Chiesa contro Satana
Sintetizziamo le tappe percorse dalla teologia; da una demonologia semplicemente ripetitiva ed espositiva verso una impostazione propriamente speculativa e organicamente strutturata.
N° |
Tappe successive |
Demonologia e angelologia [158] |
1a |
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Si nota una riflessione teologicamente più fondata e circospetta sulla realtà di Satana pur provenendo dalla viva predicazione e dalla vita contemplativa. L'interpretazione allegorica della Scrittura è incentrata sui misteri fondamentali della fede e in particolare sul mistero di Dio senza dilungarsi su aspetti marginali e questioni razionalmente troppo impegnative. |
2a |
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Soluzione dialettica: vi è un approfondimento teorico e sistematico all'interno di un discorso teologico più complesso. Anselmo (1033-1109) non cerca più di sapere se Satana agì per invidia o per orgoglio, ma si chiede come una persona d'intelligenza, qual era quella degli angeli, abbia potuto scegliere di peccare. Parte dalla libertà creata. Questo è l'argomento della sua opera De casu diaboli. Il metodo di Anselmo è logico e dialettico. Considerando la caduta del diavolo come fatto rivelato che non si può mettere in dubbio, egli cerca di determinare la sua risposta a priori, a partire dalle sole esigenze della ragione. Pone come principio fondamentale che tutto ciò che la creatura possiede è dono di Dio. Dio ha dato a tutti gli angeli la possibilità di volere e di non volere. Essi non avevano in seguito che passare all'atto. Il diavolo ha posto un ostacolo al dono di Dio rifiutandolo. Ma si può obiettare che il diavolo può mettere un ostacolo al dono di perseveranza solo se Dio gli pone da prima il potere di porre questo ostacolo. E la dialettica può così continuare indefinitamente. Anselmo è pienamente cosciente della obiezione. Egli esamina la questione in tutti i suoi aspetti. Gli angeli hanno ricevuto la capacità di scegliere il bene restando nel bene o di scegliere il male cercando qualche cosa che non hanno ricevuto. La scelta una volta fatta è irreversibile: perdendo il possesso del bene, Satana perde la capacità di volere il bene. Anselmo vi vede una questione di giustizia. Satana ha ciò che ha meritato. Il peccato di Satana consiste nell'aver voluto agire propria voluntate senza riferimento al suo Creatore. Nessuna causa ha preceduto il cattivo volere di Satana, salvo il fatto che egli era capace di volere. Anselmo contrariamente ai Padri che riferiscono il peccato di Satana alla indignazione che provò quando gli furono rivelate sia la creazione di Adamo a immagine di Dio e sia l'incarnazione del Verbo, lo riferisce unicamente alla volontà. L'angelo non poteva prevedere la sua caduta, poichè egli non aveva nessuna conoscenza dell'avvenire. Satana sapeva che egli non doveva volere ciò che voleva, e anche che avrebbe meritato di essere punito volendolo. Ma non sapeva che sarebbe stato effettivamente punito. Ed era bene così perchè se l'avesse saputo non sarebbe stato libero nella sua scelta. |
3 a |
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Pietro Lombardo (1100-1160) è noto per la sua opera Sententiae in IV libris distinctae, in cui sistematizza le questioni teologiche secondo un ordine logico e un esame dialettico. Sostiene, nella demonologia, la tesi del male come privazione di bene anche in riferimento alle eresie dualiste che si affacciano in quel periodo. Un'idea piuttosto nuova rispetto all'opinione più comune della tradizione è l'affermazione dell'incorporeità degli angeli (verrà ripresa da Alessandro Magno e Tommaso d'Aquino). Sostiene che è intercorso un certo tempo (morula) fra la creazione e la caduta, durante la quale il diavolo ha potuto riconoscere la propria natura limitata come contrapposta a quella di Dio e ha liberamente scelto di disobbedire al suo Signore. Il rapporto tra demonologia e antropologia è dato dal disegno di Dio che ha creato gli esseri umani allo scopo di riempire le schiere lasciate vuote dagli angeli ribelli con le anime degli eletti (riprendendo la concezione di Gregorio Magno dice che gli uomini redenti occupano il decimo coro). Di qui l'invidia di Satana e il suo piano per ostacolare gli uomini. L'uomo, comunque, sarebbe stato ugualmente redento anche se gli angeli non avessero peccato. |
4 a |
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Nel 1123 Pietro Abelardo (1079-1142) pubblica l'opera Sic et non in cui dimostra l'insufficienza del metodo fondato sulla citazione dell'autorità, perchè si trovano nella Scrittura e nei Padri delle citazioni contraddittorie su molte questioni, riguardanti anche i demoni: il momento della loro creazione, la loro corporeità, il genere e il tempo della loro colpa, il modo di tentare il primo uomo e gli effetti causati dalla loro discesa all'inferno, e la questione se i demoni conoscessero in antecedenza la passione di Cristo. Per superare la contraddittorietà occorre una comprensione critica delle formule dottrinali in modo di trovare una soddisfacente armonia tra il ragionamento umano e la verità di fede (per questa esigenza critica Abelardo è stato definito "il primo uomo moderno" (M.D.Chenu)). Parla poco del diavolo e sviluppa soprattutto il problema del male che per lui è una privazione permessa da Dio per un bene maggiore. Il peccato consiste nel cattivo uso di facoltà che in se sono buone e l'essenza del peccato non sta tanto nell'azione cattiva ma nell'intenzione di fare il male. Non accetta la dottrina che vede nella croce il prezzo pagato a Dio per riscattare l'uomo dai |
4 a |
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"diritti" del diavolo, perchè è l'uomo ad aver bisogno di essere riconciliato con Dio, non il contrario. Non si pone l'antagonismo tra la giustizia di Dio e il potere di Satana, dentro il quale l'uomo si trova a causa del peccato e vinto da Dio in forza del sacrificio di Cristo, ma si afferma il primato dell'amore divino che rende libera la risposta libera nell'adesione o nel rifiuto dell'amore da parte delle creature responsabili. E nel caso doloroso del rifiuto, quello stesso amore di Dio si fa disponibile a risanare con il dono amoroso di suo Figlio la ferita provocata dalla mancanza d'amore. Questa teoria di Abelardo segna una svolta determinante per l'interpretazione del dogma del peccato e della redenzione nella teoria cristiana. Circa il fuoco infernale, sostiene l'opinione di un fuoco e di un inferno spirituali, cioè di una pena che tormenta l'anima e l'accompagna dovunque sia. Tra nominalismo ("diavolo" è una parola vuota) e i realisti ("diavolo" come entità che esiste in sè in modo oggettivo) si colloca in una posizione simbolica ("diavolo" è una parola che esprime una realtà malefica piuttosto che un essere personale). |
5 a |
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I nuovi ordini (in Italia i camaldolesi e i vallombrosani; in Francia i cistercensi e i monaci di Cluny), sviluppano e ravvivano ampiamente la demonologia; la scuola di Parigi in cui spiccano Ugo e Riccardo di S. Vittore e la scuola porrettana che ha per maestro Gilberto da Porrè lo fanno con uno stile scolastico ma sempre approfondendone l'aspetto contemplativo, con la convinzione che l'anima toccata dalla grazia può accedere alle verità divine. |
La grande scolastica (XIII sec.): questo è considerato il secolo dei due ordini mendicanti: i francescani e i domenicani, agenti vigorosi del rinnovamento spirituale e dell'unificazione sociale tra il popolo, con una duplice influenza: a) a livello di coscienza cristiana richiamando l'ideale della sequela integrale di Cristo; b) a livello del messaggio evangelico affinchè fosse letto e annunciato in tutta la cristianità. Mentre i francescani intendevano raggiungere i cuori insistendo molto sull'aspetto cristocentrico della pietà cristiana (la teologia è anzitutto una guida per vivere la comunione con Dio), i domenicani volevano rischiarare le menti dei cristiani, predicando la verità cattolica in modo pieno, per favorire una vita nuova. Le due tendenze teologiche contraddistinguono anche il pensiero intorno alla demonologia sia all'interno dell'esperienza francescana, sia nella speculazione domenicana.
Temi |
Demonologia e angelologia [159] |
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Nelle fonti francescane è presente la teologia da cui ha attinto la tradizione seguente. Alessandro di Hales e Bonaventura prima e Scoto poi, le svilupperanno nella linea della prevalenza della volontà negli angeli e soprattutto in Dio sull'intelletto; questo porterà a sottovalutare il fondamento oggettivo e responsabile del bene e del male. |
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Alessandro di Hales (†1245)e Bonaventura (†1274) approfondiscono la teologia della scuola francescana e sistematizzano organicamente la demonologia, concepita come una parte del grande discorso sulle verità fondamentali della fede e inserita nella trattazione intorno al mistero di Dio, della creazione e del peccato. Il metodo usato è quello della riflessione scolastica sulla Scrittura ed è arricchito dall'apporto critico della ragione indagatrice vivificato dall'afflato interiore. |
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) Giovanni Duns Scoto (1266-1308): rappresenta l'ultimo sviluppo del principio francescano del primato dell'amore e tuttavia porta con se alcuni germi di dissolvimento dell'armonia scolastica tra ragione e fede, tra la dimensione intellettiva e volitiva del pensare. Scoto è l'iniziatore della corrente filosofico-.teologica del "volontarismo" per la quale l'assoluta e infinita volontà di Dio non può essere compresa entro categorie dell'intelligenza umana. Scoto difende nell'uomo "il primato della volontà" contro il "primato dell'intelletto" sostenuto dal tomismo. Nasce così una barriera tra l'oggetto della conoscenza filosofica (razionale) e quello della comprensione teologica (rivelato). Questo si riflette anche nella demonologia esposta principalmente nel Commentario alle Sentenze, le cui idee principali possono essere indicati in due punti originali:
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Il "dottore serafico" san Bonaventura da Bagnoregio, principale rappresentante della scuola francescana del XIII secolo, è ideatore di una interpretazione del mondo angelico strettamente dipendente dal dogma della Trinità. Diversamente da san Tommaso, ritiene che la natura angelica si componga non solo di forma ma anche di materia (non corporea) individuando in ogni angelo un soggetto appartenente alla medesima specie. Parimenti il "dottore sottile" Giovanni Duns Scoto radicalizza la somiglianza del mondo angelico al mondo umano aggiungendo alla condivisione della tesi bonaventuriana degli angeli, quale sintesi di materia e forma, l'affermazione che anch'essi conoscono in modo discorsivo e argomentativo, che esercitano la libertà con diverse scelte successive (non con un atto di scelta immutabile come diceva Tommaso). La sua impostazione genera un processo di separazione tra il primato della volontà e il pensiero, tra fede e ragione che aggrava anche lo scollamento dell'angelologia dalla base biblica sua propria e dalla cristologia.
Temi |
Demonologia e angelologia [160] |
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Ha fatto il primo tentativo di inserire la filosofia aristotelica nelle scuole di teologia. Tommaso d'Aquino, suo discepolo, ha completato e sistematizzato la sua opera. Alberto Magno parla dei demoni nelle sue opere principali: Commento alle sentenze e Somma teologica, esponendo alcune concezioni riprese principalmente da Anselmo, Agostino e Gregorio Magno. |
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Inserisce la dottrina dei demoni nella fondazione metafisica della questione del male. Rispetto ad Alberto Magno da una sistematizzazione logica, ma soprattutto metafisicamente motivata. Riserva uno spazio maggiore per gli angeli e minore ai demoni. La colpa angelica (a) e le pene conseguenti alla colpa (b) le affronta principalmente nel Commento alle Sentenze, nella Summa Theologiae e nella Summa contra Gentes; mentre le azioni dei demoni (c)e il problema del male(d) nella questione specifica del De malo e nel commento al De Divinis Nominibus dello Pseudo-Dionigi.
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L'angelologia-demonologia di san Tommaso ha influenzato profondamente la speculazione teologica, la predicazione, la catechesi e anche la letteratura dei secoli seguenti (si pensi alla Divina Commedia di Dante Alighieri[161]). L'interpretazione degli angeli e dei demoni quali "spiriti puri" è diventata quasi unanime benchè sia il punto di partenza di un sistema costruito su una deduzione logica. Comunque tale strada non va oltre il plausibile nè approda ad asserzioni che vincolano la fede.
Interventi magisteriali (VII-XIII sec.):
Magistero |
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Nome |
Anno e (rif.) |
Demonologia e angelologia |
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1140 (DS 727.736) |
Spiegazione condannata sull'influsso dei demoni sul peccato dell'uomo: "Il diavolo ispira suggestioni per mezzo della congiunzione di pietre e di erbe". Viene anche condannata la tesi per cui Dio non può impedire il male: "Dio non deve e non può impedire il male". |
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1208 (DS 797) |
Tra le formule di professione di fede imposte da Innocenzo III ai valdesi, troviamo anche una asserzione demonologica: "Noi crediamo che il diavolo è diventato cattivo non per predisposizione, ma per libera scelta" [162]. |
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1215 (DS 800.801) |
Assieme a 68 costituzioni di indole disciplinare, l'assise ecumenica ne approva due di indole dogmatica ("crediamo fermamente e confessiamo apertamente"): la prima assume la forma di una solenne professione di fede trinitaria, e incorpora un esplicito pronunciamento su angeli e demoni. Si afferma che Dio ha creato dal nulla sia il cosmo che gli angeli all'inizio del tempo. "Il diavolo e gli altri demoni da Dio sono stati creati buoni per natura, ma sono diventati malvagi da se stessi. E l'uomo ha peccato per suggestione del demonio". "Alla fine dei tempi tutti risorgeranno con i propri corpi..., buoni o cattivi che siano stati: questi con il diavolo riceveranno la pena eterna, quelli con Cristo la gloria eterna". Lungi dall'identificarsi con la materia, il peccato viene dallo spirito (la prima premessa che l'uomo non porta in se alcun principio di male; la seconda prepara all'inciso sulla istigazione di Satana). Trattandosi di un credo non introduce questioni secondarie nè prende posizione su questioni liberamente disputate dai teologi. |
I concili latini non aggiungono nulla di essenziale a quello che avevano detto sui demoni i concili dell'epoca patristica.
Demoni e angeli nelle epoche secolari
Età moderna (XIV-XIX sec. d.C.):
L'età moderna, in Occidente, che è caratterizzata dall'incentramento sull'uomo considerato nella vita terrena o infrastorica, ha prodotto, tra gli altri effetti, una caduta della intelligibilità di quanto supera l'umano. Inevitabile una svalutazione del mondo angelico e demoniaco. In ambito cattolico l'angelologia e la demonologia moderna assumono una duplice connotazione: 1) a livello di speculazione e approfondimento teorico entrano in un crescendo di impoverimento; 2) a livello di vita concreta danno origine rispettivamente, ad una vasta tradizione devozionale e a inediti e infelici fenomeni di paura del diabolico[164]. Infatti, la teologia, nel tardo medioevo e nell'epoca moderna, entrando nelle università in rapporto con la modernità e la scientificità, è stata "svincolata dalla fede e dalla stessa vita ecclesiale", poichè "se la teologia era una disciplina di studio come le altre, se si poteva diventare teologi semplicemente studiando la teologia nelle università, ecco che finiva il rapporto mutuo ed essenziale tra teologia e fede, secondo cui la teologia serve come nutrimento alla fede personale e a quella della comunità...si sanciva così lo scisma tra teologia e vita spirituale, paradigma del ben più grave scisma avvenuto già a monte, quello tra teologia e vita, tra teologia e fede"[165].
