DIOCESI DI IMOLA
GRUPPO DI RICERCA E INFORMAZIONE SOCIO RELIGIOSA

 
 

Demonologia

 

 

 

Tesi di Demonologia dal titolo: "La lotta a Satana nella storia della Chiesa" di don Fabio Arlati

 

 


 Esoterismo e cultura

La cultura odierna, che è prettamente televisiva, propone, come "medicina" per le problematiche del quotidiano, la magia e la cartomanzia. Esse sono ritenute soluzioni ideali per "ritrovare fiducia in se stessi" e "liberarsi dai fantasmi del passato". Dopo 40 anni dalla sua nascita, la televisione ha cambiato completamente il suo ruolo, da evocatrice di incontri di gruppo si è trasformata nella triste compagnia di tante nuove solitudini. I suoi "poteri", secondo la mentalità della gente, sono più forti di qualsiasi stregone, perchè riescono a sbloccare le situazioni più complicate. Molte persone si rivolgono alla tv per risolvere i propri problemi: ritrovare persone scomparse (Chi l'ha visto?), incontrare parenti lontani (Carramba che fortuna!), fare pace con amori perduti (Stranamore, C'è posta per te), e denunciare torti subiti (Forum, I fatti vostri, Maurizio Costanzo Show, Striscia la notizia). Il piccolo schermo è in grado di risolvere tutti questi problemi. Pertanto assume un significato magico. Non è altro che un grande potentissimo amuleto che sblocca le situazioni!

Le riviste per teen agers come Top Girl e Cioè, e i settimanali come TV Stelle, propongono un pericoloso miscuglio di bene e male, dalle "piccole magie" che sono veri e propri rituali magici ai buoni consigli come il "non fumare sigarette e spinelli".

I telefilm esoterici come Streghe, Buffy, X.Files propongono una "magia positiva", una sorta di "fuoco che non brucia".

I cartoni animati giapponesi per i bambini, ad esempio Pokemon e Digimon, mutuano una religiosità shintoista, cioè il vecchio mito del samurai unito a legami con il mondo dell'occulto e del paranormale, orientando sempre più l'infanzia verso tutto ciò che orribile e disgustoso. Da Sailor Moon, a C'era una volta Pollon, i bambini vengono messi a contatto con un linguaggio esoterico, simile a quello del New Age. C'è un frequente uso di parole come "energia" e "potere dei cristalli" e poi concetti tipicamente esoterici come la chiromanzia e la chiaroveggenza.

Ma cosa è l'esoterismo e come viene irraggiato nella nostra società?

