La guarigione
La salute non è solo il benessere fisico o l'assenza di malattia ma è lo sviluppo integrale e armonico della persona che include la sua salute mentale, psicologica e spirituale. La guarigione che porta la fede è prima di tutto guarigione dal male, dal peccato, dall'odio, dalla disperazione e dalla angoscia.
Oggi assistiamo a una sorta di rimozione della malattia che si accompagna alla anestetizzazione del dolore. «Siccome la sofferenza è sempre più un non-senso, l’individuo diventa sempre più un formidabile consumatore di anestesia»(Ivan Illich).
Il card. Martini, nella sua lettera pastorale Quale bellezza salverà il mondo?, afferma che «la bellezza che salverà il mondo è l’amore che condivide il dolore».
Nell’opera Night, di E. Wiesel ritroviamo evidenziato il problema della croce. Scrive l’autore: «Le SS impiccarono due ebrei e un adolescente davanti agli uomini del campo riuniti. Gli uomini morirono in fretta, l’agonia dell’adolescente durò mezz’ora!». «Dov’è Dio, dove sta?» chiese uno dietro a me. E mentre l’adolescente si dibatteva al cappio della corda, udii quell’uomo chiedere nuovamente: «Dov’è Dio ora?». E sentii rispondere in me una voce: «Dov’è Dio ora? È qui ... appeso alla forca».
"Chi accompagna il malato non ha ricette da dargli, nè tantomeno può fare del capezzale del malato il pulpito per una predica o una trattazione teologica. Nessun errore sarebbe più grave di quello di presentarsi al malato con un ‘sapere’ (quel che il malto deve fare) che diverrebbe subito un ‘potere’ che fa del malato non solo una vittima, ma anche un colpevole. L’unico aiuto che l’accompagnatore può dare è il porsi accanto, il mostrarsi presente condividendo la debolezza e l’impotenza del malato e attenendosi al quadro relazionale che il malato stabilisce. È il malato il maestro dell’accompagnatore, non viceversa. È con il malato che si identifica Gesù, non chi va a trovarlo o con chi lo accompagna. «Ero malato e siete venuti a visitarmi» (Mt 25, 38). Nelle nostre comunità cristiane, nei gruppi che seguono i malati, il malato va visto non in un’ottica assistenzialistica, ma assunto come il portatore di un magistero: c’è da porsi al suo ascolto! C’è da imparare da lui, nella sua debolezza, come è avvenuto per il Crocifisso: «contempleranno colui che hanno trafitto».

Lourdes (dal 1858 e il 1914 sono state registrate ben 4.445 "guarigioni scientificamente inspiegabili"): "I miracoli: sottolineando quasi esclusivamente quelli fisici, i credenti stessi si sono spesso adeguati alla mentalità razionalista, di chi non vede che il corpo. Ma per guarire questo, basta spesso un buon medico o magari un guru o uno sciamano. E' guarire l'anima e il cuore il vero prodigio per cui occorre il Dio della Bibbia: "Che cosa è più facile dire: 'Ti sono rimessi i tuoi peccati' o 'Alzati e cammina'?" (Mt.9,5). E' il primo, il più difficile. Ma, allora, non si dimentichi che, stando alle statistiche, Lourdes è il luogo al mondo dove si praticano più confessioni e si dispensano più assoluzioni. E' in questa segreta e quotidiana forza capace di piegare quel cuore degli uomini che è spesso più rigido del ferro, più serrato e ispido di un riccio, che sta il vero, il grande Miracolo della grotta...in un clima in cui la presunzione ingenua della scienza ottocentesca era di poter dissolvere ogni sospetto di mistero nel mondo...e i laici più agguerriti come Giosuè Carducci, nel 1863, scrivevano l'Inno a Satana, cioè al Progresso, alla Scienza, alla Ragione, destinati a vincere l'oscurantismo del "Geova dei sacerdoti" e simbolleggiati da "un bello e orribile mostro",Satana, cioè l'allora modernissima locomotiva a vapore...Julien Green dice che "il massimo dell'abilità del diavolo è dare al mistero una apparenza normale"...La costante strategia del mondo per neutralizzare la Chiesa è il tentativo di distuzione o di assimilazione. Nel Ventesimo secolo ad Est si è cercata di distruggerla, ad Ovest di assimilarla volendola ridurre a una sorta di Agenzia con l'hobby della "religione", ma dedita soltanto alla pace, alla ecologia, alla democrazia, alla morale di moda...Lourdes è del tutto inassimilabile a un progetto che tenti di convincere la Chiesa a ridursi...La verità è affidata