DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Chiesa contro Satana

 

 La questione ermeneutica

Una delle questioni più impegnative concerne l'interpretazione dei testi della Scrittura. Il filosofo Gadamer afferma, nella teoria del circolo ermeneutico, "la distanza storica tra il testo e il suo interprete" e dice che "l'ermeneutica è un processo dialettico [in cui] la comprensione di un testo è sempre una comprensione più ampia di sè"[224]. Mantenendoci nella pre-comprensione della tradizione della Chiesa e considerando che "l'interpretazione del testo si effettua nella corrente della Tradizione vivente, sotto la guida del magistero della Chiesa"[225], cercheremo di vagliarne, più profondamente, le ragioni.

L'esegesi scientifica e lettura credente della Chiesa: per effettuare una verifica il più completa possibile, occorre considerare sia il piano dell'analisi scientifica, che costituisce l'ambito dell'esegesi biblica di tipo scientifico che punta alla determinazione non solo del senso immediato o letterale ma anche e soprattutto del senso pieno, sia il piano della lettura spirituale, che appartiene all'ermeneutica stabilita sulla conoscenza per connaturalità indotta dall'azione dello Spirito Santo, partendo sempre dal senso letterale e giungendo alla meta grazie alla sintonia con quanto legge; questo è "l'ambito della lettura credente della comunità di fede nel suo insieme e nelle sue ricapitolazioni più significative, che sono il magistero istituzionale della gerarchia, la liturgia e il magistero carismatico dei santi"[226]. Sinteticamente facciamo un quadro ricapitolativo delle conclusioni dello studio effettuato da Gozzellino[227]:

 

L'ESEGESI SCIENTIFICA

Gli agiografi sono "veri autori" è [228] "l'interprete per capire bene ciò che essi hanno voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi in realtà abbiano inteso significare e a Dio è piaciuto manifestare con le parole" [229]. Se è un fatto che la Bibbia parla abbondantemente tanto degli angeli, specialmente nell'AT, quanto del diavolo e dei demoni, specialmente nel NT è vero anche che prenderne atto non è sufficiente. In primo luogo occorre accertare il contenuto autentico delle sue asserzioni, il cosiddetto senso pieno, cioè l'intenzione profonda dell'agiografo, perchè il senso del testo (asserito) e la forma espressiva scelta (detto) sono due cose diverse. Inoltre, bisogna precisare la sua intenzione profonda, cioè mettere in chiaro se essa si limita a registrare una convinzione personale degli agiografi o propone qualcosa di vincolante per la fede dei credenti.

a) area
dell'A.T.

Forma e contenuto: in relazione alla distinzione tra ciò che si vuole comunicare e la modalità espressiva della comunicazione, gli esiti desumibili dalla documentazione veterotestamentaria appaiono più assodati per gli angeli che non per i demoni.
Detto e asserito: 1) rispetto agli angeli, vi sono buone ragioni per dire che sono detti e asseriti. Nè è la prova che se un autore ha buoni motivi per non parlare di una cosa e poi ne parla è segno che lo ritiene un dato importante. Prima dell'esilio gli agiografi avevano interesse a tacere per due motivi: a) per non mettere a rischio il monoteismo o perlomeno la monolatria; b) per tenere viva la percezione fondante di Yhwh quale Dio vicino al suo popolo. E invece li menzionano a più riprese e senza complessi, per cui divengono una presenza da prendere in seria considerazione. 2) Un ragionamento analogo potrebbe essere fatto rispetto al diavolo sebbene vi siano solo due testi isolati (Sap.2,24; 1Cr.1,21). Per cui è onesto concludere che le credenziali della demonologia veterotestamentaria sono assai meno solide di quelle dell'angelologia. Facendo nostra la "via del minimismo", pur potendo dire che l'ipotesi dell'asserito è più plausibile di quella del semplice detto, concludiamo che l'ipotesi dell'asserito non si dimostra conclusiva.

b) area del N.T.

Le ragioni della normatività: la realtà in senso proprio degli angeli e dei demoni non desta problemi e contrariamente agli orientamenti dell'A.T., tale convinzione risulta più categorica per il diavolo e i demoni che non per gli angeli. Tutti gli agiografi subordinano decisamente gli angeli e i demoni a Cristo, per cui la sua è una mediazione e una centralità da rendere superflua ogni altra strumentazione dell'azione di Dio, che invece viene costantemente presentata come effetto della volontà di coinvolgimento propria di Cristo. L'assolutezza salvifica di Cristo e l'asserzione del suo primato cosmico rendono la vittoria di Cristo sul diavolo un fatto già acquisito, per cui gli agiografi demitizzano il più possibile l'azione del diavolo, confutando il rilievo concesso al demoniaco nella speculazione giudaica ed ellenica. Relativizzano, sì, la dottrina, ma segnalano con vigore il coinvolgimento degli angeli nella storia di Gesù e degli uomini non percorrendo l'alettante sentiero del minimismo demonologico tracciato dall'A.T. e insistono con forza sulla necessità di fare i conti con l'azione malefica di Satana.
Il criterio supremo: il criterio assoluto di ogni dato di fede è la coscienza umana di Gesù perchè Gesù è la verità in persona. Di conseguenza sul piano della dimensione religiosa della vita s'impone indiscutibilmente vero quello che Gesù ritiene tale. La sua parola, i suoi atteggiamenti, le sue opere, la sua vita sono la fondamentale e finale chiave ermeneutica di ogni esistenza, reale o presunta, compreso il mondo angelico e demoniaco. Quindi dal punto di vista della storia della salvezza, è vero, autentico e importante tutto ciò, e solo ciò, che Gesù ha ritenuto tale. L'esegeta P. Grelot, dice: «Quando si tratta di valutare la realtà che si nasconde dietro le costruzioni immaginose di cui la demonologia corrente del tempo di Gesù era intessuta, nel linguaggio "mitico" che le esprimeva, non possiamo pretendere di saperla più lunga di lui. L'esperienza universale del male ha un rovescio misterioso, di cui sarebbe sciocco negare l'esistenza in nome di dati scientifici, di ordine fisico o psicologico, che raggiungono soltanto il loro dato immediatamente percettibile».
La convinzione di Gesù: a) i passi che si rifanno direttamente o indirettamente al pensiero di Gesù sugli angeli non ci permettono ad approdare a conclusioni veramente proibitive. b) Molto più agevole e sicuro è il chiarimento di Gesù sui demoni, vediamone le tre ragioni: 1) Gesù ha interpretato come parte integrante della sua missione la vittoria contro una potenza del male, che fa unità con il peccato dell'uomo contribuendo a produrlo ma non confondendosi con esso e trascendendolo. I fattori che lo attestano sono:  

  • la sottolineatura conferita dai sinottici alla lotta di Gesù contro Satana, senza prestarsi confusione tra il diavolo e il peccato, che risale sicuramente alla predicazione di Gesù;
  • l'impianto letterario unico nel suo genere, che distingue i racconti degli esorcismi di Gesù dalle semplici guarigioni e che riflette, come evidenzia la disputa certamente storica della presunta complicità di Gesù con l'opera di Beelzebul, la sua interpretazione della prassi esorcistica;
  • il rapporto esplicito e costante tra questa prassi e l'annuncio del regno;
  • l'importanza attribuita all'opposizione al diavolo sia dalla predicazione di Gesù sia dai compiti da lui assegnati ai discepoli;
  • la diversità dell'atteggiamento di grande misericordia adottato da Gesù nei confronti dell'uomo peccatore da quello, di ripulsa assoluta e intransigente, assunto rispetto al diavolo.
  • La dipendenza di Gesù dall'ambiente in cui vive e opera, pur essendo fuori discussione, si rivela estremamente lucida e critica. Dal giudaismo, assume molte idee sulla demonologia e anche il linguaggio ma in altre circostanze non esita a respingere dei punti fondamentali:
    1. primato della legge sull'uomo;
    2. messianismo politico e nazionalistico;
    3. la rigida connessione del peccato con la sofferenza;
    4. la sopravvalutazione della purezza legale, ecc.

Se Gesù non fosse stato fortemente convinto della realtà e della importanza della demonologia, l'avrebbe lasciata cadere quanto qualsiasi delle altre da lui rifiutate, stante anche la proliferazione di speculazioni gratuite che la circondava. Non si trattava di scegliere un accomodamento ma tra la verità o la falsità. Gesù ha, sì, ridimensionato la dottrina del suo tempo e del suo ambiente sui demoni, ma l'ha fortemente mantenuta e, anzi, le ha conferito uno sviluppo di gran lunga superiore a quello dell'A.T. Dunque era realmente persuaso che si trattasse di un dato reale e non metaforico.
3) Nell'ambito della disputa tra farisei e sadducei sulla resurrezione della carne e l'esistenza degli spiriti (angeli e demoni) non rinnega nè l'una nè l'altra e corregge tanto i farisei quanto i sadducei, non smentendo per nulla la realtà del diavolo e dei demoni e accettandone la realtà personale.
Gesù della storia e Cristo della fede: alcuni teologi sostengono che la satanologia è frutto della elaborazione della Chiesa primitiva (cfr. Haag) che riverbera, senza alcuna normatività, l'ambiente giudaico del tempo. Da conclusioni sostanzialmente acquisite possiamo dire con Schillebeeckx che la Chiesa primitiva è l'espressione e l'eco fedele del Gesù storico. Lo stesso autore, che non è certamente un tradizionalista, insiste sulla necessità di utilizzare i risultati della storia delle forme, della tradizione, della redazione e della religione solo nella loro globalità e non isolatamente.
Ratifica diretta della demonologia: accertata la persuasione di Gesù risulta comprovato il carattere assertorio dei testi, per cui non si può più minimizzare e prescindere dalle asserzioni demonologiche del N.T. Ciò non garantisce il senso pieno e la normatività di tutti i detti e i fatti del N.T. presi isolatamente, ma ne garantisce il contenuto globale. Schnackenburg afferma che nonostante tutti i modi di dire condizionati e conformi al tempo, emerge dal N.T. l'idea di una potenza sovrumana del male che tiranneggia gli uomini e che solo Gesù può superare; senza questa premessa la predicazione di Gesù che proclama questo annuncio perde il proprio fondamento e il proprio senso. Altrettanto si deve dire delle asserzioni demonologiche dell'A.T. che sono convalidate a ritroso dall'unità dell'A.T. con il Nuovo.
Ratifica riflessa della angelologia: non la giustificano i testi che la ineriscono direttamente facendo uso dei tre argomenti chiave relativi alla coscienza di Gesù. Solo nell'ipotesi che i demoni siano angeli decaduti, a ritroso, se è necessario ammettere che la realtà personale dei demoni presuppone la realtà personale degli angeli, quanto si accerta dei primi coinvolge imprescindibilmente anche i secondi. Sia l'A.T. che il N.T. negano il dualismo e il monismo per cui rimane una sola soluzione: essi sono libertà pervertite, cioè creature che hanno sovvertito il proprio senso fondamentale. Accanto alle libertà fallite, i demoni, vi sono libertà realizzate, gli angeli. La prova della angelologia viene dalla demonologia. La realtà e la pertinenza degli angeli trovano attestazione in quelle dei demoni.



Concludendo: sul piano dell'esegesi biblica di tipo propriamente scientifico la questione della angelologia e della demonologia riceve una risposta positiva. Infatti a partire da Gesù la pre-comprensione da noi adottata nell'analisi dei testi biblici risulta verificata, direttamente in ordine alla lettura neotestamentaria, e retrospettivamente in ordine a quella anticotestamentaria.



LA LETTURA CREDENTE NELLA CHIESA[230]

Il senso pieno e vincolante della Bibbia viene alla luce soprattutto per mezzo della lettura spirituale dei testi compiuta dalla tradizione della Chiesa, la quale include e valorizza la lettura di tipo scientifico, ma può anche prescinderne così come ha fatto per quasi diciotto secoli, interpretando con frutto il vero senso dei testi biblici pur senza disporre dei metodi storico-critici, che per quanto ormai irrinunciabili, dispongono di una portata limitata potendo illuminare il testo nella sua dimensione storica e non nella sua valenza attuale. Quindi la Bibbia, come messaggio per il presente e per il futuro, può essere compresa solo nel collegamento vitale con la Chiesa e non malgrado ad essa altrimenti è il "mondo" che giudica la Scrittura e non viceversa. Possiamo vedere anche per la demonologia che la convinzione della Chiesa coincide con quella riscontrabile esegeticamente in Gesù, anzi si fonda coscientemente su quella di lui, cogliendola nella sua normatività.

 

Magistero istituzionale: conosce benissimo la differenza tre peccato e diavolo e la propone come ovvia dai primi secoli oggi. A cominciare da Nicea e Costantinopoli sino al Lateranense IV, i concili si oppongono al dualismo, e niente sarebbe stato più facile dello sciogliere d'un colpo solo la turbolenta disputa identificando il diavolo con il peccato dell'uomo. Ai nostri giorni, i papi del postconcilio avrebbero potuto, tenendo conto del dialogo con le culture e della richiesta di molti teologi, sovrapporre il diavolo al peccato, e invece continuano a sfidare il facile sarcasmo dei superficiali non modificando uno iota dell'insegnamento della tradizione.

a) Via
negativa [231]:

Liturgia: sebbene il Vaticano II abbia ridimensionato la considerazione degli angeli e dei demoni nella liturgia, si constata, tuttavia, la permanenza di numerosi riferimenti agli angeli, per nulla riconducibili a metafore della bontà di Dio. I rituali menzionano i demoni in termini che non consentono confusioni di sorta con il peccato dell'uomo, pur nel passaggio di molte espressioni dalla forma imprecativa a quella deprecativa. La sostanza della dottrina rimane, segno che non si tratta di una dottrina normata dagli orientamenti culturali del momento.
Sensus fidelium: la LG 12 ci ricorda che grazie al "senso della fede che caratterizza tutto il popolo di Dio...suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del sacro magistero, al quale fedelmente si conforma, accoglie non una parola umana ma, qual è in realtà, la parola di Dio (cf 1Ts.2,13); aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi (cf Gd.3), con un retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l'applica nella vita". Svalutare a priori questa sensibilità di fede, particolarmente di chi non possiede una formazione teologica in senso proprio, comprometterebbe l'autenticità dell'esperienza cristiana e l'opera dello Spirito Santo nella storia (cfr. Schlier, Gadamer). Ma quando queste "interpretazioni ingenue" provengono da persone altamente qualificate anche da un punto di vista scientifico, si mostrano convergenti per secoli, la loro autorità diventa proporzionatamente vincolante: è il caso per l'appunto dei santi canonizzati, inflessibilmente concordi, dal capo all'altro del doppio millennio cristiano, nel far eco, anche dopo il capovolgimento della mentalità sacrale, all'insegnamento del magistero istituzionale, a cui danno l'avallo delle loro grandi esperienze spirituali. Nessuno di essi confonde peccato con Satana. Tutti attestano, nell'ambito di culture estremamente diversificate, che la lotta del diavolo con Gesù si prolunga nel suo combattimento contro i discepoli del Signore.

b) Via
positiva:

La portata normativa della tradizione, particolarmente in riferimento alla demonologia, è particolarmente vistosa, vista l'imponenza del suo consenso. Come già precedentemente detto, un intervento del magistero straordinario sarebbe necessario non già per sancirla, ma caso mai per metterla in dubbio o bandirla.

c) Concilio
Lateranense IV

I teologi che sono in dissenso con la portata normativa del magistero gerarchico sulla demonologia e la angelologia, screditano il testo della costituzione Firmiter del concilio Lateranense IV avvalendosi di due principi ermeneutici elaborati da Darlapp e Meyer, che dichiarano: 1) solo ciò che viene stabilito esplicitamente può essere inteso facente parte di quanto un concilio definisce; 2) la portata delle definizioni dogmatiche non deve essere estesa oltre l'ambito dell'errore che intendono condannare. Applicando tali principi al concilio in questione concludono che tutta la realtà esistente è stata creata da Dio, che tutto ciò che è cattivo e peccaminoso (l'origine creaturale del male) si è reso tale per responsabilità propria, ma rispetto all'accertamento dell'esistenza di angeli e demoni quali creature distinte, superiori e influenti sull'uomo, esso non offre alcun contributo. Il padre gesuita Quay, giunge a conclusioni diametralmente opposte e obietta rispettivamente ai due principi suddetti: 1) le asserzioni su un dato del messaggio cristiano che suppongono la sua realtà, come succede nelle professioni di fede, a cui la costituzione Firmiter si assimila, comportano per ciò stesso l'affermazione della sua esistenza; altrimenti dovremmo concludere che visto che il concilio di Nicea proclama solo la credenza in Dio e non la sua esistenza, che non fornisca nessuna garanzia sull'esistenza di Dio. 2) la costituzione Firmiter si presenta come un simbolo di fede e non come una condanna di un errore particolare, pertanto tutte le affermazioni dogmatiche principali hanno un preciso valore dogmatico in sè per sè, oltre che nel loro contesto globale. In tal senso va inteso anche il paragrafo sulla creazione degli esseri spirituali, qualificati come angeli e demoni dal concilio, che non fa altro che riprendere e asserire quanto era già contenuto nella professione di fede di Nicea e di Costantinopoli sull'unico Dio "creatore di tutte le realtà visibili e invisibili". L'eresia catara del tempo usava i termini "angeli" e "demoni" per designare realtà completamente diverse da quelle designate dai cattolici, per cui la negazione della loro esistenza nel senso inteso dai cattolici rientra rigorosamente nell'errore condannato. La dichiarazione magisteriale è fatta nell'ambito della fede ecclesiale e all'interno di questo ambito va capita e interpretata (cfr. Lehmann). Il Lateranense IV per la sua natura e forma di simbolo ha un valore dogmatico per ciascun punto principale; i dati della demonologia e della angelologia sono dato già appartenenti alla tradizione della Chiesa ed il Lateranense IV, inserendoli nel suo simbolo, ne ha riconosciuto l'appartenenza alla fede. "Anche se l'esistenza degli spiriti buoni e perversi non fosse stata definita, perchè ammessa da tutti, fedeli ed eretici, nondimeno resta una verità della dottrina cattolica, che con fede costante e universale è stata ammessa dalla Chiesa come connessa con la concezione della salvezza" (A. Marrazzini).

d) Il magistero dei santi:

"L'interpretazione adeguata della Scrittura", spiega l'esegeta Dreyfus, "è un compito al di sopra delle forze umane, che ha bisogno di un aiuto speciale di Dio, di un'azione dello Spirito Santo". Come insegna San Tommaso lo Spirito che si trova all'origine della Bibbia ne assicura l'interpretazione autentica, per cui dice Dreyfus, "il santo che possiede lo Spirito con relativa pienezza, è atto più di chiunque altro a scoprire il senso di un testo biblico, visto all'interno della totalità della Scrittura e attualizzato nel mistero di Cristo e della sua Chiesa, della quale egli è uno dei membri più viventi e uniti al capo" [232]. Questo non significa che l'esegesi scientifica non debba verificare la testimonianza del santo e interpretarne gli asserti, ma che quando si incontra un riscontro così massiccio come quello offerto dai santi a proposito degli angeli e specialmente del diavolo, non è possibile sollevare dubbi sull'appartenenza del messaggio autentico della Scrittura della dottrina che li riguarda senza mettere l'analisi scientifica al posto dello Spirito Santo. "Si può forse rimproverare ai numerosi santi che sono venuti a contatto con la potenza del diavolo, per esempio san Giovanni Bosco o il Curato d'Ars", osserva opportunamente von Balthasar, "una generale facilona credulità?" [233]. Pur distinguendo, della testimonianza dei santi, le modalità espressive del detto da quanto viene viceversa asserito, è un fatto che questi esperti della visione divina del mondo, nei quali si riverbera come per connaturalità l'esperienza personale della coscienza umana di Gesù, non hanno mai avuto dubbi, anche nei secoli che già conoscevano il dissenso illuminista, sulla pertinenza per la fede e sull'importanza per la prassi della duplice dottrina degli angeli e dei demoni.

