per la verità, non amava che si parlasse di «spiriti» e attirava l’attenzione sulla spiegazione «scientifica» dei fenomeni tramite il fluido: ma di fatto si trattava di entrare in contatto con persone che erano vissute sulla terra ed erano morte […] spiriti di persone defunte, e si esprimeva persino con la loro voce" (M. Introvigne, Il cappello del mago, SugarCo, Milano 1990, 50).

La Teosofia entusiasta del delirio di onnipotenza scoppiato nell'800 vede un uomo senza limiti. Afferma William Judge (1851-1903) co-fondatore della Società Teosofica: "Nell'uomo esiste una vasta serie di poteri che possono esseri sviluppati, se gliene viene data l'occasione. E una vita sola non basta!... Il corpo umano, se viene cambiato di polarità, può sollevarsi in aria come un uccello. Ciò è possibile grazie ad un certo sistema di respirazione [pranayama] conosciuto in Oriente... Fra i fenomeni interessanti vi è quello di spostamento di oggetti senza contatto fisico [medianità ad ectoplasma]... estendendo la mano e il braccio astrale fuori del corpo fisico... dove il Corpo Astrale è il registro di ogni pensiero, suono, immagine e altra vibrazione... il piano astrale è una forma di materia molto tenue [sottile] che precede quella fisica... così è possibile spiegare tutti i fenomeni dell'ipsnosi, della chairoveggenza, della chiaroudenza e dei medium, ecc" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, pp.59.87.89.91.94). La Teosofia cerca quindi di spiegare l'inspiegabile con l'ignoto nella visione di un improbabile superuomo.

Ma cosa è il Corpo Astrale per i teosofi? "Per il Corpo Astrale esistono diversi nomi; ne elenchiamo alcuni: fantasma, apparizione, larva, perispirito, demone, [aura]... Il Corpo Astrale è formato di materia la cui sostanza è assai tenue [sottile]... possiede una elesticità che è capace di distendersi per notevoli distanze... la materia di cui di compone è elastica e magnetica nella sua essenza... Il Corpo Astrale è il modello di guida per il corpo fisico... su di esso si dispongono le molecole finche il fanciullo nel grembo della donna è completo [antiscientifico! C'è il DNA!]... Se il fanciullo nasce senza gambe è dovuto dalle idee della madre che hanno avuto l'effetto di tagliare le gambe astrali [follia pseudoscientifica!]... Nell'uomo comune che non si è esercitato nell'occultismo pratico e che non possiede tale facoltà dalla nascita, il Corpo Astrale non si può allontanare più di qualche palmo da quello fisico; esso è una parte di quel corpo fisico, lo sostiene e vi è incorporato. Però ci sono delle persone che, a causa di pratiche seguite in altre vite terrestri, hanno il potere innato di allontanare da sè il Corpo Astrale senza esserne consapevoli. Si tratta dei 'medium'. Alcuni sono profeti, in molti casi sono individui isterici e catalettici [no! Anche se sono ciarlatani sono sempre servitori del demonio!]" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, pp.34-36).

Cosa è e come funziona la "medianità ad aura" e la "medianità ad ectoplasma" dei teosofi o occultisti o yogin? Afferma Wlliam Judge "Nel Corpo Astrale in un sistema completo di nervi e arterie circola il liquido astrale che è, per quel corpo, uguale al sangue del nostro corpo fisico... Quando il corpo muore, l'uomo astrale viene liberato e, siccome al momento della morte l'uomo immortale (la triade Atma-Buddhi-Manas, cioè Spirito-Intellett-Mente) s'invola verso un altro stato, il Corpo Astrale diventa l'involucro dell'uomo che è vissuto ed è necessario che passi del tempo prima che venga dissipato. Esso conserva tutte le memorie della vita vissuta e, quindi, per riflesso può ripetere automaticamente ciò che il morto ha saputo, pensato, visto. Rimane vicino al corpo fisico abbandonato per circa l'intero periodo che questo impiega a disfarsi completamente, poichè esso deve completare la propria operazione di morte. E' anche possibile, in casi molto rari e particolari, che diventi visibile. Il Corpo Astrale è il fantasma [o aura] delle sedute spiritiche e viene passare per il vero spirito di questa o di quella persona defunta. Attirato dai pensieri del medium e dei partecipanti della seduta, il Corpo Astrale [o fantasta astrale o Kamarupa, detto "il diavolo degli indù"] aleggia vagamente attorno al luogo dove si trovano ed è poi galvanizzato o rivestito di una vita artificiale da un intero esercito di forze elementari e dal Corpo Astrale dello stesso medium che tiene la seduta, oppure di qualche altro medium presente fra i partecipanti [medianità ad ectoplasma]... [Nella medianità] in alcuni casi [no, in tutti i casi!] entra in gioco una certa 'intelligenza' che è totalmente e intensamente maligna: ogni medium vi è soggetto e ciò spiega come mai tanti medium, secondo quanto confessano essi stessi, cadono preda delle forze del male... [In particolare] i maghi neri che focalizzano tutta la loro conoscenza sul principio del kama (desiderio), valorizzando l'intelletto, ma separandosi dallo Spirito. Sono gli unici esseri dannati che conosciamo... con una serie di vite dedicate al male per amore del male... possono durare per molti secoli e saziono i loro desideri attraverso qualunque sensitivo di cui riescono ad impossessarsi approfittando dei pensieri cattivi e negativi che aprono loro un ingresso. Presiedono a quasi tutte le sedute spiritiche, assumendo nomi altisonanti e dirigendo le operazioni in modo da ottenere per ottenere completo controllo del medium, illudendo sempre più per farne un utile canale attraverso il quale possono compiere le loro malefatte... questi maghi neri che vivono nel mondo astrale sono padroni del corpo medianico... Il Corpo Astrale del medium, essendo capace di estendersi e separasi dal corpo fisico, forma l'intelaiatura di quelli che sono chiamati 'spiriti materializzati'; esso fa muovere oggetti senza contatto fisico, porta messaggi da parenti trapassati, i quali non sono altro che ricordi e immagini tolti dalla luce astrale... Ma generalmente le comunicazione riportate dal medium provengono da spoglie astrali umane prive di intelligenza; oppure, assai spesso, è il Corpo Astrale [o Perispirito o Aura] semi-staccato del medium stesso che produce, inventa, scopre e compila tali messaggi. E' un fatto che una forma si può materializzare dall'aria senza aver nulla a che fare con il corpo del medium. Però non si tratta di uno spirito!... Il numero dei casi nei quali vengono fatte comunicazioni da un autentico spirito fuori dal corpo è talmente esiguo da potersi contare sulle dita di una mano... nè sanno i medium distinguerli dalla massa dei cadaveri astrali... Che il corpo astrale del medium, essendo della natura della sostanza astrale, può estendersi oltre il corpo fisico e agire fuori di esso; e che è capace di buttar fuori, talvolta, una parte di sè (sia una mano che un braccio, una gamba, ecc.), per mezzo della quale può muovere oggetti, scrivere lettere, toccare corpi, ecc. E che è possibile far percepire al Corpo Astrale di qualsiasi persona di essere stata toccata dal di fuori o di aver udito un suono [medianità ad aura]... Allo stesso modo uno yogi indiano fa volare tazze di caffè e attira vicino a se oggetti distanti senza che nessuno li tocchi... i fenomeni psichici o magici o dello yogi orientale sono tutti compiuti per mezzo di forze naturali [quali? Ma per favore! Siamo nel campo occultista!]" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, pp.96.98.36-41.71-72).

Vediamo come la Teosofia, da cui abbiamo mutuato in Occidente lo Yoga, attribuisce i "poteri" dello Yoga alla medianità ad aura e alla medianità ad ectoplasma. Notiamo che truffaldinamente William Judge attribuisce i "poteri" al Corpo Astrale come un "fatto naturale" e non invece al preternaturale cioè al demonio!

Ovviamente mentre la Teosofia, normalmente, disprezza i "medium" come "indemoniati" [siamo d'accordo], afferma che solo i grandi maestri teosofi sono capaci veramente di entrare in contatto con gli Spiriti o Guide o Mahatma o Avatar o Grandi iniziati: "nella letteratura teosofica li chiamiamo Dhyani" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, p.87). La gnosi teosofica come lo spiritismo kardechiano, profetizza l'avvento imminente dei "maestri disincarnati" o "fratelli maggiori" della New Age e vuole far passare l'idea che ognuno possa autosvilupparsi fino ad acquisire "naturalmente" poteri mirabolanti.

"Questa età, secondo quanto detto da uno di loro [fratelli maggiori], è una 'età di transizione', nel quale ogni sistema di pensiero, di scienza e di religione, di governo e di società sta cambiando; le menti degli uomini stanno per subire quel cambiamento che permetterà alla razza di raggiungere il punto di evoluzione in cui sarà possibile che questi fratelli maggiori si rivelino a noi in carne ed ossa... I fratelli maggiori dell'umanità sono uomini che si elevarono in periodi anteriori di evoluzione... che comunicavano con gli esseri elementari [demoni]... la cui intelligenze è tanto superiore alla nostra quanto la nostra supera quella di uno scarafaggio... Lo scopo è la creazione dell'uomo perfetto... Fra tutti emergono Buddha, Confucio e Gesù... Cagliostro, Paracelso, Mesmer, Madame Blavatsky... Il teosofo dice che questi grandi nomi appartengono a membri di un'unica Fraternità, divulgatori di una stessa dottrina [sincretismo]... Ogni essere umano ha in sè, in germe, tutti i poteri attribuiti a questi grandi Iniziati; la differenza sta nel fatto che noi non abbiamo sviluppato ciò di cui possediamo il germe, mentre il Mahatma è stato soggetto ad un allenamento e ha accumulato l'esperienza necessaria per sviluppare in sè tutti gli invisibili poteri e acquistare doti che sembrano degne di un 'dio'... E' possibile che un Mahatma abbia potere su spazio, tempo, mente e materia per la semplice ragione che è un uomo più evoluto... Tutti questi poteri sono 'naturali' anche se poco comuni proprio come è naturale una grande abilità musicale, non certo comune a tutti... I fratelli maggiori sono il più alto prodotto dell'evoluzione per mezzo dei quali l'intera famiglia umana può compiere i progetti del Grande Architetto dell'Universo" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, pp.9-14). La teosofia vede il corpo umano come una batteria elettrica o dinamo di "Energia Vitale": "Durante il sonno noi riassorbiamo l'Energia Vitale e non le opponiamo resistenza; quando siamo svegli la respingiamo da noi... L'uomo è una grande dinamo che crea, mantiene e distribuisce energia" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, pp.32.79). Le "energie" di cui parla la teosofia, inesistenti dal punto di vista scientifico, sono "energie" luciferine o Deva alimentate dal "desiderio": "I principi umani sono congiunti su ciascun piano, con le forze occulte settuple... che hanno un enorme potere occulto... nell'occultismo, e cioè l'uso dei poteri interiori e nascosti della nostra natura, se questo principio del desiderio [il delirio di onnipotenza] non è forte, il potere maestro dell'immaginazione non può funzionare" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, p.27). Il "desiderio" (Kama) è il "Nemico" che creerebbe "karma negativo". L'uomo inferiore arso dal "desiderio" sebbene percepito come composito sarebbe, nella sua vera natura, un'unità o essere immortale costituito dalla trinità Atma-Buddhi-Manas (Spirito-Intelletto-Mente). Dalle Upanishad i sensi sono articolazione del Manas, organi dell'Atma. "Solamente quando il manas nella esperienza yoghica sovranormale si ritrae dagli organi dei sensi e percepisce direttamente i 'grandi elementi' di là dalla terra possono venire conosciuti (donde la possbilità, anche, di una percezione estrasensoriale sovranormale e di altri poteri del genere)" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.64). Ma il "desiderio" non permetterebbe all'uomo di diventare "Dio": "Se il Manas superiore vince sul manas inferiore l'uomo diventa un genio, ottiene il dominio assoluto e diventare un 'dio'... come Buddha, Gesù, Confucio, Zoroastro... ma Manas si trova legato alla terra da innumerevoli fili elettrici magnetici, a causa dei pensieri della vita precedente; e ciò a causa del desiderio, perchè fu il desiderio che diede origine a tali pensieri e all'ignoranza sulla vera natura delle cose" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, pp.46.47). Ovviamente per i teosofi Cristo è uno dei tanti avatar che ha predicato la reincarnazione che la Chiesa avrebbe cancellato dalle sue parole e, inoltre, non è l'avatar più evoluto: "Buddha fu il primo dei grandi Avatar e deriva da un ciclo più grande di quello cui appartiene il Gesù degli Ebrei i cui insegnamenti sono molto simili a quelli del Buddha... Ci sono indizi seri che Gesù insegnò la reincarnazione... Per 500 anni la reincarnazione venne insegnata nelle chiese fino al tempo del Concilio di Costantinopoli [cari teosofi, l'ignoranza dolosa è grave!!!]" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, pp.49.50.78).

Così lo yoga-occidentale viene "tantrizzato", spogliato della sua valenza religiosa e rivestito ancora di più di una valenza magica che tratta la divinità come un serbatoio energetico a cui accedere per il proprio autosviluppo illimitato fino ad essere "dio".

 

           

Uno dei tanti volantini che prospettano il "talismano" dello Yoga come panacea di tutti i mali!

 

Talvolta viene promessa, come conseguenza del risveglio energetico, anche la "guarigione da tutte le malattie", persino la "guarigione karmica" (azzeramento delle conseguenze delle azioni (karma) le cui conseguenze peserebbero sulla vita attuale). In quersta visione "energetica" viene inserita la mentalità newager o peggio occultista. Talvolta nello yoga-occidentale, lo yoga più tecnicizzato e magizzato, si parla di "risveglio delle energie mentali o fisiche" o esplecitamente dei "Deva" (spiriti illuminati o energetici) che entrerebbero nel corpo attraverso i chakra che sarebbero "ghiandole endocrine spirituali" per risvegliare le energie sopite (Ki, Ch'i, Prana, Kundalini, Energia Orgonica, Bioenergia, Biotransenergia, ecc.). I "Deva" o "spiriti illuminati" vengono così chiamati "energia" e lo "yoga" viene ancor più ridotto a tecnica di channeling. Ma da questo pericolo già Pantanjali, sistematizzatore dello Yoga "autentico", metteva in guardia.