non ai professori e agli esperti, ma agli analfabeti; è il Cielo stesso che ratifica i dogmi di un Papa, per giunta "oscurantista" e "reazionario" come Pio IX...Nella prospettiva cristiana la "grazia" più grande è scoprire che ciò che lega l'uomo alla morte, più che la malattia fisica è la malattia morale (= il peccato), riscoprendo ciò che importa non è tanto la salute, sempre provvisoria e precaria, quanto la salvezza...Aveva ragione un medico positivista (poi convertito e divenuto francescano), Agostino Gemelli, a osservare fin dal 1922 e parlando proprio di Lourdes: "Nulla vi è di così poco scientifico, di così intimamente filosofico di simili richieste. Lo scienziato non ha bisogno di vedere ricrescere una gamba o un occhio. A lui basta la riproduzione di una sola microscopica cellula. Il fenomeno, per lo scienziato, non varia sostanzialmente allorchè varia solo la quantità"...Infatti il Dio cristiano propone la fede agli uomini (che è al contempo, esperiena e speranza, uso della ragione e adesione alla rivelazione, anche in ciò che quella ragione supera) e non imponel'adesione ad una evidenza (nella quale occorre "credere" per forza, esigendo di essere constata, pena l'irragionevolezza). Finchè dura la vita terrena "vediamo come in uno specchio, in maniera confusa"; solo "allora", solo quando sarà squarciato il velo oltre la porta della morte, "vedremo faccia a faccia" per dirla con Paolo (1Cor 13,12)...Allora Dio "ha scelto di dare abbastanza luce a chi vuole credere e abbastanza ombra a chi non vuole credere", "se Dio si scoprisse interamente, non vi sarebbe alcun merito nel credere in Lui; se non si scoprisse del tutto, non vi sarebbe la fede" e "ogni religione che non affermi per prima cosa che Dio è nascosto non può essere vera" (Blaise Pascal)...Dio ha deciso con le sue creature un rapporto libero e non una dipendenza necessaria...se il Dio cristiano è Amore, per dirla con l'apostolo Giovanni è forse possibile corrisponderGli se non nella libertà, nella gratuità, nella volontarietà, nel chiaro-scuro della fede? E ancora: "Voi siete amici...non vi chiamo più servi...ma vi ho chiamati amici" (Gv 15,14s). Può, per caso, esistere un amore, un'amicizia dove l'uno si impone all'altro?...Non dimentichiamo che quel monoteismo che afferma l'evidenza indiscutibile di Dio chiama se stesso Islam che significa "sottomissione" e il suo fedele "musulmano" cioè "sottomesso". Libertà cristiana, dunque, davanti ad un Dio che agli uomini propone il Figlio come amico". (Vittorio Messori, Ipotesi su Maria, 2005, ed. Ares, pp.48-49.77-79)
Congegazione per la Dottrina della Fede, Aspetti dottrinali e disposizioni disciplinari,
"Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione"(14 settembre 2000).
SCHEMATIZZAZIONE del DOCUMENTO:
[Questa istruzione evidenzia come il "carisma delle guarigioni" è legato solo alla libera volontà dello Spirito Santo non ad una particolare categoria di persone. Accompagna la missione evangelizzatrice della Chiesa, la conferma, dimostrando che Gesù è l'unico salvatore dell'uomo che ha il potere di rimettergli i peccati. Pertanto non c’è bisogno dei guru, ma della preghiera all’unico Santo, il Risorto, che dà non solo guarigione, ma anche risurrezione; non c’è bisogno di affidarci a presunti taumaturghi, ma di fidarci del Salvatore capace di rendere possibile ciò che è impossibile all’uomo, attraverso le celebrazioni liturgiche così come la Chiesa ce le presenta. Talvolta "lo Spirito Santo dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la forza della grazia del Risorto tuttavia neanche le preghiere più intense ottengono la guarigione di tutte le malattie" (CCC.1508)].
La malattia viene dalla Chiesa compresa come:
1) mezzo di unione con Cristo e di purificazione spirituale;
2) da parte di coloro che si trovano di fronte alla persona malata, come occasione di esercizio della carità;
3) un momento privilegiato di preghiera: sia di richiesta di grazia, per accoglierla con senso di fede e di accettazione della volontà divina, sia pure di supplica per ottenere la guarigione.
La preghiera che implora il riacquisto della salute è pertanto una esperienza presente in ogni epoca della Chiesa, e naturalmente nel momento attuale.
