DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Documenti della Chiesa sulle "sètte"

La Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica

La Chiesa è "il popolo di Dio che Dio convoca e raduna da tutti i confini della terra, per cotruire l'assemblea di quanti, per la fede e il Battesimo, diventano figli di Dio, membra di Cristo e tempio dello Spirito Santo" (Compendio della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano 2005, N°147) ed è il "sacramento universale di salvezza" (LG48; AG1; AG5; GS45) cioè "segno e strumento della riconciliazione e della comunione di tutta l'umanità con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (Ibid, N°152).

La Chiesa è UNA: "perchè ha come origine e modello l'unità di un solo Dio nella Trinità delle Persone; come fondatore e capo Gesù Cristo, che ristabilisce l'unità di tutti i popoli in un solo corpo; come anima [nel senso platonico] lo Spirito Santo, che unisce tutti i fedeli nella Comunione in Cristo. Essa ha una sola fede, una sola vita sacramentale, un'unica successione apostolica, una comune speranza e la stessa carità. L'unica Chiesa di Cristo, come società costituita e organizzata nel mondo, sussiste ("subsistit in" (LG8)) nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui. Solo attraverso di essa si può ottenere la pienezza dei mezzi di salvezza, perchè il Signore ha affidato tutti i beni della Nuova Alleanza al solo collegio apostolico, il cui capo è Pietro" (Ibid., NN°161-162).

La Chiesa è SANTA: "perchè Dio santissimo è il suo autore e Cristo ha dato se stesso per lei, per santificarla e renderla santificante, lo Spirito Santo la vivifica con la carità. In essa si trova la pienezza dei mezzi di salvezza. La santità è vocazione di ogni suo membro e il fine di ogni sua attività. La Chiesa annovera al suo interno la Vergine Maria e innumerevoli Santi, quali modelli e intercessori. La santità della Chiesa è la sorgente della santificazione dei suoi figli, i quali, qui sulla terra, si riconoscono tutti peccatori, sempre bisognosi di conversione e purificazione" (Ibid., N°165).

La Chiesa è CATTOLICA: "la Chiesa è cattolica cioè universale, in quanto in essa è presente Cristo: "La dove è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica" (Sant'Ignazio di Antiochia). Essa annunzia la totalità e l'integrità della fede, porta e amministra la pienezza dei mezzi di salvezza; è inviata in missione a tutti i popoli di ogni tempo e a qualsiasi cultura appartengano...La salvezza viene da Cristo-Capo per mezzo della Chiesa, che è il suo Corpo. Pertanto non possono essere salvati quanti, conoscendo la Chiesa come fondata da Cristo e necessaria alla salvezza, non vi entrassero e non vi perseverassero. Nello stesso tempo, grazie a Cristo e alla sua Chiesa, possono conseguire la salvezza eterna quanti, senza loro colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e, sotto l'influsso della grazia, si sforzano di compiere la sua volontà conosciuta attraverso il dettame della coscienza" (Ibid., NN°166.171).

La Chiesa è APOSTOLICA: "La Chiesa è apostolica per la sua origine, essendo costruita sul «fondamento degli Apostoli» (Ef 2,20); per il suo insegnamento, che è quello stesso degli Apostoli; per la sua struttura, in quanto istruita, santificata e governata, fino al ritorno di Cristo, dagli Apostoli, grazie ai loro successori, i Vescovi, in comunione col successore di Pietro. La parola Apostolo significa inviato. Gesù, l'Inviato del Padre, chiamò a sé dodici fra i suoi discepoli e li costituì come suoi Apostoli, facendo di loro i testimoni scelti della sua risurrezione e le fondamenta della sua Chiesa. Diede loro il mandato di continuare la sua missione, dicendo: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (Gv 20,21), e promettendo di essere con loro sino alla fine del mondo. La successione apostolica è la trasmissione, mediante il Sacramento dell'Ordine, della missione e della potestà degli Apostoli ai loro successori, i Vescovi. Grazie a questa trasmissione, la Chiesa rimane in comunione di fede e di vita con la sua origine, mentre lungo i secoli ordina, per la diffusione del Regno di Cristo sulla terra, tutto il suo apostolato" (Ibid., NN°174-176).

 