"[Dice P.J.M. Verlinde] che l’apertura di uno di questi presunti chakra ci mette in uno stato medianico e in contatto con l’energia occulta corrispondente e permetterebbe all’iniziato di utilizzarla in un certo contesto di potere, per esempio, la veggenza […] Ma Pantanjali stesso aggiungeva alla fine della sua opera questo avvertimento: «Ecco adesso avete i mezzi per ottenere i siddhi (poteri). Ma se ottenete dei siddhi prima di tutto siete perduti rispetto ad una autentica spiritualità; in secondo luogo siete irrevocabilmente alienati dai Deva, perché non potete esercitare i poteri senza i Deva" ( J.M. Verlinde, «Attenzione ai nuovi movimenti religiosi», Fede e Cultura 6 (ottobre 2002) 7 cit. in T. Mezzetti, Come leone ruggente, I,248).

In effetti la Società Teosofica della medium Balvatsky e della sua discepola l'occultista Alice Anne Bailey "mamma" della New Age, il nemico più pericoloso per la «Nuova Era» o "New Age" che dovrà soppiantare il Cristianesimo, predetta dagli "spiriti" (=demoni), è appunto la Chiesa Cattolica e le sue «forze dell’oscurità» che si oppongono a Lucifero e che avrebbero originato «la Chiesa cristiana che ha tanto deformato quella missione e spietatamente pervertita l’intenzione per la quale Egli si manifestò originariamente» (A. Bailey, L’esteriorizzazione della Gerarchia, 261, [accesso: 06.10.2007] http://www.bailey.it/alice-bailey/L-Esteriorizzazione-della-Gerarchia.pdf). Per la Balavatsky "Satana o Lucifero rappresenta l’energia attiva, o per usare l’espressione di Jules Baissac, «centrifuga», dell’Universo in senso cosmico. Egli è Fuoco, Luce, Vita, Lotta, Sforzo, Pensiero, Coscienza, Progresso, Civiltà, Libertà, Indipendenza […] Quando la Chiesa maledice Satana maledice il riflesso cosmico di Dio […] essa maledice Dio, la Sapienza sempre incomprensibile che si manifesta nella Natura" (H.P. Blavatsky, La dottrina segreta, V, 11.18 [accesso: 06.10.2007]). Pertanto, la «forza della luce» della New Age sarebbe l’azione «energetica» di Lucifero nei "Deva" o "spiriti energetici o luciferini" che si preparerebbe a creare una nuova religione mondiale pagana e panteista manifestandosi in Maitreya o nel Buddha che ciascuno può diventare con la tecnica del "self made man".

Ma per gli esoterici cosa rappresenta il Buddha? Rappresenta l'uomo che diversamente da Adamo, è riuscito a autocostruirsi il secondo legno di vita, l'albero della conoscenza del bene e del male, ricevendo l'illunminazione cioè diventando con le sue sole forze in spregio agli "dei" lui stesso "Dio". Per gli esoterici, vedi Julius Evola, allora Buddha è l'uomo-Dio che con la tecnica ha strappato lo scettro del comando dei "Deva" al dio Indra divenendo artefice della sua vita, capace di costruirsi il paradiso terrestre.

Afferma l’esoterista Julius Evola (1898-1974) che la magia costringe all’intervento le «energie occulte» o "Deva" che permettono la costruzione di un «secondo Legno di Vita» in modo da essere, come è riuscito il Buddha, «al di sopra degli dèi».

" La Magia tende alla costruzione di un secondo «Legno di Vita» in sostituzione di quello perduto […] Le formule magiche costringono ad intervenire le energie occulte delle entità astrali […] Nel segreto dell’«Albero del Bene e del Male» c’è il dominio delle due «nature» […] il terrestre e il divino […] L’uomo vero è al di sopra di essi [degli dèi celesti], o per lo meno uguale ad essi. Poiché nessun dio lascia la sua sfera per venire sulla terra, mentre l’uomo sale in cielo e lo misura […] Quella scienza da cui Adamo si fa tentare per «divenire simile a Dio» e che egli non conquista per essere subito abbattuto e privato dello stesso Albero della Vita appunto da colui al quale aveva voluto rendersi simile, quella stessa scienza sovrannaturale il Buddha invece la consegue sotto l’Albero ad onta degli sforzi d Mâra, egli stesso che, come vuole un’altra tradizione, sarebbe riuscito a strappare la folgore ad dio Indra capo dei Deva" (J. Evola, La Tradizione Ermetica, 32-40, Mediterranee, Roma rist. 2006 ). Ma l’autocostruzione di un «secondo Legno di Vita» sappiamo essere il progetto satanico per eccellenza. Viene riproposto dalla New Age attraverso, ad esempio, il mitico giardino di Findhorn, creato nel 1962 in Scozia, una sorta di «Vaticano della New Age», in cui Eileen Caddy e altre persone ignare di arti agricole incominciarono a mettersi in contatto con gli spiriti Deva [channeling o spiritismo] che continuerebbero a dare messaggi e a guidare la prodigiosa produzione del giardino-orto. Da allora i Deva o demoni accompagnerebbero i newagers in questa «dolce cospirazione» o «mistica cosmica» nella fusione del «sé» con il «cosmo», un viaggio al termine del quale l’uomo scoprirebbe la propria divinità, espandendosi nell’aura fino ad essere Dio! Ma ritorniamo allo Yoga...

Lo Yoga risale al dio indù Shiva[1], chiamato il "signore dello yoga" e si avvale essenzialmente di tre strumenti: le asanas o posizioni rituali, il pranayama o esercizi di controllo respiratorio e la ripetizione di mantra [2] o suoni. "Si narra che Shiva insegnasse alla sua diletta sposa Parvati, in una caverna vicino alla quale venivano a morire le onde dell'immenso Oceano Indiano, le tecniche misteriose dello Hatha Yoga che comprendono le Asanas o posizione magiche delle quali egli stesso era il creatore; pratiche riservate unicamente agli dei indiani proprio come il nettare e l'ambrosia erano riservati solo agli immortali dei dell'olimpo. Accadde che un pesce, affascinato dalla magnetica e musicale voce del dio, osservasse quegli strani esercizi e subisse a causa loro un radicale e soprendente mutamento: la trasformazione in un essere umano. Questo fu il primo Yogi. Si chiamò Matsyendra che in sanscrito vuol dire 'pesce fatto uomo'. Matsyendra insegnò in gran segreto queste tecniche, che vennero poi tramandate da maestro (Guru) a discepolo (Chela) per intere generazioni" (Carlo Patrian, Yoga, Sperling & Kupfer editori, 1984 Azzate (VA), pp.17-18). Dice Patanjali nello Yogasutra che "dalla ripetizione del mantra deriva la realizzazione della divinità invocata" (Patanjali, Gli aforismi sullo Yoga (Yogasutra), ed Biblioteca Boringhieri, Torino 1978, II,44). Lo Yoga è un cammino di autodivinizzazione che consiste nell'entrare in uno "stato alterato di coscienza" in una forma di autoipnosi indotta, in uno stato di trance, in cui la mente viene praticamente svuotata. Scopo della "meditazione" (= dhyana) è giungere al vero distacco e di immergersi in uno stato di non percezione che ha per oggetto la vacuità (sunyata), il senza-caratteristica (animitta) e la non-presa-di-posizione. Infatti, la mistica orientale cerca l'Assoluto nel SE' che s'identifica col mio IO che deve dissolversi fino ad annullarsi; il cristianesimo cerca invece il TU che si allarga comunitariamente nel NOI in una comunione d'amore e di amicizia senza fine.  
"Lo scopo principale dello Yoga non è di spiritualizzare i rapporti dell'uomo con i suoi simili. Al termine del cammino yogico si pone lo "isolamento assoluto" (kaivalya) che la monade libera riacquista nello stato di non differenziazione e di non relazione assolute dell'estasi suprema...Cogliamo un segno o indizio di questa negazione della dimensione relazionale nel punto di partenza delle religioni orientali, ossia l'universalità del dolore da fuggire fuggendo dal mondo, e non, come per il cristianesimo, il peccato concepito come incapacità di rapportarsi a Dio e al prossimo" (F. Dermine, Mistici Veggenti e Medium, Città del Vaticano, 2001, pp.465-466).
L'istante in cui l'uomo acquista una tale conoscenza porrebbe termine alla  catena delle reincarnazioni, detta anche legge del karma[3], (samsara), il vero "inferno" per l'indù che Ghandi definiva un "fardello troppo pesante", e consentirebbe all'uomo di raggiungere lo stato di felicità definitiva, detto Nirvana (= "estinzione", "spegnimento", "soluzione"), "bambolina di sale (l'uomo) che si scioglie nel mare (Nirvana)". Il buddismo invece riconduce la realtà a una nebulosa energetica soggetta ad apparenti fasi alterne di condensazione e di dispersione.La liberazione (moksa) consiste nella perdita illusoria  dell'atman ("Sè" o "anima individuale") che si ricongiunge al brahman ("assoluto", "anima del mondo"), superamento ultimo di tutti i dualismi: bene e male, dei e uomini, animato e inanimato, maschio e femmina. Infatti nelle religioni orientali in genere Dio s'identifica col "Mondo" del quale anche l'uomo ne è parte (panteismo) e non è un "Essere" personale infinito, distinto dal mondo e suo creatore, per cui lo trascende, ma una "Realtà" che assorbe in "Se" tutto, per cui l'uomo potrà solo sforzarsi di prendere coscienza della propria inconsistenza personale e della propria identità con "Lui ".  In quest'ottica non può esserci un incontro personale con Dio, ma un ripiegamento dell'uomo su se stesso. Non esistendo infatti un Dio personale distinto dal mondo, può solo realizzarsi una immersione dell'uomo nel "Grande Sè", nel riconoscersi egli stesso "Dio"; il che non eleva l'uomo a Dio, ma lo riassorbe nel "Mondo".
Supponendo infatti che l'origine di tutti i nostri mali stia nell'illusione di avere un'individualità personale, la salvezza si raggiungerebbe quando si acquista la coscienza di non essere che una particella anonima del "Grande Se"; il che esige più vite, donde l'idea di più reincarnazioni. Lo yoga è una emanazione ed uno strumento dell'Induismo proteso al superimento dell'illusione di una esistenza autonoma e alla fusione con Dio di cui ciasun essere umano sarebbe una scintilla, pertanto ha senso che lo pratichi chi è indù e visto che non si diventa indù ma si nasce indù è ovvio che lo "yoga cristiano" non esiste anche se erroneamnete alcuni ecclesiatici, come P. Dèchanet, lo sostengono.  Ogni induista è legato al dharma (= legge che governa il mondo) della propria casta, che lo vincola a determinati obblighi (lavoro, matrimonio, usanze e costumi vari, cibi e bevande). L'insieme degli obblighi castali è il varna dharma. Quanto più alto nella gerarchia catastale si trova un Induista, tanto più rigide sono le norme a cui deve attenersi; ad esempio, il consumo di carni è parzialmente consentito ai componenti delle caste basse, metre è severamente proibito ai membri delle caste alte che devono rispettare la regola della assoluta non violenza (ahimsa). La New Age ha preso lo yoga, perno della religione Induista e l'ha spogliato della sua valenza religiosa; il dharma, ad esempio, sarebbe "lo sviluppo del potenziale unico di ogni essere umano". Dice Richard Bergeron, esperto canadese di religioni alternative: "Lo yoga che si riduce a un "esercizio fisico" non trova la sua giustificazione in quanto gli esercizi fisici yoghici, che comandano generalmente di fare il contrario di quanto la natura richiede normalmente, ricuperano la loro legittimazione soltanto attraverso l'obiettivo unico dello yoga: l'affrancarsi dalla condizione umana e la conquista della libertà assoluta. Non si può praticare seriamente lo yoga senza perseguire il suo scopo che è l'abolizione della molteplicità e del rapporto soggetto-oggetto e l'accesso all'unità e alla totalità tramite il ri-centramento spirituale. Gli esercizi fisici dello yoga trovano il loro senso ultimo soltanto nella metafisica religiosa in cui sono radicati e nello scopo perseguito dallo yoga. Molte "positure" yoghiche scaturiscono da atteggiamenti religiosi tradizionali o da gesti simbolici di certe divinità" (Richard Bergeron O.F.M., Le cortège des fous de Dieu, ed.Paulines, Montreal, 1982, p.118). Lo yoga, quindi, è nato in un contesto preciso dal quale non può astrarsi.
Uno degli yoga maggiormente diffusi in occidente è il "Tantra yoga" proposto come mezzo esotico per accrescere le proprie esperienze sessuali. Come tutti gli yoga serve per indurre la possessione degli spiriti indù così da spezzare la catena delle reincarnazioni. Nel Tantra gli adepti avanzati indulgono in comportamenti degenerati dal sacrificio umano alle perversioni sessuali passando dalla stregoneria. Il Tantra yoga è l'espressione estrema dell'induismo e si tratta della magia nera e bianca tramite la quale viene sviluppato lo “shakti” l'energia della “kundalini”. I poteri psichici che l'accompagnano sono alla loro massima espressione e l'individuo può incanalare questa forza verso la magia nera e questo include il diritto di meditare davanti a teste recise (in India, umane), di mangiare pezzi di carne e parti non consumate dalla cremazione… e altre pratiche orribili; o possono convogliarla nella magia bianca per il “bene dell'umanità”; tuttavia Antony La Vey il primo “papa della Chiesa di Satana” ha affermato che “credere nella magia bianca è mitologia, non esiste la magia bianca, perchè la fonte di qualsiasi magia risiede nella forza psichica occulta e non ha nulla a che vedere con Dio”. Tantra significherebbe per chi lo esercita “liberare la mente dilatando la consapevolezza”, di essere in grado nella vita di ogni giorno di avvicinarsi sempre di più alla realtà. L'occultismo di fondo dello yoga è la costante; il suo nocciolo è la speranza di immortalità, il suo proposito ultimo sta nello scoprire la propria divinità intrinseca, di diventare un Cristo. Si asserisce che è solo fisico e non religione ma in realtà è l'essenza della spiritualità induista.  Nell'occidente lo yoga si è inserito in un amalgama con gruppi occulti, agnostici ed è stata demitologizzata la mitologia indù. Così è nato il New Age che pretende di essere l'inizio dell'era dell'uomo illuminato, l'era del superuomo, l'era dell'uomo con la superconsapevolezza. Lo scopo vero dello yoga è eliminare la relazione tra la propria anima e il mondo fisico; si bloccano i processi vitali, si blocca il pensiero. E' molto pericoloso entrare in uno stato meditativo dove la mente viene completamente svuotata (scopo della meditazione yoga); è come aprire una stanza senza averne il controllo. Lo yoga non insegna a respirare nel miglior modo possibile, come scorrettamente viene insegnato dai guru-occidentali, ma insegna a ridurre la respirazione al minimo per arrivare a fermarla, bloccando tutti i movimenti del corpo e tutti i muscoli, i nervi e riducendo il corpo, nel respiro (pranayama) e nelle posizioni rituali (asana), ad una completa immobilità per due scopi coincidenti: a)risvegliare la Shakti o kundalini o energia sessuale, i poteri, attirata dalla posizione rituale del corpo inerte che rappresenta Shiva che durante la "sacra copulazione" è immobile mentre la Shakti "si agita", anche perchè lo yogi con le asana "chiuderebbe" internamente al suo corpo un ideale "circuito elettrico" per farla ascendere; b)per gli esoterici i due momenti in cui si otterebbe la "massima concentrazione di energia" sono il momento dell'orgasmo (eros) e della morte (thanatos) e questo, nell'atto rituale dello Yoga, è compresente poichè si da "morte rituale" al corpo fisico, risvegliando la Shakti, e si riveste ritualmente l'archetipo del "dio" Shiva che immobile fa eccitare la Shakti realizzando la "sacra copulazione". In questo modo, potremmo dire tantricamente, il corpo si shaktizerebbe fino a bruciare il karma. Questo perchè? Per diventare vira (tantrici autorealizzati) o divya (yogi autorealizzati) che hanno conseguito, con delle tecniche (cratofania), potere e libertà assoluto. Allora capiamo perchè lo hata yoga non è uno yoga-ginnastica ma un insime di posizioni rituali (asana) e esercizi di respirazione (pranayama) che non hanno lo scopo di valorizzare il corpo ma di assorbire il prana e di rivegliare la kundalini così da imparare a sbarazzarsi della vita e della morte che è ritenuta maya (illusione), entrando in uno stato alterato di coscienza (trance) una sorta di autoipnosi che indebolisce molto la mente e il corpo potendo aprire alla medianità. Infatti lo yogin, come afferma la "Bibbia dello Yoga" cioè lo Yogasutra di Patanjali, "che pratica il controllo del respiro distrugge il Karma che nasconde la conoscenza discriminativa... giungendo alla illuminazione della conoscenza... si unisce alla divinità desiderata... ed essendosi impadronito a fondo delle positure, lo yogin non è più sopraffatto dai contrari come il caldo e il freddo e tutti gli altri" arrivando "al disgusto per il proprio corpo... diventa un asceta e oltre ciò egli evita il contatto con gli altri" (Patanjali, Gli aforismi sullo Yoga (Yogasutra), ed Biblioteca Boringhieri, Torino 1978, p.126.122.124.121 o II,52.44.48.40). Proprio a causa di questa debolezza psico-fisica l'adepto può sentire la paura di smettere la pratica yoga e così si istaura una dipendenza patologica con il guru. Il "rilassamento" che si percepisce al termine degli esercizi yoga è uno stato funzionale al maestro che può meglio riiuscire ad inculcare i suoi principi esoterici. Il rapporto tra guru (maestro autorealizzato) e chela (discepolo) deve inoltre essere caratterizzato da una fede illimitata del discepolo nel guru (shraddha), dal grande desiderio di liberazione (mumukshuttva), dal distacco del mondo e dalla riuncia a tutto (vairagya) e il controllo mentale e il discernimento (viveka) tra il sè o brahman e il mondo materiale irreale o maya. Il discepolo deve prendere consapevolezza che la realtà percepita dai sensi è creazione dell'ignoranza (Avidya) ed è irreale (Maya), il gioco (Lila) della Coscienza Universale che elargendo dolori o patimenti indirettamente spinge, stimola alla ricerca della Liberazione (Moksha), dello spirito (Purusa) dalla materia (Prakriti), dalla legge del Karma (legge spirituale di causa ed effetto) e del ciclo delle rinascite (Samsara).