ASPETTI DOTTRINALI
1) Malattia e guarigione: il loro senso e valore nell'economia della salvezza
"L'uomo è chiamato alla gioia ma fa quotidiana esperienza di tantissime forme di sofferenza e di dolore".(1) Il Signore nelle sue promesse di redenzione annuncia la gioia del cuore legata alla liberazione dalle sofferenze (cfr. Is 30,29; 35,10; Bar 4,29). Infatti Egli è "colui che libera da ogni male" (Sap 16,8).
a) Nell'Antico Testamento, "Israele sperimenta che la malattia è legata, in un modo misterioso, al peccato e al male".(2) Tra le punizioni minacciate da Dio all'infedeltà del popolo, le malattie trovano un ampio spazio (cfr. Dt 28,21-22.27-29.35). Il malato che implora da Dio la guarigione, confessa di essere giustamente punito per i suoi peccati (cfr. Sal 37; 40; 106,17-21).
La malattia però colpisce anche i giusti e l'uomo se ne domanda il perchè. Nel libro di Giobbe questo interrogativo percorre molte delle sue pagine. "Se è vero che la sofferenza ha un senso come punizione, quando è legata alla colpa, non è vero, invece, che ogni sofferenza sia conseguenza della colpa e abbia carattere di punizione. La figura del giusto Giobbe ne è una prova speciale nell'Antico Testamento. (...) E se il Signore acconsente a provare Giobbe con la sofferenza, lo fa per dimostrarne la giustizia. La sofferenza ha carattere di prova".(3)
La malattia, pur potendo avere un risvolto positivo quale dimostrazione della fedeltà del giusto e mezzo di ripagare la giustizia violata dal peccato e anche di far ravvedere il peccatore perchè percorra la via della conversione, rimane tuttavia un male. Perciò il profeta annunzia i tempi futuri in cui non ci saranno più malanni e invalidità e il decorso della vita non sarà più troncato dal morbo mortale (cfr. Is 35,5-6; 65,19-20).
b) Tuttavia è nel Nuovo Testamento che l'interrogativo sul perchè la malattia colpisce anche i giusti trova piena risposta. Nell'attività pubblica di Gesù, i suoi rapporti coi malati non sono sporadici, bensì continui. Egli ne guarisce molti in modo mirabile, sicchè le guarigioni miracolose caratterizzano la sua attività: "Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità" (Mt 9,35; cfr. 4,23). Le guarigioni sono segni della sua missione messianica (cfr. Lc 7,20-23). Esse manifestano la vittoria del regno di Dio su ogni sorta di male e diventano simbolo del risanamento dell'uomo tutto intero, corpo e anima. Infatti servono a dimostrare che Gesù ha il potere di rimettere i peccati (cfr. Mc 2,1-12), sono segni dei beni salvifici, come la guarigione del paralitico di Betzata (cfr. Gv 5,2-9.19-21) e del cieco nato (cfr. Gv 9).
Anche la prima evangelizzazione, secondo le indicazioni del Nuovo Testamento, era accompagnata da numerose guarigioni prodigiose che corroboravano la potenza dell'annuncio evangelico. Questa era stata la promessa di Gesù risorto e le prime comunità cristiane ne vedevano l'avverarsi in mezzo a loro: "E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: (...) imporranno le mani ai malati e questi guariranno" (Mc 16,17-18). La predicazione di Filippo a Samaria fu accompagnata da guarigioni miracolose: "Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo. E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva. Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati" (At 8,5-7). San Paolo presenta il suo annuncio del vangelo come caratterizzato da segni e prodigi realizzati con la potenza dello Spirito: "non oserei infatti parlare di ciò che Cristo non avesse operato per mezzo mio per condurre i pagani all'obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito" (Rm 15,18-19; cfr. 1Ts 1,5; 1Cor 2,4-5). Non è per nulla arbitrario supporre che tali segni e prodigi, manifestativi della potenza divina che assisteva la predicazione, erano costituiti in gran parte da guarigioni portentose. Erano prodigi non legati esclusivamente alla persona dell'Apostolo, ma che si manifestavano anche attraverso i fedeli: "Colui che dunque vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della legge o perchè avete creduto alla predicazione?" (Gal 3,5).