 

 Ratzinger ed Haag, esempio di confronto ermeneutico: Nel 1973 viene pubblicato un articolo di Ratzinger[234], che, in contrasto con le affermazioni di Haag [235], dimostra l'inconsistenza delle sue argomentazioni. Dal punto di vista metodologico viene rimproverato ad Haag di interpretare la Bibbia non con la Bibbia stessa, da vero esegeta, ma secondo la mentalità odierna.

"La supposizione che si avrebbe conosciuto la possibilità di sostituire diavolo con peccato sorge in Haag per via induttiva, senza un vero e proprio fondamento...Egli ammette che Gesù e gli apostoli fossero convinti dell'esistenza di potenze demoniache; nello stesso tempo, però, si presuppone come del tutto evidente che essi fossero vittime «delle forme di pensiero giudaiche di allora». Da qui non è difficile derivare la conclusione seguente, che cioè «questa concezione non è più conciliabile con la nostra immagine del mondo». Ciò significa che il motivo per il «commiato dal diavolo» non poggia sulle affermazioni bibliche, le quali sostengono il contrario, ma sulla nostra visione del mondo, con la quale esso sarebbe «inconciliabile». In altre parole Haag congeda il diavolo non come esegeta, come interprete della Scrittura, ma come persona del nostro tempo, che ritiene improponibile l'esistenza di un diavolo"[236]

 

Infatti, riprende Ratzinger:

"La questione non è così semplice perchè, in realtà, ci sono delle espressioni della Bibbia, che non si possono reputare come testimonianza della fede, ma devono venire considerate come struttura della visione del mondo, nella quale quell'idea particolare si esprime...Non esistono criteri che si possono impiegare subito, e senza tema d'errare, in ogni caso che si presenti; il tracciare dei confini rimane un compito, che richiede anche un continuo sforzo spirituale; si potrà così comprendere come una lotta per i confini della fede, finchè, per un verso, rimane la disponibilità alla correzione sulla base di un sapere dimostrato e, dall'altra parte, si riconosce che una fede può venire realizzata soltanto nella fede comune con la chiesa; quello che di volta in volta viene considerato sostenibile o meno, non è soggetto alle disposizioni di decisioni private. Anche se non esiste criterio alcuno, che in tutti i singoli casi indichi automaticamente, volta per volta, dove termina la fede e dove inizia la visione del mondo, esistono tuttavia una serie di aiuti per giudicare, i quali indicano la strada da seguire nella ricerca di delucidazioni. Io ne nomino quattro..." [237].

 

Il cardinale Ratzinger espone [238] quattro criteri fondamentali che indicano la strada da seguire nello studio della Scrittura e che esaminiamo sinteticamente:

«Il primo criterio è l'accordo tra AT e NT, che "nel porsi di fronte e nella loro unità si commentano a vicenda". La presenza dei demoni manifesta una graduale espansione dall'AT al NT; infatti essa possiede un peso rilevante, che rimane immutato in Paolo e negli altri scritti neotestamentari, anche più tardivi, mentre nell'AT l'affermazione di potenze demoniache è piuttosto scarsa. Ciò denota uno sviluppo della rivelazione, in quanto la fede veterotestamentaria evidenziava il monoteismo. Il richiamo a Satana poteva nuocere nell'ambiente politeista che circondava Israele.

Il secondo criterio è il coinvolgimento della verità di fede nella vita concreta. Ora "la lotta con la potenza dei demoni appartiene allo specifico cammino religioso di Gesù stesso". Anzi essa costituisce la parte centrale della sua missione e della missione dei suoi discepoli, ai quali Gesù conferisce il medesimo potere. Perciò non si può togliere tale aspetto dal Vangelo, senza, con questo, cambiare il senso dell'essere e dell'opera di Cristo.

Il terzo criterio è quello dell'unione tra la Scrittura e la comunità credente, tanto che "una Bibbia senza Chiesa sarebbe soltanto una raccolta letteraria". Da qui la necessità di tenere conto di tutta la Tradizione e della liturgia, dalla quale si può ricavare che "l'esorcismo e la rinuncia a Satana fanno parte dell'avvenimento centrale del battesimo". Per cui se si togliesse dal battesimo la realtà della potenza demoniaca, il sacramento stesso perderebbe il valore della iniziazione cristiana quale vita nuova e libera in Cristo.

Il quarto criterio consiste nel rapporto tra la visione scientifica del mondo e il dato della fede. Ora non si capisce su quale base Haag decida che la concezione biblica dei demoni non è più conciliabile con la mentalità moderna; forse perchè quest'ultima fa parte di una cultura funzionalistica. Però in tal caso non c'è più posto neanche per Dio e per l'uomo, ma soltanto per gli interessi funzionali. A questo punto "crolla molto di più della sola idea del diavolo"»[239].

 

Concludendo: documentata la convergenza delle risposte prestate alla questione ermeneutica dalla lettura della Bibbia tanto di tipo scientifico quanto di tipo spirituale possiamo fa nostra, estendendola anche agli angeli, l'espressione con cui Paolo VI ha qualificato l'attuale dissenso teologico della demonologia: «"Esce dal quadro dell'insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sè stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio, oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni". Nè gli esegeti nè i teologi dovrebbero trascurare questo avvertimento»[240].

 

 

 Conclusione

L'investigazione del N.T. ci ha fatto comprendere come non si parli del diavolo se non per annunciare la vittoria di Gesù a favore della umanità. Questo dato non può essere una informazione neutra, in sè inutile e dannosa sul diavolo stesso, bensì è un approfondimento sul mistero dell'uomo e sul mistero di Cristo, ragion per cui è necessario incorporare la credenza del diavolo nell'antropologia teologica, poichè la demonologia cristiana, presa in quanto specificatamente cristiana, risulta autentica se viene interpretata come un elemento, rispettivamente, dell'antropologia e della cristologia [241]. Vediamone in dettaglio le ragioni:

1) La demonologia mette in chiaro che il male nel mondo non si riduce alle dimensioni umane e della sua razionalità, bensì le trascende entrambe. Infatti:

"Chi con occhio attento e con animo capace di giudizi oggettivi e spregiudicati guarda a ciò che quotidianamente avviene tra noi, non può impedirsi dal pensare che sia al lavoro nel mondo una intelligenza perversa, una forza malefica, che eccede gli ambiti della cattiveria umana...Lo spirito del male e Spirito santo si fronteggiano, dunque, e si contendono i cuori. Tanto la società in cui viviamo quanto l'animo di ciascuno di noi è uno spazio che attende di essere occupato o dall'uno o dall'altro, a seconda di come la prerogativa altissima e tremenda della libertà umana si orienta e si decide...E' ancora in atto la lotta tra il regno di Dio e il principe di questo mondo"[242].

2) La demonologia svela che il male è più forte di qualsiasi progetto redentivo umano.

3) La demonologia annuncia che quello che è impossibile agli uomini è possibile a Dio. Infatti, quando giunge la pienezza dei tempi, il potere del Maligno è costretto a uscire allo scoperto così che la vittoria di Cristo può essere totalmente rivelata, senza che la profondità sconvolgente della forza del male, produca sgomento e disperazione. E' il riferimento a Cristo che chiarisce il grande sviluppo della demonologia nel N.T [243].Gesù ha ridotto a nulla i "principati e le potestà", ossia ne ha azzerata la potenza. Dunque l'uomo è capace di sconfiggere qualunque potere di male "nel nome del Signore": vivendo, cioè, con Gesù la prassi di Gesù, che percorre la via della croce e si oppone frontalmente al male ma non strappa la zizzania prima della mietitura, per non compromettere il buon grano e, se è possibile, per tramutarla in buon grano.

 

Cosa succederebbe se venisse meno la credenza nel demonio?

1)  Il male cadrebbe interamente ed esclusivamente nell'ambito umano e questi si illuderebbe di cancellarlo radicalmente all'interno della storia non accettando più limiti nella lotta contro di esso.

2)  Si appiattirebbe la vita dell'uomo nella storia, minimizzando la sua serietà e non avrebbe chiavi di comprensione per valutare adeguatamente lo spessore del male con conseguenti brucianti delusioni e frustranti fallimenti.

3)  Verrebbero generati e giustificati messianismi intolleranti e sanguinari, volendo sradicare tutto ciò che si immagina come zizzania.

4)  Cadrebbe lo spazio della misericordia e rimarrebbe solo quello della spietatezza poichè l'unico imputato che rimane è l'uomo. Così l'uomo sarebbe costretto a interpretare il proprio nemico come una creatura priva di prospettive di recupero, che può essere solo eliminata.

Ma il giusto equilibrio si trova solo nella "custodia del tutto" (Jean Guitton) e cioè nel difficile equilibrio tra responsabilità personale e sovrapersonale riprodotto nella fede cristiana, che incorpora la credenza nel diavolo, nell'atteggiamento di Gesù, inflessibile nel condannare senza attenuanti il peccato e sempre pronto ad aprire le braccia al peccatore. Come dice Kasper, ci muoviamo in un "circolo diabolico" in cui ogni tentativo di liberarsi da solo, dell'uomo, si trova esso stesso sotto il condizionamento del male. Solo in una stabile unione di vita con il Signore risorto, le opere, per quanto necessarie, valgono a superare il male. Minimizzando il male presente nel mondo, spiegandolo come inevitabile o come zona d'ombra ineliminabile di un mondo in divenire, che a priori si sviluppa verso la propria perfezione senza poter realmente precipitare in una perdizione definitiva, non salvaguardia la via messianica della croce ma una precomprensione di stampo illuminista. E' questo il motivo che spinge non pochi autori che rifiutano il dogma dell'inferno eterno a rigettare al contempo la realtà del diavolo e dei demoni o alla loro conversione finale o peggio alla loro annichilazione.

La demonologia cristiana permette di: 1) prendere coscienza dell'effettivo spessore del male nel mondo, evitando l'errore mortale di combatterlo con la sola forza della razionalità umana [244]; 2) manifestare l'assoluta indispensabilità di Gesù non solo nella valenza primaria di via al Padre, bensì in quella secondaria, però parimenti essenziale, di liberatore dal male (Gv.15,5) [245]; 3) confermare l'universalità del progetto di Dio che vuole con le sue creature una comunione di tipo filiale o cristico, ed è quello che, per loro libera scelta, è venuto a mancare nel caso degli angeli decaduti; 4) prendere coscienza dell'importanza della prova e della opzione fondamentale nella quale ogni creatura libera e posta all'esistenza con una identità ben precisa e reale, ma non ancora totalizzata, può completare mediante l'affidamento all'azione salvifica di Dio; 5) sottolineare la reciprocità di tutte le creature, determinata dalla comune creazione in Cristo per le quali le relazioni di solidarietà o antisolidarietà rendono ciascuna libertà se stessa nel congiungimento con le altre; 6) l'unicità del progetto di Dio sull'intera creazione, cioè l'essere interamente in Cristo, ci permette di capire che la "prova" degli angeli, in qualunque modalità si sia svolta, riveste sostanzialmente lo stesso significato e le stesse valenze della "prova" degli uomini per cui il rischio della perdizione eterna è tragicamente reale[246], per cui si impone un duro e costoso combattimento condotto nella fede.

La angelologia cristiana permette di sottolineare: 1) la sinfonia creaturale (cfr. Preghiera eucaristica IV, Gloria, ecc.), dando rilievo alla centralità di Cristo e alla grandezza della creazione; 2) la relativizzazione reciproca che si scambiano gli angeli e gli uomini, motivo di vera umiltà per entrambi, è il segreto della identità di Dio, cioè l'unità e la pluralità del dono, che si esprime, in quella sua immagine che è l'uomo, a livello esclusivamente umano nella diversità uomo-donna, e a livello transumano nella diversità uomini e angeli; 3) l'eccesso antropocentrico che ha portato al tema della nausea, oggi ripreso con forza dagli antiumanesimi espliciti che proclamano la morte del soggetto; 4) la dignità immensa dell'uomo, poichè Gesù si è fatto uomo e non angelo e Maria è la regina degli angeli; 5) la chiamata dell'uomo a condurre, con l'ausilio degli angeli, una vita angelica, cioè a realizzare l'intrinseca vocazione di ogni libertà, l'essere "il guardiano del fratello", l'aiuto e la consolazione del prossimo, a vincere con Gesù e i santi, la nostra solitudine e la solitudine degli altri; 6) l'invisibilità, cioè che non tutto è in questo mondo, che non tutto è questo mondo, sottolineando l'ampiezza del mondo creato, la sensibilità per l'invisibile, andando oltre la miopia del materialismo mettendo al primo posto i valori spirituali, creando e sostenendo la retta apertura al trascendente; 7) l'assistenza prestata dagli angeli agli uomini è il modello esemplare dell'assistenza che ogni uomo è chiamato a prestare ai fratelli, una assistenza che non si sostituisce alla libertà dell'accompagnato, ma la illumina, e la educa a rendersi sempre più capace di disporre responsabilmente di sè.

Nel parlare di angeli e demoni bisogna saper distinguere tra i dati che vincolano la fede e quelli che, seppur sostenute da tradizioni venerande, costituiscono delle semplici opinioni teologiche:

 

CONTENUTI DELLA FEDE

1) gli angeli e i demoni sono stati creati da Dio buoni;

2) gli angeli e i demoni sono creature superiori all'uomo e coinvolte nel suo cammino di libertà;

3) i demoni sono diventati cattivi per loro colpa;

4) la necessità di pregare per essere liberati dal male (cf. Mt.6,13);

5) la convinzione di essere sotto l'efficacia della domanda di Cristo mediatore presso il Padre perchè i suoi siano preservati dal maligno (cf. Gv.17,15);

6) la persuasione che per mezzo di Gesù il principe di questo mondo è gettato fuori (cf. Gv.12,31);

7) l'impellente esigenza di realizzare quanto Cristo ha promesso a chi crede, cioè di scacciare i demoni in suo nome (cf. Mc.16,17);

8) la convinzione che, in ragione della Persona del Cristo e della sua autorità, in forza dello Spirito Santo, i cristiani possono comandare al più forte di loro, ma non di Cristo (cf. Lc.11,21-22; At.16,16-19).

 

DATI APERTI ALLA DISCUSSIONE

Descrizione delle problematiche:


1) la determinazione dei demoni quali esseri puri, indipendenti dalla materia;

La convinzione che gli angeli e i demoni siano spiriti puri, si avvale di una tradizione largamente consolidata e fatta propria dall'insegnamento corrente del magistero (cfr. CCC, ecc.), per cui costituisce sicuramente una posizione da tenere. Rahner, ad esempio, pensa che tale acquisizione neoplatonica non sia dottrina obbligatoria della Chiesa e che l'ipotesi che vi sta a monte, cioè di concepire il rapporto essenziale di una soggettività personale verso la materia solo nel modo in cui noi lo sperimentiamo, sia un presupposto arbitrario e indimostrabile.

2) l'illustrazione della loro modalità di conoscere, volere e agire.

San Tommaso e gli scolastici hanno eseguito molte analisi che, seppur ammirevoli, si appoggiano su una ipotesi di chiarimento della natura angelica che è aperto a soluzioni diverse. Ferma restando la superiorità delle potenze operative degli angeli e dei demoni rispetto a quelle umane, occorre evitare di subordinare il dato economico-salvifico a quello ontologico così come esigono le Scritture.

3) il numero e la gerarchia degli angeli;

Le mappe classiche della gerarchia angelica si mostrano talmente dipendenti dai condizionamenti culturali del tempo in cui furono elaborate, da escludere qualsiasi conclusione certa.

4) la distinzione tra diavolo (Satana) e demoni;

Per Lehmann, "Il diavolo deve sempre celarsi e si sottrarsi a qualsiasi identificazione. Sta qui la vera incomprensibilità del maligno: unico nella sua essenza, ma molteplice nel suo apparire, `niente' ma altamente distruttivo, "personale" e tuttavia inconoscibile" [247].

