DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Ragazze killer sataniche

L'omicidio satanico delle due "amiche" di Foggia

 FOGGIA, ERGASTOLO ALLE RAGAZZE KILLER
La sentenza per l'omicidio di Nadia Roccia dopo nove ore di camera di consiglio (Il Giorno)

 

 

Nadia Roccia, la vittima delle due FOGGIA - E' stato un processo senza colpi di scena quello che si e' svolto dinanzi alla corte d'assise di Foggia alle due studentesse di Castelluccio dei Sauri, Anna Maria Botticelli e Maria Filomena Sica, autoaccusatesi dell' uccisione della loro amica Nadia Roccia e che si e' concluso con la condanna - dopo nove ore di camera di consiglio - all'ergastolo delle due giovani.
Cominciato il 5 luglio del '99, il processo si e' svolto in 22 udienze, compresa quella di stamani, prima che i giudici (presidente Filippo Bortone) si riunissero in camera di consiglio.
Sono stati oltre cento i testimoni ascoltati tra investigatori, amici delle due giovani imputate, parenti della vittima e delle due assassine; i giudici hanno raccolto anche le deposizioni di una ventina di consulenti, periti psichiatrici, psicologi.
Le due imputate sono state presenti soltanto ad un'udienza, quella del 10 novembre '99: fredde, senza mostrare alcun segno di pentimento, si sono tutte e due avvalse della facolta' di non rispondere. Cosi' come hanno fatto il fratello ed il padre di Anna Maria Botticelli, indagati per favoreggiamento (avrebbero aiutato le due giovani a rimettere in ordine il garage in cui fu trovata strangolata la vittima) ma non imputabili perche' parenti di primo grado di una delle due imputate.
Ha invece presenziato a tutte le udienze la madre di Nadia Roccia, Rocchina Gesualdo, che, sentita il 26 ottobre scorso, chiese fra le lacrime ai giudici «giustizia per un assassino cosi' crudele».
Anna Maria Botticelli e Maria Filomena Sica hanno, intanto, concluso i loro studi superiori durante la detenzione in carcere: la prima ha conseguito il diploma magistrale, l'altra si e' diplomata in ragioneria. Fra letture di Stendhal e di Schopenhauer, Maria Filomena Sica si e' iscritta poi all' Universita' alla facolta' di economia e commercio ed il 20 luglio del '99, pochi giorni dopo l'inizio del processo, ha sostenuto il primo (e finora unico esame), quello di istituzioni di diritto pubblico, con una votazione di 24/30.