La vittoria messianica sulla malattia, come su altre sofferenze umane, avviene:
- attraverso la sua eliminazione con guarigioni portentose;
- attraverso la sofferenza volontaria e innocente di Cristo nella sua passione e dando ad ogni uomo la possibilità di associarsi ad essa. Infatti "Cristo stesso, che pure è senza peccato, soffrì nella sua passione pene e tormenti di ogni genere, e fece suoi i dolori di tutti gli uomini: portava così a compimento quanto aveva scritto di lui il profeta Isaia (cfr. Is 53,4-5)".(4) Ma c'è di più: "Nella croce di Cristo non solo si è compiuta la redenzione mediante la sofferenza, ma anche la stessa sofferenza umana è stata redenta. (...) Operando la redenzione mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo".(5)
La Chiesa accoglie i malati come:
- oggetto della sua amorevole sollecitudine;
- riconoscendo loro la chiamata "a vivere la loro vocazione umana e cristiana ed a partecipare alla crescita del Regno di Dio in modalità nuove, anche più preziose. Le parole dell'apostolo Paolo devono divenire il loro programma e, prima ancora, sono luce che fa splendere ai loro occhi il significato di grazia della loro stessa situazione: "Completo quello che manca ai patimenti di Cristo nella mia carne, in favore del suo corpo, che è la Chiesa" (Col 1,24). Proprio facendo questa scoperta, l'apostolo è approdato alla gioia: "Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi" (Col 1,24)".(6) Si tratta della gioia pasquale, frutto dello Spirito Santo. E come san Paolo, anche molti malati possono diventare portatori della "gioia dello Spirito Santo in molte tribolazioni" (1Ts 1,6) ed essere testimoni della risurrezione di Gesù".(7)
2) Il desiderio di guarigione e la preghiera per ottenerla
- la premessa è l'accettazione della volontà di Dio;
- il desiderio del malato di ottenere la guarigione è buono e profondamente umano, specie quando si traduce in preghiera fiduciosa rivolta a Dio.
Ad essa esorta il Siracide: "Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà" (Sir 38,9). Diversi salmi costituiscono una supplica di guarigione (cfr. Sal 6; 37; 40; 87).
Durante l'attività pubblica di Gesù, molti malati si rivolgono a lui, sia direttamente sia tramite i loro amici o congiunti, implorando la restituzione della sanità. Il Signore accoglie queste suppliche e i Vangeli non contengono neppure un accenno di biasimo di tali preghiere. L'unico lamento del Signore riguarda l'eventuale mancanza di fede: "Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede" (Mc 9,23; cfr. Mc 6,5-6; Gv 4,48).
- Non soltanto è lodevole la preghiera dei singoli fedeli che chiedono la guarigione propria o altrui, ma la Chiesa nella liturgia chiede al Signore la salute degli infermi. Innanzi tutto ha un sacramento "destinato in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l'Unzione degli infermi".(8) "In esso, per mezzo di una unzione, accompagnata dalla preghiera dei sacerdoti, la Chiesa raccomanda i malati al Signore sofferente e glorificato, perchè dia loro sollievo e salvezza".(9) Immediatamente prima, nella Benedizione dell'olio, la Chiesa prega: "effondi la tua santa benedizione, perchè quanti riceveranno l'unzione di quest'olio ottengano conforto, nel corpo, nell'anima e nello spirito, e siano liberi da ogni dolore, da ogni debolezza, da ogni sofferenza" (10); e poi, nei due primi formulari di preghiera dopo l'unzione, si chiede pure la guarigione dell'infermo.(11) Questa, poichè il sacramento è pegno e promessa del regno futuro, è anche annuncio della risurrezione, quando "non ci sarà più la morte, nè lutto, nè lamento, nè affanno, perchè le cose di prima sono passate" (Ap 21,4). Inoltre il Missale Romanum contiene una Messa pro infirmis e in essa, oltre a grazie spirituali, si chiede la salute dei malati.(12)
- Nel De benedictionibus del Rituale Romanum, esiste un Ordo benedictionis infirmorum, nel quale ci sono diversi testi eucologici che implorano la guarigione: nel secondo formulario delle Preces(13), nelle quattro Orationes benedictionis pro adultis(14), nelle due Orationes benedictionis pro pueris(15), nella preghiera del Ritus brevior.(16)
Ovviamente il ricorso alla preghiera non esclude, anzi incoraggia a fare uso dei mezzi naturali utili a conservare e a ricuperare la salute, come pure incita i figli della Chiesa a prendersi cura dei malati e a recare loro sollievo nel corpo e nello spirito, cercando di vincere la malattia. Infatti "rientra nel piano stesso di Dio e della sua provvidenza che l'uomo lotti con tutte le sue forze contro la malattia in tutte le sue forme, e si adoperi in ogni modo per conservarsi in salute".(17)
3) Il carisma di guarigione nel Nuovo Testamento
Non soltanto le guarigioni prodigiose confermavano la potenza dell'annuncio evangelico nei tempi apostolici, ma lo stesso Nuovo Testamento riferisce circa una vera e propria concessione da parte di Gesù agli Apostoli e ad altri primi evangelizzatori di un potere di guarire dalle infermità. Così nella chiamata dei Dodici alla prima loro missione, secondo i racconti di Matteo e di Luca, il Signore concede loro "il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità" (Mt 10,1; cfr. Lc 9,1), e dà loro l'ordine: "Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni" (Mt 10,8). Anche nella missione dei settantadue discepoli, l'ordine del Signore è: "curate i malati che vi si trovano" (Lc 10,9). Il potere, pertanto, viene donato all'interno di un contesto missionario, non per esaltare le loro persone, ma per confermarne la missione.