 Gli otto livelli dello Yoga
"Il cammino lungo e arduo dello yoga così come lo delinea Patañjali (yoga classico) comprende otto gradi suddivise in due fasi distinti. La prima fase è l'hatha (= costrizione, autocoercizione) yoga che si propone il controllo totale del corpo e delle energia attraverso una rigorosa pratica di esercizi fisici, riguarda i primi 5 livelli, due morali e tre psico-fisici. Questi 5 livelli non sono che il presupposto per il râja (= strada reale) yoga la più alta forma di yoga mirante a raggiungere uno stato superiore di coscienza, caratterizzata da percezioni sovrasensibili e dall'intuizione suprema della unità del tutto" (Enciclopedia delle Religioni, p.403, ed.Garzanti; F. Dermine, Mistici-veggenti e medium, Citt del Vaticano 2002, p.132).

Vediamo l'elenco dei tipi di Yoga più diffusi e le fantasiose promesse di POTERE e CONTROLLO che ne fanno gli Yogi non a modiche cifre:

 

L'Hatha Yoga avrebbe classicamente 84 asana o posizioni e non consiste solo nel mantenere posizioni del corpo (asana) e apprendere tecniche di respirazione (pranayama) ma per avere il controllo del corpo e della mente e "risvegliare la Kundalini o energia nervosa latente racchiusa nel Sistema Nervoso Centrale... per chiudere la porta alle preoccupazioni quotidiane... e per vincere i disturbi nervosi" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, pp.9-13). Viene falsamente presentato come "ginnastica" ma il suo scopo è "prendere contatto con le forze segrete del corpo e far presa sulla corporeità occulta... sulle forze sottili... Il presupposto dello Hatha-Yoga è lo sviluppo della dottrina della corporeità integrale nelle sue corrispondenze macrocosmiche, nei termini di una elaborata anatomia e fisiologia occulte... I chakra (ruote) o padma (loti) sono supersensibili, sfuggono a qualsiasi ricerca condotta coi mezzi dello sperimentalismo moderno. Da essi si irradiano correnti di forza vitale luminosa le quali stanno in relazione con  le funzioni organiche psicofisiche... Un'altra speciale corrispondenza è quella dei sistemi organici con gli stati dei vari corpi... Tali stati secondo l'insegnamento yogico hanno sul piano fisico i loro 'precipitati', per così dire, nel sistema cerebrale, nel sistema nervoso, ecc... Circa le forme nelle quali nell'essere umano si trova rappresentata la dualità fondamentale Shiva-Shakti, il potere che nell'uomo sta alla sua coscienza chiara rappresenta Shiva; Shakti è invece rappresentata dal corpo come 'vita' nel senso di prana o soffio vitale che compenetra tutto l'organismo... l'opposizione tra Hata-Yoga e Jnana-Yoga non deve far pensare che il primo faccia a meno di discipline mentali e contemplative da una parte, di discipline riguardanti la volontà dall'altra. In realtà le une e le altre sono il presupposto di ogni forma di Yoga... Lo scopo dell'Hatha-Yoga è l'acquisto graduale di una percezione sottile di esso e delle forze che in esso agiscono. Uno degli equivoci che lo Yoga esportato in Occidente fa sorgere è di credere che esistano metodi 'fisici' per realizzazioni spirituali, cosa del tutto priva di senso perchè quando i testi indù parlano del fisico essi si riferiscono a qualcosa di molto diverso da quello che il fisico significa per l'europeo medio moderno... Lo yoga importato in Occidente è uno yoga minimizzato, adattato e praticato da quegli spiriti frivoli che credono che l'uno o altro 'esercizio' basti a conseguire chi sa che... I procedimenti 'fisici' dello Yoga hanno implicazioni non soltanto fisiche... il pranayama, o controllo del soffio, ha come scopo la presa di contatto con l'aspetto sottile del corpo [medianità]... Secondo i testi, la sensazione dello stato sottile del soffio o prana sarebbe analoga a quella della luce diffusa... può trasformarsi in una sensazione di calore in una fase successiva... A questo punto sarà avvenuto uno spostamento sul piano della coscienza. In effetti nello yoga il soffio viene considerato come il veicolo per passare dalla coscienza ordinaria di veglia a forme più profonde di coscienza... la via per penetrare nel corpo... Agli asana vengono associati dei mudra, segni o gesticolazioni, che hanno il valore di sigilli [magici]... Il sigillo sarebbe una specie di chiusura di circuito determinante un preciso stato fluidico [medianico]... Ma il lato essenziale dell'impiego degli asana e ancor più delle mudra è quello rituale o magico... Quello che conta negli asana è il 'senso del gesto' il significato simbolico-rituale della posizione perchè con essa l'uomo tende ad incarnare un dio [archetipi junghiani della magia sessuale], a trasformarsi nell'immagine di un dio, quasi in una sua statua, o a riprodurne un dato aspetto... Il punto di partenza è, cioè, una immagine vivificata e magica che il gesto umano va a riprodurre ritualmente. Su tale base, nella stessa immobilità del corpo vi è qualcosa di parimenti magico... Il gioco delle correnti e la chiusura del circuito degli asana e dalle mudra sono avvertiti soltanto da chi abbia già sviluppato un certo grado di sensibilità sottile del corpo... Nello Yoga la vivificazione o pranizzazione avviene talvolta per mezzo di energie sottili che si liberano dallo yogi durante lo stato di una sua assoluta, prolungata immobilità corporea, mentre egli fa dell'immagine l'oggetto su cui si concentra ininterrottamente il fuoco della sua mente" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.89.168.169.107.108.112.113.125.216).

La parola Hatha significa unione di "Ha" simbolo maschie positivo rappresentato con il sole con "Tha" simbolo femminile negativo rappresentato con la Luna; "con una interpretazione più profonda 'Ha' simboleggia esotericamente la mente positiva che si unisce al suo veicolo negativo 'Tha', il corpo e quindi l'Hatha Yoga è la scienza che unisce e coordina gli aspetti fisici e mentali dell'essere dell'uomo tramite la disciplina conscia dell'uomo... l'ammissione a certe scuole occulte orientali dipendeva dalla capacità da parte del Chela di rimanere immobile nella posizione Sukhasana per un periodo di tempo di tre ore" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, pp.12.16). La parola Hatha "significa anche 'ostinazione' nella pratica dello Yoga... La salute e l'efficienza sono sorrette, afferma lo Yoga, dal mantenimento dell'armonia di due opposte 'correnti' che... trovano una analogia con quella elettrica ove abbiamo i poli positivo e negativo. Nell'uomo il positivo 'Ha' o 'Pingala' vibra dalla parte destra del corpo e il negativo 'Tha' o 'Ida' nella sinistra... Dalla buona vibrazione di queste due correnti dipendono la salute ed il buon andamento del complesso meccanismo umano. Lo scopo dell'Hata Yoga è quello di armonizzare, di unire in armonia questi 'poli' psico-fisici, e ciò significa 'satute' per chi mira solo alla propria efficienza, oppure, in senso più profondo, 'autorealizzazione' per chi aspira a fini superiori... Gli Yogi, scrive Yogendra, ritengono assolutamente possibile evitare la vecchiaia ed anche i vecchi possono ringiovanire con la continua ed accurata eliminazione del veleni del corpo... molte pratiche di ringiovanimento Yoga sono segrete e conservate gelosamente dagli iniziati indiani... Queste tecniche segrete di alchimia psicofisica hanno relazione con lo sviluppo di certi poteri supernormali in virtù dei quali lo Yogi può compiere cose meravigliose e inspiegabili alla mente occidentali" (Carlo Patrian, Yoga, Sperling & Kupfer editori, 1984 Azzate (VA), pp.20-21.23) [notiamo come l'Hatha Yoga operi nel campo magico delle "fumose e inesistenti energie orientali"]. Addirittura la "tradizione consiglia di praticare lo Hatha-Yoga su una pelle di cervo, o di tigre o anche di leopardo, in quanto hanno speciali proprietà magnetiche e isolanti, coperta da un grosso lenzuolo di cotone, giornalmente lavato... e di cominciare lo Hatha-Yoga in periodo di luna crescente... a stomaco vuoto... ricordando che allo yogi non è permesso fare uso di spezie" (Carlo Patrian, op.cit., pp.54.56.57.58).

Tra le tante tecniche dello Yoga, la Yoni Mudra consiste, tra le altre cose, nel recitare il mantra "Ham Sa" e "il Japa (ripetizione) del mantra deve essere fatto in concomitanza della respirazione agendo sulla mente conscia e subconscia per una esperienza conscia di Non-Pensiero" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, p.25). Quando la mente è stata isolata nella tecnica yoga Yoni Mudra occorre una "pertica per salire a stati di coscienza più elevati... questa pertica è il mantra Ham Sa che significa 'Egli io sono' cioè io sono il Brahman o l'Assoluto... attraverso questa cantilena silenziosa o Audgita voi passate dal Pratyahara al Samyama (fasi superiori dell'Astanga Yoga: Dharana, Dhyana e Samadhi)... Va ricordato che come il Savasana (posizione yoga del cadavere) è la chiave segreta di stati di trance yogici , lo Yoni Mudra (posizione yoga in cui sono chiusi tutti i 6 orifizi del corpo) è la chiave dei Siddhi (poteri psichci), della chiaroveggenza e della chiaroudienza" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, pp.26.27). Senza dilungarci sul samyama che prende forma attraverso fasi del sadhana, la seconda fase, il dharana, "preso in se stesso viene anche interpretato come procedimento ausiliario a finalità ipnogene, ossia destinato a neutralizzare il pensiero tanto da liberare l'energia puramente spirituale e da permetterle di agire non vincolata dai sensi... [inoltre] il samyama può venire usato per una conoscenza sovranormale e illuminante non soltanto delle essenze manifestantisi nel mondo esteriore ma... può avere per oggetto enti o poteri di piani e stati dell'esistenza privi di corrispondenze dirette nella comune esperienza umana. In quest'ultimo caso, la base del processo di dischiusura è costituito da simboli, figure e suoni e segni offerti dalla tradizione esoterica. E le operazioni sia del rituale tantrico che dello hatha-yoga si basano essenzialemnte su questo materiale... il dhyana, seconda fase del samyana è associato al simbolo grafico (yantra, mandala) o ad una formula (mantra) o a un mudra o ad una figura divina (devata). Come si è detto... mantra e yantra sono in relazione con le forme assunte dai poteri assunti sul piano sottile o causale [medianità]... i mudra invece sono 'forme pensiero' che darebbero un potere illuminante e rivelatorio... Il riferimento al prana indica che l'evocazione richiede intermediari vitali e psichici sul piano sottile una forza sul piano sottile... pratiche di animazione magico-fluidica... così il praticante immagina [e ottiene] il proprio e corpo e la propria persona, quelli della divinità... le visualizzazioni magiche sono destinate ad agire sulle varie correnti praniche e a provocarne i vari risvegli... pratiche del genere non sarebbero esenti da pericoli perchè ne potrebbero derivare forme di invasamento... Dalla contemplazione si passa all'unificazione di tutte queste energie: 'Fra questa Shakti e me non vi è differenza alcuna', 'Io sono Shakti e null'altro che Shakti'... 'Io sono la Shakti': questa idea porta a trasmutarsi in Lei... così si arriva al compimento acquistando i siddhi [poteri] e diventando siddha... il praticante che realizzi tutto ciò si muoverà liberamente simile ad un dio, non è un uomo ma un dio... e non vi è più nulla che debba adorare. Egli merita l'adorazione degli altri, ma nessuno la sua... imponendo le mani si spalma su tutta la superficie [del corpo] il fluido divino... la 'vita divina' fluisce attraverso gli organi materiali... il corpo di sottilizza... perchè fatto di mantra... Così il siddha è superiore a qualsiasi 'divinità' e ha potere sui tre mondi; nessun dio, nè Brahma, ne Vishnu, nè Hari Hara, potrebbe reistergli Così egli avrebbe, il line a di principio, la facoltà di fare quel che vuole e di impedire quel che vuole, su qualsiasi piano. Egli è signore della morte... Un potere spesso considerato nel tantrismo è il cosiddetto phowa, ossia il potere di proiettarsi fuori del corpo nei corpi cosmici... La parola del siddha è parola di potenza; tutto ciò che dice si realizzerebbe... In alcuni testi i siddhi sono considerati come segni d'ordine superiore... ma i poteri possono essere un ostacolo al supremo compimento... i poteri finiscono per creare dipendenza... traendo da essi il senso di sè e della propria libertà invece di averli indifferenti... così attraverso la potenza si ricadrebbe sotto la legge dell'esistenza condizionata... restando ostruita la soglia del mondo di chi si regge senza sostegno, del dio nudo, del sidereo portatore di scettro, che solo lui è il principio di ogni magia trascendente" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.103.124-127.212-213).

