Il fenomeno delle sette o Nuovi Movimenti Religiosi: sfida pastorale (1986)
A cura del Segretariato per l'unione dei cristiani, del Segretariato per i non cristiani, del Segretariato per i non credenti e del Pontificio Consiglio della Cultura. Vaticano, 3 maggio 1986
Per rispondere a una preoccupazione manifestata da varie Conferenze episcopali, uno studio sulla presenza e sull'attività di «sette», «nuovi movimenti religiosi», «culti»… è stato compiuto dal Segretariato per l'unione dei cristiani, dal Segretariato per i non cristiani, dal Segretariato per i non credenti e dal Pontificio Consiglio della Cultura. Questi dicasteri, come pure la Segreteria di Stato, da un certo tempo erano anch'essi preoccupati a questo riguardo.
In un primo momento, nel febbraio 1984, il Segretariato per l'unione dei cristiani inviò, a nome di questi quattro dicasteri, alle Conferenze episcopali e agli organismi consimili un questionario, allo scopo di raccogliere informazioni e indicazioni approfondite per favorire un'azione episcopale e ulteriori indirizzi di ricerca. Nell'ottobre 1985 numerose risposte erano giunte dalle Conferenze episcopali di tutti i continenti e dagli organismi episcopali regionali. Alcune risposte comprendevano un'informazione particolareggiata da parte di singole diocesi ed erano accompagnate da lettere pastorali, opuscoli, articoli e studi.
È impossibile, ovviamente, riassumere la vasta documentazione ricevuta, che peraltro dovrebbe continuamente venire aggiornata quale base per una risposta pastorale costruttiva alla sfida rappresentata dalle sette, dai Nuovi Movimenti Religiosi e dai «culti». Il presente rapporto può solo tentare di offrire un primo quadro generale, e si basa su le risposte e sulla documentazione ricevute . Il rapporto è così suddiviso: 1. Introduzione; 2. Motivi dell'espansione di questi movimenti e gruppi; 3. Sfide e approcci pastorali; 4. Conclusione; 5. Invito del sinodo 1985; 6. Temi per ulteriori studi e ricerche; 7. Sezione bibliografica; 8. Appendici.
1.1. Che cosa sono le sette? Che s'intende per «culto»? Nell'affrontare l'argomento, è importante tenere presente che esiste una difficoltà a proposito dei concetti, delle definizioni e della terminologia. I termini «setta» e «culto» sono alquanto spregiativi e sembrano implicare un giudizio di valore piuttosto negativo. Si possono preferire termini più neutri come «nuovi movimenti religiosi», «nuovi gruppi religiosi». È difficile definire questi «nuovi movimenti» o «gruppi» distinti dalle Chiese e dalle comunità ecclesiali o dai «movimenti legittimi all'interno di una Chiesa». Giova in primo luogo distinguere le sette di origine cristiana da quelle derivanti da altre religioni o da un certo umanesimo.Non di rado il problema diventa più delicato quando si tratta di distinguere queste sette di origine cristiana dalle Chiese, dalle comunità ecclesiali o dai movimenti legittimi all'interno delle Chiese. Quest'ultima distinzione è però importantissima.
Infatti lo spirito settario, cioè un atteggiamento d'intolleranza unito a un proselitismo aggressivo, non è necessariamente il fatto costitutivo di una «setta» e, in ogni caso, non è sufficiente a caratterizzarlo. Uno spirito del genere può riscontrarsi nei gruppi di fedeli appartenenti a Chiese o a comunità ecclesiali. Questi gruppi cristiani di spirito settario possono evolversi grazie a un approfondimento della loro formazione e a contatti con altri cristiani. Possono, così, progredire verso un atteggiamento più «ecclesiale». Il criterio di distinzione tra sette di origine cristiana e Chiese e comunità ecclesiali potrebbe forse ricercarsi nella fonte dell'insegnamento di questi gruppi. Ad esempio, quelli che associano alla Bibbia altri «libri rivelati», altri «messaggi profetici» o che dalla Bibbia sopprimono alcuni suoi libri protocanonici o ne alterano radicalmente il contenuto. Una delle risposte al questionario tenta di descrivere le sette nel modo seguente:
«Per ragioni pratiche, un "culto" o una setta viene talora definito come "qualsiasi gruppo religioso avente una visione del mondo peculiare propria derivante, ma non identica, dagli insegnamenti di una delle principali religioni del mondo"». Qui consideriamo gruppi particolari che sono di solito visti come una minaccia per la libertà degli uomini e per la società in generale; questi culti e sette vengono anche descritti come aventi un certo numero di comportamenti peculiari a loro comuni. Sono per lo più autoritari nella loro struttura; fanno ricorso a un certo lavaggio del cervello e a un controllo mentale; praticano una coercizione collettiva e ispirano sensi di colpa e di paura, ecc. Lo studio fondamentale su tali aspetti caratteristici è stato pubblicato da un americano, DAVE BREESE, Know the Marks of Cults, Victor Books, Wheaton 1975.
1.2. A prescindere però dalla difficoltà nel discernere tra sette di origine cristiana e Chiese, comunità ecclesiali o movimenti cristiani, le risposte al questionario rivelano una notevole imprecisione nella terminologia; imprecisione dovuta spesso a una scarsa conoscenza delle altre Chiese e comunità ecclesiali. Ne deriva talora una tendenza a chiamare sette tutte le comunità cristiane che non sono in piena comunione con la Chiesa Cattolica. Infine, per alcuni sono i gruppi di seguaci di altre grandi religioni (induismo, buddhismo, ecc.), ma scarsamente diffusi nel loro Paese.
A parte queste imprecisioni di discernimento, e quindi di terminologia, quasi tutte le Chiese locali avvertono l'emergere e il rapido proliferare di ogni sorta di Nuovi Movimenti Religiosi o pseudoreligiosi, gruppi o esperienze. Il fenomeno viene considerato da quasi tutti coloro che hanno risposto al questionario come un problema serio, o da.parte di alcuni allarmante; solo in un ristrettissimo numero di Paesi tale problema sembra che non si ponga (specialmente in quelli a prevalenza islamica).