Gli Atti degli Apostoli riferiscono in generale dei prodigi realizzati da loro: "prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli" (At 2,43; cfr. 5,12). Erano prodigi e segni, quindi opere portentose che manifestavano la verità e forza della loro missione. Ma, a parte queste brevi indicazioni generiche, gli Atti riferiscono soprattutto delle guarigioni miracolose compiute per opera di singoli evangelizzatori: Stefano (cfr. At 6,8), Filippo (cfr. At 8,6- 7), e soprattutto Pietro (cfr. At 3,1-10; 5,15; 9,33-34.40-41) e Paolo (cfr. At 14,3.8-10; 15,12; 19,11-12; 20,9-10; 28,8-9).
Sia la finale del Vangelo di Marco sia la Lettera ai Galati, come si è visto sopra, ampliano la prospettiva e non limitano le guarigioni prodigiose all'attività degli Apostoli e di alcuni evangelizzatori aventi un ruolo di spicco nella prima missione. Sotto questo profilo acquistano uno speciale rilievo i riferimenti ai "carismi di guarigioni" (cfr. 1 Cor 12,9.28.30). Il significato di carisma, di per sè assai ampio, è quello di "dono generoso"; e in questo caso si tratta di "doni di guarigioni ottenute". Queste grazie, al plurale, sono attribuite a un singolo (cfr. 1 Cor 12,9), pertanto non vanno intese in senso distributivo, come guarigioni che ognuno dei guariti ottiene per se stesso, bensì come dono concesso a una persona di ottenere grazie di guarigioni per altri. Esso è dato in un solo Spirito, ma non si specifica nulla sul come quella persona ottiene le guarigioni. Non è arbitrario sottintendere che ciò avvenga per mezzo della preghiera, forse accompagnata da qualche gesto simbolico.
Nella Lettera di san Giacomo si fa riferimento a un intervento della Chiesa attraverso i presbiteri a favore della salvezza, anche in senso fisico, dei malati. Ma non si fa intendere che si tratti di guarigioni prodigiose: siamo in un ambito diverso da quello dei "carismi di guarigioni" di 1Cor 12,9. "Chi è malato, chiami a sè i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati" (Gc 5,14-15). Si tratta di un'azione sacramentale: unzione del malato con olio e preghiera su di lui, non semplicemente "per lui", quasi non fosse altro che una preghiera di intercessione o di domanda; si tratta piuttosto di un'azione efficace sull'infermo.(18) I verbi "salverà" e "rialzerà" non suggeriscono un'azione mirante esclusivamente, o soprattutto, alla guarigione fisica, ma in un certo modo la includono. Il primo verbo, benchè le altre volte che compare nella Lettera si riferisca alla salvezza spirituale (cfr. 1,21; 2,14; 4,12; 5,20), è anche usato nel Nuovo Testamento nel senso di "guarire" (cfr. Mt 9,21; Mc 5,28.34; 6,56; 10,52; Lc 8,48); il secondo verbo, pur assumendo alle volte il senso di "risorgere" (cfr. Mt 10,8; 11,5; 14,2), viene anche usato per indicare il gesto di "sollevare" la persona distesa a causa di una malattia guarendola prodigiosamente (cfr. Mt 9,5; Mc 1,31; 9,27; At 3,7).