5) natura della colpa che ha trasformato gli angeli in demoni.

La rivelazione non intende soddisfare curiosità gratuite su particolari che non hanno rilevanza per la conduzione della vita presente. Sappiamo che la libertà può autenticare se stessa trasformando gli angeli in creature glorificate o dannate, sappiamo dell'inferno eterno e comprendiamo come l'essenza del peccato sia preferire se stessi a Dio. Ulteriori speculazioni sulla natura e la modalità del peccato sono non solo problematiche ma comunque poco proficue.

 

Come già detto, lo studio sui demoni e sugli angeli, in una prospettiva di lettura integrale della Tradizione vivente della Chiesa, è aperto a tutto l'orizzonte della scienza teologica: alla cristologia, alla soteriologia, all'antropologia e all'ecclesiologia e ne è una importante chiave ermeneutica, che permette di cogliere il disegno complessivo, ed evita di fare tante teologie-monadi perchè è trasversale a tutte.

"Gli angeli e i demoni sono un elemento di chiarificazione soteriologico che non si pone al livello della cristologia e della antropologia che trovano il loro più alto compimento in Cristo, nell'ordine della natura e della grazia. La dimensione storico-salvifica dell'angelologia va dunque vista fondamentalmente determinata in modo cristologico. L'angelologia non è, come l'antropologia, una conseguenza interna della cristologia, ma ne è in verità epilogo e aggiunta integrante, chiarificatrice, che spiega il discorso teologico sull'agire di Dio in Gesù Cristo...In breve: anche gli angeli trovano il loro più alto compimento in Cristo, sia nell'ordine della natura come nell'ordine della grazia...In quanto gli angeli sono il mondo personale associato alla parola espressa dal Padre, la cui alienazione nell'essere genuino dell'uomo serve per la salvezza degli uomini, la dottrina degli angeli è anche un momento della antropologia teologica: all'uomo viene manifestata una parte del mondo associato e circostante per la decisione della sua fede [248]"

La demonologia non è esterna alla antropologia per il fatto che si inserisce in questa a partire dal peccato originale. Da quel momento il destino del mondo angelico e degli uomini è unito o per la salvezza o per la perdizione. Il collocare l'angelologia e la demonologia ai margini della teologia vuol dire perdere il nesso intrinseco di quest'ultima con la fede celebrata nella liturgia della Chiesa e che viene vissuta nella drammaticità del quotidiano in cui, ogni scelta che maturiamo, è sottoposta alla giustizia misericordiosa di Dio. Ci muoviamo in una storia di salvezza e di dannazione che è più ampia dell'ambito umano ed è manifestata da: 1) la testimonianze bibliche; 2) la confessione della Chiesa; 3) la dottrina degli angeli e dei demoni. Il Regno di Dio opera nel mondo visibile e invisibile e attraverso l'evento Cristo, opera continuamente nella Chiesa e attraverso la Chiesa la liberazione delle schiavitù che hanno la loro causa nella colpa umana che ha fondamento nella malizia diabolica:

"Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si svolge attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, nè può essere coronato senza aver vinto, nè può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perchè Cristo prese da te la sua carne, ma da sè la sua salvezza, da te la morte, da sè la tua vita, da te l'umiliazione, da se la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da se la tua vittoria. Se siamo tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo...Egli avrebbe potuto tener lontano da sè il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe lasciato vincere, quando sei tentato" [249].

Dio non solo permette ma governa la tentazione:

"La tentazione ha una sua utilità. Tutti, all'infuori di Dio, ignorano ciò che l'anima nostra ha ricevuto da lui; lo ignoriamo persino noi. Ma la tentazione lo svela, per insegnarci a conoscere noi stessi e, in tal modo, a scoprire ai nostri occhi la nostra miseria e per obbligarci a rendere grazie per i beni che la tentazione ci ha messo in grado di riconoscere" (Origene, De Oratione, 29) [250].

Satana non può fare ciò che vuole e in ogni caso non può indurci al male se noi non vogliamo:

«Gesù è victor quia victima (sant'Agostino), Satana all'opposto è victima quia victor. Cristo è vincitore perchè vittima, Satana è vittima perchè vincitore: vittima della sua vittoria. Gesù si liberò da Satana con un atto di totale adesione alla volontà del Padre, consegnando definitivamente a lui la sua libertà fino a poter dire: "Mio cibo è fare la volontà del Padre" (Gv.4,34). Anche oggi quando un servo di Dio si consegna totalmente alla volontà del Padre a favore degli uomini e continua a fidarsi di lui anche nel buio più totale, il principe di questo mondo perde ogni potere su di lui, ed egli partecipa alla potenza liberatrice di Cristo» [251].

Ricordiamo, come già visto [252], che la demonologia fonda la possibilità, razionalmente plausibile, di una certa chiarificazione dell'enigma del male, nella sua accezione più inquietante, il male morale o il peccato che è il male nel senso più vero e radicale, quale negazione dell'essere, da cui ogni male deriva. Al peccato, dunque, occorre dare un primato in riferimento al senso e al valore del male, superando in tal modo sia la prospettiva ottimistica, in cui il male metafisico ha grande rilievo fino a far considerare il male come occasione di un bene maggiore nullificando la sua drammaticità, sia la prospettiva dualistica e monistica, in cui si da molta importanza al male fisico fino a giungere, nelle odierne impostazioni teologiche e filosofiche, ad una teoria del simbolismo che nasconde la realtà del male dietro ad una forza impersonale e indeterminata. La sottolineatura del male come peccato permette di rendere ragione della realtà del male come caduta del diavolo (cf.Ap12,9), di un disordine penetrato nell'esistenza delle cose e di cui non si può sottacere l'impatto doloroso e opprimente, che travalica l'orizzonte puramente umano e lo sovrasta con potenza. Il male, provocato dalla creatura, non si eleva fino alla bontà assoluta di Dio, il quale resta al di sopra di esso, combattendolo e distruggendolo, e d'altra parte non depaupera la facoltà del libero arbitrio umano che, sebbene in parte sedotto, può scegliere di lottare contro di esso. Così possiamo affermare che:

"Grazie alla demonologia permangono inalterati gli elementi che compongono il mistero del male: la bontà di Dio, la libertà umana e la presenza del male" [253].

Cosa è il demonio? La tradizione ne parla massicciamente e gli attribuisce una volontà, una intelligenza e una libertà creata. Non è un'astrazione ma un io, un soggetto vivente, operante ed inalienabile, una persona nel senso classico cioè per la sua sussistenza, secondo la filosofia aristotelica per analogia rovesciata con il livello umano, e una non-persona nel senso moderno, cioè nelle sue relazioni. In questa seconda accezione di persona, più dinamica e trinitaria, si sottolinea la costitutività della relazione in cui il soggetto risulta tanto più persona quanto più si mostra capace di relazioni oblative. Queste due accezioni sottolineano l'uno l'elemento protologico e l'altra quello escatologico: strutturata come persona, la creatura deve diventare pienamente tramite l'assenso della libertà alla esigenza di amore oblativo che la definisce. Per cui il diavolo, non sarebbe più persona perchè ha distrutto irrimediabilmente, con la sua scelta definitiva, la relazione d'amore essenziale alla persona. Rimane però una persona degradata, un soggetto capace di iniziative, impegnato totalmente nella distruzione e nella perversione anzichè all'amore e alla comunione. L'impossibilità di tradurre in termini meno contraddittori Satana, dipende dalla contraddizione che riveste la sua creaturalità ricevuta e rinnegata. Egli si oppone al bene, è la contraddizione e cioè l'Avversario e la perversione cioè il Corruttore. Non lo capiamo il mistero del Male perchè è contraddittorio in se.

"Noi non afferriamo abbastanza che cos'è la trascendenza di Dio e cos'è il suo Amore, per capire le conseguenze riguardanti coloro che lo rifiutano. Noi comprendiamo troppo poco il mistero del Bene per capire quello del Male e troppo poco il mistero del Male per intendere la gravità di un rifiuto dell'Amore" [254].

Ma come si può definire Satana?

"La definizione di Satana è dunque di non essere definito, poichè egli stesso ha scelto di non voler essere determinato secondo la misura della sua consistenza ontologica, ma di porsi come la negazione della bontà e verità della propria natura; egli resta così il soggetto profondamente indeterminato, disorientato, dispersivo...Questa torpida menzogna nei confronti di se stesso provoca nel diavolo un orgoglio indomabile e una ottusa vanità, rendendolo vuoto di ogni valore autentico e gonfio di presunzione. Qui si nascondono la sua chiusura interiore, il suo isolamento e la sua aridità, nell'impossibilità di comunicare intimamente con chiunque e di intendere obiettivamente qualsiasi cosa sia detta al di fuori della falsità entro cui ha racchiuso il suo essere. Dal punto di vista teologico, si può ulteriormente precisare la sua sagoma come anti-icona o deformazione negativa dell'essere creato inteso come similitudine e partecipazione dell'essere assoluto divino, in riferimento al mistero trinitario in cui risplende al massimo la pienezza dell'essere in comunione, nella distinzione inconfondibile delle persone. Satana, all'opposto, è l'espressione della impossibilità di comunione nella indeterminatezza della soggettività, che non è mai autenticamente se stessa, ma si confonde e si dilanea in molteplici forme inconsistenti e vanitose...Si potrebbe dire che Satana è una persona in perenne movimento centrifugo, senza ritrovare mai la propria vera identificazione, ma nella tronfia certezza che ciò contraddistingua la sua originalità personale, ricolmandolo di stima di sè e di abituale accusa verso gli altri. Per questa ragione Satana è irraggiungibile nella sua identità interiore e sfugge a una configurazione positivamente delineata" [255].

Non dobbiamo aver paura della nostra "glorificazione" anche se passa per una "valle oscura" lungo la quale ci è chiesto il "sacrificio della lode", perchè:

"Come nucleo e centro della Buona novella il Cristo annuncia la salvezza, dono grande di Dio, che non è solo liberazione da tutto ciò che opprime l'uomo, ma è soprattutto liberazione dal peccato e dal maligno, nella gioia di conoscere Dio e di essere da Lui conosciuti, di vederlo, di abbandonarsi a lui"[256].

Lungo questo cammino, accompagnati dalla Chiesa "buona samaritana", indossiamo le "armi della luce" per combattere "la buona battaglia della fede" in Cristo e in Maria per schiacciare nell'umile e confidente "obbedienza della fede" la testa del malefico serpente.

 

 Bibliografia essenziale

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Documenti del Magistero

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CONFERENZA EPISCOPALE TEDESCA, Catechismo cattolico degli adulti, Milano 1989.

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IL NUOVO CATECHISMO OLANDESE, ed. LDC, Torino 1973.

 

Articoli da Riviste

R. CANTALAMESSA, omelia dal titolo Ora il principe di questo mondo è gettato fuori, in L'Osservatore Romano, 15 aprile 2001.





 Note

 [1] C. Climati, I giovani e l'esoterismo, Milano 2001, pp. 9-19.

 [2] M. Zanchin, Miracoli straordinari, Padova 1999, pp. 181-184.

 [3] Gv. 12, 31; 16,11.

 [4] A. Frossard, 35 Prove che il diavolo esiste, Torino 1978, pp. 47-49.

 [5] Il "peccato comunitario" provoca l'oscuramento della ragione, che non illuminata dalla verità della fede, manca di luce soprannaturale per discernere il bene e il male oggettivo. Questo si ripercuote anche nei pastori della Chiesa, in virtù della comunione dei santi o teologia del corpo mistico, per cui se un membro è nella agonia certo il corpo non ne gode!

 [6] Vedi l'autopresentazione dell'associazione al sito Internet www.isolasarda.com/antiplagio.htm: "Il telefono Antiplagio è un comitato spontaneo di volontariato, nato nel 1994 per contrastare il dilagante fenomeno dell'occultismo: una vera e propria piaga sociale, che fattura migliaia di miliardi. Il servizio svolto è totalmente gratuito e consiste nel ricevere le denuncie dei cittadini raggirati da "maghi" e "santoni"; nel dare conforto e consigli per non farsi ulteriormente ingannare; nel segnalare alle Autorità competenti tutti gli abusi dei ciarlatani..."

 [7], P.R. Dagnon, Rapporti tra gli esorcisti e l'ordinaria pastorale diocesana, relazione svolta presso il Convegno Internazionale Esorcisti a Collevalenza 10-15 luglio 2000; su questo tema cfr. Gabriele Amorth, Nuovi racconti di un esorcista, Roma 1996, p. 216: "Sono anche uscite statistiche significative e tremende, riguardo ai teologi italiani...Un terzo dei teologi non crede all'esistenza di Satana; due terzi ci crede in teoria, ma non crede alla sua azione pratica e si rifiuta di tenerne conto nella sua attività pastorale. In queste condizioni, resta ben poco spazio per coloro che ci credono e che provvedono: eccezioni che debbono agire contro corrente, derise spesso e ostacolate dagli altri Per giungere a queste conclusioni mi sono basato sulle statistiche curate in Germania occidentale nel 1974 e pubblicate anche su Concilium (1975, 3, p.112). Aggiungo le statistiche pubblicate in: Diavoli, demoni, possessioni di W. Kasper e K. Lehmann, Brescia 1983, (p. 27 e 115)...Le statistiche riportate riguardano i teologi; ma il loro influsso sulla mentalità corrente del clero è evidente. Non sono state fatte statistiche direttamente sui sacerdoti, ma credo che i risultati sarebbero molto simili; certamente il comportamento pratico lo lascia supporre".

 [8] Eb.12,4

 [9] Rituale Romano, Nuovo Rituale degli esorcismi, nn. 6-7.

 [10] Cfr. G. Amorth, Nel mio nome scacceranno i demoni, in Vita Pastorale n°1, 1998.

 [11] Giovanni Paolo II, La caduta degli angeli ribelli, Tracce VIII/823.

 [12] C. Gatto Trocchi, La Magia, Roma 1994, pp. 69-75.

 [13] Conferenza episcopale toscana, A proposito di magia e di demonologia, Firenze 1994, pp. 7.18.19.22.23.25.29.30

 [14] L. Ott, Compendio di teologia dogmatica, Torino 1955, pp. 7-11.

 [15] A. M. Di Nola, voce Demonologia in Enciclopedia delle religioni, Firenze 1970, vol. 2, p. 635.

 [16] R. Lavoratori, Satana un caso serio, Bologna 1995, p. 404.

 [17] G. Gozzellino, Angeli e Demoni, Milano 2000, pp. 127-128.

 [18] R. Cantalamessa, omelia dal titolo Ora il principe di questo mondo è gettato fuori, in L'Osservatore Romano, 15 aprile 2001, p.4.

 [19] Commissione teologica internazionale, Il mutuo rapporto fra Magistero ecclesiastico e teologia, 6 giugno1976, EV.5/2041.

 [20] CEI, Magistero e teologia nella Chiesa, 16/01/1968, in Enchiridion CEI 1/1496.

 [21] CEI, Verità cristiana, vocazione ecclesiale del teologo e servizio del Magistero, 27 giugno 1990, Enchiridion CEI 4/2422.

 [22] Commissione teologica internazionale, op. cit., EV.5/2041.

 [23] Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), Città del Vaticano 1992, n. 157.

 [24] Il Direttorio Generale della Catechesi (DGC), Congregazione per il clero, n° 120: "Il Catechismo della Chiesa Cattolica è un atto del Magistero del Papa, con cui, nel nostro tempo, egli sintetizza normativamente, in virtù dell'Autorità apostolica, la globalità della fede cattolica e la offre, innanzitutto alle Chiese, come punto di riferimento per l'esposizione autentica del contenuto della fede". Lo stesso DGC 121 afferma che: "E' lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica a indicare, nella sua prefazione, il fine che persegue: 'Questo catechismo ha lo scopo di presentare una esposizione organica e sintetica dei contenuti essenziali e fondamentali della dottrina cattolica, sia sulla fede che sulla morale, alla luce del Concilio Vaticano II e dell'insieme della Tradizione della Chiesa".

 [25] Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS), n. 14.

 [26] CCC 2851.

 [27] CCC 409.

 [28] A. Cini Tassinaro, Il diavolo secondo l'insegnamento recente della Chiesa, Roma 1984, Pontificium Athenaeum Antonianum, p. 257.

 [29] Tale "cuore" secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica n° 234 è "il mistero della Santissima Trinità".

Il Direttorio Generale della Catechesi n° 114, aggiunge: "Il messaggio che la catechesi trasmette...si organizza intorno al mistero della Santissima Trinità, in una prospettiva cristocentrica, poichè è la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che illumina...A partire da esso, l'armonia dell'insieme del messaggio richiede una "gerarchia delle verità", in quanto è diversa la connessione di ciascuna di esse con il fondamento della fede. Tuttavia, questa gerarchia delle verità non significa che alcune verità appartengono alla fede meno di altre, ma che alcune verità si fondono su altre che sono più importanti e da esse sono illuminate".

 [30] Schema decreti de oecumenismo (1964), Modi, in ASVA III/7, p.419.

 [31] K. Rahner, Corso fondamentale sulla fede, Roma, 1977, pp.486,487.

