DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Omeopatia

OMEOPATIA: SCIENZA O MAGIA?

 Nel 1998 la Corte costituzionale ha stabilito l'illiceità della qualifica di medico omeopata. Questa sentenza ha scosso il mondo della Medicina Alternativa italiana e: "Contro la sentenza si sono subito levate le voci dei 6.000 medici che adottano l'omeopatia e dei loro 4.000.000 di pazienti" ("Il Giornale, 5/12/1998). Il quotidiano "Il Giornale" con molta simpatia nei confronti dell'Omeopatia, si sforzava di mettere un cerotto sulla ferita subita dai suoi appassionati cultori. L'articolo, dal titolo; "Cos'è [l'omeopatia] - Medicina alternativa che cura con i princìpi attivi diluiti", cercando di spiegarne le origini e la filosofìa dichiarava: "L'omeopatia è un metodo diagnostico e curativo basato sulla legge dei simili... è la medicina «della persona», non "degli organi"". Questa definizione così approssimata è piena di cattive informazioni e di mezze verità, costruite appositamente per convincere i lettori più sprovveduti. Nessuno mette in dubbio che l'Omeopatia non sia la "medicina «degli organi»", c'è da dubitare altamente invece che possa essere "la medicina «della persona»", perchè il "nulla" - per molti scienziati - può essere solo la medicina ... di "niente".

 Dall'acquisto di un libretto pro-omeopatia sul bancone di una Farmacia, entriamo nel vivo, vediamo subito come viene presentata:

Nel seguente "libretto", (cfr. zona gialla ) si parla di "legge di similitudine" (NON SCIENTIFICA) e di "dinamizzazione" (NON SCIENTIFICA). Viene affermato che oltre il "numero di Avogadro", CH12, anche se non vi sono più molecole attive, la medicina omeopatica "funziona" (NON SCIENTIFICO). Per quanto riguarda la presunta "dinamizzazione" e cioè la presenza dei "quanti di energia" nel preparato pur non esistendo, per le elevatissime diluizioni, una molecola del "rimedio", dice la Commissione Governativa Australiana: "Non esiste un solo esempio in tutta l'area della farmacologia in cui la semplice diluizione di un farmaco ne aumenti la risposta che produce, non succede mai che diluendo un colorante se ne intensifichi la tinta, o che aggiungendo meno zucchero il cibo diventi più dolce" (Branson Hopkins, "Homeopathy-some things are not what they seem", [Jubilee-Wellington, New Zealand], p.13). Molti sostenitori dell'omeopatia fanno questo ragionamento: 1)l'omeopatia funziona (atto di fede);  2)la scienza "ufficiale" non è in grado di spiegarne il funzionamento; 3)via libera per le spiegazioni fantaenergetiche. Invece, l'onere della prova spetta a chi fa l'affermazione, agli omeopati, ma non è sufficiente constatare l'eventuale miglioramento delle condizioni del paziente in seguito alla terapia per decretarne l'efficacia ma occorre procedere a studi comparativi con campioni di controllo trattati con placebo; solamente se la terapia fornisce effetti superiori al placebo può essere considerata efficace. Spesso gli omeopati citano un articolo di Klaus Linde pubblicato nel 1997 dalla prestigiosa rivista medica britannica Lancet, in cui si afferma che l'omeopatia avrebbe un'efficacia significativa superiore a quella del semplice effetto placebo; in realtà questo studio è stato molto criticato poichè si limita a fare una indagine statistica su un certo numero di articoli già pubblicati, andrebbero verificati, e poi gli articoli esaminati riguardavano patologie e rimedi estremamente eterogenei. Osserviamo che il "rimedio omeopatico" non può essere definito farmaco poichè per "farmaco" si intende un prodotto che contiene un principio attivo ad una dose ben definita e comunque determinabile. "Allora cosa contengono quelle belle scatolette multicolori che si trovano, ahimè, nella Farmacie? Contengono tutte la stessa cosa: il nulla!" (prof. Silvio Garattini, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano).
Il nobel, prof. Renato Dulbecco definisce i prodotti omeopatici: "pasticci senza valore", la nobel prof.ssa Rita Levi Montalcini definisce la omeopatia una "cosiddetta terapia" il cui danno maggiore "è quello di illudere i pazienti incoraggiandoli a ricorrere ad una cura che non ha alcun fondamento scientifico".
"Credere nella omeopatia fin che si sta bene o si hanno disturbi minori o passeggeri può essere un semplice atto di creduloneria o mancanza di conoscenze scientifiche. Ben più grave è il problema dell'impiego dei medicinali omeopatici per malattie gravi che possono in molti casi essere migliorate dai farmaci tradizionali. L'omissione può portare ad un peggioramento della malattia fino al punto di "non ritorno". Ancora più grave è l'atteggiamento dei genitori che utilizzano, con la scusa della libertà di cura (ma quale libertà?) i rimedi omeopatici per i bambini, danneggiandone la salute" (prof. Silvio Garattini, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano).

Dal libretto acquistato in FARMACIA:

"COS'E' L'OMEOPATIA?

L'omeopatia è un metodo terapeutico basato sull'applicazione della legge di similitudine. "Ogni sostanza capace a dosi ponderali di provocare dei sintomi in un soggetto sano, può, a dosi deboli, guarire quegli stessi sintomi in un soggetto malato"...

 

QUALI SONO LE ORIGINI DELL'OMEOPATIA

La legge di similitudine è stata intuita già da Ippocrate nel III sec. a.C. ("i simili sono curati dai simili"). Nel corso di un'epidemia di colera ad Atene, egli utilizzò per i pazienti affetti dalla malattia piccole dosi di Elleboro bianco (Veratrum album) che, in dosi ponderali, è capace di provocare una diarrea coleriforme in soggetti sani che l'abbiano assunta per errore.
Successivamente Paracelso (1493-1542) individua l'importanza della dose: "La nozione di veleno dipende esclusivamente dalla dose". Infine, il medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843) introduce il termine 'omeopatia', dal greco 'omoios' (simile, somigliante) e 'pathos' (sofferenza, malattia, esperienza) e la definisce in maniera compietà in 3 opere fondamentali: "Organon" (1810), "Materia medica pura" (1811-1821) e "Malattie croniche" (1828). Nel primo testo egli definisce l'omeopatia come medicina basata sulla legge di similitudine, nel secondo raccoglie le osservazioni della sperimentazione condotta su individui sani somministrando sostanze attive, infine nell'ultimo testo propone il metodo corretto per affrontare e curare le malattie croniche.

 

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELL'OMEOPATIA 

L'omeopatia è un'espressione della medicina caratterizzata da un approccio globale e personalizzato al malato. Se la legge di similitudine è l'asse attorno a cui ruota l'omeopatia, la sua applicazione richiede di cogliere la totalità e l'individualità dell'esperienza umana, attraverso lo strumento privilegiato del dialogo tra medico e paziente. L'essenza stessa dell'omeopatia non potrebbe essere designata meglio che dalla necessità di stabilire delle diversità. Omeopatia significa, soprattutto, capacità di distinguere le caratteristiche reattive proprie di ogni singolo malato... Tuttavia, se le manifestazioni morbose sono ricorrenti o tendono a cronicizzare, per la scelta del rimedio non è più sufficiente valutare i sintomi e i segni del momento, ma è necessario esaminare l'aspetto costituzionale, gli antecedenti personali e familiari, le tendenze morbose, le alterazioni dei ritmi principali, i desideri e le avversioni alimentari, le modalità generali e locali di aggravamento e miglioramento, lo psichismo...


QUALI SONO I VANTAGGI DELL'OMEOPATIA
L'omeopatia è una scienza medica naturale che presenta numerosi vantaggi:

  1. I medicinali omeopatici sono preparati a partire da materie prime naturali del mondo vegetale, animale e minerale.
  2. L'uso di medicinali in piccole dosi assicura l'assenza di tossicità diretta e di effetti secondari.
  3. L'omeopatia cura il paziente stimolando Ìe risposte specifiche per il ripristino dell'equilibrio della salute.
  4. L'omeopatia consente di trattare la malattia in maniera dolce rapida ed efficace.
  5. L'omeopatia osserva l'uomo nella sua totalità e individualità
  6. L'omeopatia propone un trattamento personalizzato.
  7. L'omeopatia considera la persona inserita nel proprie contesto e secondo lo stile di vita della singola persona.
  8. Nel rapporto medico-paziente viene valorizzato il dialogo per una completa comprensione del paziente.
  9. L'assenza di tossicità rende l'omeopatia ideale per il trattamento di affezioni in età pediatrica, nella terza età e in gravidanza.
  10. L'omeopatia è perfettamente compatibile e complementare nei confronti degli altri metodi terapeutici.

CHE COSA SONO LE DILUIZIONI OMEOPATICHE

Le diluizioni deboli o infinitesimali impiegate in omeopatia sono la conseguenza logica del principio di similitudine ... La diluizione debole o infinitesimale è il punto di arrivo dell'opera di Hahnemann:"La diluizione sempre più spinta del prodotto omeopatico non ne diminuisce l'attività, purchè venga fatta un'accurata succussione ad ogni passaggio. Al contrario se ne elimina la tossicità e spesso se ne evidenziano nuove proprietà, soprattutto a livello psichico".


COME VENGONO PREPARATI I MEDICINALI OMEOPATICI 

La materia prima di partenza per la preparazione dei medicinali omeopatici può essere dì origine vegetale, animale o minerale. Dopo la raccolta delle sostanze di base, si procede alla preparazione della tintura madre, soluzione concentrata ottenuta per macerazione delle sostanze di base in alcool. A partire dalla tintura madre si procede alla diluizione progressiva, associata alla succussione eseguita ad ogni passaggio di diluizione, senza la quale il medicamento omeopatico non avrebbe attività terapeutica. II metodo più comune di diluizione e dinamizzazione mediante succussione dei medicinali omeopatici è quello definito da Hahnemann. Nel metodo delle diluizioni secondo Hahnemann, il materiale di partenza o tintura madre, viene diluito secondo la scala decimale o centesimale.

Così la prima diluizione decimale, indicata come 1 D o 1 DH, è ottenuta diluendo una parte di tintura madre in 9 parti di alcool o acqua. Continuando la serie delle diluizioni decimali sì ottiene la seconda, la terza, la quarta diluizione decimale. La prima diluizione centesimale, 1 CH, si ottiene usando una parte di tintura madre di partenza e 99 parti di alcool o acqua. Continuando la serie delle diluizioni si ha la 2 CH, 3 CH ... 30 CH, 200 CH. Le diluizioni o triturazioni decimali sono designate dalle seguenti abbreviazioni: D o DH o X o XH; mentre quelle centesimalì dalle abbreviazioni C o CH. Per ogni diluizione si eseguono almeno 100 succussioni, in modo da indurre uno stato dì agitazione molecolare. Questo procedimento viene detto "dinamizzazione" ed è essenziale per l'attività del medicamento omeopatico. Al di là della 12 CH si supera il numero di Avogadro, per cui non si possono più evidenziare molecole della sostanza di base nella diluizione. Nonostante ciò i medicinali omeopatici mantengono la loro attività terapeutica anche quando sono estremamente diluiti. Si potrebbe anzi osservare che le diluizioni più elevate hanno un'attività più profonda che viene sfruttata dal medico nella terapia delle malattie croniche, mentre le diluizioni più basse sono indicate soprattutto nelle manifestazioni acute.