"Con questa parola s'intende tutto ciò che è conosciuto da una ristretta cerchia di persone e non può essere svelato pubblicamente. Ad esempio, un particolare tipo di magia, le tecniche per la lettura della mano o delle carte, le formule per l'evocazione degli spiriti, i segni utilizzati per stabilire un patto con il diavolo. Esoterismo è qualcosa di misterioso, di segreto, di occulto. E' un linguaggio conosciuto soltanto da pochi eletti, che lo utilizzano per i loro scopi. Perciò, di fatto, l'esoterismo è un modo per esercitare un potere nei confronti di qualcun altro".Chi esercita questo potere?  Gli "iniziati". Ovvero, i pochi eletti che sono stati ammessi alla conoscenza di qualche culto o magia particolare. Ad esempio, gli astrologi, i cartomanti, gli stregoni e i maghi di ogni genere. Gli iniziati esercitano un grande potere nei confronti degli altri. E questi "altri", spesso, sono persone deboli, fragili, in crisi, in difficoltà. Sono persone che stanno attraversando un momento critico nella loro vita, che cercano delle risposte immediate ai propri interrogativi o una soluzione ai loro problemi. L'iniziato dice: "Io ho il potere di guarirti. Ho il filtro magico che ti permetterà di trovare l'amore che stai cercando". Oppure: "Attraverso la lettura delle carte posso aiutarti a conoscere il tuo destino". Oppure: "Questo amuleto ha un potere immenso e cambierà completamente la tua vita". Oppure: "Sono in grado di metterti in contatto con lo spirito di tuo fratello, che è morto l'estate scorsa in un incidente stradale". Sono tutti dei chiarissimi esempi di esercizio del potere nei confronti di persone che cercano disperatamente una risposta alle proprie domande. Tra queste persone, ci sono anche tantissimi giovani. L'interesse dei ragazzi per l'esoterismo, negli ultimi anni, è cresciuto in modo spaventoso. Oroscopi, amuleti, Tarocchi e sedute spiritiche sono, ormai, i compagni di strada delle nuove generazioni, vittime di un vero e proprio bombardamento esoterico, effettuato attraverso i mezzi più vari: la musica, la televisione, i videogiochi, i fumetti, il cinema, la discoteca. E' un bombardamento che trova terreno fertile nella vita di molti giovani, spesso caratterizzata da una profonda solitudine, da situazioni familiari difficili e da incertezze per il futuro. L'interesse per l'esoterismo, proposto come soluzione immediata dei problemi quotidiani può causare danni enormi nella mente dei ragazzi. Può contribuire a creare una generazione di "nuovi schiavi", intrappolati nei loro stessi comportamenti. Il maggiore elemento di preoccupazione è rappresentato dalla crescente attrazione, da parte dei giovani, verso il satanismo. Aumenta sempre di più il numero dei ragazzi che si dichiarano "affascinati" dal diavolo e dalla magia nera. Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris (Gruppo di Ricerca e di Informazione sulle Sette) ha identificato alcune possibili strade che conducono al contatto con il mondo del satanismo: "la frequentazione di ambienti esoterici, magici ed occultistici, unita al desiderio di spingersi oltre per sperimentare sempre nuove vie di 'conoscenza'; la partecipazione a sedute spiritiche, per evocare entità particolari, durante le quali non è difficile arrivare ad evocare spiriti demoniaci e incontrare chi partecipa anche a riti satanici; il ricorso alla cosiddetta 'magia nera' per affrontare e tentare di risolvere problemi di vario genere; l'attrazione idolatrica mostrata nei confronti di alcuni personaggi e fenomeni musicali ai quali è concesso, attraverso i messaggi delle loro canzoni, di bestemmiare, di invitare al suicidio, all'omicidio, alla violenza, alla perversione sessuale, all'uso della droga, alla necrofilia; l'attrazione per l'horror, il macabro, la violenza fine a sè stessa, la pedofilia, diffusi nella società attraverso vari mezzi fino a desiderare esperienze dirette in ambienti che si ispirano a tali concetti e comportamenti". Il bombardamento esoterico nei confronti dei giovani ha dei "registi" ben precisi, che sono perfettamente consapevoli di ciò che stanno facendo. Sono coloro che aderiscono a sette sataniche o che si riconoscono nelle dottrine magiche di un particolare "maestro". Possiamo definirli "i guerrieri del diavolo". Combattono per il demonio, perchè credono in lui. Il loro scopo è quello di diffondere il male. E per farlo, questi "guerrieri" puntano soprattutto alla corruzione dei ragazzi, che saranno i protagonisti della società del domani. Colpire i giovani, rendendoli schiavi dell'esoterismo, significa tentare d'assicurarsi il dominio del futuro e sperare in una sempre maggiore presenza del male nel mondo. Oltre ai "guerrieri", esistono anche i "mercenari". Sono quelli che utilizzano l'esoterismo per ragioni commerciali. Il loro scopo non è diffondere il male, ma semplicemente fare soldi. Oroscopi, magia, sedute spiritiche e dischi di rock satanico muovono un giro d'affari di diversi miliardi. Pertanto, c'è chi ha deciso di arricchirsi sulla pelle dei giovani, attirandoli nella trappola dell'esoterismo. I "mercenari del diavolo" sono quelli che, pur non credendo nel demonio, "combattono" per lui. Lo fanno soltanto per guadagnare soldi. Pensiamo, ad esempio, alle case discografiche che producono dischi di rock satanico, o a certe riviste per ragazzi che pubblicano articoli su magia ed esoterismo. Sfruttando la moda dell'occultismo, alimentano i propri conti in banca. I "mercenari" del diavolo sono i migliori alleati dei "guerrieri" di Satana. Fanno il loro stesso gioco e diventano complici della diffusione del male tra i ragazzi. Così, il "virus" dell'esoterismo ha la possibilità di colpire con maggiore facilità e negli ambienti più disparati...In questi anni, dopo l'uscita del mio libro Inchiesta sul rock satanico, sono stato invitato a parlare in numerosi incontri di riflessione con i giovani, organizzati presso scuole, parrocchie, università, club, associazioni, comunità. Girando l'Italia, mi sono accorto di quanto l'occultismo sia diffuso, soprattutto tra ragazzi che lo praticano in buona fede, senza accorgersi dei rischi che corrono. Ma come si diffonde il "virus" dell'esoterismo? Quali sono le cause dell'epidemia esoterica che colpisce le nuove generazioni? Tutto nasce da un grande equivoco. I giovani pensano che l'esoterismo sia qualcosa di bello, di simpatico, di affascinante. Credono di trovare nell'occultismo un alleato per risolvere i propri problemi. E così, si avvicinano con fiducia alle pratiche magiche, allo spiritismo e al satanismo, senza accorgersi che stanno scherzando col fuoco. Il "virus" dell'esoterismo si diffonde perchè, tra i giovani, mancano sempre di più gli anticorpi per affrontarlo. Non ci sono