4) Le preghiere per ottenere da Dio la guarigione nella Tradizione
I Padri della Chiesa consideravano normale che il credente chiedesse a Dio non soltanto la salute dell'anima, ma anche quella del corpo. A proposito dei beni della vita, della salute e dell'integrità fisica, S. Agostino scriveva: "Bisogna pregare che ci siano conservati, quando si hanno, e che ci siano elargiti, quando non si hanno".(19) Lo stesso Padre della Chiesa ci ha lasciato la testimonianza di una guarigione di un amico ottenuta con le preghiere di un Vescovo, di un sacerdote e di alcuni diaconi nella sua casa.(20)
Uguale orientamento si osserva nei riti liturgici sia Occidentali che Orientali. In una preghiera dopo la Comunione si chiede che "la potenza di questo sacramento... ci pervada corpo e anima".(21) Nella solenne liturgia del Venerdì Santo viene rivolto l'invito a pregare Dio Padre onnipotente affinchè "allontani le malattie... conceda la salute agli ammalati".(22) Tra i testi più significativi si segnala quello della benedizione dell'olio degli infermi. Qui si chiede a Dio di effondere la sua santa benedizione "perchè quanti riceveranno l'unzione di quest'olio ottengano conforto nel corpo, nell'anima e nello spirito, e siano liberi da ogni dolore, da ogni debolezza, da ogni sofferenza".(23)
Non diverse sono le espressioni che si leggono nei riti Orientali dell'unzione degli infermi. Ricordiamo solo alcune tra le più significative. Nel rito bizantino durante l'unzione dell'infermo si prega: "Padre santo, medico delle anime e dei corpi, che hai mandato il tuo Figlio unigenito Gesù Cristo a curare ogni malattia e a liberarci dalla morte, guarisci anche questo tuo servo dall'infermità del corpo e dello spirito, che lo affligge, per la grazia del tuo Cristo".(24) Nel rito copto si invoca il Signore di benedire l'olio affinchè tutti coloro che ne verranno unti possano ottenere la salute dello spirito e del corpo. Poi, durante l'unzione dell'infermo, i sacerdoti, fatta menzione di Gesù Cristo mandato nel mondo "a sanare tutte le infermità e a liberare dalla morte", chiedono a Dio "di guarire l'infermo dalle infermità del corpo e a dargli la via retta".(25)
5) Il "carisma di guarigione" nel contesto attuale
Lungo i secoli della storia della Chiesa non sono mancati santi taumaturghi che hanno operato guarigioni miracolose. Il fenomeno, pertanto, non era limitato al tempo apostolico; tuttavia, il cosiddetto "carisma di guarigione" sul quale è opportuno attualmente fornire alcuni chiarimenti dottrinali non rientra fra quei fenomeni taumaturgici. La questione si pone piuttosto in riferimento ad apposite riunioni di preghiera organizzate al fine di ottenere guarigioni prodigiose tra i malati partecipanti, oppure preghiere di guarigione al termine della comunione eucaristica con il medesimo scopo.
Quanto alle guarigioni legate ai luoghi di preghiera (santuari, presso le reliquie di martiri o di altri santi, ecc.) anch'esse sono abbondantemente testimoniate lungo la storia della Chiesa. Esse contribuirono a popolarizzare, nell'antichità e nel medioevo, i pellegrinaggi ad alcuni santuari che divennero famosi anche per questa ragione, come quelli di san Martino di Tours, o la cattedrale di san Giacomo a Compostela, e tanti altri. Anche attualmente accade lo stesso, come, ad esempio da più di un secolo, a Lourdes. Tali guarigioni non implicano però un "carisma di guarigione", perchè non riguardano un eventuale soggetto di tale carisma, ma occorre tenerne conto nel momento di valutare dottrinalmente le suddette riunioni di preghiera.
Per quanto riguarda le riunioni di preghiera con lo scopo di ottenere guarigioni, scopo, se non prevalente, almeno certamente influente nella loro programmazione, è opportuno distinguere tra quelle che possono far pensare a un "carisma di guarigione", vero o apparente che sia, e le altre senza connessione con tale carisma. Perchè possano riguardare un eventuale carisma occorre che vi emerga come determinante per l'efficacia della preghiera l'intervento di una o di alcune persone singole o di una categoria qualificata, ad esempio, i dirigenti del gruppo che promuove la riunione. Se non c'è connessione col "carisma di guarigione", ovviamente le celebrazioni previste nei libri liturgici, se si realizzano nel rispetto delle norme liturgiche, sono lecite, e spesso opportune, come è il caso della Messa pro infirmis. Se non rispettano la normativa liturgica, la legittimità viene a mancare.