La Chiesa Cattolica: teologia analogica del consenso

La Chiesa è stata costituita da Cristo unica e in se stessa unita. Non ne esistono altre. Questa unità non può essere eliminata, poichè niente e nessuno può eliminare il dono di Dio, ma nella risposta "umana" può prevalere il peccato, la fragilità e l'incompiutezza; dall'uomo nascono le divisioni e queste vanno ad intaccare l'aspetto visibile, storico e umano dell'unità. A partire dal Concilio Vaticano II, la chiesa Cattolica si è molto impegnata nel cammino di superamento delle fratture con le altre chiese cristiane, attraverso il dialogo della carità e il dialogo teologico. La Chiesa Cattolica si è impegnata in molti dialoghi bilaterali a più livelli, non ufficiali e ufficiali arrivando a sviluppare la "teologia analogica del consenso" (= attengiamento conoscitivo, già molto utilizzato da San Tommaso D'Aquino, con cui si guarda a Cristo, "oggetto" complesso, da diversi punti di vista contemporaneamente (= multilateralismo) senza abbandonare il punto di vista calcedonese-cattolico (= l'unità nella distinzione che è il  punto di vista analogico)). Il Concilio di Calcedonia (451) che sancisce Cristo, persona divina in due nature "senza confusione, senza mutamento, senza divisione e senza separazione", è il "manifesto" dello sguardo analogico applicato evidentemente in forma di teologia negativa (= dire come non stanno insieme le due nature in Gesù ("senza"), umana e divina, poichè come la natura umana e la natura divina di Gesù stanno insieme è un mistero).
Lo stile del dialogo cattolico, oggettivamente il più profondo e completo poichè analogico, distingue nelle formulazioni teolgoche i tre "piani" che per due millenni, nelle chiese, sono stati molto confusi: la fede (= formule che rendono pensabile la fede), la riflessione (= teorie teologica) e il piano del linguaggio (= rende comunicabile la teoria).

Stili di dialogo diversi:
1)stile ortodosso: a)massimalismo ecclesiologico (intransigenza dottrinale ed ecclesiologica perchè si ritengono la vera chiesa dei 7 concili (da accettare come blocco unico); non accettano la "evoluzione del dogma"); b)unanimità e univocità (bruciano le tappe (minimizzano le differenze e puntano tutto sulla unità); importante condividere la forma storica della fede, senza cambiamenti);

2)stile cattolico: a)unità nella distinzione e plurivocità (no intransigenza ma sviluppo dottrinale; valorizzazione di "tutto"; distinzione tra fede (=credere al mistero di Cristo), linguaggio (= parlare del mistero di Cristo), riflessione(= pensare il mistero di Cristo)); b)gerarchia delle verità; c)evoluzione del dogma (nello stesso senso e con cambiamento non del senso ma delle parole); d)prudenza nei documenti; e)pastoralità.

3)stile protestante: equivocità (= non c'è una verità ben definita, sperano e pregano); il loro interesse è quasi esclusivamente per la "prassi" non per la "dottrina":

a)Anglicani (= alla comunione anglicana appartiene chi rispetta il quadrilatero di Lambert: 1)sacra Scrittura; 2)Simbolo Niceno-Costantinopolitano; 3)Battesimo-Eucarestia; 4)ministero ordinato del Vescovo): a)pluralismo dottrinale (tanti punti di vista opposti che convivono; es. sacerdozio alle donne, nozze gay, ecc.); b) struttura gerarchica comune.

b)Luterani: minimalismo ecclesiologico (sacra Scrittura, Battesimo-Eucarestia; sola fede-Scrittura-grazia-Cristo; non partecipano tanto all'ecumenismo poichè per loro c'è già nella Scrittura).

c)Riformati (= derivano da Calvino): minimalismo ecclesiologico e dottrinale.

Nel Compendio del CCC la Chiesa cattolica afferma, nel suo caratteristico stile di dialogo, il desiderio di ristabilire l'unione "visibile" tra tutti i cristiani:
"Nelle Chiese e comunità ecclesiali, che si sono staccate dalla piena comunione della Chiesa cattolica, si trovano molti elementi di santificazione e di verità. Tutti questi beni provengono da Cristo e spingono verso l'unità cattolica. I membri di queste Chiese e Comunità sono incorporati a Cristo nel Battesimo: noi li riconosciamo perciò come fratelli. Il desiderio di ristabilire l'unione di tutti i cristiani è un dono di Cristo e un appello dello Spirito. Esso riguarda tutta la Chiesa e si attua con la conversione del cuore, la preghiera, la reciproca conoscenza fraterna, il dialogo teologico" (Ibid., NN°163.164).

 

Sette o Movimenti Religiosi Alternativi o Nuovi Movimenti Religiosi


Al termine "setta" è bene affiancare i termini "movimento religioso alternativo" e "nuovo movimento religioso". I documenti della Chiesa allegati ("Il fenomeno delle sette..." (DOC.1986), "La sfida delle sette" (DOC.1991), "L'impegno pastorale..." (DOC.1993)) illustrano ampiamente le diverse sfumature della terminologia (cf. Classificazione delle sette).

Alcune notazioni:

DOC.1986, N°1: "Lo spirito settario, cioè un atteggiamento d'intolleranza unito a un proselitismo aggressivo...Il criterio di distinzione tra sette di origine cristiana e Chiese e comunità ecclesiali potrebbe forse ricercarsi nella fonte dell'insegnamento di questi gruppi".

DOC.1986, par.2.2: "Nella maggior parte dei casi, le sette attirano, con tali mezzi, individui, i quali, in primo luogo, ignorano che questo approccio è spesso una messinscena e, in secondo luogo, sono inconsapevoli circa la natura della macchinazione che li porterà a farsi convertire e circa i metodi di formazione (manipolazione sociale e psicologica) cui verranno sottoposti. Le sette impongono i loro modi particolari di pensare, di sentire e di comportarsi, contrariamente all'approccio della Chiesa che implica un consenso convinto e responsabile".