1) Nei secoli XVI e XVII la teologia cattolica conosce la fioritura della Seconda Scolastica, nata in reazione alla impressionante decadenza della Scolastica medioevale, con una certa valorizzazione anche del tema degli angeli e dei demoni. La sintesi più completa in materia è data dal De angelis di Francesco Suarez (1548-1617), che cerca di mediare tra la posizione tomista e quella scotista sulla natura angelica e però privilegia la negazione di una differenza essenziale tra l'essere spirito degli uomini e quello degli angeli. Ritiene le gerarchie degli angeli un dato di fede visto il largo consenso dei teologi a loro riguardo. Insegna che gli angeli sono stati creati in grazia di Dio e messi in condizione di prova con la rivelazione del mistero dell'incarnazione, perchè potessero prendere posizione pro o contro Cristo. Al seguito di Duns Scoto, Suarez ritiene che il peccato degli angeli sia consistito in un desiderio smisurato di autoglorificazione. Ribadisce la centralità di Cristo, la sua signoria sugli angeli e il loro ministero a vantaggio degli uomini. Gli studi speculativi proseguirono anche nei secoli seguenti, ma quali semplici commenti dei grandi scolastici, specialmente di san Tommaso e compaiono i primi studi storico-positivi, come il De angelis di D. Petau (1583-1652).
I riformatori del XVI secolo condividono sostanzialmente la dottrina cattolica, limitandosi a rifiutare le speculazioni scolastiche. Lutero, più radicalmente di Calvino, causa la sua tormentata vicenda personale, assegna al diavolo una centralità indebita insistendo sul dominio del "principe di questo mondo" sull'umanità, sebbene rifiuti il culto degli angeli visto unitamente a quello dei santi. Nel XVII secolo un buon numero di pubblicisti protestanti da vita ad una efflorescenza di scritti sui demoni, scarsamente stabiliti su base teologica. Mentre in campo protestante l'opera più seria pare essere il De operibus Dei (1591) di G. Zanchi, nell'ambito della letteratura si impongono le opere immortali di J. Milton (1608-1674), in particolare i due poemi dal titolo Paradiso perduto e Paradiso ritrovato, ricchi di particolari sull'attività degli angeli e dei demoni. La credenza nella realtà dei demoni si mantiene ferma nei secoli XVIII e XIX nell'area del protestantesimo detto ortodosso perchè fedele alla dottrina classica dei padri della Riforma. Ma con l'età dei lumi nasce la corrente detta del protestantesimo liberale impostata su un orientamento di segno opposto (F. Schleiermacher [166] (1768-1834) afferma che credere agli angeli è conforma alla Scrittura ma non ha importanza per la sostanza del cristianesimo, mentre è superstizione credere ai demoni; A. Harnack[167] (1851-1930), E. Troeltsch (1865-1923) convergono nel ricondurre la credenza del diavolo all'assunzione di un dualismo di tipo manicheo). In ambito filosofico, in contrapposizione al razionalismo della filosofia kantiana e dell'illuminismo, l'età romantica valorizza gli angeli però nell'ottica del protestantesimo liberale, così F. Schelling (1775-1854) integra l'angelologia nella sua filosofia dello spirito insegnando che gli angeli non sono persone o sostanze, ma potenze o possibilità dell'uomo originale portate al fallimento dal peccato di Adamo, che ha provocato l'alienazione dell'uomo e l'apparizione dei demoni [168].
2) Nel secolo XIV compare lo sconvolgente fenomeno, tipicamente moderno, della caccia alle streghe, che raggiunge l'apice nel secolo XVI e nella prima metà del secolo XVII, per spegnersi al suo termine. Alla fine del secolo XVIII il satanismo, caduto come fenomeno pubblico oggetto di repressione, passa alla forma del culto segreto del diavolo e del demoniaco; si insatura la pratica delle messe nere e nascono movimenti di veri e propri adoratori di Satana. L'interesse per il diavolo si estende alla letteratura esprimendosi con connotazioni estremamente diversificate in grandi nomi come: H. de Balzac (1799-1850), V. Hugo (1802-1885), C. Baudelaire (1821-1867), G. Flaubert (1821-1880) e F. Dostoevskij (1821-1881). Al contempo si consolida un orientamento che C. Baudelaire esprime scrivendo: "L'astuzia più fine del diavolo sta nel persuadere che egli non esiste"[169].
Interventi magisteriali (XIV-XIX sec.):
Magistero [170] |
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| Nome | Anno e (rif.) | Demonologia e angelologia |
Concilio di Costanza |
1415 (DS 1156) |
Viene condannato l'errore di Wyclif in base al quale "Dio deve obbedire al diavolo". |
Concilio di Firenze |
1442 (DS 1333.1347.1349) |
Dio "creò per sua bontà tutte le creature spirituali e corporali, buone, naturalmente, perchè hanno origine dal sommo bene". La redenzione è vista come liberazione dal "dominio del diavolo". |
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1546, 1551 (DS 1511.1521.1523.1668) |
Il peccato di Adamo è interpretato come una caduta nella prigionia del diavolo. Per cui ogni peccatore "è sotto il potere del diavolo e della morte". La redenzione è "liberazione dal potere delle tenebre". Anche "per quelli che dopo il battesimo si fossero consegnati alla schiavitù del peccato e al potere dei demoni, ha preparato un rimedio di vita, e cioè il sacramento della penitenza". |
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1682 (DS 2192.2243) |
Occorre resistere alle tentazioni e non sostenere la falsa opinione che "non gli stessi contemplativi ma il diavolo compie tali cose per mezzo delle loro membra". Non è vero che "nei secoli passati Dio faceva i santi attraverso il ministero dei tiranni, ora li fa santi attraverso il ministero dei demoni che operano in essi le suddette violenze, affinchè essi stessi si disprezzino ancor più, si annichiliscano e si abbandonino così in Dio". |
Concilio Vaticano I: Cost. dogm. "Dei Filius" |
1870 (DS 3002.3021.3024.3025) |
Riprende il decreto Firmiter del Lateranense IV. Dio "creatore e signore delle cose visibili e invisibili" non per "emanazione", non "per mezzo della sua propria manifestazione o evoluzione". |
I concili di questa epoca si interessano solo indirettamente degli angeli o dei demoni peraltro rifacendosi al decreto Firmiter del concilio Lateranense IV.
Età contemporanea (XX sec. d.C.):
Il crescente processo di secolarizzazione, di fatto pesantemente incline al secolarismo, diventa l'elemento portante della cultura di stampo occidentale nel XX secolo. Prendiamo in considerazione dapprima l'area protestante, per la sua particolare prossimità alle suggestioni della modernità e per il notevole influsso che esercita sulle altre aree, e poi quella cattolica.
Tipico del pensiero luterano e riformato dell'età contemporanea sull'angelologia e la demonologia è un movimento pendolare di avvicinamento e di allontanamento della sfera di interesse per il tema. Dall'inizio del secolo fino alla prima guerra mondiale, la teologia evangelica mantiene l'indirizzo del protestantesimo liberale del secolo precedente, molto scettico, quando non decisamente negativo, nei confronti sia degli angeli che dei demoni. Dalla fine della prima guerra mondiale, invece, e quindi in connessione con la comparsa di quella accesa antagonista dell'indirizzo liberale che fu la teologia dialettica, si divarica in due tronconi: 1) l'orientamento assertivo prevalentemente legato alla scuola barthiana, detta del neoprotestantesimo; 2) l'orientamento contestativo, collegato specialmente con la scuola bultmanniana detta della demitizzazione.
1) ORIENTAMENTO ASSERTIVO [171] |
& K.Barth (1886-1968): autore della più approfondita angelologia e della più sofisticata demonologia del protestantesimo moderno parla dei demoni nel volume III/3 della sua Dogmatica della Chiesa, dopo un lungo trattato sul nulla e uno sugli angeli. Barth non nutre alcun dubbio sulla angelologia e anzi la pone come prova della disponibilità del credente a porre la Parola di Dio al di sopra delle proprie valutazioni personali. Chiede tuttavia in drastico ridimensionamento dell'interesse speculativo sullo "in sè" degli angeli a favore di una concentrazione sul loro "per noi". Ammette l'esistenza di Satana come forma intermedia tra Dio e la creazione; "è il non-essere, la non-esistenza, il non-sapere", "non è un angelo malvagio, è un non-angelo, perchè il niente non è nè un essere, nè una apparenza". Non può essere un essere per almeno due motivi: a) provenendo da una volontà divina negativa è qualcosa che Dio non vuole; b) l'asserire che il diavolo è una creatura equivale a demonizzare Dio facendo di lui il diretto responsabile dell'esserci di Satana. Il diavolo è il "non ancora" della creazione in cammino verso la propria completezza. |
& P. Tillich (1886-1965): gli angeli e i demoni "non sono esseri autonomi, ma strutture mentali, con cui si esprimono le virtualità dell'essere" (Systematic Theology, Chicago 1951, 1, p. 260); sono rappresentazioni del bene e del male inscritte nell'uomo e del mondo. L'immagine di Satana appartiene alla natura dl sacro: è la personificazione, non del male in sè, ma della dimensione demoniaca. Il linguaggio cristiano deve conservare i simboli di Satana e dei demoni, a causa, precisamente, del loro potere simbolico. |
2) ORIENTAMENTO CONTESTATIVO [172] |
& R. Bultmann (1884-1976): la credenza degli angeli e dei demoni rappresenta il residuo superstizioso di una primitiva mentalità sacrale e oscurantista da smascherare e rifiutare in quanto elemento dannoso alla vita e alla purezza della fede. Egli dichiara che "grazie alla conoscenza delle forza e delle leggi della natura" ormai "è liquidata la credenza negli spiriti e nei demoni...malattie e guarigioni hanno cause naturali, e non dipendono dall'azione del demonio o dagli esorcismi dati contro di essi" (Nuovo Testamento e mitologia. Il manifesto della demitizzazione, Queriniana, Brescia 1979, pp. 109-110). |
& W. Pannenberg, M. Metzger, E. Fuchs, H. Braun, assumono su questi temi un accentuato atteggiamento di disinteresse e distacco, discutendo spesso e volentieri del "gran mistero del male" ma non parlando quasi mai del demoniaco, come a dire che tale riflessione non giova alla serietà della fede. Ritengono i demoni, concezioni sorpassate o di inciampo alla purezza della fede e della vita cristiana. |
Nella teologia cattolica, fino agli anni sessanta, si è dato un pacifico consenso sul coinvolgimento degli angeli nell'opera salvifica di Gesù e sull'esigenza della lotta vittoriosa contro Satana e i demoni, dopo c'è stata una svolta. Attualmente si constata la polarizzazione dei teologi cattolici in cinque direzioni (rispettivamente: due di stampo positivo, due di stampo negativo, ed una intermedia): 1) orientamento affermativo-irenico (linea della manualistica neoscolastica); 2) orientamento affermativo-critico (linea del discernimento critico della tradizione credente per distinguere l'opinabile dall'essenziale); 3) orientamento svalutativo-dubitativo (linea della distanza dubitativa e della svalutazione); 4) orientamento negativo (linea bultmanniana); 5) orientamento attendista (linea della sospensione temporanea dell'indagine per affidarsi al futuro della fede e della teologia).