Il Raja Yoga sarebbe "la scienza che consente di creare una fusione tra la mente conscia e subconscia producendo così un terzo stadio che diviene Supercoscienza della mente " (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, p.72). Il Raja Yoga vede la mente come il "Re" e insegna il controllo della mente. "Il testo 'Yoga Sutra' di Patanjali è considerato il testo classico dello Raja Yoga. I suoi quattro capitoli trattano la disciplina della mente e del potenziale psichico. 'Ashtanga Yoga', come viene spesso chiamato il libro di Patanjali, è uno studio specifico dei quattro rami esoterici dello Yoga. Questo quattro rami sono: Pratyahara (talvolta considerato una parte di Bahira-anga, o come la fase di transizione da Hatha a Raja); Dharana (concentrazione); Dhyana (concentrazione sostenuta); e Samadhi (stati d'estasi, realizzazione e coscienza cosmica)... La concentrazione è la chiave dei Siddhi, i cosidetti poteri sovrannaturali (facoltà veramente supranormali latenti in tutti noi), come la memoria fotografica, l'autoanestesia, il calcolo mentale. ecc. Secondo la tradizione, il Raja Yoga conferisce allo studente i poteri psichici più spettacolari sottoforma di telepatia, chiaroveggenza, psicometria e fenomeni relati che appartengono al campo della paraspicologia... il Raja Yoga permette l'elevazione del quoziente di intelligenza individuale ben superiore alla media o addirittuara al livello del 'genio'... Il Raja Yoga insegna che possiamo 'magnetizzare' o 'polarizzare' il corpo con le correnti mentali... tramite le funzioni dei nervi psichici o Nadi... così viene controllata direttamente l'energia nervosa o Prana entro il corpo... il corpo deve essere orientato in modo da usare il campo magnetico della Terra... incominciando la polarizzazione si visualizza un'inalazione lenta e regolare di energia positiva, solare, pranica... attraverso la sommità del capo fino ad uscire dalle piante dei piedi... poi si visualizza l'energia negativa o apranica o lunare che dalle piante dei piedi esce dalla sommità della testa... la sensazione è simile ad una corrente elettrica... Di regola la il Savasana e la Polarizzazione possono venire usati insieme per assicuarare il conseguimento dello Yoga Nidra... Per favorire la concentrazione occorre costruirsi un Dharana Yantra o diagramma di concentrazione... Questo esercizio sgela la mente conscia, allentando la tensione e permettendo un libero flusso lungo la corrente di associazione delle riserve della memoria preconscia e subconscia... Lo Yogi considera la mente come l'evoluzione più elevata dell'energia, e questa teoria non è limitata alla mente individuale ma vale per l'universo nella sua totalità. Lo Yoga afferma che lo stato supremo e originale dell'universo è l'energia sottoforma della 'Mente Cosmica'... Quando la Mente Cosmica si manifesta nel costruire la materia, l'energia fondamentale coinvolta in fenomeni come la coesione, l'elettricità, il magnetismo, ecc., viene chiamata 'Prana'. Il Prana è l'energia cinetica base dell'universo. Tale cosmologia conduce naturalmente alla teoria che, poichè la Mente è tutto e una sua forma fondamentale è chiamata Prana, allora la mente di ogni individuo deve essere in grado di controllare il Prana e energia nervosa esistente nel copro fisico. Contrariamente alla scienza occidentale, la scienza orientale sostiene che l'energia nervosa esistente nel corpo può venire accresciuta, accumulata e controllata a volontà dalla mente. Il controllo dell'energia (Prana) si apprende mediante il Pranayama che significa appunto controllo dell'energia e che comporta esercizi di respirazione [il PRANA o KI o KUNDALINI per la scienza galileiana NON ESISTE]. Viene postulato infatti che il respiro apporta nel corpo il Prana, oltre che l'ossigeno... Il Raja Yoga insegna che la mente può venire fatta circolare consciamente in tutto il corpo... Gli yogi individuano 16 arree vitali del corpo sulle quali concentrano il Raja Yoga e l'Hatha Toga chimate Marmasthanani" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, pp.28.30-34.36.39.42-43).

Nello Yoga otto tappe o livelli o ausilii, i primi cinque indiretti e gli ultimi tre diretti, conducono l'uomo ad annullare il proprio io e quindi a conseguire la fusione con la Divinità:

1) Le 5 astensioni (yâmas, "astensioni"): Non uccidere o ferire esseri viventi, non mentire, non rubare, non indulgere alla lussuria, non accettare doni e compiere il proprio dovere disinteressatamente. 

2) Le 5 osservanze (niyâmas, "osservanze" della purezza): Purificarsi interiormente ed esteriormente attraverso la pulizia corporale, la sobrietà, l'ascetica, lo studio delle Scritture, la devozione alla Divinità e la recita di fromule sacre (prima fra tutte la sillaba om), la dedizione totale verso il proprio maestro (guru). 

3) Le posizioni rituali (âsana, "posizione"): Assumere quella posizione che si può conservare senza sforzo più a lungo possibile, affinchè il corpo non disturbi l'attività della mente. Non si tratta quindi di rendere sciolto il corpo, ma di arrivare a dimenticarsi di averlo.

 4) Il controllo del respiro (prânayama, "controllo del respiro"): Intervallare quanto più a lungo si può la inspirazione per permettere alla mente di liberarsi dall'impaccio del corpo e dominare gli stati affettivi . C'è  infatti relazione tra respirazione e stati di coscienza, poichè quanto più la respirazione è ridotta tanto più la mente è libera di raggiungere stati "sottili" normalmente inaccessibili

5) Il controllo dei sensi (pratyâhâra, "annullamento" o "controllo degli organi del senso"): Staccare i sensi da ogni oggetto esteriore per concentrarli solo sul mondo interiore sì che l'intelletto, liberato dai legami sensoriali esterni, potrebbe conoscere tutte le cose nella loro essenza. 

6) L'attenzione fissa (dhâranâ, "concentrazione"): Fissare un solo oggetto esterno, come un punto luminoso o interno, come immagine evocata nella mente per eliminare qualsiasi pensiero.  

7) La contemplazione o meditazione (dhyâna, "concentrazione più intensa "): La mente si innalzerebbe verso sfere che trascendono il pensiero stesso. 

8) La concentrazione supercosciente (samâdhi, "immersione" o "illuminazione" o "concentrazione supercosciente"): Identificare la mente con l'oggetto pensato, dapprima conservando la coscienza dell'oggetto e quindi del proprio io pensante; e poi annullando la coscienza, per cui il soggetto diviene oggetto della concentrazione. Sarebbe la Liberazione, allorchè il sè umano è dissolto nel "Grande Sè" del "Mondo" con l'assoluta coincidenza di pensiero e oggetto del pensiero e quindi il passaggio dal conoscere all'essere.

"Lo Yoga è l'unione con la Vita nella sua totalità... Il tentativo dell'uomo di integrarsi e di diventare una sola cosa con il vortice della vita da cui è scaturito hanno cambiato aspetto allo yoga di secolo in secolo e di ambiente in ambiente e di civiltà in civiltà... il risultato fu l'evoluazione di molti tipi di Yoga, ognuno dei quali è adatto alle particolari esigenze individuali. Alcuni sono: Hatha, Bhakti, Karma, Gnana, Raja e Laya... le tecniche yoga possono essere usate per il mantenimento dell'equilibrio psicologico, l'addestramento delle facoltà di concentrazione e l'esplorazione della possibile liberazione dell'energia nervosa latente nell'organismo... molte di queste tecniche sono considerate esoteriche e quindi vengono trasmesse dal Guru al Chela sotto forma di insegnamento orale... Ritengo che queste techiche Yoga possono venire utilmente sperimentate e assimilate dagli occultisti occidentali. Non è irragionevole, se consideriamo che il nostro patrimonio occulto occidentale è indebitato nei confronti delle fonti dravidico-ariane non meno nei confronti della cultura egizia e semitica" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, pp.7-9).

Il Laya Yoga è un altra sedicente "scienza che permette di liberare l'energia latente nel sistema nervoso umano... è la chiave che cerca di schiudere le riserve delle energie nascoste dell'uomo. Questa energia latente è chiamata kundalini è simboleggiata da un serpente avvolto su se stesso per tre spire e mezzo. La simbologia del serpente ci da le implicazioni segrete della 'kundalini'. Il serpente è simbolo sessuale fin dai tempi più remoti, e questo ci dice che la Kundalini è intimamente connessa con l'espressione sessuale dell'uomo. Infatti l'attività sessuale dell'uomo scaturisce dalla forza Kundalini, ed è l'esempio più concreto di una energia latente in noi che ha effetti tanto vasti sulla nostra vita. L'orgasmo dell'unione sessuale, si dice, è simile al tremito e alla beatitudine dell'ascesa della Kundalini. Questo nesso tra attività sessuale e la Kundalini ha portato a svilupparsi due diverse scuole di pensiero. La scuola Tantra insegna l'ascesa e la liberazione della Kundalini usando l'atto fisico del rapporto come canale attraverso il quale si esprime questa energia. La scuola Yoga insegna che l'attività sessuale deve essere interrotta (Bramacharya), reprimendo così la kundalini fino a quando la pressione diviene sufficientemente forte perchè la sua energia si desti. Entrambe le scuole possidono metà della chiave, nei loro rispettivi punti di vista, e il risultato è che entrambe hanno confuso completamente gli occidentali, i quali si sono dati alla pratica degli esercizi non del tutto innoqui prescritti dall'una o dall'altra tradizione. Il serpente, oltre simboleggiare l'istinto della procreazione, rappresenta la saggezza... la saggezza del controllo mentale... Pertanto l'individuo che destasse la Kundalini senza aver acquisito prima il controllo della propria mente mediante le discipline Raja Yoga, correrebbe il rischio di una infermità mentale... Il serpente è avvolto per prepararsi a scattare e così la Kundalini dentro di noi come una molla è pronta a passare dall'energia statica potenziale alla manifestazione cinetica, nelle condizione adatte. I tre avvolgimenti rappresentano i tre stadi dell'energia: positiva, negativa e neutra, mentre il mezzo avvolgimento rappresenta la Kundalini sempre in prociento di passare dalla manifestazione statica a quella cinetica. In Oriente si insegna che, come l'incantatore di serpenti, deve per prima cosa rendersi immune ai veleni, lo studente Laya Yoga deve prepararsi al trauma del risveglio della Kundalini, o subirne le conseguenze. Inoltre deve sapere e ricordare che risvegliare la Kundalini è più facile che controllarla e dominarla. Gli antichi Yogi mediante il Raja Yoga divennero così consci di se stessi che sentivano interiormente i vasi sanguigni e i nervi. Da questa introspezione nacque una teoria relativa all'esistenza di certi Nadi o nervi psichici attraverso i quali poteva manifestarsi la Kundalini. Di questi canali astrali, i tre più importanti vennero chiamati Ida, Pingala e Sushumna... Lo scopo del Laya Yoga consiste nel destare la Kundalini e nel forzarla ad ascendere lungo Sushumna, svegliando i centri vitali situati lungo il percorso (chakra) e unendosi finalmente con il centro alla sommità, il Sahasrara, dove si compie l'unione tra la Shakti della Kundalini (energia femminile e negativa) e la Shakti di Shiva (energia maschile o positiva)... Ogni chakra o centro psichico quando viene toccato dall'ascendente kundalini, pone per così dire in coabitazione il Dio e la Dea che dimorano al suo interno... Solitamente si insegna che il corpo umano contiene sette centri psichici principali, cinque situati lungo la spina dorsale e due nella testa. Questi centri sono chiamati Chakra ('ruota', che esprime il movimento) o Padma ('loto' come qualcosa che cresce perchè i centri psichici in noi devono pieanmente svilupparsi ma devono ancora schiudere i loro petali). Un centro psichico (Chakra o Padma) può essere definito come un vortice rotante di energia situato al punto di congiunzione tra il corpo e la mente... Ogni chakra è correlato con una ghiandola importante e un centro nervoso del nostro organismo" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, pp.46-49).

