DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Suor Maria Laura Mainetti

Suor Maria Laura, martirizzata a Chiavenna da giovanissime sataniste

 SUOR MARIA LAURA MAINETTI: UNA MARTIRE “NORMALE”
di MARINA AIROLDI e ELISA MANTOAN

 

                


Uscì di notte, perchè la carità non ha ore...

Suor Maria Laura MainettiSuor Maria Laura Mainetti, uccisa da tre giovani nella notte del 6 giugno del 2000 in Val Chiavenna, è una martire del nostro tempo. Nella sua vita non è stata un’eroina, se per eroina si intende chi compie gesti clamorosi, ma una religiosa umile e riservata che si è donata con semplicità ai bisogni degli altri nella quotidianità di ogni giorno. Lei stessa ha scritto: “Quanta pazienza! E tu, Gesù, ne hai poca con me?! Non mi sento un eroe...Sono un piccolo granellino di sabbia. Tutto ciò che di bello si realizza, con l’azione o con la collaborazione, è solo merito tuo”.

Teresina Elsa Mainetti, suo nome di battesimo, nasce il 20 agosto del 1939 a Colico, una piccola cittadina in provincia di Lecco. Decima figlia di Stefano Mainetti e Marcellina Gusmeroli, entrambi originari delle montagne valtellinesi, rimane orfana di madre solamente pochi giorni dopo la sua nascita.
Teresina cresce serena, accudita prima dalla sorella Romilde di appena dodici anni e poi dalla seconda moglie del padre, circondata dall’affetto dei fratelli e delle persone a lei vicine. Una presenza amorevole e costante nella sua infanzia è quella di un’amica della madre, suor Maria Amelia, Figlia della Croce, che si preoccupa in modo particolare della sua istruzione, coinvolgendo una benefattrice per permetterle di proseguire gli studi a Parma, all’Istituto “Laura Sanvitale” diretto dalle suore del suo stesso ordine. Lì a partire dal 1954 la giovane Teresina frequenta le scuole medie e inizia gli studi magistrali, che completerà a Roma nel 1960.

   