1) ORIENTAMENTO AFFERMATIVO-IRENICO [173] |
M. Seeman, D. Zähringer, M. Schmaus, J. Auer, ecc.: sia pure con sfumature molto diverse hanno contribuito con un valido apporto quanto a sensibilità speculativa ed afflato spirituale, ma scarsamente sensibile ai problemi sollevati dallo sviluppo delle scienze bibliche e della storia del dogma e delle istanze della cultura odierna. |
& M. Seeman: "Con la graduale rivelazione storico-salvifica fu gradualmente approfondita e allargata anche la rappresentazione degli angeli...Lo sviluppo della dottrina sugli angeli corre parallelamente ai singoli gradini della rivelazione dell'idea di Dio". Nella epoca dei re gli angeli acquistano importanza crescente ed entra sempre più la consapevolezza nel popolo eletto della loro creaturalità. Il contatto con la cultura e la religione persiana e greco-romana porta, nel periodo dopo l'esilio, ad uno sviluppo oltremodo ricco della rappresentazione degli angeli nei libri di Giobbe, Daniele e Tobia, ma ancor di più nei cosiddetti apocrifi. Il N.T. rielabora le concezioni tardo giudaiche degli angeli secondo una sobrietà ed una concretezza conformi alla rivelazione; come nell'A.T. gli angeli vengono trattati solo incidentalmente. L'azione salvifica di Dio in Gesù Cristo, dopo la sua ascensione e glorificazione, si attua nella Chiesa e attraverso la Chiesa e quindi il servizio degli angeli è ordinato e subordinato alla Chiesa e al suo annuncio. I padri e il magistero, secondo una impostazione apologetica classica, hanno costantemente ribadito l'ordinamento storico salvifico degli angeli sia nell'antica che nella nuova alleanza. Gli angeli, come gli uomini, sono accolti nella comunione con Dio uno e trino e nel loro servizio hanno parte all'alleanza di Dio con gli uomini in Cristo e nella Chiesa. Dio ha espresso se stesso a mo' di immagine non solo nella creazione materiale e nell'uomo spirituale e corporale, ma anche negli angeli. Quali immagini create del Dio tripersonale, gli angeli sono proprio esseri "di una personalità altissima" (Schlier). Al loro essere persona, in graduazione creata, spettano non solo la consapevolezza e il possesso di sè, ma soprattutto la relazione più intima ad un tu, l'essere aperti a un "di fronte" personale. Oltre alla somiglianza della loro natura, gli angeli sono legati a Cristo attraverso la grazia, senza però che questa nello stesso tempo debba essere redentrice. Che Dio invia i suoi angeli non solo a custodia della Chiesa, ma di ogni singolo uomo in particolare, è una delle molte attuazioni di questa grazia. Il compito storico-salvifico degli angeli, iniziato con l'antica Alleanza, giunge a pienezza nel servizio alla Chiesa. Il servizio degli angeli fa parte del grande mistero della salvezza. L'adorazione degli angeli e l'adorazione della Chiesa formano un'unità inseparabile, che diverrà manifesta in tutta la sua profondità, quando anche la liturgia della Chiesa avrà trovato la sua forma definitiva [174]. |
& D. Zähringer: quando parliamo del demonio intendiamo "la potenza diabolica che è unica e tuttavia forma una pluralità, ma non sappiamo in che maniera essa sia unità e pluralità" (Brunner). Nell'A.T. si parla del diavolo per la prima volta nel libro di Giobbe, in cui Satana si distingue in maniera inconfondibile dalla vera corte di Dio. Il libro della Sapienza ci dice che "la morte entrò nel mondo per invidia di Satana" per cui va implicitamente dichiarato che nella Genesi fu Satana il tentatore dei primi uomini. Genesi fa menzione di un seduttore extraumano che parla attraverso la bocca di un serpente ma in modo "assolutamente non dualistico" (G. V. Rad). "Nel N.T. ancor meno può essere messa in discussione l'esistenza del diavolo; tanto spesso se ne fa menzione e tanto palesemente egli si presenta nell'insegnamento e nella vita di Cristo, mai e in nessun luogo viene contestata la sua esistenza, bensì essa viene dappertutto data come evidente". La riservatezza del N.T. di fronte alle speculazioni sui demoni, trova due ragioni: a) si vuole distinguere dagli scritti apocrifi non riflettendo sulle potenze delle tenebre come essi fanno; b) si vuole affermare la perdita della relativa autonomia che i demoni avevano in tutto il tardo giudaismo. "La vittoria di Cristo ottenuta sugli spiriti del male è una vittoria che torna a vantaggio della comunità e che la conduce anche attraverso le particolari tentazioni del tempo finale" (W. Foerster). La potenza di Satana si manifesta dapprima nella lotta a Cristo e poi al regno di Dio. Dalla testimonianza della rivelazione è chiaro, fin dal principio, che nella lotta con le potenze delle tenebre Cristo è il più forte e, alla fine, il vincitore. Attraverso la fondamentale vittoria di Cristo però non è impedito che il conflitto si accenda nuovamente e con nuovo impeto alla fine dei tempi. Ciascuno è chiamato, e posto di fronte all'opzione: Cristo o satana, grazia o peccato, tradimento o fedeltà. All'insegnamento del N.T. appartiene la dichiarazione che il demonio e i suoi seguaci sono angeli decaduti. Il magistero straordinario della Chiesa (concilio Lateranense IV) afferma che "il diavolo e i demoni sono creature di Dio che come tali furono create buone" e hanno potuto scegliere, come è peculiarità di tutte le creature personali, di dannarsi. La storia della salvezza non ha ancora raggiunto il suo termine e il giudizio finale sui demoni è ancora da venire, pertanto essi hanno la possibilità, seppur limitata dalla permissione divina, della tentazione e della seduzione degli uomini. Si può parlare di una "storia demonizzata" la dove negli uomini operanti, il male soverchia ed esclude il bene; qui diviene realtà storica l'irruzione di Satana nel tempo. La vita dell'uomo, come la storia, è una lotta furibonda per il bene (edificazione del Regno di Dio) contro il male (distruzione del demonio). Nel giorno della parusia, Cristo, precipiterà satana nella privazione più completa di potere. La difesa contro Satana deve essere fatta a priori nel senso del rafforzamento soprannaturale, con una vita stabilita nella fede, nella grazia e nella comunione con Cristo. Concludendo, "la dottrina della rivelazione e della teologia sul diavolo è in se una dottrina molto semplice e chiara, certo severa, ma niente affatto futilmente inquietante" [175]. |
2) ORIENTAMENTO AFFERMATIVO-CRITICO [176] |
H. V. Balthasar, J. Ratzinger, W. Kasper, K. Lehmann, ecc.: pur avvicinandosi al precedente orientamento per l'ammissione alla realtà degli angeli e dei demoni quali esseri definitivamente buoni o cattivi, posti sopra o accanto agli uomini con un coinvolgimento a doppio senso nella loro storia, se ne distingue chiaramente per il fatto di riconoscere che la tradizione credente sul tema va sottoposta ad un adeguato discernimento critico, da esercitarsi tramite una giusta apertura alle scienze umane e un leale confronto con le istanze degli altri orientamenti. Ritiene perciò indispensabile un impegno di ulteriore ricerca, tesa a garantire una migliore distinzione dell'accessorio e dell'opinabile dall'essenziale e a portare la duplice dottrina a un livello di più alta intelligenza teologica e più profonda significazione di fede. |
& W. Kasper: in uno studio ben strutturato [177] propone tre questioni, con le quali non intende eliminare dalla Bibbia gli asserti del diavolo, ma stabilire come debbono essere interpretati. Pone tre questioni: 1) come debbono essere interpretati i termini demoniaci; 2) se il diavolo sia una persona o qualcos'altro; 3) se gli asseriti della Scrittura e Tradizione di tipo personalistico debbono essere intese come enunciati di fede vincolanti o asserti legati ad una concezione del mondo propria di un'epoca. Da una parte, egli dice, non si può riaffermare semplicemente la dottrina tradizionale, dall'altra non è possibile neanche la negazione totale di essa. Riprendendo la teoria simbolica di Ricoeur, tocca prima le considerazioni filosofiche e poi quelle teologiche e quindi afferma: "il diavolo non è una figura personale, ma una non-figura, che si dissolve in qualche cosa di anonimo e senza volto, un essere che si perverte nel non-essere: è una non-persona con le modalità della non-persona...Non si può credervi in senso strettamente teologico. L'atto di fede si riferisce esclusivamente a Dio, a Gesù Cristo e allo Spirito Santo. Non si presta nessuna fede al diavolo, fede che, in ultimo, non sarebbe altro che superstizione" [178]. Per Kasper, "simbolo e realtà non si oppongono e il simbolo è definito dal fatto che si apre su una realtà. In definitiva il Male per il nostro intelletto rimane un mistero impenetrabile. Non per nulla la S. Scrittura parla di mistero d'iniquità" [179]. La demonologia di Kasper è indefinita tra la possibilità del male in una creatura libera e il male come forza impersonale anonima. Da questa mancata precisazione nasce la concezione simbolica del male. Ma a questo punto si riapre il problema dell'origine del male che ricadrà in Dio (monismo) o in un principio contrapposto a Dio (dualismo). Il pensiero di Kasper resta sospeso, preda di tale ambiguità. |
& J. Ratzinger: in polemica con H. Haag sui presupposti culturali del suo libro, afferma che l'esistenza del demonio resta conciliabile con la conoscenza scientifica moderna, se la si presenta sotto la categoria di intermediario, e sottolinea: "una particolarità tutta specifica del demoniaco, ossia: la sua assenza di fisionomicità e la sua anormalità. Quando si domanda se il diavolo è una persona, si dovrebbe giustamente rispondere: esso è la non-persona, la dissoluzione dell'essere personale e per questa ragione, ciò che costituisce la sua particolarità, è il fatto di presentarsi senza volto. La sua forza propria e specifica è d'essere inconoscibile. In ogni caso resta vero che questa relazione (o rapporto) è una potenza reale, o meglio, un insieme di potenze e non una pura somma di "io" umani. La categoria dell'intermedio, che ci aiuta così a ricomprendere l'essere del demonio, si presenta inoltre per un altro servizio parallelo; rende possibile spiegare meglio la vera potenza opposta, che diventa anch'essa sempre più estranea alla teologia occidentale: lo Spirito Santo" [180]. Un decennio dopo, Ratzinger ha aggiunto: "Checchè ne dicano certi teologi superficiali, il Diavolo è, per la fede cristiana, una presenza misteriosa ma reale, personale, non simbolica. Ed è una realtà potente ("il Principe di questo mondo", come lo chiama il Nuovo Testamento, che più e più volte ne ricorda l'esistenza), una malefica libertà sovrumana opposta a quella di Dio: come mostra una lettura realistica della storia, con il suo abisso di atrocità sempre rinnovate e non spiegabili soltanto con l'uomo, il quale da solo non ha la forza di opporsi a Satana; ma questo non è un altro dio, uniti a Gesù abbiamo la certezza di vincerlo. E' Cristo il "Dio vicino" che ha forza e volontà di liberarci: per questo il Vangelo è davvero "buona notizia". E' per questo dobbiamo continuare ad annunciarlo a quei regimi di terrore che sono spesso le religioni non cristiane. Dirò di più: la cultura atea dell'Occidente moderno vive ancora grazie alla libertà dalla paura dei demoni portata dal cristianesimo. Ma se questa luce redentrice del Cristo dovesse spegnersi, pur con tutta la sua sapienza e con tutta la sua tecnologia il mondo ricadrebbe nel terrore e nella disperazione. Ci sono già segni di questo ritorno di forze oscure, mentre crescono nel mondo secolarizzato i culti satanici...Comunque, per quanto è del Diavolo, la fede anche di oggi ne confessa, come sempre ha fatto, la realtà misteriosa e insieme oggettiva, personale. Ma il cristiano sa che chi teme Dio non deve temere niente e nessuno: il timore di Dio è fede, qualcosa di ben diverso da un timore servile, da una paura dei demoni. Eppure, il timore di Dio è anche qualcosa di molto diverso da un coraggio millantatore che non vuole vedere la serietà della realtà. È proprio del vero coraggio non nascondersi le dimensioni del pericolo, ma considerarle con realismo...Quanto più si capisce la santità di Dio, tanto più si capisce l'opposizione a ciò che è santo: e cioè, le ingannevoli maschere del Demonio. Esempio massimo di questo è Gesù Cristo stesso: accanto a Lui, il Santo per eccellenza, Satana non poteva nascondersi e la sua realtà era costretta continuamente a rivelarsi. Per questo si potrebbe forse dire che la sparizione della consapevolezza del demoniaco segnala una caduta parallela della santità. Il Diavolo può rifugiarsi nel suo elemento preferito, l'anonimato, quando non risplende, a svelarlo, la luce di chi è unito a Cristo...Ilmistero dell'iniquità è da inserire nella prospettiva cristiana fondamentale, quella della Risurrezione di Gesù Cristo e della vittoria sulle Potenze del Male. In un'ottica del genere, la libertà del cristiano e la sua tranquilla sicurezza " che scaccia il timore " (1 Gv 4,18) assumono tutta la loro dimensione: la verità esclude il timore e, per ciò stesso, consente di riconoscere la potenza del Maligno. Se l'ambiguità è la caratteristica del fenomeno demoniaco, l'essenza del combattimento del cristiano contro il Demonio consiste nel vivere giorno per giorno alla chiarezza della luce della fede. È stato poi notato che, per non squilibrare la verità cattolica, va ricordata ai credenti l'altra faccia della verità che la Chiesa, in accordo con la Scrittura, ha sempre professato: l'esistenza cioè degli angeli buoni di Dio, quegli spiriti che vivono in comunione con gli uomini con il compito di aiutarli nella quotidiana lotta. Siamo naturalmente anche qui nel regno dello "scandaloso" per una mentalità moderna che crede di tutto sapere. Ma nella fede tout se tient, non si possono isolare o espellere mattoni del complesso edificio: agli angeli misteriosamente " decaduti " e ai quali è stato concesso un oscuro ruolo di tentatori, si affianca "la visione luminosa di un popolo spirituale unito agli uomini nella carità. Un mondo che ha grande spazio nella liturgia dell'Occidente e dell'Oriente cristiani e del quale fa parte la fiducia in quell'ulteriore prova di sollecitudine di Dio per gli uomini che è " l'angelo custode " dato a ciascuno al quale si rivolge una delle preghiere più amate e diffuse della cristianità. È una presenza benefica che la coscienza del popolo di Dio ha sempre colto come un segno concreto e ulteriore della Provvidenza, dell'interesse del Padre per i suoi figli...La Realtà opposta alle categorie del demoniaco è la Terza Persona della Trinità, è lo Spirito Santo...Satana è per eccellenza il disgregatore, è il dissolutore di ogni rapporto: quello dell'uomo con se stesso e quelli degli uomini tra loro. È dunque il contrario esatto dello Spirito Santo, " Intermediario " assoluto che assicura il Rapporto sul quale tutti gli altri si fondano e dal quale derivano: il Rapporto trinitario, per mezzo del quale il Padre e il Figlio costituiscono una cosa sola, l'unico Dio nell'unità dello Spirito...Non è un caso che mentre una teologia riduzionista tratta il Demonio e il mondo degli spiriti cattivi come una semplice etichetta, nel contesto dei gruppi cattolici del Rinnovamento nello Spirito è spuntata una nuova, concreta presa di coscienza delle Potenze del male, beninteso accanto alla serena certezza della Potenza di Cristo che tutte le sottomette" [181]. |