Nella pseudofisiologia occulta orientale l'uomo vivrebbe grazie all'assorbimento del Prana e vi sarebbero (cfr Carlo Patrian, Yoga, Sperling & Kupfer editori, 1984 Azzate (VA), p.26):

  • 72000 inesistenti condotti "superfisici" (o preternaturali) detti Nadi.
  • i chakras o khorlos in relazione ai centri nervosi e alle "facoltà metapsichiche" che "trovano corrispondenza con i centri di forza della Teosofia". "Ogni chakras permette di entrare nel vari mondi superfisici o Lokas... il mondo sottile" [siamo in pieno spiritismo!!!].
  • Tre inesistenti "condotti pscichici": la Sushumma che penetrerebbe l'asse cerebro-spinale; la Ida che sul lato sinistro della Sushumma sarebbe polarmente negativa; e la Pingala che sul lato destro della Sushumma sarebbe polarmente positiva. Dice Arthur Avalon (Sir John Woodroffe), Il potere del serpente, ed Mediterranee, Roma 2002, pp.86.90.91: "Nell'occultismo tantrico... I condotti della forza pranica o vitale sono i nervi chiamati Nadi, che, si pensa, esistono a migliaia nel corpo... Di codeste Nadi le principali sono 14 e di queste 14 le più importanti sono Ida, Pingala e Sushumna".
  • Nel chakra Muladhara "vi è l'energia segreta serpentina kundalini-shakti che destata da appropriate tecniche yoga ascende lungo i Sushumna-nadis, rende attivi i vari chakras e lo Yogi acquista i poteri e le conoscenze corrispondenti. Quando la kundalini raggiunge Sahsrara, lo Yogi entra in una trance profonda riducendo al minimo tutte le attività biologiche per questo stadio letargico catalettico del samadhi, estasi d'unione con la coscienza cosmica o stato di leberazione (moksha o mukti).
  • "L'anima è un duplicato del corpo un 'doppio' o corpo sottile che interpenetra il fisico irradiandosi per circa 30 cm attorno, formando la cosiddetta AURA o luce pericorporea. A sua volta il 'doppio' è un insieme di 'doppi' di sostanze immateriali interpenetrantisi, di natura vitale psichica e mentale in costante vibrazione e con colorazione variabile secondo i pensieri e le emozioni dominanti. Il 'doppio' o corpo sottile è visibile ai SENSITIVI, agli ipnotizzati, si può condensare e rendere visibile ad altri al momento della morte o nelle apparizioni dei defunti... Durante il sonno il corpo sottile si stacca dal corpo materiale restando però in contatto magnetico con lo stesso, può allontanarsi più o meno secondo il grado di evoluzione dell'individuo... Lo sdoppiamento psichico può essere controllato con speciali tecniche Yoga..." (Carlo Patrian, Yoga, Sperling & Kupfer editori, 1984 Azzate (VA), p.48).
  • Tramite la ripetizione (Japa) del mantra, simbolo o suono della divinità, "viene stimolata la vibrazione di una o più parti del corpo e di quelle sottili per il conseguimento dei poteri sovrannormali e d'illuminazione" (Carlo Patrian, Yoga, Sperling & Kupfer editori, 1984 Azzate (VA), p.42). Aggiunge Julius Evola: "L'uso dei mantra come formula o sillaba magica risale al periodo vedico. Esso ha una parte di rilievo nel tantrismo, a tal segno che in alcuni suoi aspetti si è potuto chiamare la 'via dei mantra' (mantrayana)... sono suoni 'occulti', sono 'masse' di potenza immateriale... col mantra il nome non evoca più l'immagine di un oggetto bensì il potere, la shakti di esso... la lingua degli dèi... perchè il mondo finito e corporeo è soltando un modo di apparire di quello sottile o sovrasensibile... I centri vitali sottili dell'organismo [chakra] umano sono in relazione con i mantra e vengono concepiti come 'sedi' delle stesse forze e degli stessi poteri... La tecnica più usata per il risveglio di un mantra è la sua ripetizione (japa)... Le vibrazioni si sommano interessando per via subcosciente varie forze e vari centri sottili del corpo... Alla volontà individuale il mantra fornisce dunque un corpo di potenza... un potere divino... Peraltro è un insegnamento delle tradizioni magiche occidentali che gli 'spiriti' non possono non obbedire a chi ne conosca veramente il 'nome'... Il mantra ha il valore di uno degli strumenti del sadhana" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.130-137).

 

La teoria occulta orientale dei Chakra prevede un Mantra specifico per l'apertura di ogni chakra, un colore e una figura geomerica specifica.

"I Kriya o tecniche, che determinano l'ascesa della Kundalini lungo Sushumna, sono tra i segreti più gelosamente custoditi del Laya Yoga" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, p.62).

Dei 7 chakra i primi 5 (muladhara, svadhishthana, manipura, anahata, vishuddha) corrispondono ai grandi elementi o tattva della terra, dell'acqua, del fuoco, dell'aria e dell'etere: il 6° (ajna) all'organo interno, ai poteri intellettuali individuali fino al buddhi, mentre i tattva più gerarchicamente elevati hanno la loro corrispondenza nello spazio compreso tra tale chakra e il sahasrara, alla sommità del capo, che corrisponde all'unità suprema e alla vetta del Kailasa ove soggiorna Shiva, il "signore della montagna". Ad ogni chakra viene riferito un mantra e un potere che vi predomina.

 

 

La contaminazione tantrica

Il Tantrismo, dalla Teosofia in poi, ha contaminato irrimediabilmente lo "Yoga occidentale" dandone una dimensione ulteriormente magica. Per Julius Evoca, tantrico italiano del'900, il Tantrismo sarebbe l'unica via da seguire "in un mondo dove Dio è morto in cui lo scopo è raggiungere una superiore libertà... perchè viviamo gli 'ultimi tempi', nel Kali-Yuga, nell'età oscura in cui solo il respiro e il sesso vengono considerati le uniche vie ancora aperte per l'uomo" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.8). Ovviamente anche i teosofi affermano che siamo nell'erà della deà Shakti o Kundalini o Prana o Ki: "Il corso dell'evoluzione si divide in quattro Yuga (lett. Ciclo) per ogni razza, nel proprio tempo e nel proprio modo. Questi Yuga non influiscono su tutta l'umanità allo stesso tempo, poichè alcune razze si trovano in uno Yuga, mentre altre sono in un ciclo diverso... Questi quattro Yuga sono: Krita o Satya, o età dell'oro; Treta; Dvapara e Kalì o Shakti, ovvero età nera. Tanto l'India che i paesi occidentali si trovano ora nel Kali Yuga, specie per quanto riguarda lo sviluppo morale e spirituale" (William Judge, L'oceano della Teosofia, ed BIS, Torino 2004, p.82). Il siddha (l'iniziato tantrico) è al di la del bene e del male e qualsiasi cosa fa è al di là del dharma (lett. legge/verità) e del karma. Dice Evola: "Si tratta di diventare levatrici di se stessi... realizzare l'androginia spirituale" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.11). Quando il tantrismo, per Evola, da risultati "spirituali"? Afferma Evola: "I Tantra dicono: Cominciate a esercitarvi sotto la guida di un maestro qualificato. Se non ottenete subito risultati positivi, i siddhi (poteri), siete liberi di smettere" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, p.21). Se Patanjali, nello yoga classico, chiede agi yogin di non usare i siddhi per non ricadere nel samsara (cfr. Yogasutra, III,36.37), i tantrici vedono nel "dominio delle energie segrete chiuse nel corpo... in esse Kalì, dormiente nelle età precedenti età, è completamente sveglia... Kalì o Shakti è la dea che divora il tempo, ossia il divenire... le teste recise di cui si adorna la dea Kalì rapprensentano le potenze e il potere della Shakti... perchè nell'età ultima forze elementari, infere e, se si vuole, anche abissali sono allo stato libero e si tratta si assumerle e affrontarle... il cavalcare la tigre... l'unione sessuale dell'impassibile Shiva (nei Veda, 'Shiva' è chiamato 'Rudra' che significa "dio della orte o dio che uccide o signore della folgore") con l'ardente Shakti (lett. potenza) del proprio essere e su tutti i piani della realtà... nella stessa direzione nell'era induistica e soprattutto tibetana c'è stato lo sviluppo di pratiche magiche in particolare della stregoneria" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.21.22.24.49). Afferma Evola: "Con il tantrismo o shaktismo il mantra da formula liturgica diviene propriamente la parola di potenza tanto che il tantrismo è stato chiamato mantrayama. Naturalmente l'istanza pratica ha portato anche ad una stretta connessione del tantrismo con lo Yoga; ma ha carattere specificatamente tantrico soprattutto lo Hata-Yoga (lo "yoga violento", questo è il senso letterale del termine, e per nulla "yoga fisico") inteso come 'yoga del potere serpentino', come kundalini-yoga, basato sul risveglio e l'impiego, per la 'liberazione' della Shakti primigenia latente nell'organismo umano: al che si associa lo svilippo di tutta una scienza avente come oggetto la 'corporeità occulta', l'anatomia e la fisiologia iperfisiche dell'umano organismo nel quadro di corrispondenza fra uomo e mondo, fra microcosmo e macrocosmo. Il respiro e il sesso vengono considerati come le uniche vie ancora aperte per l'uomo nel kalì-yuga" (Julius Evola, Lo Yoga della potenza, ed Mediterranee, Roma 2006, pp.25.26).

 

 Lo Yoga in Occidente
Nel corso dei secoli si sono sviluppate in India varie correnti o scuole che si differenziano principalmente nel sottolineare determinate fasi della pratica dello yoga; fra queste, la forma più popolare in India è quella del Bhakti-yoga, "yoga religioso" che dà rilievo ai primi due stadi della disciplina: l'autocontrollo e l'osservanza religiosa. Quando si parla di yoga in Occidente, invece, si fa solitamente riferimento allo Hatha-yoga, forma basata sulla associazione di esercizi fisici (âsana) e di esercizi respiratori (prânayama), ma la divulgazione di questa specifica espressione ha generato una serie di equivoci: il ruolo del corpo è stato enfatizzato fino ad identificare le posizioni con lo yoga stesso. Accade, così, che chi oggi si avvicini per la prima vaolta a questa disciplina, possa pensare si tratti solo di ginnastica dolce, in grado di rendere il corpo armonico ed elastico. In Italia i centri in cui si pratica qualche forma di yoga sono centinaia e spesso vengono introdotti ai corsi anche i bambini; nel peggiore dei casi la scienza dello yoga è utilizzata come metodo per mantenere la linea. In Occidente, lo yoga ridotto ad attività ginnica va sempre più di moda, e si presenta nelle forme più disparate: power yoga, yoga-dance, hara yoga, ecc. In realtà, gli esercizi fisici,  insieme a quelli respiratori e di rilassamento, sono difficilmente separabili dagli aspetti spirituali, poichè i primi devono condurre alla conoscenza di se stessi e delle tecniche di dominio dello spirito e dell'anima; non si può infatti separare il metodo yoga dalle sue radici, dalle concezioni dello hinduismo e del suo occulto mondo spirituale. Dello yoga si sono appropriate sia la New Age, che lo ha reso uno dei suoi tanti ingredienti del suo approccio sincretistico, sia una moltitudine di sette e scuole religiose e magico-mistiche. Entrami gli approcci, quello "ginnico" e quello "mistico", sembrano esprimere quel medesimo disagio che in Occidente alimenta una attenzione alla salute di tendenza narcisistica, e un desiderio di fuga dalla realtà.
Estrapolare quindi qualche aspetto dello Yoga per farne un metodo di ginnastica rilassante, è certo possibile, ma non si parli più di Yoga. Esso non tende alla soddisfazione del proprio ego, ma alla sua distruzione.
Usare quindi le tecniche Yoga anche solo per favorire la nostra concentrazione in Dio, è tradire sia la tradizione spirituale orientale che quella cristiana, per cui i cosiddetti guru cristiani non sono in realtà ne guru, ne cristiani, poichè se sono rimasti cristiani non sono dei veri guru e se sono divenuti veri guru hanno cessato di essere cristiani.
Afferma il documento della Chiesa "Orationis Formas" (1989) alla nota n°12:

" Additando a tutta la chiesa l'esempio e la dottrina di S. Teresa di Gesù, che a suo tempo dovette respingere la tentazione di certi metodi che invitavano a prescindere dall'umanità di Cristo a vantaggio dì un vago immergersi nell'abisso della divinità, papa Giovanni Paolo Il diceva in un'omelia del 1novembre 1982 che il grido di Teresa di Gesù in favore di una preghiera tutta centrata in Cristo "è valido anche ai nostri giorni contro alcuni metodi di orazione che non s'ispirano al Vangelo e che in pratica tendono a prescindere da Cristo, a vantaggio di un vuoto mentale che nel cristianesimo non ha senso. Ogni metodo di orazione è valido in quanto si ispira a Cristo e conduce a Cristo, la via, la verità e la vita (cf. Gv 14,6)". Si veda: Homilia Abulae in honorem Sanctae Teresiae: AAS 75(1983), 256-259)".



 I pericoli dello Yoga
Lo Yoga pertanto non può essere praticato da un cristiano senza pericoli:

a) L'uso di questa tecnica porta a escludere l'esercizio delle Virtù teologali nella propria vita spirituale e a considerate la Grazia divina secondaria rispetto allo sforzo personale. 

b) Si è portati a dimenticare Cristo e la preghiera, non pensando che è impossibile arrivare a Dio, prescindendo dalla sua autodonazione nel Figlio incarnato, poichè solo in lui prendiamo parte alla vita divina. 

Afferma il documento della Chiesa "Orationis Formas" (1989) al n°3:

"La preghiera cristiana è sempre determinata dalla struttura della fede cristiana, nella quale risplende la verità stessa di Dio e della creatura. Per questo essa si configura, propriamente parlando, come un dialogo personale, intimo e profondo, tra l'uomo e Dio. Essa esprime quindi la comunione delle creature redente con la vita intima delle Persone trinitarie. In questa comunione, che si fonda sul battesimo e sull'eucaristia, fonte e culmine della vita della chiesa, è implicato un atteggiamento di conversione, un esodo dall'io verso il tu di Dio. La preghiera cristiana, quindi, è sempre allo stesso tempo autenticamente personale e comunitaria. Rifugge da tecniche impersonali o incentrate sull'io, capaci di produrre automatismi nei quali l'orante resta prigioniero di uno spiritualismo intimista, incapace di un'apertura libera al Dio trascendente. Nella chiesa la legittima ricerca di nuovi metodi di meditazione dovrà sempre tenere conto che a una preghiera autenticamente cristiana è essenziale l'incontro di due libertà, quella infinita di Dio con quella finita dell'uomo".

c) E possibile degenerare nel culto del corpo e giungere a identificare le sue sensazioni come esperienze spirituali della grazia. Infatti, dice uno yogi, "una massima orientale afferma che lo studente non accetta per vero nulla, fino a che non l'ha convalidato con l'esperienza personale" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, p.29). Ma scambiarle per consolazioni dello Spirito Santo porta a concepire erroneamente il proprio cammino spirituale; e considerarle segno dell'esperienza mistica, quando l'atteggiamento morale della persona non vi corrisponde, rappresenta una schizofrenia, che può condurre a disturbi psichici.

 d) Si nega che l'unione abituale con Dio non s'interrompe necessariamente quando ci si dedica al lavoro e alla cura del prossimo. 

e) Il rallentamento della funzione respiratoria può provocare danni alla contrazione miocardica. In molti manuali di Yoga certe tecniche vengono vietate a coloro che soffrono di disturbi di cuore. Un esempio: "La tecnica Yoga della Rivitalizzazione è assolutamente controindicata per coloro che soffrono di disturbi cardiaci" (John Mumford, Yoga psicosomatico, ed hermes, Roma 1980, p.45). Inoltre anche Patrian sconsiglia lo yoga per tutta una serie di patologie: "Non devono praticare lo Hatha-Yoga coloro che hanno la pressione del sangue sopra i 150 e sotto i 100 mm. Per le persone deboli di cuori vengono sconsigliate le posizioni Sirshana, Uddiyana; Nauli e le respirazioni Bhastrika e Kapalabhati, ecc... Se qualcuno ha un pò di debolezza cardiaca e desidera ugualmente praticare le posizioni e le respirazioni dovrà eseguirle con molta moderazionee secondo il consiglio del medico" (Carlo Patrian, op. cit. , pp.58.60).