DOC.1986, par.3: "La sfida delle sette potrebbe rivelarsi un utile stimolo per un rinnova mento spirituale ed ecclesiale...Quasi tutte le risposte invitano a ripensare (almeno in numerose situazioni locali) il «sistema della comunità parrocchiale» tradizionale; una ricerca di modelli di comunità che siano più fraterne, più «a livello umano»... comunità aperte che sostengono le persone con problemi particolari: i divorziati e i «risposati», gli emarginati... Le risposte pongono con forza l'accento sul bisogno di evangelizzazione, di catechesi, di educazione e di formazione continua nella fede".

DOC.1991, N°8: "Si possono distinguere quattro tipi. Vi sono movimenti basati sulla Sacra Scrittura...Un secondo gruppo di NMR comprende quelli derivati da altre religioni come l’induismo, il buddhismo o le religioni tradizionali...Un terzo gruppo di sette mostra segni del disfacimento dell’idea genuina di religione e un ritorno al paganesimo... Un quarto gruppo comprende le sette che sono gnostiche... Le diverse espressioni di nuova religiosità non rappresentano un fenomeno marginale".

DOC.1991, N°9 (LA CHIESA DEVE DISCERNERE e INTERVENIRE): "La Chiesa, tuttavia, non può astenersi dal giudicare in merito".

DOC.1993, N°44 (LA RISPOSTA PASTORALE): "Un'azione pastorale mirata a prevenire il pericolo della defezione dei fedeli delle nostre comunità..."

DOC.1993, N°11: "Anche le lacune che si manifestano negli operatori pastorali (presbiteri, catechisti, animatori...) vanno incluse tra i fattori di espansione delle sette".

DOC.1993, N°17: "...pericolosità di gruppi, quali i Testimoni di Geova, che praticano un proselitismo animato da ostilità verso la chiesa cattolica".

DOC.1993, N°18: "Il fenomeno delle sette, dei nuovi movimenti religiosi e le tendenze sincretistiche che essi spesso veicolano, congiunti con il clima di relativismo che caratterizza la nostra società, debbono richiamare tutti i cristiani, e specialmente coloro che hanno responsabilità di guida e di insegnamento nella comunità ecclesiale (vescovi, presbiteri, diaconi, teologi e catechisti), ad aderire, testimoniare e annunciare l'autentica e integrale verità cristiana".

DOC.1993, N°20: "Tutti gli uomini sono chiamati all'unità cattolica della chiesa e che "la chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza".

DOC.1993, N°24: "La crescita delle sette pone in rilievo un vuoto pastorale, la cui causa, il più delle volte, è assenza di formazione, cosa che mina l'identità cristiana e fa sì che grandi masse di cattolici privi di un adeguata attenzione religiosa (tra le altre ragioni, per mancanza di sacerdoti), siano lasciati in balìa di campagne di proselitismo settario molto attive. Tuttavia può anche succedere che i fedeli non trovino negli operatori della pastorale quel forte senso di Dio che essi invece dovrebbero trasmettere attraverso la loro vita ".

DOC.1993, N°36: "Una carità male intesa può mettere in ombra le questioni che riguardano la dottrina della fede e condurre a forme di relativismo che pregiudicano la fedeltà alla rivelazione cristiana rendendola insignificante e irrilevante per la vita degli uomini".

DOC.1993, N°37: "La carità della Verità...mantenendo la debita distinzione tra l'errore e l'errante".

 

La Chiesa: le forme del dialogo e dell'annuncio

Ecumenico: dialogo interessato ai rapporti fra le diverse “confessioni” cristiane (cfr. Decreti del VATICANO II: "UNITATIS REDINTEGRATIO sull'ecumenismo" e "ORIENTALIUM ECCLESIARUM sulle Chiese orientali cattoliche"; DIRETTORIO);

UR3: "Per queste Chiese e comunità separate, quantunque crediamo abbiano delle carenze, nel ministero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di valore. Lo Spirito Santo infatti non ricusa di servirsi di esse come strumenti di salvezza, la cui forza deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica...Solo per mezzo della cattolica Chiesa di Cristo, che è il mezzo generale della salvezza, si può ottenere tutta la pienezza dei mezzi di salvezza"

UR4: "Per movimento ecumenico si intendono le attività e le iniziative suscitate e ordinate a promuovere l'unità dei cristiani, secondo le varie necessità della Chiesa e secondo le circostanze...Tuttavia le divisioni dei cristiani impediscono che la Chiesa realizzi la piena cattolicità a lei propria in quei figli che le sono certo uniti col battesimo, ma sono separati dalla sua piena comunione".

UR23: "Il dialogo ecumenico può prendere inizio intorno alla applicazione morale del Vangelo".

OE1: "La Chiesa cattolica ha in grande stima le istituzioni, i riti liturgici, le tradizioni ecclesiastiche e la disciplina della vita ecclesiastica della Chiese orientali".