3) ORIENTAMENTO DUBITATIVO-SVALUTATIVO [182] |
P. Schoonenberg, K. P. Fischer, R. van der Hart, H. A. Kelly, C. Duquoc, ecc.: dalla sfera del sostegno delle due credenze a quella di una distanza dubitativa che spesso conclude nella loro svalutazione. |
& H. A. Kelly: dal punto di vista biblico egli sostiene che la concezione dei demoni dell'A.T. e nel N.T. proviene dalle culture vicine al giudaismo e dalle mitologie antiche e conclude: "Una gran parte della demonologia, elaborata sotto il nome di insegnamento cristiano non è altro che il risultato di una elaborazione indegna della teologia. Le rappresentazioni che la Scrittura da del mondo degli spiriti tradiscono la loro origine folcloristica, e le modificazioni, che queste immagini e questi miti hanno subito a contatto con le altre culture e filosofie, non ci convincono più...Volere conservarli ad ogni costo, come se facessero parte della Rivelazione, comporterebbe il rischio di esporre al ridicolo l'intero messaggio cristiano" [183]. Anche il pensiero dei Padri è denunciato come mitologico, perchè dipende dall'antico mito di Enoc sulla caduta degli angeli, poi sostituito dal mito filosofico di Origene [184] . Afferma che "anche se è possibile che gli spiriti cattivi esistano, oggi non sembra probabile; ma che essi esistano o meno, non occorre a quanto pare credere in loro per affrontare i problemi della vita umana" [185]. Conclude che è doveroso eliminare la demonologia dalla dottrina cristiana che altrimenti rischia di perdere la sua credibilità [186]. |
& C. Duquoc: in una conferenza, tenuta nel 1991 dal padre domenicano al simposio dedicato al demoniaco nelle Facoltà universitarie S. Luigi a Bruxelles, affermava: "L'agnosticismo mi pare essere, per il momento, la sola posizione ragionevole di fronte alla ampiezza della questione del Male. Di conseguenza: 1)Nessuna riflessione teorica può nè confermare, nè escludere l'esistenza di una libertà, al tempo stesso, così contingente e così lucida. 2) Se si desidera un argomento che orienti verso l'esistenza individuale di Satana, potrebbe essere espresso nel modo seguente: l'esistenza del Nuovo Testamento sulla lotta fra Gesù e Satana, congiunta all'eccesso storico del Male, postula un quid che oltre le capacità umane di malvagità. Non bisogna tuttavia dimenticare che le potenze, di cui parla il Nuovo Testamento, possono essere forze oggettive, prodotte dagli uomini, ma di cui essi non possiedono più il dominio. L'attuale denuncia dei poteri anonimi della burocrazia e dell'accumulazione tecnica può orientare verso questa prospettiva. Checchè ne sia, bisogna evitare di affibbiare a Satana la parte del capro espiatorio: egli non risponde alla questione dell'origine del Male. La rende più misteriosa, più vertiginosa, nella ipotesi che il Male sia entrato in lui mediante una libertà allo stato puro, non gravata dalle debolezza della natura umana o dalle passioni. Non è tanto l'esistenza personale di Satana che importa nei nostri rapporti con Dio, quanto la cognizione del fascino che proviamo per il niente, per la distruzione [187]. E' una posizione senz'altro più sfumata di quella di Kelly. |
4) ORIENTAMENTO NEGATIVO [188] |
H. Haag, K. Elliger, B. Lang, H. Küng, M. Limbeck, ecc.: partendo dall'ipotesi avanzata da Bultmann con la "Storia delle forme", una serie di teologi cattolici ha cominciato ad applicare queste forme interpretative a Satana. H.U. von Balthasar chiama questo orientamento "demitologismo volgare", perchè impiantato su una tranciante riduzione delle due credenze a pura e semplice mitologia. |
& H. Haag: nel suo primo di tre libri, "La liquidazione del diavolo?" uscito in tedesco nel 1969, parte dal problema del male del mondo e della morte e arriva a affermare la "liquidazione del diavolo". Nega la tentazione e la possessione come manifestazioni dell'esistenza di Satana. Nega il peccato originale e spiega il peccato umano come una situazione insita nella sua natura debole e finita; la conseguenza è che l'uomo sia stato creato così da Dio, come essere peccatore ed incline al peccato. Il peccato fa parte della sua natura come il dolore fisico e la morte. La causa del male non sta nel peccato originale, che non costituisce un dato storico, nè nel diavolo, che non è un soggetto reale, ma una concezione culturale. Haag conclude: "Dio ha dato in dote alla natura dell'uomo una forte tendenza al male...Satana ha il ruolo di una invenzione letteraria...[infatti] in tutti i passi del NT nei quali compare il nome di Satana o del diavolo, possiamo tranquillamente sostituire a tali termini "il peccato" o "il male". Questa personificazione serve soltanto a rendere il pensiero che si vuole esprimere più intuitivo e più incisivo" [189]. In fin dei conti Dio è l'autore del male. |
& M. Limbeck: riduce la demonologia alla dimensione puramente umana e psicologica, quale identificazione del "negativo" presente nell'esperienza o quale costruzione concettuale del pensiero. Come gli altri teologi di questo orientamento vuole "demonizzare la demonologia", e a sorpresa parla nella voce "demonio" dell'argomento "streghe" ed afferma: "Come è difficile vedere operare lo Spirito là dove, in nome di Dio e a causa del demonio, certi uomini sono stati esclusi dalla comunità di credenti e perfino torturati e uccisi come le streghe" [190]. E ancora: "Oggi si può spiegare piuttosto come fenomeno parapsicologico ciò che gli uomini della Bibbia ritenevano possessione diabolica e demoniaca" [191]. |
5) ORIENTAMENTO ATTENDISTA [192] |
O. Semmelroth, K. Rahner, W. Beinert, ecc.: un piccolo scaglione di teologi propone una sospensione temporanea di qualsiasi pronunciamento pro o contro le due credenze, per consentire una pausa di riflessione che permetta alla questione dapprima di decantarsi e poi di ripartire in modo più sciolto da pregiudizi. |
& K. Rahner: afferma che la demologia spiega che il male nel mondo ha una profondità non riconducibile semplicemente a quella dell'uomo e della storia da lui amministrata, e superata solo dall'atto escatologico di Dio, manifestato in Cristo. Con ciò la "genuina" demonologia va inserita nel discorso teologico in rapporto all'antropologia cristiana e alla cristologia rivelata. Riprendendo le dichiarazioni del concilio Lateranense IV dice: "questo contesto presuppone l'esistenza dei demoni...l'esistenza di principati e potestà extraumane e la loro efficacia nel mondo è una verità di fede...e lo scatenarsi di queste potenze implica una presenza personale del male nel mondo" [193]. |
Gli altri elementi che portano la negazione del demonio sono: 1) lo sviluppo delle scienze moderne e in particolare l'evoluzionismo da cui deriva una mentalità empirico-positivista; 2) lo sviluppo delle scienze psicologiche per le quali non esiste una realtà oggettiva fuori dell'uomo; 3) la reazione negativa all'abuso e alle esagerazioni in merito al diavolo in cui ci si è abbandonati nell'epoca moderna[194].
Interventi magisteriali (XX sec. d.C.):
"I documenti del Concilio ecumenico Vaticano II non trattano in forma completa ed esplicita del male, nè tanto meno del diavolo e questo perchè lo scopo principale del Concilio non è quello di riproporre all'attenzione dei fedeli e del mondo intero particolari temi di dottrina fondamentali della Chiesa, bensì quello di glorificare Cristo e proclamarlo al mondo intero come il centro della nostra fede"[195]. Ne parla ben 18 volte: 17 nei testi e una in nota! Sebbene nella teologia emergessero, sul tema della esistenza o meno del diavolo, nuove posizioni, il Magistero Ecclesiastico non trascura questo argomento per poi affrontarlo in altre forme, ma ne parla ripetutamente, senza accennare al dubbio o alla stessa negazione della esistenza di Satana, ma semplicemente supponendola come cosa ovvia e pacifica, come del resto era sempre stato in passato. Per il demonologo Corrado Balducci, "era questo il modo migliore per sottovalutare e scoraggiare una problematica, circa la quale, per altro, i tempi non erano ancora maturi per interventi precisi"[196].
| N° | Testi | Nomi del diavolo |
| 1 | SC 6 | Satana |
| 2 | LG 5 | demoni |
| 3 | LG 16 | Maligno |
| 4 | LG 17 | demonio |
| 5 | LG 35 | dominatori di questo mondo tenebroso; spiriti maligni |
| 6 | LG 48 | diavolo |
| 7 | LG 55 | serpente |
| 8 | LG 63 | antico serpente |
| 9 | DH 11 | forze avverse a Dio |
| 10 | AG 3 | potere delle tenebre e di Satana |
| 11 | AG 9 | demonio; diavolo |
| 12 | AG 14 nota 19 | potere delle tenebre; demonio, tenebre |
| 13 | GS 2 | Maligno |
| 14 | GS 13A | Maligno |
| 15 | GS 13B | principe di questo mondo |
| 16 | GS 22 | diavolo |
| 17 | GS 37 | potenze delle tenebre |
1) rapporto diavolo/mondo: il mondo è caratterizzato da una drammatica lotta contro le "potenze delle tenebre". Il male esiste da sempre nel mondo; occorre individuare come e dove si manifesta oggi, e lottare incessantemente perchè la luce sia manifesta ed operante e per raggiungere la salvezza escatologica (GS 37).
2) rapporto diavolo/uomo: l'uomo che pensa di risolvere questo conflitto con le sole sue forze si inganna miserevolmente, perchè soltanto Dio, nella persona del Salvatore, può cacciare il "principe di questo mondo" (GS 13B; AG 3).
3) rapporto diavolo/Maria: in riferimento al legame tra il serpente e la donna nella Genesi. Alla luce della rivelazione di Cristo, Maria con la sua fede incondizionata, inizio della vittoria sul serpente seduttore, è il tipo esemplare della Chiesa e della storia della salvezza. Come Eva ha collaborato alla caduta originale, Maria coopera all'evento di salvezza (LG 55; LG 63).
4) rapporto diavolo/Cristo: Come dimostrano gli esorcismi di Gesù, segni dell'avvento del regno, Dio ha già sconfitto una volta per sempre il diavolo: con la morte e resurrezione ci ha liberati dal potere di Satana e ci ha strappati dalla sua schiavitù. Le opere del Maligno sono il peccato e la morte. (LG 5; SC 6; GS 22; AG3; GS 2; GS 13; AG 14, nota 19).
5) rapporto diavolo/Chiesa: l'attività della Chiesa è in connessione col diavolo, poichè l'azione missionaria è fatta "per la gloria di Dio, per la confusione del diavolo e la felicità dell'uomo" (LG 17; AG 9). La parola di Dio ha una forza esorcistica in cui gli apostoli hanno creduto pienamente per "distruggere le potestà avverse a Dio" (DH 11). Con il sacramento del battesimo la Chiesa continua a liberare gli uomini dal "potere delle tenebre", inserendoli nella pasqua di Cristo e rendendoli figli adottivi di Dio nella potenza dello Spirito Santo (AG 14).
6) rapporto diavolo/cristiano: occorre stare saldi contro gli agguati del diavolo (LG 48) nella tensione escatologica propria della vita del cristiano, procurare con la Chiesa che quanto di buono si trova seminato nella mente e nel cuore degli uomini "sia purificato, elevato e perfezionato a gloria di Dio, confusione del demonio e felicità dell'uomo" (LG 17; AG 9), e testimoniare la speranza cristiana nella lotta contro gli spiriti maligni (LG 35). Si mette in evidenza la connessione tra il diavolo e l'uomo, fin dagli inizi della storia, quando, "tentato dal Maligno, abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fin al di fuori di Dio" (GS 13A).
"I Padri conciliari erano convinti che l'aggiornamento non doveva essere fatto a scapito dell'integrità dottrinale. Non si doveva presentare una verità monca per paura di non apparire moderni. A giudizio quasi unanime dei commentatori del Vaticano II, il Concilio suppone chiaramente la personalità di Satana, così come l'hanno sempre presupposta la sacra Scrittura e la Tradizione ecclesiale...[però] il Concilio non entra in merito alle varie teorie demonologiche e non chiude la questione della natura del diavolo"[197]. Sottolineiamo alcuni aspetti: 1) sobrietà del discorso perfettamente conscio della collocazione periferica della demonologia nell'insieme delle verità di fede; 2) la radicazione biblica di ogni asserzione; 3) il realismo della vittoria di Cristo, iniziata con la sua morte e resurrezione, riconosciuta e già presente e tuttavia prospettata come meta da raggiungere con la sua gloriosa venuta alla fine dei secoli; nel tempo intermedio l'opera si Satana continua, ma la Chiesa possiede in Cristo gli strumenti efficaci per combatterlo e vincerlo.
Nel magistero postconciliare, sulla scia dell'insegnamento conciliare e forse anche per effetto della pubblicazione delle opere dei teologi cattolici appartenenti all'orientamento dubitativo-svalutativo e all'orientamento negativo, i papi sono più volte intervenuti sul tema degli angeli ma soprattutto su quello dei demoni.