 COME SI PRESENTANO I MEDICINALI OMEOPATICI 

La via di somministrazione per eccellenza dei medicinali omeopatici è la via sublinguale. La superficie mucosa della lingua ha una notevole capacità di assorbimento di medicamenti, per la ricca vascolarizzazione. In caso di impossibilità, come nel lattante, si può somministrare il medicinale omeopatico diluito in acqua. I preparati omeopatici devono assicurare il massimo di effetto di superfìcie tra la mucosa della bocca e il rimedio. Le preparazioni farmaceutiche prevedono forme diversificate.

(1) I granuli

(2) I globuli

 (3) Le gocce


COME VANNO ASSUNTI I MEDICINALI OMEOPATICI
II successo terapeutico di un trattamento omeopatico basato sulla scelta di un medicinale adatto richiede il rispetto di alcune regole e divieti, elencati come decalogo.
 

1. Sciogliere in bocca, sottola lingua, granuli e globuli omeopatici

 2. Evitare il contatto dei granuli con le dita
 

 3. Rispettare le medesime regole di somministrazione per granuli e-globuli.  

 4. Evitare di assumere menta, canfora, sostanze volatili e aromatiche
 
5. Assumere i medicinali lontano dai pasti, rispettando la posologia consigliata.

 6. Richiedere direttamente al farmacista o al medico eventuali informazioni sul medicinale omeopatico.  In omeopatia i medicinali non curano una malattìa, ma un insieme di sintomi che possono corrispondere a numerose malattie e ad un numero illimitato di pazienti. Risulta pertanto impossibile allegare delle informazioni riguardanti le indicazioni o la posologia del medicinale.

 7. Conservare il tubetto dei granuli o dei globuli fino alla scadenza indicata.

 8. Limitare l'uso di alcoolicì, tabacco e stimolanti in corso di trattamento.

 9. Informare il medico di eventuali aggravamenti marcati e prolungati, dopo l'assunzione del medicinale omeopatico. E possibile un'iniziale accentuazione dei sintomi o la fugace ricomparsa di disturbi del passato come espressione di reattività verso il medicinale, soprattutto nel trattamento di patologie croniche. Tale "aggravamento omeopatico" ha un significato favorevole, purchè sia limitato nel tempo e non comporti rischi per il paziente.

 10. Non allarmarsi per l'ingestione accidentale di una dose superiore a quella consigliata.  L'ingestione accidentale del contenuto dell'intero tubetto non deve allarmare. L'eventuale associazione di rimedi omeopatici con tarmaci tradizionali, perfettamente compatibile, va segnalata al medico curante".

 

 1. Miti e fantasie dell'omeopatia

Dopo che l'opera di G.B. Morgagni (1682-1771) e quella di Albrecht von Haller (1708-1777) avevano rispettivamente dato vita all'anatomia patologica ed alla fisiologia moderna, la medicina clinica, nella seconda metà del XVIII secolo e nella prima metà del XIX, andò incontro ad un periodo di crisi profonda. Nel tentativo di liberarsi dai lacci del pensiero galenico e di promuovere una pratica medica che tenesse conto delle norme del pensiero scientifico, durante questo periodo in molti Paesi europei vennero concepite diverse nuove dottrine mediche. Queste erano in genere basate su poche idee molto semplici e schematiche, che riuscivano facilmente a dare ragione della immensa varietà dei fenomeni morbosi; tali idee erano peraltro estremamente rigide, al punto da rendere del tutto immodificabili le dottrine che su di esse si fondavano. I "sistemi" medici - questo fu il nome con il quale le nuove dottrine vennero chiamate - si diffusero rapidamente in tutti i Paesi d'Europa ed ebbero un enorme successo negli ultimi decenni del '700 e nella prima metà dell'800: il brownismo in Inghilterra, il mesmerismo in Francia, la dottrina del controstimolo di Rasori in Italia e, appunto, l'omeopatia in Germania e in Francia.
L'omeopatia, quindi, non è nient'altro che uno dei tanti "sistemi" medici che, nella prima metà dell'800, si diffusero in tutta Europa.

 La storia dell'omeopatia (dal greco "simile a" e "malattia") è presto detta: nel 1796  in Germania, il medico-filosofo Samuel Hahenemann fondò la medicina omeopatica dopo aver osservato: "... come i lavoratori della corteccia di china si ammalavano di febbri simili alla malaria (che si cura col chinino) capì che proprio somministrando il chinino si poteva raggiungere la guarigione". In realtà sviluppò la "brillante idea" mentre traduceva un libro del dr. W. Cullen che descriveva gli effetti della corteccia di china sulla malattia.

Samuel Hahnemann (1755-1843)Hahnemann, giovane medico giustamente in "guerra aperta" con la medicina del suo tempo che curava tutti con i salassi, si sposa con la figlia di un farmacista da cui ha 11 figli. Fallisce come medico e la sua famiglia vive nella miseria. Nell'età matura muta in peggio il carattere divenendo intrattabile e irascibile così da perdere tutti gli amici e da allontanare la moglie (divorzio) e i figli (quasi tutti morti tragicamente).
Hahnemann è un convinto massone e occultista. Soprannomina con disprezzo Gesù, "l'arcientusiasta", poichè, dice Fritsche uno dei suoi biografi "l'uomo dei dolori che prese l'oscurità del mondo su di sè era in realtà un'offesa per chi ama la sapienza esoterica" e "nella sua ricerca per l'illuminazione è fortemente attratto dall'Oriente, da Confucio e il suo ideale" definito "il benefattore dell'umanità". Influenzato dal pioniere dello "spiritismo di rivelazione" Emanuel Swedemborg (1688-1772), "impone le mani", dice di essere "guidato dai poteri" e unisce, come Goethe, "l'dealismo panteista della natura e l'dealismo razionale della massoneria" (Hunger). Scrive nel frontespizio della sua opera "L'Organon", il motto massonico "Aude sapere".  


Hahenemann dopo aver sperimentato su di sè la polvere della corteccia di china sviluppò per alcune ore una febbre molto alta come reazione. Il povero Hahenemann non sapeva che nella corteccia di china non c'era solo il chinino, ma anche degli allergeni che, se introdotti nell'organismo producevano sensibilizzazione, e quando l'allergene veniva reintrodotto nell'organismo con una successiva somministrazione di polvere di corteccia di china, o di chinino impuro (per la presenza dell'allergene), si aveva, come reazione, l'insorgere di uno stato febbrile proprio come quello sperimentato da Hahenemann stesso o come quello che si dice sperimentassero i lavoratori della corteccia di china. E quindi evidente che non era il "chinino" l'origine della febbre, ma l'allergene. Da questa esperienza inficiata dall'errore macroscopico del povero Hahnemann nasce la legge omeopatica: "Similia similibus curantur". Una definizione comune accessibile a tutti potrebbe essere: "L'omeopatia dà al paziente un rimedio che, in un individuo sano, produrrebbe gli stessi sintomi che si osservano nell'ammalato". Per spiegarlo in parole povere faccio un esempio: bisogna curare qualcuno che soffre di diarrea. Tutti sanno che l'olio di ricino in una persona sana produce diarrea, quindi, secondo i principi dell'omeopatia bisognerebbe curare il paziente... con olio di ricino. Tuttavia è chiaro che se il poveretto dovesse essere trattato con olio di ricino alla dose usuale, rimarrebbe chiuso nel bagno per qualche settimana. Perciò il "rimedio" (cioè l'olio di ricino in questo caso) deve essere diluito, fino ad essere presente nella somministrazioni in dosi minime. Questa necessità porta subito in evidenza un importantissimo elemento dell'omeopatia: il principio della diluizione. A prima vista sembra quindi che l'omeopatia cerchi di usare la più piccola quantità di "rimedio" possibile, e se così fosse ci si potrebbe imbattere in un fenomeno farmacologico ben noto, e scientificamente provato, chimato "effetto paradosso" nel quale, molti farmaci in quantità minute invertono la loro azione farmocologica; ad esempio la caffeina da stimolante del SNC diventa calmante. Ma Hahnemann non pensava così!!! Giunse, invece, ad affermare che i rimedi non agiscono materialmente, ma per mezzo di forze "immateriali" in essi presenti, capaci di risvegliare "le forze vitali dell'organismo". Hahnemann ritenne che tali proprietà potessero essere liberate sottoponendo la preparazione a "scuotimenti prolungati" (= "dinamizzazione") e spinse le sue diluizioni fino alla trentesima potenza centesimale (CH30) e cadde così nella esagerazione prestando il fianco a facile critiche; già per il CH12 non c'è una sola molecola di "rimedio" nella bottiglietta finale! Questa teoria non era nuova: già nel Medio Evo, Paracelso (1493-1541) dopo aver rifiutato le idee di Galeno (della cura con i "contrari"), sviluppò il principio della "similitudine". Si abbandonò alla ricerca "esoterica-mistica", attraverso l'alchimia e cercò di analizzare le corrispondenze magiche tra il mondo esteriore (macrocosmo) e le diverse parti dell'organismo umano (microcosmo).
L'intuizione brillante di Hahenemann, da cui è nata tutta la teoria dell'Omeopatia, era quindi falsa e se la teoria fondamentale è falsa, allora, ciò che ne consegue può essere vero?
Che questa intuizione di Hahenemann fosse errata si può dedurre dal fatto, abbastanza facilmente verificabile, che ognuno può andare al bar, ordinare un chinotto e tornare a casa senza sviluppare i sintomi della... febbre malarica. I moderni metodi di lavorazione della corteccia di china per uso farmaceutico od alimentare, infatti, sono in grado di eliminare i suddetti allergeni (tuttavia nel chinotto è anche presente il chinino).  Al di fuori di tante leggende, sembra però che l'idea originaria di Hahenemann si rifacesse ad un antico concetto, ripreso da Hunter nel sec. XVIII, e cioè che due malattie dello stesso genere non possono esistere contemporaneamente nel medesimo individuo. Su tale principio Hahenemann originariamente pensò che nella scelta dei farmaci per la cura di una determinata affezione, bisognava ricercare le sostanze capaci di produrre una malattia simile a quella in esame, così da provocare artificialmente, col rimedio, uno stato lieve di malattia idoneo a combattere il più grave stato di malattia naturale. Al concetto ippocratico che le malattie vanno combattute con sostanze ad azione antagonista (contraria contraris curantur), si sostituì il concetto opposto (similia similibus curantur). La terapia, che riportandosi al primitivo concetto uniformatore del similia similibus curantur, vuole determinare col farmaco un lieve stato di malattia idoneo a scacciare la più grave malattia naturale e detta antipatica od enantiopatica. Nel 1810 Hahnemann pubblicò l'opera fondamentale di tutta l'omeoterapia: "L'Organon dell'arte di guarire" in cui sviluppò la sua dottrina e ruppe con la medicina ufficiale. Il dr. H. J. Bopp, medico svizzero, in un suo studio sull'omeopatia riporta parte del discorso inaugurale del dr Pfister di Clarens ad un Congresso Internazionale di Omeopatia: "Nel 1960 al Congresso Internazionale di Omeopatia di Montreux (Svizzera), 260 medici e farmacisti hanno celebrato il 150° anniversario dell'Organon. L'organizzatore riassume l'importanza di questo scritto dicendo: "L'Organon è per l'omeopatia ciò che la Bibbia è per il cristiano. L'omeopata deve considerare l'Organon come fondamento e base della sua terapeutica" (H.J. Bopp, "L'Omeopatia-Studio Storico, Medico, Scientifico e Spirituale", [pro manoscritto], p.4). L'Organon è considerato un "libro sacro" di cui ne viene ammirato "lo spirito divinatorio del suo autore" (dr Gagliardi, "Giornale svizzero di Omeopatia", p.4 (1960)), quindi l'aspetto esoterico. In realtà il vero aspetto degno di menzione dell'Organon, "Bibbia della omeopatia", è che un libro di "medicina" che basa tutta la sua teoria sull'errore plateale del suo scopritore, come del resto l'iridologia, sia divenuto un valore così importante per tanti medici! Incredibile!!!
L'Omeopatia oggi si propone come medicina vera e propria, con prescrizioni, dosaggi (!!!?) e assunzioni che apparentemente sono in tutto e per tutto simili a quelli della medicina allopatica. Inoltre - e questo è proprio strano - ci sono molti medici che uniscono alla pratica medica «classica» anche un'attenzione non casuale all'omeopatia come... «medicina di sostegno». Si dice che non occorre «credere» nella terapia omeopatica: il medico di fiducia può infatti prescrivere antibiotici e globuli omeopatici, sostenendo che gli uni non alterano l'effetto degli altri. Ma è vero? Anche in questi casi le mezze verità e le fantasie fanno il girotondo.