OE30: "[Aspettando] che la Chiesa cattolica e le Chiese orientali separate si uniscano nella pienezza della comunione...tutti i cristiani, orientali e occidentali, sono ardentemente pregati di innalzare ferventi e assidue, anzi quotidiane preghiere a Dio, affinchè con l'aiuto della sua santissima Madre, tutti diventino una cosa sola".

DIRETTORIO PER L'APPLICAZIONE DEI PRINCIPI E DELLE NORME SULL'ECUMENISMO (Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani; 1993; link esterno), N°7: "I.La ricerca dell'unità dei cristiani (L'impegno ecumenico della Chiesa cattolica fondato sui principi dottrinali enunciati dal concilio Vaticano II); II.L'organizzazione nella Chiesa Cattolica del servizio dell'unità dei cristiani (Le persone e le strutture destinate a promuovere l'ecumenismo a tutti i livelli, e le norme che regolano la loro attività); III.La formazione all'ecumenismo nella Chiesa cattolica (Le categorie di persone da formare; finalità, ambito e metodi della formazione nei suoi aspetti dottrinali e pratici); IV.La comunione di vita e di attività spirituale tra i battezzati (La comunione che esiste con gli altri cristiani sulla base del legame sacramentale del battesimo e le norme per la condivisione della preghiera e di altre attività spirituali, ivi compresi, in casi particolari, alcuni beni sacramentali); V.Collaborazione ecumenica, dialogo e testimonianza comune (I principi, le diverse forme e le norme della collaborazione tra cristiani in vista del dialogo e della comune testimonianza nel mondo)".

 

 

Inter-relgioso: dialogo interessato al confronto con le religioni non cristiane (cfr. Decreto "AD GENTES sulla attività missionaria della Chiesa" e Dichiarazione "NOSTRA AETATE sulle relazioni della Chiesa con le religioni non-cristiane" del VATICANO II; Consiglio Pontificio per il dialogo interreligioso e Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli: "Dialogo e annuncio", documento sul dialogo interreligioso e sull'annuncio del Vangelo" (1991)). Nell'incontro interreligioso di Assisi dell'ottobre 1986, papa Giovanni Paolo II sottolineò l'unità radicale di tutta la famiglia umana, basata sulla comunanza di origine e destino, come bene più fondamentale delle differenze anche nel campo religioso (cf. Ai cardinali e alla Curia romana, 22.12.1986). Fondamentale annunciare all'Europa e al mondo intero Gesù Cristo la "fonte della salvezza".

AG3: "Ora tutto quanto il Signore ha una volta predicato o in lui si è compiuto per la salvezza del genere umano, deve essere annunziato e diffuso fino all'estremità della terra".

AG11: "[I cristiani] devono stringere rapporti di stima e di amore...debbono conoscere bene le tradizioni nazionali e religiose degli altri, lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che si trovano nascosti".

NAE2: "La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con  sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscono da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è "via, verità e vita" (Gv.14,6)...con prudenza e carità".

NAE3: "La Chiesa guarda anche con stima i musulmani... Il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonchè a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà".

NAE4: "Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani ed abrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stiama, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo".

NAE5: "Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio...La Chiesa esecra come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gl uomini e le persecuzioni per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione".

DeA10: "L’annuncio e il fondamento, il centro e il vertice dell’evangelizzazione (cfr EN 27)".

DeA42-44: "Esistono diverse forme di dialogo interreligioso...a) Il dialogo della vita, che si ha quando le persone si sforzano di vivere con lo spirito aperto e pronta a farsi prossimo, condividendo le loro gioie e le loro pene, i loro problemi e le loro preoccupazioni umani; b) Il dialogo dell’azione, nel quale i cristiani e gli altri credenti collaborano per lo sviluppo integrale e per la liberazione del loro prossimo; c) Il dialogo dello scambio teologico, nel quale gli specialisti cercano di approfondire la propria comprensione delle loro rispettive eredità spirituali, e di apprezzare, ciascuno i valori spirituali dell’altro; d) Il dialogo dell’esperienza religiosa, nel quale le persone, radicate nelle loro tradizioni religiose condividono le loro ricchezze spirituali, per esempio nel campo della preghiera e della contemplazione, della fede e dei modi di ricercare Dio o l’Assoluto...Si può notare inoltre che le diverse forme di dialogo sono interconnesse tra di loro...L’importanza del dialogo per lo sviluppo integrale dell’uomo".

DeA45: "Le religioni hanno senza dubbio alcuno contribuito al progresso della cultura e alla costruzione di una società più umana".

DeA48: "Ciò non significa che quanti partecipano al dialogo debbano mettere da parte le loro rispettive convinzioni religiose. È vero esattamente il contrario: la sincerità del dialogo interreligioso richiede che ciascuno lo affronti nell’integrità della propria fede".

DeA66: “La presentazione del messaggio evangelico [= annuncio] non è un fatto opzionale per la chiesa. E un suo dovere, assegnato dal Signore Gesù, finalizzato alla fede e alla salvezza degli uomini. Questo messaggio è veramente necessario; è unico ed insostituibile; non ammette indifferenza, sincretismo o compromesso, perché concerne la salvezza del genere umano” (En 5).