PAOLO VI [198] |
1) "Solenne Professione di fede", 30 giugno 1968: risponde al dibattito sorto per via della pubblicazione nel 1966 del Catechismo Olandese, innovativo ma problematico perchè lascia come libere alcune credenze come, ad esempio: la guarigione degli ossessi, l'esistenza degli angeli e di Satana e l'origine del peccato. In una prima lettera all'episcopato olandese Paolo VI precisa che non si deve lasciare spazio ad alcuna ambiguità sulle varie verità, come per esempio sulla "credenza radicata nel Vangelo e nella Tradizione della Chiesa che da per reale l'esistenza di Angeli buoni e cattivi". Segue un dialogo teologico a Gazzada (Varese) dall'8 al 10 aprile 1967 fra una delegazione del Vaticano e una dell'episcopato olandese: la Commissione Cardinalizia sostiene che l'esistenza di Angeli buoni e cattivi fa indubbiamente parte di quella dottrina cattolica alla quale dobbiamo fortemente aderire, mentre gli olandesi ritengono legittimo se gli angeli sono presupposti accettati e mai messi in discussione o un oggetto compreso nell'intenzione fondamentale della fede. In questo periodo esce la Solenne Professione di fede di Paolo VI che ribadisce la fede cattolica: "Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito santo, Creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli, e Creatore in ciascun uomo dell'anima spirituale e immortale" [199]. Dopo la Dichiarazione della Commissione Cardinalizia del 15 ottobre 1968, i vescovi olandesi aggiornano ogni discussione; alcune pagine del Catechismo olandese furono modificate e aggiunte, in accordo con l'episcopato olandese, in un'Appendice che è parte integrante del Catechismo stesso [200]. |
2) Omelia «Resistite fortes in fide» (1 Pt. 5,9) del 29 giugno 1972: Ripetendo il messaggio della I lettera di Pietro, chiede di essere ascoltato come Pietro stesso. «Riferendosi alla situazione delle Chiesa di oggi, il Santo Padre afferma di avere la sensazione che "da qualche fessura sia entrato il fumo di satana nel tempio di Dio". C'è il dubbio, l'incertezza, la problematica, l'inquietudine, l'insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa...E' entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce...Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E' venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza» [201]. «Come è avvenuto questo? Il Papa confida ai presenti il suo pensiero: che sia stato l'intervento di un potere avverso. Il suo nome è il diavolo, questo misterioso essere cui si fa allusione anche nella lettera di San Pietro. Tante volte, d'altra parte, nel vangelo, sulle labbra stesse di Cristo, ritorna la menzione di questo nemico degli uomini. "Crediamo, osserva Paolo VI, in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell'inno della gioia di avere riavuto in pienezza la coscienza di sè. Appunto per questo vorremmo essere capaci, più che mai in questo momento, di esercitare la funzione assegnata da Dio a Pietro, di confermare nella Fede i fratelli» [202]. |
3) Udienza generale del mercoledì: «Liberaci dal male» del 15 novembre 1972: «Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicistica, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo Demonio...Il male non è più soltanto una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell'insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a se stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni. Il problema del male, visto nella sua complessità, e nella sua assurdità rispetto alla nostra unilaterale razionalità, diventa ossessionante. Esso costituisce la più forte difficoltà per la nostra intelligenza religiosa del cosmo Non per nulla ne soffrì per anni Sant'Agostino: «Quaerebam unde malum, et non erat exitus », io cercavo don de provenisse il male, e non trovavo spiegazione (Conf. VII, 5, .7 , 11, ecc.; PL, 32, 736, 739). Ed ecco allora l'importanza che assume l'avvertenza del male per la nostra corretta concezione cristiana del mondo, della vita, della salvezza. Prima nello svolgimento della storia evangelica al principio della sua vita pubblica: chi non ricorda la pagina densissima di significati della triplice tentazione di Cristo? Poi nei tanti episodi evangelici, nei quali il demonio incrocia i passi del Signore e figura nei suoi insegnamenti? (p. es. Mt.12,43). E come ricordare che Cristo, tre volte riferendosi al demonio, come a suo avversario, lo qualifica «principe di questo mondo»? (Gv.12,31; 14,30; 16,11). E l'incombenza di questa nefasta presenza è segnalata in moltissimi passi del nuovo Testamento. San Paolo lo chiama il «dio di questo mondo » (2Cor.4,4), e ci mette sull'avviso sopra la lotta al buio, che noi cristiani dobbiamo .sostenere non con un solo demonio, ma con una paurosa pluralità: «Rivestitevi, dice l'Apostolo; dell'armatura di Dio per poter affrontare le insidie del diavolo, poichè la nostra lotta non è (soltanto) col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria» (Ef.6,11-12). E che si tratti non d'un solo demonio, ma di molti, diversi passi evangelici ce lo indicano (Lc.11,21; Mc.5,9); ma uno è principale: Satana, che .vuol dire l'avversario, il nemico: e con lui molti, tutti creature di Dio, ma decadute, perchè ribelli e dannate (cfr. DS.800-428); tutto un mondo misterioso, sconvolto da un dramma infelicissimo, di cui conosciamo ben poco. Conosciamo tuttavia molte cose di questo mondo diabolico, che riguardano la nostra vita e tutta la storia umana. Il demonio è all'origine della prima disgrazia dell'umanità; egli fu il tentatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale (Gn.3; Sap.1,24). Da quella caduta di Adamo il demonio acquistò un certo impero su l'uomo, da cui solo la redenzione di Cristo ci può liberare. E' storia che dura tuttora: ricordiamo gli esorcismi del battesimo ed ì frequenti riferimenti della sacra Scrittura e della liturgia all'aggressiva e alla opprimente «potestà delle tenebre » (cfr. Lc.22,53, Col.1,13). E' il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. Da ricordare la rivelatrice parabola evangelica del buon grano e della zizzania, sintesi e spiegazione .dell'illogicità che sembra presiedere alle nostre contrastanti vicende: « inimicus homo hoc fecit » (Mt.13,28). E' «l'omicida fin .da principio...e. padre della menzogna», come lo definisce Cristo (cfr. Gv. 8,44-45); è l'insidiatore sofistico dell'equilibrio morale dell'uomo. E' lui il .perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all'apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni. Sarebbe questo sul demonio e sull'influsso, che egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è. Si pensa da alcuni di trovare negli studi psicanalitici e psichiatrici o in esperienze spiritiche, oggi purtroppo tanto diffuse in alcuni Paesi, un sufficiente compenso. Si teme di ricadere .in vecchie teorie manichee, o in paurose divagazioni fantastiche e superstiziose. Oggi si preferisce mostrarsi forti e spregiudicati, atteggiarsi a positivisti, salvo poi prestar fede a tante gratuite ubbie magiche o popolari, o peggio, aprire la propria anima, - la propria anima battezzata, visitata tante volte dalla presenza eucaristica e abitata dallo Spirito santo! - alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni ideologiche degli errori di moda, fessure queste attraverso le quali il maligno può facilmente penetrare ed alterare l'umana mentalità. Non è detto che ogni peccato sia direttamente dovuto ad azione diabolica (cfr. S. Th.1, 104, 3); ma .è pur vero che chi non vigila con certo rigore morale sopra se stesso (cfr., Mt.12, 45; Ef.6, 11) si espone all'influsso del « mysterium iniquitatis », a cui san Paolo si riferisce (2Tess.2, 3-12), e che rende problematica l'alternativa della nostra salvezza. La nostra dottrina si fa incerta, oscurata come è dalle tenebre stesse che circondano il demonio. Ma la nostra curiosità, eccitata dalla certezza della sua esistenza molteplice, diventa legittima con due domande. Vi sono segni, e quali, della presenza diabolica? E quali sono i mezzi di difesa contro così insidioso pericolo ? La risposta alla prima domanda impone molta cautela, anche se i segni del maligno sembrano farsi evidenti ( cfr. Tertulliano, Apol.23 ). Potremo, supporre la sua ,sinistra azione là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile ed assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente, dove l'amore è spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle (cfr:1Cor.16, 22; 12, 3), dove lo spirito del Vangelo è mistificato e smentito, dove la disperazione si afferma come l'ultima parola, ecc. Ma è diagnosi troppo ampia e difficile, che noi non osiamo ora approfondire e autenticare, non però priva per tutti di drammatico interesse, a cui anche la letteratura moderna ha dedicato pagine famose (cfr. ad es. le opere di Bernanos, studiate da C. Moeller, Littèr. du XX siècle, I, pag. 397 ss.; P. Macchi, Il volto del male in Bernanos; cfr. poi Satan, Etudes Carmelitaines, .Desclèe, de Br., 1948). Il problema del male rimane uno dei più grandi e permanenti problemi per lo spirito umano, anche dopo la vittoriosa risposta che vi dà Gesù Cristo. «Noi sappiamo, scrive l'evangelista San Giovanni, che siamo (nati) da Dio, e che tutto il mondo è posto sotto il maligno» (1Gv.5, 19). All'altra domanda: quale difesa, quale rimedio opporre all'azione del demonio? La risposta è più facile a formularsi, anche se rimane difficile ad attuarsi. Potremmo dire: tutto ciò che ci difende dal peccato ci ripara perciò stesso dall'invisibile nemico. La grazia è la difesa decisiva. L'innocenza assume un aspetto di fortezza. E poi ciascuno ricorda quanto la pedagogia apostolica abbia simboleggiato nell'armatura d'un soldato le virtù che possono rendere invulnerabile il cristiano (cfr. Rm.13, 12; Ef.6,11.14.17; 1Ts.5,8). Il cristiano dev'essere militante; dev'essere vigilante e forte (l Pt.5,8); e deve talvolta ricorrere a qualche esercizio ascetico speciale per allontanare certe incursioni diaboliche; Gesù lo insegna indicando il rimedio «nella preghiera e nel digiuno» (Mc.9,29). E l'Apostolo suggerisce la linea maestra da tenere: « Non lasciatevi vincere dal male, ma vinci nel bene il male » (Rm.12,21; Mt.13,29). Con la consapevolezza perciò delle presenti avversità in cui oggi le anime, la Chiesa, il mondo, si trovano noi cercheremo di dare senso ed efficacia alla consueta invocazione della nostra principale orazione: « Padre nostro,...liberaci dal male!». A tanto giovi anche la nostra apostolica benedizione» [203]. |
4) Udienza generale del mercoledì: «Vigilanza ed energia morale per resistere alle tentazioni del mondo» del 21 febbraio 1977: viene richiamato il senso negativo del termine mondo: «E finalmente la parola "mondo", nel Nuovo Testamento e nella letteratura ascetica cristiana, riveste spesso un significato sinistro, e negativo al punto da riferirsi al dominio del Diavolo sulla terra e su gli stessi uomini dominati, tentati e rovinati dallo Spirito del male, chiamato "Principe di questo mondo" (Gv.14,30; 16,11; Ef.6,12)...Non è meraviglia allora se la nostra società degrada dal suo livello di autentica umanità a mano mano che progredisce in questa pseudo-maturità morale, in questa indifferenza, in questa insensibilità della differenza tra il bene e il male, e se la Scrittura acerbamente ci ammonisce che "tutto il mondo (nel senso deteriore che stiamo osservando) giace sotto il potere del maligno" (1Gv.5,19)» [204]. |
Le contestazioni di alcuni teologi ha spinto la Congregazione della dottrina della fede a redire, nel 1975, il documento dal titolo "Fede cristiana e demonologia" che intende confutare le obiezioni e riproporre le linee essenziali della demonologia cristiana, riprendendo espressamente i discorsi sul tema svolti dal papa Paolo VI [205].
Un autore di estrazione laicista parla di Giovanni Paolo II come di un papa:
"del quale sono ormai ricorrenti le martellanti allocuzioni contro il Maligno...[in esse] ricorre convinto, autorevole, fermissimo un disegno dottrinale che richiama all'insegnamento tradizionale della Chiesa sul diavolo, rinnovato dal confronto con la complessità della società moderna: la violenza internazionale, le guerre e le carestie, il degrado sociale, la delinquenza organizzata, i traffici della droga, o anche la cecità del pensiero laico che rifiuta la teologia cattolica, e infine anche gli errori dell'individuo, persino le sue malattie e le sue devianze, tutto è ricondotto all'opera nefasta di Satana, alla sua influenza sul mondo e sull'uomo. Il diavolo è un angelo caduto, che ha rifiutato irrevocabilmente Dio e perciò tenta di sovvertire l'economia della salvezza e l'ordine stesso della creazione. Poichè nella Bibbia è chiamato con vari nomi e descritto in vari modi, egli non è solo un principio, una ipostasi del male, ma è "persona", anzi, "una pluralità di persone", tutte dominate dalla volontà di nuocere all'uomo. L'uomo, a causa del peccato commesso dai suoi primi progenitori, si trova esposto al dominio diabolico e costretto continuamente a lottare con esso e resistergli. La lotta, insegna l'Apocalisse (Ap.12,7-9), si fa sempre più dura, ma la vittoria definitiva sarà del Bene, di Cristo, poichè la potenza del diavolo non è infinita, ma, come quella di ogni creatura, è subordinata al dominio di Dio" [206].
Cerchiamo di cogliere, brevemente, da alcuni degli innumerevoli interventi di papa Giovanni Paolo II sul tema degli angeli e del demonio le linee proposte dal Magistero:
GIOVANNI PAOLO II [207] |
1) Lettera apostolica "Parati semper" in occasione dell'anno internazionale della gioventù del 31 marzo 1985[208] |
2) Discorso dal titolo: "Testimoni della verità, messaggeri della speranza" del 31 marzo 1985: «Essere uomo vuol dire mantenere la giusta proporzione tra la creatura e l'immagine di Dio. Mantenere l'equilibrio. L'uomo ha perso quest'equilibrio. Se l'è lasciato togliere. Consapevolmente e volontariamente ha seguito la voce del tentatore che diceva ad entrambi, alla donna e all'uomo; diventerete "come Dio, conoscendo il bene e il male" (Gen.3,5). L'uomo ha rifiutato in quel momento la volontà di Dio, ha distrutto la proporzione tra l'immagine di Dio e la creatura di Dio...La verità su Dio e sull'uomo..., all'inizio della storia dell'uomo sulla terra, è stata falsificata. L'ha falsificata colui che la Scrittura chiama "padre della menzogna" (Gv.8,44)...Proprio costui disse: diventerete "come Dio". Mentre l'uomo è una creatura e, in pari tempo, è l'immagine e somiglianza di Dio. Non attraverso la ribellione e l'opposizione, ma mediante la grazia e l'amore deve divenire, in Cristo Figlio, il figlio di Dio. Ecco il figlio dell'uomo, agonizzante sul Golgota, il Verbo che si è fatto carne dà agli uomini il "potere di diventare figli di Dio" (Gv.1,12). Questo potere si contrappone alla menzogna dell'eterna tentazione» [209]. |
3) Lettera enciclica "Dominum et vivificatem" del 18 maggio 1986, N° 38: «Infatti, malgrado tutta la testimonianza della creazione e dell'economia salvifica ad essa inerente, lo spirito delle tenebre (cfr. Ef.6,12; Lc.22,53) è capace di mostrare Dio come nemico della propria creatura e, prima di tutto, come nemico dell'uomo, come fonte di pericolo e di minaccia per l'uomo. In questo modo viene innestato da Satana nella psicologia dell'uomo il germe dell'opposizione nei riguardi di colui che "sin dall'inizio" deve essere considerato come nemico dell'uomo e non come Padre. L'uomo viene sfidato a diventare l'avversario di Dio! L'analisi del peccato nella sua originaria dimensione indica che, ad opera del "padre della menzogna", vi sarà lungo la storia dell'umanità una costante pressione al rifiuto di Dio da parte dell'uomo, fino all'odio: "Amore di sè fino al disprezzo di Dio" (cfr. De civitate Dei, XIV, 28: CCL 48,451), come si esprime sant'Agostino. L'uomo sarà incline a vedere in Dio prima di tutto una propria limitazione, e non la fonte della propria liberazione e la pienezza del bene. Ciò vediamo confermato nell'epoca moderna, nella quale le ideologie atee tendono a sradicare la religione in base al presupposto che essa determini una radicale "alienazione" dell'uomo come se l'uomo venisse espropriato della propria umanità, quando, accettando l'idea di Dio, attribuisce a lui ciò che appartiene all'uomo, ed esclusivamente all'uomo! Di qui un processo di pensiero e di prassi storico-sociologica, in cui il rifiuto di Dio è pervenuto fino alla dichiarazione della sua "morte". Un'assurdità, questa, concettuale e verbale! Ma l'ideologia della "morte di Dio" minaccia piuttosto l'uomo, come indica il Vaticano II, quando, sottoponendo ad analisi la questione della "autonomia delle cose temporali", scrive: "La creatura...senza il Creatore svanisce... Anzi, l'oblio di Dio priva di luce la creatura stessa" (GS 36). L'ideologia della "morte di Dio" nei suoi effetti dimostra facilmente di essere, sul piano teoretico e pratico, l'ideologia della "morte dell'uomo"» [210]. |
