Meditazione orientale
(racconta la storia della sua conversione: dal nirvana di Buddha alla risurrezione di Cristo, dalle religioni e tecniche orientali a Gesù Cristo il Signore).
Putroppo MasterBee non si dissocia completamente dalla sua vita precedente dicendo in modo chiaro che queste sono "opere del diavolo". Non si dissocia con chiarezza dalla reincarnazione, dalle esperienze di "trance", dalla "kundalini", dalla sua iniziazione magica ricevuta dallo zio mago, dal mondo come vibrazione, ecc. Dovrebbe dire con chiarezza che queste cose sono prima di tutto false e pericolose perchè introducono nell'occultismo e poi "spazzatura" nei confronti di Cristo, il Signore. Infatti il mondo di tenebre andebbe rifiutato e denunciato prima di entrare nella Luce (Cristo e il suo corpo che è la Chiesa Cattolica!!!).
Tutt'altro libro (infinitamente migliore e "corretto") è la "Morte di un guru" di Rabindranath Rabin Maharaj, edito DLC, che descrive la vita passata daRabin, guru indù, e la sua lotta contro satana per poter potersi convertire al cristianesimo (cfr. link esterno libro).
Vediamo alcune cose del libro di MasterBee che sono accoglibili:
"Ora dopo 35 anni di buddhismo, induismo e taoismo, ero sempre più attratto da quella Luce. Così lanciai quasi una sfida. E cominciai a parlare con quel Dio... Mi trovavo solo, in un fitto bosco... Sì, non sapevo che esiste una Luce che travalica tutte le Luci e ha il potere di sconvolgere il mondo intero... Conoscevo bene le parole di Cristo: "Io sono la via, la verità e la vita e nessuno arriva al Padre se non tramite me". Ma, in passato, le avevo trovate alquanto presuntuose. Ora queste parole colpivano, per un mistero a me incomprensibile, il centro del mio essere. Successivamente divennero la chiave e lo strumento del capovolgimento della mia coscienza... Dopo 35 anni di intensa pratica buddhista, induista e taoista, ero attratto da "quel" Dio. Eppure era presente in me un profondo rifiuto per tutto ciò che riguarda il cristianesimo. Vivevo un conflitto profondo. Lentamente sentii che mi invadeva una strana sensazione del tutto nuova, che scendeva dall'alto e si diffondeva in tutto il corpo e oltre, mai provata prima di allora. Non riuscii a comprendere cosa mi stesse accadendo. E nello stesso tempo percepii la presenza di Qualcuno, invisibile, che emanava una straordinaria potenza... "silenzio, silenzio", invocai. "Quelle parole" erano cariche di un'energia soprannaturale, mi sconvolgevano, erano parole di potenza. Cominciai a piangere, credetti di perdere la ragione... Persi conoscenza. Ma prima che avvenisse, fui avvolto da un amore senza limite. Sentivo liquefarsi la struttura portante del mio pensiero, come una grande esplosione della coscienza. Morivo a un passato da cui ero profondamente condizionato, ogni verità si disintegrava. Non ero più quell'io che conoscevo, ma un altro che non conoscevo... Il cielo della mia mente era limpido e lacrime senza fine scorrevano e mi bagnavano il volto e il collo. Mi sentivo l'essere più ingrato che esistesse su tutta la terra. Piangevo come mai. Sì la grande vita esiste e non appartiene a questo mondo... nella preghiera scoprivo che lo Spirito di Dio era realmente evocato e agiva in sinergia con la mia essenza. L'esperienza era talmente intensa che per molto tempo vissi con la sensazione tattile della sua presenza. Per la prima volta scoprii che cosa intendono i cristiani per grazia. Questo tipo di rapporto con il Padre era per me la vera preghiera, e il segreto con cui sperimentavo una nuova, straordinaria libertà interiore. Scoprii che, nel cristianesimo, la via non è quella che parte dalla frustrazione o negazione di qualcosa, ma solo dal desiderio che le qualità divine della luce di Cristo si incarnino in noi. Dopo questa esperienza, continuai a pregare con insistenza lo Spirito di Dio ci spalancò un nuovo mondo interiore... Certo appartenere alla Chiesa è la perfezione e conviene impegnarsi e avvicinarsi a lei il più possibile con l'aiuto di Dio. La Chiesa è il corpo mistico vivente di Cristo e in esso sono contenute tutte le grazie soprannaturali. E' unico e insostituibile, nessun altro lo possiede, da nessuna parte del mondo lo si potrà trovare, nemmeno all'interno del sè... Quando ho incontrato Cristo, lui mi ha portato direttamente nella Chiesa di cui non avevo mai voluto sapere e che consideravo solo una istituzione religiosa e politica. Oggi ho trovato il Cristo vivente in essa, mi sta donando profonda consolazione, speranza e gioia indicibile, che non sono riuscito a trovare nè nel buddhismo, nè nell'induismo, nè nel taoismo... Dopo Cristo c'è la Vergine Maria nel mio cuore; è la mia vera madre celeste e senza di essa non potrei concepire di essere un discepolo di Cristo... Il segreto della preghiera di Gesù ("Signore Gesù Cristo Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore") sta nella ininterrotta ripetizione, che a mò di spirale penetra, col tempo, nella profondità della nostra coscienza. Nessun essere umano la può raggiungere con il solo sforzo umano, essendo uno stato della coscienza in cui l'io, per grazia, si è fuso con il Logos non manifesto, pur rimanendo nella sua essenza distinto... L'immersione estatica è solo una parte del processo e non si deve cercare nè ci si deve attaccare ad essa, appartiene alla sfera della grazia... Ho sperimentato diverse forme di abbandono attraverso le tecniche più svariate... Solo la Luce è riuscita a donarmi la vera visione del mondo materiale e spirituale, e la vera libertà"
(MasterBee, Mendicante di Luce: dal Tibet al Gange e oltre, ed. San Paolo, 2006, pp.223s).
Gli dei della New Age importati dall'Oriente
Un universo di misteri esoterici dai contorni sfumati e imprecisi (eterogeneità, sincretismo e nomadismo spirituale)
L'India è ricca di risorse e di manodopera eppure la sua popolazione è tra le più povere e sofferenti della terra. Milioni di indiani patiscono per denutrizione, malattie e povertà. La gente è apatica perchè la religione le ha insegnato ad osservare con distacco la realtà ignorando le spaventose condizioni di vita che la imprigionano. Lo scrittore indiano V.S. Naipaul descrive l'India come una civiltà ferita paralizzata dalle sue stesse credenze religiose.
Delle grandi religioni attuali, l'induismo è la religione più antica con una storia continua di oltre 4 millenni. L'induismo non è una "religione rivelata" ma è nata da una cultura umana. E' una religione, o meglio un complesso di religioni e "sette" assai diverse, politeista "non rivelata" e "primitiva" poichè frutto di una faticosa ricerca umana che nasce nel periodo del vedismo (XVI-X sec. a.C.).
Non è il prodotto di un unico fondatore storico, ma il frutto di una graduale evoluzione di ricerca spirituale e mistica di saggi religiosi vissuti attraverso i secoli. Nell'Induismo non c'è una autorità centrale che definisca i limiti dell'orodossia o dell'eresia nei riguardi di dottrine, credenze e rituali; accoglie nel suo pantheon milioni di milioni di divinità dando anche nel Rgveda una interpretazione monista del politeismo e nelle Upanishad chiamando questo essere supremo Brahman o Athman, dando così una unificazione del "Tutto", essere e divenire (=samsara), in una sorta di "immanenza divina" (cfr. Bhagavad-Gita: "Tutto l'universo è intessuto nel Signore come le perle in un filo"). L'induismo crede che il mondo sia sottoposto ad un continuo processo di creazione, conservazione e dissoluzione, credenza strettamente lagata a quella della reincarnazione. La complessità di questa religione si evidenzia nella eterogeneità e vastità dei suoi libri sacri, scritti in sanscrito nei quali coesistono mitologie assai differenti e contraddittori che lo rendono una sorta di museo delle religioni nel quale tutte le età dell'umanità coesistono e si confondono: culti animistici, culti orgiastici e contemporaneamente speculazioni filosofiche più astratte. La grande elaborazione dei brahamani ha sintetizzato all'interno della mitologia elementi disparati e complessi che ne fanno una sorta di labirinto, entrando nel quale è più facile perdersi che ritrovarsi.
La radice "primaria" dell'induismo portò ad adorare il dio Suria (= il sole), Ushas (= dea dell'aurora), Indra (= dio della tempesta e della guerra), Agni (= dio del fuoco), ecc; questi dei erano 33, undici per ogni ambito dell'universo (cielo, atmosfera e terra), e su di essi dominava Varuna (= sostentatore dell'universo). Poi ogni regione sviluppa i propri culti e il Purana, la raccoltà dei miti indù, afferma che fossero 330 milioni. Le dottrine più antiche, contenute nei Veda, trattano dell'origine e suddivisione del mondo, usando miti cosmogonici vari e non armonizzabili fra di loro (uomo cosmico dal cui smembramento nasce il mondo; uovo galleggiante da cui si schiude il cosmo; divinità a forma di cinghiale che va sott'acqua e riporta la terra in superficie, ecc.). Il Rigveda parla del celebre mito dello "smembramento del Purusa" (= uomo cosmico) dove all'inizio vi è una entità unica indivisibile presentata come una divinità androgina, cioè in possesso sia del principio maschile che di quello femminile, dalla cui unione nasce il purusa dal cui sacrificio scaturiscono il mondo e le quattro caste principali degli uomini (i sacerdoti (=brahmana), corrispondenti alla testa della nazione; i guerrieri e i re (=ksatriya), che sono le braccia; i mercanti i pastori e gli agricoltori (= vaisya), le gambe; gli schiavi (= sudra), che sono i piedi). Ogni casta ha il suo modo di "agire", i suoi doveri e i suoi diritti, le preghiere e i sacrifici ad essa tipici. Con l'esperienza dei rishi (= i "mistici") e le loro istruzioni spirituali, lentamente nei secoli l'induismo evolve verso una concezione monista (= la pluralità delle esperienze si riconduce all'unico principio; tanti "dei" sono una espressione, un modo di porsi di una sola Realtà). La seconda radice dell'induismo è nella "magia" cioè nel periodo del brahmanesimo (X-V sec. a.C.) in cui si sviluppa una religione sacerdotale al cui centro esiste il sacrificio che non è una offerta per rendere propizi gli dei ma un vero e proprio "atto magico" tendente, con l'uso di formule sacre, che devono essere ripetute molte volte (mantra) a produrre benessere, potenza, richezza, immortalità. Il mantra più noto è AUM (OM) detto il mantra di Dio. Il rito magico pone le basi per il potere della casta sacerdotale, detentrice del segreto dei riti ed è la base del potere dei brahamini in una società organizzata sulla prevalenza di una casta sull'altra. I Veda (= testo sacro più antico pervenutoci, dal sanscrito vid, "sapere" o "conoscere" il divino) si chiudono con le Upanisad (400 a.C.-200 d.C.) che sono dette anche Vedanta, la parte filosofica-mistica dei Veda. Con le Upanisad si inizia il terzo periodo dell'induismo, conuna religione incentrata sulla conoscenza interiore-meditazioneascesi, che porta alla scoperta dell'Essere Supremo o Brahman che è "ciò da cui queste creature sono state generate, ciò di cui esse vivono, ciò di cui morendo ritornano". Una seconda scoperta è l'Atman cioè la relatà interiore che fa sussistere un essere, il Sè profondo. Il ciclo si chiude affermando che "questo Atman che pervade tutte le cose è Brahman" (Shvetashvatara Up., I, 16) facendo coincidere l'uomo con Dio.
TESTI SACRI
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Descrizione dei Testi Sacri dell'Induismo
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(insiste sulla |
"SRTI", contengono la "rivelazione" cioè le verità eterne trascendenti e spirituali. Troviamo: 1)collezione di inni (in gran parte in onore delle varie divinità); 2)testi liturgici (che descrivono vari riti sacri, cerimonie e sacrifici); 3)disquisizioni filosofiche e mistiche. Le altre scritture che si richiamano alla tradizione sono anch'esse numerose ed eternogenee come le due grandi epopee "SMRTI" Ramayana e il Mahabharata. Abbiamo inoltre numerosi Purana o testi mitologico-spirituali. |
UPANISHAD (insiste sulla |
"SRTI", con le Upanishad si indebolisce la visione "vediche" del mondo e il vero inizio dell'induismo. |
BHAGAVADGITA (insiste sulla |
"SMRTI", la redazione finale del Bhagavadgita è del II sec. d.C., che connota il periodo induista. E' il più importante testo della religione induista, una sorta di "Vangelo" per quella trazione. Letteralmente "canto del Signore" è di epoca post-vedica (200 a.C.) e appartiene ad una composizione molto molto più estesa detta Mahabharata. La Gita parla dei doveri della seconda casta, quella dei guerrieri, rappresentata dall'eroe Arjuna, dubbioso se combattere o no contro i suoi parenti. Il dio Krishna, che scende in terra per dialogore con lui, scioglie i suoi dubbi, invitandolo a compiere il suo dovere di guerriero, come è richiesto in quel momento, allontanadosi dagli attaccamenti terreni. |
Nella Bhagavad-Gita, un libro sacro dell'induismo che non ha alcuna garanzia di storicità, cioè dell'effettiva esistenza dei personaggi citati, e perciò si pone nel filone mitologico presentandosi come un dialogo tra Krishna (avatar di Vishnu) e Arjuna, eroe che deve affrontare i suoi cugini in una guerra, Krishna, dice: "Ogni volta che c'è decadenza della legge (= dharma) e insorgere della ingiustizia (adharma) o Arjuna allora io mi manifesto. Per la protezione dei giusti, per la distruzione dei malvagi, per il ristabilimento della giustizia io nasco in ogni età" (Bhagavad-Gita, IV, 7-8). L'opinione più corrente, ma che si trova già nei Purana (raccolta dei miti indù, racconti antichi adattati dal IV al XII sec. d.C.) favoleggia di dieci "avatara" che si succederebbero nelle varie epoche assumendo l'aspetto idoneo all'intervento. La teoria degli "Avatara" (= discese) presuppone: 1)un dio, sia persona e possa manifestarsi in forma personale (teofania non una vera e propria incarnazione perchè il dio resta tale e non assume una autentica umanità... tutto è "maya"!!!); 2)un dio nei momenti cruciali della storia del mondo compare sotto l'aspetto di una individualità personificata.
TRIMURTI: Brahma, Shiva e Vishnù sono le tre divinità che formano la Trimurti.
(cfr. http://www.vedanta.it/divinita/divino/visnu.htm)
BRAHMA:è l'essere immenso, il principiocreatore, è l'embrione d'oro la palla di fuoco da cui si è sviluppato l'universo e tutti gli esseri (uno dei suoi pochi templi è a Puskar in Rajasthan). E' in rapporto con la "conoscenza". "Tutto è Brahma" (Chandogya Upanishad). E quando la persona ha attinto una conoscenza illuminata anche lei può dire: "Io sono Brahma" (Brhadaranyaha Upanisad). Il Brahma è "l'Uno, senza secondo" (Chandogya Upanishad). L'io profondo dell'uomo, l'Atman, è anch'esso identico al Brahma (Chandogya Upanishad). Il mondo è Maya (= illusione) o Lila (=gioco di dio) esso è l'eterna manifestazione dell'eterno esistente. Tutto ciò che appare è lo stesso Brahma che si manifesta attraverso ogni cosa. Questo vuol dire che non solo l'uomo muore ma non è mai nato! L'uomo è condannato a fluttuare tra le onde di quell'oceano che è il fenomeno cosmico se la "grazia" della liberazione (=moksha o mukti) non lo riporterà di nuovo in seno al Brahma. Come questo avvenga e cosa significhi assumere diversi corpi e conservare la propria identità, l'Induismo lo rimanda alla sfera del misterioso. L'uomo non potrà uscire dal samsara (=vagabondaggio) finchè non attingerà all'Assoluto. Per fare questo, visto che il desidero (=kama) nasce nella realtà fenomenica e rimane chiuso entro i suoi confini, allora l'azione umana non è fattore di liberazione ma vincola l'uomo al ciclo delle nascite-rinascite. Anche se l'uomo segue la Legge (=Dharma) potrà ottenere una rinascita nobile, mai la liberazione che è solo il perfetto congiungimento con l'Origine ultima di tutte le cose (Bhagavad Gita). Dirà Krishna ad Arjuna: "Abbandonando tutte le idee di Dharma, prendi rifugio in me soltanto. Io ti libererò da ogni peccato. Non ti addolorare" (Bhagavad Gita, 18,66). Ma mentre per le Upanishad il Brahman-Atman è un Assoluto impersonale, per la Bhagavad Gita è anche un Assoluto personale. Anche nell'Induismo moderno rimane il rito del sacrificio (=Yajna) che consiste nell'offerta alle divinità di generi alimentari consumati dal sacerdote sul fuoco. Poi c'è la puja, unzione, vestizione e processione di una statua; la japa che consiste nella recitazione e ripetizione di mantra (ad es. OM o AUM che indica Brahman), ossia di parole e formule magiche; riti particolari per i diversi stadi della vita, ecc.
