DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Sahaja Yoga e la Grande Madre Divina Immacolata

 

PREFAZIONE

Il Rapporto Guyard dal titolo "Le sette in Francia" del 1998 definisce lo "Viswa Nirmala Dharma - Sahaja Yoga" un "movimento settario". Tale rapporto cita, per esempio, la Corte di Appello di Rennes "ha giudicato (sentenza del 13 febbraio 1993 - sposi Durand) che il Sig. e la Sig.ra Durand, membri della setta Sahaja Yoga, hanno «seriamente compromesso la salute e la sicurezza di loro figlio Yoann venendo meno alle misure necessarie», come da art. 357.1 codice penale, inviando il ragazzino di sei anni e mezzo in una scuola di Dharamsala diretta da seguaci della setta. Le motivazioni della sentenza meritano di essere citate:   «[...] considerando [...] che in base a un banale prospetto illustrativo che forniva un semplice orientamento generale [...], Domenica e Josette Durand [...] nell'aprile del 1990 hanno assunto la decisione di iscrivere [...] il loro figlio Yoann, senza accompagnarlo durante il viaggio, a una scuola il cui contenuto educativo, in Inglese e Hindi, non era loro realmente noto [...], che non hanno offerto al bambino alcuna garanzia sull'esito di insegnamento, condizioni e modi di vita che attendevano il bambino, il cui fascicolo rivela che erano particolari e in un ambito climatico assai duro [...]; senza assicurarsi, prima della partenza del bambino, se lo attendevano infrastrutture mediche e organizzazione sanitaria; senza addirittura informarsi dai medici specializzati più vicini dei rischi che il bambino avrebbe corso in un'area del mondo colpita da serie malattie epidemiche generalmente sconosciute in Europa; senza valutare i rischi, per un bambino di sei anni e mezzo, del sentimento di abbandono, anche di rifiuto laddove il bambino era a conoscenza della nascita di una stretta relazione con un altro bambino nella vita domestica, e che questo altro bambino manteneva relazioni particolarmente privilegiate con i nonni materni, i coniugi Héline;   «[...] che il rapporto stilato da tre esperti che hanno esaminato il bambino il 5 luglio 1991 ha evidenziato significativa degenerazione psichica collegata alla separazione brutale e prolungata descritta con precisione dal tribunale, mentre successivi esami hanno rilevato un chiaro miglioramento nel bambino una volta ritornato nel suo nucleo familiare, e riprendendo parte alla scuola normale». Si possono esaminare qui molte testimonianze al riguardo.

 

INTRODUZIONE

Il Buddhismo, fiorente in India fino alla chiusa del primo millennio dopo Cristo, è sparito in modo pressoché totale da quella che pure e stata la sua terra di origine, in virtù di una colossale opera di disinnescamento iniziata con la trasposizione nel seno della tradizione indù di alcuni capisaldi della dottrina buddhista (operazione che e già all’opera nell’ottavo secolo con Shankara e la sua scuola), e culminata con il comodo inserimento di un Buddha ormai innocuo e devitalizzato nella lista canonica indù degli Avatara, o incarnazioni, di Vishnu. In maniera simile si e proceduto contro la massiccia infiltrazione islamica che e seguita alla progressiva conquista del Nord del paese dopo il tredicesimo secolo: l’ambiente indiano ha immediatamente reagito secernendo una pletora di movimenti settari che assumevano i più svariati tratti secondari dell’Islam inserendoli in un contesto sostanzialmente indù, dopo averli accuratamente rescissi da quei pilastri essenziali dell’islamismo, cioè l'assoluta unicità divina e il carattere definitivo dell’ufficio profetico di Maometto, che risultavano indigesti al genio spirituale del paese indiano, che tende piuttosto a moltiplicare dei e profeti con tropicale fertilità. In tal modo la fede del deserto ha presto perso impatto e mordente, e non e riuscita a soppiantare l’Induismo maggioritario nonostante la secolare dominazione politica. Da qui si spiega l'eccezionale fertilità settaria che l'india ha conosciuto in questi ultimi decenni e che può essere interpretata secondo gli stessi schemi che si sono visti all'opera, questa volta però in relazione con la penetrazione culturale, politica ed economica dell'Occidente. Inoltre va sottolineato i caratteri sincretistici che assumono queste sètte in particolare nel caso di Sahaja Yoga e Sai Baba. Ma mentre in passato l'Induismo, annettendosi le spoglie vuote delle grandi tradizioni con cui veniva a contatto, restava sostanzialmente se stesso, queste nuove espressioni settarie assorbono non solo espressioni insessenziali delle dottrine antagoniste ma svuotano la propria anima conservando ben poco, a parte la terminologia, del vero induismo. Ma nello Sahaja Yoga ci si trova in un ambiente decisamente lontano da quello dei gruppi che hanno caratterizzato la prima ondata"induista" degli anni '70, cresciuta e cullata dalla esplosione della controcultura contestataria, pronta a sfruttare il gigantesco vuoto culturale e affettivo prodotto dal crollo repentino di ambienti e valori. Una gioventù stordita dalla prospettiva di riedificare in breve tempo una nuova struttura culturale universale che desse forma e durata all’esplosione vitalistica seguita al cedimento della fiducia negli istituti tradizionali trovava suggestiva la proposta di incanalare questo debordamento irrazionale (ma non privo di una tensione progettuale) in una serie di "fedi" artificiali la cui patina esotica garantiva loro la assoluta mancanza di ogni compromissione con gli usi e le tradizioni contro le quali era rivolto il moto contestatore. Ora, questa infatuazione per i guru dell’alternativo esotizzato e in regresso insieme al clima culturale che la ha prodotta. Dove sono finiti i pittoreschi quanto improbabili sannyasin dalle vesti color zafferano e dalle teste rasate che durante gli anni settanta erano cresciuti di numero e visibilità, fino a diventare parte dell’abituale ambiente urbano delle nostre città? Certo, i gruppi di allora sussistono ancora oggi, ma alquanto ridotti di numero e dinamismo. Soprattutto, movimenti come gli Hare Krishna o gli"arancioni” del defunto Bhagwan Rajneesh si sono trovati spiazzati dalla fine del clima culturale dominante nell’Occidente del passato ventennio, clima con il quale si muovevano in totale sintonia e simbiosi. Oggi, passata la controcultura, passata la contestazione, l’lndia di cartapesta che aveva affascinato una generazione pare un poco passata di moda. Sahaja Yoga di Shri Mataji rappresenta la consistente avvisaglia di una seconda ondata, in compagnia, come già si é detto, del movimento del Sai Baba. Come avveniva un quarto di secolo fa anche queste sette sono sorrette e corroborate da un ben preciso clima culturale e sociale, che e in netta controtendenza rispetto a quello imperante negli anni settanta: ai figli della società del riflusso, del nuovo conformismo e del disorientamento affettivo ecco offerta la figura rassicurante e protettiva di una Grande Madre Divina.