4) Udienze generali del mercoledì: "Gli angeli", dal 9 luglio al 20 agosto del 1986: in questi sei incontri (quattro dedicati agli angeli e due ai demoni) offre una visione conforme alla dottrina tradizionale ma con una precisazione a livello teologico di rilievo: «Se si volesse sbarazzarsi degli angeli, si dovrebbe rivedere radicalmente la Sacra Scrittura stessa, e con essa tutta la storia della salvezza. Tutta la Tradizione è unanime su questa questione...La verità sugli angeli è in certo senso "collaterale", eppure inseparabile dalla rivelazione centrale, che è l'esistenza, la maestà e la gloria del Creatore che rifulgono in tutta la creazione ("visibile" e "invisibile") e nell'azione salvifica di Dio nella storia dell'uomo. Gli angeli non sono dunque creature di primo piano nella realtà della Rivelazione, eppure vi appartengono pienamente, tanto che in alcuni momenti le vediamo adempiere compiti fondamentali a nome di Dio stesso» [211]. Con queste parole il papa applica il principio della gradualità della fede (cf. DV 2), dichiarando che la demonologia fa parte del deposito rivelato, ma in subordinazione e in collegamento al mistero principale che è dato da Cristo. Le caratteristiche degli angeli indicate sono: a) esseri razionali e liberi, quindi hanno la «possibilità di fare una scelta a favore o contro il Bene che essi conoscono, cioè Dio stesso»; b) «sottoposti ad una prova di carattere morale...mediante una scelta che per gli esseri puramente spirituali possiede un carattere incomparabilmente più radicale di quella dell'uomo ed è irreversibile dato il grado di intuitività e di penetrazione del bene di cui è dotata la loro intelligenza»; c) «Dio offrì [agli angeli] il mistero della sua divinità, rendendoli così partecipi, mediante la grazia della sua infinita gloria...[gli angeli cattivi] hanno scelto contro la rivelazione del mistero di Dio, contro la sua grazia che li rendeva partecipi della Trinità e dell'eterna amicizia con Dio»; d) «il motivo di tale radicale ed irreversibile scelta contro Dio...è l'orgoglio (Tb.4,13)» [212]; e) «sono speciale realizzazione dell'immagine di Dio...prendono parte, in modo a loro proprio, al governo di Dio sulla creazione, come "potenti esecutori sei suoi comandi" secondo il piano stabilito dalla divina Provvidenza»; f) «agli angeli è affidata una speciale cura e sollecitudine per gli uomini...ma [hanno cura] anche di intere nazioni...Il Nuovo Testamento mette in rilievo i compiti degli angeli in rapporto alla missione di Cristo come Messia, e prima di tutto al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio... Si può dunque dire che gli angeli, come puri spiriti, non solo partecipano nel modo che è loro proprio alla santità di Dio stesso, ma nei momenti-chiave circondano il Cristo e lo accompagnano nell'adempimento della sua missione salvifica nei riguardi degli uomini. Allo stesso modo anche tutta la Tradizione e il magistero ordinario della Chiesa ha attribuito nei secoli agli angeli questo particolare carattere e questa funzione di ministero messianico» [213]; g) «La Chiesa, illuminata dalla luce proveniente dalla Sacra Scrittura, ha professato lungo i secoli la verità sull'esistenza degli angeli come esseri puramente spirituali, creati da Dio. Lo ha fatto fin dall'inizio con il simbolo niceno-costantinopolitano e lo ha confermato nel Concilio Lateranense IV (1215), la cui formulazione è ripresa dal Concilio Vaticano I nel contesto della dottrina sulla creazione: Dio "creò insieme dal nulla fin dall'inizio del tempo l'una e l'altra creatura, quella spirituale e quella corporea, cioè l'angelica e la terrena, e quindi creò la natura umana come ad entrambi comune, essendo costituita di spirito e di corpo" (Costit. De fide cath., DS 3002). Ossia: Dio creò fin dal principio entrambe le realtà: quella spirituale e quella corporale, il mondo terreno e quello angelico. Tutto ciò egli creò insieme ("simul") in ordine alla creazione dell'uomo, costituito di spirito e di materia e posto secondo la narrazione biblica nel quadro di un mondo già stabilito secondo le sue leggi e già misurato dal tempo ("deinde")...Assieme all'esistenza, la fede della Chiesa riconosce certi tratti distintivi della natura degli angeli. Il loro essere puramente spirituale implica prima di tutto la loro non materialità e la loro immortalità. Gli angeli non hanno "corpo" (anche se in determinate circostanze si manifestano sotto forme visibili in ragione della loro missione a favore degli uomini) e quindi non sono soggetti alla legge della corruttibilità che accomuna tutto il mondo materiale. Gesù stesso, riferendosi alla condizione angelica, dirà che nella vita futura i risorti "non possono più morire, perchè sono uguali agli angeli" (Lc.20,36)...In quanto creature di natura spirituale, gli angeli sono dotati di intelletto e di libera volontà, come l'uomo, ma in grado a lui superiore, anche se sempre finito, per il limite che è inerente a tutte le creature. Gli angeli sono quindi esseri personali e, in quanto tali, sono anch'essi a "immagine e somiglianza" di Dio. La Sacra Scrittura si riferisce agli angeli adoperando anche appellativi non solo personali (come i nomi propri di Raffaele, Gabriele, Michele), ma anche collettivi" (come le qualifiche di Serafini, Cherubini Troni, Potestà, Dominazioni, Principati), così come opera una distinzione tra angeli e arcangeli. Pur tenendo conto del linguaggio analogico e rappresentativo del testo sacro, possiamo dedurre che questi esseri-persone, quasi raggruppati in società, si suddividono in ordini e gradi, rispondenti alla misura della loro perfezione e ai compiti loro affidati. Gli autori antichi e la stessa liturgia parlano anche dei cori angelici (nove, secondo Dionigi l'Areopagita). La teologia, specialmente quella patristica e medievale, non ha rifiutato queste rappresentazioni cercando invece di darne una spiegazione dottrinale e mistica, ma senza attribuirvi un valore assoluto. San Tommaso ha preferito approfondire le ricerche sulla condizione ontologica, sull'attività conoscitiva e volitiva e sulla elevazione spirituale di queste creature puramente spirituali, sia per la loro dignità nella scala degli esseri, sia perchè in loro poteva meglio approfondire le capacità e le attività proprie dello spirito allo stato puro, traendone non poca luce per illuminare i problemi di fondo che da sempre agitano e stimolano il pensiero umano: la conoscenza, l'amore, la libertà, la docilità a Dio, il raggiungimento del suo regno. Il tema cui abbiamo accennato potrà sembrare "lontano" oppure "meno vitale alla mentalità dell'uomo moderno. Eppure la Chiesa, proponendo con franchezza la totalità della verità su Dio Creatore anche degli angeli, crede di recare un grande servizio all'uomo. L'uomo nutre la convinzione che in Cristo, Uomo Dio, è lui (e non gli angeli) a trovarsi al centro della divina rivelazione. Ebbene, l'incontro religioso con il mondo degli esseri puramente spirituali diventa preziosa rivelazione del suo essere non solo corpo ma anche spirito, e della sua appartenenza a un progetto di salvezza veramente grande ed efficace, entro una comunità di esseri personali che per l'uomo e con l'uomo servono il disegno provvidenziale di Dio...Essi sono uniti a Dio mediante l'amore consumato che scaturisce dalla beatificante visione, faccia a faccia, della santissima Trinità. Lo dice Gesù stesso: "Gli angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Mt 18,10). Quel "vedere sempre la faccia del Padre" è la manifestazione più alta dell'adorazione di Dio. Si può dire che essa costituisce quella "liturgia celeste", compiuta a nome di tutto l'universo, alla quale incessantemente si associa la terrena liturgia della Chiesa, specialmente nei suoi momenti culminanti. Basti qui ricordare l'atto col quale la Chiesa, ogni giorno e ogni ora, nel mondo intero, prima di dare inizio alla preghiera eucaristica nel cuore della santa Messa, si richiama "agli angeli e agli arcangeli" per cantare la gloria di Dio tre volte Santo, unendosi così a quei primi adoratori di Dio, nel culto e nell'amorosa conoscenza dell'ineffabile mistero della sua santità...Egli attribuisce inoltre agli angeli la funzione di testimoni nel supremo giudizio divino sulla sorte di chi ha riconosciuto o ha rinnegato il Cristo: "Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio" (Lc.12,8-9). Queste parole sono significative perchè se gli angeli prendono parte al giudizio di Dio, sono interessati alla vita dell'uomo. Interesse e partecipazione che sembrano ricevere una accentuazione nel discorso escatologico, nel quale Gesù fa intervenire gli angeli nella parusia, ossia nella definitiva venuta di Cristo alla fine della storia (cfr. Mt.24,31; 25,31.41)...E' infine opportuno notare che la Chiesa onora con culto liturgico tre figure di angeli, che nella Sacra Scrittura sono chiamati per nome...A ben riflettere si vede che ciascuna di queste tre figure - Mica-El, Gabri-El, Rafa-El - riflette in modo particolare la verità contenuta nella domanda sollevata dall'autore della Lettera agli Ebrei: "Non sono forse essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono entrare in possesso della salvezza?» (Eb.1,14) [214]. |
Altri interventi magisteriali (XX sec. d.C.):
Magistero |
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Nome |
Anno e (rif.) |
Demonologia e angelologia |
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1
1950 (DS 3891) |
Interessante quanto viene detto sugli angeli: "Non deve recare meraviglia che tali novità in quasi tutte le parti della teologia abbiano prodotto i loro velenosi frutti....Da alcuni poi si mette in discussione se gli angeli siano persone; se vi sia una differenza essenziale tra la materia e lo spirito". |
|
1964 (DS.4170) |
Nelle LG 50, si dice che "Fin dagli inizi del cristianesimo la chiesa pellegrinante ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti, mostrando così di credere in quella comunione che unifica tutto il corpo mistico di Gesù Cristo". Per quanto riguarda "gli apostoli e i martiri di Cristo, [la Chiesa] li ha venerati con particolare affetto insieme alla beata vergine Maria e ai santi angeli (cfr. Gelasio I, Decretale De libris recipiendis), e ha pienamente implorato l'aiuto della loro intercessione". |
Particolarmente degni di nota, oltre quelli già citati, sono due interventi del Magistero ordinario dei vescovi:
- S. E. Mons. Andrea Gemma, Lettera pastorale: "Le porte degli inferi non prevarranno", Isernia 29 giugno 1992.
- S. E. Card. Dionigi Tettamanzi, Lettera pastorale per la Santa Quaresima: "Il Grande Tentatore", Genova 2001.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica espone brevemente la dottrina sui demoni collegandola al tema del male e del peccato originale dell'uomo (cfr.CCC.391-395) ma non al trattato sugli angeli che è collegato invece alla creazione (cfr.CCC.325-336), questo per mettere in evidenza che l'uomo è caduto per istigazione di Satana (cfr.Sap.2,24). Partendo dalla creazione e dalla distinzione tra "cielo" e "terra", introdotta dal simbolo degli Apostoli, il Catechismo parla dapprima del mondo invisibile (gli angeli) e quindi del mondo visibile (l'uomo e le creature a lui inferiori).
Angeli |
Catechismo della Chiesa Cattolica |
Esistenza: l'esistenza degli angeli è una "verità di fede" in cui "la testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione". |
N°328 |
Natura: creature "spirituali", "personali e immortali", in possesso di "intelligenza e volontà", che "superano in perfezione tutte le creature visibili"; "la parola angelo designa l'ufficio, non la natura". |
NN°329.330.350 |
Risvolto cristologico: creati per mezzo di Cristo e in vista lui. |
N°331 |
Risvolto soteriologico: messaggeri del disegno di salvezza di Cristo. |
NN°332.351 |
Risvolto antropologico: aiuto potente e misterioso della Chiesa, dei singoli credenti e di tutti gli uomini. |
NN°334.336.351.352 |
Demoni |
Catechismo della Chiesa Cattolica |
Esistenza: "angeli caduti", "puri spiriti", "creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi" per aver "con libera scelta, radicalmente e irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno". |
NN°391.392.393.395. |
Natura: "il Male non è una astrazione; indica invece una persona: Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone a Dio. Il diavolo è colui che vuole ostacolare il Disegno di Dio e la sua opera di salvezza compiuta in Cristo". |
N°2851. |
Risvolto economico-salvifico: denuncia della pericolosità del diavolo per l'uomo evidente nella "scelta disobbediente dei progenitori" e tuttora in atto nella perenne "nefasta influenza" così che "la venuta del Regno di Dio è la sconfitta del regno di Satana". Il Regno si compirà "attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua sposa". Satana ha la responsabilità di molti mali "di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica". Questi si possono esemplificare nelle conseguenze del peccato originale: morte, concupiscenza, sofferenza, ignoranza e nelle realtà delle possessioni diaboliche. Ma tra le opere del diavolo "la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio". Comunque, "la permissione divina dell'attività diabolica è un grande mistero". |
NN°391.394.395.400.405.550.677. 1673.1707.2538.2852 |
Risvolto antropologico: l'uomo "sedotto dal diavolo ha voluto diventare come Dio ma senza Dio" e contro Dio. Così "la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell'uomo" istigato "dall'invidia del diavolo"."Chiedendo di essere liberati dal Maligno" nella preghiera del Padre nostro, "chiediamo di essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l'artefice e l'istigatore". Quindi "la drammatica condizione del mondo che giace tutto sotto il potere del maligno, fa della vita dell'uomo una lotta". |
NN°398.409.1008.2538.2854. |
Risvolto cristologico: "la vittoria del principe del mondo è conseguita, una volta per tutte, nell'Ora in cui Gesù si consegna liberamente alla morte per darci la sua Vita". Ma la lotta di Satana continua! Si avventa "contro la donna", Maria, ma poichè è la "piena di grazia" non può nulla. Allora si infuria e "fa guerra contro il resto della sua discendenza", la Chiesa, che aspetta la piena liberazione all'avvento glorioso del Signore Gesù e intanto "lo Spirito e la Chiesa pregano: Vieni Signore Gesù". Gli "esorcismi di Gesù.", "anticipano la grande vittoria di Gesù sul «principe di questo mondo»". |
N°550.635.1086.1673.1708.2750. 2853. |
Il Catechismo degli adulti della CEI, sviluppa e arricchisce quanto detto dal Catechismo universale, affermando che «Dio "ha creato un mondo buono, in cammino verso la perfezione definitiva, con gli angeli e gli uomini capaci di muoversi e orientarsi liberamente"(CdA.377). Infatti "il peccato come tale trova dunque la sua origine nel peccato degli angeli e degli uomini, non in Dio" perchè "il Signore crea un mondo in divenire in cui le creature possono muoversi attivamente e liberamente verso la perfezione"(CdA.375). Cristo è "il capo degli angeli, essi gli sono accanto come servitori in alcuni momenti decisivi della sua vita"(CdA.379).In modo analogo "gli angeli accompagnano e aiutano la Chiesa nel suo cammino"(CdA.380). Vi sono però "altri angeli", "nemici dell'uomo", che "sono chiamati demoni", che "abitano tra la terra e il cielo, quasi per soffocare la speranza dell'uomo e impedirgli di guardare in alto"(CdA.381). Il loro "capo è Satana e la sua forza distruttiva e il suo influsso nella storia sono indicati dalla Bibbia in termini impressionanti, «il principe di questo mondo» (Gv 12,31)"(CdA.382). "Tutto il servizio messianico di Gesù si sviluppa in conflitto con l'impero delle tenebre" (CdA186). La "tentazione è stata reale per Gesù" ed egli "vince Satana con la forza dello Spirito Santo, ritrovando l'armonia originaria"(CdA.183). "La vittoria di Gesù e i dei suoi discepoli sul peccato e la morte...è la vittoria del regno di Dio su quello del diavolo, perchè almeno indirettamente, le varie forme di male sono connesse al suo influsso nefasto" (CdA.186). Ma "la nostra libertà ha una drammatica serietà: siamo chiamati alla vita eterna, ma possiamo cadere nella perdizione eterna: «Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà» (Sir.15, 17)". Ma "riguardo al diavolo e ai suoi angeli, sappiamo che sono già stati condannati di fatto", mentre "per gli uomini invece si tratta di un rischio reale"(CdA.1218). Tale "propensione dell'uomo a peccare, secondo la concezione biblica, dipende sia dall'influsso di Satana e dei demoni sia da una misteriosa solidarietà nel peccato, che coinvolge tuta l'umanità fin dalle origini della storia"(CdA.372).