 [32] Rudolf Bultmann è un famoso teologo tedesco del 900, capofila della Scuola sulla demitizzazione del cristianesimo, che come dice Amorth, "molti teologi sembra abbiano assunto come nuovo padre della Chiesa" e credono di non essere "aggiornati" se non seguono queste direttive, assurdo! Il Sitz im leben nel quale Walter Kasper e Karl Lehmann scrivono il libro Diavolo-Demoni-Possessione, "è la morte di Anneliese Michel di Klingenberg (Germania), una ragazza di 23 anni, morta nell'estate del 1973 in seguito ad una lunga serie di esorcismi. La notizia destò scalpore perchè i due sacerdoti che amministrarono gli esorcismi furono denunciati e sottoposti a procedimento penale. I dati che emersero allora dai giornali e da altri stampati (come il libro di Kasper-Lehmann) facevano sospettare che con troppa facilità i due sacerdoti avessero pensato di trovarsi davanti a un caso di possessione diabolica...In seguito uscì poi un libro in cui questi fatti vennero studiati con profondità (Gaspare Bullinger, Le risposte dei demoni, ed Segno, Udine, 1997). Si è trattato di uno studio in cui in sostanza si scagionavano interamente i due esorcisti, si dimostrava come era stato serio sia l'impegno del vescovo, che aveva autorizzato gli esorcismi, sia dei due sacerdoti; e si precisavano le cause della morte della ragazza, indipendenti dal sacramentale amministrato. In ogni caso l'episodio contribuì a scoraggiare i sacerdoti ad accettare l'incarico di esorcisti" (G. Amorth, Un esorcista racconta, Roma 1990, p.206). Per gli autori di Diavolo...il tragico "caso Klingenberg" ha reso manifesti i problemi che sorgono quando c'è una errata "credenza nel diavolo". Partendo dalle problematiche sollevate nel 1969 da Herbert Haag, professore di Antico Testamento a Tubinga e dal documento della Congregazione per la dottrina della fede su "Fede cristiana e demonologia" (1975), gli autori si chiedono "se il diavolo ammesso che esista , è un essere personale o non invece una personificazione cifrata del male e del peccato".

 [33] W. Kasper, Il problema teologico del male, in W. Kasper e K. Lehamann, Diavolo-Demoni-Possessione, Brescia 1983, p.67:

 [34] Gruppo misto cattolici-CEC, La nozione di "gerarchia delle verità", Enchiridion Oecumenicum Supplementi/1540, 1990.

 [35] Cfr. Giovanni Paolo II, Il Sacramento della Penitenza, Città del Vaticano 2000, p.74: "I fedeli debbono essere educati all'accettazione del magistero della Chiesa, anche quando esso non è proferito nelle forme solenni...Il nostro compito pastorale esige l'annuncio della verità senza compromessi e senza sconti".

 [36] DGC, nn. 128.130.

 [37] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica "Catechesi tradendae", 16 ottobre 1979, n. 18.

 [38] Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Veritatis splendor, 1993, n. 95.

 [39] Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen gentium (LG), n. 42.

 [40] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte (NMI), 2001, n. 31.

 [41] CCC 688.

 [42] Giovanni Paolo II, Vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo, Roma 1988, EV.11/1661.

 [43] Giovanni Paolo II, op cit., E.V.11/1849.

 [44] CCC 2015.

 [45] CCC 2725.

 [46] CCC 2612

 [47] Mc 14,38.

 [48] Fil 1, 27-30.

 [49] Fanzaga Livio, Il Falsario, la lotta quotidiana contro satana, Milano 1999, pp. 12-13.

 [50] 1 Cor 6,2.

 [51] "Per cui nemmeno la teologia dogmatica può prescindere dai modelli di vita sana come ci vengono esemplarmente prospettati dai santi...Questi santi stanno a indicarci chiaramente che cosa sia la salvezza cristiana e su quale promessa essa poggi. I santi non vivono di una dottrina ma «è proprio la loro vita a produrre la dottrina, anche se ancora non intelligibile» [Schneider]. Una delle ragioni, e non l'ultima, che spiegano la crisi sulla salvezza sta anche nella divaricazione fra teologia da una parte e agiografia e spiritualità dall'altra. Le esperienze di salvezza implicite nella prassi di una vita santamente vissuta esigono che «oltre all'analisi e la sintesi dei dogmi e del lungo cammino della rivelazione attraverso la storia, patrimonio della fede e componente integrante della dottrina teologica venga considerata pure l'agiografia. Una chiesa che si fonda sugli 'apostoli e i profeti' (Ef.2,20), sul ministero e il carisma, sulla santità soggettiva ed oggettiva, non potrà che rimanere fecondata da una simile interdipendenza tra teologia e santità, fra dottrina teologica e 'teologia vissuta'». Ed è appunto di questa 'interdipendenza' che si sente grande bisogno quando si vuole delineare una dottrina della salvezza per il futuro" (cfr. Gisbert Greshake, saggio L'uomo e la salvezza di Dio in Problemi e prospettive di teologia dogmatica, Brescia 1983, p.301).

 [52] Ivi, NMI 27

 [53] R. Cantalamessa, omelia dal titolo Ora il principe di questo mondo è gettato fuori, in L'Osservatore Romano, 15 aprile 2001, p.4.

 [54] CCC 1069.

 [55] CCC1074.

 [56] CEI, Rito dell'ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, Roma 1979, Enchiridion CEI Volume 2/3619.

 [57] R. Lavoratori, op. cit., p. 372.

 [58] Commissione teologica internazionale, L'interpretazione dei dogmi, 1989, Enchiridion Vaticanum Volume 11/2785.

 [59] Infatti afferma il CCC al n. 1124: "La fede della Chiesa precede la fede del credente, che è invitato ad aderirvi. Quando la Chiesa celebra i sacramenti, confessa la fede ricevuta dagli Apostoli. Da qui l'antico adagio: « Lex orandi, lex credendi » [Oppure: «Legem credendi lex statuat supplicandi», secondo Prospero di Aquitania, Epistulae, 217 (V secolo): PL 45, 1031]. La legge della preghiera è la legge della fede, la Chiesa crede come prega. La Liturgia è un elemento costitutivo della santa e vivente Tradizione [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8]".

 [60] C. Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, Roma 1958, p. 405.

 [61] Ibidem, pp.406, 407.

 [62] Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, Roma 26 giugno 1975, EV5/1348.1349.1364.1388.

 [63] Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, op. cit., EV.5/1383-1389.1391-1392.

 [64] Ibidem, EV.5/1388.

 [65] C. Vagagginio, op. cit., pp.343, 344.

 [66] J. Danielou, R. Du Charlat, La Catechesi nei primi secoli, Torino 1969, presentazione di Regine Du Charlat.

 [67] Inerentemente al combattimento spirituale dice il CCC al n. 1426: "La conversione a Cristo, la nuova nascita dal Battesimo, il dono dello Spirito Santo, il Corpo e il Sangue di Cristo ricevuti in nutrimento, ci hanno resi «santi e immacolati al suo cospetto» ( Ef.1,4 ), come la Chiesa stessa, sposa di Cristo, è «santa e immacolata» ( Ef 5,27 ) davanti a lui. Tuttavia, la vita nuova ricevuta nell'iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza della natura umana, nè l'inclinazione al peccato che la tradizione chiama concupiscenza, la quale rimane nei battezzati perchè sostengano le loro prove nel combattimento della vita cristiana, aiutati dalla grazia di Cristo [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1515]. Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci [Cf ibid., 1545; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 40]".

 [68] Sul battesimo dice il CCC al n. 1237: "Dal momento che il Battesimo significa la liberazione dal peccato e dal suo istigatore, il diavolo, viene pronunziato uno (o più) esorcismo(i) sul candidato. Questi viene unto con l'olio dei catecumeni, oppure il celebrante impone su di lui la mano, ed egli rinunzia esplicitamente a Satana. Così preparato, può professare la fede della Chiesa alla quale sarà «consegnato» per mezzo del Battesimo [Cf Rm 6,17 ]".

 [69] J. Danielou, R. Du Charlat, op. cit., pp. 9-11.30.

 [70] R. Lavoratori, op. cit., pp. 381-383.

 [71] cfr. E. Castellucci, La resurrezione di Gesù tra storia e dogma, Vangelo e Cultura 44, Bologna 2000, p.169: "Il punto di partenza è la centralità della resurrezione nella Scrittura e nella dogmatica"

 [72] Infatti come afferma il CCC.280: "La creazione è il fondamento di «tutti i progetti salvifici di Dio», «l'inizio della storia della salvezza», [Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 51] che culmina in Cristo. Inversamente, il Mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, «in principio, Dio creò il cielo e la terra» ( Gen 1,1 ): dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione in Cristo [Cf Rm 8,18-23 ]"; cfr. CCC. nn. 52ss., 763.

 [73] Il fondamento dell'Antico e del Nuovo Testamento è per Kasper "l'omogeneità tra l'ordine della creazione e l'ordine della salvezza" (W.Kasper, Il Dio di Gesù Cristo, Brescia 1997, p.101); cfr. CEI, Catechismo degli adulti (CdA) La verità vi farà liberi, Città del Vaticano 1995, n. 358: "la fede biblica in Dio creatore è nata come esplicitazione della fede in Dio salvatore".

 [74] Infatti afferma il catechismo della CEI, La verità vi farà liberi, Roma 1995, LEV, N°356: "Il disegno eterno del Padre, «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef.1,10), viene rivelato e attuato nella storia secondo un ordine sapiente di eventi, che costituiscono "l'economia del mistero" (Ef.3,9) o della salvezza: creazione, caduta, incarnazione redentrice, santificazione, glorificazione (Rm.8,30). Quando esso sarà completamente realizzato, allora anche noi saremmo pienamente noi stessi e Dio sarà «tutto in tutti» (1Cor.15,28), perchè «l'uomo vivente è la gloria di Dio e la vita dell'uomo è la manifestazione di Dio» (Sant'Ireneo di Lione)"; cfr. CCC.404s.

 [75] Antonio Bonora, voce Cosmo in Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Milano 1988, p.333.

 [76] L. Ladaria, Antropologia teologica, Roma 1995, pp. 323-324.

 [77] A. Bonora, Op.Cit., pp.334-338.

 [78] L'espressione "questo mondo" designa il mondo in quanto è sottoposto al potere del peccato; "si potrebbe dire che la Potenza del Peccato è Satana anche se questa identificazione non c'è nel linguaggio paolino" (cfr. E. Manicardi, Lettera di San Paolo apostolo ai Romani cap.5-8, Vangelo e cultura 57, Bologna 2001, p.75).

Interessante quanto afferma Giovanni Paolo II, nella Esortazione apostolica Reconciliatio et paenitentia, del 1984 al N°14: "Se leggiamo la pagina biblica della città e della torre di babele alla luce della novità evangelica, e la confrontiamo con l'altra pagina della caduta dei progenitori, possiamo ricavarne preziosi elementi per una presa di coscienza del mistero del peccato. Questa espressione, nella quale echeggia ciò che San Paolo scrive circa il mistero dell'iniquità, tende a farci percepire quel che di oscuro e di inafferrabile si cela nel peccato. Questo senza dubbio, è opera della libertà dell'uomo, ma dentro il suo stesso spessore umano agiscono fattori, per i quali esso si situa al di là dell'umano, nella zona di confine dove la coscienza, la volontà e la sensibilità dell'uomo sono in contatto con le forza oscure che, secondo San Paolo, agiscono nel mondo fin quasi a signoreggiarlo".

 [79] Antonio Bonora, Op.Cit., p.335: "Dio ha creato il mondo (cosmo e umanità) in Cristo che ne è il fondamento primordiale e perenne, il senso e la ragione onnicomprensiva, l'alfa e l'omega (Ap.1,8)".

 [80] Antonio Bonora, op. cit., pp.338-339.

 [81] "Il 'principe di questo mondo' è Satana; la morte di Gesù libera gli uomini dalla sua tirannia" (cfr. nota di Gv.12,31 della Bibbia di Gerusalemme, Bologna 1995).

 [82] Cfr.CCC.302ss.

 [83] L'intervento di Dio nella "storia" del suo popolo assume tratti familiari: Israele è suo figlio (cf. Dt.32,6; Os.11,1), suo primogenito (cf. Es.4,22), verso il quale Egli ha viscere di padre (cf. Ger.31,20); una madre può dimenticare il suo bambino, ma non Dio il suo popolo (cf. Is.49,15); quando Israele lo tradisce, Dio soffre e ha nostalgia del suo ritorno (cf. Os.11,1-9); è uno sposo ferito che rimprovera la sposa (cf. Os.7,13; Ez.23,12-27; Is.54,7-8).

 [84] Conferenza episcopale tedesca, Catechismo cattolico degli adulti, Milano 1989, ed. paoline, pp.116-121.

 [85] Dice, infatti Journet: "Il male esiste, Dio esiste. La loro coesistenza è un mistero. Ma chi vuole evitare questo mistero va verso l'assurdo: dovrà scegliere tra la negazione del male e la negazione di Dio. Diciamo qui, come dice altrove Bossuet, che «la verità non distrugge la verità: e sebbene possa dirsi il caso che noi non sappiamo trovare il modo onde conciliare queste cose, ciò che noi non conosciamo, in materia così alta, non deve affatto indebolire in noi ciò che conosciamo con tanta certezza». Ricordiamoci che «la prima regola della nostra logica è che non bisogna mai abbandonare le verità una volta conosciute, qualunque difficoltà sopraggiunga quando si vuole conciliare tra loro; ma che bisogna al contrario, per così dire, tenere sempre con forza le due estremità della catena sebbene non si vedano tutti gli anelli intermedi». Tenere le due estremità della catena, affermare contemporaneamente la realtà di Dio e la realtà del male, significa impedire alla intelligenza umana di volgersi verso l'assurdo, sia negando Dio che negando il male; significa salvarla dal suicidio. Ma significa, nello stesso tempo, costringerla a superare se stessa, ad alzare il suo sguardo, al di là della regione delle evidenze e delle idee chiare, sul mondo superiore del mistero; un mistero che le rimane oscuro quaggiù come il sole di mezzogiorno è oscuro per il gufo, non per difetto ma per eccesso di luce" (Charles Journet, Il male, saggio teologico, Torino 1960, pp. 69-70.); Cfr. CdA.370.

 [86] La creazione è buona (Sap.1,13-15) e Dio ha creato l'uomo per l'immortalità e lo ha fatto a immagine della sua natura (Sap.2,23). Dio non disprezza nulla di ciò che ha creato, altrimenti non potrebbe sussistere (Sap.11,24-25). Nella creazione così come è stata voluta da Dio sono assenti il male morale (cfr.CCC.311) e il male fisico (cfr.CCC.310): l'uomo così come è uscito dalle mani di Dio non conosceva il peccato ed era immagine e somiglianza di Dio, cioè aveva la capacità di entrare in dialogo con Dio (anima), di conoscere se stesso e usare creativamente del suo intelletto (coscienza, ragione, libertà, sentimenti, istinti), di entrare in comunione con gli altri uomini (famiglia, società) e di dominare in modo ordinato la natura. Naturalmente però l'uomo non era "tutto il bene" possibile, perchè lo è solo Dio. La distanza tra il Bene assoluto che è Dio e il bene relativo che è l'uomo viene poi chiamata male metafisico. E' lo spazio che Dio lascia alla libertà umana, perchè vuole creare un essere cosciente, capace di responsabilità e di dialogo.

 [87] CCC.397

 [88] cfr.CCC.402s; cfr. Lettera apostolica Salvifici Doloris N°15.

 [89] "L'uomo ci viene infatti presentato come 'immagine' e 'somiglianza' del Creatore nelle quattro dimensioni fondamentali del suo essere; dimensioni che poi saranno parzialmente corrotte dal peccato:  1) dimensione religiosa, simboleggiato dal 'soffio' della creta e dal dialogo con il Creatore nel giardino, dopo il peccato questo rapporto si guasta, l'uomo si nasconde ed ha paura di Dio;

2) dimensione esistenziale: simboleggiato dalla gioia dell'uomo e della donna nel giardino, nel pieno dominio della propria intelligenza e volontà e nell'armonia tra il corporeo e lo spirituale, dopo il peccato vi sarà invece confusione, vergogna e divisione interiore; 3) dimensione sociale: richiamato continuamente dalle affermazioni di armonia e complementarità tra uomo e donna, dopo il peccato scatteranno invece le accuse; 4) dimensione cosmica: indicano nel compito di 'dominio' ordinato sull'universo, che Dio affida all'uomo, dopo il peccato invece la natura sarà nemica, poichè procurerà fatica nel lavoro per l'uomo e dolore nel parto per la donna" (cfr. E. Castellucci, Ecclesiologia,  Vangelo e cultura 15, Bologna 1998, p.23).

 [90] Cfr. CCC.215.

 [91] Cfr. CCC.566.

 [92] Infatti:: "Dal breve esame del vocabolario risulta che i testi biblici non si limitano ad asserire semplicemente una equivalenza esteriore tra 'diritto' e 'ricompensa', ma riconoscono un nesso intrinseco tra l'azione e il suo effetto. Tuttavia ammettono pure un intervento libero e indeducibile di Dio, il quale non è 'ridotto' alla funzione di guardiano e garante del buon funzionamento di un meccanismo a lui esterno e da lui controllato... Senza affatto negare una differenziazione dei testi, sia nel tempo che nel pensiero, ci pare di potere affermare una fondamentale coerenza nell'idea di Dio sottesa nell'A.T. La formuliamo così: benedizione e maledizione, prosperità e sventura, non sono semplicemente il risultato automatico di un processo meccanico azione-conseguenza che si attua dentro una sfera di azione che determina il destino e che Dio si limita a sorvegliare e custodire, sia quando produce salvezza, sia quando ha per effetto rovina. Dio vuole liberamente e infallibilmente la salvezza, il benessere, la vita per l'uomo, ma di fatto ciò si realizza a condizione che l'uomo accolga liberamente i doni di Dio con l'obbedienza a lui" (Antonio Bonora, voce Retribuzione in Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Milano 1988, pp.1325-1326)

 [93] W. Pesch, voce Retribuzione in Dizionario di Teologia Biblica, Brescia 1965, pp.1208-1209.

 [94] W. Pesch, Op. Cit., pp.1210,1212.