 

 2. In azione "forze immateriali"? 

La messa a punto dei rimedi omeopatici secondo Hahenemann presupponeva in teoria la perfetta conoscenza del meccanismo di azione dei diversi farmaci.Di qui la necessità di sperimentare e precisare sugli individui sani l'azione delle diverse sostanze per stabilire in quali condizioni morbose troverebbe indicazione il loro impiego terapeutico. Hahenemann per tale ragione, appare agli occhi da tifosi della "Curva Nord" dei suoi entusiasti seguaci, addirittura come "il fondatore della farmacologia sperimentale" e il suddetto articolo comparso su «II Giornale» affermava, ammirato, che Hahenemann: "...animato da rigoroso spirito scientifico non mancò di sperimentare su se stesso l'azione di diversi farmaci". Chi si rende conto di cosa sia in realtà il rigore scientifico necessario nella sperimentazione, si rende anche conto che gli esperimenti di Hahenemann non possedevano certo questo rigore. Anche questa quindi è un'altra mezza verità. Lo scienziato sa che rigore scientifico significa necessariamente oggettività e che l'osservazione fenomenologica fatta da Hahenemannsu se stesso e sui sintomi che sperimentava era una cosa molto soggettiva ed aperta ad una grande quantità di variabili incontrollate. L'interessato articolista forse non se ne rendeva conto. Forse la cosa più importante della sua sperimentazione fu l'affermazione che le considerazioni più sicure si traggono sperimentando tarmaci "puri", da impiegarsi nella pratica terapeutica uno per volta. Inizialmente Hahenemann impiegò sostanze ad alte dosi, ma l'osservazione degli incidenti dovuti a fatti tossici portò a suggerire le piccole dosi. Si giunse così ad affermare che i farmaci non agiscono materialmente, ma per mezzo di "forze immateriali" in esse presenti capaci di risvegliare le forze vitali dell'organismo (attenzione al pericolo di panteismo racchiuso in questo concetto, oltretutto molto fantasioso).

Hahenemann, come già detto, ritenne che tali proprietà potessero essere liberate sottoponendo la preparazione a scuotimenti prolungati che chiamò "dinamizzazione", inoltre spinse le diluizioni dei farmaci sino a diluzioni senza la presenza di nemmeno un molecola di "rimedio".
Ovviamente la "dinamizzazione", pilastro della omeopatia è la porta di ingresso al concetto di "energia universale" delle filosofie orientali e dell'esoterismo. Per Hahnemann la "dinamizzazione", "rilascia energie dinamiche"... pensiero magico-esoterico, tanto più che se non c'è nemmeno una molecola di "rimedio" si agita solo acqua... Forse sarebbe meglio comprare nelle Farmacie l'acqua che ha passato le cascate del Niagara che per la "dinamizzazione" che ha subito dovrebbe, per la "logica" della omeopatia, guarire tutte le malattie...

 

 3. La follia delle diluizioni omeopatiche 

Per capire ciò che l'omeopatia nasconde sotto l'apparenza delle sue "diluizioni" divertiamoci a fare qualche calcolo. Nella tavola riportata in questa pagina sono illustrate alcune diluizioni omeopatiche e seguendone lo sviluppo si comprenderà benissimo il problema di credibilità che l'omeopatia presenta dapprima alla mente stupita di chi cercadicomprenderne la logica, poi, infine, alla coscienza di chi è cristiano.

 

Alcuni calcoli... omeopatici

CH1 =100 mL =0,1 L
CH2 =10L
CH3 =1.000L=1 m3
CH4 =100.000 L =100 m3
CH5 =10.000-000 L=10.000 m3
CH6 = 1.000.000.000 L = 1.000.000 m3
CH7 = 100.000.000.000 L = 100.000.000 m3
CH8 = 10.000,000,000,000 L =10 Km3
CH9 =1.000Km3
CH10=100.000 Km3
CH11 =10.000.000 Km3
CH12 = 1-000.000.000 Km3
CH13 = 100.000.000.000 Km3
CH14 = 10.000.000.000.000 Km3
CH15 = 1.000.000.000.000.000 Km3
CH16 = 100.000.000.000.000.000 Km3
CH17= 10.000.000.000.000-000.000 Km3
CH18 = 1.000.000.000.000.000.000.000 Km3
CH19 = 100,000.000.000.000.000.000.000 Km3
CH20 = 10.000.000.000.000.000.000.000.000 Km3
CH21 = 1.000.000.000.000.000.000.000.000.000 Km3
CH22 = 100.000.000.000.000.000.000.000.000.000 Km3

  

Che cosa indica questa Tavola? Semplice: le quantità d'acquain cui bisognerebbe sciogliere la tintura di partenza per ottenere le varie soluzioni omeopatiche. Le soluzioni omeopatiche, infatti, si preparano prendendo 1,0 mL di una "soluzione madre" (20 gocce) e lo si diluisce in un palloncino tarato a 100 mL con acqua. Si agita (nel gergo omeopatico "si dinamizza") e questa soluzione si indica con la sigla CH1. Poi si prende 1,0 mL di questa soluzione CH1 e lo si diluisce a 100 mL, in un palloncino, uguale al precedente, di nuovo si "dinamizza" e si ottiene la soluzione CH2; successivamente si preleva 1,0 mL di questa soluzione si diluisce sempre a 100 mL e si ottiene il CH3 e così via. Si vede così come partendo dai 100 mL della soluzione CH1, e moltiplicando per il fattore 100, si passa ai 10 litri di acqua con la soluzione CH2, ad 1 m3 con la soluzione CH3, a 10 Km3 a CH8, per giungere alla cifra astronomica di: 100.000.000.000.000.000.000.000.000.000   Km3   a CH22. Questa cifra corrisponde a: 73.333,333333...  miliardi di volte la totalità dell'acqua contenuta nei mari terrestri; e siamo ancora soltanto a CH22. A parte il falto che CH22 rappresenta un prodotto omeopatico a bassa diluizione, che cosa ne pensereste di una soluzione in cui 1,0 mL di "soluzione madre" (20 gocce) fosse diluita solamente in una quantità d'acqua pari a quella di tutti gli oceani? Vi sentireste di affermare che quella medicina sarebbe capace di avere qualche proprietà curativa? Immaginate quindi a diluizioni di CH60, CH100, CH300 ed oltre. Einstein affermava che solo due cose sono infinite:

Dio e la stupidità dell'uomo. Evidentemente aveva ragione a proposito di entrambe.
Qual è allora la base per la cura apparente dopo un trattamento omeopatico? Secondo George Vithoulkas, autore di due libri di testo sulla Omeopatia, le preparazioni ad alta diluizioni:"... non contengono nemmeno traccie della sostanza originaria. Quindi ne consegue che l'effetto curativo non è materiale, ma comporta qualche altro fattore, energia... Hahnemann aveva concluso che la [la malattia] non fosse altro che un disordine della forza vitale dell'uomo" (G. Vithoulkas, "Homeopathy", in "The Holistic Health Handbook", E. Bauman, A Brint, L. Piper, P. Wright; eds. [And/Or Press-Berkeley-(1978)], p.89).
"Quando non è più presente la "materia" che è alla base del rimedio, rimane presente tuttavia... lo "spirito" del rimedio" (Mirella Poggialini, "Omeopatia, medicina o magia?", "Avvenire", 26/9/1996, p.9). A questo punto è chiaro l'intento panteistico, magico ed esoterico della cura... totalmente incompatibile con la fede cristiana!!!
A prescindere da tali troppo evidenti stupidissime esagerazioni, ci si domanda come sia ancora oggi possibile che i suoi cultori osino riconoscere -.non si sa come - un qualche valore scientifico all'Omeopatia. Essi infatti affermano, delirando, che la vaccinoterapia può considerarsi diretta derivazione delle teorie omeopatiche. In tal modo, essi sostengono, si comprende l'importanza che il pensiero di Hahenemann ha avuto nella storia della medicina (una esperienza assai piccola, forse vicino al "nulla", dei rimedi omeopatici). Ma ciò che affermano in realtà non è vero. L'importanza della terapia omeopatica va però limitata, dicono i più moderati fautori di essa, nel senso che essa non deve essere considerata l'unica, ma bensì un semplice indirizzo che in caso di insuccesso può essere sostituito da altri metodi.

 

 4. La scienza medica e l'Omeopatia 

Al  seminario sulle "terapie alternative" tenutosi " a Faenza nel settembre 1996 si sono espressi vari docenti universitari con definizioni o commenti estremamente precisi e significativi. Il prof Giovanni Federspil, ordinario di Medicina Interna all'Università di Padova dichiara:  

"«L'Omeopatia è una tecnica vecchia, erede della medicina romantica tedesca dell'Ottocento, che non è mai evoluta dai suoi inizi, contrariamente a quanto fa la medicina scientifica, aperta ad ogni innovazione ed arricchimento»" (Mirella Poggialini, "Omeopatia, medicina o magia?", "Avvenire" del 26 sett. 1996, p.9).