Viene rappresentato con quattro teste (ne aveva cinque ma una venne fulminata dal terzio occhio di Shiva). Alla "rinascita" viene rappresentato uscente dall'ombelico di Vishnù addormentato, fiore di loto sull'oceano, come terra (nb. il loto è l'immagine dell'universo). Altre volte viene rappresentato incestuoso verso la figlia e generante la specie umane e le altre creature. Brahma attraverso metamorfosi successive diede vita afli dèi, agli spiriti notturni e agli esseri umani, determinando per esempio la struttura delle caste. All'inizio c'erano solo i sacerdoti brahmini, poi il dio diede origine alla casta dei principi e dei guerrieri. Si moltiplicò ancora e creò gli artigiani; continuando a svilupparsi creò l'ordine più basso, i servi della gleba e i paria.
VISHNU': è l'immanente che rappresenta la tendenza sattva o coesiva, il principio di mantenimento. E in rapporto con ogni "forma religiosa". Viene rappresentato addormentato sull'oceano di tutte le cause, dopo la distruzione ciclica dell'universo, e appoggiato agli anelli del serpente primordiale chiamato "Residuo". Lo ripara un "parasole reale"... Viene rappresentato anche come il dio-elefante... Vishnù è diventato il centro dell'attenzione di molte sette di devoti (vaishnava). Compare nel mondo come individualità personificata e le sue molte manifestazioni sono chiamate avatara: 1)matsya (=pesce); 2)kurma (=tartaruga); 3)varaha (=cinghiale); 4)narasimha (=uomo leone); 5)vamana (=nano); 6)parashurama (=Rama con l'ascia); 7)Rama; 8)Krishna; 9)Buddha; 10)Kalki (=l'incarnazione ventura che apparirà in sella ad un cavallo bianco brandendo una spada che risplenderà come una cometa).
SHIVA:è il principio distruttore che rappresenta la dispersione, l'annichilimento, la collera, il fuoco che uccide ma è anche il benefico, il signore del sonno (=shin). E' la divinità più onorata e venerata. Rudra, signore delle lacrime, è l'equivalente vedico di Shiva. Shiva è rappresentato ebbro e intossicato, in quanto è anche il dio degli stati alterati di coscienza, della droga, dell'ebrezza. Secondo il mito primordiale egli bevve il veleno che il serpente Residuo aveva versato sull'oceano. Lo shiavismo era la religione delle tribù preariane che inutilmente i brahmani tentarono di riassorbire nella loro visione del mondo, definendolo: religione dei demoni e della estasi orgiastica. Oggi esistono migliaia di sette shivaite che adorano il fallo (=linga) di Shiva, "fonte della conoscenza", "emblema della energia creativa". La yoni è il simbolo dell'organo sessuale femminile (e quindi della Divinità Suprema femminile Shakti, consorte di Shiva), spesso costituisce la base del linga eretto. Nei templi indù il fallo, emblema di Shiva, è rappresentato eretto, verticale, diviso in tre parti; quella più in basso è quadrata e nascosta dal piedistallo ed è Brahma, l'Essere supremo; la seconda parte è ottagonale rinchiusa nella yoni e chiamata Vishnù, Immanente; la terza parte è cilindrica e si eleva sopra lo yoni rappresentando il signore delle lacrime, Shiva. Shiva e Shakti vengono venerati insieme per ricordare ai devoti che il principio maschile e quello femminile sono inseparabili e la manifestazione della totalità del molteplice; questa coppia costituisce il fulcro dell'induismo contemporaneo. La Dea madre, la Shakti, è considerata l'energia onnipresente che rappresenta l'aspetto immanente e femminile del dio. Nei Veda, Shakti è il nome dell'energia personificata, compagna di Indra re del cielo. La coppia eterna Shiva-Shakti, simboleggiata dagli elementi maschili e femminili, costituisce il fulcro dell'induismo contemporaneo. Nella tarda mitologia il concetto di Shakti include sia la nozione di potere che quella di illuminazione e forma il complemento della coscienza trascendente, maschile e positiva di Shiva. La sposa di Shiva è venerata venerata in molte forme e soprattutto in quanto potenza del tempo, Kalì, il cui aspetto è terificante: ebbra di vino, di lussuria e di sangue la cui vista incute paura. Per gli shivaiti l'intervento di Shiva nel mondo manifesto è continuo e il guru stesso che dona l'iniziazione e l'insegnamento (= upadesha) è una incarnazione di Shiva mentre per i culti vaishnava (i culti di Vishnu) la venuta diretta di Vishnu nel mondo avviene attraverso delle avatar che possono avere o meno la pienezza dei poteri solitamente appartenenti alla Divinità stessa. Shiva non ha avatara perchè presiede alla sacra cupulazione (= maithuna) con la dea Shakti.
Shiva ha tre occhi (sole, luna e fuoco) con il quale illumina la terra, la sfera dello spazio e il cielo. In fronte ha uno spicchio li Luna che rappresenta il calice di sperma, il potere sublimato dell'eros vicino al fuoco dell'ascesi. Nei capelli arruffati scorre il fiume Gange, la pelle di tigre è il veicolo dell'energia femminile (= shakti), le 4 braccia di Shiva sono il simbolo del dominio universale ma anche i 4 stadi dello sviluppo umano e i 4 scopi della vita (piacere, successo, perfezione del proprio stato, liberazione finale), il suo emblema fondamentale è il tridente che simboleggia le tre tendenze fondamentali della natura (= gunas) ed è uno strumento di trasformazione spirituale; il dio ha una lancia, una scure, un arco e una mazza. Porta una serpe arrotolata, simbolo della kundalini (=arrotolata), attorno al collo e una serpe arrotolata lungo il pene mentre altre circondano la sua immagine. Porta una collana di teschi che rappresentano i cicli senza fine delle epoche, perchè al momento della distruzione universale resterà solo Shiva che con il suo terzo occhio ridurrà in cenere tutto, compresi Brahma e Vishnù e con le loro ceneri (=vibhuti), ritenute dotate di potere magico, si spalmerà il corpo.
(cfr. http://www.isolafelice.info/induismo_news.htm).
L'idea diffusa dalle sette shivaite secondo la quale che "il linga è la causa primaria, la fonte della conoscenza, la sostanza dell'universo ed è più vicina a Shiva di qualunque altro essere" (A. Danielou, Miti e riti dell'India, Red, Como 1996, p.264), ha profondamente influenzato la magia sessuale attuale, i vari culti neostregoneschi e persino il satanismo. Nella magia cerimoniale di Aleister Crowley, l'arcano degli arcani svelato agli adepti è che il "fallo" stesso è il vero dio; Crowley utilizza droga e sesso insieme per entrare in uno stato ipnotico così da entrare in contatto, tramite la donna-oggetto medium, con le "entità preternaturali". Fondandosi sulle pratiche del Tantrismo, Crowley fondò la sua magia sessuale che riteneva "la chiave ultima alle verità interiori". Mette insieme yoga, magia e sessualità; incomincia a scrivere "magick" per riferirsi al nome indiano della vagina che inizia con la "k". Crowley che sempre spaziò tra il "culto della vagina" e il "culto fallico", riscrisse i rituali della sètta satanica OTO (Ordo templi orientis), organizzazione paramassonica, essendo Crowley il capo del ramo inglese, in base alle sue esperienze di magia sessuale. Nel 1923 Crowley iniziò una impresa commerciale remunerativa sfruttando un concetto dell'OTO e cioè promuovere l'elisir della vita, la medicina magica per guarire i pazienti mediante i metodi dell'OTO che sono yoga ed esecrezioni sessuali. Per Crowley il sesso doveva avere sempre uno scopo, doveva essere sempre una "preghiera" da rivolgere a se stesso, il vero dio, che identificava sempre con un "pene eretto"; insegnava che masturbandosi e/o meditando sulla immagine di un fallo ed evocando i demoni si sprigionava un potere per la comunicazione con il proprio essere divino; i demoni venivano attratti dall'elisir. Anche impregnando di sperma un talismano si possono avere poteri.
Crowley praticava molteplici metodi di magia sessuale e copulava continuamente con la sua "compagna". Per la sua "s. messa" diede una ricetta con sangue e sperma. Attualmente l'OTO americano per evitare infezioni consiglia di cuocere nel forno l'elisir a 70°C. Mentre il sangue o gli escrementi attraggono il demonio, lo sperma li mantengono in vita.
Nell'OTO, nato nel 1895 che affonda le sue radici nella trasmissione degli insegnamenti basati sul tantrismo dell'austriaco Carl Kellner (1850-1905), c'è una corrispondenza tra "gradi massonici" e "gradi magici". Theodor Reuss (1855-1923) conoscendo Kellner considerò un'ottima idea strutturare al magia sessuale in un ordine esoterico e insieme crearono l'OTO costituito da 10 gradi più uno segreto. Mentre Madam Blavatsky fondatrice della Teosofia, dissuadeva da insegnamenti di yoga malsani e disapprovati dai maestri, Kellner che si credeva un sacerdote babilonese e suo moglie si credeva la "dea", insegnava hata-yoga con inclusi esercizi a carattere sessuale ispirati a Franz Hartmann (1838-1912) a cui è legata la storia dell'occultismo tedesco e della Società Teosofica essendo stato per un certo periodo il segretario della Blavatsky. Kellner utilizzava droghe e tecniche per "focalizzare le energie sessuali", credeva che il "fallo" fosse il creatore dell'universo; dice che il santo "graal" è la vagina e il suo elisir è costituito dallo sperma e dalle secrezioni vaginali... Crowley ha riscritto i rituali dell'OTO tra il 1917 e il 1942 ma Theodor Reuss, capo di OTO, non li ha mai utilizzati. Pertanto, visto che Reuss è morto nel 1923 senza investire un successore, qual è il vero OTO?
"Traversare l'abisso" significa per chi è nel ramo della "magia" compiere passi in avanti significativi; per Crowley occorre "alterare la coscienza" mediante l'uso di droghe, intensificare la "capacità di concentrazione" e l'evocazione di esseri demoniaci. Nel 7° grado di questo "cammino" tutti gli iniziati sono invitati al "culto fallico" e contemporaneamente viene fatto un "voto di castità". Nell'8° grado si compiono atti di magia autoerotica che culminano nella consacrazione di talismani con l'uso del seme maschile. Nel 9° grado l'iniziato viene introdotta ad una "sessualità santificata" dove l'iniziato deve rinunciare ad una sessualità al di fuori del contesto magico, adora satana e di beve l'elisir del suo sperma; da qui il motto: "Amore è la legge, amore sotto il dominio della volontà". Nell'11° grado arriviamo alla omossesualità. Attualmente, negli USA, viene accusato Crowley e i suoi scritti di sessismo e antifemminismo. Il sistema di Crowley aveva come scopo di far passare la magia, da una fase in cui veniva identificata come superstizione, in una fase in cui poteva essere compatibile con un'epoca scientifica.
Il prof. Gordon Melton afferma che per cercare le radici dell'insegnamento sessuale di Crowley non serve andare in India ma andare negli USA nella metà del XIX secolo e interrogare la tradizione del "libero amore" della "tradizione spiritista"; verso il 1850 lo spiritismo americano cominciò, secondo Melton, a riesaminare criticamente il ruolo della sessualità in relazione alla religione in Occidente. Andrew Jackson Davies, spiritista americano che nel 1848 scrisse una prima codificazione teorica dello spiritismo nell'opera "Relations with the Spirits", si chiese cosa succede di occulto durante l'atto sessuale e sostenne l'affinità tra la sessualità e il sangue. Per Davies nel sangue c'e una essenza che spiritualizzata dall'azione della mente che agisce sul sistema nervoso centrale e trasformata in quella che chiamava "essenza spermatica" che diviene da una parte la somma fonte della creatività intellettuale e dall'altra parte porta alla propagazione della specie. Davies considerava lo spendere in modo improprio questa essenza come l'unico grande peccato. L'altra figura importante è Pascal Beverly Randolph (1825-1875) fondatore della tradizione rosicruciana neli USA, medico ecclettico che offriva consulenze sessuali che chiamava "magia dell'amore"; affermava che l'uomo produce una sostanza che è il segreto della felicità sessuale, considerando l'atto sessuale uno scambio di energie magnetiche. Queste idee circolavano ampiamente negli ambienti dell'occultismo e alla fine del XIX secolo nel momento in cui l'OTO (Ordo templi orientis) cominciò a formarsi; l'OTO reinterpretava gli insegnamenti della Massoneria nello schema sessuale di Randolph. L'OTO ha ripreso la traduzione di Richard Burton (1883) del Kamasutra e poi vari altri testi popolari di magia sessuale orientale...
Il mago e lo gnostico vivono in due mondi contemporaneamnete ma mentre il mago si sforza di usare il mondo dell'aldilà al fine di aver potere su questo mondo terreno, lo gnostico cerca una realtà divina presente in questo mondo che è solo una specie di ombra di quella realtà. Sia il mago che lo gnostico intuiscono che la sessualità può essere la porta di accesso per altre realtà, visto che occorre abbandonare questo mondo corrotto, ma essi dissentono in base agli orientamenti, ascetico da una parte (= sopprimere o dimenticare il mondo) e dissoluto-sensuale dall'altro (= dissolverlo vivendo il mondo in tutta la sua corruzione); entrambi però dicono che "lo sperma contiene il Verbo divino" pertanto le donne sono solo un eventuale "canale" ma senza arrivare all'orgasmo versando lo sperma nella donna. In tutti i sistemi gnostici la donna deve diventare uomo per essere salvata.
La stessa New Age propone la "libera pratica sessuale" rifacendosi al tantrismo quando però anche nel tantrismo tradizionale era una pratica rigidamente controllata.
TANTRISMO: la magia sessuale "made in INDIA"
Il Tantrismo è trasversale al Buddhismo, all'Induismo, allo Yoga e al Gianismo (=antica religione dell'India che ha come scopo non la venerazione di divinità ma dei suoi profeti fondatori e propone una visione ascetica di redenzione). Per Mircea Eliade il tantrismo è un ritorno alla "religione della madre", la vittoria culturale degli strati popolari, preariani, in opposizione alla cultura dei brahmani. Il Tantrismo non è originale al buddismo ma proviene dall'induismo e dalla religiosità popolare, ed è una rinnovata e trionfante manifestazione dello shaktismo, la grande religione della dèa Shakti, sposa e madre, l'energia personificata e onnipresente di cui i Veda ci parlano come sposa di Indra, re del cielo. Si tratta di una risacralizzazione dell'Eros, elemento fondamentale del culto dello Shiva linga (fallo) e della Dea-Yoni (vagina), con tutte le aberrazione che ne conseguono. Per affermare che tutti gli opposti (bene-male; illuminazione-immoralità; ecc.) coincidono perchè sono illusori in quanto soltanto il vuoto universale esiste e tutto il resto è spovvisto di realtà ontologica, si afferma nel tantrismo che la lussuria è permessa, come mangiare qualunque carne, per esempio quella umana, e che si può uccidire qualsiasi animale, mentire, rubare e commettere adulterio. Questa è la dottrina tantrica della COINCIDENZA degli OPPOSTI che afferma la inesistenza di differenze tra bene e male.Allora nel Tantrismo si manifesta un "crollo dell'etica", sia nella forma induista che in quella buddhista, e l'iniziato si sente al di sopra degli dèi e degli altri e prende coscienza del relativisto dei valori. Gli viene detto che non c'è differenza tra bene e male e che la violazione della norma, la trasgressione è un atto efficace sul piano di un etica superiore che procura POTENZA MAGICA; il sacro impuro sarebbe una forma liturgica atta a procurare potenza e conoscenza.