 [95] W. Pesch, Op. Cit., pp.1212-1213

 [96] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Salvifici Doloris, Roma 1984, N°11-12: "Giobbe contesta la verità del principio che identifica la sofferenza con la punizione del peccato. E lo fa in base alla propria opinione. Infatti, egli è consapevole di non aver meritato una tale punizione, anzi espone il bene che ha fatto nella sua vita. Alla fine Dio stesso rimprovera gli amici di Giobbe per le loro accuse e riconosce che Giobbe non è colpevole. La sua è la sofferenza di un innocente; deve essere accettata come un mistero, che l'uomo non è in grado di penetrare fino in fondo con la sua intelligenza...Se è vero che la sofferenza ha un senso come punizione, quando è legata alla colpa, non è vero, invece, che ogni sofferenza sia conseguenza della colpa ed abbia carattere di punizione...Dall'introduzione del Libro risulta che Dio permise questa prova per provocazione di Satana. Questi, infatti, aveva contestato davanti al Signore la giustizia di Giobbe: « Forse che Giobbe teme Dio per nulla? ... Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani, e il suo bestiame abbonda sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti benedirà in faccia » (Gb.1,9-11). E se il Signore acconsente a provare Giobbe con la sofferenza, lo fa per dimostrarne la giustizia. La sofferenza ha carattere di prova...Già nell'Antico Testamento notiamo un orientamento che tende a superare il concetto, secondo cui la sofferenza ha senso unicamente come punizione del peccato, in quanto si sottolinea nello stesso tempo il valore educativo della pena sofferenza. Così dunque, nelle sofferenze inflitte da Dio al popolo eletto è racchiuso un invito della sua misericordia, la quale corregge per condurre alla conversione: « Questi castighi non vengono per la distruzione, ma per la correzione del nostro popolo » (2Mac.6,12). Così si afferma la dimensione personale della pena...Questo è un aspetto estremamente importante della sofferenza. Esso è profondamente radicato nell'intera Rivelazione dell'Antica e, soprattutto, della Nuova Alleanza. La sofferenza deve servire alla conversione, cioè alla ricostruzione del bene nel soggetto, che può riconoscere la misericordia divina in questa chiamata alla penitenza. La penitenza ha come scopo di superare il male, che sotto diverse forme è latente nell'uomo, e di consolidare il bene sia in lui stesso, sia nei rapporti con gli altri e, soprattutto, con Dio".

 [97] Giovanni Paolo II, Op. Cit., N°13: "Ma per poter percepire la vera risposta al «perchè» della sofferenza, dobbiamo volgere il nostro sguardo verso la rivelazione dell'amore divino, fonte ultima del senso di tutto ciò che esiste. L'amore è anche la fonte più ricca del senso della sofferenza, che rimane sempre un mistero: siamo consapevoli dell'insufficienza ed inadeguatezza delle nostre spiegazioni. Cristo ci fa entrare nel mistero e ci fa scoprire il «perchè» della sofferenza, in quanto siamo capaci di comprendere la sublimità dell'amore divino. Per ritrovare il senso profondo della sofferenza, seguendo la Parola rivelata di Dio, bisogna aprirsi largamente verso il soggetto umano nella sua molteplice potenzialità. Bisogna, soprattutto, accogliere la luce della Rivelazione non soltanto in quanto essa esprime l'ordine trascendente della giustizia, ma in quanto illumina questo ordine con l'amore, quale sorgente definitiva di tutto ciò che esiste. L'Amore è anche la sorgente più piena della risposta all'interrogativo sul senso della sofferenza. Questa risposta è stata data da Dio all'uomo nella Croce di Gesù Cristo".

 [98] W. Pesch, Op. Cit., pp.1213-1217.

 [99] Cfr. Lettera apostolica Salvifici Doloris N°26: "La sofferenza è, in se stessa, un provare il male. Ma Cristo ne ha fatto la più solida base del bene definitivo, cioè del bene della salvezza eterna. Con la sua sofferenza sulla Croce Cristo ha raggiunto le radici stesse del male: del peccato e della morte. Egli ha vinto l'artefice del male, che è Satana, e la sua permanente ribellione contro il Creatore"; Cfr. CCC.1708; CdA. 375-376.

 [100] "Ogni guerra ha i suoi nemici...La tradizione spirituale ne addita concordemente tre, contro i quali non dobbiamo mai abbassare la guardia. Sono la nostra carne, il mondo e il demonio. A questo riguardo non esito ad affermare che il nemico più insidioso dell'uomo non è il demonio. Dopo la redenzione egli è come un cane legato, il quale può nuocere soltanto a coloro che sbadatamente o volutamente gli si avvicinano. Il più pericoloso nemico dell'uomo è l'uomo stesso. I progenitori, che pure si trovavano in stato di grazia, sono stati causa cosciente e libera della propria caduta, nonostante l'innegabile abilità del tentatore. La nostra situazione esistenziale è assai più esposta della loro alle insidie del male. Infatti, anche dopo il battesimo, nell'uomo vi è una inclinazione al disordine morale, dovuta alla sua natura ferita dal peccato originale. L'apostolo Giovanni mette in evidenza in modo particolare tre tipi di concupiscenza che si agitano in noi: quella della carne, quella degli occhi e la superbia della vita (1Gv.2,16). Il primo nemico dell'uomo è quindi la sua natura «parzialmente corrotta» (CCC.405). Dobbiamo essere molto vigilanti nei confronti delle infinite astuzie della nostra carne, sempre pronta ad ingannare se stessa e a ingannarci, pur di venire soddisfatta...La carne non castigata è il più subdolo nemico della nostra salvezza eterna...Ti farà sentire in un modo così violento le sue fallaci pretese che tu finirai per gettare la spugna e per affermare che il male è impossibile. Certo è impossibile senza la grazia, ma è invece possibile a chi confida nell'aiuto di Dio e si impegna giorno per giorno nel combattimento spirituale...Vi è un altro nemico da non sottovalutare, che non è in noi, ma è intorno a noi e che ci assedia in un modo così asfissiante da non lasciarci neppure respirare. Si tratta del mondo nel quale siamo impiantati come alberi in un campo. Il mondo in se non è un male, ma il peccato lo ha inquinato e ha permeato le sue strutture sociali, economiche e politiche. In modo particolare è la cultura dominante, cioè quel modo di pensare e quei modelli di vita diffusi da mass media, che condiziona i nostri pensieri e le nostre azioni, plasmando in noi una mentalità che spesso è lontana dalla sapienza del vangelo...Nascosto dietro le malizie della carne e le falsi luci della mondana fiera delle vanità, opera instancabile e feroce l'avversario di Dio e il nemico dell'uomo. Satana non è un nemico visibile come la carne e il mondo, ma non è meno reale. La sua astuzia consiste nel nascondersi...Non vi è dubbio che «in conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull'uomo, benchè questi rimanga libero» (CCC.407). Egli soffia sul fuoco della tua carne debole e agisce attraverso le seduzioni del mondo per irretirti e appropriarsi della tua anima. Non farti illusioni. Se percorri la via del peccato è lui che ti tiene al guinzaglio e, se non ti libererai per tempo, è a lui che apparterrai per tutta l'eternità" (L. Fanzaga, op. cit., pp.12-13).

 [101] R. Cantalamessa, Il canto dello Spirito, Milano 1988, pp. 220-233.

 [102] Ivi, op. cit., p.293.

 [103] Giovanni Paolo II, Lettera enciclica, Redemptoris Missio, n°11.

 [104] Gisbert Greshake, op. cit., p.295.

 [105] Cfr. R. Cantalamessa, La vita in Cristo, op. cit., pp.127-128.140.150.228: "Nel libro della Sapienza si legge che «la sapienza non entra in una anima che opera il male, ne abita in un corpo schiavo del peccato» (Sap.1,4) e Gesù diceva che nessuno mette vino nuovo in otri vecchi (cf. Mt.9,17). Dio non mette il vino nuovo del suo Spirito nell'otre vecchio che è il cuore ancora schiavo del peccato... Noi possiamo "cooperare" alla distruzione del corpo del peccato, assecondando l'azione della grazia, e questo soprattutto in due modi: con la sofferenza e con la lode...Gesù ha "crocifisso l'uomo vecchio" e ha "distrutto il corpo del peccato" (cf. Rm.6,6). Ha assorbito la nostra morte e ci ha dato in cambio la sua vita, cioè il suo amore per il Padre, la sua obbedienza, il suo nuovo rapporto con Dio, il suo "spirito di figlio"...Nel battesimo avviene un cambiamento di padrone, un passaggio di campo: dal peccato alla giustizia, dalla disobbedienza all'obbedienza, da Adamo a Cristo; dall'esercito del tiranno (Satana) a quello del liberatore (Cristo)".

 [106] Ibidem, pp.324-325.

 [107] R. Cantalamessa, op. cit., pp.242.262.266.267: "Le cose che l'Apostolo chiama "opere delle tenebre" (Rm.13,12) sono le stesse cose che altrove definisce "desideri, o opere della carne" (Rm.8,13; Gal.5,19) e le cose che chiama "armi della luce" sono le stesse che altrove chiama "opere dello Spirito", o "frutti dello Spirito" (cf. Gal.5,22)...La contraddizione più radicale non è tra il "vivere" e il "morire", ma tra il vivere "per se stessi" e il vivere "per il Signore". "Vivere per se stessi" è ormai la vera morte"...Nei Vangeli osserviamo che i demoni si spingono fino a dire a Gesù: "Tu sei il Figlio di Dio!", ma mai gli dicono: "Tu sei il Signore!". Dire infatti: "Tu sei il Figlio di Dio" è riconoscere un dato di fatto che non dipende da essi e che essi non possono cambiare. Ma dire: "Tu sei il Signore" è ben diverso; significa riconoscerlo tale, sottomettersi alla sua signoria. Se lo facessero, cesserebbero all'istante di essere quello che sono e tornerebbero ad essere angeli di luce. Questa parola divide veramente due mondi".

 [108] R. Cantalamessa, op. cit., pp.308-309.

 [109] Basilio Magno, Sullo Spirito Santo, XIX, 49 (PG 32, 157 A).

 [110] cfr. R. Cantalamessa, Il canto dello Spirito, op. cit., p.311: "Il dato evangelico che il demonio viene scacciato «in virtù dello Spirito Santo» ha trovato anzitutto espressione nel battesimo...In certi rituali come in quello romano in vigore fino al concilio Vaticano II, nell'esorcismo prebattesimale, si ordinava: «Esci da questo bambino, spirito immondo, e lascia il posto allo Spirito Santo». La successione stessa delle due unzioni, una con "olio di esorcismo" e l'altra con "olio profumato", stava a significare che nel battesimo avveniva una sostituzione di spirito: allo spirito immondo si sostituisce, nell'anima, lo Spirito Santo".

 [111] S. Cesario di Arles, Discorsi, 121, 6 (CC103, p.507).

 [112] Cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, op. cit., EV5/1347-1350: "Nel corso dei secoli la chiesa ha sempre riprovato le varie forme di superstizione, la preoccupazione ossessiva di satana e dei demoni, i diversi tipi di culto e di morboso attaccamento a questi spiriti; sarebbe perciò ingiusto affermare che il cristianesimo, dimentico della signoria universale di Cristo, abbia fatto di satana l'argomento preferito della sua predicazione, trasformando la buona novella del Signore risorto in messaggio di terrore. Al suo tempo, san Giovanni Crisostomo dichiarava ai cristiani di Antiochia: "Non ci fa certamente piacere intrattenervi sul diavolo, ma la dottrina della quale esso mi offre lo spunto risulterà assai utile a voi". In realtà, sarebbe un errore funesto comportarsi come se, considerando la storia già risolta, la redenzione avesse ottenuto tutti i suoi effetti, senza che sia più necessario impegnarsi nella lotta di cui parlano il nuovo testamento e i maestri della vita. In questo errore si potrebbe cadere anche oggi. Da molte parti, infatti, ci si domanda se non sia il caso di riesaminare su questo punto la dottrina cattolica, a cominciare dalla Sacra Scrittura. Certuni credono impossibile una qualsiasi presa di posizione - come se il problema potesse esser lasciato in sospeso - osservando che i libri santi non permetterebbero di pronunziarsi nè a favore nè contro l'esistenza di satana e dei suoi demoni; il più spesso, però, questa esistenza è apertamente revocata in dubbio. (1) Certi critici, ritenendo di poter identificare la posizione propria di Gesù, pretendono che nessuna sua parola garantirebbe la realtà del mondo demoniaco, mentre l'affermazione della sua esistenza rifletterebbe piuttosto, là dove ricorre, le idee di scritti giudaici, oppure dipenderebbe da tradizioni neotestamentarie e non da Cristo; poichè essa non farebbe parte del messaggio evangelico centrale, non impegnerebbe più, oggi, la nostra fede e noi saremmo liberi di abbandonarla. (2) Altri, più obiettivi e più radicali nello stesso tempo, accettano le asserzioni della Sacra Scrittura sui demoni nel loro senso ovvio, ma aggiungono subito che, nel mondo d'oggi, esse non sarebbero accettabili neppure per i cristiani. Anch'essi, dunque, le eliminano. (3) Per alcuni, infine, l'idea di satana, qualunque ne sia l'origine, non avrebbe più importanza e, attardandosi a giustificarla, il nostro insegnamento perderebbe credito e farebbe ombra al discorso su Dio, che, solo, merita il nostro interesse. Per gli uni e per gli altri, finalmente, i nomi di satana e del diavolo non sarebbero altro che personificazioni mitiche e funzionali, il cui significato sarebbe soltanto quello di sottolineare drammaticamente l'influsso del male e del peccato sulla umanità. Puro linguaggio, quindi, che la nostra epoca dovrebbe decifrare per trovare un modo diverso di inculcare ai cristiani il dovere di lottare contro tutte le forze del male nel mondo. Queste prese di posizione, ripetute con sfoggio di erudizione e diffuse da riviste e da certi dizionari teologici, non possono non turbare gli spiriti: i fedeli, abituati a prendere sul serio gli avvertimenti di Cristo e degli scritti apostolici, hanno l'impressione che discorsi del genere intendano, in questo campo, imprimere una svolta alla opinione pubblica e coloro, tra essi, che hanno una conoscenza delle scienze bibliche e religiose, si domandano fin dove condurrà il processo di smitizzazione avviato in nome di una certa ermeneutica. Di fronte a postulati di questo genere e per rispondere al loro processo mentale, dobbiamo, in breve, fermarci anzitutto al nuovo testamento per invocarne la testimonianza e l'autorità"

 [113] A. Cini Tassinaro, op. cit., p.218.

 [114] R. Lavoratori, op. cit., pp. 416-418: "L'uomo non è in grado di porre in modo definitivamente determinato la negazione dell'essere, perchè essendo nel tempo, non può prendere decisioni del tutto chiare e definitive. La sua volontà e il suo intelletto, condizionati dalla limitatezza della sensibilità, sono obbligati a fare una scelta parzialmente determinata e non pienamente risolutiva della negazione dell'essere. E' una opzione che rimane costitutivamente provvisoria, incapace di originare una situazione ontologica corrispettiva. Da qui la possibilità di cambiamento e di redenzione. D'altra parte è ben noto che la realtà del male si presenta con una tale profondità e forza, che travalica i confini dell'orizzonte puramente umano (male morale e male fisico) e che l'uomo stesso si sente impossibilitato a superare. Occorre dunque un soggetto che, essendo anch'egli nell'ambito degli enti creati, possieda la facoltà di una decisione perfettamente determinata e definitiva, che possa radicalmente incidere nella determinazione negativa dell'essere, possa compiere cioè un atto efficace per rifiutare la perfezione propria in modo stabile e fondante. Questo è precisamente ciò che si attribuisce al diavolo. Essendo una creatura spirituale, non condizionata dai limiti sensitivi della materialità, ma avendo la facoltà dell'intelletto lucidamente intuitivo e della volontà perfettamente consapevole, ha potuto adottare una deliberazione totalmente esplicita e stabile di non accettazione di un bene delimitato dentro i confini della propria finitezza. Per questo ha assunto una posizione che, toccando decisamente l'essere, acquista un valore metafisico determinante, anche se raggiunto da una creatura finita. Un atteggiamento che può essere descritto quale opposizione totale alla restrizione della bontà e della verità del proprio essere. Rifiutando la perfezione limitata dell'essere, rifiuta, di rimando, colui che l'ha in tal modo definita, cioè Dio...Concretamente si nega l'essere ordinatamente composto, che forma la realtà delle cose esistenti nel mondo. Con ciò l'opzione di Satana costituisce un dato di fatto decisivo per fondare e sostenere il male in senso universale. Esso è vero inizio, non tanto dal punto di vista cronologico, quanto in senso ontologico, della irruzione del male; non si può definire creatore o principio assoluto, perchè non è un rifiuto quale annientamento totale di sè, ma è la non accettazione della perfezione limitata creaturale, cioè la negazione di delimitare se stesso entro l'ordine ordine predisposto. Per questa ragione dopo il peccato, il diavolo resta soggetto esistente, ma non più vero ne buono in se stesso. Da qui il dramma e lo sconvolgimento dell'ente creato spirituale, che esiste ma non è più conforme al suo essere, vivente nella negazione continua di se e degli altri, nella dispersione al di fuori di se senza potersi raccogliere in se stesso ne comunicare con gli altri. Con la caduta del diavolo si rende ragione della realtà del male, di un disordine penetrato nell'esistenza delle cose e di cui non si può sottacere l'impatto doloroso e opprimente, che travalica l'orizzonte puramente umano e lo sovrasta con potenza. D'altro canto, il male, provocato dalla creatura, non si eleva fino alla bontà assoluta di Dio, il quale resta al di sopra di esso, lo combatte e lo distrugge. Infine, venendo dal di fuori della sfera umana, il male non ha depauperato la facoltà del libero arbitrio dell'uomo, che può anch'egli liberamente opporsi ad esso e lottare contro di esso, anche se in parte ne è sedotto"

 [115] R. Lavoratori, op. cit., p. 418.

