DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Chiesa contro Satana


PARTE SECONDA - I FONDAMENTI

In questo seconda parte, che articoleremo su di una strutturazione diventata ormai classica che distingue tra una parte storico-positiva di documentazione e un'altra sistematica di approfondimento e sviluppo, cercheremo di esaminare rispettivamente: a) il materiale biblico e quello che la tradizione della Chiesa insegna; b) le principali difficoltà che da diversi fronti vengono rivolte alla angelologia e alla demonologia cristiane. Alla fine vogliamo tentare di chiarire i contributi specifici assicurati dalla dottrina degli angeli e dei demoni al patrimonio della fede cristiana e illustrare il modo corretto di comunicarli.

 

 La creazione e il problema del male

La resurrezione di Gesù Cristo è il punto di partenza [71], è il centro del cosmo e della storia, la lente attraverso cui va riletta tutta la realtà. Non è uno dei fatti che costellano la storia, ma è l'evento di salvezza  e di rivelazione  da cui tutta la storia prende senso, da cui nasce l'evento cristiano. Infatti se la resurrezione di Cristo come azione di Dio sfugge al controllo umano, attraverso la persona di Cristo che incontra i discepoli oltre la morte, la forza della resurrezione si riflette nella storia e nel mondo [72]. La resurrezione illumina non solo il destino umano, ma anche quello del mondo in forza della solidarietà che esiste dalla storia della creazione fino alla incarnazione [73]. Il mondo, pur soggetto alla caducità, degradato a causa della solidarietà nella storia di peccato, aspira alla redenzione anticipata dalla vittoria di Gesù sulla morte, che è garanzia e anticipazione di quella pienezza di vita alla quale tutti gli esseri viventi e il mondo fisico sono destinati [74].

 

Per l'Antico Testamento:

"l'uomo è un «essere-nel-mondo» e il cosmo è visto a partire dall'uomo e in vista dell'uomo, come «mondo-del-l'uomo» (cfr.Sal.115,16). Cieli e terra costituiscono ciò che noi chiamiamo 'cosmo'; la terra, come il cielo, è piena della gloria di Dio (cfr.Is.6,3). Il cosmo è di Dio che l'ha creato e vi è presente; ma egli l'ha dato all'uomo. Dio è 'dentro' il cosmo, ma è in pari tempo trascendente. Come creazione, il cosmo appartiene a Dio e da lui riceve il suo senso e, tuttavia, non è divinizzato. Esso non fa parte di Dio. Affermando che il cosmo è 'creazione', l'A.T. libera l'uomo dalla paura di un mondo estraneo e nemico, anzi lo invita ad accoglierlo come dono senza nessuna forma di manicheismo. Dio ci dona il mondo con la massima liberalità. In quanto non fa parte di Dio ma è creatura, il mondo ci appartiene e noi, in quanto esseri corporei, siamo «del» mondo"[75].

 

Nel Nuovo Testamento anche se non c'è una concezione univoca e comune di "mondo", però c'è l'idea comune di una tensione costante tra il cristiano e il mondo, una visione del cosmo in chiave antropologica e, ultimamente, in chiave cristologica.

"In Cristo si fa presente l'eone definitivo, con lui irrompe l'escatologico. Per questo l'incorporazione dell'uomo a Cristo, la vita personale nella grazia, è qualcosa che non lo riguarda solo individualmente, ma ha un carattere ecclesiale e universale. L'apparizione della grazia di Cristo, vincitrice del peccato e ricreatrice dell'uomo, significa che la storia assume una nuova direzione globale. E' l'entrata dell'uomo e anche (a suo modo) del cosmo nell'ambito divino. L'evento salvifico di Cristo è il dato prioritario quando intendiamo parlare della grazia del Nuovo Testamento...Possiamo per questo riassumere il significato della parola "grazia" nel Nuovo Testamento affermando che è l'evento gratuito della salvezza escatologica in Cristo Gesù, che è l'autocomunicazione radicale del Dio trino, e l'inserimento dell'uomo (e nella sua misura del mondo), concesso anche gratuitamente da Dio, in questo evento mediante la partecipazione alla vita dello stesso Gesù"[76].

 

Analizziamo brevemente, del N.T., gli scritti paolini e gli scritti giovannei perchè in essi appare più evidente una "teologia del mondo":

Scritti paolini [77] Fonti bibliche paoline

Il cosmo (kòsmos) è tutto ciò che esiste al di fuori di Dio: il cosmo fisico e l'umanità. L'umanità intera e tutte le cose sono sotto il potere del peccato perchè il mondo ha perduto il suo ordine [78]. Fin dal presente uomo e cosmo sono solidali nella condizione di caducità, di corruzione, di sofferenza e di attesa. Il mondo è buono perchè creato da Dio ma è attualmente soggetto alla forza negativa del peccato.

  •  Rm.11,22.26; 6.6;
  • Gal.1,4; 3,22;
  • 1Cor.1,20-21; 3,19; 5,10; 7,31.33-34; 8,4.
  • 1Tm.4,4;
  • Tt.1,15;

Il mondo e la storia, sia sacra che pagana, sono sempre sotto la potente, creatrice e salvifica azione divina. Il cosmo sperimentato nella sua dimensione temporale è chiamato "eone" ed è una realtà la cui forma è passeggera e caduca.

  • At.17,24;
  • Rm.4,7;
  • 1Cor.1,20; 3,18; 8,13; 7,31.

La creazione (ktìsis) è cristocentrica [79] e non esiste, nel mondo, nessuna elemento e nessuna potenza che sfugga alla signoria di Cristo. Creazione e salvezza sono comprese in una unica visuale dinamica di "rapporto di origine" con Dio e nella prospettiva di un unico fine: "in vista di Cristo".

  • Col.1,15-17,
  • Rm.11,33-36.

Il mondo è bisognoso di salvezza, la quale si attua mediante e in Cristo. La Chiesa è la pienezza di Cristo, sebbene Egli l'ecceda sempre, e attraverso di essa vuole realizzare la sua posizione di "capo" su tutto. Il dono del Suo Spirito porta l'umanità e con essa il mondo alla glorificazione che si compirà pienamente nel futuro escatologico in "cieli nuovi e terra nuova"

  • Col.1,20; 2,10;
  • Ef.1,10.23;
  • 1Cor.15,27;
  • Rm.3,21; 8,19-25.31;
  • (Is.65,17).

Il cristiano è strappato dalla perversità del mondo, ma è sempre di nuovo tentato di ricadere nell'uso perverso del mondo. Allora deve lasciarsi cambiare da Cristo, rifiutando la logica del mondo e vivendo in tutte le situazioni del mondo "secondo lo Spirito" di Gesù; solo così può nascere il popolo di Dio.

  • 2Cor.4,4;
  • Rm.12,2;
  • 1Cor.2,7.16; 3,19;

Lo "eone" malvagio non è inteso soltanto come somma di singoli uomini che agiscono male, ma è la Potenza del male che, attraverso i peccati dei singoli, si è depositata nelle strutture della società e ha pervertito il mondo trasformandolo in un campo di azione e di potenza del male. I cristiani devono usare il mondo "come se non", cioè senza fare da padroni del mondo nè farsene schiavi ma amandolo di un amore cristico che rifiuta la pretesa totalizzante e sufficiente del mondo.

  • Gal.1,4;
  • 1Cor.7,29-31; 8,6.



 

Scritti giovannei [80] Fonti bibliche giovannee

Come negli scritti paolini il termine mondo (kòsmos) assume significati differenti: il mondo fisico, l'universo, la terra e l'umanità intera o l'umanità rifiutata da Dio. Il "Figlio di Dio incarnato" è il centro della antropologia giovannea.

  • Gv.1,9.10.29; 3,16.17.19; 7,4.7; 8,23.26; 11,19; 17,5.24; 21,25;

Il termine "creazione" è usato una volta sola mentre è molto utilizzato il termine (egèneto) per designare il "venire all'esistenza". Dio è l'unico creatore di tutto (contro l'eresia gnostica) nella prospettiva soteriologica-cristologica dell'unica signoria di Gesù Cristo sul mondo. Il nesso tra creazione e salvezza mette in luce come non esista un cosmo senza l'umanità ed è quest'ultima che trascina con sè il destino del cosmo. Dio ama il mondo e ha mandato suo Figlio per togliere il peccato del mondo, per salvarlo. Gesù è la luce del mondo che comunica agli uomini la vita divina.

  • Gv.1,3.8.10; 17,24;
  • Ap.1,8; 21,6,
  • Gv.1,9; 3,17.19; 17;5.24;
  • Gv.1,29; 3,16-17; 6,33; 8,12.

Il mondo odia Gesù, non lo accoglie e non lo riconosce, lo perseguita e alla fine decide di ucciderlo. Il mondo è l'opposto di Gesù: esso pratica il peccato, la violenza e l'omicidio. Di conseguenza la regalità di Gesù non è di questo mondo; il mondo ha il suo capo denominato il "capo del mondo" [81] ma dal mondo Gesù trae fuori i suoi discepoli per salvarli. Lo Spirito Santo farà capire ai suoi discepoli che il mondo ha peccato e che la gloria di Dio sconfigge il mondo che pretende di autodivinizzarsi e di autosalvarsi. Il cosmo è trasparente od opaco, buono o terribile a seconda che l'uomo è luminoso o tenebroso, conosce la verità che è Gesù o sceglie la tenebra del male; umanità e universo sono solidali.

  • Gv.1,10-11; 5,16.18; 7,7; 11,53; 15,20;
  • Gv. 8,21.23.34.44; 12,31; 18,36;
  • Gv. 12,31;
  • Gv.16,33;
  • 1Gv.2,17; 5,4-5;
  • Gv.1,14; 2,11;

 

Nella Bibbia la creazione non è solo presentata come l'inizio della "storia della salvezza", la prima delle mirabili opere di Dio, ma anche come la sua attività continua, il fondamento perenne di ogni cosa:

"Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno...Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la mano, si saziano di beni. Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra" (Sal.104,27.29-30).

 

E' la Provvidenza [82] personale di Dio che guida la "storia" in modo personale[83] (cfr.Sal.23,1-4), universale (cfr.Sap.6,7) ma misterioso (cfr.Rm.11,33-34). La fede nella Provvidenza mostra come l'immensa creazione e l'universale piano di salvezza si decidono nella singola creatura umana; nella misura in cui l'uomo si affida alla volontà di Dio e cambia in corrispondenza la sua vita, cambia anche il suo "destino". Infatti il N.T. riassume il messaggio di Gesù in questo affidamento alla divina provvidenza: "gettate in lui tutte le vostre preoccupazioni, poichè egli ha cura di voi" (1Pt.5,7)[84].

La fede nella Provvidenza è messa a dura prova dallo scandalo del male ma negare Dio significa rinunciare alla speranza di superare il male, rassegnarsi alla sconfitta definitiva[85]. Il male, comunque, non ha la sua origine in Dio infatti la creazione è uscita dalle mani di Dio come "buona" e l'essere umano come cosa "molto buona" (cf. Gen.1-2)[86]. Il male è entrato nel mondo a causa del diavolo e "l'uomo ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore"[87] e le conseguenze di questo peccato originale[88] hanno provocato la corruzione delle quattro dimensioni della "natura umana"[89]. Ma alla prima grande tappa della storia della salvezza, cioè la tentazione e la caduta[90] dei progenitori dell'A.T., la seconda tappa del N.T. ha segnato la vittoria di Cristo sulla tentazione nel deserto[91].

Analizzando l'idea di "retribuzione" prima nell'AT e poi nel N.T, possiamo cogliere alcuni aspetti utili a comprendere l'insegnamento delle Scritture riguardo al "problema del male". Nella Bibbia ebraica non c'è il termine che indichi in senso tecnico, sia positivamente (= "ricompensa per una azione buona") che negativamente (= "giusta punizione"), la "retribuzione". Vi sono diversi termini con significati non sempre perfettamente sinonimi, ma relativi ad aspetti vari e diversi sia dell'umana che della divina "ricompensa"[92].

 

Tentiamo, in prima approssimazione, di schematizzare  la dottrina della retribuzione:

1)  Epoca dei patriarchi e dei profeti anteriori (XIV-IX sec. a.C.): "La dottrina più antica è quella della retribuzione intraterrena collettiva; secondo essa punizione e ricompensa (Es.20,5s.; Dt5,9s.) coinvolgevano assieme giusti e peccatori (Gdc.3,7s.; 13,1; 2Re.17,7-23; Am.7,17), popolo e singoli membri (Num.16,20-22; 2Sam.24,16s.), discendenti e antenati (Num.14,18)"[93].

2)  Epoca dei Grandi Profeti (VIII-VI sec. a.C.): "Ben presto però si manifestò una reazione contro la retribuzione strettamente collettiva (Ez.34,7s.; Num.12,10; 2Sam.6,6s.), specialmente in proverbi dell'epoca anteriore all'esilio, allorchè si era diffuso un certo razionalismo (Ger.31,29). Geremia pensava ancora secondo le categorie della responsabilità collettiva (Ger.11,22; 20,6; 29,32); eppure, per il periodo della nuova alleanza (Ger.31,31s.) ha insegnato anche la retribuzione intraterrena individuale (Ger.31,29s.). A partire da Ezechiele, ed in relazione agli avvenimenti politici che portarono alla dissoluzione dell'alleanza delle tribù, questa dottrina crebbe d'importanza per la predicazione sul valore e sulla responsabilità del momento presente (Ez.18; 33,10-20). La retribuzione del singolo da parte di Dio (Sir.16:11,23) è affermata in modo particolare nella letteratura liturgica (Sal.1; 32,10; 62,13; 94, ecc.) e sapienziale (2Cr.21,15-18; 24,24; 25,27; 26,16-20): Dio premia (Tb14,9-11) e castiga ogni azione (Pr.24,12; Qo.3,17; 11,9; 12,14), ogni parola ed ogni pensiero (Sap.1,7-11). Gli scritti extrabiblici e l'incipiente propaganda di proselitismo testimoniano dello sviluppo di questo individualismo tra i giudei"[94].

3)  Epoca esilica e post-esilica (³ VI sec. a.C.): "La dottrina del giudizio viene arricchita in questo periodo con quella di una retribuzione individuale ultraterrena dopo la morte o nel giudizio universale, e tutta la pietà è indirizzata alla retribuzione dei singoli i cui vari atti sono posti da Dio sulla bilancia o notati nei libri, i cui nomi sono scritti nei libri della vita, ai quali vengono già pagati gli interessi sotto forma di felicità e di benessere sul capitale celeste accumulato...La molteplicità delle concezioni in materia trova espressione nel fatto che nell'A.T. (Dn.9,16) e nel giudaismo extrabiblico restò vivo il concetto della retribuzione collettiva, soprattutto nell'aspetto di aspettative nazionali...La dottrina più antica di una retribuzione in questa vita non è mai stata superata totalmente nell'A.T. Per essa le vittorie e le sconfitte, le prosperità e le prove, malattie e miseria, fecondità e figliolanza numerosa, felicità, salute, amicizia, amore ed onore valevano come retribuzione da parte di Dio (Pr.3,2s.; 4,10.22; 8,18s; ecc.). tutto ciò viene compendiato nei termini 'il bene' o 'il male', 'la vita' o 'la morte'. Le difficoltà che presentavano simili spiegazioni terrene portavano allo scetticismo (Qo.7,15; 8,14) ed alla desolazione (Giobbe), oppure ad una fiera protesta (Sal.37). Nei Sal.49 e 73 la retribuzione è indicata nel regno dei morti e nell'amicizia di Dio, ma questi concetti sono ancora molto vaghi. Più tardi si parla del 'nome' del giusto (Sir.41,11-13), della 'progenie' (Sir.44,12; 47,12) e del destino nell'ora della morte (Sir.11,21.26s.). Altri raccomandano una cieca fiducia in Dio (molti salmi, Gb.42; 19,25s.) o volgono lo sguardo al mondo futuro atteso nell'escatologia fin dall'esilio, ed alla partecipazione ad esso attraverso una resurrezione dei giusti (Dn.12,2s.; 2Mac.7,9-23; 12,44s.; 14,46). Infine nella dottrina dell'immortalità del Libro della Sapienza, dietro influenze ellenistiche, si insegna l'assoluta spiritualità della retribuzione trascendente: essa comporta la comunione eterna con Dio e la partecipazione regale al suo regno eterno, oppure l'allontanamento da esso (Sap.1-6; 3,7s.;3,14; 4,2; 5,16; 6,19). Morte e vita, che in un primo tempo riassumevano in se tutte le rappresentazioni di una retribuzione terrena, qui, dopo molti stadi intermedi (Pr.11,19; 12,28; Sal.16,11), diventano le espressioni preferite per indicare una retribuzione puramente trascendente (Sap.5,15 cfr. Lc.16,19-31; Ap.20,14s.; 21,8) che a quell'epoca ha una grande importanza anche fuori della Bibbia. Mentre il rabbinismo ancora nel secondo secolo aveva soltanto concezioni materialistiche del futuro, nel linguaggio figurato del libro di Enoc etiopico il premio è d'ordine spirituale: giustizia , vita eterna, somiglianza agli angeli, comunione con il Figlio dell'uomo e con Dio. La stessa cosa si trova nei brani di Esdra (Esd.5,12-15; 6,52s.). Talvolta il premio è addirittura posto nel cielo (Sir.51). In queste raffigurazioni si raggiunge il livello trascendente dell'escatologia di Gesù"[95].