Questo però non vuol dire che chiunque metta in pratica questo programma avrà ottenuto la salvezza e avrà realizzato lo stato di nirvana. Anzi, tutti questi comportamenti malvagi, "inesistenza della morale" e "bene e male sono la stessa cosa", aggravano il karma. Allora nel Tantrismo l'annullamento delle "restrizioni ascetiche", degli "sforzi filosofici", del "culto esterno" e delle "leggi morali" vanno realizzate seguendo un "comportamento rituale sessuale" e una serie di meditazioni attraverso le quali il tantrico "realizza la verità del vuoto universale". Il tantrico pur continuando a vivere su questa terra afferma di non appartenervi più e pur restando frammento realizza il tutto, poichè entra in uno stato ineffabile dove non è nè l'essere nè il non essere, mediante l'acquisizione di poteri segreti. Il simbolismo del tantrismo (pantheon di divinità tutte accompagnate maschili-femminili su cui meditare; formule magiche; cerchi magici; gesti; liturgie; icone; ecc.) costituito da un universo di simboli che si dichiara "concreto" in realtà spinge verso una dimensione fantastica che si focalizza soprattutto sul "CORPO ASTRALE" di cui il NEW AGE proclama la presenza, un corpo-farfalla in cui il corpo-bruco delle persone si trasformerebbe solo dopo aver risvegliato i "POTERI" mediante opportune TECNICHE "MAGICHE" che trasformerebbero il corpo umano in un corpo meraviglioso, proiettandolo su piani mistici. La divinizzazione dell'essere umano (eterno sogno delle gnosi-eretiche) avviene per tappe; ciascuna tappa implica un cerimoniale, sostegni iconografici e liturgie che vanno animate. Dopo tanti anni si scopre che i grandi segreti delle sette occulte del mondo contemporaneo non erano altro che le prassi tantriche che chiunque potrebbe agevolmente ritrovare nei testi degli storici delle religioni. I fondamenti delle pratiche tantriche sono il culto, la meditazione e lo yoga. Nel tantrismo acquista una importanza capitale la ripetizione di formule sacre chiamate mantra dagli induisti e dharani dai buddhisti. Queste formule di origine preinduiste e prebuddhiste erano note per il loro carattere magico originale e trasparente: per proteggersi dagli spiriti maligni, dalle malattie e dagli incantesimi di magia nera. Grazie alla loro magia, dicono i testi sacri, si è in grado di acquistare la condizione di Buddha, ci si può purificare dai peccati più gravi e alcune formule sono così potenti che nel momento stesso in cui vengono pronunciate conferiscono salvezza e permettono di raggiungere la santità del Buddha. Tutte le potenzialità sacre dette siddhi (= mete terrene ed ultraterrene, tecniche per realizzare i fantastici mondi descritti nei sutra; conseguimento delle potenze magiche), si ottendono grazie a delle formule "mistiche", i mantra, le "sacre sillabe" per ottenere successo economico, benessere materiale e per arrivare alla samadhi (=conoscenza suprema). Così i mantra sarebbero per l'uomo occidentale la panacea di tutti mali, semplici e senza alcuna fatica. In realtà la tecnica dei mantra, per la "mistica orientale" è ritenuta molto difficile perchè occorre una ascesi di purificazione del pensiero. Le pratiche tantriche sono considerate così potenti che spesso sono condotte in segreto e agli aspiranti è richiesta l'iniziazione. Le pratiche stesse spesso implicano visualizzazioni elaborate e meticolose in cui l'adepto trasforma se stesso in un buddha completamente illuminato.
La identità di struttura tra microcosmo umano e macrocosmo celeste, base della mistica rinascimentale, ritorna dall'oriente (l'erba del vicino è sempre più verde!!!) da tutte le nuove religioni orientali. Allora l'apertura dei chakra non sarbbe altro che la ripercussione sul piano individuale di una serie di drammi cosmici inscenati dalle varie incarnazioni divine a ognuna delle quali appartiene un'azione su un determinato punto nevralgico o chakra. I fondatori delle religioni storiche non farebbero altro che ricanalizzare le energie macrocosmiche, sbloccando alcuni chakra; ma lo sbloccaggio dell'ultimo chakra sarebbe appannaggio del guru-avatar del momento.
Il Tantrismo richiama l'obbligo di collocare i diversi mantra entro i chakra, centri che la fisiologia mistica indiana crede di trovare all'interno del corpo umano. Infatti secondo il buddismo, l'induismo e lo yoga, esisterebbe all'interno del corpo umano una "corrente energetica fondamentale", la medesima degli dèi e del cosmo, che corre nell'organismo concentrandosi nei vari chakra, i centri vitali dell'anotomia "mistica". Per superare il mondo apparente e fondersi con l'Assoluto, cioè per risvegliare la vita tantrica, occorre risvegliare la kundalini la serpe o Shakti o Kalì o energia primordiale, che giace in letargo nel chakra inferiore, muladhara, alla base del "coccige" e ostruisce la "porta di Brahma" e guidarla attraverso le strettoie fisiologiche-mistiche fino a congiungerla con la realtà spirituale maschile, Shiva, fuoriuscendo attraverso la sommità del capo.
I tantrici associano la dèa Kalì alla kundalini perchè "evocare" la kundalini significa scatenare una potenza terrificante, che è l'apoteosi dell'iniziazione sessuale della Grande unione.
Alcuni guru dicono che la kundalini si risveglia con l'apertura del chakra del cuore, susumna, e poi sollecitata dalla presenza del guru stesso risale "naturalmente" e "spontaneamente". Questo risveglio della kundalini sarebbe l'inizio di una trasformazione integrale verso un livello definitivo dove "tutti i problemi sono risolti e dove si è immersi in una estasi permanente". Addirittura vi sono alcuni guru tantrici che propongono di "sbarazzarci completamente del minestrone insipido degli insegnamenti attuali sullo yoga, chakra, la kundalini e la ricerca di un vero maestro tantrico" (cfr. http://www.danielodier.com/ITALIAN/Texts/kundalini_i.htm). Il risveglio della kundalini avverebbe con molteplici tecniche ma soprattutto attraverso l'unione sessuale cerimoniale detta maithuna, cioè l'accoppiamento senza l'emissione del seme, nota fin dai tempi prevedici e menzionato anche nei libri buddhisti che cita alcuni asceti che consideravano la magia sessuale come mezzo per raggiungere il nirvana o stato Innato. Anche il buddhismo tibetano fa abbondante uso di immaginazioni erotiche. Allora il sahaja maithuna è la base del tantrismo sella mano sinistra (nb."sahaja"=increato, assoluto). Il tantrismo ha trasformato il rituale arcaico vedico in una tecnica "mistica" in un "esercizio mistico"; da "magia erotica" a un cerimoniale di fisiologia mistica occulto e personale, dove l'uomo e la donna sono trasformati in elementi cosmici: la donna è la terra, l'uomo il cielo. Nel maithuna si vuole realizzare una trasmutazione dell'energia sessuale, una "creatura di fuoco" che sorgerebbe, dice ad esempio la Antropologia Gnostica, per distruggere gli ego cattivi e permettere la realizzazione dell'essenza pura o corpi d'oro. Per l'Antropologia Gnostica, movimento fondato negli anni '60 con stretti rapporti con il tantrismo, la "divina madre kundalini" sarebbe Maria "adorata" (dicono erroneamente loro!) dai cristiani ma anche "l'elemento arcano che si trova attorcigliato 3,5 volte nell'osso coccigeo attorno ad un linga, il fallo atomico e magico". Una volta realizzata la morte dell'ego (= educazione tradizionale, ecc.), afferma il "gruppo", si può procedere a far nascere dei nuovi corpi interni superiori dell'essere e infine, trasmettere all'umanità la dottrina cioè la pratica segretissima "maithuia" prendendo coscienza che la "nostra anima è Dio".
I testi del tantrismo sono criptici, segreti, oscuri, a doppio senso, in cui gli stati di coscienza vengono descritti con termini erotici e la fisiologia e l'anatomia vengono espresse con valenze cosmologiche e metafisiche; in questo gergo ogni azione erotica può esprimere un percorso di meditazione e viceversa qualunque stato di santità o qualunque simbolo può essere espresso con una parola erotica. Alla base di queste attività esiste il desiderio di trascendere la natura e di far in modo che l'azione sessuale non sia più un atto biologico istintivo ma un rituale per mezzo del quale la coppia umana si trasforma in coppia divina, per ricreare quell'istante mitico da cui ebbe inizio la creazione.
L'Induismo è una religione complessa e contraddittoria che promuove il culto di sacerdoti illuminati, chiamati guru (= "uno che è carico" (di virtù); in Tibet, si chimano "lama", cioè "il più alto"), e di innumerevoli idoli. Deifica la natura e il femminile e crede che la dea-madre sia la divinità originaria; essa è adorata in varie forme: come “madre india” nella sua immagine geografica, come “madre terra” nella mucca la cui urina è considerata sacra; nella “dea Kalì” la dea della morte e della distruzione che esige essere placata con sacrifici di sangue; nella “santa madre Gange” il fiume più lungo dell'India. Il fiume Gange è adorato da migliaia di persone che si affollano sulle sue rive per fare le abluzioni quotidiane e ogni anno vi gettano centinaia di migliaia di cadaveri per assicurare i propri morti una migliore reincarnazione. Le acque del Gange sono ritenute indispensabili per ogni cerimonia religiosa e dotate di poteri magici e curativi. Questa adorazione della "Dea madre" determina che sul piano spirituale una yogini è considerata superiore ad uno yogi ma dal punto di vista del quotidiano la donna viene considerata subumana. Per l'Induismo per la donna non c'è salvezza. L'unico modo per ottenerla è acquisire meriti servendo l'uomo e così poter rinascere uomo.
Oggi incredibilmente l'Occidente si volge pieno di speranza alle superstizioni dell'Induismo. Questa religione che, per alcuni, ha quasi distrutto l'India si è infiltrata in ogni campo della società occidentale. L'Induismo asserisce di non essere una religione ma una scienza e sta trasformando le nostre menti: la scienza, la medicina, i mass media, la politica e anche la Chiesa.
Tra i principali diffusori delle religioni indiane in Occidente vanno annoverati Ramakrishna e Vivekananda che operarono attivamente alla fine dell'ottocento ispirandosi ai Vedanta, la dottrina conclusiva dei Veda, che è esposta soprattutto nelle Upanishad e cheviene attualmente ripresa "pari-pari" ma semplificata dai movimenti neo-induisti:
1)la nostra reale natura è divina;
2)non abbiamo bisogno di essere salvati ma solo di ricercare l'autocoscienza divina nel sè;
3)unità Brahman e Atman: "Dio è la nostra anima";
4)negata la unicità della incarnazione della divinità (in Cristo) come manifestazione della divinità perchè tutte le incarnazioni sono incorporate nella divinità e poi perchè essendo tutto "maya" un dio non può "incarnarsi".
L'Induismo si fa più seducente quando si maschera in termini cristiani e si è fatto passare per la corrente di pensiero cristiano più recente. Centinaia di migliaia di pellegrini occidentali si sono recati in India cercando la luce e centinaia sono scomparsi. Fin troppo rapidamente sono distrutti proprio dalla follia e dalla perversità dei guru che hanno venerato e a cui hanno chiesto la salvezza.
Nel corso del cerimoniale del festival di Cummala, 20 milioni di indù si incontrano per assistere alla processione degli “uomini autoproclamatisi dei”. La polvere calpestata da questi “dei” viene raccolta come aiuto dai discepoli in cerca di salvezza. Nel cerimoniale ci sono i “preti nudi”, considerati i più santi e devoti dei discepoli, rivestiti dalla cenere delle cremazioni e si impastano i capelli con sterco di mucca; alcuni sono armati e sotto l'azione di potenti droghe; hanno rinnegato tutto (famiglia, proprietà, mente), possono letteralmente impazzire di devozione per il loro guru. Il guru è considerato come il migliore amico, filosofo e guida e mostra il cammino verso Dio ed è considerato con un potere divino equivalente a Dio. E' “il dio che cammina sulla terra” e che ha “il potere del dio incarnato”. Per l'indù il guru è il “Signore”, persino superiore a Dio. “Il guru è più grande di Dio”. Il guru deve essere privo di emozioni e di compassione. La crudeltà e la disumanità viene interpretata come spiritualità e scusata in quanto sacra.Al guru interessano le offerte e i doni degli adepti ma non è interessato ai dolori e alle ristrettezze dei discepoli. I seguaci del guru credono di essere amati dal loro guru ma invece egli si ciba delle loro emozioni per rafforzare il proprio ego.
Nell'induismo c'è un sincretismo, insito anche nella New Age, che confonde oltre quello che è giusto ed è sbagliato tra questo e quello. Ma c'è una differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e tra tutte le cose! Nell'Induismo la percezione del bene e del male cambia a secondo del “livello di coscienza” e non ci sono parametri assoluti di bene e di male. Ci si trova in balia del guru e si perde la capacità di prendere decisioni in qualsiasi livello della vita. C'è un vuoto, un nulla, in cui il guru attira il discepolo; e chi è il signore del vuoto e del nulla? Non serve il cervello, non si devono porre domande, occorre solo sottomettersi al guru. Purtroppo tante persone non vogliono portare il peso della Libertà con tutte le decisioni e gli sforzi che questo comporta. Lo stesso concetto di libertà in oriente è “libertà dell'individualismo” è una libertà distaccata, non ha una alta considerazione dell'uomo; gran parte del pensiero orientale è stato paragonato ad un “velo che cade” o paragonato ad un “abbraccio che sfuma ogni differenza”. Il mondo è illusorio, è "maya" e occorre distaccarsene; pertanto l'Induismo non ha considerazione per le attività sociali, la compassione, il desiderio di vedere la giustizia, ecc., tipiche del cristianesimo che è l'avvenimento della incarnazione di Dio in Gesù. Al contrario nell'Induismo si crede che se ci si impegna in cose simili si manipola il karma di una persona. Quando una persona soffre è dovuto, si dice, alla legge del karma perchè quella persona ha fatto qualcosa di molto malvagio in questa o nella precedente vita e si è meritato la sua pena, per questo c'è poca compassione verso la sofferenza. La terribile povertà dell'india, viene insegnato dall'Induismo, va ignorata perchè la “vita è sofferenza quindi non si può sfuggire alla sofferenza senza sfuggire alla vita e interferire con la sofferenza, partecipare alla sofferenza e una cosa assolutamente incomprensibile per un vero indù”. Il voler affievolire le sofferenze vuol dire solo rimandarle nella vita successiva. Per la sofferenza, dice l'Indusimo e adesso la New Age, non ci si può fare nulla ma ci si può allontanare da essa mediante la meditazione. Si tenta così di sfuggire alla sofferenza tentando di ottenebrare le emozioni e compassione con la meditazione orientale.
Un poeta giapponese di nome Issa, all’inizio del 19° secolo, aveva avuto una vita molto triste. Tutti i suoi cinque figli gli erano morti prima che lui avesse trent’anni, e poi anche sua moglie era morta. Si reca, così, dal suo maestro Zen e gli chiede spiegazioni per tali sofferenze. Il maestro gli dice: “Il mondo è pieno di rugiada. Sorge il sole e la rugiada evapora, e così sulla ruota della sofferenza l’afflizione è transitoria, la vita è transitoria, l’uomo è transitorio”. Dice così ad Issa di superare il suo sentimento egoistico d’afflizione. Gli dice: “Il mondo è rugiada”. Gli dice di non farsi coinvolgere dal dolore e dal lutto. Invece Gesù di fronte alla sofferenza e alla morte non è mai stato distaccato ma anzi era arrabbiato e piangeva, fino ad assumerla su di sè sulla croce. Ma la compassione, se non nel senso di svuotamento di se stessi, manca in Oriente! L'induismo cerca di illudersi che la sofferenza è una illusione (maya) della mente però è consapevole di dover soffrire ripetutamente dovendo tornare in questo mondo con la reincarnazione. E' una ruota di vita e di morte: “Samsara”. Questo perchè nell'induismo non c'è perdono non essendoci il peccato quindi non c'è nemmeno la speranza. Lo stesso guru Gahdhi ammetteva che la reincarnazione era un fardello troppo pesante da portare.
Sai Baba è uno degli uomini più controversi e potenti dell'India. Dice di essere Dio e come lui tantissimi guru che invadono l'Occidente: sono gli dei della New Age! Come altri guru occidentalizzati ha provato ad introdurre una "verniciata" di discorso umanitario, estraneo alla natura dell'Induismo, per influenza diretta del movimento missionario cristiano.
I guru si volgono all'Occidente con l'intento di fare proseliti e di offrire una comunità di appartenenza approfittando di coloro che sono “emotivamente fragili”. Os Guinness, nel suo libro “Polvere di morte“, dice: “Nel mondo moderno un desiderio dei più profondi è quello di recuperare un senso di appartenenza, un significato nella propria vita e una stabilità nel mondo che la gente non ha trovato nell'occidente. Rifiutando l'occidente si getta nelle braccia dell'oriente senza guardarlo in faccia”.