 

NASCITA DEL SAHAJA YOGA

In questi ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia il sahaja yoga, grazie all’omonima organizzazione fondata da "Shri Nirmala Mataji Devi" che significa "Grande Madre Divina Immacolata". Questo è il nome con il quale si presenta ai devoti la signora Srivastava, moglie di un alto funzionario delle Nazioni Unite, nata nel 1923 in una famiglia protestante nella regione indiana del Chindawar e defunta il 24 febbraio 2011 a Genova "a Cabella Ligure il movimento Sahaya ha acquistato e ristrutturato l'imponente Palazzo-Castello Spinola, dove risiedeva la “principessa” come viene chiamata dai residenti Shri Mataji Nirmala Devi" (Emanuele Guido, link esterno). Nirmala affermava di possedere fin dall’infanzia particolari poteri. Studiò medicina per alcuni anni e poi si sposò con un alto funzionario delle Nazioni Unite. Nel 1970, nasce il movimento religioso alternativo (MRA) dello Sahaja Yoga, a seguito di una straordinaria esperienza spirituale, si sentì investita di una missione universale di salvezza per l’intera umanità. Iniziò così la sua predicazione, che consiste nel diffondere fuori dell’India le tecniche del sahaja-yoga. Moglie, madre, agiata collocazione sociale, occidentalizzata, di età matura: cogliamo qui una immagine domestica e "alla mano”, in netto contrasto con la (supposta) inaccessibilità ascetica dei guru di moda negli anni recentemente trascorsi. Conformemente a quanto spesso accade in terra indiana, questa esperienza coincide con la manifestazione (e conseguentemente con la presa di coscienza) della propria divinità, tanto che risulta improprio parlare di "missione": non c’e qui chi manda e chi e mandato, bensì il profeta di turno si autorivela come un canale aperto verso un divino immanente con il quale personalmente coincide. E questa una caratteristica tutta o prevalentemente indiana, più accentuata che mai in questi movimenti della “seconda ondata pseudo-induista", nei quali la prassi e la dottrina consistono e si risolvono nella adorazione del fondatore, e ciò in inquietante prefigurazione e rispondenza con i tratti di quell’Avversario di cui ci dice San Paolo che “indicherà se stesso come Dio” (2Ts.2,4).


STRUTTURA, VITA INTERNA ED ORGANIZZAZIONE
La maggioranza dei fedeli del sahaja yoga hanno una età fra i venti e i quarantacinque anni e provengono da classi medie. All’inizio la conversione avveniva grazie ai rapporti interpersonali tra amici; oggi i nuovi membri cominciano a frequentare una riunione settimanale dove possono vedere una videocassetta di Shri Nirmala. I devoti più coinvolti meditano individualmente ed a volte in gruppo due volte al giorno, rinunciano alle relazioni familiari e sociali, rifiutano la medicina moderna, ricorrono invece alla medicina tradizionale ayurvedica (che consiste nel ristabilire l’equilibrio organico mediante i cinque elementi: terra, acqua, fuoco, aria ed etere). Si contano circa un migliaio di adepti in India, e in Europa diverse migliaia. La "Fondazione della Vita Eterna" dirige i progetti internazionali di questa organizzazione. L'ingresso in Sahaj-Yoga avviene di solito attraverso le tante conferenze divulgative organizzate dal gruppo, delle quali abbiamo anche nel nostro paese frequenti esempi (normalmente con benevolo patrocinio e concessione di spazi da parte degli enti locali e di altre istituzioni pubbliche). Queste conferenze hanno un aspetto eminentemente pratico: si invitano infatti i presenti ad eseguire insieme ai conferenzieri le più elementari pratiche del Sahaja Yoga, al termine delle quali la sensazione di fresco formicolio alle mani indica infallibilmente l’inizio del movimento rigenerante della kundalini. Coloro che vengono attratti in tal modo nell'organizzazione vengono gradualmente introdotti nelle teorie del MRA, mentre sempre più tempo viene dedicato alle pratiche "realizzative", fra le quali eccelle la contemplazione del ritratto della divina fondatrice attraverso la luce di una candela, contemplazione che spesso si protrae per ore, fino a indurre stati di coscienza alterati. Pediluvi, polverine e altre procedure che sembrano uscite dalla nostrana magia agraria hanno pure un peso notevole in questo procedimento di rigenerazione dell’orgarnismo "sottile”. Si e visto come il MRA ripudi ufficialmente altri e ancora più equivoci procedimenti tipici del Tantrismo indiano dal quale ha peraltro tratto tutta l'impalcatura dottrinale circa la struttura del corpo "sottile". All’interno del Sahaja yoga si distinguono comunque tre livelli di seguaci: un primo livello costituito dai neofiti ai quali non vengono esposte verità che non potrebbero sopportare; al secondo stadio si trovano invece cosiddetti Nirvichar-Samadhi (per Patanjali il Nirvitarka samadhi si consegue allorchè la memoria viene purificata e la mente è in grado di percepire la vera natura delle cose, senza contaminazione alcuna), i quali sono fatti penetrare più all’interno della dottrina, in quanto hanno dato prova col loro comportamento di voler raggiungere la Realizzazione; al terzo stadio troviamo coloro che hanno raggiunto la piena Realizzazione. Non è dato sapere quali siano le verità il cui svelamento sarebbe così nocivo ai fedeli dei primi livelli (e a maggior ragione a noi profani). Per quanto riguarda i legami matrimoniali e filiali precedenti l’entrata in Shri Mataji invita tutti i seguaci a comportarsi con grande rispetto nei confronti del proprio partner, anzi prospetta la ricerca e il raggiungimento della propria realizzazione come il miglior mezzo per garantire la saldezza del vincolo matrimoniale; in una conferenza afferma che il fatto di essersi sposata cinque anni dopo il raggiungimento della Realizzazione ha giovato moltissimo al suo matrimonio. Qui abbiamo forse un saggio della “doppia verita" circa certi insegnamenti che si può ragionevolmente inferire dalla struttura a livelli di "rivelazione" progressivi fatta propria dalla setta; si sa infatti di svariati casi in cui l’entrata in Sahaja Yoga di uno solo dei coniugi ha portato a forti tensioni e finanche alla disintegrazione della famiglia; e se questo può essere detto della gran parte delle organizzazioni settarie, e però anche vero che nel caso del Sahaja Yoga i legami affettivi dei membri del MRA vengono rigidamente incanalati e controllati, scoraggiando fermamente ogni tipo di relazione "esogamica". Tutto questo permette di ipotizzare che il legame di coppia assuma nel Sahaj a Yoga un’importanza operativa che va ben al di la delle perbenistiche affermazioni da "primo livello”. Rimanendo nell’ipotesi piu prudente esso è comunque visto come uno strumento che permette un più totale controllo degli aderenti. Un ulteriore elemento di ambiguità circa la dottrina "famigliare" di Shri Mataji e la svalutazione (fino all’annullamento) del rapporto genitori-figli. I figli nati dal matrimonio non andrebbero considerati come un bene da possedere in proprio, ma tutti i Sahaja Yogi dovrebbero arrivare a comprendere che i figli appartengono all’intera comunità la quale e responsabile del loro bene e di conseguenza anche della loro educazione. Shri Mataji mette fra l’altro in guardia i genitori contro gli effetti deleteri del sacramento battesimale sui bambini, i quali, essendo il sacerdote che somministra il Battesimo un’anima non realizzata, potrebbero avere per tutto il resto della loro vita la Kundalini bloccata. "Il prete ha bestemmiato sulla mia testa!": con questo Verso di Blake Shri Mataji presenta ai suoi seguaci il sacramento del Battesimo. Prendendo spunto dai mali di cui soffre la società moderna: arrivismo, immoralità, droga, prostituzione, Shri Mataji prospetta ai genitori, come unico rimedio educativo, l'estraniazione dei bambini da questa società depravata e senza futuro, mandandoli a vivere in sperduti collegi indiani sulle pendici dell’Himalaya. Qui i bambini dovrebbero vivere in un ambiente più a misura d’uomo e crescere “nel rispetto delle divinità e delle religioni". Il movimento della Grande Madre registra una costante avanzata, è ormai presente in modo capillare in 56 paesi. Anche alla porte di Roma è stato aperto un centro, una scuola per i figli dei devoti di Shri Nirmala, che conta tra i 50 e i 70 interni, di età compresa tra i 4 e i 6 anni. Aggiunge il CESNUR che nel gruppo Sahaja Yoga "i bambini sono educati, a partire da una forma di scuola materna, bambini a partire rispettivamente dai due e dai quattro anni, e talora sono separati dalle loro famiglie per lunghi periodi (benché si insista che in ogni caso trascorrono con i genitori almeno tre mesi all'anno). Il problema che pone, come in altri movimenti, delicate questioni di equilibrio fra la libertà religiosa (e la libertà di educazione dei genitori) e le esigenze minime degli Stati occidentali in materia di controllo dell'istruzione, non può essere compreso se non lo si inquadra nella visione del mondo del movimento, e nel tentativo di preservare per quanto possibile la sua seconda generazione dalle influenze contrarie alla purezza che in quest'epoca di kali yuga ritiene letteralmente onnipervadenti".