Il professor Giovanni Federspil e il prof. Cesare Scandellari, scrivendo una lettera sul prestigioso organo di aggiornamento scientifico per i medici-chirurghi "Federazione medica", dell'aprile 1992, affermavano:

 

"Negli articoli 7, 19 e 23 del Nuovo Codice di Deontologia Medica... si sostiene che la pratica medica deve fondarsi sulle conoscenze scientifiche più recenti e fondate. Ora, se non si vogliono ridurre queste norme ad un flatus vocis, è necessario riconoscere che le conoscenze scientifiche sono quelle universalmente accettate dalla comunità scientifica internazionale (fisici, chimici, biologi, medici, ecc.) e che pertanto a queste conoscenze si deve adeguare il comportamento dei medico. Non è sufficiente che qualcuno (omeopati, agopuntori, pranoterapisti, iridologi, nonchè tutta la variopinta schiera dei ciarlatani che oggi prolifera ovunque) dichiari scientifica la propria medicina perchè questa lo diventi realmente. E, da Galileo in poi, sono appunto i canoni del metodo sperimentale che permettono di dichiarare scientifica una disciplina. Se sono chiari questi elementari concetti epistemologici diviene chiaro che l'agire dei medico da un lato deve essere basato sulla sua coscienza (cosa questa che concerne il mondo dei valori) e dall'altro deve essere determinato dalle conoscenze scientifiche (che concernono il mondo dei fatti, non quello dei valori). Ma le conoscenze scientifiche di un certo momento storico sono date (nel senso filosofico dei termine) e non sono esposte ai conflitti dei mondo dei valori. Come ha insegnato Max Weber, la scienza non stabilisce fini, ma stabilisce solo, dati certi fini, quali siano i mezzi migliori per raggiungerli. E poichè la scienza è una, il medico, per raggiungere i fini che la sua coscienza gli dice siano da perseguire, non può abbandonarla per seguire i precetti di un'altra scienza (oggi l'omeopatia, domani la pranoterapia e, dopodomani, perchè no?, un'altra disciplina sempre più arbitraria). Riassumendo: il libero convincimento del medico deve essere contenuto nell'ambito delle conoscenze scientifiche universalmente accettate e concerne la scelta fra le terapie scientifiche (all'interno, quindi, della scienza) sulla base della personale esperienza, e non fra terapie scientifiche e terapie non-scientifiche... Se si accetta l'idea che il sapere scientifico universalmente accettato non è vincolante, ogni medico potrà inventarsi una su a scienza medica ed affermare di agire "secondo scienza e coscienza". E, come si potrebbe mostrare con molte citazioni, questo è proprio ciò che sta succedendo oggi.".

 

 E su "Federazione medica", sul n°15 del gennaio 1993, aggiungono:

"«Il problema metodologico fondamentale è sempre stato quello di individuare un criterio che permettesse di separare le scienze autentiche dalle pseudoscienze. Tale problema è stato risolto dall'epistemologo austro-inglese Karl R. Popper con l'introduzione del principio di falsificabilità. Secondo tale principio, oggi in pratica universalmente accettato, non è il principio della verificazione (cioè la possibilità di stabilire, attraverso la verifica sperimentale, con certezza la verità di una teoria) a distinguere la scienza dalla non-scienza, ma è la possibilità di dimostrare, attraverso l'osservazione e l'esperimento, la falsità di una teoria. Per chiarire questo concetto conviene riportare le parole dello stesso Popper. «Io ammetterò certamente come empirico, o scientifico, soltanto un sistema che possa essere controllato dall'esperienza. Queste considerazioni suggeriscono che come criterio di demarcazione non si deve prendere la verificabilità, ma la falsificabilità di un sistema. In altre parole: da un sistema scientifico non esigerò che sia capace di essere scelto, in senso positivo, una volta per tutte; ma esigerò che la sua forma logica sia tale che possa essere messo in evidenza, per mezzo di controlli empirici, in senso negativo: un sistema empirico deve poter essere confutato dall'esperienza» (K.R. Popper,1970).

 Alla luce di queste considerazioni si comprende che la dimostrazione di un errore in una teoria scientifica, il crollo della teoria stessa e la sua sostituzione con un'altra teoria costituiscono pregi perchè consentono di progredire verso teorie sempre più ricche di contenuto e sempre più verosimili. Se ora si considera l'omeopatia alla luce della metodologia contemporanea della scienza, si comprende bene perchè essa non possa essere considerata una dottrina scientifica. Dal tempo in cui fu concepita, la dottrina omeopatica non ha conosciuto, per i suoi fedeli, alcuna confutazione ed i principi formulati da Hahnemann mantengono ancora oggi tutta intera la loro validità . Mentre nella medicina scientifica i fatti nuovi che si accumulano modificano senza posa le teorie sostituendone l'una o l'altra parte con nuove idee, o addirittura le eliminano integralmente, nella medicina omeopatica la struttura teorica di fondo viene preservata intatta attraverso una serie di sotterfugi metodologici. Cosi, la dottrina dei simili si perpetua nel tempo, rigida e immobile come un organismo privo di vita".

 

Il prof. Alberto Zanchetti, direttore della Clinica Medica dell'Università di Milano, afferma senza esitare:

"Se un mio paziente iperteso viene da me, e dichiara di essere migliorato con l'Omeopatia, e invece io lo visito e lo trovo esattamente al punto di prima, ho la prova che l'Omeopatia è un'illusione, che agisce a livello psicologico e non medico. Gli interventi curativi - spiega Zanchetti, al quale fanno eco altri colleghi - devono poter essere sottoposti a metodiche di valutazioni sull'efficacia e sulla sicurezza. E poichè è pericoloso anche il farmaco "che non fa male", ma non fa neppure bene, anzi non fa niente, e lascia il malato in situazione di stallo, l'omeopatia - si sostiene - non offre garanzie di effettivi vantaggi misurabili empiricamente" (Mirella Poggialini, "Omeopatia, medicina o magia?", "Avvenire" del 26 sett. 1996, p.9).

Se questa è la realtà perchè mai bisognerebbe sostituire una provata medicina allopatica per finire nel labirinto dell'Omeopatia? La ragione principale è da ricercarsi negli atteggiamenti spesso inutilmente crudeli della medicina ufficiale, che per tanto tempo si è cullata nell'idea che "la medicina è un'arte". Questo refrain, così caro ai medici di una volta, è stato fortunatamente abbandonato dalla medicina scientifica ed ora è più o meno lo slogan ufficiale della Medicina Alternativa. Tuttavia i danni prodotti in passato si pagano oggi. Il prof. Angelo Fiori, direttore dell'Istituto di Medicina Legale e delle Assicurazioni all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, non ci va leggero quando dichiara senza mezzi termini: "«Perchè la medicina accademica si è spesso mostrata invasiva e crudele, anche se a fin di bene, e i suoi errori spesso assai dolorosi hanno lasciato una traccia di paura, nel tempo, nell'animo dei pazienti»" (Mirella Poggialini, "Omeopatia, medicina o magia?", "Avvenire" del 26 sett. 1996, p.9). Basti ricordare le terapie usate, dagli anni Venti fino al 1954 quando fu scoperto il largactyl, per curare gli psicotici gravi. Il prof. Fiori cita:   

""Dapprima negli USA si ritenne che la malattia mentale fosse causata dalla contaminazione di "fuochi", o "foci", sorta di agenti di infezione che colpivano poi il cervello. E, ritenendo che i "foci" si annidassero nei denti, si diffuse la pratica psichiatrica dell'avulsione di tutti i denti ai malati dì mente. Poi i "foci" furono ipotizzati nell'intestino, ed ecco i poveri pazzi sottoposti, con anestesie pericolose come quelle d'etere o cloroformio, all'ablazione dell'intestino, con risultati quasi sempre nefasti. Venne poi l'epoca degli shock, suscitati dal cardiazol, o dall'insulina, o da scosse elettriche, tecnica questa ancora in uso e nota come "elettroshock". Fino a quando un medico di Lisbona, Edgard Monitz, inventò su base scientifica la lobotomia, ablazione del lobo frontale per interrompere il flusso di informazioni "errate" al cervello. Come stupirsi se poi il malato non grave aderisca a metodi non invasivi e che non gli suscitano terrore?""(Mirella Poggialini, "Omeopatia, medicina o magia?", "Avvenire" del 26 sett. 1996, p.9).


Considerando le gravi colpe della Medicina Ufficiale, va tuttavia sottolineato come la moderna scienza medica si è allontanata sia dalle forme romantiche e fantasiose che dalle inutili crudeltà suddette.  Jacopo Meldolesi, direttore Dibit dell'Ospedale San Raffaele di Milano, scrive:

"Oggi però la questione presenta aspetti ben diversi. Già dal corso dì farmacologia... gli studenti imparano che la maggior parte delle sostanze usate in terapia agiscono non soltanto nel luogo dove la loro azione è richiesta, ma anche nel resto dell'organismo; e che non esiste praticamente farmaco che non abbia altri effetti (collaterali diciamo noi) dose-dipendenti. Figurarsi con i farmaci dell'epoca di Hahenemann. Il fatto è che nel frattempo sono successe tantissime cose. Non soltanto i farmaci oggi hanno una precisa definizione molecolare e, nella maggior parte dei casi, anche di meccanismo d'azione, ma il loro intervento (quando opportuno naturalmente) non può essere inquadrato come nient'altro che la correzione, a uno specifico livello, della fisiologia dell'organismo alterata dalla malattia. Nel momento in cui i bersagli cui il farmaco è specificamente indirizzato presentano caratteristiche note, sia molecolari sia funzionali, discussioni sull'organismo nel suo complesso e sulle dosi infinitesime non possono avere più nulla a che fare con la scienza. Se considerati da questo punto di vista, i presupposti della teoria omeopatica non appaiono obiettivamente incompatibili soltanto con la pratica clinica e terapeutica, ma con tutte le discipline che hanno a che fare con la vita, dalla chimica e dalla chimico-fisica fino alla compressione molecolare dell'organismo vivente e dei suoi meccanismi regolativi. Un rifiuto inevitabilmente «en bloc» che ha tutti gli aspetti del rifiuto ideologico. 

Un'ultima considerazione. L'anno scorso è comparsa sui giornali - appoggiata da parlamentari peraltro rispettabili - la protesta di colleghi omeopati contro la proposta di sottoporre i loro tarmaci a controlli obiettivi simili a quelli impiegati per la valutazione dei farmaci ufficiali. La preoccupazione non riguardava la tossicità, che i tarmaci omeopatici alle dosi infinitesime in uso, non possono avere, quanto piuttosto la necessità che il farmaco in esame sì dimostri diverso dal placebo, cioè possieda un'azione farmacologica obiettivamente dimostrabile. A questo proposito mi si potrebbe obiettare che anche molti farmaci ufficiali sono ancora oggi impiegati in condizioni che inducono soltanto effetti marginali o insignificanti, e che il loro impiego è comunque ritenuto valido dal medico per sostenere psicologicamente il paziente. Permettetemi però di dissentire su questo nesso. Una cosa mi pare infatti l'intervento di un medico consapevole dell'inutilità farmacologia della sua azione, altra cosa è un'intera e convinta pratica clinica basata sull'uso di farmaci che, per caratteristiche obiettive - natura e soprattutto dosaggio - non possono avere nessun effetto. Si tratta di una considerazione cui non mi pare sia stata finora prestata attenzione" (Jacopo Meldolesi, "Tempo Medico", n.28, 6 nov.1996, 538, p.2).