I guru vedono molto male la "famiglia". Più tempo alla famiglia vuol dire meno tempo alla organizzazione pertanto i guru chiedono di lasciare la zavorra umana (moglie, padre,…) per scegliere loro, il Dio. Gli Hare Krishna dicono che la famiglia è un male necessario. Viene chiesto anche il celibato nel matrimonio. Negli Hare Krishna il 90% dei matrimoni finisce in divorzi. Tutte le energie sono concentrate sollo sulla "spiritualità". In nome della stessa spiritualità vi sono guru che propongono il celibato ed altri la perversione sessuale, bambini compresi… Negli hasram (=comunità religiose indiane) non c'è posto per i bambini perchè distolgono i genitori dalla devozione al guru e alla sua causa. Li separano dal padre e dalla madre e i bambini diventono proprietà della comunità perdendo identità e diventando alienati dalla società. I guru adottano rispetto alla famiglia il detto: "divide et impera".
Il discepolo deve adorare il guru come Dio e donargli se stesso e le sue proprietà. I guru sono ricchissimi e maggiormente interessati ai discepoli bianchi perchè generalmente più ricchi. In Occidente molti guru sono divenuti ricchissimi grazie alle donazioni esentasse e alla distribuzione di ogni tipo di souvenir celebranti questi uomini autoproclamatisi dei. Hanno proprietà estese, flotte di aerei, guardie del corpo, ecc. I guru criticano il mercantilismo e il consumismo occidentale, convincono i loro seguaci che la strada della rinuncia dei beni materiali li farà salire nella scala dei beni spirituali ma poi loro sono ricchissimi. Propongono un cambiamento nel sistema di valori e sotto la loro "guida cieca" non si capisce più ciò che è giusto o sbagliato. Alcuni di questi gruppi sono dediti alla prostituzione, al contrabbando, al commercio delle armi e della droga per procurare denaro. Per il guru “il fine giustifica i mezzi” e l'Induismo insegna ad uccidere la voce della coscienza che dice dentro di noi “è sbagliato”, insegna che “non c'è peccato”, lo si vede anche nel modo con cui alcuni guru giustificano il furto, la posta censurata, l'omicidio, la violenza, la corruzione, le transazioni disoneste in nome di una speranza celeste, ecc. Nei tanti servizi giornalistici viene dato credito ai guru e alle loro tecniche pseudopsicologiche ma viene trascurano di citare le migliaia di casi di collassi mentali e nervosi, di follia e suicidi, di percosse, omicidi e violenze che si verificano nei centri di guru in tutto il mondo. E' incredibile come queste pericolose tecniche di illuminazione siano incluse nelle tecniche psicoterapeutiche, in corsi fai da te e sono persino proposte in alcuni seminari protestanti e cattolici.
HARE KRISHNA di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896-1977). La ISKOOM, l'Associazione Internazionale per la coscienza di Krishna è stata fondata nel 1966 negli USA da Swami Prabhupada. Diffusasi tra i giovani della cultura underground, in Italia è giunta nel 1973 con un ashram a Firenze. Dottrine: materia-emanazione energetica spirituale della "persona suprema"; cicli cosmici-attualmente siamo nella età di kalì (epoca nera); salvezza-servizio e amore a krishna; morale-no droga/castità-continenza/no alcool/no fumo/ dieta vegetariana/recitare 1788 volta al giorno la "vibrazione spirituale" dei santi nomi; ecc.
"ARANCIONI" di OSHO: Osho Rajneesh Chadra Mohan Jain (1931-1990), conosciuto negli anni '70 come Bhagwan Shree Rajneesh e più tardi come Osho. Fondatore degli "Arancioni", cominciò a organizzare i campi di meditazione nel 1964. Nel 1981 si stabilì negli USA, nell'Oregon, dando vita ad una comunità in cui confluirono più di 7000 persone, con attività molto articolate (aziende agricole; case editrici; fabbriche; ecc.). Gli adepti lo idolatravano, vedendolo come un semidio dotato di poteri magici. Possedeva 70 Rolls-Royce e ha accumulato una ingente fortuna. Quando un giornalista gli chiese se era un messia, egli disse: "Sì ma io preferisco salire su una Roll-Royce che su una croce". Famoso per il suo sincretismo, afferma che "tutto è sacro" e il sesso è il mezzo per progredire nell'ascesi spirituale e per arrivare a trascendere la sessualità senza reprimerla. Propone la "meditazione dinamica". La sua massima musa ispiratrice è Nietzsche da cui mutua alcune frasi: "diventa ciò che sei"; "voi cercate in alto perchè cercate l'elevazione, io guardo in basso perchè sono elevato". Propone tre precetti: vestire sempre con colori caldi dall'arancione al bordeaux; portare al collo il mala (=collana di perle con il ritratto di Osho); essere iniziati e ricevere un nuovo nome. Il nocciolo del suo insegnamento è negare ogni insegnamento: non esiste nessun Dio e nessun aldilà dopo la morte. Il suo metodo è: "dubita e dubita radicalmente, perchè il dubbio è un processo di purificazione, sottrae alla mente tutto il pattume che la ottunde. Ti rende nuovo, innocente, torni ad essere il bambino che genitori, preti, politici, educatori hanno distrutto". Il suo furbesco sincretismo gli permette di conciliare tutte le esigenze (libertà totale, totale piacere, ecc.) per la felice conquista spirituale della propria autenticità. Osho attacca violentemente la Chiesa anche con la menzogna: ad es. che papa Giovanni Paolo I era stato ucciso perchè si apprestava a dare il via libera ai contraccettivi; che la Chiesa era padrona di una fabbrica di contraccettivi; ecc. Oggi gli "arancioni" si dedicano alla medicina alternativa del New Age.
Rajneesh afferma che la famiglia è marcia e che l'unico rapporto che conta è quello che c'è tra il discepolo e Lui, il guru. Dice un fedele: “Ho incontrato il guru Baguan Rajneesh e non c'è nessuno come lui”. Perforza, negli USA aveva un ranch di 100 km quadrati in cui venivano da tutto il mondo i suoi discepoli vestiti di rosso. Essendo una persona umile il suo titolo significa alla lettera: “sommo maestro spirituale, padrone dell'universo, onorevole signore e re”. Caryl Matrisciana, autrice del libro “Dei della New Age”, afferma che i guru sono adorati. Rajneesh quando usciva con la Rolls Royce lo acclamavano e lo adoravano. I suoi adepti devono portare continuamente la sua immagine nel collo, indossare varie tonalità di rosso, sostituire i loro nomi con nomi indiani, ecc. Rajneesh pone pratiche sessuali scandalose come prerequisiti alla salvezza. Il suo tipo di yoga chiamato “meditazione dinamica” è una combinazione new age di induismo e psicoterapie. Ginnastica con respirazione in iperventilazione è finalizzata a ridestare la forza del serpente, la kundalini avvolta alla base della spina dorsale (serpente che si morde quasi la coda). Viene chiamata anche “meditazione kundalini”. Inizia con una respirazione catartica allo scopo di smuovere la tua l'energia e farti uscire dalla testa per entrare nel corpo e farti respirare. La fase successiva è la fase urlata della “meditazione dinamica” per scaricare la collera. Alla terza fase si arriva all'incoscienza dove il corpo saltella su e giù ma la mente ha lasciato il corpo ed è come se fosse qualcun altro a farlo, si è incoscienti perchè intanto si è diventati tutt'uno con questa energia totale. Qualcuno grida stop e dopo 30 min di incredibile movimento ci si sente in pace, tutt'uno con l'universo.
A Deli il guru Darshan Singh, uno dei tanti guru, ha iniziato di persona 15.000 seguaci e ha spiegato: “Il compito del guru è avviare i suoi discepoli sul cammino più breve verso la salvezza”. Afferma che la salvezza è la stessa ed esistono molti percorsi verso di essa: alcuni lunghi, altri brevi e che il maestro è necessario perchè guida al cammino più breve.
La SCIENZA DELLA SPIRITUALITA' di DARSHAN SINGH
Daeshan Singh (1921-1989) propone il "misticismo positivo".

MAHARISHI MAHESH YOGI, nato nel 1911, fonda nel 1958 il movimento di MEDITAZIONE TRASCENDENTALE.
Una ex: “adoravo il guru Maharishi e tutto quello che diceva e faceva era giusto per me”. Una ex di MT dice che l'attenzione era rivolta tutta su di sè e pertanto stava perdendo la sua famiglia.
Il movimento MT è ricchissimo. Il guru Maharishi afferma quando il denaro viene a lui è trascendente. Dice di essere talmente distaccato dalle cose che è proprio per quello che ne può avere molte a differenza degli adepti che devono ancora fare un lungo cammino. Maharishi disse una volta: “Una persona affamata può diventare una persona affamate ma felice per mezzo della MT”. La MT è il più grande movimento guru che abbia invaso l'occidente. I Beatles andarono negli anni 60 da Maharishi così i loro fans si convinsero che la MT, il cosiddetto “yoga scientifico” era un mezzo ancora più efficace delle droghe per raggiungere la “piena coscienza”. La MT dice di riuscire ad offrire la illuminazione molto velocemente. Maharishi insegna che tutti veniamo dal nulla e che è l'origine della nostra coscienza, del nostro pensiero e tutto quello che facciamo. Lo yoga commercializzato da Mahrishi, del sidhi yoga, promette lo sviluppo di poteri psichici come la levitazione, ma questi speciali corsi costano moltissimo. Nella MT si sviluppa una grande dipendenza dalla tecnica stessa, è come una droga, dicono alcuni ex, e la dipendenza è piacevole, uno sente che senza la “droga” la sua vita si sgretolerebbe. Si tratta di una chiusura psicotica, il timore del contatto con il mondo esterno; uno si crea un mondo interiore totalmente diverso. C'è poi la paura di perdere la “chiarezza” e la “energia”.
Rabindranat Rabi Maharaj, discendente di una stirpe di famosi yogi, ex guru yogi venerato da migliaia di seguaci, nella sua autobiografia “Fuga verso la luce” narra della sua vita di guru yogi e del perchè abbandonò l'induismo aderendo a Cristo. Dice: “l'indù aveva bisogno di stare vicino al suo guru e consultare il suo guru vedendo in lui il solo mezzo di salvezza”.
I seguaci di Jim Johnes capo del “Tempio del popolo” erano convinti che il loro rapporto si basasse sull'amore. Quasi 1000 suoi discepoli si sono suicidati-assassinati per suo ordine, era il loro estremo dono al guru che amavano, le loro vite spezzate da un uomo che diceva essere la reincarnazione di Gesù Cristo.
TEMPIO SOLARE di JIM JONES
Tipico guru degli anni '70. Il guru californiano Jim Jones capo carismatico de il "Tempio solare" molto impegnato nella lotta per la giustizia sociale e nello stesso tempo a diffondere le "idee che uccidono", dopo essersi molto arricchito anche grazie alla protezione politica, la follia: ordina il suicidio-omicidio dei suoi adepti e così si compie, il 18 novembre 1978 a Jonestown in Guyana, il genocidio settario con 276 bambini uccisi e in tutto 917 vittime. Il reverdendo Jones si riferisce a Gesù come facciata ma la sua predicazione è una macedonia leninista-stalinista con contenuti di libertinismo sessuale. Propone un "suicidio di massa per la gloria del socialismo, compiendo un atto di suicidio rivoluzionario per protestare contro le condizioni di un mondo inumano". Afferma:
"L'ultimo orgasmo che mi piacerà avere sarà la morte, se potrò portarvi tutti con me".

Altri episodi successivi di suicidi di massa: del "Tempio Solare" (altre tre volte: 1994, 1995 e 1997) e di "Heaven's Gate" (1997).
BENJAMIN CREME
Benjamin Creme dice di essere il portavoce del "Cristo" del New Age, Maitreya. Nel 1982 annunciava la sua venuta imminente. Tutte le grandi religioni lo avrebbero accolto il ritorno del maestro. Il 1982 è passato da un pezzo e intanto abbiamo fatto tempo a vincere un'altra coppa del mondo di calcio... Intanto la dottrina occultista di Creme la possiamo registrare come una delle tante "bufale"...
Gorge Harrison del Beatles ha cercato di rendere il mantra accettabile per tutti mediante una sua canzone “My Sweet Lord” dove riunì il canto “Hare Krishna” e il canto di lode biblico “Alleluia”. Fece questo per dimostrare che le due religioni erano la stessa cosa (BALLA!!!).
Dio-Trinità sta perdendo importanza in Occidente e l'uomo è l'unica cosa che conti e si salva mediante il suo sapere e lo sviluppo delle sue facoltà mentali. Dave Hunt dice nel suo libro “Pace e prosperità e l'olocausto venturo” che il New Age e gli yogi dicono le stesse menzogne con cui il serpente ingannò Eva nell'Eden: la morte non è altro che la porta verso la reincarnazione e gli esseri umani possono diventare dei. Si capisce chi è la mente maestra del misticismo orientale!!! Nella Bibbia la mente maestra è satana simboleggiata con il serpente che l'induismo adora. Dio è Shiva un essere incorporeo, luce, irradiante pace e amore (per gli occidentali). In realtà Shiva è conosciuto come il dio della distruzione, che si aggira nei luoghi di cremazione, ha una collana di teschi umani e serpenti fra i capelli; i potere di Shiva è “l'ardente serpente interiore” chiamato dai testi indù kundalini. Shiva non si modifica nel suo aspetto trascendente ma in quello immanente di Shakti, senza perdere la sua unità assolua; shakti significa "avere potenza", la potenza di Shiva che sotto forma di forza vitale risiederebbe nel corpo umano e si collocherebbe nel Muladhar Chakra. Lo yoga-kundalini sarebbe il centro di tutti gli yoga; anche i centri hata-yoga risvegliano la kundalini anche se non ne parlano, parlando solo del “risvegliare l'energia” dicendo che questo significa diventare più sani e più integri (SCORRETTEZZA!!!). Per gli yogi occidentali la kundalini è energia; si tratta di eliminare i “blocchi energetici” del proprio corpo per ottenere un miglior rendimento. Il serpente è conosciuto come energia o forza ed è adorato come simbolo di saggezza e immortalità in ogni religione o cultura; solo nella Bibbia giudaico-cristiana il serpente è associato al distruttore-ingannatore, satana, nemico numero uno di Dio e dell'uomo. Ma si stà rimuovendo la paura del serpente e persino nelle scuole viene insegnato ai bambini ad accettare il serpente mediante le posizione yoga, ad esempio del “cobra”. Risvegliando la forza del serpente e incanalandola nella colonna vertebrale attraverso il "sushumna", facendola risalire attraverso un certo numero di chakra (= "centro", "ruota") e in particolare attraverso la fessura del cranio che si chiamerebbe "brahmarandra" attraverso cui lo "spirito incarnato", shakti o kundalini esce per ricongiungersi a Brahman (shakti si reintegra con Shiva) entrando nel divino, per diventare superumani e ottenere dei poteri sovrannaturali. Gli esercizi di respirazione, le "asana", sono concepiti per assorbire il “prana” l'energia vitale del cosmo ad incanalarla, "yama", nei "chakra" e nelle "nadi", i canali psichici, e quindi a risvegliare la forza dello shakti, della kundalini e ottenere quei poteri psichici che sono una parte integrante e prevalente dello yoga. Allora "pranayama" indica le tecniche atte al controllo e alla sospensione del respiro finalizzate ad ottenere all'ottenimento dei risultati yoga. Ma vi sono molti pericoli nelle tecniche di respirazione e persino gli scrittori e i sostenitori di questi esercizi ammattono che non solo possono determinare disturbi emozionali o mentali ma che hanno portato persone in manicomio. Inoltre va riconosciuto che questi esercizi possono dischiudere l'essere di queste persone alla possessione demoniaca. Infatti esiste negli USA una rete di emergenza organizzata dai guru stessi, con 4500 medici-psichiatri, a disposizione per curare coloro che sconnettono con il misticismo orientale. Lo scopo vero dello yoga è eliminare la relazione tra la propria anima e il mondo fisico; si bloccano i processi vitali, si blocca il pensiero, non è presente la presenza di pensieri. E' molto pericoloso entrare in uno stato meditativo dove la mente viene completamente svuotata (scopo della meditazione yoga); è come aprire una stanza qualunque cosa l'attraversi non se ne ha il controllo. Lo yoga non insegna a respirare nel miglior modo possibile ma a ridurre la respirazione al minimo per arrivare a fermarla; si deve anche arrivare a bloccare tutti i movimenti del corpo e tutti i muscoli, i nervi e ridurre il corpo ad una completa immobilità.