 

DOTTRINA
Sahaja yoga consiste in una tecnica di meditazione e concentrazione che deriva dalla parola sahaj che significa "senza sforzo, serenamente", la quale, mediante la purificazione e il potenziamento di presunti centri energetici o chakra (TANTRISMO), consentirebbe la vera conoscenza di se stessi. Ma Sahaja significa in sanscrito letteralmente "co-generato" inteso nel senso di "increato" è divenuto un sinonimo dell’Assoluto, di quel fine di pienezza di essere, pensiero e beatitudine in cui ogni indù aspira a risolversi senza residuo, e come tale e spesso impiegato nei Tantra, i testi considerati sacri dall’eponima corrente. Però nel caso del Sahaja Yoga il vocabolo viene appiattito sul suo valore originario, venendo ad assumere il significato di "spontaneo", "automatico" nel senso che non segue i Veda ma la "natura" e gli "istinti innati": considerando che anche Yoga perde il suo più elevato significato tradizionale (congiunzione, appaiamento con il Divino) per restringersi alla più banale accezione di esercizio, pratica, ne risulta che il nome del MRA può essere considerato la letterale trasposizione della denominazione di una tecnica psico-fisiologica occidentale moderna, il training autogeno, con la quale del resto ha svariati elementi in comune, tanto da potere presupporre una qualche forma di contaminazione se non di derivazione. Già dall’analisi della denominazione balza agli occhi un punto fondamentale: se il Tantrismo tradizionale, seppure su basi interamente discutibili e con ovvia riserva circa le sue effettive realizzazioni, finalizza se stesso Verso una meta autenticamente trascendente, nulla di tutto questo e rinvenibile in questa sua moderna ripresa. Se il piano psico-fisiologico e ritenuto dai Tantra alla stregua di un problematico trampolino Verso l’Assoluto, esso costituisce viceversa tutto l’universo in cui si muove il Sahaja Yoga: il piano del divino e una energia vibratoria sottile, il sacrificio del Cristo e servito a sbloccare un ganglio sottile ottura to, e il sintomo infallibile dell’avvento della Liberazione, della moksha, sarebbe un fresco formicolio alle mani. Non solo dunque si torna indietro verso il livello medico-sciamanico dell’India preariana, il quale aveva comunque il pregio di presentare esplicitamente la limitatezza dei propri scopi; il movimento di Shri Mataji mantiene invece tutta l’impalcatura religiosa dell’Induismo nella sua terminologia, dissacrandola poi sostanzialmente nella materialità delle proprie esposizioni. Lo scopo è quello di risvegliare una energia chiamata Kundalini. Shri Nirmala, una delle poche donne al mondo con un ruolo di guru, identifica l’ "Energia" con lo "Spirito Santo" e i sette chakra con la croce di Cristo. Nei centri di Sahaja yoga lavorare sulle energie del corpo vuol dire prendere la propria croce e salvarsi con le proprie forze, questo richiede comunque una vita ordinata e casta. Si parla di una inesistente "scienza dei chakra", vedi il documento a seguire, attribuendo, falsamente, allo squilibrio energetico dei chakra anche il cancro ed affermando che la fondatrice Shri Nirmala "ha affermato più volte pubblicamente di poter guarire il cancro". Viene ammesso candidamente che il metodo consiste "nello strumentalizzare i poteri del divino" (MAGIA).

 

                             

                             

(cfr. "L'avvento, la scoperta unica di Sahaja Yoga", ed Mediterranee, 1997, pp110-111;

il "SSN" è il "sistema nervoso parasimpatico).

 