Concludendo la parte di analisi storico-positiva sviluppata in questo capitolo, è necessario prendere atto della impressionante consistenza nella Tradizione, nella Scrittura e nel Magistero dell'esistenza di un mondo di esseri sovrumani, angeli e demoni, intesi come personali e spirituali. Il Magistero della Chiesa ha dichiarato le concezioni di fondo che permangono nel patrimonio della dottrina cristiana. Non ha usato la formulazione solenne nè ha voluto approfondire tutti gli aspetti e ha lasciato aperte molte questioni sulle quali i teologi hanno ancora da discutere. Davanti alle loro svariate opinioni, esposte sopra, possono sorgere tre diversi orientamenti interiori: 1) disorientamento e sfiducia fino allo scetticismo; 2) fiducia cieca nell'insegnamento della Chiesa che offra loro la serenità desiderata; 3) soggettivismo a partire dalla conoscenza di tutte le posizioni teologiche. Nessuno di questi atteggiamenti risponde a una sana impostazione per orientare la propria fede a comprendere la verità sui demoni, nè per una vita cristiana e responsabile delle sue scelte. Il primo atteggiamento, rifugge da una presa di coscienza dei dati a cui la fede aderisce come se la credenza del diavolo fosse ridicola o non rientrasse nelle linee essenziali della dottrina proposta dalla Chiesa. Il secondo atteggiamento, non è errato ma è insufficiente poichè le definizioni magisteriali sono molto sobrie in riferimento ai demoni. Il terzo atteggiamento, quello della opzione casuale in base ai propri interessi personali, sociali o culturali, non corrisponde all'essenza della fede che consiste nell'accettazione della verità divina, manifestata in Cristo e annunciata dalla Chiesa, non già dall'adesione a una concezione più o meno credibile di alcuni teologi. Il cammino, sebbene si debbano scartare le tre piste suaccennate, non è ostruito, ma resta aperta la strada che abbiamo percorso fin qui e che ancora ci rimane da percorrere nella parte di approfondimento: il tragitto della riflessione cristiana per poter riconoscere, a contatto diretto con essa, ciò che forma il dato essenziale costantemente accolto e approfondito (verità centrale), e così distinguerlo da aspetti secondari e rimasti irrisolti (sovrastrutture). Così, abbiamo verificato i profondi rapporti che legano uno studio sui demoni, aperto su tutto l'orizzonte della scienza teologica, alla cristologia, alla soteriologia, all'antropologia e all'ecclesiologia. La demonologia cristiana non è una scienza a parte, come uno studio a se stante intorno all'essere e all'azione del demonio, ma si colloca nell'insieme delle verità che riguardano il mistero rivelato. Del resto tutte le discipline teologiche considerano l'unico oggetto della fede, che è Dio rivelatosi in Cristo, da angolature diverse e sotto prospettive molteplici. Anche la demonologia va inquadrata esattamente all'interno delle questioni teologiche più rilevanti, ove offre il suo giusto significato e offre luce alla loro soluzione. In tal senso essa non può mancare, altrimenti la struttura della verità rivelata riceve un contraccolpo e perde la stabilità e l'equilibrio. Anzi si può dire, in certo senso, che la demonologia sia necessaria per una strutturata compagine teologica, sebbene non assurga mai al posto principale e non assorba in sè le altre componenti del mistero. Illuminante quanto afferma Gabriele Amorth: "La teologia sarà sempre monca, incomprensibile fino a che non si sarà dedicata a porre in luce quanto riguarda il mondo angelico. Una cristologia che ignora Satana è rachitica e non potrà mai comprendere la portata della Redenzione"[217]. Possiamo schematizzare il cammino storico della demonologia, secondo la caratteristica propria di ciascun periodo rispetto all'altro:
Padri apostolici e apologisti: il contesto in cui si muove lo studio dei demoni è principalmente teologico dovendo sostenere il monoteismo contro ogni forma di dualismo greco e idolatria pagana. Il loro sforzo è quello di inserire Satana tra le creature di Dio e allontanare ogni possibile collegamento del male con l'essere divino perfetto e buono, sostenendo la tesi della colpa angelica non precisandone però la natura e la modalità e orientandosi per lo più per il peccato di lussuria. Per evitare il dualismo metafisico ammettono l'esistenza reale di Satana e dei demoni, quale fonte creaturale e non assoluta del male. Le idee comunemente ammesse sono: l'esistenza di Satana, la sua identità di creatura e la sua colpa. Altre nozioni come la precisazione di natura e persona mancano.
Autori del II e III secolo: l'interesse speculativo si sposta verso la prospettiva soteriologica. Il diavolo è visto in stretto rapporto con la redenzione e la demonologia viene inserita nella direzione storico-salvifica. La demonologia è vista all'interno di questa prospettiva e di conseguenza si accentua particolarmente la tentazione del diavolo: alle origini con il peccato dei progenitori, nella sua azione nella pienezza del tempo contro il Verbo incarnato, nella lotta vittoriosa di Cristo sul potere di Satana e all'escatologia nell'Anticristo dove si attua il trionfo definitivo del Verbo e la sconfitta totale di Satana. Solo all'interno di questo cammino indicato dall'economia salvifica, trova una sua posizione, anche se collaterale, la presenza del Maligno.
I Padri del IV-V secolo: agiscono in un contesto cristologico e pneumatologico dovendo affrontare le problematiche ontologiche sulla persona, sulle nature di Cristo e sulla divinità dello Spirito Santo. La demonologia assume configurazioni concrete e inserite nelle dispute teologiche. Satana resta ingannato sulla vera consistenza del Verbo incarnato, senza saper riconoscere la divinità e distinguerla dall'umanità. Ne deriva una figura meschina di diavolo mentre emergono la potenza e l'amore di Cristo. Si afferma, quasi da parte di tutti, la natura spirituale del diavolo e quasi all'unanimità si sostiene che peccò d'orgoglio e a tale peccato seguì la pena del fuoco infernale.
Monachesimo (IV-V secolo): la demonologia si sposta dall'ambito della concettualità teologica alla visione concreta della vita spirituale sul cammino di perfezione. Nascono così gli studi, man mano sempre più approfonditi intorno alle insidie del diavolo, nelle loro molteplici e svariate forme, e nel modo di superarle. Al centro è posta l'antropologia cristiana e l'uomo diventa l'antagonista di Satana nella sua elevazione verso Dio. Le due delimitazioni, comunemente ammesse, entro cui opera Satana sono: la permissione divina e il libero arbitrio con cui l'uomo può rifiutare le seduzioni maligne. Le tentazioni sono occasione per crescere nelle virtù.
Teologia scolastica (XI-XIII): la demonologia si separa dalle problematiche più specificatamente teologiche e spirituali, si inoltra nella speculazione filosofica, a causa soprattutto del metodo aristotelico in teologia. Il pensiero si raccoglie intorno alla questione fondamentale del male in tutte le sue espressioni e vede nel peccato di Satana una spiegazione plausibile dell'origine del male. La demonologia si inserisce nel discorso più ampio del male quale realtà paradossale del mondo. Di qui la discussione sul tempo in cui è avvenuta la colpa degli angeli con l'intento di salvaguardare l'iniziale bontà delle creature e rimettere la responsabilità nella loro libera scelta e non in Dio, principio di tutte le cose esistenti. Di qui il bisogno di approfondire il modo secondo cui si attua il peccato: esso non è una realtà esistente in sè ma una deficienza che si insidia in un soggetto esistente e per sè buono. Dunque l'angelo è una persona che esiste con le facoltà intellettuali di volere, di intendere e del libero arbitrio, possedendo le caratteristiche dell'io soggettivo. Con il peccato, fa una scelta libera di non essere secondo la sua perfezione, voluta da Dio, ma di autodeterminarsi al di sopra e al di fuori del suo essere. Perciò dopo la colpa, l'angelo diventa cattivo, cioè un soggetto che, pur esistendo, non esiste più nel bene ma nel male, nell'imperfezione o deficienza del proprio bene. Il male, pertanto, non sta nell'essere angelico, ma nella volontà di non essere angelo buono. La volontà della creatura spirituale costituisce così l'inizio del male nel mondo[218].
Certamente «gli enunciati sul Diavolo sono un'affermazione indiscussa della coscienza cristiana; [se] l'esistenza di Satana e dei demoni non è mai stata fatto oggetto di una dichiarazione dogmatica [è proprio perchè sembrava superflua, essendo quella credenza ovvia] per la fede costante e universale della Chiesa basata sulla fonte maggiore: l'insegnamento del Cristo, oltre che sull'espressione concreta della fede vissuta che è la liturgia, che sempre ha insistito sulla esistenza dei demoni e sulla minaccia che essi costituiscono»[219].
La teologia deve accettare il confronto leale e rigoroso della tradizione con le difficoltà di oggi, non per subordinare la fede al sentire di un'epoca, ma per chiarire ciò che davvero le appartiene, e per consentirle un'efficace incarnazione nel tempo presente, evitando però la frantumazione della teologia e di conseguenza della catechesi:
«Molta teologia sembra aver dimenticato che il soggetto che fa teologia non è il singolo studioso ma la comunità cattolica nel suo insieme, è la Chiesa intera. Da questa dimenticanza del lavoro teologico come servizio ecclesiale, deriva un pluralismo teologico che in realtà è spesso un soggettivismo, un individualismo che ha poco a che fare con le basi della tradizione comune. Ogni teologo sembra ormai voler essere "creativo"; ma il suo compito autentico è approfondire, aiutare a capire e a annunciare il deposito comune della fede, non "creare", altrimenti, la fede si frantuma in una serie di scuole e di correnti spesso contrastanti, con grave danno dello sconcertato popolo di Dio...In questa visione soggettiva della teologia, il dogma è spesso considerato come una gabbia intollerabile, un attentato alla libertà del singolo studioso. Si è perso di vista il fatto che la definizione dogmatica è, invece, un servizio alla verità, un dono offerto ai credenti dall'autorità voluta da Dio. I dogmi, ha detto qualcuno, non sono muraglie che ci impediscano di vedere; ma, al contrario, sono finestre aperte sull'infinito»[220].
Manca una catechesi che sia formazione globale alla fede ed i catechismi sono organizzati per riflessi e spunti di esperienze antropologiche parziali e soggettive mentre la «catechesi deve tornare ad essere non una opinione accanto ad un'altra ma una certezza che attinge alla fede della Chiesa»[221].
La crisi di fiducia nella Chiesa e la crisi di fiducia nella Scrittura come è letta dalla Chiesa stessa, separa Chiesa e Scrittura tendendo a svuotarle entrambe dall'interno, «in questo modo l'ultima parola sulla Parola di Dio in quanto parola di Dio non spetta più ai legittimi pastori, al Magistero, ma all'esperto, al professore, con i loro studi sempre provvisori e mutevoli...per fortuna, però, è iniziato oggi un intenso dibattito tra gli esegeti sui limiti del metodo storico-critico e degli altri metodi moderni di esegesi». Questo è «lo scritturismo di origine protestante che è penetrato anche nella teologia cattolica...che ha poco a che fare con il concetto cattolico di Scrittura, che va letta nella Chiesa e con la sua fede». Cosa deve fare un cattolico di fronte alle complesse questioni esegetiche?
«Ogni cattolico deve avere il coraggio di credere che la sua fede (in comunione con quella della Chiesa) supera ogni "nuovo magistero" degli esperti, degli intellettuali. Le ipotesi di costoro possono essere utili per capire la genesi dei libri della Scrittura, ma è un pregiudizio di derivazione evoluzionistica che si capisca il testo solo studiando come si è sviluppato e creato. La regola di fede, oggi come ieri, non è costituita dalle scoperte (vere o ipotetiche che siano) sulle fonti e sugli strati biblici, ma dalla Bibbia come sta, come è stata letta nella Chiesa, dai Padri a oggi. E' la fedeltà a questa lettura della Bibbia che ci ha dato i santi, spesso illetterati e comunque spesso inesperti di complessità esegetiche. Eppure, sono loro quelli che meglio l'hanno capita» [222].
Precomprensioni e difficoltà odierne
Analizziamo le obiezioni che più frequentemente sono opposte alla dottrina degli angeli e dei demoni per verificare la loro effettiva consistenza (= motivo critico) e per individuare quegli aspetti di verità che vanno messi a frutto nella attualizzazione della dottrina (= motivo costruttivo). Riscontriamo, in prima approssimazione cinque nuclei di condensazione, riguardanti diverse aree: 1) ideologica (si sofferma sul rapporto di questa dottrina con la mentalità odierna); 2) critica (la vede in rapporto negativo alla sostanza del cristianesimo); 3) teologica (esamina i dati della Bibbia e della tradizione mettendone in rilievo le aporie e richiamando ad una corretta ermeneutica); 4) storica (dagli effetti della dottrina sul vissuto del tempo si evincerebbe che è pericolosa o perlomeno superflua); 5) prassico-linguistica (nodi dell'impegno di inculturazione: sottolinea gli equivoci delle sue forme espressive e della prassi da essa introdotta). Tali aree sono recepite dagli orientamenti teologici visti sopra: dall'orientamento contestativo in campo protestante, e dagli orientamenti dubitativo-svalutativo e negativo in campo cattolico.