1.3. Il fenomeno si sviluppa rapidamente, in molti luoghi con un certo successo. Ciò crea problemi pastorali, il più immediato dei quali è spesso di sapere come comportarsi con un membro di una famiglia cattolica che sia stato coinvolto in una setta. Il parroco o l'operatore pastorale locale o il consulente, di solito e in primo luogo devono aver cura dei parenti e degli amici di quella persona. Spesso il soggetto non può essere direttamente avvicinato, sia per offrirgli qualche consiglio, sia per aiutare un ex membro a reintegrarsi nella società o nella Chiesa. Ciò, infatti, richiede competenza ed esperienza psicologiche.
1.4. Il gruppo più vulnerabile e, sembra, il più colpito è soprattutto quello dei giovani. Più essi sono «senza legami», disoccupati, inattivi nella vita parrocchiale o nel lavoro parrocchiale volontario, provenienti da un ambiente instabile o appartenenti a minoranze etniche, dimoranti in luoghi piuttosto lontani dall'influsso della Chiesa, ecc., più essi sembrano essere un bersaglio adatto al proselitismo dei nuovi movimenti e gruppi. Non sono però solamente i «bersagli» a essere manifestamente vulnerabili, poichè talune sette sembrano trovare i loro adepti tra gli adulti; mentre altre prosperano nelle famiglie di elevato tenore di vita economica e culturale. In questo contesto si deve fare menzione dei campus universitari, che sembrano spesso essere un terreno favorevole per la moltiplicazione delle sette o per i loro tentativi di reclutamento. Rapporti difficili con il clero o situazioni matrimoniali irregolari possono pure condurre a una rottura con la Chiesa e al passaggio a un nuovo gruppo.
Pochissimi sembrano entrare in una setta per motivi disonesti. L' accusa maggiore che si può rivolgere alle sette è forse che spesso esse abusano delle buone intenzioni e dei desideri delle persone insoddisfatte. Esse, infatti, ottengono maggior successo là dove la società o la Chiesa non sono riuscite a rispondere a quelle intenzioni o a quei desideri.
1.5. Le cause del loro successo relativo tra i cattolici sono evidentemente molteplici e si possono individuare a vari livelli. Anzitutto vi sono i bisogni e le aspirazioni che un individuo ritiene di non poter soddisfare nella propria Chiesa; poi, le tecniche di reclutamento e di formazione delle sette; e, infine, anche ragioni estranee all'appartenenza alla Chiesa o ai nuovi gruppi: interessi economici, interessi o pressioni politiche, semplice curiosità, ecc.
Una valutazione di questi motivi può essere fatta solamente all'interno del contesto del tutto particolare in cui essi emergono. Tuttavia, i risultati di una valutazione generale (e a ciò mira il nostro rapporto) Possono manifestare e di fatto manifestano una gamma di motivi «particolari», che in pratica si rivelano essere veramente universali. L'accresciuta interdipendenza nel mondo contemporaneo può essere una delle cause di tale «universalità». Il fenomeno sembra essere sintomatico delle strutture spersonalizzanti dell'odierna società, create in Occidente e ampiamente esportate nel resto del mondo, che creano molteplici situazioni di crisi a livello sia individuale sia sociale. Queste situazioni di crisi rivelano bisogni diversi, aspirazioni e problemi che esigono, ognuno, risposte concrete adeguate. Le sette pretendono di avere e dare risposte; e lo fanno nello stesso tempo sul piano sia affettivo sia intellettuale, rispondendo molte volte ai bisogni affettivi in maniera da obnubilare le facoltà intellettuali.
Questi bisogni e queste aspirazioni di base si possono descrivere come altrettante espressioni della ricerca umana d'integralità e di armonia, di partecipazione e di realizzazione a ogni livello dell'esistenza e dell'esperienza umana: altrettanti tentativi per giungere alla ricerca umana della verità e del significato, la ricerca dei valori costitutivi che in certe epoche della storia (tanto collettiva quanto individuale) sembrano essere nascosti, distrutti o smarriti, per persone che sono sconvolte da un rapido cambiamento, da un accentuato stress, dalla paura, ecc.
1.6. Le risposte al questionario mostrano che il fenomeno va considerato non tanto come un pericolo per la Chiesa (ancorchè molti corrispondenti vedano il proselitismo piuttosto aggressivo delle sette come un problema grave), ma piuttosto come una sfida pastorale. Alcuni corrispondenti osservano anche che, pur preservando sempre la nostra propria integrità e onestà, dobbiamo ricordare che ogni gruppo religioso ha il diritto di professare la propria fede e di vivere secondo la propria coscienza; che nelle relazioni che intratteniamo individualmente con i gruppi, abbiamo il dovere di procedere secondo i principi del dialogo religioso formulati dal Concilio Vaticano II e dai susseguenti documenti della Chiesa; che si deve ricordare il rispetto dovuto a ogni persona; che il nostro atteggiamento verso i credenti sinceri dev'essere di comprensione e di apertura, e non di condanna.
Le risposte al questionario rivelano un immenso bisogno d'informazione e di educazione.
2 Motivi dell' espansione di questi movimenti e gruppi
(riassunto di questo capitolo)
Situazioni di crisi o di vulnerabilità generale possono rivelare e/o produrre bisogni e aspirazioni che diventano motivazioni di base per volgersi verso le sette. Si manifestano dopo tutto a livello sia intellettuale sia affettivo e presentano caratteri comuni, cioè sono incentrati sul «se stesso» nel rapporto con gli «altri» (sociale), col passato, col presente, col futuro (culturale, esistenziale) e col trascendente (religioso). Tali livelli e tali dimensioni sono in correlazione. Questi bisogni e queste aspirazioni possono venire raggruppati sotto nove titoli principali; anche se assai spesso i casi individuali possono sovrapporsi. Per ogni gruppo di «aspirazioni», indichiamo ciò che le sette sembrano offrire; tuttavia, benchè le cause principali di successo vadano comprese in questa prospettiva, occorre anche tenere presenti i metodi di reclutamento e le tecniche d'indottrinamento di molte sette (cf. più sotto, 2.2).
Bisogni e aspirazioni: quello che le sette sembrano offrire
2.1.1. La ricerca dell'appartenenza (senso della comunità)
La struttura di molte comunità è stata distrutta; i tradizionali modi di vita, disgregati; i focolari, disuniti; gli uomini si sentono sradicati e soli. Di qui un bisogno di appartenenza. Termini utilizzati nelle risposte: appartenenza, amore, comunità, comunicazione, calore, rapporto, cura, supporto, amicizia, affetto, fraternità, aiuto, solidarietà, incontro, dialogo, consolazione, accettazione, comprensione, partecipazione, vicinanza, mutualità, stare insieme (togetherness), riconciliazione, tolleranza, radici, sicurezza, rifugio, protezione, salvezza, riparo, focolare.