Sulla balla della "dinamizzazione" afferma il dott. Mario Campoli:

"Suscitò scalpore nel giugno 1988 la pubblicazione sulla prestigiosa rivista "Nature" di un articolo di Jacques Benveniste, dal titolo, "Degranulazione dei basofili umani scatenata da un antisiero molto diluito anti-IgE" (Nature, n.333, 1988, pp. 816-818)... Nell'articolo non veniva proposta una vera e propria spiegazione, ma si ipotizzavano fenomeni "metamolecolari" di trasmissione di informazioni dal soluto (l'allergene) all'acqua (il solvente) che avrebbero giustificato gli effetti biologici in assenza di molecole di allergene: in poche parole, l'acqua avrebbe conservato "memoria" delle molecole in essa disciolte, e questa informazione sarebbe stata sufficiente a determinare sui basofili gli stessi effetti della soluzione di allergeni... Sul numero successivo della prestigiosa rivista, infatti, nel mese di luglio, uscì l'articolo "Gli esperimenti ad alta diluizione: una delusione" ("High-diluition experiments: a delusion", Nature n. 334, 1988, p. 287), a firma dello stesso direttore di Nature, John Maddox, di James Randi, l'uomo che aveva smascherato i presunti poteri paranormali di Uri Geller, e di Walter Stewart, che per anni si era occupato di frodi scientifiche e controlli per la conduzione degli esperimenti scientifici. Tale rapporto dimostrava che le conclusioni del team di Benveniste erano la conseguenza di errori sistematici, esperimenti mal condotti, selezione dei risultati. Nè Benveniste, nè alcun altro scienziato in nessun altro laboratorio al mondo, infatti, è mai riuscito a riprodurre gli stessi risultati in condizioni di esperimento rigorosamente controllate. Naturalmente i fautori dell'omeopatia "dimenticano" la falsità e la irriproducibilità di questo esperimento, che riesce solo con la fantasia, e a tutt'oggi continuano a citare la "memoria dell'acqua" come un meccanismo accertato per dare conto delle loro strabilianti affermazioni sulla efficacia dei rimedi omeopatici, facendosi forti delle poche settimane di celebrità del primo articolo di Benveniste, che per qualche tempo (fino alla pubblicazione della smentita) godette di grande evidenza sui mezzi di informazione. Pari evidenza, chiaramente, non fu concessa alle voci che in seguito demolirono questa vera e propria frode scientifica se ancora oggi presso alcune fasce del grande pubblico la "memoria dell'acqua" appare un fenomeno plausibile o credibile".


Perchè mai ci dovrebbe essere una protesta contro la proposta di un controllo per stabilire se i rimedi omeopatici abbiano una risposta diversa dal placebo? Perchè potrebbero risultare esattamente uguali al placebo e così crollerebbe tutto il castello delle invenzioni... omeopatiche.

 

 5. Scienza o teorie spiritualiste? 

Hahnemann semplificò il complesso formulario farmaceutico del suo tempo, suggerendo l'impiego di un solo farmaco alla volta e a piccolissime dosi. Formulò anzi la legge della reversione nell'azione dei farmaci, secondo la quale gli stessi farmaci, che in forti dosi stimolano le cellule e le funzioni patologiche, in piccole dosi sono invece capaci di normalizzarne la funzionalità. Come esempio è portato il mercurio che somministrato in elevate concentrazioni determina ulcerazioni del tutto simili a quelle dell'ulcera luetica, mentre in concentrazioni ridotte serve a riparare tali ulcerazioni. Nelle preparazioni farmaceutiche Hahenemann partiva dalle tinture madri, ottenute spremendo le piante fresche e mescolando in parti uguali il succo con alcol a 90°;

mescolava poi una parte di tintura madre con 99 parti di alcol ottenendo una diluizione di 1 grado. Mescolando una parte di tale soluzione con 99 parti di alcol passava ad una diluizione di 2° grado così via, giungendo a diluizioni così spinte che la quantità di principio attivo presente nel preparato era da considerarsi assolutamente trascurabile, se non addirittura nulla (le sue diluizioni in fondo erano niente a fronte di quelle utilizzate nell'omeopatia attuale). Le ipotesi di Hahenemann risentono delle teorie spiritualistiche dell'epoca e portarono il loro autore fuori dal campo scientifico. Ma i cultori dell'Omeopatia vivono il loro "credo" quasi fosse una sorta di religione e vedono tutta la realtà come trasfigurata dall'avvento di Hahenemann; per esempio sostengono che la scienza medica correggendo gli eccessi del suo pensiero passò all'allopatia, cioè all'impiego di farmaci che invece combattono i sintomi della malattia e ne ricercano le cause cercando di sostituire le eventuali carenze. Se fosse vero, questo sarebbe un ottimo argomento per distruggere i miti dell'Omeopatia. La medicina allopatica sarebbe l'evoluzione naturale per superare gli errori dell'Omeopatia. E allora...?
Verso la fine del 19° secolo si è molto diffusa la omeopatia kentiana del medico omeopata swedenborgiano James Tyler Kent caratterizzata dall'incremento di ostilità verso la medicina ortodossa (Kent dice a tutta la Medicina Occidentale: "Tutto ciò che sai è sbagliato!"), dall'uso di rimedi ad alta diluizione (o ad alto potenziale) e dall'enfasi sulle caratteristiche psicologiche e "spirituali" del paziente. Del resto esistono altre forme di omeopatia come la omeopatia complessa molto diffusa in Germania che tendono a sconfinare nella fitoterapia (= impiego terapeutico delle piante e delle erbe).
Per quanto riguarda l'eccessiva influenza dell'occulto nell'omeopatia comunemente praticata, il dr. Antony Campbell afferma:

"Collegando l'omeopatia con lo swenborgianismo la scuola americana di alta-potenza stabilì una connessione con I'occultismo, ma questa non è la sola. C'è infatti un contrappunto di occultismo che scorre nell'omeopatia fin dall'inizio. Potremmo convenientemente cominciare questa storia piuttosto oscura, guardando alle somiglianze esistenti tra le idee di Hahnemann e quelle del medico del sedicesimo secolo Theophrastus von Hohenheim, più noto come Paracelso, che veniva dalla tradizione alchemica. Paracelso rigettava l'idea delle categorie delle malattie, credeva in una versione dell'idea delle "similia", e favoriva l'uso di dosi minime... Sembra improbabile che egli (Hahnemann) non abbia incontrato le idee di Paracelso nei libri, o per mezzo dei suoi contatti Massonici, infatti all'inizio del diciannovesimo secolo la Massoneria tedesca era influenzata da idee di questo tipo a causa delle sue connessioni, con il Rosacrucianismo... In ogni caso, tra gli omeopati post-Hahnemanniani alcuni erano profondamente influenzati dalla tradizione alchemica occulta a cui apparteneva Paracelso e costoro non hanno esitato a rendere esplicita la connessione. Probabilmente le prime manifestazioni di ciò sono state fornite dall'Ordine Ermetico della Golden Dawn [ad esso apparteneva Aleister Crowley]la società magica che tra i suoi membri includeva... numerosi medici omeopatici. La Golden Dawn aveva infatti un qualche profumo medico fin dall'inizio, perchè fu fondata nel 1888 dal dr. Wynn Westcott, medico, diventato poi coroner... La tradizione Rosacruciana su cui la Golden Dawn si dice che fosse basata aveva anche forti legami con la medicina, con l'alchimia e con Paracelso... I membri della Golden Dawn credevano nella verità letterale della leggenda di Rosenkreutz... Lo stesso Christian Rosenkreutz era un medico ed i suoi seguaci... vivevano praticando la medicina... Considerando ciò, e l'associazione con Paracelso, è facile capire perche il Rosacrucianesimo avrebbe attratto medici, che per carattere erano portati verso l'occulto. Quattordici medici oltre Westcott e Woodman, sono stati membri della Golden Dawn prima del 1900 e molti di questi erano interessati all'omeopatia. Uno dei membri più eminenti, il dr. Edward Berridge, era un ben noto medico omeopata che scrisse un libro sull'omeopatia ed il cui nome compare come "provatore" nella letteratura omeopatica americana del tempo"

(A. Campbell, "Homeopathy in perspective-Myth and reality", cap.10, acampbell.org.uk).

 

Successivamente la Golden Dawn entrò in crisi, ma un medico, il dr. R. W. Felkin, rifiutò di scoraggiarsi e si mise a cercare i "Capi Segreti", guardiani della conoscenza esoterica. Questa ricerca lo condusse ad incontrare Rudolf Steiner, il fondatore dell'Antroposofia, che non lo prese sul serio, ma anche lui si interessò alla medicina e sviluppò un sistema terapeutico, che per molti versi rielabora le idee di Paracelso, ha molto in comune con omeopatIa e continua a attirare medici omeopati. Campbell a questo proposito scrive:

 "Le idee mediche di Steiner sono piuttosto simili a quelle di Hahnemann tuttavia esse derivano anche da fonti precedenti, specialmente da Paracelso e dagli alchimisti. Steiner pose molta più enfasi sul simbolismo e I'occultismo. Molte medicine antroposofiche sono le stesse usate in omeopatia, ma spesso sono usate come miscele, non singolarmente. Il metodo di potenzazione di Hahnemann talvolta viene usato, ma Steiner  inventò anche procedimenti più complicati. I metalli vengono spesso "vegetabilizzati" facendoli passare attraverso una pianta. Si aggiunge il metallo al suolo su cui cresce la pianta; il prossimo anno viene usata per fertilizzare una seconda generazione di piante e il processo si ripete per un terzo anno. Si dice che in questo modo si dinamizza molto efficacemente il metallo, mentre l'influenza del metallo fa sì che le piante dirigano la loro azione verso un particolare organo o sistema... Alcuni omeopati sono attratti nella scelta dei rimedi da mezzi non convenzionali e non scientifici, quali il pendolo [uso della radioestesia] ed altre forme di rabdomanzia. Da questo punto di vista l'omeopatia ritorna alle sue origini".