Il Libro di Giobbe segna il passaggio dalla retribuzione intraterrena a quella ultraterrena affermando chiaramente che non è vero che ogni sofferenza sia conseguenza della colpa e abbia carattere di punizione[96]. La risposta che compare alla fine del libro di Giobbe (cf. 38-39) è una risposta che va nella direzione della totale fiducia nell'azione divina (Gb.40,4-5).

Si sviluppano poi parallelamente altre spiegazioni che vanno tutte nella direzione di un'attesa futura di un grande intervento di Dio. Infatti per l'uomo il dolore è un mistero troppo grande per poter sperare di chiarirlo da solo Si aprono dunque tra gli ebrei varie attese: del giorno del Signore, del Messia liberatore, della risurrezione finale dai morti e della immortalità dell'anima [97].

 

4)   Nuovo Testamento: "Nella dottrina di Gesù sulla retribuzione (Mc.8,35; 9,41; 10,28-30; 12, 1-9, ecc.), confluiscono tutte le linee di sviluppo, conformi alla Rivelazione, della dottrina giudaica della retribuzione, però con una tipica distinzione da tutti gli insegnamenti veterotestamentari e giudaici.

a)    In essa si ritrovano uniti sinteticamente la retribuzione nel tempo e la retribuzione alla fine dei tempi; ciò vale per le beatitudini e per i «guai!» (Lc.6,20-26), per le promesse del premio ai discepoli (Mc.10,29) e per l'assicurazione della pace del cuore (Mt.11,28) come per l'annuncio della punizione di Gerusalemme (Lc.19,41-44). Gesù nomina quale retribuzione la vita e la pena eterna (Mt.25,46), conosce un giudizio escatologico e l'immagine del tesoro nel cielo (Mc. 10,21); escatologiche sono le affermazioni circa l'ingresso nel regno di Dio, le immagini della mensa (Lc.13.29) e del fuoco inestinguibile ed eterno (Mc. 9.43.47s.), che è preparato per il diavolo ed i suoi angeli (Mt.25,41).

b)    Retribuzione immanente e retribuzione trascendente. Gesù accoglie occasionalmente anche il concetto di una retribuzione in questa vita (Mc.2,5; Lc.13.1-5; 19.41-44); ma questa supera sempre ogni capacità di comprensione (Lc.13,1-5; 17,20 s.) e proviene interamente dall'amore di Dio (Mt.20,1-15). La retribuzione trascendente nell'insegnamento di Gesù supera qualsiasi rappresentazione terrena di luogo (Mc.13,31) e di qualità (Mc.8,36), non conosce spazi celesti e trascende anche ogni tempo terreno (Mc.8,36); in queste espressioni l'attributo «eterno» è diventato concetto qualitativo della trascendenza (Mc.9,43-48).

c)    Retribuzione collettiva e retribuzione individuale. Gesù annuncia una punizione anche ad un popolo intero, ad una città o ad una generazione (Mc.9,19), ma respinge assolutamente l'idea che un individuo possa essere coinvolto nella colpa di altri, e così pure l'appello ai meriti dei padri (Gv.8,33-40). L'unica eccezione, la sua morte « per i molti » (Mc.10,45), è in realtà il superamento di un concetto collettivo, perchè egli intende qui parlare dell'umanità senza eccezioni, di ogni singolo che deve decidere per lui nella conversione, nella fede (Mt.10,32s.) e nel l'amore del prossimo (Mt.25,31-45).

d)    Specifico di Gesù nell'insegnamento sulla retribuzione. Mai Gesù aderisce all'insegnamento del tardo giudaismo a costo della purezza della propria dottrina...Anche là dove si esprime secondo le categorie del suo tempo, la dottrina di Gesù evita ogni calcolo meschino, qualsiasi addizione di mancanze e di buone azioni, la descrizione diffusa della pena o del premio, l'asserzione di un'equivalenza tra adempimento e ricompensa. L'autonomia di Gesù appare soprattutto nel radicalismo del suo insegnamento; egli non conosce che una alternativa: sì o no. Ma per lui il premio è « un premio di grazia » che il Padre dona per puro amore. Tale concezione Gesù la sostiene contro ogni interpretazione mercenaria (Mt.20,1-15). Tutte le singolarità accennate si sintetizzano nel regno di Dio quale è annunciato da Gesù. Esso è il premio (Mt.5,3-10), l'esclusione da esso la pena. Ma, uscendo dal parlare figurato, ciò significa che Gesù non conosce alcun premio all'infuori di Dio; Dio stesso è il premio dei giusti che davanti a lui rimangono inutili (Lc.17,7-10) peccatori (Lc.18,10-14). L'uomo si comporta molto religiosamente se fa di questo, premio, il motivo del proprio agire e teme la punizione della lontananza da Dio. Ma Gesù subentra personalmente alla Legge giudaica (Mt.11,27-28s.) come il Messia sofferente (1Cor.11,30) e glorificato (2Cor.5,10; Gc.5,9; 1Pt.4,13; 5,4; Ap.22,12). Dio, per la retribuzione, si basa sulla posizione che l'uomo assume verso questo Signore.

e)    La dottrina della retribuzione nel resto del Nuovo Testamento continua l'insegnamento di Gesù. A norma d'essa, ciascuno sarà retribuito secondo le sue opere (Rom.2,6; 2Cor. 5,10; Ap.20,12). In san Paolo (1Cor.11,30) si trova un accenno alla retribuzione da parte di Dio su questa terra; tolta questa eccezione, la retribuzione è sempre attesa per il giorno della parusia e del giudizio (2Cor.5,10; Gc.5,9; 1Pt.4,13;5,4;Ap.22,12), per l'ultimo giorno (Gv.12,48; 1Pt.1,4s.). Oltre che sulle opere (Gv.5,29), la retribuzione si basa anche sulla fede nel Signore (Gv.12,47-50; 2Ts.1,7): nonostante il linguaggio figurato, in tutto il N.T. non si trova mai una meschina contabilità, ma soltanto la grande alternativa : vita eterna o morte eterna. Il premio è descritto come gloria, onore e immortalità (Rm.2,6s.), pace (Rm.2,10), gioia (1Pt.4,13) e ingresso nel regno eterno del Signore nostro (2Pt.1,11); la pena, invece, come la morte (Gv.5,24; 8,51; Rm.1,32; 6,21s.; Gc.1,15) che dura in eterno (Ap.2,11; 20,6.14; 21,8), quale perdizione e caduta (Fil.1,28; 1Ts.5,3; 1Tm.6,9; Eb.10,39; 2Pt.2,1). Il premio e la pena della fine dei tempi, nondimeno, possono essere visti già come una realtà attuale. In san Paolo si trova un importante aspetto particolare del motivo della pena (1Ts.4,6; Gal.5,21) e del premio (Gal.6,7-10; Ef.6,2s.). La retribuzione divina per lui è un processo organico della vita soprannaturale alla quale l'uomo partecipa; però l'uomo può seminare soltanto «nella carne» e Dio deve prima donargli lo «spirito». Se egli raccoglie perdizione dalla carne, la pena è interamente a suo carico, ma se dallo spirito raccoglie la vita, questo premio è un dono duplice, vale a dire che la retribuzione si basa interamente sull'opera redentrice di Gesù. Qui cessa per l'Apostolo ogni vanto delle proprie opere (Rm.3,27); tutto è opera dello Spirito (Rm.8,14-17; 1Cor.15,10), dono grazioso di Dio nell'uomo peccatore (Gal.5,22; Fil.2,13). La remunerazione è puro premio grazioso, dono del regno di Dio (1Cor.15,50) e dell'incomparabile (1Cor.15,42s.) gloria di Cristo (Col.3,4; Rm.8,18)"[98].

Gesù si innesta nella tradizione dell'A.T. e la porta a compimento non tanto offrendo una nuova "spiegazione", quanto assumendo il male su di sè e vincendolo dall'interno con la risurrezione[99].




 I nemici della vita eterna

Ogni cristiano è chiamato a sostenere nella perseveranza del "vigilate e pregate" (Mt.26,41) la "buona battaglia della fede" (1Tm.6,12) perchè solo "chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvo" (Mt.10,22). I nemici della vita eterna sono tre: la nostra carne, il mondo e il demonio[100], ma in nostro aiuto viene lo Spirito Santo che intercede per noi con "gemiti inesprimibili" (cf. Rm.8,26), infatti:

"Come il regno di Dio è già presente in mezzo a noi, ma non ancora pienamente realizzato, così è dello Spirito: egli è già effuso nel nostro cuore, e tuttavia non ancora operante, se non sotto forma di piccola caparra (cf. 2Cor.1,22). In questo spazio che si estende dalla Pentecoste alla parusia, lo Spirito è la forza che ci spinge avanti, che ci mantiene in cammino, [che ci da speranza], come pellegrini e forestieri, non ci permette di adagiarci e diventare un popolo «sedentario»...Cristo con la sua venuta ha compiuto tutte le promesse, ma non ha posto fine all'attesa...Il principio teologico: «La grazia è l'inizio della gloria», applicato allo Spirito Santo, significa che le primizie sono l'inizio del compimento, l'inizio della gloria, parte di essa...L'amore di Dio che quaggiù pregustiamo, grazie alla caparra dello Spirito Santo, è dunque della stessa qualità di quello che gusteremo nella vita eterna, non però della stessa intensità"[101].

L'opera dello Spirito è quindi non solo di combattere la carne e il mondo ma di santificarli, trasfigurandoli, in quanto "il male non sta nella carne [e nel mondo] ma nel vivere secondo la carne [e il mondo]"[102]. Questa "pneumaterapia" ha un approccio olistico (mente, cuore, corpo) e non si manifesta solo eliminando il male, ma anche dando la capacità, e talvolta persino la gioia, di portare con Cristo la propria infermità (cf. Col.1,24). Lo Spirito è il grande "liberatore" che ci fa passare dall'attrattiva per il male (schiavitù del peccato) alla attrattiva per il bene (libertà della grazia) in una prospettiva di "salvezza integrale"[103] e "pluriforme"[104]. Il contenuto della salvezza, secondo San Paolo, ha un aspetto negativo che è la liberazione dal peccato e dalla legge (Rm. 6-7) e un aspetto positivo che è il dono dello Spirito Santo (Rm.8). I due aspetti sono interdipendenti tra loro: la liberazione è infatti la condizione per la venuta dello Spirito; liberarsi dalla signoria del peccato è il presupposto per entrare nella signoria di Cristo che si attua nello Spirito[105].

«L'esperienza carismatica dello Spirito non innalza il credente al di sopra e fuori di questo conflitto, ma anzi lo acutizza, perchè lo fa vivere tra due mondi ugualmente reali, ma in tensione tra loro: gli chiede di vivere "secondo lo Spirito", mentre è "nella carne"»[106].

Quando lo preghiamo nell'inno del Veni Creator cantiamo:

"Via da noi respingi il nemico, presto a noi dona la pace. Con te che ci fai da guida eviteremo ogni male"

evocando due situazioni esistenziali riassuntive di tutta la esperienza umana: la lotta e la scelta[107].

«Lo stesso Spirito che "sospinse" Gesù nel deserto dove lo aspettava il tentatore, vi sospinge ora anche noi. Ma lo stesso Spirito che seguì Gesù nel deserto e lo fece trionfare sul tentatore, accompagna ora anche noi «per addestrare le nostri mani alla guerra e le dita alla battaglia (cf.Sal.144,1)»...La carne, il mondo, il demonio: il nemico dentro di noi, il nemico intorno a noi, il nemico sopra di voi. E' evocata tutta la triplice alleanza di morte. Il verso «allontana da noi il nemico» occupa, nella economia del Veni Creator, il posto che occupa il grido finale «liberaci dal male!» nel Padre Nostro. Anche in esso, "nemico" indica, a un tempo, sia il "male" che il "maligno"» [108].

Ma del maligno, S. Basilio Magno dice che: "Il diavolo ha perso il suo potere in presenza dello Spirito Santo"[109] perchè il Paraclito renderà palese al mondo l'avvenuta disfatta di Satana e "convincerà" i discepoli e li rassicurerà nell'intimo, che il demonio è vinto, dando loro fiducia nella lotta (cfr. Gv. 16,8.11)[110].



 Sezione analitica

Quando diciamo di "credere" nel demonio intendiamo dire che crediamo "il" demonio e non nel demonio perchè egli è solo un oggetto negativo della nostra fede non il termine o il movente di essa. Dopo la venuta di Cristo dice nei Discorsi, S. Cesario di Arles: "il demonio è legato, come il cane alla catena; non può mordere nessuno, se non chi, sfidando il pericolo gli va vicino...Può latrare, può sollecitare, ma non può mordere, se non chi lo vuole. Non è infatti costringendo, ma persuadendo, che nuoce; non estorce da noi il consenso ma lo sollecita"[111]. Pur tuttavia "sarebbe un errore pericoloso relegare il demonio nel mondo della pura fantasia" (CdA.384); da qui la preoccupazione della chiesa, espressa dalla Congregazione per la dottrina della fede[112]., che "deplora il disagio contemporaneo in cui si trovano i fedeli di fronte al processo di smitizzazione del diavolo operato da alcuni teologi e da loro diffuso in riviste e dizionari"[113].