In effetti lo yoga è una tecnica di controllo e di rallentamento del respiro (pranayama) per autoindurre anche attraverso l'alcalosi dovuta alla iperventilazione, esperienze di autotrance indotta in cui si pensa di uscire dal corpo, visto come carcere dell'energia spirituale, espandendo l'aura (il banalissimo "effetto corona" delle fotocopiatrici) per avere un fatomatico dominio sulla realtà.

f) La concentrazione artificiale su un oggetto causa spesso stati d'angoscia e isolamento affettivo con conseguente ripiegamento su se stessi (egocentrismo) 

g) Si prescinde da ciò che è "terreno" per immergersi nella sfera preternaturale delle "energie" e delle sensazioni, mentre Dio si rivela attraverso la dimensione umano-terrena.

 h) Si dimentica che Dio è una realtà della quale non ci si può impossessare con qualche tecnica; che l'uomo non è il Dio di domani e Dio non è l'uomo di ieri e di oggi; e che la beatitudine risulta dall'incontro tra persone che si amano, non da una presa di coscienza solitaria. 

i) Non essendo Dio un essere personale, la nostra felicità non dipenderebbe dal Suo manifestarsi e ancor meno dal Suo perdono, ma dagli sforzi dell'uomo di superare la propria condizione e giungere a quella divina.

 j) Si è convinti che esista una continuità tra il divino e l'umano, per cui l'uomo, essendo Dio, ha solo bisogno di mezzi adatti per rendersene conto. Stranamento il guru proporrà "n+1" corsi ad "m+1" soldi con "n" ed "m" tendenti all'infinito perchè occorrono ovviamente molti corsi per accorgersi di essere "dio". Ma se uno è "dio" (onnipotente, onnisapiente, ecc.) perchè dovrebbe accorgersene con una tecnica?

k) L'adesione consapevole di un cristiano allo yoga equivale quindi ad una formale apostasia dalla fede cristiana, in quanto ci troviamo di fronte a due spiritualità inconciliabili. Il substrato dello Yoga è: panteismo, monismo, reincarnazione, evocazione spiritica dei Deva attraverso mantra (canto all'idolo indù) e mandala (talismano circolare con al centro una rappresentazione della divinità o di un animale), ecc. E' altrettanto evidente che dal punto di vista anche pedagogico il partire dalla "esperienza" (non spirituale ma di stati alterati di coscienza o al limite preternaturale-spiritica) dispone la persona ad accogliere anche la spiegazione e i contenuti di quella esperienza che anche il guru di hata-yoga cercherà di mutuare, rendendo il cristiano permeabile all'occultismo. Attualmente non esiste ancora nessuno che sia riuscito ad inculturare il cristianesimo nell'induismo, nel buddhismo e nelle religioni orientali.

 


PREOCCUPA quindi il fatto che:

1) si utilizzi lo yoga come preparazione psicofisica alla contemplazione cristiana sebbene la Congregazione per la Dottrina della Fede del 1989 abbia emanato il documento "Alcuni aspetti della meditazione cristiana" in cui afferma  

  • allla nota n°1: "Con l'espressione "metodi orientali" si intendono metodi ispirati all'induismo e al buddismo, come lo "Zen" o la "Meditazione Trascendentale" oppure lo "Yoga". Si tratta quindi di metodi di meditazione dell'estremo oriente non cristiano che non di rado oggi vengono adoperati anche da alcuni cristiani nella loro meditazione".
  • al N°11-12: "Le forme erronee (di preghiera), dovunque sorgono, possono essere diagnosticate in maniera molto semplice. La meditazione cristiana orante cerca di cogliere nelle opere salvifiche di Dio in Cristo, Verbo incarnato, e nel dono del suo Spirito la profondità divina, che si rivela sempre attraverso la dimensione umano-terrena. Invece, in simili metodi di meditazione, anche quando si prende lo spunto da parole e opere di Gesù, si cerca di prescindere il più possibile da ciò che è terreno, sensibile e concettualmente limitato, per salire o immergersi nella sfera del divino, che in quanto tale non è nè terrestre, nè sensibile, nè concettualizzabileci troviamo di fronte ad un acuto rinnovarsi del tentativo, non esente da rischi ed errori, di fondere la meditazione cristiana con quella non cristiana. Le proposte in questo senso sono numerose e più o meno radicali: 1)alcune utilizzano metodi orientali solo ai fini di una preparazione psicofisica per una contemplazione realmente cristiana; 2)altre vanno oltre e cercano di generare, con diverse tecniche, esperienze spirituali analoghe a quelle di cui si parla in scritti di certi mistici cattolici; 3)altre ancora non temono di collocare quell’assoluto senza immagini e concetti, proprio della teoria buddista, sullo stesso piano della maestà di Dio, rivelata in Cristo, che si eleva al di sopra della realtà finita e, a tal fine, si servono di una “teologia negativa” che trascende ogni affermazione contenutistica su Dio, negando che le cose del mondo possono essere una traccia che rinvia all’infinità di Dio. Per questo propongono di abbandonare non solo la meditazione delle opere salvifiche che il Dio dell’antica alleanza e della nuova alleanza ha compiuto nella storia, ma anche l’idea stessa di Dio uno e trino, che è amore, in favore di un’immersione nell’abisso indeterminato della divinità. Queste proposte o altre analoghe di armonizzare tra meditazione cristiana e tecniche orientali dovranno essere continuamente vagliate con accurato discernimento di contenuti e di metodo, per la caduto in un pernicioso sincretismo”


2) si cerchi di provocare con lo yoga esperienze analoghe a quelle dei mistici cristiani;

3) si collochi l'uomo sullo stesso piano di Dio, per cui si abbandona non solo la meditazione delle opere salvifiche che Dio ha compiuto nella storia, ma anche l'idea del Dio Uno e Trino in favore dell'immersione nell'abisso della Divinità.

Si comprende allora perchè Madre Teresa di Calcutta abbia escluso lo YOGA per le sue suore. Paradossalmente vi sono scuole elementari italiane intitolare alla Beata Teresa di Calcutta in cui si propone lo yoga come "ginnastica" innoqua.

"Il buddhismo, ancora più dell'induismo, riduce gli esseri ad un fascio energetico...La spiritualità dell'India è strettamente legata all'uso di tecniche, ossia di mezzi e processi, uniformi e standardizzati, impiegati per produrre un'opera e ottenere un risultato determinato...Nell'Oriente indiano (induismo, buddismo, zen) ci troviamo di fronte all'apice della religione naturale caratterizzata dallo sforzo umano di auto-trascendenza e di autoliberazione. Cosicchè l'accento non viene tanto posto sull'amoroso desiderio di incontrare un Dio personale, quanto sull'eliminazione, sulla recisione di tutto ciò che ci mantiene nella apparenza di una dimensione limitata e creata. Il primato della via negativa si afferma prepotentemente; nel buddismo soprattutto "non ci liberiamo del male attraverso il bene, che proviene da Dio; ce ne liberiamo soltanto mediante il distacco dal mondo, che è cattivo. La pienezza di tale distacco non è l'unione con Dio, ma il cosiddetto nirvana, ovvero uno stato di perfetta indifferenza nei riguardi del mondo" (Giovanni Paolo II, Varcare le soglie della speranza, Mondadori, p.96). Il cristianesimo, invece, non è tanto una religione e ancora meno una religione naturale, quanto una fede mediante la quale l'essere umano si apre alla rivelazione di un Dio trascendente e vivo; perciò la nostra meditazione non si riduce ad una tecnica impersonale ma è "un desiderare Dio, un amore ineffabile, che non proviene dagli uomini, ma è prodotto dalla grazia divina" (Giovanni Crisostomo, Omelia 6 sulla preghiera, PG 64,464). Le somiglianze che si vorrebbero stabilire tra la meditazione orientale e quella cristiana, per esempio tra gli esercizi respiratori del pranayama e dell'esichasmo, sono solo apparenti, assicura Mircea Eliade. Perchè la sua mente possa penetrare nella dimensione trascendente, il cristiano ha solo bisogno di un cuore povero e aperto ad un intervento divino. Tutto il resto è superfluo: i misteri umani e cristiani che la nostra mente contempla non sono, forse, più sconcertanti dei koans dello zen? "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc2,19). Tutti sanno della polemica suscitata dall'intervento del P. de Rosa sull'incompatibilitàtra l'essere simultaneamente cristiani e buddhisti, sull'inamissibilità della doppia appartenenza; l'adesione consapevole di un cristiano al buddhismo, sostiene il noto gesuita, equivale ad "un gesto che, oggettivamente, è di formale apostasia dalla fede cristiana" (Giuseppe De Rosa, Il buddismo in Italia, in Civiltà Cattolica, 6-20/8/94, pp293-301). Quanto è stato detto sopra dovrebbe bastare per dargli ragione: "se mai, a certi livelli, esiste una concordanza materiale tra le religioni dell'Oriente indiano e il cristianesimo, resta vero che ci troviamo di fronte a due spiritualità formalmente inconciliabili, in quanto l'Oriente non riconosce l'incontro fra un Dio e un uomo realmente esistenti e distinti. Non è indicativo, al riguardo, il favore di cui gode l'Oriente indiano negli ambienti della New Age così lontani dal cristianesimo?...E' difficile trovare una spiegazione esuriente all'attuale fascino esercitato dall'Oriente indiano sull'Occidente. Trionfo del soggettivismo sotto le apparenze di una interiorità riscoperta? Fuga da un mondo esterno percepito come sempre più ostile? Ricerca del benessere psico-fisico? Desiderio di accedere rapidamente a delle esperienze spirituali? Crisi di un cristianesimo troppo compromesso con il razionalismo oppure ridotto a mero moralismo?" (F. Dermine, Spiritualità dell'India e spiritualità cristiana, in Religioni e sette nel mondo, "Movimenti neo-induisti 1", 1/3/95, pp.115-155).

Vediamo un documento della Chiesa dei Vescovi di Pesaro, Urbino e Fano dal titolo: "Disposizioni pastorali di alcuni Vescovi su magia, sètte e superstizione" (2001) su la "doppia appartenenza" al n°3:

"Rispetto alla fede e alla Chiesa Cattolica i "Nuovi Movimenti religiosi" presentano una molteplicità di posizioni: spesso praticano il "sincretismo" che mette insieme diversi elementi delle differenti religioni e filosofie (es. New Age). Il sincretismo può giungere fino alla posizione subdola e pericolosa di ammettere la "doppia appartenenza" (al Movimento e alla chiesa Cattolica). Ciò può essere visto come "tolleranza religiosa", in nome di valori comuni come la fratellanza universale. In realtà induce l'adepto a omologare progressivamente la fede cattolica con idee diverse o contrarie, e a stemperare talmente lo specifico dono della fede cristiana da considerare Gesù Cristo come uno dei tanti "guru" dell'umanità, anzichè il Figlio di Dio e l'unico Salvatore del mondo".

Da sempre ogni autentica esperienza religiosa pone in secondo piano il "sentire" per incentrarsi sulla "sequela" in cui cammino di "umiltà" in cui la creatura si vuole uniformare al suo Creatore. In particolare l'amore di donazione incondizionata (agape) coglie il momento più alto in Cristo sulla Croce che stendendo le sue mani, i suoi piedi e il suo cuore crocifissi, tra cielo e terra, avendo ormai perso totalmente il suo benessere fisico, effodne lo Spirito Santo, battezzando nel suo sangue la Chiesa nascente e perdonando i suoi carnefici (tutti noi). Mentre Buddha, il modello anche degli esoteristi "tecnomagisti", muore guardandosi l'ombelico, con le mani sul plesso solare, solo... aveva voluto trattenere fino all'ultimo la sua vita nell'illusione di diventare "dio" e di conservare il suo "benessere psicofisico" ed ha perso tutto! Infatti Gesù ci dice: " Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà" (Mt.10,39). Nei primi secoli della Chiesa esisteva anche l'eresia messaliana, tipica di chi si affeda alla tecnica per produrre effetti anche spirituali, che identificava la "grazia" con il "benessere psicofisico".
Afferma il documento della Chiesa "Orationis Formas" (1989) ai n°9.10.23.28:
"Se la perfezione della preghiera cristiana non può essere valutata in base alla sublimità della conoscenza gnostica, non può esserlo neppure in riferimento all'esperienza del divino, alla maniera del messalianismo. I falsi carismatici del IV secolo identificavano la grazia dello Spirito santo con l'esperienza psicologica della sua presenza nell'anima. Contro di essi i padri insistettero sul fatto che l'unione dell'anima orante con Dio si compie nel mistero, in particolare attraverso i sacramenti della chiesa. Essa può inoltre realizzarsi perfino attraverso esperienze di afflizione e anche di desolazione. Contrariamente all'opinione dei messaliani, queste non sono necessariamente un segno che lo Spirito ha abbandonato l'anima. Come hanno sempre chiaramente riconosciuto i maestri spirituali, possono invece essere un'autentica partecipazione allo stato di abbandono di nostro Signore sulla croce, il quale resta sempre modello e mediatore della preghiera. Tutte e due queste forme di errore continuano a essere una tentazione per l'uomo peccatore. Lo istigano a cercare di superare la distanza che separa la creatura dal Creatore, come qualcosa che non dovrebbe esserci; a considerare il cammino di Cristo sulla terra, con il quale egli ci vuole condurre al Padre, come realtà superata; ad abbassare ciò che viene accordato come pura grazia al livello della psicologia naturale, come "conoscenza superiore" o come "esperienza". Riapparse di tanto in tanto nella storia ai margini della preghiera della chiesa, tali forme erronee oggi sembrano impressionare nuovamente molti cristiani, raccomandandosi loro come rimedio, sia psicologico che spirituale, e come rapido procedimento per trovare Dio [...] " Certamente il cristiano ha bisogno di determinati tempi di ritiro nella solitudine per raccogliersi e ritrovare, presso Dio, il suo cammino. Ma, dato il suo carattere di creatura, e di creatura che sa di essere al sicuro solo nella grazia, il suo modo di avvicinarsi a Dio non si fonda su alcuna tecnica nel senso stretto della parola. Ciò contraddirebbe lo spirito d'infanzia richiesto dal Vangelo. La mistica cristiana autentica non ha niente a che vedere con la tecnica: è sempre un dono di Dio, di cui chi ne beneficia si sente indegno [...] Alcuni esercizi fisici producono automaticamente sensazioni di quiete e di distensione, sentimenti gratificanti, forse addirittura fenomeni di luce e di calore che assomigliano ad un benessere spirituale. Scambiarli per autentiche consolazioni dello Spirito santo sarebbe un modo totalmente erroneo di concepire il cammino spirituale. Attribuire loro significati simbolici tipici dell'esperienza mistica, quando l'atteggiamento morale dell'interessato non corrisponde ad essa, rappresenterebbe una specie di schizofrenia mentale, che può condurre perfino a disturbi psichici e, talvolta, ad aberrazioni morali".
Sulle aberrazioni morali, basta pensare al tantrismo: 1)la magia sessuale in cui l'uomo è il polo "positivo" della energia Ki-positivo o yang e la donna il polo "negativo della energia" ki-negativo o yin che unendosi nel maithuna (sesso senza amore e senza spargimento di seme di tipo occultista) nel quale si possono evocare i "Deva" e ottenere i "siddhi" (poteri); 2)l'antropofagia; 3)i sacrifici umani; 4)la trasgressione morale cioè chiamare bene il male e viceversa (ad es. odiare chi ti ama) vista come strumento di ottenimento dei poteri da parte dei "Devai".