La grande Madre inoltre, recupera ed integra le credenze classiche della religiosità indiana come la reincarnazione, il panteismo criptomaterialista, il karma, il "corpo sottile" e le molteplici incarnazioni divine ed anche il fine ultimo rappresentato dal dissolversi della propria individualità, nel grande oceano del Tutto cosmico identificato con Dio. Base di questa "fisiologia sottile" tantrica è la triade di canali che costituiscono la principale innervatura dell’0rganismo sottile dell’uomo: intorno a un condotto centrale e rettilineo, il sushumna, la cui ripercussione nel corpo grossolano e il midollo spinale, salgono altri due canali laterali, ida e pingala, la cui funzionalità é complementare: la energia sottile fluente in ida ha carattere lunare, materno, catatonico, mentre pingala ha un ruolo solare, eccitante ed espansivo. L’omeostasi fisio-psicologica dell’organismo e dunque un riflesso dell’alterno ciclo del flusso e riflusso dell’energia sottile nei due canali laterali, mentre il canale centrale è la soglia di accesso alle funzionalità umane superiori. L’influenza di queste correnti sottili sul resto dell’organismo si manifesta attraverso l’azione di vari plessi o gangli (chakra) dislocati in senso ascendente lungo il sushumna, e collegati anche ai due canali laterali, i quali mantengono l’equilibrio di normale funzionamento dei plessi stessi con il loro complementare influsso. La malattia è vista come uno squilibrio nel funzionamento di uno o più plessi, il quale a sua volta altera e ostruisce il normale fluire delle energie sottili. Secondo la concezione tantrica, infatti, l’Assoluto si riverbera nel mondo manifestato mediante una diade rappresentata mitologicamente dalla coppia divina Shiva-Shakti; Shakti e l’aspetto efiicace, manifestante e irradiante dell’Assoluto, mentre Shiva ne rappresenta l’aspetto principiale, non manifesto e immutabile. Dato che la principialità immobile viene sentita come la vera attività, mentre l’esplicita azione manifestante viene vista come passività, a Shiva viene assegnata la corrispondenza dell’aspetto maschile dell’Assoluto, l’aspetto femminile rimanendo appannaggio di Shakti. Questa energia "femminile" e dunque latente secondo il Tantrismo in ogni individuo umano, ed e rappresentata sotto forma di una serpe arrotolata (kundalini) alla base del sistema sottile, la dove il sushumna prende origine, in quel plesso radicale chiamato Muladhara chakra, plesso che trova la sua rispondenza fisica presso la parte terminale dell’osso sacro. La kundalini, attivata e risvegliata dalle pratiche tantriche, ascenderebbe così lungo il sushumna, operando il passaggio dell’essere umano verso stati di conoscenza (e quindi di essere, secondo la concezione indù) sempre più elevati fino a giungere, in corrispondenza simbolica del chakra terminale dove il sushumna zampilla alla cima del cranio, al matrimonio-fusione con Shiva, matrimonio che rappresenta la riunione dei due principi divini polarizzati e la realizzazione, per l’essere che vi e cosi pervenuto, dell’Assoluto indiviso. Di passaggio la salita della kundalini attraverso i vari chakra attualizzerebbe via via tutte le molteplici potenzialità spirituali che sono virtualmente contenute nei chakra stessi, in modo da rendere l’uomo che fosse pervenuto alla definitiva realizzazione una specie di icona e ricapitolazione di tutto il cosmo visibile e invisibile. Fin qui il Tantrismo classico, in una sintesi che non rende ovviamente giustizia dei suoi aspetti complessi e molteplici, per i quali si può rimandare a una crescente quantità di traduzioni di testi originali ormai disponibili anche in italiano. I rapporti del Sahaja Yoga con questo corpo di dottrine e ambivalente; in primo luogo va segnalata la totale perdita della dimensione più propriamente spirituale: già si é detto come nulla resti della tensione propriamente indù verso uno stato finale dell’essere umano che trascenda ogni limitazione sia spazio-temporale che individualizzante, fino a pervenire al di la degli stati propri delle Intelligenze separate (i Deva) ad abolire in se stessi la dualità fondamentale fra creato e increato. Gli déi del Sahaja Yoga stanno a metà fra le "forze immanenti" dei gruppi del "potenziale umano" e le entità elementali della natura venerate dalla New Age. L’Assoluto del Sahaja Yoga non é affatto un ente trascendente: come avviene per altre correnti pseudo-induiste la somma realtà e un "oceano di vibrazioni" vagamente connotato, e che si eleva di poco al di sopra di una realtà puramente materiale e meccanica, comunque non al di sopra di quella realtà "sottile" (ma comunque naturals) che era l’oggetto della originaria fisio-psicologia indiana pre-tantrica. Sia detto per inciso, questa perdita del senso della trascendenza é il marchio di fabbrica caratteristico del fenomeno settario contemporaneo; la materializzazione del divino rappresenta quasi una condizione necessaria perché un movimento parareligioso sia accettato dal moderno Occidente: si confronti ad esempio la concezione che hanno i Testimoni di Geova di Dio come di un essere ben definito nella sua corporeità (corporeità "sottile" finché si voglia, ma pur sempre entro l’ambito materiale), e residente in un ben preciso luogo. Oppure si consideri quanto c’e di materialismo nello "spiritismo" venuto in voga dalla metà dello scorso secolo. A dispetto di questo appiattimento dei fini e delle prospettive, il Sahaja Yoga mantiene però tutta la terminologia mitologica e teologica propria del tantrismo classico, aggiungendovi per giunta quella di alte religioni storiche (precipuamente il cristianesimo), creando un coacervo inestricabile e dissacrante fra contenuto dottrinale pertinente per lo più alla medicina psico-somatica e forma espositiva (e pratica vissuta) di stile religioso. Vediamo alcuni riferimenti sorprendenti al cristianesimo, come si è accennato sopra: "il Sahaja Yoga è il Giudizio Universale. Quello descritto nella Bibbia. Siete giudicati solo dopo aver aderito al Sahaja Yoga. A questo scopo, tuttavia, dovete arrendervi completamente, dopo essere venuti al Sahaja Yoga … dovete sapere che io sono lo Spirito Santo. Io sono l’Adi Shakti. Sono venuta sulla terra per la prima volta in questa forma per compiere questo compito tremendo. Cristo sono Io, ora, seduta di fronte a voi". Tralasciando il culto della personalità, il messaggio di Shri Nirmala ha acceso numerose critiche per le sue sorprendenti affermazioni. Nel sistema yogico di Shri Nirmala ad ogni centro energetico, il cosiddetto chakra, è preposta una specifica divinità del pantheon indù, pertanto lo specifico chakra, corrispondente al "terzo occhio", che viene localizzato tra le sopracciglia, sarebbe addirittura sottoposto alla "deità" di Cristo: "Gesù Cristo si incarnò per aprire l’ajna-chakra e per dissolvere il nostro ego (…) a questo proposito dovete recitare il Padre Nostro composto da Gesù Cristo. Non dobbiamo glorificare la croce per il fatto che Cristo vi fu crocifisso, ma la croce è simbolo dell’ajna-chakra, e la stessa Svastika, che ha lo stesso disegno di base, trova la sua raffigurazione evoluta nella croce. Così, quando glorifichiamo la croce, stiamo glorificando il nostro ajna-chakra attraverso il quale accettiamo la vita come dedizione e sacrificio. E se guardiamo avanti, dopo la croce, sappiamo che c’è la risurrezione." Il tentativo della Grande Madre di armonizzare il Vangelo con sahaja-yoga ha prodotto una serie di affermazioni su Gesù Cristo inaccettabili per qualunque cristiano. Shri Nirmala con questa operazione intende screditare l’interpretazione tradizionale della Scrittura per sgombrare il campo e imporre la sua concezione sincretistica della religione.