Le sette sembrano offrire: calore umano, attenzione e sostegno nelle piccole comunità unite; condivisione di un fine e di fraternità; attenzione verso gli individui; protezione e sicurezza, specie nelle situazioni di crisi; risocializzazione di individui emarginati (per esempio, i divorziati); un gruppo che spesso pensa per l'individuo.
2.1.2. La ricerca di risposte
Nelle situazioni complesse e confuse vi è ovviamente i una ricerca di risposte e di soluzioni.
Le sette sembrano offrire: risposte semplici e bell'e pronte a domande e situazioni complicate; versioni semplificate e parziali delle verità e dei valori tradizionali; una teologia pragmatica, una teologia di successo, una teologia sincretista proposta come «nuova rivelazione»; una «nuova verità» per persone che spesso conoscono poco l'«antica» verità; direttive ben chiare; un appello a una superiorità morale; prove di elementi «soprannaturali»: glossolalia, trance, medium, profezie, possessione, ecc.
2.1.3. La ricerca d'integrità (holism)
Molti sembrano non ritrovarsi più con se stessi, con gli altri, con la propria cultura e il proprio ambiente. Sperimentano la rottura. Sono stati feriti dai genitori o dai professori, dalla Chiesa o dalla società. Si sentono esclusi. Vogliono una visione religiosa che possa armonizzare tutto e tutti; un culto che dia spazio al corpo e all'anima, alla partecipazione, alla spontaneità e alla creatività. Vogliono essere guariti, anche nel corpo (i corrispondenti africani insistono particolarmente su questo punto).
Termini adoperati nelle risposte: guarigione, integralità, integrazione, integrità; armonia, pace, riconciliazione, spontaneità, creatività, partecipazione. Le sette sembrano offrire: un'esperienza religiosa soddisfacente; pongono l'accento sulla salvezza, sulla conversione; un luogo per sensazioni ed emozioni, per la spontaneità (ad esempio, nelle celebrazioni liturgiche); la guarigione fisica e spirituale; un aiuto per i problemi della droga e dell'alcool; un certo rapporto con la vita.
2.1.4. La ricerca dell'identità culturale
Quest'aspetto è strettamente connesso col precedente. In numerosi Paesi del Terzo Mondo la società stessa si trova fortemente dissociata dai valori culturali e sociali (e religiosi) tradizionali; lo stesso avviene per i credenti.
I principali termini adoperati nelle risposte sono: inculturazione/incamazione, alienazione, modemizzazione.
Le sette sembrano offrire: ampio spazio all'eredità religioso-culturale tradizionale, alla spontaneità, alla partecipazione; uno stile di preghiera e di predicazione strettamente legato alle caratteristiche e alle aspirazioni delle persone.
2.1.5. Il bisogno di essere riconosciuto, di essere speciale
Le persone hanno bisogno di uscire dall'anonimato, di costruirsi un'identità, di sentire che sono particolari, in un modo o nell'altro, e non solo un numero o un membro senza volto tra la folla. Le grandi parrocchie o congregazioni, i rapporti amministrativi e il clericalismo lasciano poco spazio per avvicinare ogni persona individualmente e nella sua situazione personale. Termini utilizzati nelle risposte: stima di se, affermazione, possibilità, «rapporti con», partecipazione.
Le sette sembrano offrire: una certa cura per l'individuo; eguali possibilità di ministero e di direzione, di partecipazione, di espressione; una possibilità di sviluppare il proprio potenziale; l'opportunità di appartenere a un gruppo elitario.
2.1.6. La ricerca della trascendenza
Ciò esprime un bisogno spirituale molto profondo, una motivazione ispirata a ricercare qualcosa dietro l'evidenza, l'immediato, il familiare, il controllabile, il materiale; per trovare una risposta agli interrogativi ultimi della vita; qualcosa che possa cambiare la propria esistenza in una maniera significativa. Ciò rivela un senso del mistero, del misterioso; una preoccupazione per ciò-che-deve-venire; un interesse per il messianismo e il profetismo. Spesso le persone in questione non sono coscienti di ciò che la Chiesa può offrire, o sono apparentemente scoraggiate da ciò che ritengono un'insistenza unilaterale sulle questioni morali, o dagli aspetti istituzionali della Chiesa. Una risposta parla di «ricercatori privati»:
«La ricerca suggerisce che una sorprendente e ampia proporzione di persone ammettono, se interrogate, di avere provato una specie di esperienza religiosa o spirituale, dicendo che ciò ha cambiato in maniera piuttosto significativa la loro vita, e aggiungono più pertinentemente che a nessuno mai hanno parlato di tale esperienza. ..Molti giovani dicono che hanno avuto paura che li si prendesse in giro o che li si giudicasse strambi se avessero affrontato l'argomento di quell'esperienza spirituale o religiosa e che spesso avevano trovato difficile discuterne con professori o sacerdoti, e che si erano ritrovati soli a rispondere alle domande più ultime e più importanti».
I termini utilizzati nelle risposte: trascendenza, sacro, mistero, mistica, meditazione, celebrazione, adorazione, verità, fede, spiritualità, significato, scopo, valori, simboli, preghiera, libertà, risveglio, convinzione.
Le sette sembrano offrire: la Bibbia e un'educazione biblica; un senso della salvezza; i doni dello Spirito, meditazione, realizzazione spirituale. Certi gruppi offrono non solo la possibilità di esprimere e di approfondire le domande ultime in un contesto sociale «protetto», ma anche un linguaggio e concetti per farlo, come anche una somma di risposte chiare e relativamente non ambigue.
2.1.7. Il bisogno di una direzione spirituale
Può esservi una mancanza di aiuto da parte dei genitori nelle famiglie di «coloro che sono alla ricerca», o una mancanza di direzione, di pazienza, d'impegno personale da par te dei responsabili della Chiesa o degli educatori.
I. termini utilizzati nelle risposte: direzione, devozione, impegno, affermazione, comando, guru.
Le sette sembrano offrire: direzione e orientamento da parte di capi carismatici. La persona del maestro, del capo, del guru, svolge un ruolo importante nell'unire i discepoli. Talora, non vi è solamente sottomissione, ma una devozione quasi isterica a un capo spirituale influente (messia, profeta, guru).