 

 

 INTERVISTA al Card. RATZINGER (PAPA BENEDETTO XVI): no allo yoga, no alla MT e  no ai mantra.


DOMANDA: "...Anche la meditazione trascendentale e lo yoga, in particolare lo yoga,  hanno come substrato l'occultismo. Anzi, l'ultimo grado dello yoga, il più elevato, comporta - affermano gli stessi libri sacri di questa "filosofia" - un contatto con il mondo degli spiriti e la acquisizione di poteri magici. Ritiene che vi sia un legame di fondo, anche se poco apparente, tra la diffusione delle religioni orientali e l'attuale rigurgito di occultismo?

RISPOSTA CARD. RATZINGER: Nel fondo è presente, senza dubbio. Diciamo che l'offerta di queste religioni orientali si muove su diversi livelli. C'è uno yoga ridotto ad una specie di ginnastica: si offre qualche elemento che può dare un aiuto per il rilassamento del corpo. Bene, se lo yoga è ridotto realmente ad una ginnastica si può anche accettare, nel caso di movimenti che hanno un senso esclusivamente fisico. Ma deve essere realmente ridotto, ripeto, a un puro esercizio di rilassamento fisico, liberato da ogni elemento ideologico. Su questo punto si deve essere molto attenti per non introdurre in una preparazione fisica una determinata visione dell'uomo, del mondo, della relazione tra uomo e Dio. Questa purificazione di un metodo in sè logico di idee incompatibili con la vita cristiana, potrebbe essere paragonata per esempio con la "demitizzazione" delle tradizioni pagane sulla creazione del mondo, realizzata nel primo capitolo della Genesi, dove il sole e la luna, le grandi divinità del mito sono ridotte a "lampade" create da Dio, lampade che riflettono la luce di Dio, e ci fanno immaginare la vera Luce, che è il Creatore della luce. E cosi, anche nel caso dello yoga e delle altre tecniche orientali, sarebbe necessaria una trasformazione e uno spostamento radicale che realmente tolgano di mezzo ogni pretesa ideologica. Nel momento in cui compaiono elementi che pretendono di guidare ad una "mistica", diventano già strumenti che conducono in una direzione sbagliata.

[NOSTRA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DEL CARD. RATZINGER: E' evidente che fintanto lo Yoga si chiama "yoga", cioè tecnica di "fusione" della persona con il "divino", l'intento ideologico non viene rimosso. E' evidende che fintanto si parla di fumose e inesistenti "energie" fisiche e mentali che lo yoga risveglierebbe, l'intento ideologico non viene rimosso. E' evidente che fintanto lo Yoga possiede "talismani" di evocazione a entità che dovrebbero conferire "poteri", che per noi cristiani sono demoni, l'intento ideologico non viene rimosso. Il "pranayama" anche dell'Hata-Yoga è tecnica magica del "controllo del respiro" permetterebbe di entrare in contatto con "l'aspetto sottile del corpo" [medianità] mediante stati alterati di coscienza anche autoipnosi. Inoltre le "asana" sono le "posizioni rituali" magiche o "sigilli" che impersonando gli archetipi o dèi, chiudendo il "circuito magnatico" del prana o ki o kundalini, permetterebbero di disporre dei poteri magici].

 


DOMANDA: Questa trasformazione, o chiarimento, c'è stato?
RISPOSTA CARD. RATZINGER: Generalmente no. Può darsi comunque che alcune persone abbiano cercato di escludere gli elementi religiosi e ideologici, mantenendo queste pratiche su un piano di puro esercizio fisico. Questo non si può escludere.


DOMANDA: Può esistere uno "yoga cristiano"?
RISPOSTA CARD. RATZINGER: Nel momento in cui lo si chiama "yoga cristiano" è già ideologizzato e appare come una religione, e questo non mi piace tanto. Mentre sul piano puramente fisico, ripeto, alcuni elementi potrebbero anche sussistere. Occorre stare molto attenti riguardo al contesto ideologico, che lo rende parte di un potere quasi mistico. Il rischio è che lo yoga diventi un metodo autonomo di "redenzione", priva di un vero incontro tra Dio e la persona umana. E in quel caso, siamo già nel trascendente. E' vero che anche nella preghiera e nella meditazione cristiana la posizione del corpo ha la sua importanza, e sta a significare un atteggiamento interiore che si esprime anche nella liturgia. Ma nello yoga i movimenti del corpo hanno una diversa implicazione di rapporto con Dio, che non è quella della liturgia cristiana. Occorre la massima prudenza perchè dietro questi elementi corporali si nasconde una concezione dell'essere come tale, della relazione tra corpo e anima, tra uomo, mondo e Dio.

[NOSTRA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DEL CARD. RATZINGER: E' evidente che fintanto lo "Yoga Cristiano" non esiste. Cristo non c'entra nulla con lo Yoga, anzi è l'anti-Yoga perchè è venuto a dirci che ogni sforza dell'uomo di arrivare a Dio senza di Lui è vano, è illusorio ed è superbia satanica].


DOMANDA: Ritiene legittimo l'insegnamento della meditazione trascendentale e dello yoga nelle Chiese Cattoliche e nelle comunità religiose da parte di sacerdoti?
RISPOSTA CARD. RATZINGER: Mi sembra molto pericoloso perchè in questo contesto queste pratiche sono già offerte come un qualcosa, appunto, di religioso.

[NOSTRA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DEL CARD. RATZINGER: E' evidente che se un sacerdote non deve insegnare MT o Yoga è perchè hanno come "substrato l'occultismo" (come afferma Artizzu) altrimenti cosa vieterebbe ad un sacerdote di fare yoga e di insegnarla se fosse solo una "tecnica innoqua"? Il Card Ratzinger afferma che il portare MT e YOGA in ambito cristiano è "pericoloso". Noi completiamo e diciamo che è anticristiano].


DOMANDA: E' possibile coniugare il  mantra con la preghiera cristiana?
RISPOSTA CARD. RATZINGER: Il mantra è una preghiera rivolta non a Dio, ma ad altre divinità che sono idoli.

[NOSTRA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DEL CARD. RATZINGER: E' evidente che il "mantra" appartiene all'ambito della "cratofania" e non della "ierofania". E' una richiesta di potere. Afferma Allan Kardec, sistematizzatore dello Spiritismo dell'800, che anche chi non evoca direttamente i «Deva» lo fa implicitamente quando chiede i «poteri occulti»: "Allan Kardec interroga gli spiriti nelle sedute medianiche e si sente rispondere: «Non avrete nessun potere occulto senza il nostro aiuto». E alla sua domanda: «E coloro che esercitano l’occultismo senza invocare gli spiriti?». Gli stessi spiriti rispondono: «Quando tendete la mano per avere potere occulti, anche senza invocarci, la vostra è una invocazione implicita». Quindi nessun potere occulto, senza l’aiuto o l’intervento degli spiriti" (J.M. Verlinde, «Attenzione ai nuovi movimenti religiosi», Fede e Cultura 6 (ottobre 2002) 7). Inoltre afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica al n°2117: "Tutte le pratiche di magia e stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo, fosse anche per procurargli la salute, sono gravemente contrarie alla virtù della religione... Anche portare amuleti è biasimevole... Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima nè l'invocazione di potenze cattive, nè lo sfruttamento della credulità altrui". Quindi i "mantra" evocazione a "potenze cattive" non sono accoglibili e con essi lo Yoga che è in se stessa tecnica "evocativa"].


DOMANDA: Perchè questo deprezzamento di Cristo e della Chiesa?
RISPOSTA CARD. RATZINGER: Questa è una questione profonda legata alla situazione attuale del mondo. Le radici di questo comportamento che oggi noi vediamo sono tante e si sono sviluppate nel corso di un'epoca, anche se solo oggi emergono in tutta la loro forza. Mi sembra che l'elemento ultimo sia quello, ancora una volta, del capitolo 3 della Genesi: la superbia dell'uomo che intende fare di sè stesso Dio e non accetta di sottomettersi a Lui. C'è dietro la volontà di prendere nelle proprie mani Dio e non di mettersi nelle sue mani.

[NOSTRA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DEL CARD. RATZINGER: E' evidente che nello Yoga è l'uomo che vuole prendere Dio nelle sue mani con un trucco o tecnica].


DOMANDA: Urs Von Balthasar definisce la  meditazione trascendentale un tradimento nei confronti della fede cristiana. E' d'accordo con questa affermazione?
RISPOSTA CARD. RATZINGER: Si. Perchè il Dio Trascendente, la persona che mi ha chiamato e mi ama, viene deformato in una dimensione trascendentale dell'essere. Credo che sia necessario distinguere bene tra il Dio Trascendente e la trascendentalità. Mentre il Trascendente è una Persona che mi ha creato, il trascendentale è una dimensione dell'essere e quindi implica una filosofia di identità. Il cammino della Meditazione Trascendentale, preso nelle sue intenzioni ultime, ha questa tendenza di guidare ad immergersi nella identità, e quindi è esattamente opposto alla visione cristiana, che conosce anche una unione di identità. Cristo si è identificato con noi e così ci inserisce nel suo Corpo, ma è una identificazione diversa, operata nell'amore, nella quale rimane sempre una identità personale distinta, mentre la Meditazione Trascendentale comporta l'immergersi, il lasciarsi "sciogliere" nella identità dell'essere supremo.

[NOSTRA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DEL CARD. RATZINGER: E' evidente che anche lo Yoga è inseribile nella dimensione trascendentale non Trascendente poichè l'atman e il brahaman che lo Yoga vuole fondere non differiscono qualitativamente].

 

DOMANDA: Quale è, in termini spirituali, il prezzo di queste pratiche?
RISPOSTA CARD. RATZINGER: La perdita della fede e la perversione della relazione uomo - Dio, e un disorientamento profondo dell'essere umano, cosicchè alla fine l'uomo si sposa con la menzogna.

[NOSTRA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DEL CARD. RATZINGER: E' evidente che lo Yoga incrina e devasta la relazione creatura-Creatore in Cristo, l'unica che salva, mediante la via ordinaria dei sacramenti amministrati dalla Chiesa "l'unica mediatrice universale di salvezza" (DJ, 4)].


DOMANDA: Come deve realizzarsi concretamente il rispetto verso questi culti non cristiani, fermo restando anche il rispetto verso i valori imprescindibili della fede cristiano?
RISPOSTA CARD. RATZINGER: Il rispetto è dovuto soprattutto alle persone. Come dice S. Agostino dobbiamo avere amore per il peccatore e non per il peccato. Dobbiamo sempre vedere nell'uomo che è caduto in questi errori una persona creata e chiamata da Dio e che ha cercato anche, in un certo senso, di arrivare alla realtà divina per trovare le risposte al suo desiderio di elevarsi. Dobbiamo inoltre rispettare gli elementi ai quali ho accennato, chiarendo molto bene, però, quelle realtà che sono distruttive e che sono opposte non solo alla fede cristiana ma anche alla verità dell'essere umano stesso..." [4]

[NOSTRA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DEL CARD. RATZINGER: Il Card Ratzinger completa il suo ragionamento nella Dominus Iesus (2000) n°21 affermando che: "Di fatto alcune preghiere e alcuni riti delle altre religioni possono assumere un ruolo di preparazione evangelica, in quanto sono occasioni o pedagogie in cui i cuori degli uomini sono stimolati ad aprirsi all'azione di Dio. Ad essi tuttavia non può essere attribuita l'origine divina e l'efficacia salvifica ex opere operato, che è propria dei sacramenti cristiani. D'altronde non si può ignorare che altri riti, in quanto dipendenti da superstizioni o da altri errori (cf. 1 Cor 10,20-21), costituiscono piuttosto un ostacolo per la salvezza". Ma allora, lo Yoga prepara pedagogicamente all'incontro con Cristo o no? Assolutamente no!!!].