 [116] Nell'epoca moderna, come reazione alla eccessiva ultraterrenità del Medio Evo, gli uomini si sono orientati a ricercare la felicità qui e subito. Per cui, fin dall'Illuminismo, i filosofi e gli scienziati hanno propugnato una visione del mondo più o meno materialistica. Dobbiamo ammettere i vantaggi di un simile approccio. Concentrandosi su questo mondo, gli uomini hanno fatto grandi scoperte nelle scienze fisiche e hanno portato avanti molte riforme sociali. D'altra parte la coscienza umana viene ristretta alla consapevolezza del corpo e delle sue necessità. Nonostante esistano altre realtà intorno a noi, ignoriamo la loro esistenza e rifiutiamo tutti gli stimoli che ci provengono da tali realtà. E' come se avessimo chiuso gli occhi per ascoltare meglio. Noi ascoltiamo meglio, è vero, quando non siamo distratti dalle sensazioni visive: tuttavia ci separiamo da un aspetto molto importante del nostro mondo.

 [117] Sarebbe difficile spiegare cosa succede nella transustanziazione se lo spirituale fosse identificato con l'immateriale. Allo stesso modo sarebbe difficile capire perchè la Chiesa "domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l'influenza del Maligno e sottratto al suo dominio" (CCC.1673). Ma lo spirituale è coessenziale al materiale! (Cfr. Marko Ivan Rupnik, Nel fuoco del roveto ardente, Roma 1996, pp. 9-19).

 [118] Cfr. M.D. Chenu, Per una teologia del lavoro, 1964 Torino, pp.125-131: "Perchè ha un corpo l'uomo esiste nel tempo e si radica nelle comunità sociali. Perchè ha un'anima l'uomo può dare al tempo e alle comunità una dimensione spirituale, oltre i determinismi della materia. Dunque, corpo e anima non sono in lui giustapposti...e la persona esiste per l'unione consustanziale di corpo e anima, cioè non per il congiungimento di due realtà autonome, ma per l'immissione ontologica dell'uno nell'altra, di modo che tutto ciò che attiene all'uno è altresì dell'altra e viceversa. L'anima non nasce e non cresce fuori dalla sua condizione carnale...La materia entra nella storia perchè entra nella definizione dell'uomo. Solo per un falso spiritualismo certi cristiani hanno ignorato la storia, per avere in maggiore o minor misura escluso la materia dalla natura umana...L'umanità ha bisogno del cosmo per svilupparsi, come ne ha avuto bisogno per nascere; d'altronde, trova nell'uomo il suo artefice, il suo co-creatore, oserei dire...La salvezza è legata alla storia, alla storia globale di un mondo in cui le realtà interiori non siano disgiunte dalle manifestazioni sociali...La precarietà della materia e il gioco individuale e collettivo della libertà danno alla storia quel carattere drammatico in cui si rivelano la grandezza e la miseria dell'uomo...Ma il senso della storia cristiana ce lo dà fin dal II sec. un padre cristiano, sant'Ireneo: «Dio ha creato le cose nel tempo affinchè l'uomo maturando con esse, possa dare il suo frutto d'immortalità»".

 [119] L. Fanzaga, Op. Cit., p.53.

 [120] Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Parati semper, 31 marzo 1985, EV.IX/ 1511: «L'Apostolo scrive: "Avete vinto il maligno"! E' così. Bisogna costantemente risalire alle radici del male e del peccato nella storia della umanità e dell'universo, così come Cristo risalì a queste stesse radici nel suo mistero pasquale della Croce e della Risurrezione. Non bisogna avere timore di chiamare per nome il primo artefice del male: il Maligno. La tattica che egli adoperava e adopera, consiste nel non rivelarsi, affinchè il male da lui stesso innestato sin dall'inizio, riceva il suo sviluppo dall'uomo stesso, dai sistemi stessi e dalle relazioni interumane, tra le classi e tra le nazioni per diventare sempre di più peccato "strutturale", e lasciare sempre di meno identificare come peccato "personale". Dunque, affinchè l'uomo si senta in un certo senso "liberato" dal peccato e, al tempo stesso, sempre di più sia in esso spofondato».

 [121] Vediamo alcune linee di sviluppo recente dello studio scientifico della demonologia cristiana in Il diavolo e i suoi angeli, di Adele Monaci Castagno, Firenze 1996, alle pp. 11-15: "L'impulso maggiore verso uno studio approfondito della demonologia cristiana antica è derivato dalle nuove acquisizioni in campo propriamente storico: 1) recupero delle investigazioni storica di quelle rappresentazioni mentali che fanno parte dell'immaginario e/o della mentalità di una cultura (in tale prospettiva lo studio dei demoni non può più essere associata alla malattia mentale ne può essere considerata "resto" superstizioso di religioni precedenti...ma viene a far parte a pieno titolo di quell'insieme di rappresentazioni che, pur prescindendo dall'esperienza e dai ragionamenti deduttivi ad essa collegati, è non meno reale e, quindi, storicamente significativa, soprattutto se studiato sulla lunga durata); 2) rinnovato studio della letteratura pseudoepigrafica giudaica grazie a nuove scoperte come a Qumran e allo sforzo congiunto di èquipes di specialisti che lavorano insieme. Si è affermata la convinzione che senza quelli che, in modo prevenuto erano chiamati testi "intertestamentari", lo studio dell'A.T., del N.T., tenendo conto nel II-III sec. dei due Testamenti, il rompicapo era insolubile. In effetti all'A.T. in cui la demonologia svolge una parte del tutto marginale corrisponde un N.T. in cui la lotta di Cristo con Satana ed i suoi angeli è centrale, tanto che in vita egli appare come un esorcista e la sua stessa morte viene interpretata come il presso necessario per rompere definitivamente il potere demoniaco che attanaglia il mondo. D'altra parte il N.T. appare estremamente riservato come l'origine e la natura delle potenze avverse, su cui i cristiani successivi sembrano essere più informati. L'unico modo di collegare questi fili spezzati è collocarli nell'ordito ricchissimo delle tradizioni pseudoepigrafiche giudaiche, più antiche di quanto si pensasse...che influenzano profondamente il cristianesimo soprattutto in quel periodo non breve che copre i primi due secoli, in cui non esisteva ancora il N.T. come tale...nell'ambito del primi tre secoli avvengono le opzioni decisive in seguito alla duplice pressione esercitata, da un canto, dai movimenti dualistici e, dall'altro, dal confronto ravvicinato con le religioni e le filosofie dell'Impero". Nella ricerca sulla demonologia, sono importanti due scuole: a) La storia dell'immaginario (cfr. B. Teyssedre, Il diavolo e l'inferno ai tempi di Gesù, ed. ECIG, 1991), ha sottolineato l'aspetto della continuità non tenendo però conto del soggetto reale (situazioni e persone reali); b) la storia del cristianesimo ha sottolineato la discontinuità (da Gesù al III sec. ci sono trasformazioni radicali di tipo teologico, culturale, sociale; dopo il IV sec. con il monachesimo la demonologia ha una nuova fioritura).

 [122] G. Kittel, voce «¥ggeloj» in Grande lessico del Nuovo Testamento, Brescia 1965, vol. I, pp.195-230.

 [123] W. Foerster, voce «da...mwn» in Grande lessico del Nuovo Testamento, Brescia 1966, vol. II, coll. 741-792.

 [124] G. von Rad, W. Foerster, voce «diab£llw» in Grande lessico del Nuovo Testamento, Brescia 1966, vol. II, coll. 921-950.

 [125] W. Foerster , K. Schäferdiek, voce «satan©j » in Grande lessico del Nuovo Testamento, Brescia 1977, vol. XI, coll. 1397-1434.

 [126] A. Monaci Castagno, Il diavolo e i suoi angeli, op. cit., pp. 28-33.

 [127] Cfr. G. Gozzellino, op. cit., pp. 26-27.

 [128] Ibid. pp. 15-28.

 [129] Ibid. pp. 39-54.

 [130] G. Gozzellino, op. cit., pp. 38, 49, 55, 56.

 [131] Congregazione della fede, Fede cristiana e demonologia, op. cit., EV5/1351-1355: "La lettura del discorso sulla montagna è sufficiente del resto a convincersi della sua libertà di spirito come del suo rispetto per la tradizione. Perciò, quando egli rivelò il significato della sua redenzione, dovette tener conto evidentemente dei farisei, i quali, come lui, credevano al mondo futuro, all'anima, agli spiriti e alla risurrezione; ma anche dei sadducei, i quali non ammettevano queste credenze. Quando i primi lo accusarono di scacciare i demoni con la complicità del loro principe, egli avrebbe potuto scagionarsi, schierandosi con i sadducei; ma, così facendo, avrebbe smentito ciò che egli era e la sua missione. Egli dunque doveva, senza rinnegare la credenza agli spiriti e alla risurrezione, che aveva in comune con i farisei, dissociarsi da costoro ed opporsi, non meno, ai sadducei. Pretendere dunque oggi che il discorso di Gesù su satana esprima soltanto una dottrina mutuata dall'ambiente, senza importanza per la fede universale, appare, di primo acchito, come un'opinione poco informata sull'epoca e la personalità del Maestro. Se Gesù ha usato questo linguaggio, se soprattutto egli lo ha tradotto in pratica nel suo ministero, è perchè esso esprimeva una dottrina necessaria, almeno per una parte, alla nozione e alla realtà della salvezza da lui portata. Anche le principali guarigioni di ossessi furono da Cristo compiute in momenti che risultano decisivi nei racconti del suo ministero. I suoi esorcismi ponevano e orientavano il problema della sua missione e della sua persona, come provano a sufficienza le reazioni che suscitarono. Senza mettere mai satana al centro del suo vangelo, Gesù ne parlò tuttavia solo in momenti evidentemente cruciali e con dichiarazioni importanti. Prima di tutto diede inizio al suo ministero pubblico accettando di essere tentato dal diavolo nel deserto: il racconto di Marco, proprio a motivo della sua sobrietà, è decisivo quanto quello di Matteo e di Luca. Contro questo avversario egli mise in guardia nel discorso sulla montagna, e nella preghiera che insegnò ai suoi, il Padre nostro, come ammettono oggi molti esegeti, appoggiati sulla testimonianza di parecchie liturgie. Nelle parabole, Gesù attribuì a satana gli ostacoli incontrati dalla sua predicazione, come nel caso della zizzania nel campo del padre di famiglia. A Simon Pietro egli annunziò che "la potenza degli inferi" avrebbe tentato di prevalere sulla chiesa, che satana lo avrebbe passato al vaglio insieme con gli altri apostoli. Al momento di lasciare il cenacolo, Cristo dichiarò imminente la venuta del "principe di questo mondo". Nel Getsemani, quando i soldati gli misero addosso le mani per arrestarlo, affermò ch'era giunta l'ora della "potenza delle tenebre": ciò nonostante, egli sapeva e aveva dichiarato nel cenacolo che "il principe di questo mondo era ormai condannato". Questi fatti e queste dichiarazioni, bene inquadrati, ripetuti e concordanti, non sono casuali e non è possibile trattarli come dati favolistici da smitizzare. Altrimenti, bisognerebbe ammettere che in quelle ore critiche la coscienza di Gesù, di cui è attestata la lucidità e la padronanza di sè davanti ai giudici, era in preda a fantasmi illusori, e che la sua parola era priva di ogni fermezza; ciò che contrasterebbe con l'impressione dei primi ascoltatori e dei lettori dei vangeli. Si impone perciò la conclusione: satana, che Gesù aveva affrontato con i suoi esorcismi, che aveva incontrato nel deserto e nella passione, non può essere il semplice prodotto della facoltà umana di favoleggiare e di personificare le idee, oppure un relitto aberrante di un linguaggio culturale primitivo.

E' vero che san Paolo, riassumendo a larghe linee nella lettera ai romani la situazione dell'umanità prima di Cristo, personifica il peccato e la morte, di cui mostra la temibile potenza; ma si tratta, nel complesso della sua dottrina, di un momento, che non è l'effetto di una risorsa puramente letteraria, ma della sua acuta coscienza dell'importanza della croce di Gesù e della necessità dell'opzione di fede che egli richiede. D'altra parte, Paolo non identifica il peccato con satana...Paolo distingue bene satana dal peccato...e con estrema decisione, invita a resistere a satana, a non farsi dominare da lui, a non dargli occasione o vantaggio e a schiacciarlo sotto i piedi. Perchè satana è per una entità personale, "il dio di questo mondo", un avversario furbo, distinto sia da noi che dal peccato, che egli suggerisce...Certamente, satana induce al peccato, ma si distingue dal male che egli fa commettere.

L'Apocalisse è soprattutto il grandioso affresco in cui risplende la potenza di Cristo risorto nei testimoni del suo vangelo: essa proclama il trionfo dell'Agnello, immolato: ma ci si ingannerebbe completamente sulla natura di questa vittoria se non vi si vedesse il termine di una lunga lotta in cui intervengono, mediante le potenze umane che si oppongono al signore Gesù, satana e i suoi angeli, distinti gli uni dagli altri, come pure i loro agenti storici. E' infatti l'Apocalisse che, sottolineano l'enigma dei diversi nomi e simboli di satana nella sacra scrittura, ne smaschera definitivamente l'identità. La sua azione si svolge in tutti i secoli della storia umana sotto gli occhi di Dio...Gesù riconosce che peccare significa essere "schiavo", ma non identifica per questo con satana nè questa schiavitù nè il peccato, che in essa si manifesta. Il diavolo esercita sui peccatori solo una influenza morale, nella misura in cui ciascuno acconsente alla sua ispirazione: liberamente essi ne eseguono i "desideri" e fanno "la sua opera"...Per questo motivo i padri della chiesa, convinti dalla sacra scrittura che satana e i demoni sono gli avversari della redenzione, non hanno mancato di ricordare ai fedeli la loro esistenza e la loro azione".

 [132] Articoliamo la nostra esposizione sulla successione di quattro fasi diverse divise in due paragrafi successivi. Individuiamo nel primo paragrafo (1.2) l'età patristica e l'età medievale all'interno di una mentalità di tipo sacrale o connaturalmente metafisica (che dell'uomo e del mondo coglie quanto è più grande di essi) e nel secondo paragrafo (1.3) l'età moderna e contemporanea, caratterizzata dal predominio di una mentalità di tipo secolare o connaturalmente fenomenologica (che della vita tende a valutare quasi esclusivamente i dati visibili, corporei, terreni e manipolabili).

 [133] G. Gozzellino, op. cit., p.60.

 [134] cfr. R. Lavoratori, op. cit., pp.107-132; A. Monaci Castagno, op. cit., pp.54-113.

 [135] R. Lavoratori, op. cit., p.129.

 [136] Idem, p.130.

 [137] Idem, p.130.

 [138] cfr. Idem, pp. 133-161.

 [139] Il contrasto tra queste due posizioni (concezione greca e concezione ebraico-cristiana) finì per col favorire l'identificazione degli dèi pagani con il diavolo e i suoi satelliti, con la conseguente equiparazione del paganesimo al culto dei demoni. Questa posizione è sostenuta da: S. Giustino, Taziano, Atenagora, Clemente di Alessandria e soprattutto Tertulliano e Origene. In Tertulliano e Origene questo comportò due conseguenze destinate ad esercitare un gran peso in seguito: 1) l'interpretazione del battesimo come rinuncia a Satana; 2) presentazione del martirio di sangue quale vertice della lotta della Chiesa contro Satana (posizione però già presente nei Padri apostolici).

 [140] Cfr. R. Lavoratori, Satana un caso serio, op. cit., pp. 163-195.

 [141] A. Monaci Castagno, Il diavolo e i suoi angeli, op. cit., p. 90: "L'Oriente più dell'Occidente diede spazio ai riti apotropaici volti a prevenire futuri attacchi dei demoni; fu invece generalmente adottato quella parte del rituale riguardante la rinuncia a Satana e alla sua "pompa", espressione il cui significato originario può contenere un riferimento ai culti idolatrici...La Tradizione Apostolica [di Ippolito] costituisce probabilmente un anello importante del processo mediante il quale l'esorcismo e l'esorcista vennero collegati saldamente all'organizzazione istituzionale delle Chiesa" (cfr. anche: Georges Tavard, Satana, Milano 1990, pp.66-67).

G. Gozzellino, Angeli e Demoni, p.76: "A cominciare dal secolo III, inoltre, si forma in Occidente il grado ecclesiastico degli esorcisti, contrassegnato dalla funzione di cacciata dei demoni. E' vero, pertanto, che l'ignorare o l'emarginare la realtà degli angeli o dei demoni «rende incomprensibile la liturgia in uno dei suoi aspetti essenziali» (C. Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, op. cit., p.347)".

 [142] cfr. A. Monaci Castagno, op. cit., p.112: "E' dal periodo fin qui studiato che assistiamo alla formazione di due fenomeni, ancora separati, ma dalla cui convergenza, insieme dalle mutate circostanze storiche, scaturirà la persecuzione degli eretici e delle streghe: la polarizzazione della aggressività nella lotta contro i demoni, da una parte, e, dall'altra, la sempre incerta distinzione, nel vivo della lotta, fra l'individuo e il demonio di cui, di volta in volta, è considerato strumento".

 [143] Ibid., p.111.

 [144] cfr. Agostino di Ippona, Confessioni, cap.7: 3,5.

 [145] Cfr. R. Lavoratori, Satana un caso serio, pp. 219-228.

 [146] R. Lavoratori, Satana un caso serio, op. cit., pp.270-271.

 [147] Cfr. G. Gozzellino, Angeli e demoni, op. cit., p.77: "Tra i molteplici insegnamenti che i Padri della Chiesa ci trasmettono ci sembra da segnalare soprattutto una duplice indicazione. La prima riguarda la contestualità della credenza degli angeli e dei demoni: il senso profondo dello spessore reale insito in essa può essere recuperato solo ripristinando un'intensa atmosfera di fede fondata sulla dimestichezza con le Scritture, e solo ridando vita alla percezione della indispensabilità del procedimento metafisico. La seconda sottolinea una valenza metodologica: la confutazione apologetica di quanto si oppone alla dottrina della Chiesa non costituisce solo un impegno richiesto al servizio della verità, ma anche un prezioso strumento di distinzione di ciò che vincola la fede dalle semplici opinioni teologiche".