Vediamo una carrellata (necessariamente incompleta) sulle funzioni attribuite da Sahaja-Yoga ai vari chakra qualora vengano percorsi e risvegliati dall’energia sottile chiamata kundalini. Ci viene innanzitutto spiegato che la kundalini non può essere risvegliata dal primo venuto, ma necessita di una guida già introdotta nel Sahaja-Yoga, altrimenti le divinità che sovrintendono ai vari chakra si potrebbero adirare provocando il conseguente arresto della kundalini stessa. Prima del risveglio questa energia basale risiederebbe nel muladhara chakra, situato alla base della colonna vertebrale; il suo funzionamento può essere bloccato dalla pratica dell’occultismo, e provocare cosi’ alcuni tipi di cancro dell’utero o malattie alla prostata. E curioso notare che Shri Mataji mette fra le possibili cause di malfunzionamento di questo chakra la pratica del Tantrismo. Il termine va naturalmente inteso in senso stretto come estendentesi a quel complesso di pratiche "estreme" di tipo orgiastico che il Sahaja Yoga, a quanto risulta all’estern0, esclude decisamente. Diversi sono i modi consigliati da Shri Mataji per migliorare il muladhara chakra, tra questi accendere una candela davanti alla foto della Madre Immacolata e fare un pediluvio in acqua salata. Il secondo chakra in senso ascendente e lo svadisthana chakra, governato da Brahma, il creatore. Si troverebbe nella parte bassa della schiena verso l’addome. Il suo funzionamento può essere bloccato da: leggere troppo, pensare troppo (indubbiamente il Sahaja Yoga non può essere accusato di intellettualismol), temperamento violento e irascibile, pratica della psicanalisi, forme di magia, alcool, droghe, fanatismo religioso (!), politico e cosi via. Una delle cure consigliate per sbloccare la kundalini latente nello svadhisthana chakra e porre la mano sinistra sulla parte inferiore dell’addome, esercitando una pressione con le dita, e tendere la mano destra Verso la foto di Shri Mataji. ll nabhi chakra ha sede presso l’ombelico, ed estende la sua zona di influenza sul dito medio, l’alluce , il gomito e il ginocchio. E governato dalle divinità di Lakshmi e Vishnu. Anche il blocco di questo chakra viene attribuito a cause di ordine sociale ed etico proprie della vita moderna quali ad esempio: ritmo di vita frenetico, personalità agitata e disordinata, mancanza di dignità e di "auspichevolezza" nella donna (qualunque cosa ciò significhi nel vocabolario del MRA, alquanto devastato da traduzioni interne non sempre illuminate), mancanza di rispetto verso la moglie o la madre nell’uomo, preoccupazioni economiche e materiali. Le cure suggerite per lo sblocco di tale chakra sono le seguenti: pediluvio, vibrazioni inviate attraverso le mani, tenere la milza al caldo, nonché l’onnipresente meditazione della foto di Shri Mataji guardata attraverso il fuoco di una candela. Il chakra del cuore (anahata chakra) si suddivide in tre zone di influenza: cuore destro, cuore centrale, cuore sinistro: tutte le tre correnti sottili passerebbero infatti attraverso questo ganglio centrale. Le cause del blocco del cuore destro sono: problemi col padre o inerenti allo stato di padre (o sposo), aggressione affettiva, oppressione economica o politica, comportamento arrogante e senza scrupoli, asma, irrisione dei buoni costumi. Tra i rimedi consigliati per sbloccare la Kundalini vi sono alcuni mantra da recitare quotidianamente quali: "Shri Mataji in verità tu sei la verita in me", "Shri Mataji, in verità tu sei la linea della buona condotta e la benevolenza di un buon padre". Del quinto chakra (vishuddha chakra) ci viene detto: "Il Chakra del Vishuddhi si trova alla base del collo, al livello delle vertebre cervicali. E interessato a tutti i nostri organi relativi alla comunicazione: braccia e mani, l’intero viso (lingua, orecchie, parte esterna degli occhi), il collo, il sistema otorino-laringoiatrico come pure é responsabile della salute della pelle. Governa anche la ghiandola della tiroide. La tiroide e il primo filtro del corpo, perciò e un centro sensibilissimo che ci protegge dai virus e dai batteri provenienti dall’esterno. L'inquinamento dell’aria o il fatto di fumare, per, esempio, danneggiano il Vishuddhi. Il rispetto del proprio corpo e di determinate regole igieniche sono dunque molto importanti ... Dal Vishuddhi Chakra, infine, nascono l’Ego e il Superego che costituiscono i due petali dell’Agnya Chakra". Le cause del blocco del vishuddha (di nuovo suddiviso in destro, sinistro e centrale) sarebbero: il fumo, l’individualismo, sensi di colpa (specialmente alimentati dalla religione cattolica), mancanza di rispetto verso se stessi, linguaggio volgare e aggressivo, atteggiamento attaccabrighe, dominare con la parola, arroganza e desiderio di apparire. Veniamo al sesto ganglio, l’ajna chakra. Ecco cosa dice a proposito Shri Mataji: "Localizzato all’incrocio dei canali sottili di destra e di sinistra, al centro della testa, l’Agnya Chakra, conosciuto anche come terzo occhio, e la porta del Regno dei Cieli. Le due ante di questa porta sono costituite dagli emisferi dell’ego e del superego. Il primo si forma come risultato dell’attività del canale destro, e rappresenta quella parte della mente che si proietta all’esterno, nel futuro, la parte volitiva che da vita alle nostre ambizioni. Il secondo, il Superego cioè, si forma come risultato dell’attivita del canale sinistro e rappresenta quella parte della nostra mente che raccoglie in se le esperienze del passato, le abitudini, i dolori, le frustrazioni. In un senso molto lato si può dire che il Superego corrisponde a quella che e stata chiamata la psiche dell’essere umano. La porta dell’Agnya e, il più delle volte, sprangata nell’essere non Realizzato, poiché l'incessante attività mentale fa gonfiare l’Ego, precludendo ogni possibilità di Realizzazione. L’intervento delle vibrazioni che fa alzare la Kundalini permette a quest’ultima di risucchiare indietro i due emisferi e di