Questa è la situazione attuale dell'omeopatia kentiana, a torto chiamata "omeopatia classica". D'altro canto non stupisce, poiche J. T. Kent -che ha scritto «La Scienza e l'Arte dell'Omeopatia» -fa affermazioni come questa: "... nell'universo ogni cosa possiede la sua atmosfera. Ogni stella, ogni pianeta ha la sua atmosfera. Anche ogni essere umano possiede la sua atmosfera, così come ogni animale. Questo concetto apre degli orizzonti molto interessanti dai quali si può trarre profitto, e occupa un posto molto importante negli studi omeopatici" (dr. J.T. Kent, "La Scienza e l'Arte dell'Omeopatia", p.108). Il medico omeopata viene formato a questo mondo panteistico, trascendentale e spiritico ed il dr. Kent afferma anche che l' Omeopata deve avere la conoscenza: "... dei quattro stati della materia: solido, liquido, gassoso e lo stato radiante" (p.108). Questa cosmologia certamente non è scientifica, ma esoterica e magica. Soprattutto però va detto chiaro e forte che, sicuramente, ...non è cristiana.
Il dr. Voegeli ha scritto un articolo sul «Giornale di Omeopatia Classica», in cui parlando del meccanismo dell'omeopatia sottolinea che l'effetto delle alte diluizioni nell'Omeopatia è di "natura spirituale" e la sua migliore spiegazione è data dalla filosofia indù Sankya, che spiega come l'uomo non abbia solo un corpo "fisico ", ma anche uno "etereo ", con uno speciale sistema di canali energetici. È il "corpo etereo " che coordina le funzioni immunologiche ed incrementa il processo di cicatrizzazione, ed è qui che è attiva l'omeopatia. Un altro sistema energetico, continua il dr. Voegeli, è costituito dal "corpo astrale", che controlla le risposte emozionali dell'uomo; ma il più alto piano energetico è lo "spirito umano ". Il suo scopo è di svilupparsi in uno strumento ancora più perfetto per gli impulsi cosmici divini. "II fine dell'uomo è una continua evoluzione; la sua spiritualizzazione". Tuttavia poiche per raggiungere questo traguardo non è sufficiente una sola vita, è, logicamente necessaria la reincarnazione, che alla fine porterà alla perfezione (Voegeli; Zeitschrift fuhr Klassische Homoopathie, III, 3 (1959)).  Questa corrente di pensiero riconducibile alle filosofie orientali scorre anche negli scritti di molti altri autori. George Vithoulkas, scrive nella stessa vena: "Una malattia non è soltanto il malfunzionamento di un organo, ma prima di tutto il disturbo della forza vitale, che è responsabile del funzionamento dell'intero organismo" ( George Vithoulkas; «Homeopathy-Medicine of the New Man» [New York, Avon Books, 1972], p. 43.). Il dr. P. Randeira (omeopata inglese) dichiara che: "...la medicina omeopatica, attraverso il processo di dinamizzazione, è in grado di ripristinare il flusso armonico delle forze vitali in ogni singola cellula del corpo umano" (P. Randeira; «Die Wirksamkeit der Homoeopathischen Therapie; in «Zweiter Weltcongress der Naturheilkunde», Gossau (Svizzera), 1977).  Un altro omeopata esprime questo principio con un ardore quasi religioso: "Sotto il santo atto della dinamizzazione l'energia guaritrice viene rilasciata dalle strettoie delle strutture terrene per rigenerare l'armonia nell'organismo ammalato" (J. Angerer, M.D.; riportato da Samuel Pfeifer; «Healing at any Price? -The Hidden Dangers of Alternative Medicine», [Word Publish. Ltd. Milton Keynes, England], p. 94). Quanto il concetto omeopatico della guarigione e dell ' armonia cosmica siano corre lati strettamente al concetto orientale della salvezza è rivelato nel titolo di un libro sull ' omeopatia «Lo Zodiaco ed i Sali della Salvezza». Questo libro descrive l'importanza dell'astrologia nell'omeopatia (cf.  L.E. Perry; «Lo Zodiaco ed i Sali della Salvezza» [Samuel Weiser Inc., New  York, (1980)]).
Il dr. H. J. Bopp, medico svizzero del Cantone San Gallo che ha scritto lo studio sull'omeopatia,  riporta:

"Il dr. A. Voegeli, celebre medico omeopata, ha confermato che una percentuale molto elevata di omeopati lavora con il pendolo. Esistono dei gruppi nei quali la ricerca si fa durante sedute spiritiche, attraverso i medium che chiedono le informazioni agli spiriti" (H. Bopp, L'omeopatia-Studio Storico, Medico, Scientifico e Spirituale, [pro manoscritto], p.14).


Ciò non stupisce e non sorprende più, dopo che si è letto l'«Organon» di Hahnemann, o le altre opere di maestri omeopati. In realtà il vocabolario è esoterico e le idee sono impregnate di filosofie orientali. Il Panteismo che lo domina dice che Dio è dappertutto: in ogni uomo, animale, pianta, fiore, cellula. Dio sarebbe quindi anche nei rimedi omeopatici. Il dr Baur può quindi scrivere:

"Solo il rimedio conosce il malato. Lo conosce meglio del medico, meglio di come si conosce il paziente stesso. Sa dove si trova la sorgente del disordine, conosce il mezzo di pervenirvi. Ne il malato, ne il medico hanno altrettanta saggezza e scienza" (dr. Baur; «Giornale Svizzero di Omeopatia», n. 2, (1962)).


Verrebbe da domandare in quale luogo risiede il grande cervello pieno di infinita "saggezza e scienza" del rimedio...
Forse nell'acqua?
Il dr. Bopp conclude:

"Inoltre l'omeopatia è apparentata all'agopuntura, all'auricoloterapia, all'iridologia e alla pratica dei magnetizzatori, ora tutti questi metodi sono occulti, o risentono di questa influenza. Lo sforzo di demistificazione e la vernice scientifica non sono affatto convincenti, allorche si studiano l'origine, la teoria, la pratica e le testimonianze di oggi. Sarebbe ingenuo aspettarci una risposta chiara, un'informazione rivelatrice da parte dei medici e dei farmacisti che curano con l'omeopatia. Ne esistono certamente di onesti e coscienziosi, che cercano di utilizzare l'omeopatia distaccata dalle sue pratiche oscure. Ma l'influenza occulta, per natura nascosta, mascherata, spesso dissimulata dietro una teoria parascientifica, non sparisce e non può essere neutralizzata con un approccio superficiale, che si contenta semplicemente di negare la sua esistenza" (H. Bopp, L'omeopatia-Studio Storico, Medico, Scientifico e Spirituale, [pro manoscritto], p.16).


Così se si cerca nel sottobosco del linguaggio omeopatico, si troveranno sempre i fili dorati della filosofia orientale e del pensiero magico-esoterico, che attraversano tutta la pratica moderna dell'omeopatia. Se non vogliamo essere superficiali, tutto ciò pone seri problemi per il cristiano.

 

Ci sono tuttavia tre tipi di omeopati:  

1. Coloro che hanno demitizzato l' omeopatia e che non prescrivono rimedi molto diluiti (in genere non superiori a " 6-12x") per essere sicuri che ancora sia presente un qualche effetto del farmaco. Essi non si curano del substrato filosofico e dinamizzano il rimedio secondo il modello di Hahnemann, ma ricercano un rimedio, naturale, senza effetti secondari, ( quindi cercano di sfruttare l' effetto paradosso, oppure al massimo l' effetto placebo).

2. Coloro che sono imbarazzati dalle teorie mediche di Hahnemann che sono state provate false. Vari ricercatori cercano di studiare, con l' aiuto delle più moderne tecnologie, nuove conferme per l'omeopatia. I loro sforzi sono tuttavia inquinati dal fatto che uno dei mezzi di ricerca è il "pendolo" della radioestesia, che rende i risultati piuttosto discutibili e la mentalità degli sperimentatori... assai sospetta.

3. Coloro che credono ciecamente alle teorie di Hahnemann; le sue teorie sui "miasmi" come causa delle malattie croniche, non vengono accettate più alla lettera ma vengono comprese ed accettate come verità esoteriche. Costoro sono seguaci rigorosi dell'omeopatia kentiana. Questa categoria ammette apertamente la sua fede nell'astrologia e nelle pratiche occulte. Un gruppo particolarmente attivo in questa categoria è costituito dagli "antroposofi" (seguaci del mistico esoterico Rudolf Steiner) e da molti aderenti alla omeopatia classica.  

Mentre la prima categoria non presenta obiezioni dal punto di vosta cristiano, la seconda e specialmente la terza categoria sono da evitare. E il tuo amcio omeopata a quale categoria appartiene?

 

 6. L'effetto placebo

Ho parlato ripetutamente di "effetto placebo", cercherò quindi di spiegarlo e di demitizzare in qualche modo i mirabolanti effetti dell'omeopatia [specialmente quella kentiana... delle alte diluizioni]. Cos'è il placebo? Il "placebo" consiste nella somministrazione di una sostanza o di una preparazione inerte, che simula un trattamento terapeutico. Si impiega al semplice scopo di soddisfare nel paziente il desiderio di ricevere un trattamento medicamentoso, in realtà non attuabile, o non opportuno. L 'impiego del 'placebo " costituisce anche un passaggio obbligatorio nella sperimentazione clinica di ogni nuovo farmaco e serve per misurare I'efficacia del farmaco in questione. L'effetto placebo si ha quando, come effetto dell'autoconvincimento dell'ignaro paziente, l'effetto curativo avviene, come se si fosse trattato realmente dell'azione del farmaco in sperimentazione. Questa azione può anche essere notevole. Riporto perciò, alcuni dati sperimentali che riguardano le malattie "curabìlì" con il placebo (P. Netter; "Der Placebo Effekt", «Munchner Medizinische Wochenschrift», 119, 1977, pp. 203-208):


Malattie curabili con il "PLACEBO"

EFFETTO CURATIVO

1. dolori di varia origine

28% dei casi

2. mal di testa

62% dei casi

3. emicrania

32% dei casi

4. raffreddore

45% dei casi

5. nevrosi

34% dei casi

6. angina pectoris

18% dei casi

7. disturbi dell'apparato digerente

58% dei casi

8. dolori artritici

49% dei casi

9. dolori mestruali

24% dei casi


Come si nota la risposta al placebo è sorprendentemente elevata in queste malattie. In media circa il 30-40% dei pazienti rispondono molto bene al placebo, mentre un altro 30% non mo- strano nessun miglioramento. Coloro che rispondono bene al placebo sono chiamati "placebo responders". E' curioso - e più che una semplice coincidenza - che circa la stessa percentuale di pazienti sono coloro che rispondono molto bene all'agopuntura, all'omeopatia ed altri rimedi non convenzionali (Samuel Pfeifer; «Healing at any Price? -The Hidden Dangers of Alternative Medicine», [Word Publishing Ltd. Milton Keynes, England], p. 133. Il dr. Pfeifer si è laureato in medicina in Svizzera ed in Psichiatria negli Stati Uniti. Ora è primario in una clinica psichiatrica in Svizzera. È anche un cristiano credente).
Sarebbero queste le straordinarie prospettive dell'omeopatia? A proposito degli inganni che si possono nascondere sotto tante affermazioni cito il dr. H.J. Bopp, che riporta quanto segue:

"Fino al giorno d'oggi non esiste nessuno studio controllato che provi un azione efficace su un gruppo di malati trattati con l'omeopatia. I risultati di una serie di studi scientifici fatti in Germania sono stati tutti molto scoraggianti per il metodo di Hahnemann. Il dr. Fritz Donner, figlio di un medico omeopata tedesco, si è dedicato con grande impegno alla ricerca scientifica per spiegare e giustificare l'omeopatia. Nel 1966 ha pubblicato un resoconto nel quale confessa tutti i fallimenti e tutti gli errori dell'omeopatia durante i suoi anni di lavoro. Prendiamo un esempio: per un test un certo numero di soggetti si divisero in due gruppi. Un gruppo ricevette Silicea C30..., l'altro una pillola finta (placebo)... Dopo aver atteso l'effetto, i soggetti furono incapaci di dire se avevano ricevuto il rimedio od il placebo... Durante una seconda prova, uno degli arbitri, il prof. H. Rabe, presidente della società tedesca di omeopatia, trovò in molti soggetti dei sintomi provocati dalla Silicea. Egli era contento di averne provato l'efficacia, fino al momento in cui scoprì... che aveva sbagliato gruppo! Tutti quelli che avevano manifestato dei sintomi avevano ricevuto il placebo, ossia niente. Le rivelazioni del dr. Donner confermano l'incapacità di provare l'effetto significativo del trattamento omeopatico" (H. Bopp, L'omeopatia-Studio Storico, Medico, Scientifico e Spirituale, [pro manoscritto], pp.10-11).