 [148] Cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, op. cit., EV.5/1357-1358: "Fin dal II secolo della nostra èra Melitone di Sardi aveva scritto un'opera "Sul demonio" e sarebbe difficile citare un solo padre che su questo argomento abbia taciuto. Ovviamente, i più attenti a mettere in luce l'azione del diavolo furono quelli che illustrarono il disegno divino nella storia, specialmente sant'Ireneo e Tertulliano, i quali affrontarono successivamente il dualismo gnostico e Marcione; poi la volta di Vittorino di Pettau, e finalmente di sant'Agostino. Sant'Ireneo insegnò che il diavolo è un "angelo apostata"; che Cristo, ricapitolando in se stesso la guerra di questo nemico contro di noi, dovette affrontarlo agli inizi del suo ministero. Con maggiore ampiezza e vigore sant'Agostino lo mostrò all'opera nella lotta delle "due città", che hanno origine in cielo, quando le prime creature di Dio, gli angeli, si dichiararono fedeli o infedeli al loro Signore; nella società dei peccatori egli vide un "corpo" mistico del diavolo, di cui parlerà più tardi, nei "Moralia in Job", anche S. Gregorio Magno. Evidentemente, la maggioranza dei padri, abbandonando con Origene l'idea di un peccato carnale degli angeli decaduti, videro nel loro orgoglio - cioè nel desiderio di innalzarsi al disopra della loro condizione, di affermare la loro indipendenza, di farsi credere Dio - il principio della loro caduta; ma, accanto a quest'orgoglio, molti sottolinearono anche la loro cattiveria nei confronti dell'uomo. Per sant'Ireneo, l'apostasia del diavolo sarebbe cominciata quando egli ebbe gelosia della creazione dell'uomo e cercò di farlo ribellare al suo autore. Secondo Tertulliano, satana, per contrastare il piano del Signore, avrebbe plagiato nei misteri pagani i sacramenti istituiti da Cristo. L'insegnamento patristico echeggiò dunque in maniera sostanzialmente fedele la dottrina e gli orientamenti del Nuovo Testamento".

 [149] R. Lavoratori, Satana un caso serio, pp.274-278.

 [150] Cfr. G. Amorth, Nel mio nome scacceranno i demoni, in Vita Pastorale 1 (1998): "Ma già alla fine del II secolo Ireneo parla con ammirazione degli esorcisti come di un ceto a parte, benchè tutti vi potessero appartenere...Penso che si possa considerare conclusa questa istituzione del sacramentale dell'esorcistato con l'anno 416, quando papa Innocenzo I stabilisce che gli esorcismi possano essere amministrati solo dietro autorizzazione vescovile"; cfr. G. Tavard, Satana, pp. 118.143.

 [151]  Cfr. R. Lavoratori, op. cit., pp.385-386; cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, op. cit., EV.5/1361.1363.

 [152] Idem., p.387; cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Fede e demonologia, EV.5/1370: "Così, fin dal IV secolo, l'espressione della fede cristiana - insegnata e vissuta - presentava su questo punto le due formulazioni dogmatiche [ a) Dio creatore di tutti gli esseri visibili e invisibili; b) al di fuori di Dio non c'è natura divina, angelo, spirito o potenza alcuna che possa ritenersi Dio], positiva e negativa, che ritroveremo otto secoli dopo al tempo di Innocenzo III e del concilio Lateranense IV".

 [153] G, Gozzellino, Angeli e demoni, op. cit., p.80.

 [154] cfr. G. Gozzellino, Angeli e demoni, pp.80-81: "In Occidente la crescente importanza acquisita dalla Gerarchia celeste di Dionigi lo Pseudo-Areopagita, tradotta e commentata da grandi nomi quali Giovanni Scoto Eriugena (810-887), da impulso nel XI secolo alla nascita di una angelologia di stampo spiccatamente agostiniano, che vede negli angeli la prima e più alta partecipazione della luce del Verbo, tende ad assimilarli alle idee universali, o archetipi, della tradizione platonica, e interpreta il "fiat lux" del libro della Genesi come una rivelazione della loro creazione. Primo risultato di questo orientamento fu il coinvolgimento dell'angelologia nella disputa sugli universali dibattuta dalle scuole dell'epoca. Applicando il nominalismo alla teologia trinitaria, Roscellino da Compiègne identifica le tre Persone divine con tre angeli, col risultato di compromettere sia la dottrina della Trinità sia l'angelologia. Professando un realismo esagerato che lo porta a divinizzare gli angeli e a mettere il diavolo in Dio, Amaury de Bènes conclude nel panteismo. Il primo ritrattò le sue teorie al sinodo di Soissons (1092); il secondo fu raggiunto da diverse condanne".

 [155] R. Lavoratori, Satana un caso serio, op. cit., p.289.

 [156] G. Gozzellino, op. cit., pp.81-82

 [157] R. Lavoratori, op. cit. , p.303.

 [158] cfr. Idem, pp.304-331; cfr. G. Tavard, op. cit., pp.89-110.

 [159] cf. R. Lavoratori, Satana un caso serio, op. cit., pp.334-349; cfr. G. Tavard, Satana, op. cit., pp.106-108.

 [160] Crf. R. Lavoratori, Satana un caso serio, op. cit., pp.350-370; cfr. G. Tavard, Satana, op. cit., pp.100-106.

 [161] R. Lavoratori, op. cit., pp.364-368.

 [162] Congregazione della fede, Fede cristiana e demonologia, Roma 1975, EV5/1373: "Non sorprende dunque che in un tale contesto storico gli Statuta Ecclesiae antiqua - una raccolta canonica del V secolo - abbiano introdotto tra le interrogazioni destinate all'esame della fede cattolica dei candidati all'episcopato la seguente domanda: "Se il diavolo è cattivo per condizione o se è diventato tale per libero arbitrio", formula che si ritroverà nelle professioni di fede imposte da Innocenzo III ai valdesi"

 [163] Ibid., EV5/1375: "Fanno anche parte, da lungo tempo, della fede esplicita della chiesa la condizione di creatura e l'atto libero con il quale il diavolo si è pervertito. Al concilio Lateranense IV era sufficiente introdurre queste affermazioni nel suo simbolo senza bisogno di documentarle, perchè si trattava di credenze chiaramente professate. Questa inserzione, che dal punto di vista dogmatico era possibile anche prima, allora era diventata necessaria, perchè l'eresia dei catari aveva adottato alcuni antichi errori manichei. Tra il XII e il XIII secolo molte professioni di fede avevano dovuto affrettarsi a riaffermare che Dio è creatore degli esseri "visibili e invisibili", che è l'autore dei due testamenti, e specificare che il diavolo non era cattivo per natura ma in seguito a una scelta. Le antiche proposizioni dualistiche, inquadrate in vasti movimenti dottrinali e spirituali, costituivano allora, nella Francia meridionale e nell'Italia settentrionale, un reale danno per la fede".

[164] Cfr. G. Amorth, Esorcisti e Psichiatri, Roma 1996, pp. 23-24: "Il periodo che va dal XII al XV secolo è molto triste per la Chiesa. Non da un punto di vista culturale: è il periodo delle grandi Summae teologiche, delle stupende cattedrali, dei grandi papi teocratici. Ma il periodo della lotta agli Albigesi, il periodo in cui si affacciano le grandi eresie con le contestazioni anticlericali e antiecclesiastiche; l'Europa è sconvolta dalla guerra dei cent'anni. E si avvia al peggio. Quelle che fino allora venivano chiamate bonae feminae, ossia le donne un po' matte, che venivano commiserate, diventano streghe. Proprio queste donne che più di ogni altra persona avrebbero avuto bisogno di essere esorcizzate, vengono invece perseguitate e incominciano ad essere bruciate al rogo. Non si può non ricordare che S. Giovanna d'Arco, considerata strega per motivi politici, mai esorcizzata, viene condannata al rogo. E' il crollo di ogni giustizia pastorale e giuridica, che fa perdere la testa anche ai più responsabili, che emanano delle disposizioni dalle conseguenze gravissime, forse, in un primo tempo, con l'illusione di moderare le cose regolandole. Nel 1252 Innocenzo IV autorizza la tortura contro gli eretici; nel 1326 Giovanni XXII autorizza per la prima volta l'inquisizione contro le streghe. E' l'inizio della follia, accompagnata anche da calamità naturali. Dal 1340 al 1450 l'Europa è sconvolta dalla peste nera, un'epidemia che fa strage di vite umane con tante altre conseguenze: crollo dei valori morali, diffusione di lotte civili di ogni genere, scismi della Chiesa. Da tutti questi crolli sorse la mania di demonizzare tutto: ma non una forma di demonizzazione che portasse agli esorcismi e alla guarigione o liberazione; ma si giunse solo a una forma distruttiva...  L'orrore della caccia alle streghe si diffuse soprattutto nei paesi protestanti, dove per di più nel secolo XVII imperversarono guerre di religione. Ma quello che mi preme sottolineare è che dove continuarono gli esorcismi non ci furono roghi, o furono ridotti al minimo. Nella Roma dei Papi è provato che ci fu un solo caso; nell'Irlanda cattolica le streghe non furono mai perseguitate e lo furono ben poco nella Spagna, nota per l'inquisizione di Torquemada"; anche cfr. G. Gozzellino, op. cit., pp. 96-97: "Avvallata anche dalla bulla Summis desiderantes di Innocenzo VIII, del 5 dicembre 1484, seguita tre anni dopo dalla pubblicazione del Malleus maleficarum dei domenicani C. Sprenger e H. Institoris (von Krämer), si apre la caccia alle streghe, con una serie di processi che causò molte vittime, contribuendo ancor più ad alimentare quella paura del diavolo da cui traeva spunto. La vera causa di questo fenomeno tanto negativo non fu affatto, come insinuano alcuni autori contemporanei, la credenza nel diavolo in quanto tale: tanto che nei secoli precedenti quella credenza non produsse nulla di simile, nè essa venne meno con la cessazione dei processi alle streghe. Fu invece la paura dell'Occidente. Resta comunque vera la lezione della necessità di una grande attenzione ai rischi di una sopravvalutazione di una demonologia e di una pari fermezza di fronte alle sue possibili deviazioni"; anche cfr. L. Kolakowski, Diavolo, in Enciclopedia Einaudi, vol. IV, Torino 1978, pp. 701-705.715-716: "Per cui sarebbe tutt'altro che esatto asserire che la stregoneria e la caccia alle streghe erano «superstizioni medievali», che nel Rinascimento furono messe in discussione e in parte sradicate, sicchè nell'età moderna si assisterebbe a una costante diminuzione della demonomania. Sembra piuttosto vero il contrario...Rispetto all'epoca della Riforma e del Rinascimento la Chiesa medievale fu assai cauta e moderata nella pratica di smascherare i demoni; nessun pensatore medievale sostenne mai l'idea, più tardi spesso enunciata, che il mondo brulicasse di streghe, tanto che a soli pochi fortunati era concesso evitare di essere servitori dell'inferno"; cfr. G. Tavard, op. cit., pp.145-149.

 [165] Marco Ivan Rupnik, Nel fuoco del roveto ardente, Roma 1996, pp. 18-19.

 [166] Cfr. G. Tavard, op. cit., pp.160-161: "La soluzione di Schleiermacher è ben riassunta nelle tesi 44 e 45 della sua opera centrale, La fede cristiana (1821). Tesi 44: «L'idea del diavolo, così come si è sviluppata tra di noi, è talmente instabile che non si può presumere che chiunque possa essere convinto della sua verità. Inoltre la nostra Chiesa [protestante] non ne ha mai fatto una utilizzazione dottrinale». La tesi 45, piuttosto lunga, dice in sostanza due cose: da una parte, il Nuovo Testamento impiega l'idea del diavolo come categoria, non a titolo di insegnamento; dall'altra, «la credenza del diavolo non deve essere presentata come una condizione della fede in Dio o in Cristo». In realtà, la tesi 44 nega troppo facilmente la logica delle affermazioni tradizionali su Satana. Dimentica anche l'utilizzazione dottrinale dell'immagine di Satana fatta da Martin Lutero. Quanto alla tesi 45...la seconda parte è abbastanza valida, ma si dimentica una ipotesi possibile: credere che Satana esista come angelo che ha scelto il male può essere considerato, se non come condizione, per lo meno come implicazione della fede".

 [167] Cfr. A. Harnach, Missione e propagazione del cristianesimo, Milano 1945, p.109: "La credenza nei demoni era come una rete nella quale Cristiani e Pagani s'impigliavano sempre più; e, mentre che, nel domma e nella filosofia religiosa, si diradavano le nebbie del politeismo e si elaborava un monoteismo sublime, nella vita, gli uomini si immergevano sempre più miseramente negli abissi della superstizione, nelle fantasticherie di un sognato mondo di spiriti".

 [168] G. Gozzellino, op. cit., pp. 100-101: "Nella letteratura liturgica del tempo, la demonologia riceve una forte considerazione dal Rituale romano di Paolo VI, promulgato il 16 giugno 1640. E l'angelologia, dal Messale romano di san Pio V, pubblicato il 14 luglio 1570...pur non costituendo una norma assoluta di fede, questo materiale liturgico rispecchia la ferma convinzione della Chiesa e contribuisce potentemente a mantenerla viva. Lo conferma, al negativo, la vicenda del protestantesimo. «Nelle comunità protestanti», osserva G. Tavard, «la perdita dell'angelologia dipende forse dal declino della sensibilità liturgica. Sia tra i cattolici sia tra i protestanti esiste una stretta unità tra l'angelologia e l'esperienza di una liturgia intesa come attualizzazione del mistero del Verbo che viene presso gli uomini. Tale partecipazione della Chiesa alla vita celeste non è totale senza la presenza degli esseri che la Sacra Scrittura presenta nella veste di abitanti del cielo, e cioè i santi angeli. La perdita della nozione fondamentale di sacramento nelle liturgie protestanti ebbe quale conseguenza logica l'affievolirsi del sentimento di partecipazione. In teologia questo significa, tra l'altro, la sparizione dell'angelologia»".

 [169] C. Baudelaire, I fiori del male, Milano 1980, pp.210-213; G. Tavard, op. cit., p.155: "Rimabaud, come Baudelaire, riconosceva alla fine la redenzione e moriva munito dei sacramenti della Chiesa"; Giovanni Paolo II ha presentato lo stesso concetto di Baudelaire nella lettera apostolica Parati Semper del 31 marzo 1985 al N° 15.

 [170] Cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, op. cit., EV.5/1381.

 [171] Cfr. G. Gozzellino, op. cit., pp.102-104; G. Tavard, op. cit., pp.166-168; R. Lavoratori, op. cit., pp. 16-17.

 [172] Cfr. G. Gozzellino, op. cit., pp.103-104; R. Lavoratori, op. cit., pp.16-17.

 [173] Cfr. G. Gozzellino, op. cit., pp.105-109.

 [174] Cfr. M. Seeman, Gli angeli, in Mysterium Salutis 4, Brescia 1970, pp. 737-788.

 [175] Cfr. D. Zähringer, I demoni, in Mysterium Salutis 4, Brescia 1970, pp. 789-816.

 [176] Cfr. G. Gozzellino, op. cit., p.106; R. Lavoratori, op. cit., pp.22-23; C. Balducci, Il diavolo, Alessandria 1996, pp. 121-127.

 [177] cfr. W. Kasper, Il problema teologico del male, in AA.VV., Diavolo-demoni-possessione, ed. it., Brescia 1983, pp. 43-78.

 [178] Ibidem, p.72.74.

 [179] Ibidem, p.68.

 [180] J. Ratzinger, Liquidazione del diavolo?, in Dogma e predicazione, Brescia 1974, p. 197.

 [181] J. Ratzinger V. Messori, Rapporto sulla fede, Milano 1985, pp. 145.151.155.157.

 [182] cfr. G. Gozzellino, op. cit., pp. 106-107.

 [183] H. A. Kelly, La morte di Satana. Sviluppo e declino della demonologia cristiana, Milano 1969, p.86.

 [184] Ibidem, pp. 29-57.

 [185] Ibidem, p. 165.

 [186] Ibidem, p. 164.

 [187] R. Laurentin, Il demonio, mito o realtà?..., Perugia 1995, pp. 135-136.

 [188] cfr. G. Gozzellino, op. cit., pp. 108; R. Lavoratori, op. cit., pp. 28-31; C. Balducci, op. cit., pp. 91-120.

 [189] H. Haag, La liquidazione del diavolo?, Brescia 1970, p.38.53-54.

 [190] M. Limbeck, voce Demonio, in Dizionario di Teologico, a cura di J.B. Bauer e C. Molari, Assisi 1974, pp. 181-189.

 [191] Ibidem, p. 189.

 [192] cfr. G. Gozzellino, op. cit., p. 109; R. Lavoratori, op. cit., p. 35.

 [193] K.Rahner, H. Vorgrimler, voci Demonio (pp. 181-182); Ossessione diabolica (p. 451); Principati e potestà (p. 537), in Dizionario di Teologia, Milano 1994.

 [194] Cfr. R. Lavoratori, op. cit., pp. 17-19.