Per impostare una demonologia cristiana vanno salvaguardati tre aspetti, nella elaborazione della questione del male, che sono apparentemente inconciliabili, sempre compresenti e non modificabili o annullabili: 1) la bontà assoluta di Dio e la sua unicità; 2) la libertà della creatura razionale creata in Cristo; 3) la realtà innegabile del male. Annientare uno degli elementi che, presi insieme, formano il mistero del male, vuol dire non risolvere la questione ma dissolverla: 1) il limite della soluzione dualistica sta nel venire meno al monoteismo; 2) la concezione monistica mette a repentaglio la bontà divina o nega la drammaticità del male; 3) infine il determinismo o meccanicismo sacrifica il libero arbitrio delle creature. La compresenza delle tre componenti suddette offre la possibilità, razionalmente plausibile, di una certa chiarificazione dell'enigma del male. Si può dire, in una prima breve sintesi introduttiva, che l'esistenza di Satana e la sua colpa danno al mistero del male una sufficiente fondazione razionale[114]. Chi afferma, poi, "che non importa sapere da dove viene il male o che cosa sia, ma che soprattutto occorre combatterlo e debellarlo (Ricoeur)"[115], non considera che non si può lottare con effetto sicuro contro una entità, di cui non si sa se esista e quale sia il suo potere reale (cfr. Lc.14,31). Da dove partire? Il nodo fondamentale da cui partire è l'antropologia. Da un orizzonte antropologico immanente che si è sviluppato dal rinascimento, e che oggi chiamiamo modernità[116], vogliamo recuperare l'orizzonte teologico e trascendente mediante il quale collocare la vita soprannaturale nell'uomo, che secondo la visione paolina sviluppata da alcuni padri sulla linea di sant'Ireneo, pensa che tutto l'uomo è immagine di Dio in quanto corpo, anima e spirito. Ma l'uomo moderno si percepisce come un composto di corpo e anima razionale (anima senza trascendenza, psiche), una entità psicosomatica inserita in una dimensione sociale. Se al mondo del corpo corrisponde il mondo materiale, il mondo immateriale finisce con coincidere con quello della psiche e, per derivazione, la vita spirituale è la vita dei pensieri, dei sentimenti e della volontà. Anche i cristiani percepiscono questo influsso culturale in base al quale si capisce lo spirituale come immateriale e si confonde l'interiorità, la vita intima nello spirito, con la realtà della psiche. "Il passaggio dalla storia medievale a quella moderna segna una specie di svolta dal divino all'umano...e il baricentro si sposta (sempre più) dalla profondità di Dio alla creatività puramente umana e il nesso spirituale con il centro dell'esistenza incomincia a indebolirsi sempre più" (N. Berdjaev). Insieme a questo dato culturale, un altra difficoltà odierna viene dallo sviluppo del concetto di natura che, la tradizione della Chiesa, causa l'evoluzione della riflessione teologica, ha maggiormente approfondito rispetto al concetto di persona, mettendo così in luce molte nuove possibilità nella ricerca sull'uomo ma portando anche con se dei rischi. Infatti in tale concetto di natura l'uomo non è altro che un individuo, cioè la forma particolare di una natura umana universale e la sua perfezione è conformarsi a questa legge della natura umana. Allora lo spirituale si comprende come perfezione di vita e il rischio è identificare lo spirituale con le regole etiche, da attuare con i mezzi della ascesi morale (vedi il neopelagianesimo). La vita spirituale è allora ridotta all'ambito psichico o immateriale e si perde la distinzione tra le realtà visibili e le realtà invisibili (cfr. Simbolo niceno-costantinopolitano). Intendere lo spirituale come immateriale (vedi gli gnostici) significa escludere dalla dimensione spirituale tutto il mondo materiale, fisico, corporeo. Il risultato è che la vita spirituale è "innaturale", perfino "contro natura" perchè impoverisce la natura umana facendone qualcosa d'altro. Ma la natura umana appartiene alla persona, per cui nella vita spirituale della persona è tutto l'uomo che si spiritualizza; non c'è una natura umana e una natura spirituale, ciascuna con le proprie leggi(cfr. Fil. 3,20-21). Lo spirituale non è immateriale ma relativo alla materia e come tale non separabile da questa[117]. Per cui nell'antropologia cristiana[118] dobbiamo comprendere la vita spirituale profondamente connessa con il mondo materiale e storico evitando due tentazioni: a) il monismo (in cui materiale e spirituale si oppongono e la perfezione sarà annullare uno dei due); b) il panteismo (relativizzare tutto in una pluriformità ugualmente valida). Guardando a Maria, la creatura pienamente divinizzata dallo Spirito "e associata al Figlio, quasi fossero una cosa sola, nella tremenda battaglia tra Dio e satana, quella della Genesi (3,16) e quella dell'Apocalisse (12,1-6)"[119], capiamo come la vita spirituale sia profondamente vita naturale ("...e il Verbo si fece carne") e vita soprannaturale ("...io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno"), un processo di spiritualizzazione, che possiamo scegliere rifiutando i lacci del Nemico[120], in cui tutta la nostra realtà (spirito-anima-corpo) viene purificata nella relazione di figliolanza in Cristo con Dio. Secondo questa visione integrale dell'uomo, fin dall'inizio e durante tutta la nostra vita noi viviamo in entrambi i mondi. Anche quando non ne siamo consapevoli, siamo circondati da un gran nugolo di testimoni. Pur essendo "puri spiriti" o "persone spirituali", essi sono tutti intorno a noi, ad influire e guidare la nostra vita quotidiana.

 

 

 L'insegnamento delle Scritture [121]

Dall'evoluzione teologica dei concetti di angelo e demonio possiamo capire la novità introdotta prima dall'ebraismo e poi dal cristianesimo i quali hanno sempre assunto gli schemi delle culture coeve per esprimere delle assolute novità:


Epoche storiche

Caratteristiche teologiche degli angeli [122]

 

Grecità ed ellenismo

(1) In epoca omerica lo¥ggeloj è il messaggero, l'unico mezzo di comunicazione fra gli uomini; tale funzione è sacra poichè è sotto la particolare protezione degli dei. (2) L'¥ggeloj terreno e sacro è il prototipo degli¥ggeloicelesti; l'¥ggelojper eccellenza è Ermes. In Platone, oltre gli¥ggeloicelesti, vi sono anche i messaggeri degli inferi. (3) Filone Alessandrino, riprende angelologia giudaica, fondendola con la demonologia greco-ellenistica e concependo gli angeli e i demoni come forze e moti dell'universo. (4) Giuseppe Flavio, palestinese di lingua greca, usa¥ggeloj nel duplice significato di messaggero e di angelo.

 

Antico Testamento

mal'àk è: a) il messaggero inviato da un uomo e più raramente da Dio; b) un essere celeste a cui Dio ha affidato un incarico o una missione, ossia un angelo.
(1) La figura più menzionata e importante è il mal'àk yhwh, l'angelo di Yahvè, l'unica figura angelica dell'AT. E' la personificazione della benevolenza e della protezione di Yahwè per il popolo eletto. Solo in un caso eccezionale abbandona la sua figura di protettore per punire Israele (2 Sam.24,17). In alcuni passi il mal'àk yhwh, non si può distinguere dal Yahvè stesso (Gen. 16,7ss,...) perchè si tratta della stessa persona. Questa è una tarda trasformazione letterario-teologica che ha modificato il testo primitivo per salvaguardare la trascendenza divina (quando si parla di manifestazioni di Dio all'uomo si usa mal'àk yhwh, mentre quando si indica un'azione esclusivamente divina si usa Yahvè).
(2) L'antica religione israelitica conosceva altri esseri celesti che raramente chiama mal'àkîm, mentre invece sono chiamati benê hà'elohîm, cioè esseri divini. L'idea che Yahwè sia circondato da una corte di esseri divini con il compito di aiutarlo nel governo del mondo, di lodarlo, ecc., è comune anche prima dell'esilio. Essi sono ministri o cortigiani a cui non sono mai attribuiti poteri e compiti autonomi rispetto a Yahwè.
(3) Nel periodo post-esilico assume importanza la fede negli angeli e in epoca successiva da origine ad una vera e propria angelologia. Sta il fatto che Israele non ebbe una teologia degli angeli finchè questa potè rappresentare una minaccia politeistica alla sua religione. Durante e dopo l'esilio la fede di Israele negli angeli si intensifica sempre più. Il contatto con altri popoli non è una spiegazione sufficiente. In Giobbe si parla degli angeli senza pretensioni dogmatiche. I profeti accolgono delle tradizioni popolari ma non si può dare alle loro affermazioni, sovente assai singolari, un valore generale. Anche i salmi più tardivi non conoscono esseri celesti così nettamente individuati. Nella visione di Daniele, invece, agiscono potentemente degli esseri intermedi fra Dio e l'uomo e per la prima volta hanno un nome. La fede israelitica negli angeli entra ormai in una nuova fase; comincia a formarsi la dottrina della gerarchia angelica che rimarrà costante e nel libro di Zaccaria si può parlare di una angelologia antico-testamentaria. Israele attribuiva a Yahwè anche quella potenza e quelle azioni che le altre religioni (egiziana e babilonese) avrebbero considerate senz'altro demoniache.

 

Giudaismo

L'angelologia non è mai stata completamente abbandonata anche se gli influssi ellenistici ne smorzano l'interesse. Così la teologia degli angeli di coloro che si mantenevano fedeli alla pietà e alla fede biblica si contrappone al razionalismo emergente.
(1) I deuterocanonici, eccetto Tobia, rimangono sulla linea dei libri precedenti e usano l'espressione ¥ggeloj toà qeoà che è lo stadio anteriore all'individualizzazione portata fino a dare agli angeli dei nomi propri. Ma il punto di partenza e il fondamento della teologia degli angeli è costituito dalla apocalittica che prende avvio dal profeta Daniele. Così, con il venir meno della illuminazione diretta che caratterizzava l'antica profezia, gli angeli sono i rivelatori: della natura, del mondo celeste e delle cose ultime. Questa concezione degli angeli è diventata parte di quella tradizione popolare che si rispecchia già nel libro di Tobia. La nuova angelologia potè affermarsi perchè veniva percepita dai rabbini come il compimento della dottrina antico-neotestamentaria tradizionale.
(2) I rabbini, che lottano contro la gnosi perchè conduce ad ammettere un secondo Dio, non hanno mai voluto divinizzare gli angeli che restano, anche nella angelologia più elaborata, nulla più dell'attuazione e della manifestazione visibile della potenza e della divinità dell'Altissimo. E' sempre ribadita la subordinazione degli angeli a Dio. Gli "angeli protettori" e gli "angeli guida" sono i ministri della benevolenza e della protezione di Dio, specialmente verso i giusti.

 

Nuovo Testamento

(1)L'accezione del messaggero umano è poco usata nel N.T.
(2) Per gli uomini del N.T. è pacifica la concezione antico-testamentaria e giudaica degli angeli come rappresentanti del mondo celeste e messaggeri di Dio (Eb.13,2; At.7,53). Gli angeli rappresentano l'altro mondo (Eb.12,22; 1Tm.5,21). Il compito degli angeli è variamente inteso, ma è sempre considerato un elemento della grandezza della legge.
(3) Per la cristianità primitiva  Gesù è la presenza di Dio e del suo regno per cui ce lo rappresenta circondato dagli angeli specialmente nel natale e nella resurrezione. Nel corso della vita di Gesù gli angeli compaiono solo al termine di alcuni momenti: durante le tentazioni (Mt.4,11), nel Getsemani (Lc.22,43) ma il loro intervento è sempre possibile (Mt.26,53) e per gli evangelisti è una conferma della divinità di Cristo (Gv.1,51). Gli angeli quando non servono direttamente Gesù sono semplici annunciatori delle decisioni divine. Manca una pluralità di individui angelici, un interesse angelologico indipendente da Dio. Un vigoroso rilievo viene dato alla partecipazione attiva degli angeli alle vicende escatologiche (Lc.12,8ss; 2Ts.1,7; 1Ts.4,16), alla redenzione (Ap.5,11ss.; 19,1ss.; Lc.2,14; Lc.15,10) alla vita della Chiesa apostolica (At.5,19, 12,7ss.; 8,26; 10,3ss.; 12,23; 27,23; Ap.1,20; 2s.) e alla custodia-guida dell'uomo (Mt.18,10; 1Cor.11,10). Tutto il pensiero neotestamentario esclude qualsiasi equiparazione tra gli angeli e Cristo; come "figlio" ha origine e dignità diverse (Mc.13,32; Eb.1,4ss.). Paolo mette in luce la superiorità di Cristo e dell'uomo redento rispetto agli angeli (Eb.2,16) ed ha un accento polemico verso le angelologie gnostiche (Col.2,18). Non nega che vi siano angeli ribelli a Dio ma afferma fortemente che Cristo ha debellato completamente e definitivamente la loro potenza.

 

 

Epoche storiche Caratteristiche teologiche dei (1) demoni [123], del (2) diavolo [124] e di (3) satana [125]

 

Grecità ed ellenismo

(1) da...mwn fin dall'epoca più antica è sinonimo di potenza soprannaturale, una potenza divina generica (un dio, una semidivinità, qualcosa di soprannaturale sconosciuto all'uomo, il fato, la morte, una divinità tutelare, il divino nell'uomo, ecc.). I filosofi introducono, per spiegare i miti degli dei, i da...monej che sono esseri intermedi personali. Nei neoplatonici li troviamo distribuiti in una serie di classi, esseri intermedi che man mano si avvicinano alla terra si fanno sempre più imperfetti e corrotti (Plutarco chiama esplicitamente daimÒnia gli esseri intermedi); Porfirio considera tutta la natura subordinata all'azione dei demoni. La religione popolare apporta alla teoria dei demoni un triplice contributo: a) vengono posti in relazione alla magia, alla stregoneria, all'esorcismo e sono gli spiriti dei defunti; b) in quanto condizionano il destino umano, vengono posti in rapporto con sventure e disgrazie; c) in molti sistemi filosofici i demoni sono esseri che "possiedono" l'uomo. La teoria dei demoni si sviluppa solo tardivamente in senso etico (la menzogna come caratteristica dell'essere demoniaco). Non c'è una separazione netta fra divino e demoniaco dal momento che gli spiriti sono immaginati come "potenza delle tenebre". Per Filone, angeli e demoni sono esseri della medesima specie. Giuseppe Flavio da la connotazione di "orrendo" all'aggettivo daimÒnioj.
(2) diab£llwsignifica separare, distogliere da. In Giuseppe Flavio diab£llein  e diabol»  significa  calunniare, accusare,  incolpare.

 

Antico Testamento

(1) Le anime dei morti che devono essere interrogate nel corso dei riti magici si chiamano in ebraico `ÆlÜh-m (corrisponde esattamente al greco da...mon). La interdizione degli evocatori di morti, della magia, della divinazione, del sortilegio, ecc., (Dt.18,10; 2Re21,6) fanno si che le concezioni relative ai demoni nell'A.T. sono solo marginali. In alcuni passi si parla dei sacrifici fatti in onore dei sêdîm (è incerto se si tratti di idoli o demoni). Mentre nella grecità quello che le potenze maligne fanno viene fatto risalire ai da...monej, nell'A.T. viene invece ascritto ad una disposizione di Dio. In tal modo il monoteismo di Israele è salvo: all'infuori del Dio di Israele non vi è nessun altra potenza alla quale l'uomo possa comunque rivolgersi. Nella LXX, da...monion ha un valore spregiativo (al contrario di da...mwn) e designa gli spiriti della superstizione popolare che l'uomo considera con orrore come gli dèi dei gentili.
(2)Il sâtân è nemico in senso tutto speciale, il potere concessogli da Yahwè si estende sulle forze che minacciano la vita, poichè è l'accusatore dinnanzi al tribunale (nell'ambito della corte celeste descritta dal libro di Giobbe, riveste la funzione di accusatore giudiziario). Il suo posto è alla destra dell'accusato (Zc.3,1). L'idea del sâtân è espressa molto di rado nell'A.T. e non si può concludere che fosse esclusivamente posteriore all'esilio. Non è presentato sempre allo stesso modo (ad es. in Nm.22,22 è addirittura l'angelo di Yahwè) e non è di importanza capitale nella problematica religiosa vera e propria di Israele. Però la figura dell'accusatore veterotestamentario è una figura assolutamente priva di analogie (non ha corrispondenze ad esempio, come qualcuno dice, con la religione persiana perchè nell'A.T. manca completamente lo sfondo dualistico, senza il quale la figura di Angra Mainyu non si può comprendere). Risente comunque di influssi iranici nel rivivere di antichissimi motivi mitologici (lotta contro il dragone, serpente del paradiso, matrimoni di angeli). Il sâtân veterotestamentario incarna la minaccia portata agli uomini dal mondo divino e ciò che lo distingue da quello della letteratura postcanonica, in cui Satana si avvia ad essere un principio assoluto contrapposto a Dio, è l'inserimento positivo nel contesto della corte e del governo divini, che aiuta a consolidare il concetto di grazia divina distaccandola da tutto ciò che è negativo, escludendo ogni suggestione dualistica.
Sinteticamente una teologa ci illustra lo scenario: l'A.T. conosce l'esistenza di esseri maligni che assumono, talora, le forme di mostri primigeni (talora rappresentati come la personificazione della peste, della febbre, ecc.). Raramente emergono nomi nuovi: Azazel (Lv.16,8), Asmodeo (figura ben delineata e importante nel libro di Tobia il quale appartiene alla raccolta dei LXX e non è recepito dalla Bibbia ebraica; Tb.3,8: "Asmodeo, il peggiore dei demoni"). Il libro di Tobia è assimilabile anche al romanzo greco ellenistico soprattutto per l'aspetto della difesa della famiglia patriarcale e dei suoi usi matrimoniali. La personalità più definita è senz'altro quella di Satana (il suo nome è menzionato più volte ed in testi di secoli diversi e ciò consente di seguire l'evoluzione di questa figura. Nel testo più antico, Zc.3,2 (fine IV sec. a.C.), accusa davanti a Dio il sommo sacerdote Giosuè (la radice del verbo ebraico "accusare" è ëtn, tradotto dai LXX con di£boloj). In Giobbe, "il satana" è presentato come uno dei "figli di Dio" (secondo i LXX: "angeli"; in Zc. come in Gb. "satana" è preceduto dall'articolo, mentre in Cr.21,1 appare senza articolo), ma appare dotato di una maggiore autonomia: è lui infatti che propone di mettere alla prova la giustizia di Gobbe ricevendone l'autorizzazione di Dio entro certi limiti precisi. Soltanto a partire dal II secolo il significato acquista un significato completamente negativo (cfr. Sir.21,27). In ogni caso, diavolo/Satana, una volta allontanatosi dalla corte celeste cui appartiene, agisce nel mondo in modo isolato. Le cose vanno molto diversamente nei testi apocalittici (tradizioni pseudoepigrafiche) ove le discese angeliche avvengono sempre in gruppo, con un organigramma interno e una strategia ben concertata.