aprirsi la strada verso il Sahasrara. E allora che l’Agnya si apre manifestando le sue potenzialità; una persona con l’Agnya illuminato possiede una capacita di perdono illimitata e un’attitudine profondamente compassionevole nei confronti di tutti gli esseri. E dotata di una saggezza profonda e di rara limpidezza di pensiero. La persona con l’Agnya illuminato e una persona Redenta, Risorta; e qualcuno che è libero dalle catene del passato e dalle proiezioni del futuro. La qualità dell’umiltà e ciò che rende questa persona splendente, una umiltà che naturalmente viene dall’lnnocenza e dalla connessione col divino e non dai sensi di colpa o dall’ipocrisia. Poiché le qualità dell’Agnya sono state incarnate, nella loro completezza dalla figura del Cristo, diciamo che il Cristo e la deità dell’Agnya Chakra centro". Ecco dunque incorporato il Cristo nel sistema fisio-psicologico del Sahaja Yoga. Più tardi ci diffonderemo su questo aspetto. Alcune delle cause che possono portare al blocco dell’ajna centro, destro e sinistro sarebbero: troppa televisione, false idee riguardo a Dio, preoccupazioni, individualismo, avidità e lussuria nello sguardo, attaccamento al passato e ai ricordi. Per lo sblocco del suddetto chakra è consigliata la recita di alcuni mantra quali il: "Padre Nostro" e "Madre, per favore, risiedi nella mia testa","Madre, per favore, stabilizza in me la consapevolezza senza pensieri". “Madre, abbandono nelle tue mani il passato e l’avvenire". "Madre, per favore perdona i peccati che ho commesso nella ricerca di Dio". Ecco alcune altre sequenze verbali che avrebbero efficacia terapeutica circa questo ganglio evidentemente affollato di fondatori di religioni storiche: "Buddha Sharanam Gacchami: trovo rifugio presso lo Spirito illuminato", “Sangham Sharanam Gacchami: abbandono il mio ego alla collettività delle anime realizzate", "Dharmam Sharanam Gacchami (abbandono il mio ego al dharma, alla virtu)". Qui si tratta in realtà dei tre voti del monaco buddhista che dichiara di prendere rifugio nel Buddha, nell’ordine monastico e nella dottrina buddhista. Si arriva infine al chakra piu importante, lo sblocco del quale precede la completa realizzazione: il sahasrara chakra, corrispondente alla fontanella cranica, punto in cui la kundalini zampilla verso l’alto. La stessa Shri Mataji racconta di essere stata testimone il 5 Maggio 1970 dell’apertura del sahasrara collettivo: "E un grande giorno per tutti noi, i ricercatori. L’ultimo lavoro del divino, l’apertura dell’ultimo centro nel grande Essere Primordiale, é avvenuta il 5 Maggio 1970. E il più grande di tutti gli eventi spirituali dell’universo, realizzato con grandissima cura e nella maniera più appropriata. Non e nei limiti della comprensione umana capire come le cose accadono nei cieli. E per nostra fortuna e per amore di Dio che e avvenuto questo meraviglioso miracolo: senza questo evento non ci sarebbe stata la possibilità di dare la realizzazione di massa. Si sarebbe potuto farlo per una o due persone qua e la, ma non sarebbe stato possibile dare un simile risveglio di massa... Appena il Sahasrara fu aperto, l’intera atmosfera si riempìi di incredibili chaitanya (vibrazioni divine) e ci fu una fortissima luce nel cielo. Vibrazioni e luce discesero sulla terra, come una pioggia torrenziale, una cascata di cosi tremenda forza, da lasciarmi sbalordita e attonita. L’evento fu cosi grande e inaspettato che rimasi stupefatta, totalmente silenziosa di fronte alla grandezza della visione. Vidi la Kundalini primordiale salire come una grande fornace, e la fornace era silenziosa, ma appariva incandescente, come quando si scalda un metallo e questo assume i più svariati colori. La Kundalini sembrava una fornace, un tunnel (cosi come questi impianti per bruciare il carbone, per creare elettricità, che vedete qui), si allungo come un telescopio e venne fuori, una parte dopo l’altra via via e via, proprio cosi: e le divinità vennero e si sedettero sui loro seggi dorati; e poi sollevarono l’ enorme testa del Virata come una grande cupola e l’aprirono; e quella pioggia torrenziale mi ricopri completamente. Come vidi tutto questo fui persa nella gioia. Come un artista che osserva la sua creazione, sentii la gioia del grande compimento. Uscendo dalla bellezza assoluta di questa esperienza mi guardai intorno e vidi gli esseri umani cosi ciechi, e diventai assolutamente silente e provai il desiderio che fossero non dei rozzi ciottoli ma delle coppe da riempire di nettare". Dopo questa ecclatante descrizione vediamo quali sono gli effetti del sahasrara sulle anime che hanno raggiunto la completa realizzazione."Raggiungete quindi quello stato che si può solo descrivere usando il prefisso ‘a’, ossia ‘senza’, ‘sprovvisto di’. Un essere simile non ha pensieri, non pensa , e senza avidità, senza lussuria, ne e sprovvisto ... E come quando si vuol fare il vuoto in un recipiente: si riesce a creare il vuoto fino a un certo punto, che non si può però oltrepassare, perchè una parte rimane sempre. Non si può ottenere il vuoto assoluto. Una tale persona, invece, raggiunge il vuoto assoluto, l'assenza totale di negatività, di aggressività. Una persona simile é un essere eterno. Nessuno può ucciderla, né farle male, né ferirla. Non e influenzata né dalla collera, né dal rispetto. Non è scalfita dagli insulti, ne dall’assenza di insulti. Non si lascia lusingare dalle preghiere perchè e sprovvista della capacita di godere dell’ego...". Come si e potuto vedere da questa veloce panoramica il sistema sottile dei chakra ha la pretesa di spiegare tutto: dal tumore alla depressione mentale, dalla droga alla depravazione morale, dal materialismo al comunismo; ogni problema umano ha la sua causa recondita riella non-realizzazione individuale dovuta al blocco del flusso della kundalini. Come si era annunciato, motivi fisiologici, psicologici, sociali e comportamentali risultano inestricabilmente mescolati in questo sistema.