difese immunitarie. Negli ultimi anni i ragazzi hanno subìto una specie di lavaggio del cervello che li ha spinti a non avere più paura di ciò che appartiene al mondo dell'occulto. Eppure, l'approccio con gli ambienti esoterici può rappresentare un vero rischio. Partecipare ad una seduta spiritica o ad un rito satanico significa spalancare le porte verso mondi davvero pericolosi. Si comincia per gioco, e non si sa mai dove si può arrivare. Allora io mi chiedo: perchè questo accade? Perchè i ragazzi hanno tanta voglia di scherzare col fuoco? La risposta è semplice: qualcuno li ha ingannati. Qualcuno li ha spinti a credere che l'esoterismo sia un fuoco non pericoloso, un fuoco simpatico, un fuoco che non brucia. E quindi, perchè non toccarlo? Perchè non provare? I "registi" di cui parlavamo prima hanno lavorato bene. Hanno utilizzato tutti i mezzi a loro disposizione per far credere ai giovani che l'esoterismo non fa male: dalla tv alla musica rock, dalle discoteche ai videogiochi. Di conseguenza, il fuoco non fa più paura. Anzi, è addirittura consigliato. Il tema della magia, da sempre, ha fatto parte delle fantasie di bambini e ragazzi. Le vecchie favole sono piene di streghe, fate ed incantesimi. Come dimenticare la zucca che si trasforma in una carrozza per portare Cenerentola al ballo? E la dolce fatina di Pinocchio? E i baci magici che trasformano i rospi in bellissimi principi? Milioni di bambini si sono addormentati ascoltando queste fiabe. Ma c'è una bella differenza tra una concezione della magia del tutto innocente, che può aiutare a sognare, e certi inviti (palesi o occulti) alla vera e propria pratica dell'esoterismo. Ovviamente, non si può uccidere la fantasia. I bambini e i ragazzi hanno diritto alla loro libertà di fantasticare, anche sognando mondi popolati da draghi, maghi e stregoni. Tutto questo non deve far paura e non deve scatenare allarmismi. Ciò che, invece, deve destare preoccupazione è la malafede di chi strumentalizza la sensibilità dei giovani al mondo del fantastico per trasmettere messaggi negativi e contro la vita...Prima d'andare avanti, però, vorrei chiarire che questo libro non vuole rappresentare un attacco generalizzato alla televisione, alla musica, al cinema, ad Internet o a qualunque altro strumento di comunicazione. Ogni mezzo può essere utilizzato nel bene o nel male. Pensiamo, ad esempio, al bisturi. Nelle mani di un assassino può uccidere. Ma in quelle di un bravo chirurgo può salvare migliaia di vite umane. Allo stesso modo la musica, il cinema, Internet e la televisione sono mezzi di comunicazione straordinari che possono anche essere utilizzati per fare del bene all'umanità. Purtroppo, però, una valutazione onesta dei tempi in cui viviamo non può fare a meno di mettere in evidenza l'uso negativo che viene fatto di certi strumenti, il più delle volte sulla pelle dei giovani. Basta accendere la televisione per accorgersene. Un altro aspetto importante da chiarire è quello della "libertà d'espressione". Questo libro non vuole assolutamente rappresentare un invito alla "caccia alle streghe" nei confronti di cantanti rock, programmi televisivi, videogiochi, fumetti ed altro. Il mio scopo è semplicemente quello di suscitare una riflessione su ciò che sta accadendo, in questo particolare momento, nel mondo dei giovani...Non è in discussione la "libertà d'espressione", che rimane un diritto inviolabile di tutti. E' in discussione la qualità di "ciò che viene espresso". Del resto, non è corretto addossare tutte le colpe del disagio giovanile ai mezzi di comunicazione, alla musica rock o alle discoteche. Questi elementi, infatti, costituiscono soltanto una parte del problema. Bisogna considerare anche le tante amare situazioni che vivono i ragazzi di oggi, e che li rendono sempre più fragili e vulnerabili. Pensiamo, ad esempio, a quanto sia difficile trovare un lavoro...Un grande scrittore, Gilbert Keith Chesterton, diceva che "la gioia è il gigantesco segreto del cristiano". Il satanismo, di fatto, propone una filosofia di vita completamente opposta. Tende a diffondere tra i ragazzi un senso di pessimismo, di resa, di oscurità, di sconforto. Se un giovane attraversa un momento difficile, i messaggi negativi proposti dal rock, dalla discoteca o da certe riviste contribuiscono a farlo cadere ancora più in basso. Non bisogna, quindi, dare tutta la colpa ai mezzi di comunicazione. Televisione, musica, discoteche, fumetti e riviste per ragazzi non sono gli unici responsabili del fenomeno dell'esoterismo giovanile. Possono rappresentare, in un certo senso, la spinta definitiva nel burrone della disperazione. Ma attenzione a non approfittare di certi strumenti per evitare d'affrontare le proprie responsabilità...Al tempo stesso, però, non bisogna abbassare la guardia. E' necessario combattere fermamente chi approfitta dei momenti di crisi dei giovani per fare soldi, diffondendo il satanismo, l'occultismo e la non-cultura della spazzatura. Come fanno, ad esempio, i maghi che parlano in televisione e molti cantanti rock. I ragazzi, oggi, sono considerati dei "bidoni aspiratutto", ai quali è lecito offrire qualunque cosa, pur di arricchirsi alle loro spalle. E così li si riempie di magia, satanismo, violenza, sangue, droga, prodotti consumistici che rappresentano un vero e proprio veleno per l'anima. L'importante è che i ragazzi comprino. Non importa cosa. Ciò che conta è fare soldi. Tanti soldi. Oggi, più che mai, trionfa la dittatura del denaro. Sono i quattrini a dettare legge. Questo accade, ad esempio, nel mondo della televisione, dove gli indici d'ascolto e gli sponsor decidono il destino di un programma. Non è la qualità che conta. Ciò che importa è il numero delle "pecore" che si soffermano davanti al piccolo schermo, per essere bombardate dalla pubblicità. Se sono tante, il programma sopravviverà. Altrimenti, lascerà spazio a qualche altra trasmissione. Alcune emittenti televisive hanno la cattiva abitudine di trasmettere gli spot pubblicitari ad un volume più alto rispetto al programma o al film in cui sono inseriti. Si tratta di un trucco per richiamare l'attenzione del telespettatore sui prodotti reclamizzati. Ma è anche una triste metafora di ciò che accade realmente in televisione. Sembra quasi che lo spot, alzando la voce, voglia gridare al pubblico: "Sono io che comando. Sono io il padrone. Tutto il resto non conta". La vera sfida per salvare il destino dei giovani non sta nella scelta tra Dio e il diavolo, ma tra Dio e i soldi. Lo aveva capito anche Gesù, quando disse che l'uomo doveva scegliere tra Dio e "Mammona" (parola che indicava il bieco potere del denaro). Sapeva già, con duemila anni d'anticipo, che sarebbero arrivati gli spot"[1].