1) AREA IDEOLOGICA:la dottrina degli angeli e dei demoni è contestata perchè si oppone frontalmente a tre postulati portanti della cultura illuminista della modernità, tuttora largamente influenti sulla postmodernità. |
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Postulati culturali: |
Esplicitazione dei postulati: |
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Assoluta autosufficienza dell'uomo, espressione di una volontà di potenza che fa della razionalità umana la misura di tutte le cose e l'esclusivo strumento di riscatto da ogni male. La demonologia pretende che il male sia più grande dell'uomo, escludendo per ciò stesso che egli possa superarlo autonomamente, dunque è sicuramente falsa. |
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Lo scientismo è un sistema chiuso di pensiero che concede plausibilità soltanto a chi si pone nell'ambito di una verificabilità di tipo scientifico-matematico, espungendo tutto ciò che sa di metafisico o di metafenomenologico come gli angeli e i demoni. |
c) dogma del meliorismo borghese |
Viene banalizzata la categoria del negativo e del distruttivo per cui è solo una tappa del cammino della ragione umana nella via della totale affermazione di sè (cfr. Hegel). Il male è prodotto autonomamente dall'uomo. |
Orientamenti teologici utili: Occorre rifiutare la credenza dell'uomo moderno nella capacità taumaturgica della scienza ma anche ripensare la dottrina degli angeli e dei demoni, fatta salva la loro integrità, in sintonia con i dati delle scienze umane per poter essere comunicata con efficacia. Va ricordato come il male superiore all'uomo non può essere isolato dal male prodotto dall'uomo. |
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2) AREA CRITICA:distanza della cultura contemporanea dai contenuti della fede negli angeli e nei demoni. |
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Accuse mosse: |
Esplicitazione delle accuse: |
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La dottrina in questione non sarebbe un dato specificatamente neotestamentario e cristiano ma trarrebbe origine da fonti extrabibliche. Purtroppo tale affermazione è falsa! Vediamo l'unicum della demonologia cristiana: a) la sua rivelazione rientra nell'ambito di una "buona novella"; b) la dipendenza degli angeli e dei demoni dall'uomo e da Dio; c) origine e verità di una dottrina sono aspetti diversi; d) la assenza e la marginalità dei demoni e degli angeli dai Simboli della fede costituisce l'indicazione del posto periferico che debbono occupare nella logica della fede non una prova contraria della loro realtà. |
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Tale dottrina metterebbe in rilievo elementi periferici e privi di originalità a dispetto del Concilio che si sforza di puntare sull'essenza del cristianesimo e sulla gerarchia delle verità. Ma essenziale e centrale non sono sinonimi! E dunque alcuni dati essenziali sono centrale e altri sono periferici. Come visto, il Concilio sfronda i dettagli della dottrina ma ne rispetta integralmente la fisionomia sostanziale. |
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Per alcuni la credenza nel Maligno si oppone all'annuncio cristiano perchè prospetta un messaggio di paura non una "buona novella". Osserviamo che: a) l'asserzione specificatamente cristiana della realtà di Satana non richiede affatto una sua centralizzazione ma all'esplicitazione del suo carattere periferico; b) non è un messaggio di paura perchè la "buona novella" rivela nel diavolo una potenza già sconfitta, una volta per sempre dal Signore risorto; è un messaggio di gioia responsabile e vigilante; c) non si pone la contraddizione tra l'immediatismo di Dio e il mediatismo degli angeli perchè il rapporto del Creatore con la creatura è impostato in termini sostentativi non alternativi (intrinseco nella logica della incarnazione). |
Orientamenti teologici utili: Senz'altro l'originalità delle posizioni cristiane va messa più in evidenza dandone una contestualità antropologica, cristologica e trinitaria. Bisogna dissipare l'equivoco dell'identificazione del periferico con il trascurabile e mostrare lo specifico della demonologia cristiana che rifletta il carattere di "lieta novella" del messaggio della fede.. |
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3) AREA TEOLOGICA:si articola sui tre piani complementari della fondazione biblica della dottrina, della portata della tradizione ecclesiale che la riguarda e del valore di alcune argomentazioni di tipo euristico. |
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VERSANTE BIBLICO |
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Accuse mosse: |
Esplicitazione delle accuse: |
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Alcuni sostengono che l'A.T. non abbia in comune quasi nulla con l'immagine odierna del diavolo da cui ne consegue: 1) riduzione della angelologia veterotestamentaria a prodotto di importazione di Israele dalle culture vicine; 2) totale estraneità della demonologia cristiana rispetto a quella ebraica. In realtà l'angelologia dell'A.T. è solida già prima dell'esilio e non ignora affatto il pericolo dei demoni, infatti il Cronista (cfr. 1 Cr.21,1) parla già dell'angelo malvagio che induce al peccato. Anche in questo tema la tradizione cristiana trascende la sapienza ebraica senza rinnegare le sue istanze più genuine. |
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Alcuni fanno notare che la Scrittura usa la categoria di Satana non esplicitando se ha un valore simbolico, come personificazione di un aspetto della realtà, oppure designi un essere personale. Sebbene vi siano testi che personificano la morte e il peccato, questi non si possono assimilare alla personificazione di Satana. Infatti mentre i primi conoscono solo sporadicamente questa personificazione, Satana e i demoni non conoscono eccezioni alla personificazione. Mancano gli indizi che facciano pensare a una versione puramente metaforica di Satana e dei demoni. |
c) rilevanza della demonologia nella Bibbia |
Vi sono autori che notano come il messaggio della salvezza sia proposto, in molti testi, senza la più piccola allusione a Satana e concludono che egli non rivesta alcuna importanza per la fede. In realtà come già abbiamo ribadito, non si può identificare il periferico con l'insignificante, in quanto in nessun passo del N.T., esiste l'enumerazione puntigliosa di tutti gli elementi che compongono l'annuncio cristiano. Solo l'autocomunicazione di Dio Padre in Gesù Cristo datore dello Spirito è il cuore della buona novella e non la demonologia. |
d) molteplicità tensiva degli approcci della Scrittura |
Qualcuno afferma che negli Scritti canonici non esisterebbe un consenso unanime per quanto riguarda il diavolo, i demoni e la loro azione, con grande molteplicità e contraddizioni tra le diverse affermazioni. Pur esistendo dei passi in cui il discorso sugli angeli non può essere preso alla lettera (es. ruolo degli angeli alla resurrezione di Gesù) possiamo affermare che: 1) la molteplicità delle prospettive consegue alla misteriosità della realtà in questione (cfr. le diverse cristologie espresse dagli evangelisti); 2) la presunta contraddizione dei testi, può portare al massimo a dire che alcuni di essi vanno interpretati metaforicamente. |
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Si afferma la presunta estraneità della Scrittura alla questione della esistenza o meno degli angeli e dei demoni sulla quale non direbbe nulla. In realtà le affermazioni bibliche sull'azione degli angeli e dei demoni presuppone un giudizio di esistenza, così come l'azione di Dio nella Bibbia presuppone la sua realtà. |
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Ammesso che esistano cosa sono? L'angelo è Dio personificato nella sua figura o è una creatura distinta da lui? La realtà del diavolo si riduce a quella del male dell'uomo, o magari a quella di un qualche misterioso aspetto di Dio, oppure si tratta di una creatura distinta da entrambi? Abbiamo visto i diversi orientamenti. Occorre impegnarsi per distinguere il contenuto vincolante dei testi per legittimare la riflessione assertiva basata sulla tradizione della Chiesa, unica interprete finale dei testi sacri. Questo è il nostro pregiudizio poichè è impossibile non averne. L'acribia non consiste nel non avere pregiudizi ma dal farsi guidare dalla precomprensione vera. |
VERSANTE MAGISTERIALE |
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La tradizione ecclesiale in favore della piena realtà degli angeli e dei demoni, non riconducibili a metafore della sollecitudine di Dio e del male dell'uomo, conosce un consenso che attraversa la totalità del doppio millennio cristiano, dall'età apostolica ad oggi. 1) Il fatto che questo dato sia assunto per scontato, per alcuni, esclude la possibilità che possa essere addotto come prova. In realtà, come già detto, quando si tratta di asserzioni fondate su presupposti di esistenza, l'oggetto delle asserzioni e quello dei presupposti fanno tutt'uno; poi il perdurare della credenza dopo la comparsa della contestazione comporta lo svuotamento della obiezione. 2) Per alcuni la tradizione non gode, dopo tutto, del peso autoritativo che le viene attribuito perchè sugli angeli e sui demoni non contiene delle definizioni vincolanti per la fede. In realtà stante la consistenza della tradizione a noi pare che un intervento del magistero straordinario sarebbe necessario non già per sancirla, ma caso mai per metterla in dubbio o bandirla. Vedremo meglio quest'ultima questione nel prossimo paragrafo. |
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VERSANTE EURISTICO |
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Accuse mosse: |
Esplicitazione delle accuse: |
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Enfatizzando la situazione conflittuale espressa da alcuni teologi, un gruppo di autori sostiene che, se la coscienza della attuale della Chiesa dubita sulla verità di tale dottrina, la teologia non è più in grado di dirne qualcosa di sicuro. Ma è doveroso controbattere che la coscienza attuale della Chiesa non coincide per nulla con la minoranza dei teologi. Alcuni oppositori obiettano che le angelologie e le demonologie sono state costruite con materiale di importo filosofico anzichè teologico, o con prodotti ricavati da fantasie popolari gratuite che impediscono un discorso serio sull'argomento. Si tratta di riserve che non convalidano affatto il rifiuto della dottrina della Chiesa, bensì solo l'esigenza che si dia prova di rigore e probità mentale nel trattarne. |
Accuse mosse: |
Esplicitazione delle accuse: |
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Più di un autore mette come condizione di ammissione della realtà degli angeli e dei demoni la constatazione della presenza di effetti che essi soltanto sono in grado di produrre. Anche l'argomento "possessioni diaboliche" che qualcuno pone come prova inconfutabile, non prova la realtà del diavolo bensì la suppone a partire da quelle affrontate personalmente da Gesù. Il nocciolo del problema è che porre quale condizione assoluta per l'esistenza di un essere la constatazione di effetti che egli solo può produrre equivale a introdurre un principio ermeneutico che non tiene conto della particolarità sia di Dio che dell'uomo. Infatti: 1) l'agire salvifico di Dio non si assomma a quello delle creature ma lo rende possibile modellandolo sulla reciprocità che definisce il mistero della vita divina; 2) l'opera del diavolo, per chi ha lo spirito di discernimento per scorgerla, passa sempre attraverso la connivenza umana messa in atto nel peccato. Quello che possiamo "provare", all'interno della dottrina tradizionale, è la profonda connessione del peccato con il diavolo non che il male si riduca alla misura dell'uomo. |
4) AREA STORICA: fa appello agli effetti negativi, reali o presunti, prodotti dalla credenza nel diavolo nel corso dei secoli |
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RIFLESSI NEGATIVI |
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Accuse mosse: |
Esplicitazione delle accuse: |
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Credere alla realtà di uno Spirito del male sarebbe un deresponsabilizzare l'uomo dal male e un generare in lui uno spirito fatalistico di una invincibilità del male che scoraggia la lotta contro di esso. Ma il testo sacro non deresponsabilizza l'uomo ma riconosce e denuncia nel potente influsso di Satana una delle cause del peccato, relativizzando l'imputabilità umana e aprendo la strada alla comprensione e alla misericordia. D'altra parte viene chiarito che il peccato nasce da altre radici, tutte umane. Il diavolo può tentare ma non obbligare e il suo potere è stato debellato da Cristo e può ridiventare forte solo se trova una connivenza nell'uomo. Contro il fatalismo, nella demonologia cristiana risalta come l'elemento decisivo del peccato sia la decisione del cuore dell'uomo contro Dio. |
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Per alcuni, la demonologia, nella storia, è stata utilizzata dal clero per acquisire potere sulle masse ignoranti e credulone. L'asserzione della realtà del Maligno ha prodotto conseguenze grottesche o tragiche: la caccia alle streghi, il satanismo e la superstizione delle possessioni diaboliche. Effettivamente ci sono stati effetti negativi sul piano sociale e politico ma occorre studiarne la complessità senza valutazioni ideologiche. Occorre ad esempio chiedersi come mai per i sedici secoli precedenti di credenza nel diavolo non ci sia stata la caccia alle streghe. Poi non si può parlare di superstizione accennando alle possessioni diaboliche perchè vorrebbe dire squalificare la prassi esorcistica di Gesù. Il principio che emerge è che la verità e la bontà di una dottrina è distinta dall'utilizzazione concreta dei suoi contenuti. |
INADEGUATEZZA E SUPERFLUITA' |
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Accuse mosse: |
Esplicitazione delle accuse: |
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Si trova nell'uomo la spiegazione più che sufficiente del male. La moderna psicologia del profondo riconosce nella figura del diavolo la personificazione o la proiezione individuale o collettiva di contenuti spirituali negativi dell'anima. La giustificazione della demonologia si esaurisce nell'ambito del solo psicologico. Ma allora occorrerebbe dimostrare che: 1) il tutto si identifichi con la parte, che la totalità del fenomeno si riduca ad una delle sue componenti; 2) che l'uomo conosca talmente bene l'estensione e la profondità del suo essere da poter fissare con matematico rigore i confini; 3) ammesso che la paura può spingere ad ipostatizzare gli incubi in personaggi immaginari, perchè il N.T. che annuncia e legittima la vittoria su ogni forma di paura, lungi dall'abolire la credenza dei demoni le conferisce un impulso maggiore dell'A.T.? |
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I critici ribadiscono che sono sostanzialmente superflue la demonologia e l'angelologia perchè non possiedono alcuna importanza teorica e pratica per la fede. L'irrilevanza di Satana sarebbe determinata dalla vittoria di Gesù. Ebbene, tale vittoria è sì una realtà attuale e irrevocabile ma non ancora totalizzata negli uomini del tempo intermedio. Ancora una volta il periferico non corrisponde al superfluo e l'integrità di una verità include, con i dati centrali, anche i dati periferici. |
c)fede e sentire personale |
La cultura dominata dalla autosufficienza umana e dalla assolutizzazione della soggettività (cfr. filosofia idealista) spinge a stabilire ciò che occorre per la completezza della fede non sulla base della voce della rivelazione ma su quella dei vari a priori interiorizzati dal sentire corrente. |
5) AREA PRASSICO-LINGUISTICA: prende di mira le difficoltà di espressione e di applicazione. |
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Difficoltà: |
Esplicitazione delle difficoltà: |
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Il mondo degli angeli viene visto da alcuni autori come un mito da demitizzare, e da altri, più illuminati, come impegno per contemperare i due linguaggi (simbolico e concettuale) oltre la contrapposizione tra conservatorismo immobilista e progressismo iconoclasta.. In realtà, a motivo della sua singolarità, il mondo degli angeli e dei demoni riesce a essere rappresentato più felicemente dal linguaggio dei simboli che non dal linguaggio dei concetti. Il simbolo non vuol dire necessariamente fittizio, etereo, irreale, ma è evocatore di realtà profonde e nascoste come ben sanno i poeti. Se ogni simbolo non è una realtà, ogni realtà, degna di questo nome, è anche un simbolo. Tutte le culture sono intessute di realtà che hanno valore di simboli e la Bibbia evoca in modo speciale delle realtà invisibili e spirituali, che mostrano valori simbolici ben più profondi. La Bibbia rivela Dio con un linguaggio non astratto, ma concreto, tutto immagini e non si accontenta di definirlo astrattamente come "Colui che è" in maniera trascendente e necessaria, ma usa un linguaggio simbolico talvolta antropomorfico (ad esempio parla del "dito di Dio", del "braccio di Dio" per indicare la sua potenza effettiva rispettivamente nel progettare e nell'operare). |
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Alcuni teologi affrontano, come manifestazioni di Satana, la tentazione e la possessione per negarle. Ma la credenza nel diavolo incorpora, tra l'altro, il riconoscimento della possibilità delle possessioni diaboliche, cioè l'esercizio dispotico da parte del diavolo sul corpo di una persona. Vi è un problema nella individuazione dei criteri di accertamento del fatto, tenendo conto come in qualsiasi altro fenomeno, che non si presenta mai allo stato puro, ma sempre accompagnato da un insieme di reazioni patologiche di ordine biologico e psicologico. Per cui è importante un costante confronto interdisciplinare della teologia con le scienze umane. |
Riprendiamo allora la preoccupazione già espressa dallo studio Fede cristiana e demonologia e alla luce di "queste prese di posizione, ripetute con sfoggio di erudizione...[che] non possono non turbare gli spiriti [dei] fedeli abituati a prendere sul serio gli avvertimenti di Cristo e degli scritti apostolici..." chiediamoci: "fin dove condurrà il processo di smitizzazione avviato in nome di una certa ermeneutica?"[223].