Nei santuari sono anche frequenti altre celebrazioni che di per sè non mirano specificamente ad impetrare da Dio grazie di guarigioni, ma che nelle intenzioni degli organizzatori e dei partecipanti hanno come parte importante della loro finalità l'ottenimento di guarigioni; si fanno per questa ragione celebrazioni liturgiche (ad esempio, l'esposizione del Santissimo Sacramento con la benedizione) o non liturgiche, ma di pietà popolare incoraggiata dalla Chiesa, come la recita solenne del Rosario. Anche queste celebrazioni sono legittime, purchè non se ne sovverta l'autentico senso. Ad esempio, non si potrebbe mettere in primo piano il desiderio di ottenere la guarigione dei malati, facendo perdere all'esposizione della Santissima Eucaristia la sua propria finalità; essa infatti "porta i fedeli a riconoscere in essa la mirabile presenza di Cristo e li invita all'unione di spirito con lui, unione che trova il suo culmine nella Comunione sacramentale".(26)
Il "carisma di guarigione" non è attribuibile a una determinata classe di fedeli. Infatti è ben chiaro che san Paolo, allorchè si riferisce ai diversi carismi in 1 Cor 12, non attribuisce il dono dei "carismi di guarigione" a un particolare gruppo, sia quello degli apostoli, o dei profeti, o dei maestri, o di coloro che governano, o qualunque altro; anzi è un'altra la logica che ne guida la distribuzione: "tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole" (1Cor 12, 11). Di conseguenza, nelle riunioni di preghiera organizzate con lo scopo di impetrare delle guarigioni, sarebbe del tutto arbitrario attribuire un "carisma di guarigione" ad una categoria di partecipanti, per esempio, ai dirigenti del gruppo; non resta che affidarsi alla liberissima volontà dello Spirito Santo, il quale dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la forza della grazia del Risorto. D'altra parte, neppure le preghiere più intense ottengono la guarigione di tutte le malattie. Così san Paolo deve imparare dal Signore che "ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2Cor 12,9), e che le sofferenze da sopportare possono avere come senso quello per cui "io completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24).
DISPOSIZIONI DISCIPLINARI
Art. 1 - Ad ogni fedele è lecito elevare a Dio preghiere per ottenere la guarigione. Quando tuttavia queste si svolgono in chiesa o in altro luogo sacro, è conveniente che esse siano guidate da un ministro ordinato.
Art. 2 - Le preghiere di guarigione si qualificano come liturgiche, se sono inserite nei libri liturgici approvati dalla competente autorità della Chiesa; altrimenti sono non liturgiche.
Art. 3 - § 1. Le preghiere di guarigione liturgiche si celebrano secondo il rito prescritto e con le vesti sacre indicate nell'Ordo benedictionis infirmorum del Rituale Romanum.(27)
§ 2. Le Conferenze Episcopali, in conformità a quanto stabilito nei Praenotanda, V., De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum competunt,(28) del medesimo Rituale Romanum, possono compiere gli adattamenti al rito delle benedizioni degli infermi, ritenuti pastoralmente opportuni o eventualmente necessari, previa revisione della Sede Apostolica.
Art. 4 - § 1. Il Vescovo diocesano(29) ha il diritto di emanare norme per la propria Chiesa particolare sulle celebrazioni liturgiche di guarigione, a norma del can. 838 § 4.
§ 2. Coloro che curano la preparazione di siffatte celebrazioni liturgiche, devono attenersi nella loro realizzazione a tali norme.
§ 3. Il permesso per tenere tali celebrazioni deve essere esplicito, anche se le organizzano o vi partecipano Vescovi o Cardinali. Stante una giusta e proporzionata causa, il Vescovo diocesano ha il diritto di porre il divieto ad un altro Vescovo.
Art. 5 - § 1. Le preghiere di guarigione non liturgiche si realizzano con modalità distinte dalle celebrazioni liturgiche, come incontri di preghiera o lettura della Parola di Dio, ferma restando la vigilanza dell'Ordinario del luogo a norma del can. 839 § 2.
§ 2. Si eviti accuratamente di confondere queste libere preghiere non liturgiche con le celebrazioni liturgiche propriamente dette.
§ 3. E' necessario inoltre che nel loro svolgimento non si pervenga, soprattutto da parte di coloro che le guidano, a forme simili all'isterismo, all'artificiosità, alla teatralità o al sensazionalismo.
Art. 6 - L'uso degli strumenti di comunicazione sociale, in particolare della televisione, mentre si svolgono le preghiere di guarigione, liturgiche e non liturgiche, è sottoposto alla vigilanza del Vescovo diocesano in conformità al disposto del can. 823, e delle norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell'Istruzione del 30 marzo 1992.(30)
Art. 7 - § 1. Fermo restando quanto sopra disposto nell'art. 3 e fatte salve le funzioni per gli infermi previste nei libri liturgici, nella celebrazione della Santissima Eucaristia, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore non si devono introdurre preghiere di guarigione, liturgiche e non liturgiche.