2.1.8. Il bisogno di visione
Il mondo d'oggi è un mondo interdipendente di ostilità e di conflitto, di violenza e di paura della distruzione. Le persone si sentono inquiete riguardo al futuro; spesso disperate, senza aiuto e senza potere. Cercano segni di speranza, un modo per uscirne. Certuni hanno il desiderio, talora vago, di migliorare il mondo. I termini adoperati: visione, risveglio, impegno, novità, un ordine nuovo, un'uscita, alternative, scopi, speranza.
Le sette sembrano offrire: una «nuova visione» di sè, dell'umanità, della .storia, del cosmo. Promettono l'inizio di una nuova epoca, di una nuova era.
2.1.9. Il bisogno di partecipazione e di impegno
Quest'aspetto si riallaccia strettamente a quello precedente. Molti di «coloro che sono alla ricerca» (seekers) non provano solamente il bisogno di una visione della società mondiale attuale e del futuro; vogliono anche partecipare alle decisioni, alle previsioni, alle realizzazioni. Le principali espressioni utilizzate sono: partecipazione, testimonianza attiva, costruzione, elite, impegno sociale.
Le sette sembrano offrire: una missione concreta per un mondo migliore, un invito a una donazione totale, una partecipazione a più livelli.
Riassumendo, possiamo dire che le sette sembrano vivere in virtù di ciò che credono, con una convinzione, una devozione e un impegno vigorosi (e spesso magnetici). Vanno verso le persone, là dove operano, in maniera calorosa, personale e discreta, facendo uscire l'individuo dall'anonimato, promuovendo la partecipazione, la spontaneità, la responsabilità, l'impegno… seguendo le persone in maniera intensa con molteplici contatti, con visite domiciliari, con un sostegno e una direzione continua. Aiutano le persone a reinterpretare la propria esperienza, a riaffermare i propri valori e ad affrontare le domande essenziali in seno a un sistema inglobante. Di solito fanno un uso convincente della parola: predicazione, letteratura, mass-media (per i gruppi cristiani, forte insistenza sulla Bibbia); e spesso anche ministero di guarigione. In breve, presentano se stesse come l'unica risposta, la «buona novella» in un mondo caotico.
Se tutto ciò ha una parte notevole nel successo delle set te, esistono tuttavia anche altre ragioni, come, ad esempio, le tecniche di reclutamento e di formazione e le procedure d'indottrinamento, cui spesso certe sette ricorrono.
Tecniche di reclutamento e di formazione, procedure d'indottrinamento
2.2. Certe tecniche di reclutamento e di formazione (training) e certe procedure d'indottrinamento, praticate da numerose sette e «culti», spesso molto sofisticate, sono per buona parte all'origine del loro successo. Nella maggior parte dei casi, le sette attirano, con tali mezzi, individui, i quali, in primo luogo, ignorano che questo approccio è spesso una messinscena e, in secondo luogo, sono inconsapevoli circa la natura della macchinazione che li porterà a farsi convertire e circa i metodi di formazione (manipolazione sociale e psicologica) cui verranno sottoposti. Le sette impongono i loro modi particolari di pensare, di sentire e di comportarsi, contrariamente all'approccio della Chiesa che implica un consenso convinto e responsabile.
I giovani, come pure le persone anziane, sono, in fin dei conti, le prede più facili di queste tecniche e di questi metodi che spesso sono un misto di affetto e di delusione (cf. il love- bombing, il «test della personalità» o l'abdicazione). Talitecniche procedono partendo da un approccio positivo, ma progressivamente tendono a una sorta di controllo dello spirito mediante l'uso di tecniche abusive di mortificazione del comportamento.
È necessario enumerare i seguenti elementi:
- Sottile processo d'iniziazione del convertito e scoperta progressiva dei suoi veri interlocutori.
- Tecniche di dominazione: love-bombing, offerta di «un pasto gratuito in un centro internazionale per amici», tecnica del flirtingfishing (prostituzione quale metodo di reclutamento).
- Risposte bell'e fatte, amicizie; talora viene forzata la decisione di coloro che sono stati reclutati.
- Lusinghe.
- Distribuzione di denaro, di medicine.
- Esigenza di un abbandono incondizionato al fondatore, al leader.
- Isolamento: controllo del processo razionale del pensiero, eliminazione di ogni informazione o influenza esterna (famiglia, amici, quotidiani, periodici, televisione, radio, cure mediche, ecc.) che potrebbero spezzare il fascino e il processo di assimilazione dei sentimenti, degli atteggiamenti e dei modelli di comportamento.
- Sottrazione di coloro che sono stati reclutati alla loro vita passata, insistenza sui comportamenti passati devianti come l'uso della droga, le malefatte in campo sessuale; ironia su quanto riguarda le turbe psichiche, la mancanza di relazioni sociali, ecc.
- Metodi di alterazione della coscienza che portano a perturbazioni della conoscenza («bombardamento intellettuale»); uso di luoghi comuni che impediscono la riflessione; sistemi logici chiusi; limitazione del pensiero riflessivo.
- Mantenimento dei reclutati in uno stato di occupazione continua, senza lasciarli mai soli; esortazione e formazione continue allo scopo di arrivare a uno stato di esaltazione spirituale, di coscienza affievolita, di sottomissione automatica alle direttive; annientare la resistenza e la negatività; rispondere alla paura in una maniera che spesso crea paura ancora maggiore.
- Forte concentrazione sul leader; certi gruppi giungono persino a sminuire (nel caso di «sette cristiane») il ruolo di Cristo a vantaggio del fondatore.
3. Sfide e approcci pastorali
(riassunto di questo capitolo)
Una distruzione delle strutture sociali tradizionali, dei modelli culturali e degli insiemi tradizionali di valori, causata dall'industrializzazione, dall'urbanizzazione, dalle migrazioni, dal rapido sviluppo dei sistemi di comunicazione, dai sistemi tecnocratici completamente razionali, ecc., lascia molti individui disorientati, sradicati, in sicuri e, di conseguenza, vulnerabili. Da simili situazioni nasce naturalmente la ricerca di una soluzione e spesso la più semplice sembra la migliore; e si è anche tentati di accettarla come l'unica e definitiva risposta possibile.
Dall'analisi delle risposte possiamo elencare alcuni sintomi della patologia di numerose società moderne, della quale soffrono molte persone. Si sentono inquiete nei confronti di se stesse (crisi di identità), del futuro (disoccupazione, minaccia di una guerra nucleare). S'interrogano sulla natura della verità e sul come trovarla, sull'incertezza e sulla debolezza politica, sul potere economico e ideologico, sul senso della vita, su ciò che esse e gli altri sono, sugli avvenimenti, sulle situazioni, sulle cose e sull' aldilà.