 

Una considerazione globale sui dati biblici prospettati dell'A.T., conduce a una conclusione articolabile in tre punti [127]:

1)  Vi è un indubbio processo di sviluppo: nell'A.T. la dottrina degli angeli e dei demoni, pur comparendo sin dagli inizi, si afferma a partire dall'esilio (anche se l'attestazione degli angeli si trova consistente già prima). L'amplificazione susseguente proviene verosimilmente dal fatto che il consolidamento del monoteismo rese più remoto il pericolo di una caduta dell'angelologia nel politeismo e fu favorita dalla crescita del senso della trascendenza di Dio, che diede impulso alla coscienza delle sue mediazioni.

2)  Prevalenza della certezza e della significazione della presenza degli angeli rispetto a quella dei demoni. I demoni per quanto ai margini non sono ignorati; non sono dèi (Elohim), ma nullità (Elilim), cioè esseri di nessuna rilevanza per cui non si ammette che il pio israelita ne abbia paura, o peggio, si affidi alla loro protezione.

3)  Come confermano i nomi che portano tanto gli angeli quanto i demoni, sono considerati non da un punto di vista ontologico ma funzionale, cioè in quanto fanno parte della storia della salvezza.



Epoche storiche Caratteristiche teologiche dei (1) demoni, del (2) diavolo e di (3) satana

 

Giudaismo

(1) Gli spiriti (rûâch,) sono concepiti a imitazione degli angeli ma rassomigliano anche agli uomini in quanto hanno una vita sensitiva. E' per lo "spirito di impurità", cioè per il senso del "demoniaco" e dell'impuro che s'accompagna all'unione con gli spiriti presente in certi luoghi impuri (specialmente le tombe) che fa introdurre l'usanza di lavarsi le mani al mattino al tempo di Gesù perchè messa in rapporto con certi demoni. Secondo il giudaismo rabbinico la funzione dei demoni è di recare danno al corpo e alla vita degli uomini. Sebbene si ammettesse che Dio e gli angeli, come pura la assidua lettura della Torah hanno il potere di rendere i demoni inoffensivi, tuttavia nell'epoca mishnica la paura dei demoni induceva ad adottare ogni genere di misure precauzionali, segno di un indebolimento di fede in Dio. C'è  nella credenza popolare e nel pensiero rabbinico, una netta distinzione degli spiriti in angeli (mal'àkim) e demoni (sêdîm).
(2) I rabbini danno al diavolo il nome proprio di Sammael.
Il sâtân lo vediamo all'inizio identificato con l'istinto malvagio e con l'angelo della morte e non ha nulla a che fare con angeli decaduti o istinti umani. Satana è colui che cerca di distruggere il rapporto tra Dio e gli uomini, in particolare tra Dio e Israele. Ciò accade in tre modi: a) mediante tentazione e peccato; b) l'accusa innanzi a Dio; c) la frapposizione di intralci al piano divino. Nel giudaismo tardivo, causa la mentalità legalistica, si considera l'uomo capace di decidersi liberamente pro o contro il male, senza alcuna forza prevalente glielo impedisca. Così la figura di Satana resta un po' marginale e nel tardo giudaismo attorno alla sua figura fioriscono delle leggende e delle speculazioni sull'istinto malvagio. La rappresentazione di Satana viene allora mischiata con leggende di demoni per mettere in evidenza che ha avuto rapporti con parti della natura e della materia; nella concezione originaria dell'ebraismo rabbinico questi pensieri gnosticizzanti sono sempre rimasti estranei.

 

Qumràn

(3) satan©j, di solito è chiamato Belial (nome invece mancante nella letteratura rabbinica) è connotato a Qumràn da una serie di enunciati che si distaccano notevolmente da quelli delle opere pseudoepigrafiche e del tardo giudaismo rabbinico. Viene sottolineato il potere assoluto di Dio, l'esistenza di un "angelo delle tenebre" o Belial, autonomo ma creato da Dio, concepito con categorie personali cioè come persona. Il mondo e l'uomo sono soggetti alla sovranità di Belial (non lo dice l'A.T.), lo spirito di peccato, che odia gli uomini e Dio e a sua volta e odiato da questi. Di fondo c'è un pensiero predestinazionistico in cui Dio ha creato i malvagi e li ha destinati al "giorno del macello" perchè conobbe le loro opere (si respinge così tutta una serie di enunciati dell'A.T.: il ruolo dell'accusatore Satana davanti a Dio, il peccato di Adamo e la sua seduzione da parte del serpente, ossia Satana, il peccato degli angeli come momento iniziale del male e di potenze demoniache, la figura di Lucifero). Dio chiama i giusti dalla massa dei figli di Belial e con la sua guida li prepara in modo che liberamente si assoggettino in tutto alla volontà di Dio. Belial cerca di indurre al fallo i "figli della luce" e li opprime e li perseguita ma essi sono protetti dal "principe delle luci". Ciò che rinsalda la comunità nella lotta a Belial non è la legge come per i rabbini, ma Dio e l'angelo della luce, oltre il ricordo della misericordia di Dio e delle prove della sua grazia. E se Dio ha creato lo spirito del peccato ha anche posto un termine all'esistenza del peccato, dopo il quale ci sarà un giudizio. Un'ultima battaglia segnerà la fine di Belial, dopo di che regnerà la verità sulla terra in cui Dio creerà una realtà nuova, il ritorno del paradiso e una vita in comune degli uomini con gli angeli (sconfitta escatologica delle potenze maligne come premessa all'instaurazione di un mondo giusto e rinnovato). Nella storia del tardo giudaismo gli scritti di Qumran sono gli unici a sviluppare una satanologia in certo qual modo unitaria.

 

Deutero-canonici e Apocrifi

(1) La demonologia nelle tradizioni pseudoepigrafiche (III a.C.- I d.C.) è a metà tra strada fra l'A.T. (che respinge l'idea dei demoni) e i rabbini (in cui si affermano le credenze popolari). Ma l'elemento distintivo e costante della concezione giudaica è la raffigurazione dei demoni sottoforma di spiriti maligni e la esclusione di essi dalle anime dei defunti, come pure un contatto tra spiriti buoni e cattivi. Pur entrando in contatto con le civiltà che l'attorniavano, come i babilonesi, il pensiero giudaico ha sempre posto al centro nella demonologia la lotta per il compimento della legge, intralciato dalla presenza nell'uomo di una volontà ostile, che veniva fatta risalire ad uno influsso demoniaco. La credenza in spiriti che vogliono il male fisico, a differenza dei rabbini, negli apocrifi appare solo sporadicamente. I demoni fanno soprattutto un'opera di seduzione che li mette in aperto contrasto con Dio. Essi hanno incominciato ad essere demoni con una caduta che viene descritta in vari modi. Negli apocrifi il legame di subordinazione a Satana dei demoni appare ancora più chiaramente che negli scritti rabbinici anche se non è sviluppato a fondo. In essi il mondo pagano e la sua civiltà vengono percepiti sotto l'influsso di un volere malefico, che non è degli individui, ma degli spiriti. Tutto il male non veniva attribuito a una disposizione divina, come l'A.T., ma pur ammettendo, con tutto il giudaismo, che Dio può mandare anche gli angeli della vendetta, nondimeno affermava che il dolore, le angustie e la morte sono contro il volere di Dio, e faceva questo appellandosi all'esistenza degli angeli nocivi e dei demoni.
Nelle tradizioni pseudoepigrafiche (Libro di Enoch, Libro dei Giubilei, Testamenti dei Dodici Patriarchi e testi essenici), il mondo è sotto il potere di potenze ostili (non lo dice l'A.T.). Vediamole [128]: 1) Libro dei Vigilanti (è il più antico, anteriore al 200 a.C.): a) gruppo di angeli che guidati da alcuni arcangeli scesero sulla terra perchè ammaliati dalla bellezza delle donne ed esse rimasero incinte e generarono giganti; b) causa il peccato degli angeli (che svelarono conoscenze segrete agli uomini) e dei giganti (che si misero a divorare gran parte dei frutti della terra) vennero condannati; c) luogo di punizione degli angeli condannati (Uriele mostra ad Enoch il luogo di punizione degli angeli decaduti): furono inviati nel deserto (mentre i giganti si massacrarono tra di loro). 2) Libro delle Parabole: a) motivo della condanna (che avrà grande fortuna nella tradizione successiva): agivano come fossero il Signore; b) il peccato angelico è collocato all'inizio della storia (¹ Libro dei Vigilanti) e collegato con Gen.3. 3) Libro dei Sogni (attorno al 164 a.C.): gli angeli vengono legati e gettati nell'abisso. 4) Libro dei Giubilei (ultimo decennio del II a.C.): a) considera positivamente la discesa degli angeli sulla terra e solo in un secondo tempo si unirono alle donne, furono legati e gettati nelle tenebre; b) il male è un intreccio tra istigazione demoniaca e malvagità umana; c) il Signore lascia a Mastema (che nel seguito del racconto sembra coincidere con Satana) un decimo degli spiriti, mentre gli altri vanno nel luogo della dannazione; d) il dilagare dei demoni ha subito una sconfitta in un punto preciso della storia e la loro persistenza, fino alla condanna finale già stabilita, è dovuta ad una concezione divina (verrà ripresa dalla tradizione cristiana successiva). 5) Testamenti dei Dodici patriarchi: a) l'interesse è spostato sull'influenza degli spiriti sulla volontà umana; b) gli spiriti malvagi sono guidati da Beliar/Satana, ciascuno dei quali è collegato ad un peccato particolare; c) reazione al determinismo di Qumran; d) l'attesa dell'Altissimo sulla terra è affiancata, in modo non sempre chiaro, dall'attesa di un Messia. 6) Testamento di Dan: a) il Messia-sacerdote farà guerra a Beliar e ai nemici di Israele; b) la nuova Gerusalemme (terrena?, celeste?) in cui vivranno i giusti non potrà più subire alcuna offesa perchè il Signore vivrà in mezzo ad essa. 7) Testamento di Levi: instaurazione del regno messianico come il risultato dell'azione di Dio e del Messia che darà potere ai suoi figli di calpestare gli spiriti maligni. 8) Libro delle Parabole: la figura messianica presentata appartiene al mondo divino ed ha il titolo messianico di "Figlio dell'uomo"; fra i suoi compiti c'è quello di eliminare il diavolo e le potenze maligne.

 

L'insegnamento giudaico extracanonico (apocrifi, scritti di Qumran, scritti rabbinici) si distingue vistosamente dalla letteratura dell'A.T. anzitutto per il largo interesse che nutre per il demoniaco e per la libertà con cui elabora speculazioni a suo riguardo, non trascurando l'angelologia. In rapporto ai demoni, afferma che inducono gli uomini al peccato, come accadde allorchè spinsero Adamo alla prima colpa e insegnarono ai suoi discendenti l'idolatria, la magia e le arti. Attribuisce loro molti nomi generici: shedim (potenti, signori), mazziqim (produttori di danno), mekhabilim (produttori di rovina e perdizione), pega'im (assalitori), se'rim (dotato di una forma di capro) e li chiama ra'ah (spirito maligno), o semplicemente ruach (spirito), Insegna che sono di un numero indefinito e che sottostanno ad un capo: Ashmedai (figura di origine parsica: cfr. Asmodeo) o Belial o Mastema (nemico, avversario). La loro origine viene chiarita in varie maniere che spaziano dai testi "dualisti" di Qumran (però come affermazione che gli spiriti malvagi furono creati tali da Dio) alla proposizione di tre spiegazioni alternative: a) i demoni sono angeli che si traviarono in seguito a rapporti carnali con donne (cfr. Gn.6,1-5); b) il diavolo è un angelo cacciato dal paradiso per non aver voluto riverire nell'uomo l'immagine di Dio; c) una parte della generazione che decise la costruzione della torre di Babele si trasformò in demoni.



Epoche storiche Caratteristiche teologiche dei (1) demoni, del (2) diavolo e di (3) satana

 