Nel 1966 durante una conferenza internazionale dei leader dell'induismo venne pianifica la strategia per invadere il mondo occidentale: i guru sono i “primi crociati” e a seguire gli occidentali convertiti. Infatti nel 1972 anche Maharishi della MT annuncia il "Piano mondiale" che consiste nell'invandere il pianeta di insegnanti MT per avere una "rigenerazione totale della terra". Nel 1979 alla conferenza mondiale dell'induismo un leader dichiarò: “la nostra missione in Occidente è stata coronata da un fantastico successo l'induismo sta diventando la prima religione e la fine del cristianesimo si sta avvicinando”. Nel 1981 in India alla conferenza della MT, il portavoce affermò: “La missione della MT è quella di contrapporsi al dilagante demone del cristianesimo”. Per sbarcare in Occidente, l'induismo si è veriniciato di cristianesimo adottandone alcune prerogative cristiane. Ciò fa parte di una strategia decisa da alcune conferenze di guru per fare proseliti nel mondo. Il progetto è quello di distruggere dall'interno il cristianesimo. L'induismo, infatti, è per sua natura anticristiano; l'intera filosofia indù è assolutamente opposto al credo cristiano. Purtroppo in alcune chiese molti diventano, con ingenuità e talvolta inconsapevolmente, discepoli degli dei della New Age.L'organizzazione segreta “Vishva hindu parishad” è l'organizzazione missionaria mondiale dell'induismo. Nel suo statuto deve formare “missionari” dinamici. Nella sua rivista “Hindu Vishva” afferma che gli insegnanti di yoga delle varie parti del mondo sono i missionari di punta dell'induismo. Ha creato una rete nel New Age. Gli stessi insegnanti vengono ingannati pensando che la yoga sia una ginnastica "naturale e scientifica" e non una religione e non si rendono conto di ciò che accade veramente.
Il “Vishva hindu parishad”, per convertire il mondo all'induismo, ha creato migliaia di reti, mediante la New Age, di decine di milioni di adepti in tutto il mondo, tutti attivi per la creazione di un unico governo mondiale. Questo modo di proporre lo yoga propone una visione neo-pagana del mondo e combinata con pensiero della New Age pretende di offrire: maggior integrità, più altruismo, volontà e libertà e si propone come alternativa alla presunta visione ristretta del cristianesimo. Lo yoga viene proposto ovunque come tecnica di rilassamento per eliminare lo stress e diventare più luminosi e più belli. Vengono pubblicizzati yoga e tecniche di visualizzazione come modi per essere più sani e più belli. La spiritualità è di moda ma in senso antibiblico. Anche il rilassamento è diventato una ricerca spirituale della cosiddetta “potenzialità totale” attraverso centinaia di tecniche New Age. Nei college USA c'è lo yoga ma non si può pregare!!! Mentre nelle scuole USA è stata bandita la preghiera però sono presenti lo yoga, la MT, ecc., non solo sono permesse ma attivamente incoraggiate. I suoni dei mantra “om”, “rama”, “krishna” sono parole fatte ripetere e sono nomi di divinità indù. Si insegna ai bambini lo yoga e così fin da piccoli li si spinge ad abbandonare il senso critico per abbandonarsi al proprio senso intuitivo. Hanno venduto la balla che lo yoga è una ginnastica di rilassamento!!! Qualsiasi indù sa che non esiste nessuna forma di yoga esclusivamente fisico. Addirittura in molti ospedali hanno organizzato corsi di yoga per ridurre lo stress. La New Age e l'Induismo allora riescono a inserirsi la dove nessuno penserebbe di introdurre il cristianesimo e l'ebraismo. L'induismo viene ingannevolmente proposto come la “nuova scienza” (= si fa qualcosa e si ottengono dei risultati). Furbescamente non insistono sull'aspetto religioso ma su quello della forma fisica. Maharishi, ad esempio, capì che in USA doveva proporre MT non dal lato religioso ma da quello scientifico e allora chiamò gli scienziati a monitorizzare chi faceva meditazione e videro che durante la meditazione calavano i livelli metabolici, allora gli scienziati presentarono MT dal punto di vista scientifico. Le riviste yoga appoggiano le pratiche vegetariane, pratica definita essenziale dell'induismo. La macrobiotica cerca di influenzare la spiritualità attraverso una dieta. Maharishi della MT dice che “il vegetarianismo è la più alta forma di dieta”. Per gli yogi occidentali è essenziale essere vegetariani per meditare perchè le vibrazioni degli alimenti animali per loro natura tendono a trascinare lo spirito ai livelli più bassi (forse ci vorrebbero delle MOLLE antivibrazioni sotto i piedi!!!). Le vibrazioni contenute nel cibo, dicono, influenzano molto la mente. Ma in effetti coloro che dicono che mangiare carne diminuisce il livello di vibrazione sono gli stessi che non trovano nulla di strano a bere la propria urina o l'urina di mucca che gli uomini più saggi dell'India dicono possedere “speciali qualità redentive” (cosa non si fa per migliorare il proprio karma!!!). Chi mangia la carne è malvagio, è un “carni”. Ma è però evidente che chi non mangia la carne non ha la stessa resistenza fisica di chi la mangia e che più uno è "debole" più è condizionabile!!! Noi cristiani non siamo assolutamente vegetariani!!! Gesù non era vegetariano: mangiava pesce e l'agnello pasquale. La Bibbia condanna il vegetarianismo non come dieta ma come mezzo per ottenere l'illuminazione spirituale. Noi, nell'eucarestia, mangiamo la carne e beviamo il sangue di Cristo!!! Negli USA e anche in Europa, i negozi di prodotti dietetici sono gli avamposti di reclutamento dei guru e sono tra i maggiori distributori di letteratura New Age.
Occorre anche dire che l'ipnosi, da sempre componente dell'occultismo, è diventata il principale ponte tra induismo e scienza moderna. L'ipnosi provoca gli stessi stati di coscienza alterati che si ottengono con le droghe e con lo yoga. Accettata in medicina e psichiatria è alla base dei corsi del miglioramento di sè e sulla attitudine mentale positiva e centinaia di psicologi cristiani malinformati la utilizzano. Ma la realtà è che se una tecnica di occultismo è utilizzata dalla scienza rimane sempre una tecnica di occultismo. In linea con i miti freudiani i medici che la usano dicono che fanno regredire i pazienti fino al concepimento, quando invece la scienza afferma che il cervello non è ancora abbastanza sviluppato da inglobare ricordi. Poi questi "scienziati" fanno regredire addirittura alla vita precedente; ma possiamo affermare che i "ricordi" in realtà non provengono dal cervello ma da una fonte ingannevole biforcuta.
Nel campo della medicina entrano anche diverse credenze New Age non spiegabili scientificamente. Ad esempio l'agopuntura che sostiene di influenzare la forza della kundalini con degli aghi, il biofeedbach che usa apparecchi elettronici con la pretesa di allenare le persone a controllare le proprie funzioni involontarie come ad esempio la “pressione sanguigna”; viene chiamato "yoga elettronico".
Seminari sul successo e sulla attitudine mentale positiva e cassette di persuasione subliminale promettono di migliorare le proprie prestazioni personali attraverso una miscela di psicologia umanistica e misticismo orientale. Il movimento del “potenziale umano” con la sua enfasi del sè, della stima di sè, dell'amore per sè , dell'accettazione di sè e della immagine positiva del sè, non è che la versione occidentalizzata della realizzazione del sè proposta dagli yogi, il concetto del divino dentro di sè cioè che tutti siamo dio!!!
Film come: Incontri ravvicinati, ET, Poltergheist, Guerre stellari, ecc. sono basati sull'induismo. Ad esempio in Guerre Stellari c'è la forza (lato oscuro e lato chiaro) la magia bianca e la magia nera, il passaggio verso l'occulto è uno stato di coscienza alterato. Obi One inizia LuK alla forza: “non devi pensare… devi lasciare che la forza abbia il sopravvento” (= stato di forza alterato); Yoda è uno yogi che insegna “tutto sta nella mente se ci crede accade”, e quando LuK affronta Darth, “non prendere la tua spada, tutto quello che ti serve e dentro di te” (= divinità intrinseca). I ragazzi stanno nascendo sotto un bombardamento (giochi, film, ecc.) di occultismo e di filosofie orientali che vengono presentate come qualcosa di cui non aver paura. Vengono presentate creature con poteri psichici, per far credere che certe cose non sono pericolose. Capire la forza della serie Guerre Stellari significa capire le basi dell'induismo. George Lucas, ideatore di Guerre Stellari è seguace della "forza" che lui dice consente a chiunque di leggere le menti, di vedere avvenimenti passati e futuri, di levitare e di entrare in connessione con un altro universo di energia psichica.
Nell'ONU, nel Pentagono ci sono stanze di meditazione. Il movimento del guru Sri Chinmoy, nato negli USA nel 1964, oggi conduce sessioni di meditazione alle Nazioni Unite. Quello di Sri Chinmoy è un movimento sincretista che ha come unica verità assoluta il negare che ci sia una verità univoca; afferma che tanti sono i modi e tante sono le vie attraverso cui Dio può rivolgersi all'uomo. Sri Chinmoy propone la "meditazione del cuore". Mediante la siksha (= iniziazione) il discepolo si consegna al maestro e il maestro gli consegna parte della sua anima.
C'è il “Consiglio dell'unità e della diversità” creato nel 1965 dall'ONU, frutto della New Age, corpo di coordinamento mondiale orientato al "giorno in cui esisterà un'unica energia organizzata di collegamento dell'intero pianeta". Il progetto è fondere tutte le religioni sotto un unico leader. E' l'utopia del paradiso terrestre senza Dio. Robert Muller dell'ONU ha fortemente voluto questo progetto, sostenendo soggetti bizzarri. Molte sere nel palazzo dell'ONU si chiede di meditare, di pensare come creare un mondo migliore. L'ONU si avvale della università spirituale mondiale Brahma Kumaris per conferenze sulla pace e sulla unità mondiali. La università spirituale mondiale Brahma Kumaris è stata fondata nel 1937 in Pakistan da Dada Lek Raji un mercante induista che affermò di aver visto in visione il dio Shiva e che da quel momento di mise a diffondere il "raja yoga". Attualmente questa "università", cuore dell'ONU (esaltata indirettamente anche dall'on Bertinotti!), è governate da donne nubili (=kumaris) vestite di bianco e vegetariane, afferma che lo yoga non ha bisogno di mantra ne di tecniche di respirazione nè di posizioni speciali ma è "comprensione della mente" che libera "i poteri nascosti fino a crescere nella realizzazione dell'essere supremo".
Tutto ciò fa parte del condizionamento New Age. “Coscienza, stati di consapevolezza, beatitudini, reincarnazione, energia, vibrazione, ecc.”, ci stanno modificando il modo di pensare!
I guru orientali e occultisti di ogni genere poi hanno preso i termini della Bibbia e li hanno ridefiniti in base ai loro presupposti. Allora Dio non è persona ma forza impersonale e dicono:
1)Dio è qualcosa, una energia che permea tutti noi ed è sia personale che impersonale;
2)Gesù non è la via, la verità e la vita ma l'indicatore del cammino, un avatar delle molte vie verso dio;
3)Ogni guru si ritiene dio fatto carne, un altro Cristo;
4)I guru hanno usato parole orientali che dilagano in occidente (energia, vibrazione, ecc.); 5)I guru hanno usato parole e insegnamenti tratti da Gesù per ingannare le persone e insinuare che loro portano avanti il cristianesimo.
Il pensiero mistico orientale sta entrando nella Chiesa perchè c'è un vuoto di vita spirituale e la tentazione di colmarlo con esperienze religiose occulte. Il New Age afferma falsamente che l'induismo è compatibile con il cristianesimo. La cosa incredibile che tanti leader cristiani incoraggiano a cercare esperienze indù cristianizzate. Siamo entrati in un meccanismo che ci fa basare le nostre credenze in base all'esperienza. Se la nostra esperienza e le nostre sensazioni ci dicono che qualcosa è valido autentico e buono allora supponiamo automaticamente che quello sia il metro della verità assoluta. Non si distingue più se l'esperienza spirituale venga da Dio Padre o dal dominatore di questo mondo. La considerazione si satana e dei demoni è diminuita fortemente in quanto la razionalità asserisce che satana e i demoni non esistono e che sono fenomeni psicologici e devono essere trattari dagli psichiatri. L'anima è perciò aperta ad esperienze spirituali che indirizzano la gente verso l'occultismo. Occorre una verità assoluta e obiettiva in base alla quale verificare le mie esperienze che possono essere soggette anche alla sottile manipolazione del diavolo.
Ma costruire la propria spiritualità a partire dalle sensazione, dalle esperienze e dall'estasi è come costruire una casa sulla sabbia. Non si deve dare più valore all'esperienza che alla Parola di Dio. Non si deve pensare che si può manipolare Dio e fargli fare ciò che vuole.
Reincarnazione e metempsicosi
Ci sono tante religioni a questo mondo ma non tutte "rivelate da Dio". Per evitare confusione, diciamo innanzittutto che ci sono religioni "rivelate da Dio" e religioni "prodotte dall'uomo". L'induismo è una religione "prodotta dall'uomo", ma nenche da un solo uomo come potrebbe essere il buddismo ma da una "cultura" da una "serie di generazioni". L'induismo è quella religione che si è concretizzata nei millenni, particolarmente nel bacino del Gange dell'India del nord. Quando ci troviamo di fronte a una religione "rivelata da Dio" abbiamo un marchio di infallibilità certo, non negli altri casi; allora non si può contestare la "rivelazione" ma invece si può discutere su una religione naturale.
Per noi cristiani Dio è una realtà non solo personale, divina ma anche trascendente (= al di là, che crea questo universo ma che è infinita, eterna, inimmaginabile; tutto il nostro modo di pensare Dio è sempre analogico perchè la nostra mente è limitata), quando parliamo con Dio, c'è un "io" che si rivolge a un "Tu", mentre per gli induisti e i buddisti, dio è una reltà immanente (= tutto è Dio: l'uomo, il mondo, l'universo, ecc.) allora la realtà personale e trascendente di Dio viene a sciogliersi e frantumarsi così che non si può dire dov'è dio e dov'è la creatura.
Per noi cristiani si parla di resurrezione non di reincarnazione e ognuno di noi ha il suo corpo e la sua anima immortale e al momento della morte la sua anima lascia il suo "corpo" in attesa della fine dei tempi, del giorno della resurrezione, quando riprenderà il suo corpo e unitamente all'anima godrà o soffrirà a seconda di quanto meritato nella vita, esistendo un "Paradiso" e un "Inferno".
Nella reincarnazione c'è invece un'anima che assume un corpo, non "il suo" corpo, che depone al momento della morte per assumerne un secondo, un terzo, ecc. Questo concetto viene paragonato al "manichino che viene di volta in volta ricoperto da un abito diverso". Mentre nella resurrezione è il mio spirito che recupera il mio corpo, nella reincarnazione il mio spirito va assumendo strada facendo vari corpi.
Nel cristianesimo l'uomo si considera "creatura", quindi può arrivare a considerare Dio come "Padre", ad essere "figlio di Dio" per grazia, ma si considera anche "peccatore" cioè infedele a questa vocazione e a questa grazia. Essendo la salvezza cristiana una "salvezza soprannaturale", cioè che supera le forze dell'uomo non può essere raggiunta con le nostre forze ma possiamo solo essere "graziati" cioè "salvati" da Cristo.
Nell'autoredenzione invece l'uomo non accettando il "Salvatore", Dio fatto uomo in Cristo, non può che escogitare tecniche-vie per raggiungere una salvezza e poichè nessuno è così superbo da pensare che questo sia possibile in un unica vita, allora, nasce naturalmente e logicamente in queste religioni "naturalistiche" che non conoscono Cristo-salvatore, il concetto della reincarnazione. Però noi cristiani sappiamo che nella vita non esistono "tempi supplementari e rigori ma abbiamo solo 90 minuti", finiti i quali c'è il giudizio e l'eternità; non abbiamo tempo di recuperare, non abbiamo "esami a settembre".
La reincarnazione è la credenza secondo la quale, alla morte di una persona, la sua anima si separa momentaneamente dal corpo e dopo qualche tempo prende un altro corpo diverso per tornare a nascere sulla Terra. Per cui, gli esseri umani passerebbero per molte vite in questo mondo. E perche l'anima ha la necessità di reincarnarsi? Perchè in una nuova esistenza deve pagare i peccati commessi nella vita presente o ricevere il premio per aver tenuto una condotta onesta? L'anima è, dicono, in continua evoluzione. E le successive reincarnazioni le permettono di progredire sino a raggiungere la perfezione. A quel punto, si converte in uno spirito puro, non necessita più ormai di reincarnazioni e si immerge per sempre nell'infinito dell'eternità.