Soffrono di una perdita di direzione, di una mancanza di orientamento, di partecipazione nelle decisioni, di risposte reali ai loro problemi reali. Sperimentano la paura a causa delle svariate forme di violenza, di conflitto, di ostilità: paura di un disastro ecologico, di un olocausto e di una guerra nucleari; dei conflitti sociali, della manipolazione.
Si sentono frustrate, sradicate, senza focolare, senza protezione; senza risorse e senza speranza e di conseguenza senza motivazione, sole in casa, a scuola, sul lavoro, all'università, nella città; .sperdute nell'anonimato, nell'isolamento, nell'emarginazione, nell'alienazione, in altre parole non hanno alcuna appartenenza, si sentono incomprese, tradite, oppresse, deluse, alienate, senza importanza, inascoltate, respinte, non prese sul serio.
La società tecnologica, i militari, il mondo degli affari, il lavoro, lo sfruttamento, i sistemi educativi, le leggi e le pratiche della Chiesa, le politiche governative le hanno deluse.
Anche se sono riuscite a imparare a volersi considerare come persone che «agiscono» con coscienza e non come pedine senza valore o come opportuniste alla ricerca di se stesse, tuttavia molte volte non sanno che fare o come farlo.
Sono disorientate nei diversi stadi intermedi (tra la scuola e l'università, tra la scuola e il lavoro, tra il matrimonio e il divorzio, tra la campagna e la città) .
Diventano vuote, indifferenti, aggressive; o possono diventare «persone che si mettono alla ricerca» (seekers).
Riassumendo, possiamo dire che tutti questi sintomi : rappresentano numerose forme di alienazione (da se, dagli altri, dalle proprie radici, dalla propria cultura, ecc.). Potremmo anche dire che i bisogni e le aspirazioni espressi nelle risposte al questionario sono altrettante forme di una ricerca di «presenza» (a se stessi, agli altri, a Dio). Coloro che si sentono sperduti vogliono essere trovati. In altri termini, vi è un vuoto che domanda ad alte grida di venire colmato e che effettivamente è il contesto in cui possiamo comprendere non solo le critiche verso la Chiesa presenti in numerose risposte, ma, anzitutto, le preoccupazioni pastorali e gli approcci proposti. Le risposte al questionario sottolineano con forza numerose deficienze o inadattabilità nella vita attuale della Chiesa che possono rendere più facile il successo delle sette. Tuttavia, senza insisterVi oltre, porremo principalmente l'accento sugli approcci pastorali positivi che vengono suggeriti o richiesti. Se essi risultassero efficaci, la sfida delle sette potrebbe rivelarsi un utile stimolo per un rinnova mento spirituale ed ecclesiale.
Il senso della comunità
3.1. Quasi tutte le risposte invitano a ripensare (almeno in numerose situazioni locali) il «sistema della comunità parrocchiale» tradizionale; una ricerca di modelli di comunità che siano più fraterne, più «a livello umano», più consone alla situazione della vita della gente, un numero maggiore di «comunità ecclesiali di base»: comunità dominate da una fede viva, dall'amore (calore, accettazione, comprensione, riconciliazione, fratellanza) e dalla speranza; comunità che celebrano; comunità che pregano; comunità missionarie: rivolte verso l'esterno e che diano testimonianza; comunità aperte che sostengono le persone con problemi particolari: i divorziati e i «risposati», gli emarginati.
Formazione e formazione continua
3.2. Le risposte pongono con forza l'accento sul bisogno di evangelizzazione, di catechesi, di educazione e di formazione continua nella fede, sul piano biblico, teologico, ecumenico, dei fedeli, a livello delle comunità locali, del clero e di coloro che si occupano di formazione (una delle risposte perora «corsi di riflessione» per i professori, per i responsabili di movimenti giovanili, per il clero e per i religiosi). Questo processo continuo dovrebbe vertere a un tempo sull'informazione, comprendente l'informazione sulla nostra tradizione cattolica (credenze, pratiche, spiritualità, meditazione, contemplazione, ecc.), sulle altre tradizioni, sui nuovi gruppi religiosi, ecc., e sulla formazione: direzione nella fede personale e comunitaria, approfondimento del senso del trascendente, dell'escatologia, dell'insegnamento religioso, dello spirito comunitario, ecc. La Chiesa non dev'essere solo un segno di speranza per la gente, ma deve anche dare loro le ragioni di questa speranza, deve aiutare tanto a porre le domande quanto a rispondervi. Il posto centrale della Sacra Scrittura è di estrema importanza in tale processo. Bisogna d'altro canto adoperare di più e meglio i mezzi della comunicazione sociale.
Approccio personale ed approccio integrale
3.3. Occorre aiutare le persone a rendersi conto che sono uniche, amate da un Dio personale, con una storia che è la loro storia e che va dalla nascita alla risurrezione passando at traverso la morte. L'«antica verità» deve continuamente diventare per loro una «nuova verità» grazie a un senso sincero , di rinnovamento, ma con criteri e con un quadro di pensiero che non siano scossi da ogni «novità» che incontrino. Una speciale attenzione va riservata alla dimensione dell'esperienza, cioè alla scoperta della persona di Cristo mediante la preghiera e una vita impegnata (ad esempio, i movimenti carismatici e i movimenti di «ri-nascita»). Molti cristiani vivono come se non fossero mai nati! Un'attenzione particolare va anche prestata al ministero di guarigione mediante la preghiera, alla riconciliazione, alla fraternità e all'attenzione verso gli altri. La nostra cura pastorale non dev'essere unidimensionale: deve estendersi non solo alle dimensioni spirituali, ma anche a quelle fisiche, psicologiche, sociali, culturali, economiche e politiche.
Identità culturale
3.4. Fondamentale è il problema dell'inculturazione. Su di essa insistono molto le risposte provenienti dall'Africa, e che si rivelano estranee alle forme occidentali di culto e di ministero, spesso insignificanti per l'ambiente culturale e le condizioni di vita. In una di queste risposte si legge:
«Gli africani vogliono essere cristiani. Abbiamo offerto loro facilitazioni, ma non una casa... Vogliono un cristianesimo più semplice, integrato nei vari aspetti della vita quotidiana, nelle sofferenze, nelle gioie, nel lavoro, nelle aspirazioni, nelle paure e nei bisogni dell'africano. ..I giovani riconoscono nelle Chiese indipendenti un filone autentico della tradizione africana per quel che riguarda la dimensione religiosa».