Nuovo Testamento

(1) Il linguaggio del N.T. corrisponde a quello del tardo giudaismo. Nei tratti essenziali segue una linea indicata dall'Antico. Non si parla di spiriti dei morti perchè i morti dormono fino al giorno della  resurrezione. Il termine da...mon viene evitato (una volta sola in Mt.8,31) perchè evoca l'idea di un essere intermedio tra Dio e l'uomo. Angeli e demoni sono esseri radicalmente opposti nel N.T. Si parla di indemoniati e relativamente poco di demoni causa la fede nella paternità di Dio che protegge i suoi figli. Viene affermata l'esistenza dei demoni e la loro pericolosa azione. In Ap.9,1ss. si parla di "cavallette che salgono l'abisso" e dello "angelo dell'abisso" per mettere in evidenza come l'umanità è sotto l'azione delle potenze demoniache fin dal presente. Di un potere diabolico che crea afflizione, ne parla Paolo (Ef.6,12) e Giacomo (Gc.3,15). Il N.T. ripete ripetutamente che tutte le potenze demoniache sono destinate al giudizio (Mt.25,41; Mt.8,29) nel quale i fedeli hanno un compito attivo (1Cor.6,3) e non sono solo spettatori come dicono gli apocrifi dell'A.T. La scarsezza delle notizie si spiega: a) riserbo del N.T. di fronte alle speculazioni intorno ai demoni; b) perdita dell'indipendenza dei demoni, che avevano in tutto il tardo giudaismo e risultano totalmente sottomessi a Satana, (cfr. Mc.3,20ss. in cui Gesù identifica Satana come Beezebul e accenna al regno di Satana che sarebbe diviso), il "principe delle potenze dell'aria" (Ef.2,2); c) due grandi regni campeggiano (quello del principe di questo mondo e quello di Dio) e i lottatori subalterni (angeli e demoni) non riscuotono particolari interessi. Differentemente dalla concezione dei rabbini, la disposizione gerarchica del N.T. l'opera dei demoni non è più occasionale e relativamente innocua ma rientra in una lotta all'ultimo sangue. Diversamente dalle tradizioni pseudoepigrafiche non si parla dei singoli demoni seduttori ma si dice che le seduzioni e i cattivi pensieri vengono dal cuore (Mt.15,19) cioè dall'interno dell'uomo non dall'esterno, sebbene si evidenzi come il peccato e la carne siano potenze super-individuali. Nei numerosi passi dei Sinottici e degli Atti degli Apostoli che parlano di ossessi bisogna distinguere tre aspetti: 1) i demoni sono sempre causa delle malattie nel senso ampio di "legare" (Lc.13,16), ma Gesù "passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo" (At.10,38); 2) nei casi di possessione il demonio distrugge l'immagine e la somiglianza di Dio che l'uomo porta in sè in virtù della creazione (il nucleo della personalità rimane paralizzato da forze estranee che mirano alla rovina dell'uomo e in qualche caso lo spingono all'autodistruzione (Mc.5,5)) e Gesù, cosciente di essere venuto per spezzare il potere del demonio e dei suoi angeli perchè in lui è presente il regno di Dio nell'umanità (Mt.12,28, ecc.), scaccia i demoni con la potenza di Dio (non con la magia, mezzi materiali o altro); 3) i demoni in quanto "spiriti" sono in possesso di una scienza speciale che non possono fare a meno di manifestare con le parole "io so chi tu sei: il santo di Dio"(Mc.1,24). Gesù viene accusato di "avere un demonio" (Gv.7,20) perchè per la cultura neotestamentaria in tali condizioni una tale persona non può neanche essere ascoltata (è il più netto dei rifiuti). Il N.T. non divinizza i demoni come fanno i greci e riconosce il fondamento del sentimento popolare delle tenebre approfondendolo e riconoscendo il carattere diabolico degli spiriti maligni, nei quali è all'opera il preciso volere di Satana che mira a distruggere la vita spirituale e materiale degli uomini. Il N.T. è testimone della vittoria di Gesù sugli spiriti cattivi, che torna a profitto della comunità e la guida anche nelle particolari tentazioni degli ultimi tempi.
(2) Sino a 2Cor.6,15 manca ogni nome proprio; quanto all'alternanza tra diavolo e Satana, tra i due nomi non si può stabilire praticamente una differenza. Dai Sinottici e da Atti emerge che Satana è più vicino all'uso linguistico palestinese. La concezione neotestamentaria è l'assoluta opposizione tra Dio e Satana e il fatto che il regno di Dio è presente in Cristo. Satana è il principe di questo mondo. (Lc.4,6; 2Cor.4,4). La signoria di Satana su questa terra si esercita in primo luogo sugli uomini (Mc.3,27; Mt.6,13) che da soli non possono liberarsi da questo potere e dal quale, se vi aderiscono, sono portati ad una unione di natura con lui (Gv.6,70). Satana si adopera per la rovina dell'uomo allontandolo da Dio; in questo senso è chiamato "assassino fin dal principio" (Gv.8,44) e la sua essenza è menzogna e peccato (Gv.8,44; 1Gv.3,8). Posti al suo servizio, i demoni tentano di rovinare gli uomini nell'anima e nel corpo. Il diavolo è "colui che della morte ha il potere" (Eb.2,14) e anche Paolo in Rm.5 può parlare del dominio della morte pur senza menzionare il Satana, purtuttavia il dominio della morte e quello di Satana costituiscono un tutt'uno. La presenza dei demoni, e in ultima analisi di Satana, se vale per tutto il paganesimo, è però particolarmente marcata nella magia; perciò in At.13,10 il mago viene chiamato figlio del diavolo. Come nel giudaismo, così anche nel N.T. Satana è l'accusatore (Ap.12,10) e ha tutte le funzioni attribuitegli dal tardo ebraismo, solo che esse vengono ricondotte al pensiero della potenza unitaria e sovrumana di Satana, di un regno unico, al quale fondamentalmente anche i demoni e tutto questo eone sono asserviti. Cristo è colui che apporta il dominio di Dio che pone fine al dominio del diavolo; è lui che ha messo in catene il forte armato e che toglie quanto ha in casa; da lui Satana, l'accusatore, viene precipitato dal cielo (Ap.12). Con questa caduta Satana è spazzato via; ora il giudizio spetta a Cristo. Ora Satana, precipitato sulla terra non ha più accesso a Dio quale accusatore, cioè è estromesso dal luogo del giudizio che è il cielo (Ap.12,10; Lc.10,18) e dispone soltanto un "breve tempo" (Ap.12,12). Tuttavia dal contesto emerge che ciò non significa la fine di ogni attività di Satana, ma che la cessazione totale della sua possibilità di accusare comporta anche la fine della facoltà di nuocere la dove opera la potenza di Gesù. L'Apocalisse, infatti, è una poderosa costruzione simbolica in cui sono presenti materiali provenienti sia dalle tradizioni apocalittiche, sia veterotestamentarie, ma il cui senso complessivo è dominato dalla certezza cristiana del valore salvifico della croce e della sconfitta di Satana e dei suoi angeli; è importante non solo dal punto di vista teologico ma anche iconografico. La caratteristica che contraddistingue gli enunciati neotestamentari su Satana è il già/non ancora. Dalla lotta che in passato muoveva contro Israele e contro il tardo giudaismo il quale ne era al corrente, cede ora il passo alla lotta contro il nuovo regno di Dio. Perciò Satana entra in scena nei momenti decisivi della vita di Gesù: all'inizio nella tentazione (Mt.4.1ss.) e poi alla fine (Lc.22,31). Egli è all'opera nel tradimento di Giuda (Lc.22,3). Così agli albori della comunità si accenna all'attività del diavolo (At.5,3) e per tutte le lettere si susseguono moniti e incoraggiamenti a lottare contro Satana (Rm.16,20; 1Cor.7,5; ecc.). Nell'atto stesso in cui il seme viene sparso, Satana è già occupato a toglierlo (Mc.4,15). Al potere di Satana è sottratta la comunità di Cristo (2Ts.3,3); essa lo ha vinto (1Gv.2,13); perciò vale la pena di lottare con tutte le forze (Ef.6,10ss.). Negli ultimi giorni Satana chiama al suo servizio l'Anticristo, il quale secondo Ap.13,2 e 2Ts.2,9s. entra in scena con la forza di Satana e vincerà la comunità ed infine verrà giustiziato nel mare di fuoco. Il potere di agire contro Dio, Satana lo ha da Dio (Ap.13). Questi può impedire viaggi necessari (1Ts.2,18), può sedurre alcuni membri della chiesa (1Tm.5,15), pone sempre la comunità in pericolo. Ma nella fede la Chiesa è decisamente liberata dal potere di Satana; quando vibra i suoi colpi (2Cor.12,7) o un membro della Chiesa è consegnato a Satana (1Cor.5,5; 1Tm.1,20) il tutto avviene pur sempre entro la cornice della grazia di Dio.
(3) La situazione in cui Satana chiede di poter disporre dei discepoli per vagliarli come il grano (Lc.22,31) è identica a quella del prologo di Giobbe. Ma all'accusa delle deficienze di ciascun discepolo fatta da Satana si contrappone l'intercessione di Gesù (Lc.22,32). Qui Gesù si attribuisce la funzione che nel giudaismo hanno gli angeli e soprattutto Michele (cfr. Ap.12,7-12, in cui Michele combatte contro Satana, il "grande serpente"). Nel N.T. non si parla di una primordiale caduta di Satana e dei motivi che l'hanno causata. All'idea della caduta di Satana (Lc.10,18) avvenuta nel tempo dal cielo è problematico collegare la concezione mitologica del peccato di Lucifero (Is.14,12s.) avvenuta prima che il mondo fosse (sebbene la tradizione cattolica abbia ampiamente recepito questo collegamento); in 1Gv.3,8 si dice che "il diavolo è peccatore fin dal principio" e non che "in principio peccò il diavolo". L'identificazione di Satana con il serpente del paradiso terrestre ricorre in Ap.12,9 (è l'unico testo cristiano a riprendere il tema delle potenze avverse; lo fa secondo il simbolismo apocalittico che instaura una corrispondenza fra caduta degli angeli e caduta delle stelle) ed è probabilmente presupposta da Gv.8,44. In Eb.2,14 abbiamo la massima approssimazione tra Satana e l'angelo della morte anche se questa tipica identificazione rabbinica non c'è.
Nei sinottici si parla raramente di Satana però si può scorgere una satanologia neotestamentaria anche se non omogenea. Tutta l'esistenza e le sofferenze di Gesù sono un sì a Dio e quindi un no al Tentatore. Osserviamo che: a) contro la confusione che si osserva circa i demoni, nel giudaismo dell'epoca, si enuncia l'inequivocabile unità del regno del male sotto un unico capo, Satana; b) gli indemoniati non sono persone che Gesù pone di fronte a una scelta, bensì individui che la potente parola di Gesù liberà da una potestà che rende schiava la loro esistenza personale (sono una particolare categoria di malati e la loro malattia è l'effetto della potenza del Maligno); c) nella tentazione sono potenzialmente incluse croce e resurrezione per cui il dato di fatto dell'incatenamento del più forte e della caduta dell'accusatore del cielo. E' interessante vedere come nella parabola della zizzania seminata fra il grano è racchiusa la rinuncia dell'ideale di una comunità pura poichè "figli del Maligno" sono seminati in mezzo ad essa. L'essere, il divenire e l'operare del diavolo per i sinottici rimane un mistero di cui non si cerca la soluzione. Gesù, differentemente dal profetico Maestro di giustizia della comunità di Qumran, sebbene ha sconfitto la potenza del Maligno non la distrugge e quindi non la vanifica completamente.
Epistole: San Paolo mette in particolare evidenza l'azione del diavolo nel mondo. Nei Vangeli sinottici troviamo già espressa l'idea del valore espiatorio della morte di Gesù (Mt.26,27; Mc.14,24; Lc.22,20), ma è Paolo che approfondisce il concetto arricchendolo delle sue implicanze demonologiche. Se la demonologia recita sicuramente nei testi sicuramente paolini una parte tutto sommato marginale, non si può dire altrettanto per la lettera ai Colossesi e quella agli Efesini. Il valore del sacrificio di Gesù non è solo espiatorio, cioè rivolto al passato, ma riguarda anche il presente e il futuro di colui che ha fede in quanto egli è stato liberato dall'eone malvagio da "Gesù Cristo, che diede se stesso per i nostri peccati al fine di sottrarci a questo mondo malvagio" (Gal.1,4). Il cristiano appartiene a Cristo, è abitato da lui; l'unione con lui è esclusiva di ogni altra signoria e unione (1Cor.6,13-18) per cui il credente è libero dal peccato, dalla legge, dalla carne, dai principati, dalle potestà (1Cor.15,24) e dalle altre potenze maligne che regnano sul mondo. Sebbene la situazione del credente sia caratterizzata dalla libertà riguardo alle schiavitù che gravano sull'uomo vecchio, egli non è al riparo dagli attacchi delle potenze malvagie come fa esperienza lo stesso Paolo. La persistenza dell'azione delle potenze maligne sull'uomo appare tema secondario rispetto alla certezza dell'appartenenza dei credenti alla signoria di Cristo e dell'annientamento delle potenze ancora da venire; certezza tanto più riverberante nelle parole di Paolo perchè ritiene breve il tempo che separa la sconfitta delle potenze ad opera della croce e della resurrezione, e dal loro annientamento al momento definitivo del ritorno nella gloria di Cristo. La percezione della gravità del peccato e dell'estensione del male all'interno delle chiese stesse, l'approfondirsi delle divisioni in ambito culturale e teologico sul finire del I sec., non riuscivano a mettere in crisi questo modo di concepire la storia ma veniva letta alla luce dei terribili avvenimenti precedenti il ritorno (Mc.13,26) in cui la tribolazione non riguarda solo l'uomo ma anche il cosmo;. la riflessione demonologica si focalizza sulla identità dell'anticristo, su quali eventi fossero segni della sua venuta e sulle ragioni del suo ritardo [129]. La prospettiva è l'attacco che Satana sferra alla comunità (Rm.16,20) e ciò avviene soprattutto nelle persecuzioni (Ap.2,10, 12,17; 13,7, 1Pt.5,8). L'ostilità che attiva contro la comunità cristiana è probabilmente il motivo per cui Ap.2,9; 3.9 definisce le comunità giudaiche "sinagoghe di Satana". Le tentazioni sono la dimensione che più preoccupa (1Ts.3,5: evitare lo scandalo della comunità per l'apostolo mandato via dalla città; 1Cor.7,5: evitare di essere tentati nella passione; 2Cor.2,11: perdonarsi per non cadere in balia di Satana del quale ignoriamo le macchinazioni; Ef.6,11: occorre rivestirsi dell'armatura della fede per sapere resistere alle insidie del diavolo; 1Tm.3,7: il vescovo non venga scelto tra i neofiti perchè è più facile che cadano in un laccio del demonio; 2Tm.2,26: il servo del Signore deve essere paziente con gli oppositori alla verità perchè possano sfuggire al laccio di Satana e convertirsi). Le tentazioni si vincono mediante il sangue dell'agnello (Ap.12,11) indossando l'armatura di Dio (Ef.6,11), ossia mediante la fede (Ef.6,16), spesso evitando occasioni di tentazione (1Cor.7,5; 1Tm.3,6s.; 5,14s) e mediante la comunità (Rm.16,20). Paolo non attribuisce però al diavolo ogni malattia di un cristiano o di un suo collaboratore (Fil.2,25-30) ne ogni viaggio che venga impedito (Rm.1,13).
Giovanni: La relazione del diavolo con l'uomo è analoga a quella del padre rispetto al figlio (1Gv.3,10: "figli del diavolo"), cioè determina tutto il suo essere. Una particolare forma di questa determinazione dell'essere da parte di Satana è rappresentato da Gv.6,70: "uno di voi è diavolo" (che ricorda l'epiteto di Satana affibbiato a Pietro: Mc.8,33) e da Gv.13,27: Satana entrò in Giuda. Questi enunciati non trovano rispondenza nel tardo giudaismo, dove non il diavolo o Belial ma uno dei suoi spiriti entra nell'uomo. Giovanni dice: "avete vinto il Maligno" (1Gv.2,13s.), "chi è nato da Dio il maligno non lo tocca" (1Gv.5,18) e d'altra parte nella preghiera sacerdotale "chiedo...che li custodisca dal Maligno" (Gv.17,15); c'è una dimensione di già/non ancora.

 

Dalla novità fondamentale introdotta dal N.T., ovviamente il riferimento a Gesù, emerge che:

a)   La subordinazione cristologica dell'angelologia è marcatissima in quanto Gesù supera gli angeli in tutto (nel culto, nel governo del mondo, nella lotta escatologica, ecc.), pur tuttavia non cancella gli angeli, bensì giustifica e alimenta la loro mediazione, mostrandola interna alla sua (relativizzazione della opera angelica).

b)  L'incardinazione cristologica della demonologia è altrettanto vigorosa ed esprime l'annuncio della sconfitta di Satana ad opera di Gesù e l'assoluta esigenza che l'uomo entri in tale vittoria vivendo "nel nome del Signore", ossia assumendo il suo stile di vita. L'aspetto di minaccia e pericolosità che la realtà diabolica continua a mantenere (cfr.Mt.13,39s.: il diavolo che tuttora semina la zizzania nel campo di Dio) contribuisce a ribadire l'assoluta indispensabilità di Gesù per la salvezza (cfr.Mt.12,43-45: instancabilmente dopo ogni sconfitta il diavolo torna all'assalto, con impeto ancora più grande) dell'uomo (cfr.Mt.6,13: l'uomo può resistere solo con la fede alimentata dalla preghiera, perciò Gesù insegna a chiedere di essere liberati «dal male», termine che nell'originale greco può essere preso al neutro (il male) o al maschile (il Maligno) per esprimere come il potere di Satana si riesce ad esprimere solo nello spazio di adesione dell'uomo alle sue iniziative distruttive). Gesù appare l'unico vincitore di potenze di male altrimenti insuperabili che cercano in tutti i modi di nuocere all'uomo e rivela la sua trascendenza in due modi: 1) con la singolarità degli esorcismi praticati con estrema concisione (quale indice di potenza inaudita) e in nome proprio; 2) con la modalità della vittoria ottenuta non con l'adozione della pratica omeopatica, bensì della prassi allopatica, ossia con l'amore tradotto in obbedienza.

c)   La sottolineatura della lotta contro il diavolo per la caratterizzazione dell'opera di Gesù mette ben in chiaro che l'interessamento dei sinottici per il demoniaco non nasce da intenti direttamente ontologici, bensì da ragioni soteriologiche, cioè per illustrare la missione di Gesù, della Chiesa e per meglio capire la condizione dell'uomo (distinzione tra sostanza e dettagli).

d)  Una indubbia dipendenza dell'insegnamento del N.T. da quello dell'A.T. e da quello giudaico si riscontra tanto dal punto di vista del linguaggio (1) continuità della terminologia; 2) contiguità delle immagini), tanto di alcuni contenuti (1) accentuata caratterizzazione personale conferita alla potenze diaboliche e angeliche; 2) coscienza dell'importanza della lotta contro Satana: aspetto ancora marginale nell'A.T., già molto forte nella letteratura giudaica, e preso dal N.T. come tratto essenziale della missione di Gesù e della Chiesa, e della lotta del cristiano; 3) il N.T. in comunanza con il giudaismo e a differenza dell'A.T., valuta l'angelologia più della demonologia; 4) il N.T. in comunanza con l'A.T. e a differenza del giudaismo, fa prevalere il funzionale sull'ontologico). [130]

e)   I contemporanei di Gesù avevano, a proposito di angeli e demoni, due concezioni diametralmente opposte: i farisei e i sadducei (cfr. At.23,8: «I sadducei infatti affermano che non c'è risurrezione, nè angeli, nè spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose»). Gesù non ha adottato acriticamente le idee e le pratiche dei suoi contemporanei, pur condividendo con gli apostoli la cultura del loro tempo, a causa della sua natura divina che trascendeva il suo ambiente e il suo tempo sfuggendo alla loro pressione. [131]



 Demoni e angeli nelle epoche sacrali [132]

Età patristica (II-VII sec. d.C.):

Per capire la mentalità e gli orientamenti dell'età patristica occorre considerare che:

"Nell'intendimento generale del primo millennio dopo Cristo, la convinzione dell'esistenza di spiriti buoni e cattivi influenti sul mondo fu un dato assolutamente ovvio, pacificamente radicato nelle coscienza come un fatto scontato di esperienza quotidiana. Nessuna delle controversie di quel tempo ebbe qualcosa a che fare con la loro realtà. Se si diede un pericolo, non riguardò una possibile negazione, ma al contrario un eccesso di valutazione. Ben presto si comprese, inoltre, che per chiarire meglio il per noi (dimensione salvifica) degli angeli e dei demoni bisognava prestare attenzione al loro in sè (dimensione ontologica). Non fa meraviglia, perciò che sia ben presto comparsa su questo tema una produzione di impressionante esuberanza, estesa da considerazioni direttamente salvifiche (rapporto con la provvidenza di Dio, con i misteri di Gesù, con l'opera missionaria della Chiesa, con la vita ordinaria dei fedeli) a riflessioni speculative sull'origine e connotazione di questi esseri superiori"[133].


