DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Dan Brown e l'esaltazione della "prostituzione sacra"

Dan Brown rimpiange la famigerata "prostituzione sacra"

 

 Dan Brown e il suo rimpianto per la "prostituzione sacra"; in buona sostanza la conclusione "originale" di Dan Brown è che Dio sarebbe l'utero della donna!!!

La cosa peggiore agli occhi di Brown è che l’ostilità della Chiesa nei confronti del piacere, del sesso e della donna abbia soppresso il culto della Dea ed eliminato il femminino sacro. Sostiene che il culto della Dea dominasse universalmente il paganesimo precristiano con lo hieros gamos (matrimonio sacro) come rito centrale. In maniera stupefacente, Brown afferma che gli ebrei nel Tempio di Salomone adoravano Yahweh e la sua controparte femminile, la Shekinah, tramite i servigi delle prostitute sacre — probabilmente una versione distorta della corruzione del Tempio dopo Salomone (1 Re 14:24 e 2 Re 23:4-15). Inoltre, egli dice che il tetragramma YHWH deriva da "Jehovah, androgina unione fisica tra il maschile Jah e il nome preebraico di Eva, Havah.
Ma Dan Brown come fa ad essere così ignorante e così in malafede?
Come può Dan Brown reinventarsi la storia a proprio capriccio e usarla come fonte del suo romanzo?
Come potrebbe dirvi qualunque studente del primo anno del corso di Scrittura, Jehovah è in realtà una errata vocalizzazione del sacro tetragramma"YHWH", del XVI secolo, usata anche nelle loggie massoniche (forse è per questo che Brown la preferisce!!!); la sua corretta vocalizzazione è Yahweh (= "Colui che è").
La "Dea", contrariamente a quello che dice Brown, non dominava il mondo precristiano: non le religioni di Roma, i suoi sottoposti barbari, l’Egitto, o anche i territori semitici dove lo hieros gamos era un’antica pratica. Nemmeno il culto ellenizzato di Iside pare aver mai incluso il sesso nei suoi riti segreti.
Contrariamente alle affermazioni di Brown, le carte dei Tarocchi non insegnano la dottrina della Dea. Furono inventate per innocenti scopi di gioco nel XV secolo e non acquisirono associazioni occultistiche fino alla fine del XIX secolo. I pacchi di carte da gioco non hanno alcun simbolismo del Graal. L’idea che i diamanti simboleggino i pentacoli è un deliberato stravolgimento dell’occultista britannico A. E. Waite. E il numero cinque — tanto cruciale per gli enigmi di Brown — ha qualche collegamento con la Dea protettrice ma anche con miriadi di altre cose, inclusa la vita umana, i cinque sensi, e le cinque piaghe di Cristo.
Che Brown sia ignorante è scientificamente dimostrato dalle corbellerie che continuamente vomita ... Che Brown sia in malafede è scientificamente provato dal fatto che qualsiasi "Garzantina" dice il contrario di quanto egli "autorevolmente" afferma...
Non sorprende neanche che la massoneria mondiale, sostenuta dalla SONY, abbia speso 4 milioni di dollari al giorno per sostenere pubblicitariamente il film-flop da cui è tratto il "Codice da Vinci"... Una operazione culturale anticattolica di falsificazione della storia senza precedenti... E proprio vero che quando scende la notte il "serpente antico", Satana, esce allo scoperto con i suoi tirapiedi per combattere contro la "discendenza della donna", la Chiesa Cattolica...

(liberamente ispirato all'articolo "Smantellare Il Codice Da Vinci" di Sandra Miesel)
(http://www.kattolico.it/Leggendanera/chiesa/davincicode.htm)





Ma è proprio vero che la Chiesa è contro l'amore-eros?
In realtà la Chiesa Cattolica, nella enciclica del 2005  "Deus caritas est" di papa Benedetto XVI, mette ben in evidenza, esaltandolo, l'amore-eros nel rapporto uomo-donna:

"Ricordiamo in primo luogo il vasto campo semantico della parola «amore»: si parla di amor di patria, di amore per la professione, di amore tra amici, di amore per il lavoro, di amore tra genitori e figli, tra fratelli e familiari, dell'amore per il prossimo e dell'amore per Dio. In tutta questa molteplicità di significati, però, l'amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all'essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono... All'amore tra uomo e donna, che non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo s'impone all'essere umano, l'antica Grecia ha dato il nome di eros. Diciamo già in anticipo che l'Antico Testamento greco usa solo due volte la parola eros, mentre il Nuovo Testamento non la usa mai: delle tre parole greche relative all'amore — eros, philia (amore di amicizia) e agape — gli scritti neotestamentari privilegiano l'ultima, che nel linguaggio greco era piuttosto messa ai margini. Quanto all'amore di amicizia (philia), esso viene ripreso e approfondito nel Vangelo di Giovanni per esprimere il rapporto tra Gesù e i suoi discepoli. La messa in disparte della parola eros, insieme alla nuova visione dell'amore che si esprime attraverso la parola agape, denota indubbiamente nella novità del cristianesimo qualcosa di essenziale, proprio a riguardo della comprensione dell'amore. Nella critica al cristianesimo che si è sviluppata con crescente radicalità a partire dall'illuminismo, questa novità è stata valutata in modo assolutamente negativo. Il cristianesimo, secondo Friedrich Nietzsche, avrebbe dato da bere del veleno all'eros, che, pur non morendone, ne avrebbe tratto la spinta a degenerare in vizio. Con ciò il filosofo tedesco esprimeva una percezione molto diffusa: la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino? Ma è veramente così? Il cristianesimo ha davvero distrutto l'eros? Guardiamo al mondo pre- cristiano. I greci — senz'altro in analogia con altre culture — hanno visto nell'eros innanzitutto l'ebbrezza, la sopraffazione della ragione da parte di una «pazzia divina» che strappa l'uomo alla limitatezza della sua esistenza e, in questo essere sconvolto da una potenza divina, gli fa sperimentare la più alta beatitudine. Tutte le altre potenze tra il cielo e la terra appaiono, così, d'importanza secondaria: «Omnia vincit amor», afferma Virgilio nelle Bucoliche — l'amore vince tutto — e aggiunge: « et nos cedamus amori» — cediamo anche noi all'amore. Nelle religioni questo atteggiamento si è tradotto nei culti della fertilità, ai quali appartiene la prostituzione «sacra» che fioriva in molti templi. L'eros venne quindi celebrato come forza divina, come comunione col Divino. A questa forma di religione, che contrasta come potentissima tentazione con la fede nell'unico Dio, l'Antico Testamento si è opposto con massima fermezza, combattendola come perversione della religiosità. Con ciò però non ha per nulla rifiutato l'eros come tale, ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento distruttore, poichè la falsa divinizzazione dell'eros, che qui avviene, lo priva della sua dignità, lo disumanizza. Infatti, nel tempio, le prostitute, che devono donare l'ebbrezza del Divino, non vengono trattate come esseri umani e persone, ma servono soltanto come strumenti per suscitare la «pazzia divina»: in realtà, esse non sono dee, ma persone umane di cui si abusa. Per questo l'eros ebbro ed indisciplinato non è ascesa, «estasi» verso il Divino, ma caduta, degradazione dell'uomo. Così diventa evidente che l'eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all'uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell'esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende" (NN°2,3,4).



Qual è il vero scopo "esoterico" di Brown?
In realtà Brown esaltando la "prostituzione sacra" ripropone apertamente la "mistica" della magia sessuale, dove la donna è solo un oggetto, che trae la "propria filosofia di vita e la propria giustificazione dall'esoterismo, che, da sempre, è impastato di attività che, in qualche modo, si rifanno ad un atteggiamento di "adorazione" della "forza sessuale", vista sempre come mezzo indispensabile per entrare in contatto con il "divino", quindi con i "poteri", ossia con la capacità di dominare non solo le forze della natura, ma anche di dominare la storia e la vita degli altri uomini. In poche parole: diventare Dio. Le radici teoriche di questa filosofia affondano sia nel Panteismo, che nello Gnosticismo e si mescolano liberamente sia con il Tantrismo orientale che con l'antica magia rinascimentale nostrana..." (Tarcisio Mezzetti, ...come leone ruggente, 2004, ELLEDICI, p.115)

 

 

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