 

Di fronte alla scelta fra Dio e Mammona, Andrè Frossard, il famoso convertito francese, sentiva nel suo cuore una voce chiara e distinta che ripeteva: "Vita spirituale". Avverte accanto a se come la presenza misteriosa di un personaggio che gli fa capire che fino a quel momento ha sbagliato tutto nella vita; deve quindi iniziare una nuova vita. Non pare più lui! I suoi interessi, le sue preoccupazioni, rispetto a tutto il periodo precedente della sua vita, sono cambiati. Egli dice:

"La Verità non è una forza immanente, non è la storia, non è qualcosa, ma Qualcuno. E' Qualcuno immensamente dolce: Attraverso una folgorazione brutale ho compreso che il cristianesimo è essenzialmente amore: ciò che ci darà tristezza al termine della vita sarà solo non avere amato abbastanza...Oggi si dimentica un po' troppo che il cristianesimo è una storia d'amore. Si discute per sapere ciò che è scaduto, ciò che resta valido, e si tace sull'amore di Dio. Se un vero teologo ci parlasse dell'amore di Dio, e non di teologia, si vedrebbero le agitazioni cessare rapidamente, tutti si troverebbero d'accordo, non si tirerebbero fuori argomenti capziosi, ma si riconoscerebbe che Dio ci ama" [2].