 

Altre considerazioni della Chiesa sullo Yoga tratte dal documento "A Catholic Response to the New Age Phenomenon" della "Irish Theological Commission" nel 1994:

(link documento integrale in inglese)

"Dal 1960 la civiltà occidentale ha conosciuto grandi disordini. Combinata con i progressi nel campo della scienza e della tecnologia, grande ricchezza materiale sul fronte personale, senza precedenti e l'esplorazione dello spazio, vi è emerso un profondo disagio personale e sociale. La 'persona moderna' è spesso infelice. Nessuno dei nostri risultati ha prodotto quello di cui abbiamo più bisogno, la pace della mente, e la pace tra le nazioni, combinato con la giustizia per i singoli e della società. La moderna utopia ha prodotto disintegrazione familiare e sociale su vasta scala. I moderni mezzi di comunicazione hanno avuto l'effetto di isolare l'individuo, che si sente perso in un mondo che è diventato un villaggio globale. L'umanesimo laico, il materialismo ateo, il razionalismo e lo scetticismo religioso, che sono stati così popolari nella prima parte di questo secolo, hanno lasciato un grande vuoto nel cuore umano. Purtroppo, la nostra società non guarda a Dio per colmare questo vuoto. Invece, si è rivolta a religioni orientali alla ricerca di un nuovo misticismo. Il risultato è stato un diluvio di guru che è venuto ad insegnare ad ovest come a meditare. Hanno introdotto yoga, meditazione trascendentale, mantra e i relativi insegnamenti, ma senza riferimento a Cristo, alla Chiesa, o alla verità rivelata. Molti cristiani hanno partecipato a questi esercizi, potrebbero anche pensare che si possono 'Cristianizzare'' utilizzando un linguaggio cristiano per spiegare ciò che è essenzialmente non-cristiano; per esempio l'uso dei cosiddetti 'mantra cristiani', e dare spiegazioni cristiane sullo yoga o la Meditazione Trascendentale ed altre pratiche. Ma questi guru hanno insegnato l'unica cosa che sapevano, che è l'induismo e gli dèe del Pantheon indù... Un altro importante radice del New Age Moviment (NAM) è il Movimento Trascendentale. Questi insegnanti presi in prestito dai libri santi delle religioni orientali, e adattato il materiale per soddisfare la mente occidentale che è stata materialista ponendo il cosmo al centro. Così, la meditazione trascendentale è stato presentata, non come un esercizio religioso che coinvolge l'iniziazione all'induismo, ma come un esercizio per il relax! Lo Yoga ha percorso una strada analoga. E 'stato presentato come un semplice esercizi fisico per rilassare il corpo, e migliorare la salute. A causa della opresentazione occidentale di questi esercizi spirituali orientali, un gran numero di cristiani sono stati coinvolti, alcuni hanno la pretesa di definirsi critiani... Molti di questi gruppi di preghiera della NAM abusano tecniche come 'centreing'. Essi inoltre utilizzano tecniche di rilassamento o tecniche di controllo della mente, al fine di ottenere 'pace' o tranquilla nel corpo e nello spirito. Il centro è il Sè, e non Dio, quindi non vi è la preghiera. L'obiettivo è il raggiungimento di questo rilassamento della mente e del corpo. Spesso per ottenere vantaggi materiali nel lavoro o nella salute. Talvolta la preghiera vuole 'spiritualità' in esperienze "fuori dal corpo" che vengono chiamate 'mistica'. I mezzi utilizzati per raggiungere stati alterati di coscienza sono la droga, i tarocchi, i cristalli, i pendoli, lo yoga, la Meditazione Trascendentale, i mantra, il digiuno, l'isolamento, l'auto-ipnosi, i trattamenti, e una forma di controllo mentale che è la meditazione su se stessi e di una programmazione della mente... NAM è destinato alle scuole. Come Brooks Alexander ha osservato: 'La New Age sa che nel concorso ideologico per la supremazia culturale, l'istruzione pubblica è il primo obiettivo, che influenza la maggior parte delle persone in modo più pervasivo inoltre all'età in cui le persone sono più impressionabili. Nessuna altra istituzione sociale può avvicinaris allo stesso potenziale di indottrinamento di massa'. L'infiltrazione della ideologia della NAM nell'istruzione ha avuto inizio nel 1960 con l'introduzione di' 'elementi di umanistica'. Questo è stato seguito nel 1970 con il 'transpersonale' o 'l'olistico' istruzione. Nel 1980 Marilyn Ferguson scrisse che 'l'uso deliberato di tecniche di espansione della coscienza in materia di istruzione, solo di recente e in corso, è ora la scolarizzazione di massa', in cui ai bambini vengono insegnate 'a destra del cervello' attività come la meditazione, lo yoga, la visualizzazione guidata di immagini, il canto, l'utilizzo della fantasia e dei giochi di ruolo. I bambini sono, pertanto, spinti in esperienze psichiche sulla premessa che questo permetterà di migliorare le loro prestazioni in tutto l'arco, aiutandoli ad ottenere il controllo e a mantenere la calma. Naturalmente non c'è niente di sbagliato con la meditazione, l'uso di immagini e dei gioco di ruolo, se l'insegnamento è cristiano tanto nel contenuto che nella direzione...La Meditazione Trascendentale è Brahmanismo antico e Induismo. Dio è visto come il Brahman impersonale, ed è molto importante aprirsi fino a questo Essere. Essa insegna che il mondo è maya o illusione, ed è quindi dannoso coinvolgersi troppo profondamente negli affari del mondo. Ci sono molti modi per aprirsi fino a questa fase, attraverso molte forme di yoga. I sostenitori della pratica di Maharishi propongono lo hbakti yoga come disciplina della devozione. La tecnica per mostrare la devozione è la meditazione, un tipo di meditazione che trascende la coscienza ordinaria, per la elevazione della nostra consapevolezza ad un livello più elevato. Si deve lavorare per raggiungere una 'coscienza cosmica' con cui si può essere completamente a riposo nel mezzo di una vita frenetica. Non c'è da stupirsi che così tanti vogliono provare la fuga! Il pericolo che non è sottolineato è che in questo cosidetto 'stato di coscienza cosmica' le persone sono aperte a influenze nello spirito, senza controllo, per aver ceduto a questa 'coscienza'... I vari Yoga sono presentati in tutta l'Irlanda e hanno un enorme popolarità. Essi sono presentati come esercizi fisici per motivi di salute, l'integrità, il dimagrimento, o una serie di altri motivi. Molti cristiani si rifiutano di vedere qualcosa nello Yoga a parte l'aspetto fisico di esso. Ma andiamo ad esaminare più da vicino. Le religioni orientali si possono chiamare la 'Tradizione dello Yoga', nato in India che è la casa dei guru. I temi principali di questa tradizione sono Trascendentalismo e il cammino spirituale. La visione Yoga del mondo è legata alla loro credenza nella legge del karma in cui le persone sono intrappolate in tutto il ciclo della sofferenza e del male. Ogni persona ha bisogno di chiedere la liberazione dal karma attraverso le discipline dello Yoga, che comportano la disciplina del corpo in esercizi e dieta per liberare la vera 'forza di vita' e impostarsi su questa strada per l'illuminazione. Karma e reincarnazione sono credenze di base nella tradizione Yoga. L'idea della reincarnazione è espressa dagli occidentali ricordando le cosiddette 'vite passate', e la necessità di trovare la 'anima gemella' cioè un guru che ti aiuti nel sentiero della liberazione. 'Yoga' letteralmente significa 'legare insieme', 'tenere' o 'al giogo'. La parola è usata per descrivere qualsiasi tecnica ascetica di meditazione che coinvolge il tipo di Meditazione Trascendentale. L'idea che lo Yoga è stato un bene per la vostra salute è stato sviluppato nel 1960, al fine di ottenere il materialista occidentale interessato a coinvolgersi nell'Induismo. In realtà, è stato il modo in cui i guru hanno 'evangelizzare' l'Occidente. Yoga e Meditazione Trascendentale vanno mano nella mano come un unico sistema. Qualsiasi Yogi serio ammetterà questo. Gli esercizi fisici di per sé hanno solo un valore limitato, ma quando sono combinati con la Meditazione Trascendentale sono una vera iniziazione all'induismo. L'intero pacchetto è di Yoga, Meditazione Trascendentale e la vita olistica. Un ingrediente essenziale è un trovarsi guru altrimenti non si può intraprendere da soli questo viaggio verso l'ignoto. Si deve essere guidati da una persona con più esperienza al fine di affrontare le insidie al fine di essere 'convertiti' a questo modo di vita, come molte persone in Irlanda negli ultimi dieci anni, a causa di gruppi come il Tony Quinn Yoga... Quando siamo invitati ad un 'incontro di preghiera', è necessario ora, purtroppo, chiedere se si tratta di un gruppo cristiano, perchè molti gruppi del New Age Moviment (NAM) chiamano le loro riunioni settimanali 'incontri di preghiera' ma in realtà sono attività che si concentrano su sé. Partecipando a questi incontri si deve poi fare quello che viene indicato. Così si scopre chi o che cosa è il 'dio' o 'sorgente' da cui si sarebbe contattati. Occorre chiedere di conoscere la teologia e la dottrina degli insegnanti. Informatevi sui loro libri sacri, e poi chiedete il parere di persone competenti, per questi gruppi che a volte vanno sotto il titolo di 'gruppi di meditazione', ma non è la meditazione su Dio. La meditazione cristiana, si concentra sulla vita, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù, affinché possiamo crescere nella sua somiglianza. Essa non richiede alcuna cerimonia di iniziazione, così come Meditazione Trascendentale, ma è buona norma farsi aiutare dalla direzione spirituale di una persona competente. Il New Age Moviment (NAM) è ostile alla Verità Rivelata. Solo apparentemente i leader accettano la Bibbia, perchè lo ritengono solo uno fra gli altri libri sacri. Non sarebbe la verità assoluta, né accettano che la Bibbia abbia più autorità di altri libri antichi riconosciuti come ispirati da altre religioni o da loro stessi. Il NAM non solo raccoglie e sceglie un altro significato. Il NAM respinge la Rivelazione cristiana e al tempo stesso insegna le dottrine dei misteri occulti come se si trattasse di verità. Il loro insegnamento su Lucifero come 'La Luce' applicando gli attributi di Dio a Satana che viene adorato come Dio. Gesù si sarebbe infatti riferito a Satana come 'il principe di questo mondo' in Giovanni 12:31, 14:30. Ma Gesù chiamò anche il regno di questo principe 'il regno delle tenebre' in Luca 22:53. Per questo motivo siamo in grado di visualizzare le tenebre spirituali dei più noti maestri della NAM che sono convincenti che questo rifiuto della verità della Rivelazione è in qualche modo 'illuminazione'! Non dimentichiamo il monito della Scrittura, in Isaia 5:20: 'Guai a coloro che chiamano bene il male, male e bene, sostituire le tenebre alla la luce e la luce allee tenebre".



NOTE:

[1]  Shiva: "è il divino considerato sotto il suo aspetto di creatore benigno e benfico. Una delle tre "persone" della triade divina".
[2]  Mantra: "Il mantra è uno strumento verbale a cui vengono attribuiti vari poteri. La traduzione del termine è difficile, gli studiosi comunque concordono sull'origine composita del nome, formato dalla radice sanscrita: man- (donde il termine manas, da mettere in parallelo con il latino mens, "mente") e dal suffisso -tra, che indica uno strumento (come yan-tra, "macchina" e tan-tra, "telaio"). In linea di massima può essere tradotto come "strumento per pensare [della Divinità]".
E' una formula, una litania che viene continuamente ripetuta: la sua ripetizione ritmica, eseguita soprattutto a livello mentale, aiuterebbe a raggiungere l'equilibrio della mente a trovare dentro di sè la parte buona, l'energia vitale, e ad avvicinarsi al divino
. La recitazione (japa) del mantra può essere praticata ovunque e in qualsiasi momento, perchè è uno strumento di rilassamento del pensiero. Si rivelerebbe utile per la cura delle malattie o per raggiungere la concentrazione in alcune attività. Il mantra ha 6 momenti:
1)Rsi: il veggente, antico maestro che ha percepito il mantra nella meditazione e la comunica ai suoi discepoli, e al quale prima di iniziare la ripetizione si rende omaggio;
2)Raga: il suono o sequenza di suoni senza armonia;
3)Devata: divinità che possiede il mantra;
4)Bija: o seme perchè il mantra ha il potere di autorigenerazione (attraverso la ripetizione costante delle formule libera una grande energia all'interno del corpo);
5)Kilaka: il pilastro che è la forza di volontà per ripetere continuamente i mantra;
6)Sakti: la consapevolezza o Madre Divina, che rappresenta l'energia dinamica che si manifesta come creazione.
I mantra di dividono i 2 gruppi:
1)personali, si riferiscono all'aspetto personale della divinità (es. Hare Krsna, 4 versi);
2)impersonali, si riferiscono all'aspetto trascendentale della divinità come l'Assoluto o Realtà Ultima. Questo aspetto è strettamente legato alla teoria vibratoria, secondo cui l'intero mondo è costituito da vibrazioni. Tutto ciò che è nel mondo è energia che vibra: le vibrazioni più basse sono percepite dai sensi ma via via che salgono di livello sono percepite come emozioni o stati mentali. Le vibrazioni simbolo di questo aspetto impersonale della divinità è la sillaba Om, che viene recitata da sola e costituisce il primo e più importante dei mantra. Il mantra è dunque una combinazione di sillabe sacre che formano un nucleo di energia spirituale la cui funzione è quella di attrarre le vibrazioni spirituali e di focalizzarle"...Per noi cristiani l'amore non è una vibrazione da sentire ma una realtà da vivere anche senza sentire con l'impegno della vita (es. mamma che cambia il pannolino al bambino sentendo solo la "vibrazione della puzza della cacca del pannolino"...e perbacco se quello non è amore purò, proprio perchè va al di là del sentire). Quando poi si parla di "vibrazioni" o di "enegia" si vuole ridurre erroneamente l'esperienza spirituale a esperienza psico-fisica. ATTENZIONE, il mantra per noi cristiani non è accoglibile!

 [3] Legge del Karma:"quando l'anima si diparte dal corpo al momento della morte, sosta per tre epoche prima di trasmigrare nel corpo di un altro essere vivente; la forma della rinascita dipenderà, secondo la legge del karma, dalle qualità etiche delle azioni compiute in passato...il karma è legge di causalità. Ogni azione avrà dunque le sue conseguenze nelle vite e rinascite future. Il karma è dunque senza inizio e senza fine. La dottrina del samsara e del karma serve a spiegare l'ordinamento in caste della società indiana...Il sistema catastale è considerato dagli Induisti sacro e immutabile, ed è connesso alla dottrina del karma; è la legge del karma infatti a determinare l'appartenenza ad una casta: tra un'esistanza e l'altra l'uomo può dimorare nei cieli come divinità o negli inferi come demone, e quando farà ritono sulla terra nascerà in una casta o nell'altra oppure rinascerà in forma non umana. Un rifiuto del sistema catastale equivarrebbe a una ribellione contro l'ordinamento stesso dell'universo, mentre, al contrario, l'adempimento dei doveri catastali può assicurare una rinascita migliore e infine la liberazione. Il sistema catastale stabilisce la gerachia dei comportamenti...Oltre alle 4 caste principali (sacerdoti (brahmani), guerrieri (ksatriya), contadini (vaisya) e servi (sudra)) si annoverano dalle 2000 alle 3000 sottocaste...poi ci sono i sottocasta (paria)"(Enciclopedia delle Religioni, pp.438.446, ed.Garzanti).
 [4] 30 domande al Cardinal Joseph Ratzinger, Intervista a cura di Ignazio Artizzu tratta dalla rivista "Una voce grida..." n°9 - marzo 1999.



BIBLIOGRAFIA:
Mons. Giuseppe Maggioni, Lo Yoga ginnastica o religione?, tratto da "Una voce grida...!" n°10 giugno 1999. (http://www.acquaviva2000.com/MAGIA/yoga.htm)
F. Dermine, Lo sguardo ad oriente: Yoga e meditazione tra ginnastica filosofia e religione, tratto da "Al supermarket delle religioni" del GRIS-RIMINI, ed il Cerchio.
F. Dermine, Mistici veggenti e medium, Città del Vaticano 2001.

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