Preghiera e culto
3.5. Certe risposte suggeriscono di rivedere i modelli classici della liturgia del sabato sera-domenica mattina, che spesso rimangono estranei alla vita quotidiana. La parola di Dio dev'essere riscoperta come un elemento importante per l'edificazione della comunità. Alla «recezione» dev'essere prestata pari attenzione di quella prestata alla «conservazione». Uno spazio va riservato alla creatività gioiosa, per credere all'ispirazione cristiana e alla capacità di «invenzione», come pure per un senso maggiore delle celebrazioni comunitarie. Anche qui s'impone l'inculturazione (con il rispetto dovuto alla natura della liturgia e a ciò che esige l'universalità) .
Molti corrispondenti insistono sulla dimensione biblica della predicazione; sul bisogno di parlare il linguaggio della gente; sul bisogno di una preparazione accurata della predicazione e della liturgia (per quanto possibile, compiuta in gruppo, e con la partecipazione di laici) .La predicazione non dev'essere teorica, intellettuale e moraleggiante, ma presuppone la testimonianza di vita del predicatore. La predicazione, il culto e la preghiera della comunità non dovrebbero necessariamente rimanere confinati nei luoghi tradizionali di culto.
Partecipazione e direzione (LEADERSHIP)
3.6. La maggior parte dei corrispondenti sono consapevoli del calo costante del numero dei ministri consacrati e dei religiosi. Ciò rende necessaria una maggiore promozione dei ministeri diversificati e una formazione continua di responsabili laici. Si potrebbe prestare un' attenzione maggiore al ruolo che possono svolgere in un approccio alle sette -o perlomeno a coloro che sono attirati dalle sette -quei laici che, all'interno della Chiesa e in collaborazione con i suoi pastori, esercitano un'autentica e vera direzione (leadership) , insieme spirituale e pastorale. I sacerdoti non devono essere considerati principalmente come amministratori, impiegati di ufficio o giudici, ma piuttosto come fratelli, guide, consolatori, uomini di preghiera. Si nota troppo spesso una distanza che dev'essere colmata tra fedeli e vescovo, e anche tra vescovo e sacerdoti. Il ministero del vescovo e del sacerdote è un ministero di unità e di comunione che deve diventare visibile per i fedeli.
4. Conclusione
(riassunto di questo capitolo)
Concludendo, quale dev'essere il nostro atteggiamento, il nostro approccio con le sette? È chiaro che è impossibile dare una risposta semplice. Le stesse sette sono troppo diverse; le situazioni religiose, culturali, sociali troppo differenti. La risposta non sarà la stessa, se consideriamo le sette in rapporto ai «senza-Chiesa», ai non battezzati, ai non credenti, o se ne consideriamo l'impatto sui cristiani battezzati, e specialmente sui cattolici o sui loro adepti provenienti dalla Chiesa Cattolica. Coloro che hanno risposto rientrano, ovviamente, anzitutto in quest'ultimo gruppo.
È ugualmente ovvio che non possiamo essere ingenuamente irenici. Abbiamo sufficientemente analizzato l'operato delle sette per vedere come gli atteggiamenti e i metodi di alcune di esse possono distruggere la personalità, disorganizzare le famiglie e la società, e come le loro dottrine sono molto lontane dall'insegnamento di Cristo e della sua Chiesa. In certi Paesi possiamo sospettare, o persino sapere, che a operare attraverso le sette, servendosi dell'«umano» a scopi disumani, vi sono forze ideologiche e interessi economico-politici totalmente estranei a un interesse sincero per l'umanità.
Occorre informare i fedeli, specie i giovani, metterli in guardia, e anche impegnare professionisti per consigliare e assicurare una protezione legale, ecc. Potremmo in certi casi dover riconoscere, e persino incoraggiare, interventi radicali dello Stato nel settore che gli compete.
Ci è ugualmente possibile sapere per esperienza che generalmente scarsa o assente è la possibilità di dialogo con le sette e che non solo sono esse stesse chiuse al dialogo, ma possono rivelarsi anzi un serio ostacolo all'educazione ecumenica là dove sono attive.
Tuttavia, se vogliamo rimanere fedeli a ciò che crediamo e ai nostri principi: rispetto della persona umana, rispetto della libertà religiosa, fede nell'azione dello Spirito che opera secondo principi imperscrutabili al compimento del disegno di amore di Dio su tutta l'umanità, su ogni individuo, uomo, donna o fanciullo, non possiamo rimanere semplicemente soddisfatti nel condannare e combattere le sette, vedendole poste fuori legge o espulse, e gli individui «deprogrammati» contro la loro volontà. La «sfida» delle sette o dei Nuovi Movimenti Religiosi dev'essere uno stimolo a rinnovarci in vista di una maggiore efficacia pastorale.
Questa «sfida» deve pure sviluppare in noi e nelle nostre comunità lo spirito di Cristo nei loro confronti, tentando di capire «il punto di vista in cui si trovano» e, quando possibile, di raggiungerli nell'amore di Cristo.
Dobbiamo perseguire questi fini, fiduciosi nella verità insegnata da Cristo, con amore verso tutti gli uomini e le donne; senza permettere che le preoccupazioni a motivo delle sette diminuiscano il nostro zelo per il vero ecumenismo fra tutti i cristiani.
5. INVITO DEL SINODO STRAORDINARIO DEI VESCOVI 1985
5.1. Il sinodo straordinario del 1985, convocato per celebrare, verificare e promuovere il concilio Vaticano II, ha offerto una serie di direttive circa il rinnovamento della chiesa oggi. Tenendo conto delle necessità generali della chiesa questi orientamenti sono pure una risposta ai bisogni e alle aspirazioni che certe persone ricercano nelle sette (3.1.); essi sottolineano le sfide pastorali e la necessità di un progetto pastorale d'insieme.
5.2. Nella sua relazione finale il sinodo rileva che la situazione mondiale sta mutando e che i segni dei tempi vanno continuamente analizzati (II D,7) .Il ritorno al sacro viene riconosciuto e così pure il fatto che certe persone cerchino di soddisfare il loro bisogno di sacro attraverso le sette (II A,1). La chiesa è non di rado percepita come un'istituzione, forse perchè annette eccessiva importanza alle strutture e non pensa abbastanza a guidare le persone verso Dio nel Cristo.