La ragazzina cresce timida e riservata, amata dalle sue compagne di classe per la sua indole generosa e caritatevole. Sempre disponibile e buona verso gli altri, coltiva nel suo cuore il desiderio di prendere i voti nello stesso ordine delle sue educatrici, nel 1957 annuncia alla sua famiglia l’intenzione di farsi suora e nell’agosto dello stesso anno con altre dieci giovani inizia a Roma il postulato nella Casa Provinciale della Congregazione, dove avviene la sua formazione iniziale, dedicata a un primo accostamento alla vita religiosa. L’11 febbraio dell’anno successivo, centenario delle apparizioni di Lourdes, Teresina e le sue compagne vestono l’abito religioso e assumono un nuovo nome, segno della nuova vita a cui sono chiamate, associandolo a quello di Maria, proprio in omaggio alla particolare ricorrenza. Teresina adotta il nome di Laura, in ricordo di una coetanea defunta, unica figlia di una vicina di casa, la signora Lilia, che le è stata particolarmente vicino. Incomincia così il periodo del noviziato, in cui le giovani si accostano gradualmente alle regole e alla spiritualità delle Figlie della Croce.
Questa congregazione, presente a Parma a partire dal 1851, ormai diffusa in diverse parti del mondo, era nata in Francia nella diocesi di Poitiers nel 1807 per iniziativa di don Andrea Uberto Fournet e Giovanna Elisabetta Bichier des Ages per dedicarsi “al servizio di Dio e dei poveri, con ogni specie di opere buone”, e si inseriva nel grande slancio religioso seguito alla bufera rivoluzionaria, che aveva azzerato la presenza dei consacrati, finiti spesso sotto i colpi della ghigliottina. Bisogni nuovi e nuove povertà avevano spinto verso una presenza attiva nella società, con un interesse particolarmente intenso per l’istruzione femminile, fino ad allora in gran parte trascurata, se non addirittura ignorata.
Teresina anche durante il noviziato si distingue per la sua “presenza discreta d’amore”, tanto che le compagne la chiamano scherzosamente “santa Teresina”. Nel 1959 prende i primi voti religiosi a Roma e nel 1960 professa i voti perpetui a La Puye, in Francia. Nello stesso anno, inoltre, consegue l’abilitazione magistrale presso l’Istituto “Semeria” di Roma.
Da questo momento ha inizio la sua opera come educatrice, che porterà avanti con dedizione per tutta la sua vita. Suor Maria Laura opera in diverse scuole elementari della sua Congregazione, a Vasto, in provincia di Chieti, dal 1960 al 1962; alla scuola “Santa Giovanna Elisabetta” di Roma nel 1962-63 e dal 1969 al 1973, alla “Laura Sanvitale” di Parma dal 1979 al 1984. Tra il 1971 e il 1974 lavora anche con i bambini dell’ENAOLI, orfani di lavoratori.
Infine a Chiavenna, una cittadina lombarda di 7500 abitanti, svolge la maggior parte delle sue attività. Qui come le altre Figlie della Croce si occupa di diverse iniziative insegnando nella scuola elementare dell’Immacolata già dal 1963 al 1969 e in seguito, a partire dal 1984 fino alla sua chiusura, per passare poi alla scuola materna e diventare infine educatrice al pensionato per studenti dell’Istituto alberghiero. Il suo percorso a Chiavenna, segue l’evoluzione della presenza delle sua comunità, di cui diventa responsabile nel 1987, costretta a fare scelte dolorose come quella di chiudere le scuole, ma attenta alle diverse necessità e povertà.
Per questo l’opera di suor Maria Laura non si ferma all’insegnamento, ma si estende a chiunque abbia bisogno di un sostegno. Sempre disponibile a “scomodarsi” e a prestare il suo aiuto a chiunque glielo chieda, condivide i problemi della quotidianità in modo particolare con i poveri e i giovani ed è sempre vicina alle madri dei suoi allievi, partecipando alle preoccupazioni e alle gioie della crescita dei figli, per i quali è un costante un punto di riferimento.
Semplice, umile e sorridente suor Maria Laura vive una straordinaria disponibilità e cura verso gli altri nella normale vita di ogni giorno, abbandonandosi alla sequela di Cristo che ritrova nei volti dei suoi bisognosi. Il suo è un animo missionario, che sente fortemente la missione educativa: paziente, attenta in modo particolare ai problemi e alle necessità dei ragazzi e dei giovani, ai quali si dedica con tutte le sue energie, per suscitare in loro valori umani e cristiani. Per lei sono i poveri di oggi, perchè fragili, disorientati, plagiati.
Alcune testimonianze la descrivono così: “Seminava sorrisi, spargeva tenerezza e amore a profusione, ovunque andasse...questa era la sua felicità: dare e darsi senza misura”; “Era persino esagerata nel vedere a ogni costo il lato buono delle persone”; “Non si imponeva in nulla. La sua vita era come un accenno. Se non eri attenta, non coglievi il suo cuore”; “Faceva il bene in silenzio, senza dare importanza, così, quasi di sfuggita”;”Suora frontiera: senza chiasso, nell’umiltà, si portava là dove i poveri, tutti i tipi di poveri, ne avevano bisogno”; “Il banale quotidiano in mano a lei diventava oro (come per il re Mida), perchè amava”.