Questa legge cieca, che costringe a reincarnarsi in un destino inevitabile, è chiamata la legge del karma. Secondo questa dottrina, il corpo non sarebbe nient'altro che una tunica effimera, della quale ci si disfa, che l'anima immortale tesse per necessità e che, una volta consumata, lascia da parte per tesserne un' altra.
Esiste una forma di reicarnazionismo che fa ancor più rabbrividire, chiamata "metèmpsicosi", secondo la quale, se uno è stato molto peccatore, la sua anima può giungere a reincarnarsi in un animale e persino in una pianta!
Coloro che credono nella reincarnazione pensano che questa offra molti vantaggi. In primo luogo, ci concede una seconda ( o terza, o quarta) portunità. Sarebbe ingiusto rischiare tutto il nostro futuro in una sola volta. Inoltre, angustierebbe doverci accontentare con una sola esistenza, a volte molto triste e dolorosa. La reincarnazione, in cambio, permette di cominciare di nuovo. D'altra parte il tempo di una sola vita umana non è sufficiente per conseguire la perfezione necessaria. Questa esige un lungo apprendistato, che si acquisisce gradualmente. Nemmeno gli uomini migliori si trovano, al momento della morte, in un tale stato di perfezione. La reincamazione, invece, permette di raggiungere questa perfezione in altri corpi. Infine, la reincarnazione aiuta a spiegare certi fatti incomprensibili come, ad esempio, che alcune persone siano più intelligenti di altre, che il dolore sia tanto diversamente distribuito tra gli uomini, che ci siano simpatie o antipatie tra le persone, che alcuni matrimoni siano infelici... o la morte precoce dei bambini. Tutto ciò si capisce meglio se queste persone stanno scontando debiti o raccogliendo meriti delle vite anteriori.
La reincamazione, pertanto, è una dottrina che seduce e che irretisce, perchè pretende di "risolvere" questioni intricate della vita umana. Inoltre, risulta appassionante per la curiosità della gente comune scoprire in quale personaggio famoso si sia stati incarnati nel passato. uesta as ettativa aiuta, in ualche modo, a dimenticare. Questa aspettattiva aiuta, in qualche modo, a dimenticare la nostra vita insignificante e ad evadere dall'esisteza grigia e di routine nella quale siamo a volte, sommersi. Ma come è nata la credenza nella reincarnazione?
Le più antiche civiltà, come quella sumerica, l'egiziana, la cinese e la persiana, non la conobbero. L' enorme sforzo che dedicarono alI'edificazione di piramidi, tombe e altre costruzioni funerarie, dimostra che credevano in una sola esistenza terrena. Se avessero pensato che il defunto sàrebbe tornato a reincamarsi in un altro, non avrebbero fatto quello spreco colossale di templi e altri ogetti decorativi con i quali lo preparavano per la sua vita nell'aldilà.
La prima volta che compare l' idea della reincamazione è in India, nel secolo VII a.C. Quegli uomini primitivi, ancora molto legati alla mentalità agricola, vedevano che tutte le cose nella natura, dopo aver compiuto il loro ciclo, ritornavano. Così il sole sorgeva la mattina, tramontava la sera e dopo tornava a sorgere. La luna piena decresceva, ma tornava sempre alla sua piena rotondità. Le stelle ripetevano le medesime fasi e tappe ogni anno. Le stagioni dell'estate e dell'inverno se ne andavano e tornavano. I campi, i fiori, le inondazioni, tutto seguiva un andamento circolare, di eterno ritorno. La vita intera sembrava fatta di cicli che si ripetevano eternamente.
Questa constatazione portò a pensare che anche l'uomo, al morire, doveva un'altra volta tornare sulla Terra. Tuttavia, vedendo che il corpo del defunto andava in decomposizione, immaginarono che fosse l'anima che tornava a prendere un nuovo corpo per continuare a vivere.
Con il tempo utilizzarono questa credenza per chiarire anche certe questioni vitali, come le disuguaglianze umane sopra menzionate, che altrimenti risultavano inesplicabili per la primitiva e precaria mentalità di quell'epoca. Quando comparve il buddismo in India, nel secolo V a.C., adottò la credenza nella reincarnazione. E attraverso di esso quest'ultima di estese in Cina, in Giappone, nel Tibet e, più tardi, in Grecia e a Roma. E così penetrò anche nelle altre religioni, che la assunsero tra gli elementi basilari della loro fede. Il buddhismo è famoso per la sua abilità nell'adattare divinità locali al suo pantheon. Nel caso del Tibet molte divinità sono viste come "dèi terreni" ossia divinità soggette alla legge del karma e al ciclo della reincarnazione i quali, dopo una vita sotto forma di dio particolare, rinasceranno in altre forme. Il vasto pantheon delle divinità importate dall'India include "dèi ultraterreni" oppure divinità che sono esseri illuminati, già liberi dal ciclo della nascita e della morte. Il pantheon tibetano, ad esempio, si compone sia di spiriti benevoli sia, soprattutto, di spiriti malevoli, è ampio e complesso. Ma molte divinità spaventose possono procurare protezione e aiuto quando sono propiziati. Nella letteratura buddhista compaiono: sutra (=primi discorsi attribuiti a Buddha; via lunga "eoni" alla illuminazione), tantra (= testi rituali e manuali di meditazione, con ampia gamma di tecniche; via veloce alla illuminazione) e sastra (= trattati composti da commentatori indiani).
DOTTRINA BUDDHISTA:
Il buddismo ha profondi valori come l'etica, l'amicizia e la solidarietà. Per avere profitto nella pratica buddista occorre condurre una vita eticamente corretta, estirpando dal proprio cuore l'odio, l'avversione, l'attaccamento e l'avidità. Il buddismo è una religione-atea che ritiene il cristianesimo e le altre religioni come cammini parziali perchè non camminano verso il nirvana, la salvezza definitiva. La salvezza consiste nel "svuotere se stessi" totalmente con le proprie forze (nel buddismo giapponese (zen) anche con l'aiuto della "grazia" del Buddha; ma se il Buddha è uomo e anche lui è "vuoto" da dove deriva la fantomatica grazia del Buddha???).Buddha su Dio mantiene categoricamente il silenzio non affermandolo e non escludendolo perchè per i buddisti la cosa importante è praticare la via della salvezza.In realtà occorre dire che: Buddha non è Dio; il nirvana non è il Paradiso; la meditazione buddista non è la preghiera cristiana; non si può essere buddisti e cristiani allo stesso tempo.
Buddha non ha lasciato alcun testo, non parla mai di Dio, inoltre si può paragonare più ad un profeta che a un dio, ma nel corso del tempo il buddismo si è sempre più trasformato da filosofia a religione.Ha inciso anche la trasformazione del buddismo tradizionale a religione di Stato, con i monaci trasformati in impiegati statali, che ha portato allo sviluppo del culto, della venerazione del Buddha come dio. Il Buddha si propone come la guida degli uomini, il primo che avrebbe trovato il cammino verso il nirvana, la salvezza, e proprio per questo suo ruolo di "guida" viene divinizzato. Sebbene il Buddha eserciti la funzione di mediatore, la sua persona non è salvifica, e ognuno deve ottene il nirvana per sè stesso ma seguendo quella via autorevole tracciata dal Buddha e raccolta dai suoi seguaci dopo la sua morte. Poi con la nascita del buddismo Mahayana e più tardi del buddismo tibetano, secoli dopo la morte del Buddha, sono stati composti più di 500 altri testi che sarebbero uno sviluppo delle idee del Buddha storico.
Per il Buddha ogni epoca cosmica del mondo ha un salvatore, un nuovo Buddha; per il futuro sarebbe Maitreya. Infatti per il buddismo il tempo è ciclico e questo mondo si sta esaurendo e per il prossimo mondo arriverebbe Maitreya. E' una figura messianica di salvatore a cui è associato un "mondo nuovo" futuro, migliore. In Cina nel Medioevo le rivoluzioni dei contadini contro i principi auspicavano l'avvento di Maitreya. Per la New Age, non per i buddisti, Maitreya sarebbe addirittura Cristo.
Occorre dire che Buddha non è un nome ma un epiteto e significa "illuminato" o "risvegliato".
Tutte le "sètte" buddhiste si identificano con il mahayana (= grande veicolo), gruppo eterogeneo di culti del libro, sorti in India quattro secoli dopo la morte del Buddha (465a.C.-486a.C.), e hanno prodotto i sutra che vogliono essere la parola di Buddha oltre i suoi commentari. Il Buddha, anche se si hanno notizie leggendarie e talvolta poco certe, sembra che sia un pesonaggio storico vissuto tra il 560 e il 483 a.C. L'appellativo Buddha è stato attribuito al principeSiddharta Gautama, vissuto in India vicino al confine con il Nepal, figlio di Suddhodana padre di casta guerriera Shakya e di Mayadevi la madre che morì di parto, sette giorni dopo. Siddharta (= "scopo raggiunto"), principe sposatosi a 16 anni con Yashodara da cui ebbe un figlio, accompagnato dal suo fedele scudiero Canna, usci dal palazzo per la prima volta e fu colpito dalla sofferenza, dalla morte e vide qualcuno che gli fece apprezzare la bellezza della vita ascetica. A 39 anni, lasciò il palazzo e cominciò a mendicare ramengo. Praticò lo yoga, ma non riuscì a placare la sua inquietudine ed avere alcuna risposta. Allora decise di trovare autonomamente la via della illuminazione e si sottopose a severissime pratiche ascetiche. Dopo 6 anni Siddharta rifiutò tutte le pratiche e i rituali considerandoli inutili. Scelse una via intermedia, una VIA DI MEZZO tra godimento dei piaceri e rinuncia totale: la via della meditazione e del distacco dal mondo che conduce all'illuminazione e al nirvana. Per i buddisti oggi, occorre equilibrio, capendo che non l'ascetismo e non una vita di eccessi danno la salvezza. Nel famoso "sermone di Benares" vi sono contenuti i principi del buddismo tramandati nei secoli. "E questa o monaci è la santa verità circa il dolore: la nascita è dolore (=dukkha), la vecchia è dolore, la morte è dolore, l'unione con quel che dispiace è dolore, la separazione da ciò che piace è dolore, il non ottenere ciò che si desidera (= tanha) è dolore, dolore in una parola sono i 5 elemente dell'attacamento all'esistenza. Questa, o monaci, è la santa verità circa l'origine del dolore: essa è quella sete che è causa di rinascita che è congiunta con la gioia e con il desiderio, che trova godimento or qua or là; sete di piacere, sete di esistenza, sete di prosperità. Questa, o monaci, è la santa verità circa la sopressione del dolore: (il dolore cessa con) la soppressione di questa sete, con il bandirla, il reprimerla, il liberarsi da essa annientando completamente il desiderio. Questa, o monaci, è la santa verità circa il desiderio (che conduce) alla sopressione del dolore: è l'augusto ottuplice sentiero e cioè: retta fede, retta decisione, retta parola, retta azione, retta via, retto sforzo, retto ricordo, retta concentrazione".
Nei pressi della città Gaya, sotto un albero di ficus, sulla sponda del fiume, nella posizione del loto, rivolto ad oriente, contemplando a lungo le acque, Siddharta sebbene tormentato dal demone Mara che voleva impedirgli di raggiungere l'illuminazione, superata la tentazione, percosse i quattro stadi della meditazione (=dhyana) da cui ebbe: concentrazione, levità dell'animo, abbandono, imperturbabilità. Nella stessa notte Siddharta ebbe una triplice visione: 1)si ricordò delle precedenti esistenze e comprese che il ciclo delle nascite è infinito; 2)acquisì la saggezza riguardo al futuro comprendendo che ciascuno, a seconda delle sue azioni, è destinato a salire in mondi luminosi o a discendere in profondi abissi; 3)capì che il dolore deriva dalla concatenazione di causa ed effetto e comprese le 4 verità: a)TUTTO E' DOLORE (malattia); b)L'ORIGENE DEL DOLORE E' IL DESIDERIO di ESISTENZA, di PIACERE e di PROSPERITA' (eziologia e diagnosi); c)IL RIMEDIO AL DOLORE E' LA SOPPRESSIONE AL DESIDERIO (metodo terapeutico); d)ESISTE LA VIA PER LA SOPPRESSIONE DEL DESIDERIO con l' OTTUPLICE SENTIERO (prescrizione del rimedio) .Il buddismo afferma la non esistenza di un io personale, la non-anima, il non-io: tutto è privo di consistenza!
Nel buddismo tibetano la "Ruota della vita" rappresenta Mara, la divinità del male, che tiene prigionieri tutti gli esseri con la catena delle rinascite. Al centro sono raffigurati tre animali: il gallo (la concupiscenza o passione), il serpente (l'odio, l'avversione) e il maiale (l'inganno e l'ottusità). In base alle azioni (karma) si arriva al nirvana o si può rinascere in altri destini (dèi, mondi delle larve o degli spiriti, degli inferi, degli animali). Nei dodici anelli (= nidana) della Ruota sono rappresentate le condizioni dell'uomo. Il nirvana (lett. "soffiare via, estinzione per mancanza di combustibile") è l'estinzione della sete di esistenza, di attacamento che determina la sofferenza; è raggiungibile in questa vita attraverso la retta aspirazione, la purezza di vita e l'eleminazione dell'egoismo. Il nirvana è la cessazione dell'esistenza, l'unione con la realtà assoluta, l'annullamento dell'io in uno stato di perenne beatitudine. Questa realtà è così sottile e immateriale da sfuggire ad ogni descrizione, tanto ce lo stesso Buddha ne parla sempre in negativo mai definendolo. Il risveglio completo (= bodhi) per i buddisti non è raggiungibile con una sola esistenza ma alla fine tutti potranno raggiungerlo. Qual è la via per raggiungere il nirvana, la via di mezzo del buddismo che evita ogni estremismo? E' composta da otto sentieri che conducono al raggiungimento del nirvana visibile, realizzabile in questo mondo: 1)retta fede (conoscenza delle 4 verità); 2)retta decisione (scelta radicale del fine ultimo che è la via, secondo il Buddha, che porta al distacco); 3)retta parola (la parola deve essere retta); 4)retta azione (occorre cambiare vita, perchè l'azione (karma) è la legge della nostra sofferenza); 5)retta via, retto mestiere (occorre scegliere compatibilmente con il Buddha); 6)retto sforzo, esercizio (sforzo di eleminare le nostre tendenze cattive); 7)retto ricordo, retta consapevolezza (capacità di affrontare nel modo giusto le situazioni più diverse); 8)retta concentrazione (attenzione vigile sui propri pensieri).
Per il buddismo non c'è la divinità poichè tutto è transitorio, senza fondamento e non esiste un Essere superiore che ne sia il supporto. Però esite Mara, demone, Naga cobra sputafuoco affrontato da Buddha e altri demoni ma nel buddismo sono i demoni della sfera dei "desideri" dell'uomo. Gli stessi "inferni" per le anime colpevole di crimini, di cui parla il buddismo, sono provvisori e destinati a scomparire nel ciclo delle reincarnazioni. Buddha opera anche tanti miracoli (cfr. biografia del Buddha: Lalitavistara (II sec. d.C.)).
Ormai era diventato un "illuminato", cioè un Buddha e, quindi, nel 531 iniziò la sua predicazione, il dharma (= la legge) di tutte le cose. Da quel momento Siddharta fu chiamato Shakyamuni (=asceta degli Shakya); non lasciò nessuna testimonianza scritta e non nominò alcun successore. I suoi discepoli fecero vari concili ma si divisero in diverse "scuole".
Il DHARMA, termine simile al nostro "logos" ha molti significati e viene considerata al di sopra del Buddha: a)legge dell'armonia dell'universo; b)legge sociale-morale degli uomini; c)l'insieme delle predicazioni del Buddha. Per il buddismo la realtà ultima è il Dharma, ma non nel senso di un Dio personale.
Nel corso dei secoli sono state integrate varie culture e si sono formati tre grandi rami nel nord dell'India poi si sono diffusi seguendo le vie dei monaci itineranti, gli yogin chiamati "mahasiddha" che usavano pratiche legate alle parole (mantra), ai gesti (mudra) e complesse strutture (mandala) per raggiungere lo stato di "risveglio":
- HINAYANA (= piccolo veicolo): è il buddismo più antico; oggi la scuola si chiama Theravada e si trova nel sud: Sri Lanka, Thailandia e Birmania; viene posto l'accento sulla disciplina della condotta da seguire per raggiungere comprensione consapevolezza della pratica meditativa; il "santo" è l'arhat. E' il buddismo dei monaci; per entrare nel cammino della salvezza occorre farsi monaci e proseguire una visa ascetica, molto esigente, molto dura. Per i laici, l'illuminazione è improbabibile perchè bisognerebbe passare prima attraverso la vita monastica. Il Buddha è considerato semplicemente un uomo, un maestro, il "fratello maggiore dell'umanità".