DeA82: "Il dialogo, come è già stato detto, non costituisce da solo l'intera missione della Chiesa e che esso non può rimpiazzare l'annuncio, ma rimane orientato verso l'annuncio man mano che il processo dinamico della missione evangelizzatrice della Chiesa raggiunge in esso il suo apice e la sua pienezza".

Ecclesia in Europa (2003), N°55: " Come per tutto l'impegno della "nuova evangelizzazione", anche in ordine all'annuncio del Vangelo della speranza è necessario che si abbia a instaurare un profondo e intelligente dialogo interreligioso, in particolare con l'Ebraismo e con l'Islam. " Inteso come metodo e mezzo per una conoscenza e un arricchimento reciproco, esso non è in contrapposizione con la missione ad gentes, anzi ha speciali legami con essa e ne  è un'espressione ". Nell'esercitarsi in questo dialogo non si tratta di lasciarsi catturare da una " mentalità indifferentista, largamente diffusa, purtroppo, anche tra cristiani, spesso radicata in visioni teologiche non corrette e improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che "una religione vale l'altra" "

DIRETTORIO PER L'APPLICAZIONE DEI PRINCIPI E DELLE NORME SULL'ECUMENISMO (Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani; 1993; link esterno), N°210: "Nel mondo d'oggi, i contatti tra cristiani e persone di altre religioni si fanno sempre più numerosi. Tali contatti sono radicalmente diversi rispetto ai contatti tra le Chiese e le comunità ecclesiali, che hanno come fine la ricomposizione dell'unità voluta da Cristo tra tutti i suoi discepoli e che, a ragione, sono detti ecumenici. Essi però, in pratica, sono profondamente influenzati da questi ultimi e, a loro volta, influenzano le relazioni ecumeniche, mediante le quali i cristiani possono approfondire il grado di comunione esistente tra loro. Tali contatti costituiscono una parte importante della cooperazione ecumenica. Ciò vale specialmente per tutto quello che si fa al fine di sviluppare i rapporti religiosi privilegiati che i cristiani intrattengono con il popolo ebreo. Per i cattolici, le direttive riguardanti le loro relazioni con gli ebrei sono dettate dalla Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, mentre le norme per le relazioni con i membri di altre religioni sono impartite dal pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Nello stabilire rapporti religiosi con gli ebrei e nei loro rapporti con membri di altre religioni, in conformità alle direttive che li regolano, i cattolici possono trovare molte occasioni di collaborazione con membri di altre Chiese e comunità ecclesiali. Vi sono molti ambiti nei quali i cristiani possono collaborare con gli ebrei in un dialogo e in un'azione comune, per esempio lottando insieme contro l'antisemitismo, il fanatismo religioso e il settarismo. La collaborazione con altri credenti può prefiggersi lo scopo di promuovere le prospettive religiose nei problemi della giustizia e della pace, del sostegno alla vita familiare, del rispetto verso le comunità minoritarie; tale collaborazione però può anche affrontare i problemi numerosi e nuovi del nostro tempo. In tali contatti interreligiosi i cristiani, insieme, possono appellarsi alle loro comuni sorgenti bibliche e teologiche, contribuendo così a portare una visione cristiana in questo contesto allargato, in un modo che giovi, ad un tempo, all'unità cristiana".

 

Movimenti Religiosi Alternativi (MRA): frequentemente il dialogo è poco praticabile causa l'impiego di "proselitismo aggressivo" e di "tecniche di manipolazione mentale"; sono considerati dalla Chiesa una "sfida pastorale" e un "utile stimolo per un rinnovamento spirituale ed ecclesiale" che non deve spegnere l'ecumenismo e il dialogo interreligioso (cf. "Il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi, sfida pastorale" (DOC.1986); "La sfida delle sette o nuovi movimenti religiosi: un approccio pastorale" (DOC.1991); "L'impegno pastorale della Chiesa di fronte ai movimenti religiosi e alle sette" (DOC.1993)). C'è anche il pericolo, nei mra, della distorsione della preghiera (= relazione personale io (creaturale)-TU (Creatore)) a "vaga" meditazione (= "affondare in un'impersonale atmosfera del divino, in un abisso senza volto e senza forma" (Card. Ratzinger)), (cf. Orationis Formas (1989)). I MRA sono, di solito, "forme di sacralizzazione emotiva e magica", dei surrogati avvelenati della autentica acqua viva, Gesù. Mentre il dialogo ecumenico presuppone una comunione dottrinale riconosciuta e un atteggiamento di apertura e rispetto mutuo e il dialogo interreligioso richiede autenticità religiosa, purezza di intenzioni, assenza di metodi disonesti di proselitismo, il dialogo con un MRA o NMR deve sempre essere preceduto dal discernimento utilizzando prudenza, evitando ogni "falso irenismo", considerando anche l'eventualità di "difendersi con mezzi legittimi". La "doppia appartenenza", al MRA e alla Chiesa, è una posizione ambigua, fonte di confusioni e nociva al dialogo in quando i MRA non raramente propongono dottrine (es. reincarnazione, teoria del corpo etereo, ecc.) incompatibili con la fede cattolica; ai sacerdoti il "compito di spiegare con pazienza a chi ha aderito a questi movimenti che non può più considerarsi un fedele cattolico nè accostarsi ai sacramenti" (Mons. Giuseppe Casale, lettera pastorale "Nuova religiosità e nuova evangelizzazione", 1993). Tutti i cristiani sono chiamati a vivere il "servizio alla verità" con "amore e comprensione" e con l'atteggiamento di chi è nel cammino di conversione, cioè di chi sa che la Verità è sempre al di là della nostra possibilità di possederla. I movimenti ecclesiali sono antidoto contro la diffusione delle sette.