Non a caso alla porta della cappella aveva appeso un cartello: “Entra per pregare, esci per amare”.
In modo quasi paradossale la sua vicinanza ai giovani e la sua disponibilità verso i bisogni degli altri la conducono verso una tragica morte. Nella notte tra il 6 e il 7 giugno del 2000 si compie infatti l’efferato omicidio di suor Maria Laura, compiuto da Ambra, Milena e Veronica, tre ragazze minorenni, con l’unico, incredibile movente di offrire un sacrificio al diavolo.
Il piano delle ragazze inizialmente è molto più complesso, in quanto progettano di profanare una tomba e immolare un bambino, una donna incinta, un prete e una suora; in seguito la scelta definitiva cadrà solamente sulla suora e come vittima venne appunto individuata suor Maria Laura. Per attirare la donna in una trappola, una di loro telefona alla religiosa dicendo di essere stata violentata, e di essere rimasta incinta. Sentendo che la ragazza vorrebbe abortire, la suora cerca di convincerla a tenere il bambino, assicurandole ospitalità nel convento.
Un primo incontro avviene il 3 giugno nel parco “Pratogiano”, ma il sopraggiungere di una persona contattata da suor Maria Laura manda a monte il piano delle tre ragazze, che purtroppo riesce invece al secondo tentativo. Con la stessa scusa, infatti la solita ragazza contatta di nuovo la religiosa attirandola in piazza Castello, per poi condurla in un posto isolato dove dice di avere lasciato i propri bagagli per seguirla in convento. In questo frangente entrano in gioco le altre due ragazze che recitano la parte delle amiche che appoggiano la proposta della suora. Appena si trovano da sole, senza il pericolo di essere viste da qualcuno, le tre giovani compiono il loro folle rito infliggendole diciotto coltellate, sei a testa perchè il “666” è il numero di Satana Durante l’esecuzione suor Maria Laura assume una posizione di preghiera e invoca il perdono delle sue omicide. La mattina seguente il suo cadavere sfigurato, ancora inginocchiato, viene trovato da un passante. Cominciano le indagini, mentre tutta Chiavenna rende omaggio alla sua piccola suora.
In una delle sue ultime lettere, indirizzata alla madre di una sua alunna di Parma uccisa dal fidanzato, suor Maria Laura aveva scritto:«Chi siamo noi da dover sondare, spiegare, capire i progetti di Dio Padre che si realizzano a partire anche dalla cattiveria umana? Tutto avviene secondo un progetto di amore, un progetto di salvezza. Noi capiamo sempre troppo poco e io dico: per fortuna, altrimenti ci sentiremmo dei "potenti", invece tutto concorre a mantenerci nell’umiltà, nella dipendenza e nell’abbandono fiducioso nelle mani di un papà tutto speciale». Suor Maria Laura professa così un abbandono totale alla volontà di Dio, che ha espresso in ogni momento della sua vita e a cui si è consacrata persino in punto di morte.
Come scrive suor Beniamina Mariani nella biografia di suor Maria Laura: “Tutto conferma che la sua morte ha solo sigillato, in modo luminoso, la sua vita tessuta di un grande amore nella quotidianità”.
Le sue parole di perdono per le proprie assassine colpiscono e fanno riflettere soprattutto chi è lontano dalla fede, come lo psicologo Vittorino Andreoli, che ammirato scrive: “ Quello che mi colpisce di questa donna sono le poche parole di perdono che ha pronunciato mentre stava per essere ammazzata... non si è preoccupata della sua morte, ma di chi l’uccideva...il perdono è contro la biologia...Da un punto di vista umano, nella mia lettura il gesto si suor Maria Laura Mainetti è stato “folle”, perchè nessuno può umanamente, nel momento in cui viene ucciso, preoccuparsi del suo assassino. Il perdono è “disumano”, però, quando accade, è un elemento che affascina, proprio perchè è un’anomalia”.
Enzo Bianchi, priore di Bose, con gli occhi della sua profonda spiritualità, commenta invece: “Prendere consapevolezza che in essa [comunità cristiana] c’è chi, giorno dopo giorno, segue Cristo e spende la sua vita per lui. Povere donne e poveri uomini che non fanno audience, che nessuno vede, ma che cercano di amare e lo fanno pregando: per questo sono capaci di perdonare anche quando, nell’oscurità di un viottolo e nelle tenebre del non senso, vengono assalite dalla violenza cieca, immotivata.”

   

          Foto - luogo del martirio satanista della santa suor Maria Laura Mainetti


(Bibliografia: B. MARIANI, Maria Laura Mainetti. La suora di Chiavenna Figlia della Croce, con prefazione di mons. Alessandro Maggiolini, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 2005)

 

link VIDEO sull'omicidio satanista di suor Laura Mainetti

 

 

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