 

IL FALSO CRISTO SFIGURATO DELLA "GRANDE MADRE"
Si e già detto come le pratiche "estreme" del Tantrismo classico siano rigettate dal Sahaja Yoga come mezzo per raggiungere la suprema realizzazione (notiamo per l’ultima volta come questa finalità ultima sia completamente differente nei due casi, trattandosi nel MRA in esame tutt’al piu di un vago equilibrio e potenziamento psico-comportamentale). Vi è invece una costante insistenza sull’aspetto completamente spontaneo e passivo della attivazione della kundalini, il cui passaggio attraverso i diversi gangli linfatici "sottili" segna le tappe della rigenerazione spirituale. La “apertura" infatti dei vari gangli non sarebbe altro che la ripercussione sul piano individuale di una serie di drammi cosmici inscenati dalle varie incarnazioni divine, a ognuna delle quali consegue una azione su un determinato ganglio. In questo modo si raggiunge un duplice effetto: in primo luogo si incorporano le figure dei fondatori delle principali religioni storiche come gli attori di operazioni di bonifica e ricanalizzazione dei gangli sottili del macrocosmo, concepito come un gigantesco organismo dotato della medesima struttura sottile che si e descritta come tipica dell’individuo umano. In secondo luogo si inculca la sufficienza della partecipazione passiva del fedele a questi eventi unici macrocosmici per conseguire, tramite l'intermediazione di Shri Mataji, la risoluzione dei blocchi del proprio organismo sottile microcosmico individuale. Shri Mataji stessa, come incarnazione del principio materno dell’Assoluto, e incaricata di aprire a livello macrocosmico l’ultimo chakra, il sahasrara, posto alla sommità del capo, dal quale, l’energia sottile zampilla verso l’ultima realizzazione. Cosi, la scena cosmica avvenuta nel 1970 il cui racconto abbiamo più sopra riportato vede Shri Mataji nella doppia veste di testimone e di attore principale. Per fruire a livello individuale di questa azione risolutiva e sufficiente per il discepolo opportunamente preparato la venerazione di una immagine, anche fotografica, della Grande Madre Divina Immacolata stessa. Ma se l’ultimo chakra è aperto da Shri Mataji, essa riconosce l’importanza dell’azione di un suo illustre precursore: Gesu Cristo sarebbe infatti il responsabile dell’apertura a livello macrocosmico del penultimo chakra, l’ajna. Tale sarebbe stato l’effetto del suo sacrificio sulla croce. Forse a causa dell’ambiente famigliare cristiano della fondatrice, la necessità di inglobare Cristo nel proprio sistema assume per il Sahaja Yoga una importanza del tutto particolare; Gesu (norne derivato da Yashoda, la madre di Krishna!) sarebbe stato creato dal Padre (Krishna stesso) e dalla Gran Madre Divina (Shri Mataji stessa), che ci viene detto essere la stessa persona cui Cristo si riferisce quando parla dello Spirito Santo. Alla necessita per l’energia sottile di passare attraverso il ganglio aperto dalla passione di Cristo si riferirebbero molte sue frasi ("nessuno va al Padre se non attraverso me", "io sono la porta"...). Alcuni sottocentri sottili cerebrali corrispondono agli arcangeli Michele e Gabriele, ai quali, una volta "realizzati", ci viene assicurato che ci sarà possibile rivolgerci "in sanscrito, in marathi e perfino in inglese" (channeling). Cristo incarnazione divina, dunque; ma incarnazione solo per modo di dire: il suo corpo era composto da pure vibrazioni energetiche, per cui la scena della passione sarebbe stata puramente illusoria. In una altra Versione (l’insegnamento di Shri Mataji non e infatti eccessivamente stabile) Cristo sarebbe stato composto anche di una piccola parte materiale, l’eliminazione della quale sarebbe stato il fine della crocifissione da lui volontariamente subita. In entrambi i casi siamo agli antipodi del mistero pasquale cristiano della morte e resurrezione di Gesù in un vero corpo umano in tutto simile al nostro. Ecco cosa dice Shri Mataji in uno dei suoi discorsi:“Gesù Cristo si incarnò per aprire l’Agnya Chakra e per dissolvere il nostro ego... Il potere di Gesù Cristo è lo strumento per aprire la porta sottile che e situata sopra l’Agnya Chakra. A questo proposito dovete recitare il Padre Nostro composto da Gesù Cristo. Dopo aver superato la porta il potere della Kundalini entra nell’area limbica del cervello. E dopo che la kundalini e entrata in questa area, che e anche denominata Regno di Dio, che si stabilisce lo stato di consapevolezza senza pensieri". E continua: "Non dobbiamo glorificare la croce per il fatto che Cristo vi fu crocifisso, ma la croce e il simbolo dell’Agnya Chakra, e la stessa Swastica, che ha lo stesso disegno di base, trova la sua raffigurazione evoluta nella croce. Cosi quando glorifichiamo la croce, stiamo glorificando il nostro Agnya Chakra attraverso il quale accettiamo la vita come dedizione e sacrificio. E se guardiamo in avanti, dopo la croce, sappiamo che c’e la Resurrezione ed e la Resurrezione che noi stiamo attualizzando nel tempo di questa vita... Nel breve tempo di questa vita risorgerete, vedrete con i vostri occhi la vostra Resurrezione come i discepoli videro la resurrezione di Cristo. Questa e la promessa e questo deve accadere a tutti voi. Dobbiamo rallegrarci, quindi, ed essere felici che il tempo della resurrezione sia venuto e che stiamo di fronte ad un cosi grande evento. Siamo persone cosi’ grandi... Espandetevi e pensate che oggi voi siete di fronte alla visione della Resurrezione come fenomeno di massa, non solo, ma voi siete parte attiva di questo evento. Rallegratevi dunque e siate felici: stiamo per fare ciò che Cristo fece duemila anna fa. Questo ai un motivo per cui la Pasqua e un giorno speciale per tutti noi. E realmente speciale perchè nelle nostre vite la morte e morta e noi siamo risorti". La grandezza di Cristo non consiste per Shri Mataji nell’essersi egli, vero Dio e vero uomo, umiliato fino alla morte e alla morte di croce, perchè Egli in realtà non e realmente morto: "Egli venne come persona normale, come un essere umano con i suoi aspetti materiali. Il suo corpo mori, ma non mori, perchè il suo corpo era fatto anche di quelle imperiture, divine vibrazioni, come vengono chiamate, o radiazioni, o Brahma. Esse non morirono e questo e il motivo per cui il corpo non mori, ed egli risorse col corpo, Dovette morire per mostrare che il corpo, benché muoia, può essere salvato. Questo e il motivo per cui dovette essere crocifisso: altrimenti non avrebbe potuto mostrarlo a voi. L’aver lui realmente vissuto morte e resurrezione mostra che esso non muore". Certo, armonizzare tutto il Vangelo con le dottrine del Sahaja Yoga e una impresa non da poco, che ogni tanto costringe Shri Mataji a qualche operazione acrobatica (ad esempio, a Cana l’acqua sarebbe stata mutata non in vino, sconsigliato dal gruppo, ma in "puro mosto fresco di uva"). Comunque, come accade in molte sette, le maggiori divergenze sono ascritte alla sbagliata interpretazione della vera dottrina di Cristo da parte dei suoi immediati discepoli, primo fra tutti San Paolo. Della Chiesa cristiana ci viene dunque detto che ignora tutto del vero insegnamento cristiano, avendo tratto forza dall’enfasi posta sul senso di colpa, sul digiuno e sul celibato consacrato (che la Grande Madre considera, ovviamente, con ferma riprovazione). Secondo Shri Mataji coloro che si professano cristiani non possono comprendere il significato della resurrezione di Gesù Cristo perchè le Scritture cristiane non sarebbero altro che una falsificazione ad opera di San Paolo, soldato romano; solo leggendo la Devi Bhagvat (denominazione popolare dell’antico poema indù Bhagavad Gita) si potrebbe penetrare a pieno la figura di Gesù Cristo, il quale altri non sarebbe se non Mahavishnu, figlio di Vishnu. Sentiamo cosa dice Shri Mataji in una delle sue tante conferenze a proposito di ciò: “Nella Bibbia l’errore venne proprio. quando S. Paolo, che non aveva per niente conosciuto Cristo, non ebbe nulla a che fare con Cristo, è stato introdotto nel testo. Non so proprio perchè vi appaia! Non era un’anima realizzata. Era solo un soldato romano tutto spostato sul Sopraconscio. Romano, soldato crudele, aveva ucciso un gran numero di cristiani. E all’improvviso hanno messo questo signor S. Paolo nella Bibbia e cosi e rimasto nel testo in tutto il mondo. Ma leggetelo e vi renderete conto che non e affatto un’anima realizzata. Parla in modo Sopraconscio. E una macchina organizzativa e non è buono in nessun caso. Li negli Atti che lui ha scritto, molta gente potrebbe non sapere che gli Atti degli Apostoli sono stati scritti dal signor Paolo stesso, tenta di descrivere i discepoli di Cristo come dei Bhoot (entità di basso livello) del Sopraconscio, proprio come gente sopraconscia, e li fa comportare in maniera cosi strampalata che chiunque può pensare che siano
stati dei matti. Potete immaginare, i discepoli di Cristo comportarsi in quel modo! Ma dovete buttar giù e ingurgitare tutto, se siete cristiani. Perchè e nella Bibbia. E voi cominciate a domandare, se siete una persona nata realizzata: ‘Cos’e questo non senso, chi e questo signor Paolo, da dove viene?’ Poiché non parla come Cristo".