5.3. Come soluzione globale ai problemi attuali, il sinodo invita a comprendere integralmente il concilio e ad assimilarlo il più profondamente per metterlo in pratica. La chiesa dev'essere compresa e vissuta come mistero (II A; cf. 3.1.6.) e come comunione (II B; cf. 4.1, 4.6). La stessa chiesa deve impegnare se stessa a diventare in modo più pieno il segno e lo strumento della comunione con Dio e della comunione e della riconciliazione tra gli uomini (l A,2; cf. 4.1, 3.1.6.). Tutti i cristiani sono chiamati alla santità, cioè alla conversione del cuore e alla partecipazione alla vita trinitaria di Dio (II A,4; cf. 3.1.1,3.1.5.). La comunità cristiana ha bisogno di persone che vivano una santità realistica e universale. Essendo una comunione, la chiesa deve rendere tangibile la partecipazione e la corresponsabilità a ogni livello (II C,6; cf. 4.6, 3.1.9.). I cristiani devono accettare tutti i valori umani autentici (II D,3), come pure i valori specificamente religiosi (II D,5), al fine di realizzare un'inculturazione che è «la trasformazione intima dei valori culturali autentici mediante la loro integrazione nel cristianesimo e nelle varie culture umane» (II D,4; cf. 3..7.4, 4.4.). «La chiesa cattolica non rifiuta nulla di ciò che è vero e santo nelle religioni non cristiane. I cattolici devono riconoscere, preservare e far progredire i valori spirituali, morali e socioculturali che in esse si trovano» (II D,5). «La chiesa deve denunciare in maniera profetica ogni forma di povertà e di oppressione, e difendere e promuovere dappertutto i diritti fondamentali e inalienabili della persona umana» (II D,6; cf. 3.2.).
5.4. Il sinodo dà alcune direttive pratiche. Così insiste sulla formazione spirituale (II A,5; cf. 3.1.7, 4.2.), sull'impegno per un'evangelizzazione e una catechesi integrali e sistematiche che devono essere accompagnate da una testimonianza che le traduca nella vita (II Ba,2; cf. 3.1.8, 3.13), proprio perchè la missione salvifica della chiesa è integrale (II D,6; cf. 4.3.); essa infatti assicura una partecipazione interiore e spirituale alla liturgia (II B,6; cf. 3.1.9, 4.5.), incoraggia il dialogo spirituale e teologico tra i cristiani (II C,7.), e il dialogo «che può aprire e comunicare l'interiorità», incoraggia differenti forme di spiritualità come la vita consacrata, i movimenti spirituali, la devozione popolare (II A,4; cf. 3.1.7.), accorda un'importanza maggiore alla parola di Dio (II Ba,l) e fa sì che il Vangelo raggiunga il popolo di Dio attraverso la testimonianza che gli viene resa (II Ba,2).
6. Temi per ulteriori studi e ricerche
(N.B.: Là dove sia possibile, gli studi e le ricerche potrebbero essere in collaborazione ecumenica).
Studi teologici
6.1.
a) I vari tipi di sette alla luce della Lumen gentium 16, della Unitatis redintegratio e della Nostra aetate.
b) Il contenuto «religioso» delle sette «esoteriche» e a potenziale umano.
c) Il misticismo cristiano in rapporto alla ricerca di esperienza religiosa nelle sette.
d) L 'uso della Bibbia nelle sette.
Studi interdisciplinari
6.2. Studi interdisciplinari (storici -sociologici -teologici - antropologici).
a) Le sette e le prime comunità cristiane.
b) Il ministero di guarigione nella chiesa primitiva e nelle sette.
c) Il ruolo delle persone profetiche e carismatiche (durante la loro vita e dopo la morte).
d) Le sette e la «religiosità popolare».
Studi psicologici e pastorali
6.3. Studi psicologici e pastorali (Proprio in questo campo sembra che sia stato già compiuto il lavoro maggiore).
a) Tecniche di reclutamento e loro risultati.
b) Effetti derivanti dall'appartenenza a una setta e «deprogrammazione».
c) Bisogni religiosi ed esperienze degli adolescenti e dei giovani adulti, e loro interazione con lo sviluppo sessuale, in rapporto alle sette.
d) Modelli di autorità nelle sette, in rapporto all'assenza e al bisogno di autorità nella società contemporanea.
e) La possibilità o l'impossibilità di «dialogo» con le sette.
Le sette e la famiglia
6.4.
a) La reazione nella famiglia di fronte all'appartenenza di un figlio o di un altro membro familiare a una setta.
b) Distruzione o statuto irregolare della famiglia in rapporto all'attrazione delle sette.
c) Appartenenza alle sette e solidità della famiglia: pressione della famiglia sui figli membri di sette.
d) Modelli familiari e morale coniugale nelle sette.
Le donne nelle sette
6.5.
a) Possibilità di espressione personale e di responsabilità (cf. sette fondate da donne).
b) Posizione inferiore delle donne nei vari tipi di sette: gruppi fondamentalisti cristiani, sette orientali, sette africane, ecc.
Acculturazione e inculturazione
6.6. Acculturazione e inculturazione delle sette, e loro evoluzione nei differenti contesti culturali e religiosi: nelle culture tradizionali cristiane, nelle culture di recente evangelizzazione, nelle società totalmente secolarizzate o in quelle in via di rapida secolarizzazione (con i diversi impatti sulle culture occidentali e «non occidentali» ). Le migrazioni e le sette.
Movimenti giovanili
6.7. Uno studio comparativo storico e sociologico dei movimenti giovanili in Europa prima dell'ultima guerra mondiale e l'appartenenza alle sette e ai culti contemporanei.
La libertà religiosa
6.8. La libertà religiosa in rapporto alle sette: aspetti etici, legali e teologici. Gli effetti dell'azione dei governi e delle altre pressioni sociali. Interazione tra fattori politici, economici e religiosi.
Opinione pubblica
6.9. L 'immagine delle sette nell'opinione pubblica e gli effetti dell'opinione pubblica sulle sette.
7. Sezione bibliografica, opere scelte
OPERE GENERALI
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(Questa bibliografia non è esaustiva, ne presenta una selezione completa, presenta solo alcune opere più rappresentative)
1) Vogliate indicare in che misura e in che modo si pone il problema delle sette nel vostro paese o nella vostra regione.