 

Prendendo sul serio l'inquietante ammonimento della Scrittura (Lucifero è "il principe di questo mondo"[3]), Frossard ha tentato una rilettura della realtà odierna, mostrando che davvero il mondo sembra comportarsi come sotto una guida satanica. Utilizzando un artificio letterario fa parlare il diavolo:

"La cronaca quotidiana ammucchia davanti a voi montagne di cadaveri, che non vi cavano fuori un sospiro di compassione. Voi non battete ciglio a meno che si tratti di un milione di morti, e poi ancora. La familiarità con le carneficine, i campi di concentramento, i genocidi e le esecuzioni sommarie di due guerre mondiali e di dieci rivoluzioni sterminatrici non ha fatto altro che rendervi più preziosi i momenti di sacro egoismo che trascorrete nelle vostre celle di cemento, davanti a quegli oblò interposti tra la vostra coscienza ed il mondo esterno, che con molta proprietà chiamate "schermi"...Il vostro disprezzo alquanto affettato per tutto ciò che vorrebbe sollecitare la pietà è un segno incoraggiante di refrigerazione interna...Le mura della vecchio Gerico prima di Giosuè sono impastate di quelle vittime immolate alla redenzione ed alla pace della città. E le mura delle vostre metropoli moderne non ne occultano in minore quantità; la differenza sta nella circostanza che esse vengono sgozzate senza cerimonia, ma fatto sta che trovate sempre più naturale che portino il peso e la pena delle vostre manchevolezze sociali...La freddezza sbrigativa con la quale incasellate nel conto profitti e perdite i vostri bambini martiri od i vostri vecchi tolti brutalmente di mezzo, mi riempie di ammirazione. "[4].

 

A ulteriore conferma di questo disagio postmoderno[5], secondo l'associazione "Telefono Antiplagio"[6], sono dieci milioni gli italiani che nel 2000 hanno fatto ricorso a pratiche esoteriche e occulte per risolvere problemi di salute, di amore e di affari. Ma nella pastorale ordinaria diocesana "il ministro ordinato spesso è indifferente e spinge le persone, anche se inconsciamente, a ricorrere ai maghi e a pratiche dell'occulto che sono strumenti privilegiati dell'azione del demonio"[7]. Il ministro ordinato ha il compito ecclesiale e pastorale della cura dei fedeli e deve fornire loro "l'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo" perchè come continua ad affermare la lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini, "la nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti"[8]. I ministri di Dio devono rispettare il mandato evangelico di Gesù secondo quanto la Chiesa insegna:

"Durante il suo ministero Cristo diede agli Apostoli e agli altri discepoli il potere di scacciare gli spiriti immondi (cf. Mt.10,1.9; Mc.3.14-15; 6,7.13; Lc.9,1; 10,17.18-20). Promise loro lo Spirito Santo Paraclito, che procede dal Padre per il Figlio, allo scopo di dimostrare al mondo con il giudizio, che il principe di questo mondo è stato giudicato (cf Gv 16,7-11). E nel vangelo la cacciata dei demoni fa parte dei segni che avrebbero accompagnato quelli che credono. Fin dal tempo degli Apostoli la Chiesa ha esercitato il potere ricevuto da Cristo di scacciare i demoni e respingere il loro influsso (cf. At 5,16; 8,7; 16,18; 19,12). Perciò essa prega con fiducia e perseveranza "in nome di Gesù" di essere liberata dal Maligno (cf Mt 6,13) e, in quello stesso nome, per la forza dello Spirito Santo, comanda in vari modi ai demoni di non ostacolare l'opera di evangelizzazione (cf 1Ts 2,18) e di restituire "al più Forte" (cf Lc 11,21-22) il dominio sul creato e su ogni uomo. 'Quando la Chiesa comanda pubblicamente e con l'autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l'influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo' (CCC 1673)"[9].

 

"E i vescovi, che hanno il monopolio della nomina degli esorcisti?