 

Redemptoris missio 38: "Mentre da un lato gli uomini sembrano rincorrere la prosperità materiale e immergersi sempre più nel materialismo consuministico, dall'altro si manifestano l'angosciosa ricerca di significato, il bisogno di interiorità, il desiderido di apprendere nuove forme e modi di concentrazione e di preghiera. Non solo nelle culture impregnate di religiosità ma anche nelle società secolarizzate è ricercata la dimensione spirituale della vita come antidoto alla disumanizzazione".

DOC.1991, N°20: "La Chiesa cattolica è coinvolta nel dialogo teologico con undici comunioni cristiane mondiali. La base e la giustificazione di tale dialogo è nel fatto che «quelli [...] che credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il battesimo sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica» (Unitatis redintegratio 3). La Chiesa cattolica riconosce in queste Chiese e Comunità Ecclesiali diversi gradi di affinità con sé basati sulla misura in cui esse condividono quei doni che sono costitutivi della Chiesa di Cristo. Tale affinità pone le basi di quel senso di appartenenza e di mutuo coinvolgimento che alimenta il movimento ecumenico. Una delle principali caratteristiche delle sette è precisamente l’esclusivismo e la mancanza di qualsiasi senso di appartenenza ad una realtà condivisa: ciò rende il dialogo impossibile o quanto meno difficile. La distinzione fra relazioni ecumeniche e rapporti della Chiesa con le sette deve essere ancora attentamente considerata in questo contesto. È stato riconosciuto che atteggiamenti settari potrebbero esistere in ogni Chiesa o Comunità Ecclesiale compresa la Chiesa cattolica. In alcune parti del mondo le attività dei membri di alcune comunioni cristiane mondiali, con le quali la Chiesa cattolica è in dialogo teologico, sono indistinguibili da quelle delle sette. D’altro canto, le altre Chiese o Comunità Ecclesiali spesso avvertono più acutamente della Chiesa cattolica la minaccia delle sette, specialmente quando i loro aderenti sono pochi. Questo viene notato dal Santo Padre nella recente enciclica Redemptoris missio: «L’espansione di queste sette costituisce una minaccia per la Chiesa cattolica e per tutte le comunità ecclesiali con le quali essa intrattiene un dialogo. Ovunque possibile e secondo le circostanze locali, la risposta dei cristiani potrà essere anch‘essa ecumenica» (Redemptoris missio 50)".

DeA13: "Il dialogo interreligioso deve estendersi a tutte le religioni e ai loro seguaci. Questo documento, tuttavia, non tratterà il dialogo con i seguaci “Nuovi Movimenti Religiosi”, a causa della grande diversità di situazioni che questi movimenti presentano e la necessità di un ulteriore discernimento dei valori umani e religiosi che essi contengono".

DOC.1986, N°4: "È ugualmente ovvio che non possiamo essere ingenuamente irenici. Abbiamo sufficientemente analizzato l'operato delle sette per vedere come gli atteggiamenti e i metodi di alcune di esse possono distruggere la personalità, disorganizzare le famiglie e la società, e come le loro dottrine sono molto lontane dall'insegnamento di Cristo e della sua Chiesa. In certi Paesi possiamo sospettare, o persino sapere, che a operare attraverso le sette, servendosi dell'«umano» a scopi disumani, vi sono forze ideologiche e interessi economico-politici totalmente estranei a un interesse sincero per l'umanità".

Mons. Michael Fitzgerald, I movimenti religiosi alternativi alla luce dei recenti documenti del Magistero, in Sette e religioni, p.542, N°4, 1991: "Attenzione alla ingenuità e al falso irenismo quando si parla con i Nuovi Movimenti Religiosi. Alcuni movimenti usano metodi che vanno contro la dignità umana e la libertà, e altri sono spinti da considerazioni ideologiche o da disegni economico-politici che non tengono conto dell'interesse dell'umanità".