Ha mostrato per la prima volta emozione Anna Maria Botticelli mentre ascoltava l’intercettazione ambientale in cui lei e la complice, Mariena Sica, entrambe diciannovenni, rivelavano di aver ucciso l’amica Nadia Roccia, loro coetanea, strangolata a Castelluccio dei Sauri la sera del 14 marzo scorso. Distaccata e quasi assente Mariena. Le due assassine non si sono mai guardate nell’aula del Gip dove hanno ascoltato per ore le registrazioni e la lettura delle trascrizioni con quelle frasi ambigue e terribili che inneggiano a Satana e ad una vendetta inesorabile per chi tradisce. Frasi lette e rilette, ascoltate piu' volte, nei confronti delle quali le ragazze sono intervenute per alcune improbabili precisazioni. Quando si dice «hanno ammazzato Ugo in casa sua», si intenderebbe non Ugo ma «uno», un tale, in un generico discorso. E cosi' il demonio sarebbe un errore fonico:  la parola giusta, per le assassine, e' pandemonio. Risulta, pero', difficile capire, sostituendo la parola, il senso della frase intercettata che reciterebbe: «il pandemonio, non mi dire, sono stata anch’io col pandemonio ieri sera tre minuti ti voglio toccare». Anna Maria Botticelli ha negato anche di aver pronunciato una delle frasi-chiave. «Lucifero e' bello... bello... sta dentro le mutandine». Potrebbe, pero', averla pronunciata la Sica. Ma se ci sono dubbi sulle parole, tanto che si ipotizza un supplemento di perizia su alcuni vocaboli appare piu' sostenibile l’ipotesi che le assassine abbiano avuto un complice in carne ed ossa, colui che nel giugno scorso, da Foggia, ha spedito un messaggio di morte ad Anna Maria Botticelli.
«Ti inceneriremo insieme al tuo amato» e, ancora, «hai fatto male a parlare di noi al tuo adorato. Se continui cosi' di te e di lui rimarranno solo le ossa». Frasi agghiaccianti contenute nella lettera anonima che gli inquirenti hanno sequestrato in carcere alla Botticelli. Una minaccia a cui gli investigatori credono , tanto che hanno emesso un provvedimento nei confronti di persona non identificata accusata di concorso in omicidio volontario premeditato. L’amato, l’adorato, secondo l’anonimo, sarebbe l’avvocato difensore della Botticelli, Gianluca Ursitti, giovane legale foggiano, che il complice delle assassine ritiene a conoscenza della verita' dei fatti e in presunti stretti rapporti con Anna Maria. Minacce di morte, dunque, alla ragazza, al suo difensore, che glissa sull’argomento preferendo continuare a impegnarsi per dimostrare, insieme con il consulente, il criminologo Francesco Bruno l’incapacita' di intendere e di volere della sua assistita. Stessa ipotesi di lavoro per Raul Pellegrini che difende Mariena Sica, l’amica complice e succube, rinchiusa nel carcere di Foggia, a poche celle piu' avanti di quella di Anna Maria, a cui, secondo la perizia del professor Bruno, la legavano rapporti omosessuali. Di diverso avviso la famiglia di Nadia Roccia, assistita dagli avvocati Maria Elvira Consiglio e Giulio Treggiari la quale teme che per la morte della povera Nadia non si trovi un colpevole che paghi. «Siamo separate da mesi», ha detto al perito Mariena Sica «ma con la mente comunico con Anna Maria e lei mi risponde, (io lo sento), con il numero dei palloncini che gonfia con la gomma americana». Follia, invenzioni, o solo voglia di comunicare; un desiderio che, comunque, ieri mattina le due ragazze, presenti nell’aula del giudice preliminare del Tribunale foggiano Antonio Diella non hanno manifestato in alcun modo. In un primo momento Anna Maria Botticelli e Mariena Sica si sono sedute accanto sulla panca destinata agli imputati: blue jeans e giaccone marrone per la Botticelli, pantaloni e cappotto nero per la Sica. Non si sono mai guardate e quando il contenuto delle intercettazioni si e' fatto scottante, Anna Maria si e' allontanata e si e' seduta accanto al suo difensore. L’udienza continuera' nei prossimi giorni per esaminare le perizie medico-legali che discordano sull’ora della morte di Nadia e sul numero di persone che avrebbero partecipato al delitto.
La prima ipotesi e' che mentano. La seconda che abbiano avuto la complicita' di qualcuno a loro molto vicino per portare a termine materialmente l’omicidio di Nadia. La terza ipotesi e' che abbiano agito sotto l’influsso di una setta che si e' manifestata con atti ipnotici tali da giustificare la rimozione degli avvenimenti. Per il criminologo Francesco Bruno, consulente di parte della difesa, che ha incontrato piu' volte in carcere Anna Maria Botticelli e Mariena Sica, le due diciannovenni di Castelluccio dei Sauri, autoaccusatesi dello strangolamento dell’amica e coetanea Nadia Roccia, questi sono i tre presupposti dell’indagine.
Professor Bruno, le ragazze sono consapevoli di quanto hanno commesso?
«Non del tutto. Sono molto depresse. Anna Maria Botticelli, per la quale parlo chiaramente di patologia psichiatrica, di schizofrenia, di personalita' multipla, di una situazione, dunque, gravissima, peggiora ogni giorno di piu'. In mancanza di interventi farmacologici la sua situazione si aggrava. Diverso il caso di Mariena Sica che pian piano sembra ritrovare il senso della realta'.
Con quale reazione?
«Con molto dolore, del resto il perno della sua vita e' la morte. Mariena ha detto piu' di una volta che tutto quello che tocca muore. Il principio e' stata la perdita del padre deceduto per un incidente d’auto quando la ragazza aveva appena sei mesi. Di questo lei si da' la colpa affermando che il padre correva troppo per raggiungerla al piu' presto».
La Botticelli ha, dunque, trovato terreno fertile...
«Anna Maria ha fatto leva proprio sul padre. La storia del sogno in cui Umberto Sica le intimava di uccidere dapprima la figlia e poi Nadia ha un preciso significato.».
Davvero un caso di follia a due?
«Ne sono convinto. E’ come se fossero una sola mente in due corpi. Ma mentre per Mariena Sica si potrebbe tentare una terapia, lunga e faticosa, che potrebbe pero' giovarle, per Anna Maria Botticelli credo che la medicina oggi non possa fare molto. La sua prospettiva, se venisse ritenuta incapace di intendere e di volere, potrebbe essere quella di una lunga, lunghissima degenza in un manicomio criminale. Forse per tutta la vita».

 

 

 

..