§ 2. Durante le celebrazioni, di cui nel § 1, è data la possibilità di inserire speciali intenzioni di preghiera per la guarigione degli infermi nella preghiera universale o "dei fedeli", quando questa è in esse prevista.
Art. 8 - § 1. Il ministero dell'esorcismo deve essere esercitato in stretta dipendenza con il Vescovo diocesano, a norma del can. 1172, della Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 29 settembre 1985(31) e del Rituale Romanum.(32)
§ 2. Le preghiere di esorcismo, contenute nel Rituale Romanum, devono restare distinte dalle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche.
§ 3. E' assolutamente vietato inserire tali preghiere di esorcismo nella celebrazione della Santa Messa, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore.
Art. 9 - Coloro che guidano le celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche, si sforzino di mantenere un clima di serena devozione nell'assemblea e usino la necessaria prudenza se avvengono guarigioni tra gli astanti; terminata la celebrazione, potranno raccogliere con semplicità e accuratezza eventuali testimonianze e sottoporre il fatto alla competente autorità ecclesiastica.
Art. 10 - L'intervento d'autorità del Vescovo diocesano si rende doveroso e necessario quando si verifichino abusi nelle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche, nel caso di evidente scandalo per la comunità dei fedeli, oppure quando vi siano gravi inosservanze delle norme liturgiche e disciplinari.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Istruzione, decisa nella riunione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 14 settembre 2000, festa dell'Esaltazione della Santa Croce.
+ Joseph Card. RATZINGER,
Prefetto
+ Tarcisio BERTONE, S.D.B.,
Arciv. emerito di Vercelli,
Segretario
NOTE:
(1) GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Christifideles laici, n. 53, AAS 81(1989), p. 498.
(2) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1502.
(3) GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Salvifici doloris, n. 11, AAS 76(1984), p. 212.
(4) Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, Editio typica, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXII, n. 2.
(5) GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Salvifici doloris, n. 19, AAS 76(1984), p. 225.
(6) GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Christifideles laici, n. 53, AAS 81(1989), p. 499.
(7) Ibid., n. 53.
(8) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1511.
(9) Cfr. Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 5.
(10) Ibid., n. 75.
(11) Cfr. Ibid., n. 77.
(12) Missale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Editio typica altera, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXV, pp. 838-839.
(13) Cfr. Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, Auctoritate Ioannis Paulii II promulgatum, De Benedictionibus, Editio typica, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXXIV, n. 305.
(14) Cfr. Ibid., nn. 306-309.
(15) Cfr. Ibid., nn. 315-316.
(16) Cfr. Ibid., n. 319.
(17) Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 3.
(18) Cfr. CONCILIO DI TRENTO, sess. XIV, Doctrina de sacramento extremae unctionis, cap. 2: DS, 1696.
(19) AUGUSTINUS IPPONIENSIS, Epistulae 130, VI,13 (= PL, 33,499).
(20) Cfr. AUGUSTINUS IPPONIENSIS, De Civitate Dei 22, 8,3 (= PL 41,762-763).
(21) Cfr. Missale Romanum, p. 563.
(22) Ibid., Oratio universalis, n. X (Pro tribulatis), p. 256.
(23) Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 75.
(24) GOAR J., Euchologion sive Rituale Graecorum, Venetiis 1730 (Graz 1960), n. 338.
(25) DENZINGER H., Ritus Orientalium in administrandis Sacramentis, vv. I- II, Würzburg 1863 (Graz 1961), v. II, pp. 497-498.
(26) Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, De Sacra Communione et de Cultu Mysterii Eucharistici Extra Missam, Editio typica, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXIII, n. 82.
(27) Cfr. Rituale Romanum, De Benedictionibus, nn. 290-320.
(28) Ibid., n. 39.
(29) E i suoi equiparati, in forza del can. 381, § 2.
(30) Cfr. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione circa alcuni aspetti dell'uso degli strumenti di comunicazione sociale nella promozione della dottrina della fede, 30 marzo 1992, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992.
(31) Cfr. CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Epistula Inde ab aliquot annis, Ordinariis locorum missa: in mentem normae vigentes de exorcismis revocantur, 29 septembris 1985, AAS 77(1985), pp. 1169-1170.
(32) Cfr. Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, Auctoritate Ioannis Pauli II promulgatum, De Exorcismis et Supplicationibus quibusdam, Editio typica, Typis Vaticanis MIM, Praenotanda, nn. 13- 19.
(http://www.ratzinger.it/modules.php?name=News&file=article&sid=125)