DOC. 1991, N°33: "Alcune persone hanno chiesto se il dialogo con i NMR sia possibile. Certamente la natura e la missione della Chiesa rendono il dialogo con ogni essere umano e con gruppi religiosi o culturali parte dello stile dell’apostolato della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha invitato al dialogo con gli altri cristiani e con altri credenti. I principi teologici che sostengono il dialogo ecumenico sono stati citati al n. 20. In riferimento ai seguaci di altre religioni, «la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni [. . .] Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i beni spirituali e morali e i valori socio-culturali che si trovano in essi» (Nostra aetate 2). La difficoltà sta nel come condurre il dialogo con i NMR con la dovuta prudenza e discernimento. Il mandato della Chiesa di portare la Buona Novella di Cristo a ogni essere umano non deve essere dimenticato. La natura di molti NMR e il loro modo di operare rendono il dialogo con loro particolarmente problematico per la Chiesa. Il dovere dei Pastori della Chiesa di difendere i fedeli cattolici da associazioni erronee e pericolose è serio. Il dialogo risulta più semplice per i Pastori e le persone ben preparate teologicamente, ma potrebbe essere inutile e dannoso per quanti non sono ben preparati al confronto con il forte proselitismo di alcuni NMR. Il dialogo non è un’ingenuità. I Pastori della Chiesa non dovrebbero vergognarsi del Vangelo (cfr. Rm. I, 16; 2 Tm. 1, 8). L’apertura cattolica al dialogo non dovrebbe essere attuata a spese dell’unità della Chiesa e della costruzione della comunità cattolica in fede e amore. Non dovrebbero essere fatte condanne indiscriminate dei NMR. I cattolici dovrebbero essere sempre pronti a studiare e a identificare gli elementi o le tendenze che sono in se stessi buoni o nobili e dove sia possibile collaborare. Dovrebbero anche attendere allo studio e all’osservazione di movimenti che finora presentano un’immagine non chiara. Mentre molte sette o NMR non vogliono dialogare con la Chiesa cattolica, ve ne sono alcuni che desiderano tale dialogo. Ma anche qui è necessario il discernimento. Il desiderio di talune sette di stabilire un dialogo con la Chiesa cattolica potrebbe essere connesso a quello di ottenere credibilità a livello mondiale. Questo può spiegare perché alcuni di loro organizzano costose conferenze internazionali, coprendo le spese dei partecipanti e invitando Vescovi cattolici e teologi. Può anche essere che i  NMR in alcuni paesi siano molto ansiosi di stabilire contatti frequenti con gli uffici della Curia Romana, ma non con la Chiesa locale. Ci vorrà discrezione. La collaborazione fra le Chiese locali e la Santa Sede si rivelerà utile e anche necessaria. Rimane il problema di quei NMR che perseguono una strategia aggressiva verso la Chiesa, alle volte con un supporto esterno economico e politico. Senza rifiutarsi di discutere con tali gruppi, la Chiesa deve riflettere su come difendersi con mezzi legittimi".

Sinodo dei Vescovi: assemblea speciale per l'Africa, Instrumentum laboris, 1993: "Il dialogo con queste sette è spesso difficile a causa di un ostinato fondamentalismo o un proselitismo aggressivo. Molti rifiutano del tutto il dialogo. Con altri può non essere considerato prudente, a livello locale, iniziare un dialogo ufficiale. E' tuttavia necessario sviluppare uno spirito cristiano verso tutti, facendo lo sforzo di capirli ed entrare in dialogo, anche se dobbiamo riconoscere i "falsi profeti" (Mt24,24), sottolineare l'inconsistenza di molte delle loro risposte e promesse e in certi casi mettere in guardia contro i pericoli sociali e politici che alcune sette sollevano".

DOC.1993, N°12: "A ragion veduta, si può osservare che le sette e i nuovi movimenti religiosi normalmente appaiono chiusi al dialogo, protesi come sono all'"annuncio" con metodi di propaganda che si servono della pressione psicologica, tendendo a soggiogare l'interlocutore in modo da raggiungere una adesione acritica e totale, fino a produrre, in taluni casi, il plagio della personalità".

DOC.1993, N°13: "D'altra parte non va dimenticato che, anche nei confronti delle sette e dei nuovi movimenti religiosi (qualora non venga lesa, al loro interno, la libertà di coscienza), valgono i criteri espressi dal concilio Vaticano II quanto alla libertà religiosa. Occorre però sollecitare anche i propagatori di queste nuove proposte religiose perché siano rispettosi dell'altrui libertà di coscienza e aperti a un sincero atteggiamento di dialogo".

DOC.1993, N°17: "Sarebbe un grave errore confondere l'ecumenismo con l'atteggiamento da assumere nei confronti di un fenomeno nuovo e completamente diverso, quale è il diffondersi, anche nel nostro Paese, di "nuove fedi", o (come si dice) di "nuovi movimenti religiosi o sette".

DOC.1993, N°45: "A tutti è chiesto di vivere questo servizio alla verità con atteggiamento di amore e di comprensione e, soprattutto, con la coscienza che essere nella verità non deve renderci arroganti possessori di essa: la verità (che pur si è a noi definitivamente rivelata in Gesù Cristo) resta sempre al di là di ogni nostra conoscenza e tutti ci impegna in una continua ricerca. Così scriveva sant'Agostino agli gnostici del suo tempo: "Possono irritarsi contro di voi quelli che non sanno a prezzo di quale fatica si raggiunga la verità e come è difficile evitare gli errori... Da entrambe le parti abbandoniamo ogni arroganza. Nessuno di noi pretenda di aver già scoperto la verità. Cerchiamola come qualcosa che non conosciamo ancora. Soltanto se non pretendiamo di averla già scoperta, di possederla, possiamo cercarla con amore e con sincerità".