 PADRI APOSTOLICI
Nome anno Demonologia e angelologia [134]


Clemente Romano

 

†102

Nella Lettera di Clemente, IV vescovo di Roma, scritta verso il 94-97 alla Chiesa di Corinto , esprime la speranza che le divisioni siano superate e sia chiesto perdono per le mancanze e le azioni "ispirate dall'avversario" (1Clem.51,1). Il diavolo è visto come una persona nemica che spinge la comunità cristiana al peccato e alla discordia. Il male è nasce soprattutto nell'intimo dell'uomo e lì va combattuto.






Ignazio di Antiochia





†107

Le Lettere di S. Ignazio  esprimono il conflitto tra regno di questo mondo e Dio. Usa spesso "principe di questo mondo" (Ad Ef.17,1; 19,1; Ad Magn.1,2; Ad Rm.7,1)., il quale alla venuta escatologica di Cristo non avrà più potere. I cristiani che agiscono senza il consenso del vescovo si fanno adoratori e servitori del diavolo (Ad Sm.9,1). Quando i cristiani sono in armonia tra di loro, essi dissolvono e allontanano "le forze di Satana" (Ad Ef.13,1). Come l'autore dell'Apocalisse, Ignazio scrive della persecuzione e delle divisioni delle Chiese. Il diavolo vuole suscitare divisioni eretiche (è il primo che inaugura il senso tecnico di questo termine!) e scismatiche all'interno della comunità (Ad. Trall.8,1; Ad. Phil.6,2). Per Ignazio occorre resistere, fino al martirio, agli eretici che sono istigati dal diavolo contro l'unità e la verità della Chiesa. Ad. Trall.4,2). Per Ignazio le dottrine dei docetisti provengono dal diavolo (Ad Ef.19,1-3). Vi sono cenni alla limitata facoltà conoscitiva di Satana (Ad Ef.19,1) e la caduta degli angeli sembra una mancanza di fede nella missione redentrice di Cristo (Ad Smir.6,1).




Pseudo-Barnaba



L'Epistola dello Pseudo-Barnaba, scritta attorno al 117-119 da autore ignoto, risente profondamente del dualismo qumranico. Al centro c'è la lotta tra le due vie, i due regni: uno del bene guidato dagli angeli di Dio e uno del male con a capo gli di angeli di Satana (Ep. Barn.18,1). Il diavolo si insinua di nascosto nel cuore dell'uomo (Ep. Barn.4,10), il quale se si da alla idolatria diventa la "casa dei demoni" per operare ciò che è contrario a Dio (Ep. Barn.16,7). L'anima umana è un luogo di battaglia tra i suggerimenti del diavolo e quelli di Cristo. Nell'evento escatologico il Figlio di Dio "distruggerà il tempio dell'iniquo" (Ep. Barn.15,5).



Policarpo

 

†156

Scrive la Lettera ai Filippesi e Il martirio di Policarpo. Ribadiscono il valore del martirio e spingono il cristiano a combattere l'eresia. Il diavolo vuole: a) spingere i martiri a rinnegare la fede per mezzo delle torture (Mart. Pol.2,4; 3,1); b) spingere le menti all'eresia (l'eretico è un "anticristo" e "primogenito di Satana" (Ep. Phil. 7,1)). Vi è una netta distinzione tra i cristiani "comunità dei primogeniti di Dio" e gli eretici "primogeniti di Satana" (Mart. Pol.17,1).







Pastore di Erma






†180

E' uno scritto che ha una particolare autorità, riconosciuto da molti quasi fosse un libro canonico. Essendo in forma allegorica non è sempre facile distinguere se gli spiriti del male devono essere intesi in senso letterale e personale o come simboli o inclinazioni dell'animo umano ("la tristezza è il peggiore di tutti gli spiriti ed è la più nociva ai servi di Dio" (Herm.10,1,2)). Afferma che esistono due vie, una giusta e l'altra tortuosa; una appartenente a Dio e l'altra a coloro che si oppongono (Herm.6,1,2-3). Così esistono due angeli, uno dell'ingiustizia e l'altro della iniquità (causa soprattutto l'incertezza e la doppiezza d'animo Herm.9,9,11)). Lo spirito malvagio può inabitare, come quello buono, nell'uomo, ma non contemporaneamente, cosicchè l'uno scaccia l'altro. Se privato dello spirito giusto l'uomo "rimane del tutto cieco nel buon discernimento" (Herm.5,2,7). Il suo potere è inferiore a quello di Cristo e può essere vinto con la forza di Dio e la fede in Lui. Per superare le insidie diaboliche Dio si serve dell'angelo del pentimento (invita a pentirsi dei propri peccati e a rafforzarsi nella fede) e dell'angelo del castigo (per mezzo dei sacrifici e delle sofferenze, punisce i peccatori per ricondurli sulla via del bene). Il cristiano deve coltivare il timore di Dio e con la sua potenza sconfiggere il diavolo.

 

Nei Padri apostolici l'argomento "demonio" è appena sfiorato a differenza degli scritti giudaici dello stesso periodo. L'originalità della demonologia cristiana sta nell'evento Cristo che ne segna la sostanziale differenza e il radicale capovolgimento: "essa è letta in una luce nuova, la luce del Verbo incarnato, che appare così in luminoso chiarore da ridurre di molto lo spessore ombroso del demonio"[135]. E' ridimensionata anche l'azione di Satana a livello antropologico: "il male proviene anzitutto dalla responsabilità dell'uomo, che deve saper usare saggiamente della sua libertà ed esercitare le virtù per vincere il male"[136]. In tale contesto si mette in evidenza l'uomo come protagonista dello svolgimento storico e non il diavolo, e si attenua la concezione dualistica "in quanto il bene non può essere equiparato al male, poichè possiede una consistenza autonoma e una superiorità totale"[137]. La vittoria definitiva sarà del "regno di Dio" sul "regno dell'ingiustizia" e sarà una vittoria rispettosa del libero arbitrio dell'uomo che si rende disponibile alla grazia divina e non si arrende alle macchinazioni del maligno. Il martirio è un segno evidente di questa vittoria perchè il cristiano sconfigge il maligno arrivando fino a sacrificare la vita piuttosto che rifiutare la fede. La prospettiva dei Padri apostolici non sta nella riflessione speculativa ma nell'esistenza concreta del cristiano di fronte alla persecuzione e alle nascenti eresie. Esiste un vasto campo di riflessione filosofica che verrà sviluppato dagli apologisti, gli scrittori tra il II e il III secolo, più preparati all'aspetto filosofico e più sensibili all'aspetto teorico di queste problematiche.


 APOLOGISTI
Nome anno Demonologia e angelologia [138]






Giustino





†165

Il suo pensiero è espresso in due opere: le Apologie (in cui utilizza anche la dottrina pagana) e il Dialogo con Trifone (usa principalmente i dati contenuti nella Scrittura). Nella 1a Apologia, dichiara che il principe dei demoni è Satana, il serpente, il quale verrà precipitato da Gesù  Cristo nel fuoco con i suoi angeli e condannato a tormenti eterni assieme agli uomini che lo hanno assecondato. Se la sconfitta è ritardata è a causa  all'amore che Dio porta al genere umano, perchè vuole salvare gli uomini non ancora nati disposti alla conversione (1 Apol.28). Nella 2a Apologia, racconta la caduta degli angeli, riprendendo la tradizione del Libro dei Vigilanti. Anche nel presente, i demoni, hanno la possibilità sedurre e di traviare l'uomo (tutti i loro mezzi tendono a impedire la conversione dell'uomo a Dio). Nel Dialogo con Trifone prova l'esistenza degli angeli cattivi con i testi di Is.30,1-5; Zc.1,3; Gb.1,6; richiama il serpente della Genesi, i maghi d'Egitto e il Sal.96,5 secondo la traduzione dei LXX: "gli dei delle nazioni sono dei demoni". Dimostra che Gesù Cristo è più forte dei demoni poichè la sola invocazione del suo nome è sufficiente per vincerli (Dial.85). Come Gesù ha pregato per non essere dominato dall'angelo cattivo, così dobbiamo fare anche noi per allontanarlo. Parlando della morte dell'uomo, provocata dalla colpa di Eva, sottolinea anche la responsabilità di Satana, il serpente, tuttavia precisa che se gli uomini e gli angeli debbono essere puntiti è dovuto al fatto che Dio ha previsto la loro cattiveria ma non li ha creati cattivi (Dial.124,141). Non si lascia influenzare da un certo determinismo metafisico che ha influenzato la filosofia medioplatonica.






Taziano





†190

Discepolo di Giustino e convertitosi nel 155, nella sua opera, Discorso ai Greci, svolge diverse considerazioni attorno ai demoni. Il Verbo di Dio ha creato gli angeli prima degli uomini; ha creato ambedue liberi e con una natura originariamente buona. Divenuti cattivi, per una propria scelta libera, i demoni, creature di Dio, sono puniti per la loro stessa malizia che hanno manifestato facendo cadere l'uomo. Il demonio ha peccato (appare più probabile un peccato spirituale di uno sessuale) prima di tentare il genere umano. Gli spiriti che hanno imitato la follia di Satana, ora costituiscono il suo esercito. I demoni hanno insegnato all'uomo la magia e l'astrologia per indebolirne la fede e far credere che il cosmo sia sotto il loro dominio. Vogliono che gli uomini siano simili a loro nel male e nella infelicità e per questo gli insegnano a peccare. Con il battesimo abbiamo Cristo come scudo, entriamo nel corpo mistico e siamo liberati dal potere diabolico (anche l'esorcismo e la preghiera di affidamento a Dio sono un aiuto ad attuare tale liberazione). Il diavolo e i suoi demoni sono condannati perchè non possono pentirsi nè essere salvati.



Atenagora

 

Scrive la Supplica ai cristiani verso il 177. Come Giustino, ammette tre specie di spiriti malvagi: il diavolo, gli angeli caduti e le anime dei giganti che gli angeli caduti hanno generato dalle donne. Il diavolo è stato creato da Dio con il compito del governo della materia e la sua natura angelica è naturalmente buona. Il diavolo è venuto meno, per un atto della sua volontà, al proprio compito. Caduti dal cielo, il diavolo e i suoi angeli, non possono più risalirvi e così, vagano per l'aria tra cielo e terra e usando il loro potere sulla materia provano a sedurre l'uomo dall'interno e dall'esterno. La causa del male sta nel libero arbitrio delle creature. Dal punto di vista metafisico rifiuta la dottrina gnostica (concezione pessimistica della materia) e dice che ogni realtà esistente in quanto creata da Dio è buona. I demoni sono creature dipendenti dalla signoria divina (evitata ogni prospettiva dualistica).

 

La demonologia degli apologisti, che si presenta più ricca di quella dei Padri apostolici, ha lavorato su due fronti: a) tema della natura specifica dei demoni (causa il problema del male suscitato all'interno della Chiesa dal diffondersi dello gnosticismo e all'esterno dalle correnti filosofiche); b) tema della persecuzione dei cristiani ad opera dei pagani (teologicamente si voleva collegare l'idolatria pagana alla attività dei demoni, celati dietro a questa, che non volevano cedere il posto a Cristo). Tali scrittori, che fanno parte dell'èlite culturale dell'impero romano, si sono avvalsi della dottrina biblica, degli apporti della filosofia e della letteratura dell'età classica per chiarire e difendere la posizione del cristianesimo riguardo alle filosofie, alle religioni, alle istituzioni politiche del mondo greco-romano e sono riusciti a salvaguardare la demonologia dalla prospettiva dualistica. La riflessione patristica di questo periodo è maturata in uno sviluppo dialettico tra le concezioni filosofiche dei demoni nel mondo ellenistico (in cui i demoni erano in prevalenza esseri benigni e degni di onore) e i dati propri della fede (nella tradizione ebraico-cristiana costituivano un vero abominio), in tal modo sono stati eliminati elementi contrari alla rivelazione [139], mentre altri aspetti si sono inseriti e amalgamati in una visione unitaria e motivata. Ma non è sempre possibile discernere l'una dall'altra componente, almeno fino a quando non si giungerà a un tentativo di incorporare la demonologia nella dottrina cristiana (inizi del III secolo), in una prospettiva più teologica che filosofica, il cui centro è costituito dall'opera redentrice di Cristo. I Padri si trovarono impegnati anche sul fronte interno delle eresie: a) gnosi, sorta tra il II e il III d.C. (idea di un processo emanativo degradante); b) manicheismo (dualismo assoluto di bene e male); c) angelo-cristologia (è una "eresia tendenziale" perchè fino al IV secolo, "angelo" fu uno dei nomi conferiti a Cristo per designarlo come mandato dal Padre ma poi gli ariani lo utilizzarono per negare la divinità di Gesù.



 AUTORI DEL II E III secolo
Nome anno Demonologia e angelologia [140]





Ireneo




†202

Nella sua opera Adversus Haereses, il diavolo ha commesso il peccato di "apostasia" ed è stato cacciato dal cielo e destinato al fuoco eterno. E' un peccato di superbia nei confronti di Dio e di invidia e di gelosia nei confronti degli umanità. Ireneo è il primo che elabora una teologia del peccato originale che costituirà la base di tutta la tradizione cristiana. Cristo con la sua incarnazione e morte ha sconfitto il "serpente" che per punizione dovrà essere sottomesso all'uomo che egli voleva rendere suo schiavo. Contrariamente agli gnostici afferma che il mondo materiale non è malvagio e che Satana non è il creatore. Nasce da Ireneo la "teoria del riscatto" che avrà molto seguito nella teologia cattolica. Vinto da Cristo, il diavolo non cessa ancora di lottare contro l'uomo, per ostacolargli la salvezza e ricondurlo sotto il suo cammino. Tutti gli eretici sono membri dell'esercito di Satana, suoi figli. Colui che ha ricevuto il battesimo e resta fedele alla propria fede è protetto dal Signore. L'Anticristo (che pur non essendo il diavolo ne è il sostituto e comprende anche coloro che lo seguono e lo adorano) è l'ultimo disperato tentativo delle potenze del male di vanificare il piano salvifico attuato da Cristo.








Tertulliano







†220

Nell'Apologeticum, sulla scia degli apologisti esprime il suo conflitto con i pagani e sviluppa il valore del battesimo e del martirio. Prima della caduta il diavolo non era solo un angelo ma il primo degli angeli; essendo stato il primo a peccare, per mezzo suo il peccato e il male sono entrati nel mondo, per questo è stato bugiardo fin dall'inizio, cioè per primo e avanti a tutti. La colpa del diavolo è stata quella di essere geloso e invidioso dell'uomo fatto ad immagine di Dio e posto al centro del cosmo. Tertulliano considera soprattutto l'attività che i demoni svolgono per rovinare l'uomo. Nel mondo materiale fomentano passioni, provocando malattie anche nell'anima umana ma il male peggiore che commettono è fomentare l'idolatria, alla quale è strettamente connessa l'immoralità, e a questo scopo i demoni compiono cose prodigiose servendosi della magia e dei sogni, come la previsione del futuro e l'attuazione di guarigioni miracolose. Tutto ciò che c'è nel mondo è buono perchè opera di Dio ma è sconvolto dalla potenza dell'angelo geloso che stimola l'idolatria, le passioni, gli istinti violenti e carnali, cioè la "pompa diaboli". Mentre per gli Apologisti l'idolatria ha una risonanza nella vita del singolo cristiano, per Tertulliano l'idolatria è collegata con la città pagana, strumento di Satana, come forza animatrice del culto e degli spettacoli pubblici dalla quale scaturisce l'opposizione verso la Chiesa, la quale lotta contro le forze sataniche con la grazia e l'impegno del battesimo (nelle cui acque il diavolo, come il faraone che cercava di varcare il Mar Rosso, muore, mentre i credenti varcano le acque miracolose di questo mondo indenni) e con la testimonianza del martirio (valore della vittoria contro Satana in stretta connessione alla vittoria riportata da Cristo con la sua morte in croce).





Cipriano




†258

Nella sua opera De Catholicae Ecclesiae unitate, usa dei termini fortissimi sulle le insidie del diavolo, che vuole portare la divisione nella Chiesa con gli errori degli eretici. Tutta l'esistenza del cristiano nei suoi molteplici aspetti quotidiani, si presenta come una lotta continua contro Satana, tuttavia la responsabilità del peccato, in ultima istanza, sta nell'uomo. Cipriano sottolinea più di Tertulliano, la responsabilità e la libera scelta dell'uomo, aiutato dalla grazia divina. I martiri sono i soldati che combattono contro le schiere di Satana, sotto la guida di Cristo loro generale. Dopo la confessione della fede il cristiano deve vigilare e attendere con impegno alla meta finale della perseveranza, non confidando sulle sue forze ma affidandosi alla grazia di Cristo, perchè l'avversario è più irritato contro di lui. La tentazione del diavolo rientra nel piano divino, perchè non può andare al di là di questo potere sovrano, e avviene per un duplice motivo: a) a causa dei nostri peccati; b) per essere provati in vista della gloria. Per questo il cristiano prega di essere "liberato dal male" e cioè da tutte le avversità che il nemico appresta contro di lui. Nelle Lettere, dice che l'Anticristo svolge una doppia funzione: a)persecutore che infierisce contro la Chiesa; b) falso profeta che si aggira nella comunità.