 

 7. Attenzione alle ideologie e misticismi striscianti  

Al suddetto seminario sulle "terapie alternative" tenutosi a Faenza nel settembre 1996 il prof. Giuseppe Dalla Torre, Rettore Magnifico della Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma, e membro del Comitato nazionale di Bioetica, ci invita:

 "...a riflettere sull'apporto ormai inarrestabile dì nuove conoscenze e nuove tecniche terapeutiche che si diffondono nei Paesi occidentali per l'aumento progressivo e costante dell'immigrazione, dai Paesi orientali, africani, sudamericani. Il mondo si allarga, dunque, e anche noi dobbiamo affrontare questo fenomeno ricorrente nella storia, per il quale Dalla Torre cita le pagine del De Civitate Dei in cui S. Agostino tratta della calata dei barbari. Se il mondo cambia, cambia anche la medicina, cioè si verifica un «collateralismo» che deve tener conto di sempre nuove connessioni e apporti. «Il venir meno della tradizione o della fede in un unico credo religioso, il frantumarsi del sentire religioso occidentale, creano situazioni pericolose di innesti di sette e manifestazioni magiche, che possono soggiogare la personalità del singolo» ("Avvenire" del 26 sett. 1996, p.9).


Allora l'Omeopatia, ai fini del danno che potrebbe creare nel tessuto del popolo cristiano, è migliore delle "Medicine Tradizionali" che vengono dall'Oriente? Risponde il prof. Dalla Torre;

"Occorre fare molta attenzione per scorgere bene il confine delicatissimo che sta tra ciarlataneria e religione."


L'«Avvenire», intervista anche Mons. Fiorenzo Facchini, ordinario di antropologia all'Università di Bologna che spiega:

"Già i missionari... si trovano da tempo ad affrontare un rapporto difficile con l'«altra» medicina, quella che viene ancora per prima (l'appello allo stregone prima del ricovero in ospedale) in molti Paesi del Terzo Mondo. Un mondo ancora immerso nella "fede in una natura in cui tutti gli esseri viventi e non viventi sono collegati da una forza misteriosa che viene affidata e trasmessa tramite gli iniziati". Una magia naturale assai simile a tante che ora si propongono sotto forma di medicina «alternativa»".


Questo pericolo non è poi così raro, o lontano dalla nostra esperienza, ma è la realtà che ogni giorno incontrano tutti coloro che sono impegnati a combattere per la verità del regno di Dio. Una grande varietà di idee spurie e non coerenti con la fede cristiana circolano, apparentemente indisturbate, all'intemo del popolo cristiano e gran parte di queste sono direttamente originate dalle medicine alternative e dalle filosofìe a queste sottese.

 


 8. Quale "ideologia" dietro l'omeopatia? 

Come abbiamo già visto prima, se una soluzione viene sottoposta ad un sufficiente numero di diluizioni si arriverà al punto in cui nessuna molecola della sostanza disciolta sarà più presente nella soluzione. Questo ce lo dice da una parte la ragione e dall'altra il famoso numero di Avogadro, che stabilisce che in una grammo-molecola sono presenti 6 x 1023 molecole. Questo sta a dire che il numero di molecole presenti in una soluzione non è un numero infinito e che è perfino possibile stabilire il numero di molecole di una data sostanza, che sono presenti in una soluzione. Quando il limite dato dal numero di Avogadro viene superato, il numero di molecole presenti nella soluzione è zero. Su questo punto credo che neppure gli omeopati più convinti possano darmi torto. Dato che questo limite viene sicuramente oltrepassato a CH12 (ma in realtà a valori molto più bassi) che senso ha preparare rimedi a CH15 ed oltre? Dal punto di vista delle scienze esatte nessuno, e allora... ? Allora bisogna concludere che le ragioni dell'Omeopatia siano basale su qualche altro valore, che non sia quello scientifico. Quale? La risposta forse ce la da il dott. George Vithoulkas, autore di due libri sull'Omeopatia, il quale afferma che a tali diluizioni:

 "...l'effetto curativo non è materiale, ma coinvolge altri fattori -energia" (George Vithoulkas, "Homeopathy ", «Thè Holistic Health Handbook»; Berkeley Holistic Health Center [Berkeley, Calif. :And/OrPress 1978, p. 89]).
Anche se non tutti gli omeopati usano le diluizioni estreme tuttavia il concetto omeopatico di "forza vitale", o di "energia" ha trovato un orecchio recettivo nella medicina New Age, che si diletta sempre di manipolare "energie invisibili". Il concetto New Age nasce da un punto di vista mistico, che presume che nella nostra vera natura è inclusa un'essenza divina: in pratica che siamo Dio, perchè tutto è Dio.   Hahenemann al contrario sembra assumere un concetto opposto: anzichè pensare che il nostro "io interiore" possa essere un deposito nascosto di saggezza e perfezione, dove agisce la grazia di Dio, propone che un livello essenzialmente spirituale della nostra "forza vitale" sia danneggiato e distorto. Noi tutti abbiamo ereditato un "nocciolo di malattia" che deve esprimersi durante la vita in una grande varietà di modi. La sua visione ricordava la caduta dei nostri progenitori, e da questo punto di vista sembra classificarsi come un cristiano "puritano", ma Hahenemann era anche un acceso seguace di Confucio e questo non si dice mai. Perchè?
Ma mentre le implicazioni teologiche del suo pensiero possono essere interessanti, la validità scientifica dell'Omeopatia, ai fini pratici, è impossibile da stabilire. Infatti, alla sua radice, l'Omeopatìa è fondamentalmente anti-scientifìca. Questo è un problema serio.
La omeopatia è stata condizionata profondamente dalla medicina cinese e dal confucianesimo: usare una energia magica come una sostanza che viene ingerita per guarire. Anche oggi la caratteristica dei trattamenti attraverso l'omeopatia è  l'idea di introdurre energia o spiriti positivi. Però noi dobbiamo riferisci solo allo Spirito Santo e non ad altri spiriti.

 

 9. La CEI e la "medicina alternativa"  

Nel novembre 2000 si è tenuto a Roma un Congresso dal titolo: "Le Istituzioni Sanitarie Cattoliche in Italia - Identità e ruolo" e sul sito Intemet della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) è comparso la seguente notizia:

 "II Direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della sanità, don Sergio Pintor, nella presentazione del documento Le Istituzioni sanitarie cattoliche in Italia - Identità e ruolo, ha sottolineato il significato pastorale della presenza cattolica nel mondo della salute. La Chiesa ha ricevuto dal Signore la missione di "annunciare il Vangelo e di curare gli infermi, sempre e dovunque". Il documento esamina molti problemi relativi al mondo della salute e si articola in quattro parti:

  •   la prima richiama le radici e il senso delle Istituzioni Sanitarie Cattoliche davanti alle nuove sfide;
  •  la seconda presenta l'identità specìfica delle Istituzioni Sanitarie Cattoliche e la loro relazione e integrazione nell'ambito della sanità;
  •  la terza e la quarta affrontano alcuni nodi e problematiche attuali.

La pubblicazione si rivolge "non solo a chi opera in seno alle Istituzioni sanitarie cattoliche, ma anche all'intera comunità cristiana con le sue diverse componenti, perchè insieme e in termini di corresponsabilità si rifletta sulla presenza e l'azione della Chiesa nel mondo della salute, sul significato e validità oggi delle istituzioni ISC nel nostro paese, sulle esigenze e sui problemi a cui esse devono rispondere sulle modalità con cui meglio qualificarle e integrarle a servizio di una cura più mirata e adeguata della salute di ogni persona". 

La riflessione interpella anche "la stessa società civile e le pubbliche istituzioni dello Stato, per un concorde e comune impegno nel migliorare nel nostro paese il servizio al bene comune e di ciascuno, così caro a tutti, che è la salute".

 Nella prima parte del documento, "Dalla memoria alla profezia", il paragrafo "Le sfide del futuro" affronta le problematiche connesse con la medicina dei nostri tempi e al n.10 si sofferma sulla diffusione e i problemi connessi con il rapido incremento delle cosiddette medicine non convenzionali, tema spesso correlato con la problematica delle nuove forme di religiosità. Riportiamo qui di seguito il n.10 del documento:  

N°10: "In qualche modo correlato con l'autonomia del paziente è l'emergere delle cosiddette medicine non convenzionali, termine onnicomprensivo con cui vengono indicate tutte quelle prassi mediche non fondate sui riscontri di anatomia, fisiologia, patologia e terapia propri della medicina occidentale. Si tratta dì un gruppo assai eterogeneo di pratiche terapeutiche, più o meno diffuse, più o meno conosciute: erboristeria, agopuntura, omeopatia, riflessoterapia, indologia, pranoterapia, reiki, shiatzu, ecc. 

Senza entrare nel merito di uno loro possibile efficacia, bisogna rilevare innanzitutto la possibilità di un eventuale danno per il paziente che vi si sottoponga, abbandonando al contempo una terapia più "tradizionale" ma di provata efficacia. Il secondo, più delicato problema, anche di ordine pastorale per la Chiesa, riguarda il possibile coinvolgimento, da porte di alcune di esse, con filosofie orientali difficilmente compatibili con la fede cattolica e qualche volta persino accompagnate da pratiche occultistiche. Pertanto, mentre da un lato si dovrebbe tenere un atteggiamento rigorosamente prudenziale circa la loro possibile pratica in istituzioni sanitarie cattoliche, dall'altro la Chiesa deve sentirsi fortemente interpellato ad approfondire il problema, acquisendo la necessaria competenza per un sicuro discernimento, nel rispetto della metodologia scientifica che riconosce nello medicina una scienza sperimentale. In particolare, occorre chiedersi se il ricorso sempre più frequente alla medicina non convenzionale non sia per caso l'effetto di non adeguate applicazioni della medicina allopatica. E ormai evidente, infatti, che la variabilità individuale alla risposta ai formaci è elevata. Occorre dunque prendere atto che la terapia di gruppo, mirata su un Soggetto medio, è inadeguata. Una attenzione maggiore alla terapia individuale e al ruolo della componente genetica nello risposta al farmaco servirebbe anche a ridurre lo iato esistente tra medicine convenzionali e non convenzionali."

 

  La presa di posizione della CEI a proposito delle "medicine non convenzionali" è stata posta molto delicatamente. Si comincia con l'affermare che non si vuole "entrare nel merito di una loro possibile efficacia", poi si accenna al pericolo di abbandonare terapie "di provata efficacia" per ricercare quelle che sono - implicitamente - di non provata efficacia, per finire con le pratiche mediche alternative, che presentano un:

 "... più delicato problema, anche di ordine pastorale per la Chiesa, riguarda il possibile coinvolgimento, da parte di alcune di esse, con filosofie orientali difficilmente compatibili con la fede cattolica e qualche volta persino accompagnate da pratiche occultistiche".


Escludendo le pratiche occultistiche, che ovviamente non riguardano in modo diretto l'Omeopatia, non si può tuttavia sostenere facilmente che possa essere efficace un rimedio che contiene l'equivalente di un solo millilitro di soluzione madre diluito in un ideale pallone di acqua il cui diametro dovrebbe essere non meno di 140 anni luce (circa 8 minuti la distanza che ci separa del sole....) e si tratta solo del CH60.
Non si può pensare che una soluzione di un solo millilitro (20 gocce) sciolto in parecchi miliardi di miliardi di oceani terrestri possa avere alcuna azione benefica su qualche malattia, senza avere, nello stesso tempo, sia un concetto completamente pessimista e negativo della scienza e della ragione umana, sia una "filosofìa metafìsica" anni luce... lontana dal Cristianesimo. E se la verità è questa che moralità sarebbe quella di vendere il "nulla", come cura per una qualche malattia, sfruttando la credulità di chi è meno preparato?
Quando il Catechismo della Chiesa Cattolica parla della magia afferma:

[2117] "Tutte le pratiche di magìa e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo - fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare gli amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima ne l'invocazione di potenze cattive, ne lo sfruttamento della credulità altrui".