DOC.1993, NN°48-49: "A coloro che sono membri di quei gruppi che abbiamo denominato sette e nuovi movimenti religiosi, chiediamo comprensione se dovessimo essere caduti in qualche inadeguatezza di espressione e di interpretazione e se non siamo riusciti a far percepire tutto l'affetto che nutriamo per le loro persone, create a immagine di Dio, per le quali Cristo ha offerto la propria vita. Siamo inoltre pronti a riconoscere che a molti di loro, a cui non possiamo negare la buona fede e una sincera condotta di vita, Gesù possa rivolgere la sua parola consolatrice: "Non sei lontano dal regno di Dio" (Mc 12,34). Con altrettanta fraterna franchezza li invitiamo però a confrontarsi, a riflettere, a pregare, a invocare la luce dello Spirito, a considerare la loro storia e a metterla a confronto con la millenaria tradizione cristiana del popolo di Dio pellegrinante sulla terra, il quale, pur avendo subito lacerazioni, scissioni e lotte, è rimasto indefettibilmente fedele alla professione di fede, alla celebrazione dei sacramenti e alla testimonianza della carità. Da tale confronto osiamo sperare che sorga nei loro cuori la nostalgia della riconciliazione e dell'unità con le comunità da essi abbandonate, che attendono con fiducia il giorno del Signore glorioso.  Nell'attesa che venga tale giorno auspichiamo che si renda possibile un dialogo franco e fraterno, che ci renda tutti più vigilanti e pronti per accogliere la venuta del Signore (cfr. IPt 4,7)".

DIRETTORIO PER L'APPLICAZIONE DEI PRINCIPI E DELLE NORME SULL'ECUMENISMO (Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani; 1993; link esterno), N°35: "Il panorama religioso del nostro mondo, negli ultimi decenni, è andato notevolmente evolvendosi e in alcune parti del mondo il cambiamento di maggior rilievo è stato il proliferare di sètte e di nuovi movimenti religiosi, la cui aspirazione a relazioni pacifiche con la Chiesa cattolica può talvolta essere debole o non esistere affatto. Nel 1986, quattro dicasteri della Curia romana hanno pubblicato congiuntamente un rapporto, che richiama l'attenzione sulla fondamentale distinzione da farsi tra le sètte e i nuovi movimenti religiosi da una parte e le Chiese e comunità ecclesiali dall'altra. In questo campo sono in corso ulteriori studi. Per quel che riguarda le sètte e i nuovi movimenti religiosi, la situazione è assai complessa e si presenta in modo differente secondo il contesto culturale. In alcuni paesi le sètte si sviluppano in un ambiente culturale fondamentalmente religioso. In altri luoghi si diffondono in società sempre più secolarizzate, ma che, al tempo stesso, conservano credenze e superstizioni. Certe sètte sono e si dicono di origine non cristiana; altre sono eclettiche; altre ancora si dichiarano cristiane, ma possono sia aver rotto con comunità cristiane, sia conservare ancora legami con il cristianesimo. È chiaro che spetta primariamente al Vescovo, alla Conferenza episcopale o al Sinodo delle Chiese orientali cattoliche discernere il miglior modo di rispondere alla sfida rappresentata dalle sètte in una determinata regione. Bisogna però insistere sul fatto che i principi della condivisione spirituale o della cooperazione pratica indicati in questo Direttorio si applicano esclusivamente alle Chiese e alle comunità ecclesiali con le quali la Chiesa cattolica ha instaurato relazione ecumeniche. Al lettore di questo Direttorio apparirà con chiarezza che l'unico fondamento per tale condivisione e per tale cooperazione sta nel riconoscere da una parte e dall'altra una certa comunione già esistente, anche se imperfetta, congiunta all'apertura e al rispetto reciproco generati da un simile riconoscimento".

 

 

Elementi "macroscopici" di discernimento delle FALSE promesse dei MRA

(cf. Mons. Michael Fitzgerald, I movimenti religiosi alternativi alla luce dei recenti documenti del Magistero, in Sette e religioni, pp.537-546, N°4, 1991).

1) la FEDE in un Dio trascendente salvaguarda la libertà umana perchè sia libera dal dispotismo degli altri essere umani;
2) la VERA FEDE libera dalle tendenze narcisistiche che impediscono un atteggiamento amorevole nei confronti dell'Altro (Dio), degli altri e il servizio alla comunità;
3) l'AMORE (agape) e la ricerca del POTERE (poteri di "caduta" mediante tecniche) non vanno insieme;
4) la SOFFERENZA e la MORTE si superano non con l'evasione nei "nirvana-immanenti virtuali" considerando la realtà solo apparenza ("maya") ma con l'Amore che trasfigura.


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