Lattanzio

 

†330

Presenta una forma di dualismo che si compone di elementi cristiani ortodossi. Il male esiste per fare emergere il bene. Se Dio avesse creato un mondo senza male avrebbe creato un mondo senza possibilità di scelta, cioè senza libertà. Il male creato da Dio, e quindi non assoluto, è un essere reale e maligno, il diavolo. Il credente ha moltissime armi per superare le insidie del diavolo: il martirio, il sacrificio, l'esorcismo nel nome di Cristo e il segno della croce, l'ascesi e l'esercizio delle virtù.






Clemente Alessandrino






†215

Nella sua opera Stromati, con Giustino, continuò a stimare e a cercare la verità filosofica convinto che la filosofia rettamente intesa conduce a Cristo o meglio che la vera gnosi si ha precisamente nella rivelazione cristiana. Allevato alla scuola della dottrina platonica affrontò le questioni a livello metafisico più che esperienziale e pratico. Il diavolo esiste realmente ma a volte può essere inteso come metafora dell'attività maligna dell'animo umano. Rispetto al fondamento ontologico è il "non essere", la privazione di essere. E' fondamentale il libero arbitrio, perchè il diavolo ha potere di tentare l'uomo non di costringerlo a peccare (è più importante la responsabilità personale dell'uomo che l'influenza negativa del diavolo). A volte Satana si impadronisce dei corpi con la possessione, ma più spesso le azioni cattive sono frutto della libera volontà dell'uomo e non dei demoni che agiscono in esso. Ma Gesù è il grande liberatore dell'uomo e con l'atto redentore ha guarito le ferite del peccato, ha rafforzato la volontà restituendo all'uomo la completa libertà di scegliere tra Dio e il male. La via della salvezza è iniziata con il battesimo, tuttavia occorre costante vigilanza e ferma volontà, perchè il diavolo continua la sua lotta fino al compimento escatologico, che è la presa di possesso pieno della promessa e del sigillo battesimale.













Origene












†254

Nel De Principiis, parte dalla concezione gerarchica degli esseri spirituali e li distingue in tre categorie: angeli, uomini e demoni. Come Clemente pone l'accento sul libero arbitrio e sui meriti delle creature razionali. Il male è inteso come "accidente" (il peccato e le sue conseguenze) e più fortemente viene detto "non essere" (negazione dell'essere e di tutto ciò che si ricollega ad esso come la verità, la bontà, l'amore e la vita). Il diavolo che ha scelto di mettersi contro Dio è il "non essere", cioè "non amore", "non verità", "non vita", e "non sapienza", un essere terrestre decaduto entro i limiti della terra e della materia (intesa come negazione dello spirito e dell'intelletto). Tutti coloro che seguono il diavolo divengono "esseri terrestri" a sua immagine, perciò destinati alla menzogna, al male, mentre i giusti portano l'immagine "Celeste", cioè di Cristo. Gli angeli decaduti o demoni hanno peccato prima della creazione del mondo materiale per un atto di superbia: Lucifero, essere pieno di luce e di bontà, non si è sottomesso alla volontà di Dio per questo è un apostata. Non si capisce se l'apocatastasi sia per Origene una speranza o una certezza ma egli sottolinea fortemente la "sottomissione", alla fine dei tempi, di tutte le cose a Cristo. La natura umana è aiutata dagli angeli superiori e insidiata da quelli inferiori, i demoni. Le nazioni pagane rendono culto all'angelo cattivo particolarmente attraverso: scienze occulte, astrologia, magia e divinazione. Esse sostengono l'idolatria contro Cristo perchè guidate dai demoni nemici della croce. I demoni cercano di sconvolgere l'anima sensitiva e intellettuale di ogni singolo uomo portandola alla demenza e alla follia e non c'è nessun uomo completamente mondo di demoni. Nel Peri Archon, dice che accanto all'uomo ci sono anche gli spiriti buoni che muovono l'anima verso il bene, sottolineando come l'angelo non annienta mai le facoltà dell'uomo che mantiene sempre il "discernimento degli spiriti". "Figli del diavolo" sono coloro che compiono le azioni del diavolo, "figli di Dio" gli uomini che, ricolmi della luce del Logos, fanno le opere buone; entrambi lo sono "non dalla natura o da una costrizione del demonio, ma dalla volontà dell'uomo". Come in Tertulliano anche in Origene il battesimo ha grande valore proprio per la distruzione di ogni forma idolatrica in cui si rende culto al diavolo. Ma la vittoria avvenuta con il battesimo anzichè acquetare, stimola maggiormente Satana a reagire con energia contro i cristiani per ricondurli in suo dominio, così la lotta dei demoni continua anche dopo il battesimo e si protrae per tutta la vita. La battaglia si svolge su un duplice piano: a) i "demoni delle nazioni" incitano i poteri politici contro la Chiesa per mezzo delle persecuzioni; b) i "demoni degli individui" tentano di distogliere le anime da Dio tramite le tentazioni. Il sacrificio dei martiri, come in Tertulliano, è vittoria su Satana e aiuta la liberazione di molte anime dal potere di Satana. Per Origene c'è una duplice origine del peccato: una data dalla struttura stessa della natura umana, l'altra invece proviene dagli attacchi del diavolo; il peccato inizia da una cattiva utilizzazione delle forze naturali, ma "la potenza nemica prendendo occasione da questa prima deficienza, ci stimola e ci spinge, cercando in ogni modo di moltiplicare a profusione i peccati...fino ad arrivare a un vero e proprio possesso dell'animo umano". Distingue due tipi di tentazione: quelle carnali (provocate dalla carne e dal sangue) e quelle sovrumane (provenienti dalle potenze superiori nemiche). Ciascuno è tentato secondo il proprio grado di virtù e a tutti è data la possibilità di vincere se viene usato convenientemente il potere conferito da Dio. La confidenza dell'aiuto divino non deve illudere il cristiano o disimpegnarlo nella lotta, ma invitarlo a usare saggiamente del libero arbitrio (è di nuovo sottolineata la libertà umana). Dio dona una forza positiva soprannaturale poichè l'uomo mai potrebbe vincere da solo una potenza maligna senza servirsi dell'aiuto di Dio, come è avvenuto per Pietro e per Paolo e per gli antichi santi (cfr.Gv.16,33). Cristo, con la croce, ha vinto i demoni per cui esso è lo strumento più sicuro per vincerli. Per custodire la purezza dell'animo e per percepire e assecondare le buone ispirazioni (date da Dio e dai nostri angeli) occorre mantenere la mente libera da appesantimenti carnali o da attaccamenti affettivi. La lotta contro Satana costituisce la caratteristica di ogni ascesa verso la santità e diventa fonte di santificazione e di salvezza per gli altri. Per questa ragione il combattimento spirituale è permesso da Dio. La demonologia origeniana assume così un aspetto fondamentalmente positivo in quanto viene letta e compresa entro due estremi dinamicamente tra loro collegati: la libertà umana e la bontà divina. L'azione dei demoni, per quanto forte e penetrante, non può superare tali limiti ed è circoscritta ad essi. Questo però non diminuisce la prepotenza diabolica sull'uomo e la drammatica lotta che ne consegue, ma senza sfociare in atteggiamenti di sfiducia, bensì nell'impegno di vigilanza sulle potenze interiori dell'uomo e sulla disponibilità della grazia.

 

Pur non essendoci una omologazione degli usi liturgici, dal III secolo in poi c'è una accresciuta attenzione liturgica riguardo ai modi per sconfiggere le potenze maligne[141]. Vi sono modi diversi di immaginarsi le circostanze e i motivi della caduta delle schiere angeliche ma l'aspetto più significativo è il disaccordo sull'origine demoniaca della filosofia (contro la quale si batte Clemente Alessandrino), dietro al quale si celano contrasti che stavano nascendo tra le guide intellettuali delle Chiese cristiane, riguardo alla legittimità della ricerca teologica tesa a chiarire ed approfondire la comprensione delle verità rivelate[142].

Nel IV secolo, la generazione che passò attraverso la dura persecuzione dioclezianea e vide il capovolgimento della situazione ad opera di Costantino ritenne di assistere al compimento delle profezie messianiche sulla sconfitta delle potenze avverse. Lattanzio, letterato famoso e ammiratore nonchè biografo dell'imperatore Costantino, diffonde questa "ideologia trionfalistica". Ma lontano dalla corte e dalle città, il diavolo e i suoi angeli conservano intatta la capacità di colpire e di incutere timore e "ne è prova la fiorentissima letteratura monastica che può essere letta nella chiave di un interminabile esorcismo"[143]. Gli scrittori del IV e del V secolo riprendono le linee tracciate dalla poderosa sintesi di Origene seguendo due piste complementari: a) approfondimento speculativo sul senso e sul tipo di peccato commesso dal diavolo; b) approfondimento ascetico-spirituale, sviluppato dalla teologia monastica sul combattimento spirituale che il cristiano, specialmente il monaco o colui che aspira alla perfezione, deve affrontare per vincere la tentazione del demonio. I maggior sforzi della riflessione ecclesiale sono concentrati intorno al mistero cristologico per una chiarificazione sull'identità di Cristo dal punto di vista ontologico e soteriologico (cfr. Concilio di Nicea (325) e Concilio di Calcedonia (451)); nel contesto di tale impegno la demonologia viene studiata in collegamento alla cristologia e, riprendendo la intuizione di Ireneo, si sviluppa la teoria del "riscatto": Cristo, con la sua morte, riscatta l'uomo liberandolo dalle catene della morte causate dalla sconfitta subita dal diavolo ai primordi della storia. Mentre la demonologia dei padri Orientali si sviluppa molto sul luogo in cui abitano i demoni, sulla conversione finale e sul genere dei tormenti a cui sono condannati, la demonologia dei padri latini, che si sviluppa più lentamente, è più proclive a studiare la loro azione concreta nel mondo e sugli uomini. Dei padri latini, Agostino di Ippona raccoglie una vasta sintesi demonologica rispondendo alla dottrina del dualismo che, presente nella letteratura cristiana e giudaica dei primi tempi e mai totalmente spenta, esplode in forme più o meno ereticali nel donatismo e nel manicheismo. La riflessione sistematica agostiniana, che forma il patrimonio patristico accolto e poi sviluppato dalla teologia medievale occidentale, parte dalla concezione dualistica (Agostino fece parte della setta dei manichei affascinato, tra l'altro, dal problema del male che sentiva acutamente) corretta dalla lettura dei neoplatonici che l'orientò a considerare il male come deficienza (imperfezione delle creature (male fisico) o abuso della volontà creata libera ma defettibile (male morale)), un non-essere, anzichè una sostanza. All'interno delle domande di senso sul male enucleate nelle Confessioni[144], si approfondisce la sua demonologia che tratta diffusamente in due opere principali: De Genesi ad litteram e De Civitate Dei.

 

 AGOSTINO
Temi Demonologia e angelologia [145]




Peccato del diavolo

Prima della caduta il diavolo era un angelo buono che appena creato si è allontanato dalla verità. Il peccato del diavolo, per alcuni è avvenuto per invidia verso l'uomo, fatto ad immagine di Dio, ma l'invidia viene dopo l'orgoglio. Infatti il diavolo non ha peccato sessualmente o di rapina ma di orgoglio a cui è seguita l'invidia. E' diventato cattivo (non è sostanzialmente cattivo) perchè è stato corrotto dalla sua superbia (Agostino fa due ipotesi: a) caduto all'inizio per superbia; b) angelo che ha voluto essere un arcangelo) e dal godimento della propria potestà; perciò non ha mai partecipato alla beatitudine della vita angelica. Il tempo di tale peccato non si conosce ma è avvenuto prima della gelosia per l'uomo; può darsi all'inizio del tempo, cioè della creazione. Questa medesima autoesaltazione nella superbia (l'essere uguale a Dio), Satana l'ha instillata nell'uomo. Tuttavia Dio ha permesso che diventasse cattivo al fine di giovare con le tentazioni ai santi, dai quali desidera essere obbedito. Esistono dunque "due società di angeli": buoni (sono rimasti fedeli al sommo bene) e cattivi (si sono allontanati dal supremo Bene per ripiegarsi in se stessi e fare di se l'unico bene). Il male consiste nel volere perseguire "ciò che non è" o ciò che è inferiore.




Natura del diavolo

La questione del peccato sessuale degli angeli, senza negarne in maniera assoluta la possibilità, non si pone in Gen.6,2-4 perchè i "figli di Dio" che si sono uniti alle figlie degli uomini non sono angeli ma uomini ed i "giganti" che ne sono nati sono semplicemente "figli di uomini" più grandi degli uomini comuni. Nega comunque che l'unione carnale non è causa della caduta ma il loro peccato è stato l'orgoglio. I demoni hanno un corpo aereo, sono "animali aerei" dopo la caduta mentre prima avevano un corpo celeste; ne consegue che, avendo un corpo, quando sono tormentati soffrono, per cui saranno bruciati nel fuoco della Geenna. Dal cielo i demoni sono precipitati nell'aria e per loro è come una prigione in cui sono condannati a vivere. Non sono superiori in dignità agli uomini solo perchè albergano nell'aria in quanto hanno una disperazione non paragonabile alla speranza che alberga nell'uomo di Dio. Per questo albergano nel grado infimo, ove sono stati precipitati con il dragone, il loro capo. Contrariamente ad Origene non ammette per i demoni la possibilità di fare penitenza e di essere ristabiliti nel loro stato primitivo. Il fuoco eterno, come la vita eterna, non avrà mai fine e per il diavolo non c'è remissione dei peccati.





Conoscenza e azione dei demoni

I demoni possiedono la scienza senza la carità; ma la scienza senza la carità non giova a nulla ed è solo superbia e per questo i demoni hanno preteso per se stessi gli onori divini e religiosi da tributarsi al solo vero Dio. Non hanno conosciuto la luce che proviene dalla vita eterna ma hanno visto solo gli effetti temporali; non hanno visto Dio ma solo il suo intermediario angelico tramite il quale gli parla. Non hanno conosciuto neanche la divinità di Cristo ma hanno visto il suo corpo solo quando lo hanno tentato. Possono conoscere l'avvenire, non per il dono della profezia ne per mezzo della luce del Verbo come accade per gli angeli ma scrutando da lontano la possibilità che accadano (Agostino da due diverse versioni: a) gli eventi futuri sono già in svolgimento e vengono preannunciati da chi ha la fortuna di scorgerli da lontano e i demoni hanno una vista acuta (fanno delle divinazioni attraverso segni esterni e sensibili); b) i demoni conoscono i segreti dell'uomo perchè possono leggerne i pensieri). Essi agiscono sempre al di sotto della volontà divina, che concede loro tale potere secondo il giudizio superiore. Agiscono soprattutto nella magia, in eventi straordinari e nei riti sacrileghi, servendosi anche delle ragioni seminali (quei semi o germi della natura a noi più sconosciuti). I demoni sono abili ad ingannare l'uomo gonfiandolo di superbia perchè l'uomo è più "desideroso di potenza che di giustizia"; si presentano anche come angeli di luce attraverso miracoli e prodigi. Il potere di Satana, tuttavia, è limitato non solo dalla superiore volontà divina, ma anche dalla personale responsabilità dell'uomo il quale può accettare o respingere le insidie diaboliche, perciò il cristiano non può giustificarsi addossando la colpa al diavolo nè avere nessun timore nei confronti del diavolo, soprattutto in considerazione dell'opera redentrice di Cristo, da cui Satana è stato sconfitto.