 [195] A. Cini Tassinaro, op. cit., p. 29; cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, EV.5/1382: "E' per questo che il concilio Vaticano II, che si è interessato più del presente della chiesa che della dottrina della creazione, non ha mancato di mettere in guardia contro l'attività di satana e dei demoni. Di nuovo, come nei concili di Firenze e di Trento, esso ha richiamato con l'apostolo che Cristo ci "libera dal potere delle tenebre" e, riassumendo la sacra scrittura alla maniera di san Paolo e dell'Apocalisse, la costituzione Gaudium et spes ha detto che la nostra storia, la storia universale, "è una dura lotta contro lc potenze delle tenebre, lotta cominciata fin dall'origine del mondo e che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno". Altrove, il Vaticano II rinnova gli ammonimenti dell'epistola agli efesini ad "indossare l'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo". Perchè, come la stessa costituzione ricorda ai laici "noi dobbiamo lottare contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male". Non sorprende infine constatare che lo stesso concilio, volendo presentare la chiesa come il regno di Dio che ha già avuto inizio, invoca i miracoli di Gesù e a questo scopo fa precisamente appello ai suoi esorcismi. E' in questa occasione, effettivamente, che fu pronunziata da Gesù la famosa dichiarazione: "è dunque giunto a voi il regno di Dio".

 [196] C. Balducci, op. cit., p.61.

 [197] A. Cini Tassinaro, op. cit., p. 168.

 [198] Cfr. G. Gozzellino, op. cit., pp. 115-118; C. Balducci, op. cit., pp. 67-71; R. Lavoratori, op. cit., pp. 49-52; A. Cini Tassinaro, op. cit., pp.189-193.

 [199] Paolo VI, Solenne Professione di fede, Roma 1968, EV.3/544; cfr. Commissione cardinalizia del "Nuovo Catechismo", "Il Nuovo Catechismo" olandese, Roma 1968, EV.3/668-684.

 [200] Cfr. Il Nuovo Catechismo Olandese, Annuncio della fede agli uomini di oggi, Torino 1969, p. 583: "...la Scrittura parla sovente di tali esseri, gli angeli...La loro esistenza è forse supposizione derivata dalla concezione biblica del mondo? O fa parte del messaggio di Dio? In ogni caso la Bibbia ce li presenta totalmente impegnati nella storia della nostra salvezza in Cristo...(Di Satana si può dire altrettanto, ma in senso inverso. E' la forza che si oppone. Non però su piede di uguaglianza con Dio e non originaria nè potente come Dio. E su questo punto che la Scrittura è esplicita. Satana è la malvagità che ci fa rabbrividire e che vediamo agire nella umanità e la cui malizia supera spesso in tal modo la malizia individuale, che non possiamo fare a meno di domandarci; Qual forza è dunque all'opera qui? E' una potenza puramente umana?". Mentre nel testo "corretto" dalla Commissione Cardinalizia, ivi contenuto a pp. [17] e [18] si afferma tutt'altro: "...la Scrittura parla sovente di tali esseri, gli angeli...Esegeti e teologi non hanno concluso le loro ricerche sulle questioni relative al posto fatto progressivamente agli angeli nei libri dell'Antico Testamento o alla storia e allo sviluppo ulteriore della dottrina sugli angeli. La loro esistenza, come quella degli angeli malvagi, è non meno una verità della dottrina cattolica, di cui fa menzione, ad esempio, il IV Concilio Lateranense. Questi esseri misteriosi ci appaiono sempre in relazione con la storia della nostra salvezza in Cristo...(Quello che sappiamo di Satana e dei demoni - creati da Dio nella santità, ma purtroppo ribellatisi a Lui - testimonia pure questa solidarietà, ma in senso inverso: la ribellione degli spiriti malvagi diviene una fonte di male per il nostro mondo umano. Il male terribile che vediamo spesso scatenarsi nel mondo, una malvagità, una malizia che supera le possibilità individuali, ci portano a domandarci: Quale forza è dunque all'opera qui? E' una potenza puramente umana?".

 [201] Paolo VI, "Omelia Resistite fortes in fide", in Insegnamenti di Paolo VI, vol.10, Città del Vaticano 1973, pp.707-708.

 [202] Ibidem, pp. 708-709.

 [203] Paolo VI, Allocuzione "Liberaci dal male", in Insegnamenti di Paolo VI, cit., pp. 1168.1173.1169.

 [204] Paolo VI, "Vigilanza ed energia morale per resistere alle tentazioni del mondo", in Insegnamenti di Paolo VI, vol. 15, Città del Vaticano 1978, pp. 192.194.

 [205] v. sopra, p. 21.

 [206] S. Pricoco, Il demonio e i suoi complici. Dottrine e credenze demonologiche nella tarda antichità, Soveria Mannelli 1995, pp. 7-25.

 [207] Cfr. C. Balducci, op. cit., pp. 71-86; R. Lavoratori, op. cit., pp.52-53; R. Laurentin, op. cit., pp. 289-295. Per vedere altri interventi sul tema: cfr. Catechesi del mercoledì: "Peccatum originale", del 10 settembre 1986; Catechesi del mercoledì: "L'uomo coinvolto nella lotta contro le forze delle tenebre", del 10 settembre 1986;  Omelia sul tema: "Gesù tentato da Satana" del 8 marzo 1987; Discorso al Santuario di S. Michele Arcangelo a Monte S. Angelo (FG): "Contro le insidie del male", del 24 maggio 1987; Discorso di apertura dell'Anno Mariano del 7 giugno 1987; Omelia S. Messa, Castel Gandolfo: "Il male non può venire da Dio" del 19 luglio 1987; Discorso a Torino del 4 settembre 1988; Udienza generale del mercoledì del 21 luglio 1990; Visita alla parrocchia di S. Maria del Soccorso: "Et ne nos inducas in tentationem", 5 marzo 1995.

 [208] v. sopra, p. 36.

 [209] Giovanni Paolo II, Discorso: "Testimoni della verità, messaggeri di speranza", del 31 marzo 1985.

 [210] Giovanni Paolo II, Lettera enciclica sullo Spirito Santo Dominum et vivificatem, del 18 maggio 1986.

 [211] Giovanni Paolo II, Catechesi del mercoledì: Creatore degli angeli esseri liberi, 9 luglio 1986.

 [212] Giovanni Paolo II, Catechesi del mercoledì: Gli angeli esseri liberi, 23 luglio 1986.

 [213] Giovanni Paolo II, Catechesi del mercoledì: Gli angeli "immagine di Dio", 31 luglio 1986.

 [214] Giovanni Paolo II, Catechesi del mercoledì: Gli angeli e la storia della salvezza, 6 agosto 1986.

 [215] Giovanni Paolo II, Catechesi del mercoledì: Angeli in rivolta, 13 agosto 1986.

 [216] Giovanni Paolo II, Catechesi del mercoledì: La vittoria di Cristo sullo spirito del male, 20 agosto 1986.

 [217] G. Amorth, Un esorcista racconta, Roma 1990, p. 21.

 [218] R. Lavoratori, op. cit., pp. 409-414.

 [219] J. Ratzinger, V. Messori, Rapporto sulla fede, Milano 1985, p. 143.

 [220] J. Ratzinger, V. Messori, op. cit, pp. 71-72; cfr. Z. Trenti, Giovani e proposte cristiane, Torino 1985, p.22: "Lo stesso rinnovamento proposto dal Concilio non è stato esente da polemiche logoranti. Anzi proprio l'intenzione e l'apporto più significativi hanno condotto ad una situazione pastoralmente difficile. La riflessione conciliare ha di fatto trasferito l'interpretazione della fede dall'asse teologico tradizionale a quello esistenziale più consono alla sensibilità contemporanea: inducendo quindi ad una riformulazione dei principali contenuti di fede, notevolmente diversificata da quella tradizionale. Ha messo così in atto un processo di divaricazione fra un modo tradizionale e un modo innovato di interpretare la proposta cristiana che potrebbe riuscire sconcertante per i giovani, e far loro perdere il contatto con i nodi fondamentali della questione religiosa"; cfr. per quanto riguarda la ragionevolezza del senso religioso, G. Biffi, Esplorando il disegno. Catechesi in università, Torino 1994, p.24: "E' un fatto che l'uomo nativamente "religioso" a priori non esclude niente...L'uomo "areligioso" è quello che possiede la più arrischiata e irragionevole delle incertezze: la certezza di ciò che non c'è. E' una certezza che conviene solo a Dio: solo colui che è onnisciente può elencare le cose che non ci sono. Si trova qui rovesciato un idolo della mentalità prevalente della cultura di questi ultimi secoli, per la quale esiste soltanto ciò che è umanamente attingibile. Il contrario è ragionevole e vero: posso arrivare alla certezza della non esistenza solo di ciò che è posto dentro i confini del mondo visibile...Ma in nessun modo, se non voglio diventare irragionevole, mi è dato di arrivare a convincermi della non esistenza dei cherubini"; cfr. R. Laurentin, op.cit., p. 146: "La tendenza teologica (molto in voga dopo il Concilio Vaticano II) di preconizzare una fede senza religione, ha giocato [nel senso delle riduzioni]. Si considerano i riti come magie da eliminare e i simboli tradizionali come sopravvivenze sorpassate. Così si sono eliminati gli esorcismi dell'acqua e del sale nel sacramento del battesimo, in cui sono stati ridotti gli esorcismi principali, con vivo dispiacere di Paolo VI, il quale nel discorso del 15 novembre 1972 ha detto: «Nella liturgia del battesimo si sono accorciati gli esorcismi. Io non so se sia stata una cosa molto realistica e molto indovinata». Questa frase è stata eliminata dal testo stampato, ma essa è molto chiara nelle registrazioni, sia private che ufficiali. Queste riduzioni liturgiche non sono state senza conseguenze, ivi compreso il basso livello della pratica religiosa. La fede ha bisogno della religione, come il seme della terra per germogliare".

 [221] Cfr. Ibidem, p.73.151; G. Biffi, Io Credo, Milano 1993, p. 9.

 [222] J. Ratzinger, V. Messori, op. cit., pp.74-77.153.

 [223] Cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, EV5/1350; cfr. G. Gozzellino, op. cit., p. 67.

 [224] Ibidem, pp.127-156.

 [225] Pontificia Commissione Biblica, L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa, Città del Vaticano 15 aprile 1993, p.108.

 [226] G. Gozzellino, op. cit., p.160.

 [227] cfr. Ibidem, pp. 157-173.

 [228] DV 11.

 [229] DV 12.

 [230] Cfr. G. Gozzellino, op. cit., p. 57.173-183: R. Lavoratori, op. cit., pp. 397-400; C. Balducci, op. cit., pp. 168-172.

 [231] Attraverso un procedimento per esclusione, consci che le asserzioni sugli angeli e sui demoni debbano essere interpretate, vediamo se c'è qualcosa che faccia pensare ad un uso metaforico senza un pronunciamento sui contenuti o se sostituendo al posto di "diavolo" la parola "peccato" e al posto di "angelo" la parola "provvidenza divina" il loro senso rimane inalterato. Ebbene, la risposta risulta ancora nettamente negativa, soprattutto in rapporto alla demonologia.

 [232] F. Dreyfus, L'actualisation de l'Ecriture I e III, in G. Gozzellino, op. cit., pp. 181-182.

 [233] H.U. Balthasar, Precomprensione del demoniaco, in Communio, 7 (1979), n.45, 39-44.

 [234] J. Ratzinger, Liquidazione del diavolo?, in Dogma e predicazione, Brescia 1974, pp.189-197.

 [235] J. Ratzinger, op. cit., p.189: «Nel 1969 Herbert Haag, professore di Antico Testamento a Tubinga, vi aveva pubblicato un libretto con il significativo titolo di La liquidazione del diavolo?; questo libretto culmina nella frase: «Noi abbiamo già compreso che nel Nuovo Testamento il concetto di 'diavolo' sta semplicemente al posto del concetto di 'peccato'» (p.52). Al papa, che aveva sottolineato la reale esistenza di Satana e si era dichiarato contrario alla sua dissoluzione in qualcosa di astratto, Haag ha di recente rimproverato di ricadere nella visione del mondo giudaica dei primi tempi; Paolo VI farebbe confusione, nella Sacra Scrittura, tra visione del mondo ed espressione della fede. Cosa si può dire di ciò? E' importante qui, anzitutto, una precisazione demonologica. Neppure Haag può negare che nel Nuovo Testamento Satana e i demoni giochino un ruolo importante. Non può contestare nemmeno il fatto che nel Nuovo Testamento il termine «diavolo» non rappresenta affatto un sinonimo di peccato, ma allude ad una potenza esistente; l'uomo è abbandonato ad essa e ne viene liberato per opera di Cristo, perchè solo lui, nella qualità di «più forte» può legare l'uomo forte (Lc.11,22; cfr. Mc 3,27)».

 [236] J. Ratzinger, op. cit., p.190.

 [237] Ibidem, op. cit., pp.190-192.

 [238] Ibidem, op. cit., pp.192-197.

 [239] R. Lavoratori, op. cit., pp.39-40.

 [240] Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia, op. cit., EV.5/1388.

 [241] Cfr. K. Rahner, Demonologia, in Sacramentum Mundi, vol.3, Brescia 1975, pp. 19-22: "La dottrina sul diavolo e sui demoni rientra in una cristologia e in una antropologia cristiana come tale, in quanto in essa l'uomo fa esperienza del messaggio liberatore sul superamento, operato da Dio, della situazione umana; essa poi, col solo fatto di essere superata in Cristo, gli svela in tutta la sua perdizione, nell'impossibilità che essa presenta di essere dominata dall'uomo e nel pericolo che la minaccia. La demonologia diviene così la presentazione di fondo della colpa, del pericolo di colpa e della situazione di morte dell'uomo, che è personale, che usurpa il suo ambito, che è sottratto alla sua disposizione e al suo potere, che non può essere esaurito dall'azione e dalla storia umana; la demonologia diventa la dottrina secondo la quale il male nel mondo anche come situazione dell'uomo ha una profondità che non è semplicemente quella dell'uomo e della storia da lui autonomamente amministrata, ma è superata solo dall'atto escatologico di Dio in Cristo, atto che realmente ci viene assegnato e aggiudicato".

 [242] G. Biffi, La meraviglia dell'evento cristiano, 1995, pp.131.136; Occorre però fare attenzione a non confondere il "demonio" con il "male", cfr. C. Balducci, op. cit., pp. 94.115: "Il diavolo è malefico ma non è il male; siamo noi gli autori del male, specialmente morale, sia pure a volte tentati e sollecitati dal demonio...Il diavolo non è la personificazione del male. [Alcuni teologi] essendo il male un concetto puramente astratto, arrivano praticamente a negare la esistenza del demonio come realtà individuale e personale...[Per loro] il motivo per il commiato del diavolo non poggia sulle affermazioni bibliche, le quali sostengono il contrario, ma sulla nostra visione del mondo, con la quale esso sarebbe inconciliabile"

 [243] Cfr. R. Lavoratori, op. cit., p. 407: "Per conoscere dunque chi è e cosa fa Satana occorre conoscere chi è e cosa fa Cristo, poichè solo la parte positiva fa capire quella negativa. La rivelazione corrisponde anche alla rivelazione di Satana; il misterium salutis illumina il misterium iniquitatis".

 [244] Cfr. G. Panteghini, Angeli e demoni. Il ritorno dell'invisibile, Padova 1996, pp. 6-7.

 [245] Cfr. G. Biffi, La meraviglia dell'evento cristiano, pp. 130-131.

 [246] San Giovanni Damasceno fa un interessante parallelismo fra gli angeli e la condizione umana: "Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte" (cfr. CCC. 393).

 [247] K. Lehmann, Il diavolo, un essere personale?, in W. Kasper-K. Lehamann, Diavolo-demoni-possessione. Sulla realtà del male, cit., pp. 87; cfr. R. Laurentin, Il demonio. Mito o realtà? Insegnamento ed esperienza del Cristo e della Chiesa, cit., p.10: «Nell'episodio dell'indemoniato di Gerasa alla domanda di Cristo: "Qual è il tuo nome?", il demonio comincia a rispondere al singolare per finire al plurale: "Legione è il mio nome, perchè noi siamo molti....Ed egli lo supplicava di non espellerli" (Mc.5,10). Questa sfida alla grammatica riflette il paradosso del regno degli Inferi. Esso ha una sua unità deleteria: quella di una opposizione organizzata contro Dio. Ma è una unità negativa, divisa, tanto caotica quanto distruttrice. All'opposto della creazione, che è armonia, l'azione infernale promuove (se così si può dire) la decadenza, il degrado, il caos».

 [248] M. Seeman, op. cit., p. 731.

 [249] Sant'Agostino, Commento sui salmi, Sal.60, 2-3,(CCL 39, 766); L'aspetto della vigilanze va vissuto nella lotta quotidiana con tutte le armi a nostra disposizione, come dice R. Chenesseau, nella conferenza dal titolo, I colpi del demonio per l'amore a Dio, tenuta al Convegno degli esorcisti, a Collevalenza dal 10 al 15 luglio 2000: «Nella lotta dell'esorcismo non è una questione di poteri particolari ma una questione di fede-speranza-carità. Questo legame con l'insieme della lotta può essere paragonato all'iceberg; la parte immersa rappresenta il combattimento ordinario, più nascosto e abituale, la parte emergente è il combattimento dell'esorcismo, molto meno importante quanto alla frequenza e più identificabile ma è la stessa realtà sostanziale. Il combattimento abituale e il combattimento non abituale sono la stessa realtà sostanziale. Il ghiaccio è lo stesso nell'iceberg, sopra e sotto il pelo libero dell'acqua. E' evidente che l'esorcismo si indirizza a questa lotta contro all'avversario che è più difficile in cui la preghiera e i sacramenti non ce la fanno a respingere il malvagio. Gesù non fa gli esorcismi per tutti.».

 [250] cfr. Livio Fanzaga, op. cit.; p.64.

 [251] R. Cantalamessa, Lo Spirito Santo nella vita di Gesù, Milano 1981, pp. 37-38.

 [252] V. sopra, p.35, nota 119.

 [253] Renzo Lavoratori, Satana un caso serio, p. 418.

 [254] R. Laurentin, op. cit., p.144.

 [255] R. Lavoratori, op. cit., pp.418-420.

 [256] Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii Nutiandi, Roma, 8 dicembre 1975, n. 9.

 

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