- MAHAYANA (= grande veicolo): nasce 500 anni dopo Buddha, si diffonde dall'India verso l'Asia centrale per poi entrare in Cina, Corea e Giappone. E' il buddismo dei laici e contrariamente al Theravada, afferma che ogni uomo può conseguire la buddità attraverso la perfezione della comprensione e della grande compassione; la compassione nel Mahayana è uno svuotamento di sè per donarsi all'altro [mentre per noi cristiani è l'amore di Dio], mentre nel Theravada è semplicemente uno svuotamento di sè. Il santo" è il "bodhisattva" (= colui che rinuncia al nirvana per restare a servizio di coloro che sono intrappolati nel "samsara"); es. buddismo Zen (Cina, Giappone). Viene quindi affermato che i laici con la vita di altruismo fanno lo stesso sacrificio che fanno i monaci nel monastero e virtù principale del buddista sarebbe la compassione che si potrebbe praticare nella vita quotidiana dei laici. Se prima i buddismo era un movimento meditativo praticati dai monaci che si ritiravano nei boschi, oggi è svolto nelle città dai laici che aprono al culto a Buddha, organizzando pellegrinaggi (diventa RELIGIONE). Quando il buddismo è entrato in Cina si mischia con il Taoismo e in particolare con la religiosità popolare. Quando il buddismo è entrato in Giappone si mischia con lo Scintoismo; le divinità dello Scintoismo diventano anche le divinità del buddismo. Il Buddha è considerato quasi un dio; esercita la funzione di un dio anche se di natura non viene considerato divino. Nella realtà i buddisti del Mahayana venerano Buddha come la manifestazione di Dio. Questo perchè il Buddha avrebbe tre corpi: a)corpo cosmico, universale; b)corpo storico; c)corpo fisico.
- VAJRAYANA (= veicolo della folgore adamantina): si accentua l'interesse per i testi di origine tantrica, l'importanza della trasmissione personale e dei mezzi per il raggiungimento del "risveglio"; es.sistema Ghelugpa del Dalai Lama.
Si pensa che vi esistano una miriade di buddha che lavorino in molteplici universi per il bene di tuttio gli esseri. Il Sutra del Loto proclama che tutte le persone, senza eccezione e in ugual misura, possiedono "la natura di Buddha" e che quindi esiste la possibilità universale di illuminazione per tutti, monaci o laici che siano.
Attualmente il Sutra del Loto viene considerato una lezione di enpowerment; dice un guru contemporaneo della Soka Gaddai: "ci insegna che l'intima decisione di un individuo può trasformare ogni cosa; conferisce espressione definitiva all'infinito potenziale e alla dignità innati in ogni vita umana".
Buddha è una presenza eterna unita fisicamente ai reliquiari (stupa). I sostenitori del mahayana ritengono che la loro via sia in grado di portare tutti alla buddhità (=illuminazione, risveglio). Il tratto più famoso del mahayana è la figura del bodhisattva, una persona che fa il voto di diventare un buddha, allo scopo di portare tutti gli esseri dell'universo fuori dalla sofferenza verso la felicità eterna dell'illuminazione; è una via straordinariamente lunga che comprende miliardi di vite devote (virtuose, generose, etiche, pazienti, perfette, piene di azioni buone, ecc.) allo scopo di liberare tutti gli esseri dal ciclo senza inizio delle reincarnazioni.
Ogni sofferenza per il buddhismo è il risultato della IGNORANZA (= "avijj"; non conoscenza delle 4 verità... che ci risospinge in future forme di esistenze). Per vincere l'ignoranza occorre capire che tutte le cose incluse le persone sono completamente sprovviste di una tale natura e che non esistono come esse appaiono a chi non è illuminato.
Il bodhisattva svolge sia il ruolo di modello, sia di oggetto di devozione; chi ha intrapreso la via del bodhisattva chide aiuto ai bodhisattva più avanzati nella lunga ricerca verso la illuminazione. In Tibet l'eredità dei maestri viene personalizzata e la reincarnazione è volontaria: il maestro realizzato non ha bisogno di reincarnarsi, ma lo fa spinto dalla compassione per aiutare gli altri. Alla sua morte lascia delle indicazioni per essere ritrovato e vengono riconosciuti i suoi successori, nei giovani Tulku che vengono scelti ed educati.
Nel Tibet e in altre tradizioni buddiste si parla di "rinascita" e non di "reincarnazione" affermando che non c'è una entità che dopo la morte trasmigri da una forma di esistenza all'altra, ma il residuo che un essere lascia, dà origine a una forma nuova di esistenza che non è uguale ma completamente diversa della precedente, dipendendo dall'eredità lasciata. Scopo della pratica buddista è di non lasciare eredità, cioè: completa purificazione così da non dare origine a nuove forme di esistenza samsarica.
Il buddhismo tibetano, iniziato in Tibet nel VII sec. d.C., concepisce, ad esempio, un ciclo di vita e di morte in sei regni di rinascita: dèi, semidei, uomini, animali, spiriti famelici e inferni. I regni degli animali, dei fantasmi e degli esseri inferiori sono considerati luoghi di grande sofferenza, mentre i regni divini sono dimore di grande letizia. La reincarnazione nel regno umano implica sia piacere che dolore. Il ciclo del samsara è azionato dal karma, la causa e l'effetto delle azioni. Ogni atto intenzionale sia fisico che verbale o mentale lascia un residuo nel suo agente. Questo residuo come seme produrrà prima o poi un effetto, nel futuro della vita presente o di un altra vita, un effetto in forma di piacere o di dolore per la persona che ha compiuto quell'atto. Esiste un universo morale di "comandamenti" negativi (uccidere, rubare, avere cattiva condotta sessuale, mentire, creare discordia con la maldicenza, usare parole offensive, fare discorsi futili, invidiare, avere il desiderio di nuocere, avere punti di vista erronei come credere che le azioni non abbiano effetti) e "virtù" da seguire (sostenere la vita, fare regali, mantenere un decoro sessuale, ecc.). Queste azioni determinano non solo la qualità della vita presente ma anche il posto della rinascita nella vita successiva. A seconda della gravità di un'azione negativa ci si potrebbe reincarnare in un animale, uno spirito famelico o uno degli inferni caldi o freddi, nei quali il ciclo vitale è particolarmente lungo. C'è sempre una causa karmica unitamente ad un atto di impurità (es. accendere il fuoco su una montagna, accettare cibo da una vedova, ecc.) che hanno contribuito a convertire la cattiva azione passata nell'esperienza di una particolare sventura attuale. Reincarnarsi in un dio o in un uomo nel regno del desiderio è il risultato di azioni virtuose. Ancora più raro è reincarnarsi in un uomo che accesso agli insegnamenti di Buddha, con l'opportunità di praticare il dharma.
Nel buddismo tibetano, il Dalai Lama (= maestro la cui saggezza è grande come l'oceano) non è il capo di tutti ma solo del buddhismo di sistema Ghelugpa della tradizione Vajrayana. L'attuale 14° Dalai Lama ha fondato il "Rime" il cui obiettivo è stato quello di proporre alle diverse scuole tibetane una unità nel rispetto della diversità.
Il buddismo Zen, tipico della Cina e del Giappone, fu occasionato, secondo la tradizione, da un Brahmaraja che porgendo un fiore d'oro a Buddha e chiedendogli di parlare del Dharma ebbe come sua risposta il silenzio e il sorriso. "Zen" in giapponese o "Ch'an" in cinese è l'equivalente di "dhyana" che significa "meditazione, contemplazione". Ognuno deve raggiungere la sua vera natura, il Buddha che è già in lui, latente, attraverso la pratica zen e così "risvegliare" la vera natura. Il motto dello zen è "non pensare, sperimenta". Lo zazen (=restare seduti in meditazione) serve per cogliere una via più ampia, i legami che ci uniscono con l'universo e non una tecnica per raggiungere una condizione speciale della mente o una tecnica per diventare persone con poteri speciali. La scuola "Soto" del maestro Dogen del XII secolo d.C., afferma che il nirvana è questo mondo visto nella sua realtà profonda; per vederlo, non bisogna buttarne via una parte ma occorre la Shikantaza (= spogliarsi del corpo e della mente, trovando l'unità originaria che trascende ogni dualismo). Negli USA a contatto con la "beat generation" lo zen è diventata una via di liberazione anarchica e alla moda... ma in realtà lo Zen è una tradizione con una disciplina molto accentuata.
Il buddismo attira molti perchè a differenza della Chiesa non ha dogmi e tutto è basato sulla esperienza. Inoltre la Liturgia spesso è vissuta più come pratica sociale che non veicolo di affascinazione per la vita spirituale cristiana. Occorre sottolineare che l'induismo, il buddismo... non sono ovviamente la New Age!!!
IL TANTRA BUDDHISTA e la sua PRATICA:
Nel tantrismo tibetano vi sono elementi provenienti dalla religiosità popolare antica e dall'induismo... di conseguenza anche il buddismo tibetano in sè è una realtà molto complessa... Ma parlando del buddismo possiamo dire che il vajrayana (= veicolo adamantino) o mantrayana (= veicolo del mantra) è considerato un approccio esoterico alla via mahayana, poichè la durata del tempo richiesto per acquisire la buddhità può essere abbreviata: dalla lunghezza media di tre periodi di innumerevoli eoni (384x1058anni) alla durata estremamente ridotta di tre anni e tre mesi. Mediante lo yoga della deità, fatto di rituali-visualizzazioni-meditazioni, in cui si immagina se stessi come già pienamente illuminati con un corpo meraviglioso, lingua, mente e aspetto del buddha. La pratica tantrica oltre il conseguimento finale della buddhità conferisce una vasta gamma di poteri magici minori (potere di far soldi; potere di allungarsi la vita; potere di controllare le forze della natura; potere di distruggere i nemici sia umani che non umani; ecc.). Gli yogi che sviluppano questi poteri sono conosciuti come mahasiddha (= grandi adepti): sono molto popolari nella letteratura buddhista tibetana. L'iconografia del buddhismo tantrico è terrificante: maschi e femmine ritratti nell'unione sessuale; divinità con teste di toro adornate di ghirlande di teschi umani esibiscono mannaie e coppe ricavate da crani. Nel simbolismo tantra, la saggezza è la vagina, il metodo è il fallo e la loro unione sessuale è l'illuminazione, conferendo subito la buddhità. Trasgredendo, utilizzando azioni che sono solitamente proibite (es. mangiare carne, bere alcool, avere rapporti sessuali come unione rituale, ecc.) si progredisce velocemente sulla via della illuminazione. Il pantheon tantrico è popolato di divinità buddhiste, indiane, sciamanico-tibetane, ecc. in cui apparentemente è manifesta la presenza del demoniaco nel divino; alcuni sono buddha e bodhisattva nei loro aspetti terrificanti. Nel tantra il maestro o guru ha un ruolo ancora più importante di quello che ha nel buddhismo perchè è un insegnamento segreto (occulto), non adatto a tutti (esoterico) e il guru tantrico che deve essere visto dal suo discepolo come il Buddha, è il depositorio della conoscenza segreta (gnosi). Quando il discepolo è pronto il maestro gli conferisce, come sostituto di Buddha, l'INIZIAZIONE. I tibetani amano dire che l'insegnante è ancora più generoso del Buddha perchè esso è rimasto nel mondo ad insegnare agli esseri ignoranti di questa epoca degenerata.
Nel vajrayàna (= veicolo adamantino), esistono rituali chiamati sadhàna (letteralmente, «mezzi di acquisizione») in cui l'adepto, attraverso una pratica di visualizzazione, "prega" un buddha o un bodhisattva di mostrargli la sua presenza. Molte delle pratiche descritte nei sadhàna implicano la messa in atto di un mondo, il fantastico mondo tempestato di gioielli dei sùtra mahàyàna o il mondo spaventoso dell'oltretomba. Nel sadhàna tantrico, l'adepto manifesta questo mondo attraverso la visualizzazione, attraverso un processo di invito, discesa e identificazione. Generalmente essi hanno due forme. Nella prima, al buddha o al bodhisattva è chiesto di apparire davanti a colui che medita ed è poi da esso adorato con la speranza di riceverne benedizioni. Nell'altro tipo di sadhàna tantrico, colui che medita si immagina già come un buddha pienamente illuminato, un bodhisattva con il corpo, la parola e la mente nobile di un essere illuminato. In entrambi i casi, la divinità centrale della visualizzazione è chiamata yi dam, una parola diffìcile da tradurre in una lingua occidentale. A volte è resa con «divinità tutelare» ma lo yi dam offre molto più che protezione. Lo yi dam è il buddha tantrico con il quale si identifica colui che medita nella meditazione quotidiana e chi è propiziato nei rituali quotidiani. Alcuni yi dam prendono forme pacifìche, adornati di sete e gioielli come un monarca indiano. Altri appaiono in forme spaventose, brandendo armi e circondati di fiamme. I sadhàna tantrici tendono a seguire una sequenza alquanto precisa, che può essere semplice e breve o più dettagliata e prolissa. Sadhàna più elaborati possono includere elementi come la recitazione di una genealogia di guru, la creazione di un cerchio protettivo sorvegliato da divinità spaventose per soggiogare i nemici, la creazione di un mandala corporeo, in cui un pantheon di divinità prende posto in varie parti del corpo di colui che medita.In molti sadhàna, colui che medita è istruito a immaginare luce che si irradia dal corpo e a invitare buddha e bodhisattva da tutte le parti dell'universo. Visualizzandoli schierati nello spazio davanti a sè, colui che medita effettua una serie di pratiche preliminari tipiche, chiamate il settuplice servizio, un componente tipico dei sadhàna, e delle "preghiere" che sono state sviluppate da una liturgia mahàyàna indiana tripartita (la triskandhaka). Prima del settuplice servizio, alle divinità è offerto (sempre in visualizzazione) un bagno e un nuovo abito, e sono trattate proprio come è onorato un ospite in India. Si passa quindi ai settuplice servizio. Il primo dei sette elementi è la reverenza, una espressione di ossequio alle divinità tutte. Il successivo è l'offerta, solitamente la sezione più lunga delle sette parti. Qui si immagina di esibire fantastici doni ai buddha e ai bodhisattva, offrendoli per soddisfare ciascuno dei loro cinque sensi: bellezza delle forme per l'occhio, musica per le orecchie, fragranze per il naso, squisitezze per il palato e sete sensuali per il corpo. L'offerta si conclude spesso con il dono dell'intero universo fisico con tutte le sue meraviglie. Il terzo passo è la confessione delle colpe. Malgrado l'apparente inesorabilità della legge del karma, si crede nondimeno che la sincera confessione di un peccato ai buddha e ai bodhisattva, promettendo di non commetterlo più in futuro e facendo qualche tipo di penitenza purificatrice (solitamente la recitazione di mantra), sia un antidoto al peccato; l'effetto karmico negativo della cattiva azione può quindi essere eluso. Anche il quarto passo, l'ammirazione, è associato alla legge del karma. Si ritiene che la riconoscenza, la lode e il rallegrarsi delle azioni virtuose effettuate da altri, causi l'accumulo dello stesso merito ottenuto dalla persona che ha effettuato la buona azione. Il quinto passo è una supplica ai buddha di non raggiungere il nirvana. Si dice che i buddha abbiano la capacità di vivere per eoni; ma faranno così solo se è chiesto loro; altrimenti, essi scompariranno dal mondo, per morire e raggiungere il nirvana. I sùtra indiani narrano che il Buddha rimproverò il suo attendente Ananda per non avergli fatto una simile richiesta. In Tibet questa supplica di rimanere nel mondo da componente tipica delle preghiere quotidiane si è sviluppata in un genere letterario separato, chiamato shap den; il termine letteralmente significa «piedi saldi», suggerendo con esso che i buddha rimangano con i loro piedi fermamente fissati in questo mondo. In Tibet, comunque, queste preghiere erano composte e recitate per i sostituti durante l'assenza di Buddha, i lama. Preghierè per «piedi saldi» o preghiere di lunga vita sono perciò composte per il proprio maestro. La sesta delle sette azioni segue direttamente la supplica di rimanere nel mondo; è una preghiera ai buddha e ai bodhisattva perchè insegnino il dharma. Il passo finale è l'attribuzione del merito di avere messo in atto tutto questo processo a favore dell'illuminazione di tutti gli esseri.