Vittoria di Cristo sul diavolo

Nel De Trinitade viene evidenziato come Cristo sia al centro della demonologia di Agostino. Dio ha permesso, per giusta ira, che l'uomo peccatore fosse in potere di Satana, perchè nemmeno il diavolo sfugge alla potenza e alla bontà dell'Onnipotente. Ma Dio, per una benevola riconciliazione ha strappato l'uomo al diavolo attraverso l'opera di giustizia compiuta da Cristo con la morte in croce, mediante "il suo sangue ingiustamente versato dal



Vittoria di Cristo sul diavolo

diavolo e redense i peccatori che avevano bisogno di essere giustificati" (De Trin.4,13,17). Il diavolo però si prende ancora gioco degli uomini perchè continua a tentarli e a sedurli nel loro orgoglio, però ignora che delle sue insidie e del suo furore si serve Dio per la salvezza dei suoi fedeli. L'azione di Satana si trasforma in strumento di grazia e purificazione per coloro che aderiscono a Cristo così Satana, esiliato dal cuore dei fedeli, combatte contro di essi solo nella misura in cui è utile a loro (cfr.1Cor.10,13). Sul fronte della superbia il diavolo è stato sconfitto perchè nella incarnazione Dio ha dimostrato che l'uomo non è inferiore ai demoni ed è stato sconfitto da quella stessa creatura ragionevole che si compiaceva di avere vinto e che discendeva da quella medesima stirpe viziata all'origine e totalmente sotto il suo potere. L'opera salvifica di Cristo offre una luce risolutiva sul problema del peccato e del male: nella loro origine e radice essi sono stati annientati e superati in un processo di salvezza secondo cui l'umanità può trasformare il male in bene, e la lotta contro Satana in occasione di crescita e perfezionamento.

 

Dal VI al VII secolo l'intento principale non è la giustificazione filosofica della fede, ma l'esortazione spirituale e pastorale a una vita cristiana impegnata sul versante ascetico e mistico. Sotto questo aspetto gli scrittori di questo ultimo periodo fanno parte ancora di quella teologia sapienziale ed esistenziale propria del pensiero patristico, con l'attenzione costante alla Scrittura e al suo commento allegorico e parenetico.

Concludendo, nella demonologia patristica, nelle diverse fasi fin qui analizzate (II-VII secolo d.C.), appare chiaro e immediato che:

"Il diavolo e i demoni occupano uno spazio notevole nella teologia dei padri, sin dai primi tempi. La loro teologia affonda le loro radici nel ricco patrimonio biblico, e si fa sensibile agli influssi giudaici. Risente anche dell'ambiente ellenistico: questo si distingueva per il suo sincretismo religioso e condivideva con il mondo biblico la paura e l'angoscia davanti a tante forze ostili e nocive della realtà che circonda l'uomo e gli sta dentro...Non è facile determinare i confini precisi entro i quali la demonologia patristica è debitrice di quella derivata dall'ambiente cristiano, anche perchè parimenti si può notare un influsso inverso...Nell'evoluzione teologica compiutasi soprattutto con i padri del IV secolo, questi dimostrano una costante fedeltà ai testi canonici della Scrittura, emarginando o abbandonando gli apocrifi, ritenuti erronei. Ciò favorisce una purificazione per la demonologia...ne derivano una maggior sobrietà ed essenzialità"[146].

 

L'approfondimento degli aspetti ontologici porta poi i padri ad imboccare la strada di ipotesi mutuate da particolari filosofie del momento, da cui la comparsa di inevitabili aspetti caduchi o discutibili: le teorie sul corpo spirituale, sul numero, luogo e gerarchie degli angeli e dei demoni, sul modo della loro conoscenza, sulle specificità delle colpe dei demoni, della somiglianza e la vicinanza degli angeli con gli uomini, e così via. La loro ferma reazione contro le deviazioni permette, tuttavia, di distinguere quanto ritengono sicuro da quanto giudicano opinabile [147]. L'idea centrale sostenuta è che i demoni e gli spiriti maligni sono creature di Dio un tempo ribellatesi contro il Creatore. Un'altro aspetto rilevante sta nel mistero cristologico che ottiene della demonologia una lettura più organica e teologicamente completa. Il riscatto di Cristo, infatti, stabilisce non solo la vittoria su Satana, ma anche un capovolgimento della situazione: il male stesso può diventare occasione di crescita e di maturazione nella fede, esso è trasformato in un momento salvifico, se vissuto in unione all'atto redentore di Cristo; così avviene nel martirio o nell'ascesi monastica, in modo che la potenza demoniaca, non solo non ha più forza contro il cristiano, ma si fa strumento di gloria e di santità. E' vero che la sconfitta definitiva del demonio sarà pienamente portata a termine solo all'evento escatologico, quando il male sarà universalmente debellato, tuttavia fin d'ora l'uomo è certo che Cristo lo ha liberato dal dominio di Satana, pur richiedendosi la sua libera adesione e il suo impegno concreto. In tal modo la demonologia patristica si apre verso una grande speranza, mentre si rafforza la fede sull'importanza fondamentale dell'azione salvifica di Cristo, la quale non può essere adeguatamente valutata se non si tiene nel debito conto l'azione contraria del maligno. E' in questa luce cristocentrica che va giustamente compresa la riflessione demonologica dei padri e che ne fa la vera originalità. La costante reintepretazione del dato biblico nel confronto con le altre culture ha poi causato una progressiva presentazione di una sintesi teologica[148]. Gli orientamenti patristici fondamentali, come già visto, sono: 1) l'apologetica antipagana; 2) la teoria della redenzione; 3) la vita spirituale e la riflessione parenetica. I contenuti essenziali sono: 1) l'origine del diavolo; 2) la caduta del diavolo; 3) il destino del diavolo; 4) natura del fuoco infernale; 5) natura del diavolo; 6) la scarsa conoscenza dei demoni di Dio e degli uomini; 7) forza del potere demoniaco; 8) libero arbitrio di tutte le creature razionali (angeli, demoni e uomini); 9) primato di Cristo con la sua opera redentrice; 10) diritto di Satana sugli uomini [149]

 

 

 Interventi magisteriali (I-VII sec.):

Magistero
Nome Anno e (rif.) Demonologia e angelologia

Lettera di papa Cornelio al vesc. Fabio di Antiochia.

251 (DS 109)

Papa Cornelio è il primo a parlare degli esorcisti come di aventi un ufficio sacro [150].

Concilio di Nicea e [Concilio di Calcedonia]

325 (DS 125)
[381 (DS 150)]

Afferma l'esistenza di "creature invisibili": sia gli angeli invisibili che peccarono, sia quelli che restarono fedeli [151].


Simbolo degli Apostoli (antico simbolo battesimale della Chiesa di Roma).



(CCC.632-637)

Gesù "discese agli inferi" nè per distruggere l'inferno nè per liberare i dannati ma per aprire le porte del cielo ai giusti che l'avevano preceduto. C'è un riferimento indiretto ai demoni perchè aprire le porte dell'inferno significa spezzare il potere di Satana e incatenare le potenze infernali.


1° Sinodo di Toledo


400 (DS 188)

Riafferma la "regula fidei" contro i priscilliani: la fede nelle tre persone divine che sono distinte nettamente dalla natura angelica e dalle potenze. Tutta la tradizione successiva chiarita dal concilio Latenanense IV, dirà che le "cose invisibili e celesti" sono gli angeli o demoni [152].


Capitoli antipelagiani, Indiculus

 

431 (DS 241.247)

le sole forze umane, facendo così intendere che la potenza del maligno è superiore all'uomo, ma inferiore alla potenza divina. Riguardo al battesimo, si da molto valore agli esorcismi quali mezzi per mettere in fuga il nemico e liberare l'uomo dal suo dominio.




Lettera di papa Leone a Turribio, vesc. di Astorga




447 (DS 286)

Piccolo trattato di demonologia in cui si condannano le tesi del manicheismo sul diavolo e vengono messe in rilievo alcune verità centrali: la universale bontà di tutti gli esseri creati, anche quelli materiali; la non esistenza del male come entità creaturale; Dio crea solo il bene; anche il diavolo è stato creato buono nella sua natura; è diventato malvagio per la sua propria volontà, perciò il male nasce dal libero arbitrio delle creature; il suo peccato è stato quello di "separasi" dal Bene sommo. Questa deficienza non forma una nuova sostanza ma soltanto un non-essere nella propria perfezione di bene.


Tomus ad Flavianum


449 (DS 291)

Sottolinea il rapporto tra demonologia e cristologia: il diavolo, è l'autore del peccato e della morte e solo l'Autore della vita, il Verbo incarnato, può sopraffarlo. La demonologia trova la sua piena giustificazione e soluzione nella cristologia.


Statuta Ecclesiae Antiqua


V sec. (DS 325)

Nell'esame della fede prima dell'ordinazione episcopale, tra gli articoli fondamentali della fede, si parla del diavolo "divenuto maligno non per propria condizione, ma attraverso il libero arbitrio".

Sinodo di Costantinopoli

543 (DS 409.411)

Contro la riconciliazione in Cristo dei demoni , anche in futuro, e l'apocatastasi.



1° Sinodo di Braga

 

561 (DS 457.458.462.463)

Vengono confutate tesi priscillianie: a) il diavolo non è uscito dal caos e dalle tenebre ma è creatura di Dio; b) il diavolo non ha creato nulla di ciò che esiste; c) la formazione del corpo umano non è a immagine del diavolo; d) gli uteri materni non sono creati dai demoni; e) la creazione di tutte le realtà carnali è opera di Dio; f) non è vero che non c'è la resurrezione della carne.

 

 

 Età medievale (VIII-XIII sec. d.C.):

"Nell'arco di tempo che va dall'alto Medioevo sino alla prima scolastica la riflessione sugli angeli e sui demoni si attiene con rigore alla dottrina dei Padri"[153]. Infatti la teologia dell'alto medioevo segna l'epoca di transizione fra la patristica e la scolastica, poichè conserva l'aspetto di una esperienza spirituale, ma insieme risente delle esigenze culturali per una autentica interpretazione della fede. Proprio in questo periodo nasce la scissione tra la "teologia dei chierici" e "teologia dei monaci" che porterà a frequenti dispute e darà impulso alla chiarificazione dei temi fondamentali della dottrina cattolica. Progressivamente avviene una svolta nel metodo teologico; da una riflessione patristica "gnostico-sapienziale", impegnata nella contemplazione e nella assimilazione del mistero, ad una riflessione scolastica "sistematico-speculativa" che ricerca l'intellectus fidei quale elemento costitutivo della teologia intesa come scienza nel senso aristotelico; tale sviluppo non è da ritenersi a senso unico come testimonia la teologia "monastica" sviluppatasi nel medioevo che ha mantenuto vivo il modello gnostico-sapienziale anche se con metodologie diverse.

Nei secoli VIII-IX le grosse controversie teologiche[154] sono: l'adozionismo, il Filioque, la presenza reale di Cristo nella eucarestia, e la predestinazione. La controversia sulla predestinazione, a cui è favorevole il teologo Godescalco (804-869) e già affrontata da Agostino in lotta contro il determinismo manicheo, impegna particolarmente la demonologia da un punto di vista filosofico per salvaguardare la bontà assoluta di Dio e, di conseguenza, ribadire la libertà creaturale in rapporto all'onniscienza di Dio e quindi la responsabilità del peccato.

La rinascita carolingia (VIII-IX sec.), incarnata da notevoli scrittori come Alcuino, è la prima delle rinascite medioevali che riprende un aspetto della ermeneutica teologica (introduzione della cultura romana nella interpretazione di fede) sostenuto precedentemente da Beda il Venerabile e Isidoro di Siviglia. La novità sta nell'intervento diretto di Carlo Magno che ha voluto elevare il livello della formazione intellettuale e morale del suo popolo. Alcuino, Rabano Mauro e Teodulfo sono i teologi da cui sono dovute le idee più interessanti nella demonologia: a) il diavolo ha un corpo perchè solo il Creatore esiste incorporeo; b) l'uomo ricoperto della forza di Cristo è più forte di Satana; c) l'anticristo sarà in tutto il contrario di Cristo; d) tramite la resurrezione di Cristo è stata ridata la vita eterna all'uomo; e) la potestà del diavolo è data da Dio, ma il male fatto è opera della volontà del diavolo; f) la Chiesa schiaccerà il capo del serpente; g) le "pompe" sono soprattutto la superbia che viene dal diavolo.

Gli scrittori dell'alto medioevo (IX-X sec.), sulla scia della tradizione precedente, sono generalmente concordi nel sostenere che, dopo il peccato originale, l'umanità è rimasta imprigionata nel potere di Satana. La questione dei "diritti di Satana", già discussa dai padri, assume una più vasta portata. I diritti del diavolo non sono un potere assoluto poichè essi sono sottoposti all'autorità di Dio e sono stati sciolti dall'opera di Cristo. La sconfitta totale di Satana avverrà alla fine del mondo, quando gli angeli ribelli saranno condannati in modo definitivo e irrevocabile, senza alcuna possibilità di salvarsi (la posizione origeniana è ripresa solo da Scoto Eriugena). Nell'ambiente popolare dell'alto medioevo, "la paura del diavolo e dell'inferno costituisce la nota caratteristica"[155] e molto spazio viene dato alle pratiche della superstizione, della magia e della stregoneria. Queste esagerazioni da una parte vengono contrastate dai pastori e dai predicatori che raccontano "vite di santi" in cui risaltano numerosi episodi di attacchi satanici e di lotte, per spingere tutti ad un severo impegno di lotta al male, sulla scia delle descrizioni degli attacchi satanici presenti nel monachesimo dei primi secoli; dall'altra si sente la necessità di controbattere le spinte di sapore eretico appoggiandosi all'antica concezione che vuole che dietro l'eresia e l'idolatria si nasconda Satana e così prende piede la demonizzazione non solo delle forze contrarie alla fede, ma allo stesso potere imperiale che si riteneva custode e difensore della fede e dell'unità del popolo cristiano. In Oriente, in particolare a Costantinopoli, si conosce in quest'epoca una abbondante fioritura della demonologia popolare, la quale attinge certamente alla teologia e soprattutto alla vita dei monaci e dei santi, ma si colora anche di magia e di pratiche religiose paganeggianti. Questi diversi aspetti sono sfociati negli scritti di Michele Psello (1018-1078), consigliere presso la corte di Costantinopoli e riformatore degli studi universitari e umanistici e filosofici di quella città. La sua demonologia, espressa nell'opuscolo De Daemonum energia seu operatione, mostra un decadimento rispetto a quella patristica perchè si attarda in particolari marginali per suscitare la curiosità di chi legge, e trascura le grandi concezioni cristologiche e antropologiche che animavano i discorsi dei padri.

Impulso speculativo e sistematico: nei secoli XI-XII, nasce e si sviluppa la teologia Scolatica che avrà la sua massima fioritura nel XIII secolo[156]. La "scolastica" è anzitutto la filosofia e la teologia di una scuola, formata generalmente da un maestro docente e da un gruppo di discepoli che seguono il suo metodo e il suo insegnamento. Comunque dal XII sec. comincia un grande impegno di approfondimento speculativo; sorgono scuole teologiche attorno ad un centro culturale e spirituale, coma la scuola di S. Vittore a Parigi, la scuola di Chartres, la scuola porrettana e quella di Pietro Lombardo e di Abelardo, come le scuole monastiche benedettine e cistercensi, ove alla speculazione si unisce sempre l'ardore delle fede e della contemplazione. "Con il XII secolo comincia un grande impegno di approfondimento speculativo che raggiunge il suo culmine nel secolo seguente, imponendosi a tutt'oggi come il tentativo di approfondimento speculativo più esteso e raffinato che la storia registri a riguardo del tema degli angeli e dei demoni. Mentre sul piano della pietà monastica e popolare primeggia la devozione agli angeli custodi, venerati e invocati quali difensori e soccorritori di ogni necessità dell'uomo, sul fronte della ricerca teologica fioriscono le indagini sul modo di conoscere, volere e agire di queste creature superiori, e torna a far discutere il nodo della loro corporeità. Onorio di Autun e Ruperto di Deutz continuano ad attribuire agli angeli e demoni una sorta di corpo etereo. Ma l'influsso di san Gregorio Magno, che rifiutava l'idea di uno spirito corporeo, induce san Bernardo a lasciare aperta la questione, e incoraggia Pier Lombardo e Riccardo di San Vittore a rilanciare la posizione della spiritualità pura già fatta propria da qualche padre della Chiesa (Giovanni Damasceno). Si pone così l'antefatto di una dottrina che a partire della secolo seguente diverrà pressochè universale. Mentre Riccardo di San Vittore pone le basi per un'altra posizione destinata a diventare comune, quella secondo cui ogni singolo angelo costituisce una specie a se stante, Ruperto di Deutz e Ugo di San Vittore sottolineano l'intrinseca struttura cristologica della natura angelica, sottomessa al Verbo perchè partecipe della sua luce. Quanto ai demoni, si impone l'idea che la caduta di Satana sia dovuta all'orgoglio smisurato per la scienza e la bellezza di cui era dotato" [157].

 

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