Se questa norma vale per le medicine tradizionali della Cina o dell'India, vale certamente anche per l'Omeopatia.

 

 10. La reazione degli omeopati  

La posizione della CEI non poteva che essere quella espressa nel documento in questione. L'Episcopato Cattolico, infatti, non può stare che dalla parte della verità, poichè Gesù ha detto di se stesso: "... «Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» " (Gv 14, 6); tuttavia davanti a questa dichiarazione gli omeopati italiani sono insorti, confermando la tendenza a trattare la materia come una "fede", ma soprattutto, ovviamente, per difendere l'interesse professionale. Ne è venuto fuori un documento che riportiamo integralmente:

"Risposta degli Omeopati al documento della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana), da divulgare liberamente con ogni mezzo, per evitare che sì ripetano ancora dichiarazioni così disinformate e superficiali.

 

 Perugia, 23 Ottobre 2000

- All'Ufficio nazionale della Conferenza Episcopale Italiana e p.c.
- Al Ministro della Sanità - Prof. Veronesi
- Al Presidente della FNOMCeO Prof. Aldo Pagni
(Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri)
- Alle Associazioni Consumatori
- All'A.P.O. (Ass. Pazienti Omeopatici)
- Alla Commissione Affari Sociali della Camera
- Alle Agenzie Stampa
- Alle Sezioni Regionali FIAMO
- Al Direttore della Rivista "II Medico Omeopata"
- Ai Dipartimenti e Comitati Operativi FIAMO
- Alle Associazioni Omeopatiche Italiane
- Alle Scuole Omeopatiche Italiane
- AII'A.I.0. (Associazione Omeopatica Italiana)
- All'ANIPRO (Ass. Naz. Ital. Produttori Rimedi Omeop.)
-All'OMEOINDUSTRIA
- A tutte le industrie omeopatiche produttrici e distributrici di medicinali omeopatici

 

 In riferimento al documento emanato da cotesto Ufficio nazionale della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana) per la pastorale della sanità, limitatamente all'argomento della Medicina Omeopatica, intendiamo affermare quanto segue:

 a) La Medicina Omeopatica classica è una pratica terapeutica che non ha niente a che fare con filosofie meta fisiche, ne tanto meno con l'occultismo (1). 

b) La Medicina Omeopatica è efficace e ciò è attestato da due secoli di pratica clinica in tutto il mondo e da recenti sperimentazioni scientifiche di laboratorio (a tale proposilo è possibile ad es. esaminare presso il nostro sito www.fiamo.it l'esperimento effettuato nel 1992 dal Dipartimento Scientifico della F.I.A.M.O. presso l'Istituto di Medicina Sperimentale della Facoltà dì Medicina e Chirurgia di Perugia) e sperimentazioni cliniche.

 e) La Medicina Omeopatica è praticata per legge in Italia esclusivamente da medici (salvo inevitabili quote di abusivismo) e tale fatto esclude la possibilità che i pazienti siano sottratti ad eventuali terapie convenzionali, quando necessarie.

 d) La Medicina Omeopatica è omologata ufficialmente in molti Paesi della Comunità Europea ed è in corso anche in Italia un processo di regolamentazione a diversi livelli istituzionali, per la tutela della salute del cittadino. La F.I.A.M.O. si oppone pertanto fermamente a qualsiasi tipo di antistorico integralismo, sia che provenga dal mondo della Scienza, sia che provenga dal mondo della Religione, e si propone come controparte nel caso che da parte delle Istituzioni sia manifestata una reale volontà di approfondire in maniera costruttiva l'argomento della validità della Omeopatia (2). 

  Dott. Pindaro Mattolì - medico chirurgo
 Presidente della F.I.A.M.O.
 Federazione Italiana delle Associazioni e dei MediciOmeopatici 

 

 (1) Questa affermazione non è poi così esatta come si vorrebbe far credere, basta guardare alcuni calcoli precedentemente illustrati anche in questo stesso articolo per rendersi conto che una filosofia strisciante, non cristiana, è assai presente: il panteismo. 

 (2) Questa affermazione non sembra vera, almeno secondo il prof. Jacopo Meldolesi


A parte il tono altezzoso e spavaldo che non mi appare il più confacente ad una risposta ufficiale da dare alla CEI, le cui preoccupazioni d'altro canto appaiono più di carattere pastorale che scientifico. Mi piacerebbe tuttavia porre una domanda al mio concittadino Dott. Pindaro Mattoli: ma è la CEI che rilascia "dichiarazioni così disinformate e superficiali", oppure è il tam-tam omeopatico che nasconde la verità sull' "effetto placebo" dell'Omeopatia, inventa risultati scientifici, quali la "memoria dell'acqua", e elabora fantastiche "filosofìe metafìsiche" - che sfociano inevitabilmente in teorie panteistiche - quali il detto "diluito fino a toccare lo Spirito"? Di quale Spirito si tratta? Ma dello Spirito "Pulsatilla".... naturalmente.                          •



BIBLIOGRAFIA
CAMPLI M., La memoria dell'acqua: un mito moderno dell'Omeopatia,
http://www.sci-med.it/articoli/Acqua.html

MEZZETTI T., Omeopatia: dove comincia la magia?, tratto da "Una voce grida..." N°16/2000
-- Omeopatia: mito, realtà e... Occulto, tratto dal quaderno N° 5 di "Una voce grida...!"
-- Omeopatia e medicina: un problema di incomunicabilità, tratto da "Una voce grida...!", n.4, 1997,
http://www.rns-isernia.org/Download.htm
.

FEDERSPIL G., SCANDELLARI C., Omeopatia. Esposizione e valutazione critica,
http://www.sci-med.it/articoli/Omeopatia.html

-- Omeopatia e medicina: un problema di incomunicabilità,
http://www.acquaviva2000.com/MAGIA/omeopatia_e_medicina.htm

 

 QUATTRO PERSONE IN FIN DI VITA PER CURE OMEOPATICHE


Il ricorso alla medicina omeopatica rischia di privare la persona di terapie tradizionali collaudate e appropriate.

Dall'articolo dal titolo "Quattro in fin di vita per cure omeopatiche Ricoverati ai S. Paolo di Savona. Polemiche sulle medicine alternative" di M. Enrico pubblicato sul quotidiano "Il Giornale" il 18/05/1999: "Liguria in allarme per l'abuso di medicine alternative. A destare preoccupazione è stato il caso di quattro persone giunte in fin di vita all'ospedale S. Paolo di Savona, perchè curate con l'omeopatia. Due casi di scompenso cardiaco grave e due casi di cirrosi epatica che grazie all'efficienza dell'èquipe del dottor Giorgio Menardo, primario della Divisione di Medicina II, sono stati salvati da morte certa. 

«Questi pazienti - spiega Menardo - sono stati ricoverati in condizioni gravissime, perchè le loro serie patologie sono state curate con l'omeopatia, cioè con metodi che non hanno mai dimostrato alcuna evidenza di efficacia. A queste persone è stata somministrata acqua che, oltre a peggiorare la patologia, ne hanno messo a serio rischio la vita».

Casi, quelli sopra citati, che hanno destato la preoccupazione del coordinatore regionale dell'Ordine dei medici, Renato Giusto:«Purtroppo quello che è accaduto a Savona dimostra quanto sia preoccupante la situazione - spiega Giusto - La gente con l'avvento del New Age si lascia confondere dalla parola "naturale" ma naturale è anche il veleno. In Italia dovrebbe esserci un controllo superiore dell'omeopatia per la tutela degli stessi pazienti, i quali hanno diritto di essere informati che in omeopatia non esiste principio attivo...». Quindi, secondo la medicina tradizionale, la standardizzazione dei prodotti omeopatici lascerebbe molto a desiderare. Gli omeopati dal canto loro disattendono i criteri ed i canoni della medicina tradizionale: «Chi afferma che nell'omeopatia non esiste principio attivo è perchè non la conosce - replica il dottor Federico Pietera, medico omeopatico di Genova - I medici tradizionali che hanno cultura chimica meccanicistica cercano di giustificare la medicina omeopatica con la chimica, mentre essa è basata solo sulla fisica. L'omeopatia - continua - cura l'individuo nella sua globalità cercando di riequilibrare il sistema uomo. Una malattia puó essere organica, oppure puó riguardare sfere più complesse, come quella psicologica e quella spirituale ......"Nessuno ha mai dimostrato che l'omeopatia abbia un'efficacia superiore a quella dell'effetto placebo" controbatte il dottor Silvano Fuso, dottore in scienze fisiche, docente di chimica e segretario del Cicap ligure associazione alla quale appartengono il farmacologo Silvio Garattini, i fisici Tullio Regge e Giuliano Toraldo di Francia, i premi Nobel Carlo Rubbia e Rita Levi Montalcini.... 

«L'effetto placebo - puntualizza l'omeopata Francesco Siccardi di Savona - nel 30-40% dei casi si verifica anche nella medicina tradizionale. Le prove scientifiche più significative dell'omeopatia sono la guarigione completa dei pazienti. Non possiamo pretendere protocolli come quelli della medicine tradizionale, perchè l'omeopatia cura tutta la persona, non la malattia». A questo punto sorge un'inevitabile domanda: ma se la medicina omeopatica non contiene principio attivo, come fa ad essere efficace? "I rimedi omeopatici sotto una certa diluizione (12CH) sono in parte chimici ed in parte energetici" - spiega l'omeopata Siccardi - "cioè contengono in parte molecole ed in parte energia.Superato questo valore, non vè più traccia di molecola. I rimedi più vengono diluiti e dinamizzati e piú acquistano energia. Il farmaco agisce quindi non più per il principio attivo, ma per l'energia. Il meccanismo di azione del farmaco non lo conosciamo nemmeno noi. Probabilmente la forte diluizione e la forte dinamizzazione portano via la sostanza, lasciando solo lo "spirito" (= la parte energetica, che agisce sulla malattia). L'uomo infatti è fatto come una piramide: la base sono i suoi organi, sopra di essi c'è la parte mentale e sopra ancora c'è la parte animica, energetica, spirituale sulla quale il farmaco agisce, anche se non sappiamo come". Questa spiegazione, però, provoca non poche perplessità: «Molti sostenitori dell'omeopatia danno per scontato questo ragionamento - puntualizza il dottor Fuso - Affermano che la scienza ufficiale non è in grado di spiegarne il funzionamento. A questo punto si sentono autorizzati a ricercare spiegazioni fantasiose dove si tira sempre in ballo il concetto di energia. Credere che il "nulla" possa avere qualche effetto terapeutico ed appellarsi a vaghi concetti mai dimostrati scientificamente, quali la "dinamizzazione" e la "memoria dell'acqua", non appare molto scientifico». Una cosa e certa: i quattro pazienti di Savona, salvati dalla medicina ufficiale non si rivolgeranno mai più all'omeopatia".

 

 

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