 

IL SAHAJA YOGA NEL SUO CONTESTO
Abbiamo già denominato "seconda ondata pseudo-induista" il gruppo di movimenti settari esplosi in questi ultimi anni, e separati da quelli della "prima ondata" dal loro marcato orientamento sincretista. Oltre al MRA oggetto di questo studio l’ondata in questione trova il suo elemento di punta nell’ormai imponente gruppo dei seguaci del Sai Baba. Di fatto non si può evitare l’impressione che la creazione di un coacervo sincretista in cui amalgamare (e di fatto dissolvere) le religioni storiche non sia un elemento secondario e posticcio, ma la stessa ragione d’essere fondamentale di questi gruppi. Il parallelo del Sahaja Yoga con il gruppo del Sai Baba può essere continuato notando come il successo della predicazione sia in questi movimenti principalmente dovuto alla disponibilità di vasti mezzi finanziari e di evidenti appoggi da parte di settori del mondo politico e culturale. Questa affermazione non si basa soltanto su fatti estemporanei (per quanto ecclatanti) come lo spettacolo di un Presidente del Consiglio della nostra Repubblica in visita alla dimora indiana del Sai Baba. Niente affatto estemporaneo é al contrario il capillare appoggio fornito al Sahaja Yoga da parte di numerose istituzioni pubbliche in tutto l’Occidente. Due delle apparizioni italiane della Gran Madre hanno avuto per scenario sedi prestigiose come il Castello Sforzesco a Milano e l’Aula Magna dell’Università a Bologna. Circa la disponibilità economica del gruppo, basti segnalare come tre anni fa il MRA abbia acquistato, come dimora italiana di Shri Mataji, un intero castello nei pressi di Alessandria. Molto più cospicui sono poi i cespiti posseduti da Mataji in India e in Gran Bretagna. Di certo molti ambienti guardano con favore al diffondersi di una tendenza culturale che miri alla integrazione delle differenti fedi religiose storiche, considerate nella loro pluralità come il principale ostacolo ad una unificazione morale e possibilmente politica dell’intera umanità. Può essere utile ricordare che la stessa Shri Mataji e moglie di un alto funzionario dell’ONU, organizzazione di cui e noto il favorevole interesse verso gruppi religiosi quali i Baha’i, che condividono con il Sahaja Yoga una tendenza di fondo sincretista e unificante-dissolvente. Che la frammentazione religiosa dell’umanita sia un fatto doloroso e fin troppo evidente. Che pero il superamento di questa frammentazione sia visto primariamente in chiave politica, come la scomparsa di un ostacolo all’edificazione di un organismo politico unitario universale, tutto questo procede evidentemente da una inversione dei rispettivi valori dello spirito e della materia: non e lo spirito a doversi organizzare secondo le esigenze materiali, bensì e esso che guida e dirige la storia verso i suoi fini. Se il Superamento della disunione religiosa dell’umanità è contenuto nelle possibilità della storia, esso avverrà secondo linee ben più alte e autenticamente trascendenti di quelle tracciate dal Sahaj-Yoga o da altri simili gruppi, linee che terranno in ben altro conto la figura e i prolungamenti storici di quel Cristo verso il quale sappiamo che convergono prospetticamente i tempi dell’umanita. Questo non toglie il rischio che nel presente periodo una sempre più larga porzione della nostra disorientata famiglia umana trovi un'ambigua pace in questo o in altri analoghi surrogati di quell’Unita escatologica della quale le Scritture ci danno una chiara e ben fondata speranza.

 

ASPETTI CONTROVERSI
Sebbene molti ex-devoti di Shri Nirmala affermano che tutte le pratiche del sahaja yoga sono discutibili, vi sono comunque alcune particolari pratiche che per la maggioranza delle persone risultano essere estremamente difficili da fare proprie. Il credo principale del gruppo, che cioè la Grande Madre sia Dio incarnato, fa ritenere che abbia straordinari poteri, per cui lei è sempre nel giusto, conosce tutto del passato e del presente e saprà tutto ciò che accadrà in futuro. Ogni parola da lei proferita è vera parola di Dio, inoltre ciò che lei fa o compie è quanto Dio desidera esprimere in quel momento. Chiunque dubitasse che Shri Nirmala è Dio attirerebbe terribili disgrazie su di sé. Infine il corpo della Grande Madre è da adorare e, di conseguenza, ogni cosa da lei sfiorata diventa santa. Perfino il suo sguardo ha il potere di benedire o di gettare una maledizione. Con la tecnica del sahaja yoga si potrebbero ottenere strabilianti poteri (cfr. "L'avvento, la scoperta unica di Sahaja Yoga", ed Mediterranee, 1997, p112).

                          

 


PENSIERO DELLA CHIESA

"(…) Nell’uomo vi è un’insopprimibile aspirazione a vivere per sempre. Come pensare a una sua sopravvivenza al di là della morte? Alcuni hanno immaginato varie forme di reincarnazione. In dipendenza da come egli ha vissuto nel corso dell’esistenza precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova esistenza più nobile e più umile, fino a raggiungere la piena purificazione. Questa credenza, molto radicata in alcune religioni orientali, sta a indicare, tra l’altro, che l’uomo non intende rassegnarsi all’irrevocabilità della morte. E’ convinto della propria natura essenzialmente spirituale e immortale. La rivelazione cristiana esclude la reincarnazione e parla di un compimento che l’uomo è chiamato a realizzare nel corso di un’unica esistenza sulla terra. Questo compimento del proprio destino l’uomo lo raggiunge nel dono sincero di sé, un dono che è reso possibile soltanto nell’incontro con Dio (…)" (Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, 9).

"Il Cristo non può essere confiscato da nessuno. Essendo allo stesso tempo uomo e Dio, oltrepassa i limiti del tempo e dello spazio e non può essere imprigionato neanche nelle frontiere della Chiesa che egli stesso ha fondato. Egli ha detto: "Se qualcuno vi dirà: ‘Ecco, il Cristo è qui, ecco è là’ , non ci credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto" (Mc 13, 21-23). (…) Noi non dobbiamo aderire a un Cristo di invenzione umana, ma al Cristo dei Vangeli che è venuto per rendere testimonianza alla Verità. Ora, quale Cristo ci presentano le sette e i movimenti esoterici che si moltiplicano da noi? Quale salvezza ci offrono? Dio sa se gli uomini della nostra terra sono alla ricerca di salvezza, una salvezza che non oltrepassa, per molti di loro, gli orizzonti puramente terreni. San Paolo ha parlato "con le lacrime agli occhi" di coloro che "si comportano come nemici della croce di Cristo", "che apprezzano solo le cose della terra" (Fil 3, 18-19). Ci parla anche di uomini che "non sopporteranno più la sana dottrina, ma per il prurito di udire qualcosa, si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole"(2Tm 4, 3-4)" (Mons. Robert Sastre, Benin).


IN SINTESI
Contrario alla fede (e alla scienza):
1. Assenza di un Dio personale e concezione monistica e panteista della religione
2. L' Energia è lo Spirito Santo, che viene comunicata mediante l'apertura del chakra (in realtà non esiste alcuna "energia" o "vibrazione" kundalini o ki o prana e mai è stata misurata scientificamente)
3. La dottrina della reincarnazione e l'esistenza del Karma che condiziona la vita presente e futura

4. Lo scopo è l'espansione illimitata del Sè e la guarigione di tutte le malattie (non esiste la possibilità di guarire con lo yoga o con tecniche affini dalle malattie per la medicina scientifica galileiana o medicina delle prove)


Perché il cristiano afferma:
1. Dio persona rivelatosi in Gesù cristo, l'Unigenito del Padre
2. Lo Spirito Santo è la terza Persona della Santissima Trinità
3. La fede nella resurrezione della carne, di quella carne che abbiamo ricevuto una volta per sempre

4.Lo scopo è accogliere Gesù nostra salvezza entrando nel suo corpo, la Chiesa

 

BIBLIOGRAFIA

  • Davide Ventura, "Sahaja Yoga, assimilazione e dissoluzione nel genio religioso dell'India" in "Religioni e sette nel mondo" ed GRIS, 2/1995, pp.37-64.
  • Olivieri Pennesi Alessandro, "Sahaya Yoga e la Grande Madre", 2001.

 

 

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