Indicare, ad esempio: i tipi di sette (di origine cristiana o di altra origine...), l'importanza numerica dei loro adepti; quale attrattiva esercitano sui cattolici? 2) Quali sono i principali problemi pastorali posti da questo fenomeno? Quali gruppi di cattolici sono i più colpiti? I giovani? Le famiglie?
3) Quale intervento la chiesa del vostro paese o della vostra regione ha potuto compiere di fronte a questo problema? Procedendo, ad esempio, a un censimento delle sette, a indagini, all'elaborazione di un direttorio, di un piano di azione pastorale...
4) Quali sono le cause apparenti del successo delle sette presso i cattolici nel vostro paese o nella vostra regione? (Condizioni socioculturali o politiche particolari, bisogni religiosi o psicologici non soddisfatti...)?
5) Quale atteggiamento evangelico conviene adottare di fronte a questo fenomeno?
6) Vogliate indicare i principali documenti o libri pubblicati (dai cattolici o anche dai membri delle altre chiese o comunità ecclesiali che pure devono affrontare questo problema) sul problema delle sette nel vostro paese o nella vostra regione.
7) Quali sono le persone più particolarmente competenti che potrebbero partecipare, in futuro, a un approfondimento di questa consultazione?'
(Le risposte alla domanda n. 7 indicano molti nominativi di persone competenti e di istituti specializzati e si riveleranno utili in ulteriori stadi del lavoro da compiere relativamente alle sette. E parso prematuro operare una qualsiasi loro scelta in questa nostra relazione di sintesi).
Le sette sembrano offrire: 1)calore umano, attenzione e sostegno; 2)risposte semplici e belle e pronte a situazioni complicate, visioni semplificate e parziali della verità, una "nuova verità" per persone che spesso conoscono poco la "antica verità"; 3)una esperienza religiosa soddisfacente; 4)un ampio spazio all'eredità religioso-culturale tradizionale, alla spontaneità e alla partecipazione; 5)una certa cura dell'individuo con la possibilità di sviluppare il proprio potenziale; 6)una esperienza religiosa o spirituale soddisfacente ed emozionante; 7)una direzione e un orientamento dai capi carismatici talvolta con una devozione quasi "isterica"; 8)una nuova visione di sè, dell'umanità, della storia, del cosmo e promettono l'inizio di una "nuova era"; 9)una missione concreta per un mondo migliore...Certe tecniche di reclutamento e di formazione (training) e certe procedure di indottrinamento praticate da numerosi sette e "culti", spesso molto sofisticate, sono per buona parte all'origine del loro successo. Nella maggior parte dei casi, le sette attirano, con tali mezzi, individui, i quali, in primo luogo, ignorano che questo approccio è spesso una messainscena e, in secondo luogo, sono inconsapevoli circa la natura della macchinazione che li porterà a farsi convertire e circa i metodi di formazione (manipolazione sociale e psicologica) cui verranno sottoposti. Le sette impongono i loro modi particolare di pensare, di sentire e di comportarsi, contrariamente all'approccio della chiesa che implica un consenso convinto e responsabile...Tali tecniche procedono partendo da un approccio positivo, ma progressivamente tendono ad una sorta di controllo dello spirito mediante l'uso di tecniche abusive di mortificazione del comportamento. E' necessario enumerare i seguenti elementi: 1)processo di iniziazione e scoperta progressiva dei suoi veri interlocutori; 2)tecniche di dominazione (love-bombing, flirtingfishing), risposte forzare e precostituite, lusinghe; 3)esigenza di abbondono incondizionato al fondatore; 4)isolamento "esterno" dalla famiglia, dagli amici, dai mass-media che potrebbero spezzare il fascino e il processo di assimilazione dei sentimenti-atteggiamenti-modelli di comportamento; 5)metodi di alterazione della coscienza, sistemi logici chiusi, limitazione del pensiero riflessivo; 6)colpevolizzazione rispetto al passato; 7)mantenimento dei reclutati in uno stato di occupazione continua senza mai lasciarli soli per portarli ad uno stato di esaltazione spirituale, affievolendo la coscienza e annientando le resistenze negative; 8)forte concentrazione sul leader giungendo a sminuire, nelle sette cristiane, Cristo a vantaggio del fondatore".
Vulnerabilità alle settè causa...la distruzione delle strutture sociali tradizionali... la crisi di identità, di speranza e nel futuro... la mancanza di direzione e di orientamento... alienazione... la mancanza di risposte reali ai loro problemi...Coloro che si sentono sperduti vogliono essere ritrovati...La sfida delle sette può essere uno stimolo per il rinnovamento spirituale ed ecclesiale...Occorrono: 1)le comunità cristiane "più fraterne"; 2)la formazione continua per dare "le ragioni della speranza"; 3)la valorizzazione della dimensione della esperienza, alla scoperta della persona di Cristo mediante la preghiera e la vita impegnata (alcuni strumenti: il movimento carismatico, il ministero della guarigione e il sacramento della Confessione) in maniera pluridimensionale (spirituale, fisica, psicologica, sociale, cuturale, economica e politica); 4)la riscoperta della Parola di Dio come elemento importante nella edificazione della comunità con celebrazioni più "inculturate", favorendo la testimonianza di vita del predicatore su una predicazione teorica, intellettuale e moraleggiante; 5)la promozione dei ministeri consacrati come ministero di unità e comunione che si esplica nella guida, nella consolazione e nella preghiera.
RIASSUNTO del capitolo 4:
Non possiamo essere, di fronte alle sette, ingenuamente irenici. Abbiamo sufficientemente analizzato l'operato delle sette per vedere come gli atteggiamente e i metodi di alcune di esse possono distruggere la personalità, disorganizzare le famiglie e la società... e come le loro dottrine sono molto lontane dall'insegnamento di Cristo e della sua chiesa...Occorre informare i fedeli, specie i giovani, metterli in guardia... Potremmo in certi casi dover riconoscere, e persino incoraggiare, interventi radicali dello stato nel settore che gli compete... generalmente scarsa e assente la possibilità di dialogo con le sette...La sfida delle sette o dei nuovi movimenti religiosi deve essere uno stimolo a rinnovarci in vista di una maggiore efficacia pastorale...tentando di capire "il punto di vista in cui si trovano" e raggiungendoli, quando è possibile, nell'amore di Cristo...senza permettere che la preoccupazione a motivo delle sette diminuiscano il nsotro zelo per il vero ecumenismo fra tutti i cristiani.