Colui che medita, quando va a rifugiarsi nei trè gioielli, crea l'aspirazione all'illuminazione, la promessa di raggiungere la buddhità affinchè tutti gli esseri dell'universo siano liberati dalla sofferenza, dedicando le pratiche precedenti e le successive in vista di tal fine.Il meditante coltiva poi i quattro atteggiamenti di amore, compassione, gioia ed equanimità, prima di meditare sulla vacuità e di recitare il mantra purificatore, "om svabhàvasuddhàh sarvadharmàh svabhàvasuddho 'ham" (= «Om, naturalmente puri sono tutti i fenomeni, naturalmente puro sono io»), comprendendo che la vacuità è la natura primordiale di tutte le cose, tanto del mondo immobile che degli esseri che si muovono su di esso. Fuori da questa vacuità, il praticante crea successivamente il mandala.Colui che medita crea qui un universo immaginario al di fuori della vacuità. Le fondamenta si compongono di quattro elementi: vento, fuoco, acqua e terra (rappresentati da sillabe sanscrite). Sopra di esse, colui che medita visualizza il mandala. Il termine sanscrito mandala significa semplicemente cerchio, ma nel contesto del sadhàna tantrico un mandala è il luogo in cui risiede un buddha, un palazzo straordinario abitato dai buddha e dalle loro consorti, dai bohisattva e dai protettori.II mandala è il mondo perfetto che il meditante cerca di manifestare e quindi di occupare, sia identificandosi con la divinità centrale sia facendo offerte. Si ritiene essenziale che la visualizzazione sia effettuata in ogni preciso dettaglio, con la chiara identificazione di ogni elemento, dai rivestimenti di seta agli ornamenti dorati. E oltremodo necessario per colui che medita immaginare il fantastico palazzo del buddha, il mandala, da lui o da lei occupato, osservando i bodhisattva particolari, i protettori, gli dèi e le dee situate in ogni parte delle dimore a più livelli. Parte di questa visualizzazione si compie con la descrizione dei dettagli dello stesso testo tantrico. Tuttavia, a coloro che meditano è consigliato di studiare una immagine visuale di un buddha particolare e del suo mandala, e questo è uno degli utilizzi per cui i dipinti e le statue sono posti davanti ai meditanti durante la pratica meditativa. Dipinti e statue non sono considerati funzionali in qualsiasi contesto, ma sono spesso oggetto di semplice devozione, fìno al momento in cui non sono consacrati con una cerimonia speciale, per cui il dharmakaya è chiamato a discendere e ad animare una icona.
Nel passo successivo del sadhàna il praticante anima chi risiede nel mandala suscitando realmente i buddha e i bodhisattva, chiamati «esseri di saggezza» (ye shes sems dba jnànasattva), a discendere e a unirsi con i loro duplicati immaginari, gli «esseri della promessa» (dam ishigs sems dba samayasattva). La luce che irradia dal cuore del meditante attrae gli esseri di saggezza nel mandala, attraverso offerte e la recitazione del mantrajah hùm barn hoh. I residenti sono quindi più volte benedetti con le trè sillabe: una bianca om alla testa incoronata, una rossa ah alla gola e una blu hùm al cuore.
Con la visualizzazione preliminare ora completa, si è pronti per la fase della meditazione centrale del sadhàna, e questo varia a seconda dell'obiettivo del sadhàna. Generalmente, offerte e preghiere sono fatte per una serie di divinità alle quali si chiedono benefìci, accompagnate al tempo stesso da recitazioni di mantra idonei. Alla fine della seduta, colui che medita fa delle offerte mentali all'assemblea prima di invitarla a partire: a quel punto, l'intera visualizzazione - il palazzo e i suoi residenti - si dissolve nella vacuità. Il sadhàna termina con una consacrazione del merito derivato dalla pratica a beneficio di tutti gli esseri.
Da questa breve osservazione della dottrina e della pratica buddhista, si manifestano vari elementi distintivi del buddhismo tibetano. Anzitutto, il buddhismo tibetano è l'ultimo a svilupparsi fra i principali buddhismi nazionali, avendo così accesso a un più largo corpus di letteratura buddhista indiana, più esteso di quello a cui hanno avuto accesso, per esempio, la Cina o il Giappone. Come già detto, questa letteratura include i sàstra e i tantra, cosicchè il buddhismo tibetano si caratterizza generalmente per essere basato sui sàstra per quanto riguarda la dottrina e sui tantra per quanto riguarda la pratica. Tuttavia, è importante sottolineare che alcuni elementi centrali della pratica, come la regola monastica e le tecniche per l'aspirazione compassionevole del bodhisattva alla buddhità, sono delineate nei sàstra. Inoltre, tutte le «sètte» del buddhismo tibetano hanno sviluppato sofisticate tradizioni scolastiche di esegesi tantrica. In secondo luogo, i tibetani hanno avuto contatti con un maggior numero di figure della più recente tradizione buddhista indiana per oltre un secolo e i legami con queste figure, come Atisa e Niguma, restano elementi di forza della tradizione. In terzo luogo, il Tibet era forse culturalmente il meno evoluto delle maggiori nazioni buddhiste al tempo dell'introduzione del buddhismo, se misuriamo la cultura in termini di linguaggio scritto, letteratura e struttura dello Stato. L'introduzione del buddhismo incontrò resistenza ma con la conclusione della stirpe regale nell'842, fu dato il via libera perchè esso divenisse l'ideologia dominante di tutta l'area culturale centroasiatica. In conclusione, il buddhismo tibetano è la sola forma maggiore di buddhismo a continuare in maniera abbastanza tradizionale all'inizio del secolo ventunesimo.
Tuttavia gli ebrei non vollero mai accettare l'idea di una reincarnazione e nei loro scritti la rifiutarono totalmente. Per esempio, il Salmo 39, che è una meditazione sulla brevità della vita, dice: "Distogli il tuo sguardo, che io respiri, prima che me ne vada e più non sia" (v. 14). E il Salmo 49, riflettendo sul medesimo destino che attende i ricchi e i poveri, aggiunge: "Il sepolcro sarà loro casa per sempre, loro dimora per tutte le generazioni" (v. 12). Anche il povero Giobbe, durante la sua terribile malattia, supplica Dio, che ritiene colpevole della sua sofferenza: "Lasciami, sì ch'io possa respirare un poco prima che me ne vada, senza ritornare, verso la terra delle tenebre e dell'ombra di morte" (10,21-22).
La credenza secondo la quale nasciamo una sola volta appare ugualmente in due episodi della vita del re Davide. Laprima, quando una donna,in un'udienza concessale, lo fa riflettere: "Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata in terra, che non si può più raccogliere" (2 Sam 14, 14). La seconda, quando alla morte di suo figlio, il monarca esclama: "Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo... Ma ora che egli è morto, perche digiunare? Posso io,farlo ritornare? lo andrò da lui, ma lui non tornerà da me" (2 Sam 12, 22-23). Vediamo, allora, che nell' Antico Testamento, anche quando non si conosceva l'idea della risurrezione, già si sapeva almeno che dalla morte non si torna mai più sulla Terra.
Tuttavia fu verso l'anno 200 a.C. che si chiarì per sempre il tema dell' aldilà. In quell 'epoca penetrò nel popolo ebraico la fede nella risurrezione e venne definitivamente scartata la possibilità della reincarnazione. Secondo questa innovativa credenza, quando una persona muore, recupera immediatamente la vita. Ma non sulla Terra, bensì in un'altra dimensione chiamata "I'eternità". E comincia a vivere una vita differente, senza limiti di tempo nè dì spazio. Una vita che non può mai morire. E' la cosiddetta vita eterna. Questo insegnamento appare per la prima volta, nella Bibbia, nel libro di Daniele. Lì, un angelo rivela questo gran segreto: "Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna egli altri alla vergogna e per l'infamia eterna" (12,2). Pertanto, rimane evidente che il passo che segue immediatamente la morte è la vita eterna, la quale sarà felice per i buoni e dolorosa per i peccatori. Comunque sarà eterna.
La seconda volta che la incontriamo è in un racconto nel quale il re Antioco IV di Siria tortura sette fratelli giudei per obbligarli ad abbandonare la loro fede. Mentre il secondo moriva, disse al re: "Tu... ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo... ci risusciterà a vita nuova ed eterna" (2Mac 7, 9). E, morendo, il settimo esclamò: "Già ora i nostri fratelli, che hanno sòpportato breve tormento, hanno conseguito da Dio l'eredità della vita eterna" (2Mac 7, 36). Per l' Antico Testamento, dunque, risulta impossibile tornare alla vita terrena dopo la morte. Per quanto breve e dolorosa sia stata l' esistenza umana, dopo la morte comincia la risurrezione.
Gesù Cristo, con la sua autorità di Figlio di Dio, confermò ufficialmente questa dottrina. Con la parabola del ricco Epulone (cf. Lc 16, 19-31), raccontò come, essendo morto un povero mendicante chiamato Lazzaro, gli angeli, lo portarono immediatamente al Cielo. In quegli stessi giorni morì anche un uomo ricco e insensibile e fu portato all'Inferno per essere tormentato dalle fiamme di fuoco. Gesù non dìsse chè quest'uomo ricco doveva reincarnarsi per scontare i suoi numerosi peccati sulla Terrà. Al contrario, la parabola spiega che, per aver utilizzato in maniera ingiusta i molti beni che aveva ricevuto sulla Terra, doveva "ora" (ossia, nell'aldilà, nella vita eterna e non sulla Terra) scontare le sue colpe (cf. v. 25).
Il ricco, disperato, supplica che sia permesso a Lazzaro di tornare sulla Terra, poiche ha cinque fratelli peccatori tanto quanto lui, al fine di avvertirli su cosa li attende se non cambiano vita (cf. v. 27-28). Tuttavia gli rispondono che non è possibile, poiche tra questo mondo e l'altro c'è un abisso che nessuno può attraversare (cf. v.. 26). Il ricco condannato viene preso giustamente dall'angoscia alla conferma che anche i suoi fratelli hanno una sola vita da vivere, un'unica possibilità, un'unica opportunità per dare un senso alI' esistenza.
Mentre Gesù moriva sulla croce, racconta il Vangelo che uno dei ladroni crocifisso al suo fianco gli abbia dettò: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno". Se Gesù avesse ammesso la possibilita dèlla reincarnazione, avrebbe dovuto dirgli: "Sii paziente, i tuoi crimini sono molti; devi passare attraverso varie reincarnazioni fino a purificarti completamente". Ma la sua ri- sposta fu: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso" (Lc 23,43).
Se "oggi" sarebbe stato in Paradiso, è perche mai pìù poteva tornare a nascere in questomondo.
Anche San Paolo rifiuta la reincarnazione. Infatti, scrivendo ai Filippesi, dice loro: "Sono messo alle strette infatti fra queste due cose. Da una parte il desiderio di essre sciolto dal corpo per essere con Cristo...; d'altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne" (1, 23-24). Se avesse creduto possibile la reincarnazione, sarebbero stati inutili i suoi desideri di morire, giacche sarebbe tornato a incontrarsi con la frustrazione di una nuova vita terrena.
E spiegando ai Corinzi cosa succede nel giorno della nostra morte, dice loro: "Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale" (1 Cor .15, 42-44).
Può allora un cristiano credere nella reincarnazione? Evidentemente no. L'idea di prendere un altro corpo e tornare sulla Terra dopo la morte è assolutamente incompatibile con gli insegnamenti della Bibbia. L'affermazione biblica più decisiva e lapidaria che la reincarnazione non possa essere sostenuta è contenuta nella lettera agli Ebrei: "... .è stabilito che gli uomini muiano una sola volta, dopo di che viene il gidizio" (9,27).
Tuttavia non solo le Sacre Scritture impediscono di credere nella reincamazione, ma anche il senso comune. Infatti, che essa spieghi le simpatie e le antipatie tra le persone, le discordie dei matrimoni, le disparità nell'intelligenza della gente o le morti precoci, ormai non è seriamente accettato da nessuno. La psicologia moderna ha aiutato a chiarire, in modo scientifico e definitivo, il perchè di queste ed altre strane manifestazioni della personalità umana, senza che si debba ricorrere alla credenza nella reincarnazione. La reincamazione, pertanto, è una dottrina sterile, in- compatibile con la fede cristiana, propria di una mentalità primitiva, distruttrice della speranza nell'altra vita, inutile per dare risposte agli enigmi della vita e cosa peggiore, pericolosa in quanto è un invito all'irresponsabilità. Infatti, se uno crede che avrà altre vite in più oltre a questa, non si farà molti problemi sulla vita presente, ne porrà un grande impegno in ciò che fa, nè gli importeranno troppo le sue azioni. Tanto penserà sempre che lo attendono altre reincarnazioni per migliorare le manchevolezze di questa. Se invece, uno sa che il miracolo dell'esistenza non si ripeterà, che ha solamenteuna vita per concretizzare i suoi sogni, solamenti questi anni per realizzarsi, allora sarà molto attento a non sprecare il tempo. Prima che cali il sipario della vita, Dio ci regala l'unico tempo che avremo, per riempirlo con le migliori opere d'amore di ogni giorno.
La Reincarnazione afferma:
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In realtà è Gesù l'unico che salva, non tutti si salvano, esiste l'inferno. Gesù, che è Dio, si è fatto uomo per vincere il Peccato. Esiste una sola vita (cf. LG.8: "unico corso della nostra vita terrena"). Per noi cristiani il rapporto con Dio è personale, una relazione di comunione dove la creatura rimane distinta ma non separata di fronte a Dio. |
Reincarnazione o risurrezione?
"Con la parola reincarnazione...viene denominata una dottrina la quale sostiene che l'anima umana dopo la morte assume un altro corpo e, in tal modo, s'incarna di nuovo. Si tratta di una concezione nata nel paganesimo, la quale, poichè contraddice completamente la Sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa è stata sempre rifiutata dalla fede e dalla teologia cristiane. La reincarnazione si diffonde oggi ampiamente nel mondo, anche in quello occidentale, e tra moltissimi che si autodefiniscono cristiani...La facilità con cui molti accettano la reincarnazione forse si deve in parte a una reazione spontanea ed istintiva contro il montante materialismo...Dal punto di vosta antropologico il cristianesimo difende una dualità, la reincarnazione un dualismo, in cui il corpo è un mero strumento dell'anima, che viene abbandonato dopo ogni esistenza terrena, per prenderne un altro del tutto diverso. Nel campo escatologico, il reincarnazionismo rifiuta la possibilità di una condanna eterna e l'idea della resurrezione della carne. Ma il suo errore principale consiste nella negazione della soteriologia cristiana. L'anima si salva attraverso un proprio sforzo. In questo modo sostiene una soteriologia autoredentrice, del tutto opposta alla soteriologia eteroredentrice cristiana. Ebbene, se si sopprime l'eteroredenzione, non si può più parlare di Cristo redentore...Con questo punto centrale sta in piedi o cade la dottrina sulla Chiesa, i sacramenti e la grazia" (Commissione Teologica Internazionale, Alcune questioni attuali riguardanti l'escatologia, 1992, par.9-10).
"La risposta alla dottrina della reincarnazione non consiste nel condannare altre persone a causa delle loro opinioni. Ma la risposta consiste nel riscoprire i valori cristiani. Le verità positive del cristianesimo, che offrono l'alternativa cristiana all'idea della reincarnazione della nuova religiosità, sono, fra le altre, la fede nella resurrezione della carne, precisamente di quella carne che abbiamo ricevuto una volta per sempre; la comprensione cristiana del corpo umano; la vigilanza come qualità, Gesù la esigeva, nutrita dalla coscienza che ogni momento è irrevocabile; il perdono dei pecati che è immediato e totale, anche senza che l'uomo l'abbia meritato, per mezzo della riconciliazione; la dignità dell'individuo come immagine di Dio, e i diritti irrinunciabili della coscienza" (mons. H. L. Martensen, vescovo di Copenaghen, Reincarnazione e dottrina cattolica. La Chiesa di fronte alla reincarnazione, Cristianità, Piacenza 1993).
BIBLIOGRAFIA
Casale Sciarra Barbara, Buddha e buddismo, in Dossier Gris, II serie, N°6, di Presenza Cristiana, novembre 2005.
Donald S.-Lopez JR., Il Buddhismo tibetano, ed Elledici, Torino 2003
Gatto Trocchi C., I nuovi movimenti religiosi, ed Queriniana, Brescia 2000
AA.VV., Gli dei, ed. Dehoniane (testo tratto dalla videocassetta, N°1/4).