Anch'essi si trovano ad agire in mezzo a queste difficoltà: da una parte il Diritto Canonico dà a loro e solo a loro il potere di nominare esorcisti (can. 1172), per cui è un potere-obbligo gravissimo; d'altra parte anch'essi hanno gli stessi limiti di tutto il clero: non hanno mai studiato questa materia, non hanno mai visto nè praticato esorcismi (salvo rare eccezioni), subiscono l'influenza delle idee errate di certi teologi e biblisti; in conclusione, ci credono solo in teoria. È difficile credere alle cose che vediamo noi esorcisti, se non ci si assiste. Aggiungo anche che questo abbandono di tre secoli ha fatto sì che, non conoscendosi più gli esorcismi e il loro svolgimento, agli occhi di molti appaiono come un qualche cosa di abnorme, di mostruoso, a cui si deve ricorrere assolutamente meno che si può, e meglio ancora se non si fanno mai. Così trovare un esorcista nella Chiesa cattolica latina è diventato un dramma; solo in Italia si è incominciato a muovere qualcosa negli ultimi anni; ma la maggior parte delle altre nazioni ne sono quasi sprovviste. La gente si sente non capita, abbandonata, e si rivolge altrove, come abbiamo detto: a maghi, cartomanti, sètte, altre religioni. In compenso chi non ha mai dormito è stato il demonio. Dice chiaro il Vaticano II: «Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall'origine del mondo e destinata a durare, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno» (Gaudium et spes, 37). E Giovanni Paolo II: «Alla vittoria di Cristo sul diavolo partecipa la Chiesa: Cristo infatti ha dato ai suoi discepoli il potere di cacciare i demoni. La Chiesa esercita tale potere vittorioso mediante la fede in Cristo e la preghiera che, in casi specifici, può assumere la forma dell'esorcismo» (20 agosto 1986). Ci sono le parole del vangelo; ci sono le parole del magistero ecclesiastico e le norme del Diritto Canonico; ma, in pratica, nonostante la grande richiesta, vedo molto lontano il tempo in cui gli esorcismi torneranno a far parte, in ogni diocesi, del comune servizio pastorale. E sbagliano di grosso quelle persone che avvicinano l'esorcista come se avesse dei poteri straordinari, un po' come se fossero dei "buoni maghi". Per avvicinare un esorcista ci vuole tanta fede in Gesù Cristo e tanta fede nella Chiesa, in nome della quale l'esorcista opera. Che cosa fa un esorcista? Prima di tutto è un uomo di ascolto, per vedere che cosa il caso richiede. Il più delle volte la nostra gente ha solo bisogno di avvicinarsi a Dio; non si tratta di aver bisogno di esorcismi, ma di conversione. Credo che ogni esorcista possa testimoniare di aver avvicinato alla preghiera, ai sacramenti, alla pratica cristiana, molte più persone lontane da quando ha iniziato il ministero di esorcista, che in antecedenza, quando ricopriva altri incarichi apostolici. Vivere in grazia e ciò che questo comporta (preghiera, sacramenti, istruzione religiosa...) resta anche sempre il mezzo preventivo e curativo più efficace. Un secondo compito dell'esorcista è quello di tranquillizzare le persone. Oggi sono proprio tanti coloro che ritengono di avere la jella, di essere stati raggiunti da un qualche maleficio ad opera di persone invidiose, gelose, perverse, concorrenti in affari e via dicendo. Inutile dire che spesso questa convinzione viene confermata o fatta nascere da persone sbagliate che si sono consultate: maghi, cartomanti, sedicenti veggenti o carismatici, di cui c'è un'invasione e una continua pubblicità da parte dei mass media. Ogni sacerdote e ogni persona di buon senso sarebbe in grado di tranquillizzare questi tormentati; ma la parola dell'esorcista è più efficace perchè è un po' considerato un professionista in questo campo. Infine il compito dell'esorcista è di esorcizzare, quando vede che ne sono presenti le condizioni. Ci possono essere semplici motivi di sospetto, che con una brevissima preghiera esorcistica vengono chiariti. Si inizia sempre con molta semplicità e brevità. Solo chi ha un'ignoranza totale di questo ministero immagina che l'esorcismo sia un qualche cosa di spaventoso, di traumatico. Tale effetto può verificarsi nei presenti inesperti, non nella persona colpita, se nel corso dell'esorcismo o addirittura al suo inizio, si manifestano reazioni esterne violente o fenomeni strani. Proprio perchè l'esorcismo, e solo l'esorcismo, può verificare se i fenomeni "di sospetto" nascondono una causa malefica o no, i primi esorcismi hanno importanza diagnostica più che curativa"[10].

 

Papa Giovanni Paolo II ribadisce la GS 37 affermando, durante l'udienza generale del 13 agosto del 1986, che la condizione della vita della Chiesa è la lotta:

"Come testimonia l'evangelista Luca, nel momento in cui i discepoli tornavano dal Maestro pieni di gioia per i frutti raccolti nel loro tirocinio missionario, Gesù pronuncia una frase che fa pensare: 'Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore' (Lc 10,18). Con queste parole il Signore afferma che l'annuncio del Regno di Dio è sempre una vittoria sul diavolo, ma nello stesso tempo rivela anche che la edificazione del Regno è continuamente esposta allo spirito del male. Interessarsene,...,vuol dire preparasi alle condizioni di lotta che è propria della vita della Chiesa in questo tempo ultimo della storia della salvezza (cf. Ap 12,7)...Le precedenti catechesi sugli angeli ci hanno preparati a comprendere la verità che la Sacra Scrittura ha rivelato e che la Tradizione della Chiesa ha trasmesso su satana, cioè sull'angelo caduto, lo spirito maligno, detto anche diavolo o demonio...Secondo la Sacra Scrittura, e specialmente il Nuovo Testamento, il dominio e l'influsso di satana e degli altri spiriti maligni abbraccia tutto il mondo...Non è escluso che in certi casi lo spirito maligno si spinga anche ad esercitare il suo influsso non solo sulle cose materiali, ma anche sul corpo dell'uomo, per cui si parla di "possessioni diaboliche" (cfr. Mc 5,2-9)...L'abilità di satana nel mondo è quella di indurre gli uomini a negare la sua esistenza in nome del razionalismo e di ogni altro sistema di pensiero che cerca tutte le scappatoie pur di non ammetterne l'opera. Ciò non significa però l'eliminazione della libera volontà e della responsabilità dell'uomo e nemmeno la frustrazione dell'azione salvifica di Cristo. Si tratta piuttosto di un conflitto tra le forze oscure del male e quelle della redenzione. Sono eloquenti, a questo proposito le parole che Gesù rivolse a Pietro all'inizio della passione: "Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,31). Per questo comprendiamo come nella preghiera che ci ha insegnato, il "Padre nostro", che è la preghiera del Regno di Dio, termina quasi bruscamente, a differenza di tante altre preghiere del suo tempo, richiamandoci alla nostra condizione di esposti alle insidie del Male-Maligno. Il cristiano, appellandosi al Padre con lo spirito di Gesù e invocando il suo Regno, grida con la forza della fede: fa' che non soccombiamo alla tentazione, liberaci dal Male, dal Maligno. Fa', o Signore, che non cadiamo nell'infedeltà a cui ci seduce colui che è stato infedele fin dall'inizio"[11].

 

La dott.ssa Trocchi, antropologa della università di Chieti, descrive alcune delle motivazioni e delle dinamiche principali che spingono tanti giovani e non solo, alle pratiche esoteriche:

"In un mondo concreto e razionalizzato, tecnologicamente avanzato come il nostro, la magia ha ritagliato un suo spazio ampio e prestigioso. Le cifre parlano chiaro: nel 1993 risultò che due italiani su dieci andavano dal mago almeno una volta all'anno. Le domande che vengono poste riguardavano per il 65% che cosa riserva il futuro, mentre il 35% dei clienti chiedeva prestazioni più complesse che andavano dalla eliminazione del malocchio al filtro d'amore, dalle pozioni contro le malattie, ai talismani per trovare lavoro, fino alle fatture a morte. La magia muove un vertiginoso giro di miliardi. L'Italia non è un'eccezione; in tutto il mondo occidentale la magia è altrettanto viva che presso i cosiddetti popoli primitivi: nelle metropoli trionfano la cartomanzia, l'occultismo, la medicina alternativa a sfondo magico, lo spiritismo, la mania degli oroscopi, il culto degli Ufo e quel nuovo movimento esoterico che va sotto il nome di New Age...I 150.000 operatori italiani iscritti a ben due sindacati si fanno reclame sui giornali e sulle televisioni private, sulle riviste specializzate e persino sulle pagine della Telecom che peraltro fornisce agli abbonati oroscopi e lettura dei tarocchi. Chiunque può trovare il suo operatore magico: si presentano principi delle tenebre laureati in università americane, streghe docenti di scienze occulte, veggenti che praticano i rituali di re Salomone e dichiarano di raggiungere i loro scopi con la magia nera, con l'esoterismo cosmico e il neopaganesimo. La magia si configura ancora una volta come l'arte del concreto, come aveva suggerito Marcel Mauss nel lontano 1940: la gente va dal mago per risolvere problemi quotidiani che afferiscono alla dura realtà. Si tratta di un «servizio sociale» sui generis che copre quella parte di esperienza a rischio che le Assicurazioni hanno lasciato libera. Le sette esoteriche a sfondo magico poi si propongono, più o meno marcatamente, come spazi consacrati in grado di trasformare l'uomo e il mondo e come veri e propri gruppi di guarigione e, se coinvolgono direttamente solo una minoranza di persone, pure sono riuscite a creare un milieu molto articolato di cultura alternativa condivisa dalla gente comune. Reincarnazione, astrologia, lettura delle carte, parapsicologia, fiducia nei poteri eccezionali di pranoterapeuti e veggenti sono elementi che fanno ormai parte della vita quotidiana; ma al di là dei folclore degli stregoni, degli adoratori di Satana e dei santoni taumaturghi appare evidente all'analisi antropologica che oggi l'esoterismo e la magia trovino nuovi adepti e incontrino una vasta diffusione. Alla crisi irreversibile delle ideologie mitico-politiche laiche, la cultura diffusa risponde con un sorprendente interesse per gli spazi interiori, per l'ascolto di voci genericamente spiritualistiche o per meglio dire energetiche. Altrettanto stupefacente è la credenza nell'astrologia: questa antichissimo disciplina occulta gode oggi di un ritrovato prestigio. Il 35% degli italiani ritiene che gli astri abbiano una qualche influenza sulle faccende umane e che la mappa del cielo condizioni alla nascita il carattere e il comportamento delle persone. In tutto l'Occidente si diffondono gruppi esoterici segreti che insegnano a potenziare le capacità magiche e paranormali degli adepti con rituali appropriati, con vere e proprie iniziazioni misteriche. Il disincanto del mondo, la scomparsa della dimensione religiosa socialmente condivisa, la razionalizzazione della società, la cosiddetta neutralità affettiva (pilastro della modernizzazione) ha creato un vuoto abissale nell'immaginario della gente comune che vive, soffre, muore e vuol sapere il perchè. «Credo nell'astrologia perchè ho smesso di credere in Dio» mi ha risposto il 43% di intervistati durante la mia inchiesta. In un mondo secolarizzato il richiamo della magia riaffiora continuamente e il fascino dell'occulto si rinnova con successo...0ggi la magia, anche se assolve una funzione consolatoria e talvolta sortisce effetti psicosomatici non trascurabili, pure spinge i veggenti e i loro clienti in regioni nebulose di menzogne condivise, che nulla hanno a che fare con la spiritualità. Incapace di pensare al mistero, la magia odierna pretende di dissolverlo, intervenendo sulla realtà con riti, cerimonie, talismani, sortilegi che legittimano nel mago e nei suoi seguaci una bugiarda onnipotenza. Certo oggi la magia non ha più l'aspetto tenebroso che poteva avere fino alle soglie dell'età moderna. Anzi, la sua legittimazione viene cercata sempre più nella scienza o meglio da una particolare scienza «di confine» che non si sa con esattezza che cosa sia. La visione energetica della realtà che fa riferimento a fluidi, vibrazioni, potenze o forze occulte crede di potersi uniformare alla visione scientifica della realtà...Bisogna aggiungere a queste tematiche l'insicurezza e la paura del domani, l'isolamento dei soggetti nelle metropoli, la mancanza di punti di riferimento certi, la crisi della psicoanalisi (ormai diventata un argomento da rotocalco scandalistico) e il gioco dei maghi e degli indovini è fatto. Magia e occultismo sono in linea con la modernità. Il monoteismo della tradizione giudaico-cristiana si dissolve a una mitologia di seconda mano e il contenuto piattamente naturale delle incursioni nel sovrannaturale è una spia del materialismo tipico della modernità. Gli esoterici e gli occultisti nostrani sono materialisti nel senso più profondo della parola: ciò che è a loro più lontano è il concetto di trascendenza. Nelle loro visioni del mondo si esercita il trionfo del binomio materia-energia del mondo fisico: parlano di corpi materiali via via più sottili di cui lo spirito sarebbe il più rarefatto; parlano del potere della mente che è energetico, magnetico, parlano del fluido che esce dalle mani e spesso lo confondono con le onde elettromagnetiche. L'occultismo contemporaneo è il segno della regressione della coscienza che ha perduto la forza di pensare il mistero e contemporaneamente di accettare la realtà oggettiva : invece di differenziare l'uno e l'altro, l'occultismo li mescola arbitrariamente. Eppure questa panacea inferiore denuncia una sete condivisa di conoscenza e di giustificazione del reale da cui la cultura ufficiale sembra escludere la gente comune. Questa sete non è però saziata dall'esoterismo: le rivelazioni spettacolari date dopo anni di percorso iniziatico noioso e melenso non vanno al di là di una bizzarra poltiglia culturale in cui ogni storico delle religioni potrebbe rintracciare agevolmente le fonti, anche senza illuminazioni particolari. Eppure occorre distinguere da una parte la miseria culturale dei moderni maestri di salvezza, dall'altra l'emergenza di effettive istanze psicologiche, etiche, sociali di coloro che seguono la magia, o che fruiscono sistematicamente di prestazioni degli occultisti. Emerge il desiderio del reincantamento del mondo, di una rivalutazione del soggetto, di una autorealizzazione totale e soprattutto del ripristino della comunitas. I gruppi a sfondo magico si reggono sul bisogno di aggregazione, mai così forte nella nostra specie umana da quando si è determinato uno stile di vita basato sull'isolamento urbano e su una generica e piatta elargizione di servizi sociali. La moda della magia e dell'occultismo non è un relitto del passato ma uno dei valori dominanti del mondo presente e una grave ipoteca del futuro. In questo panorama variegato e inquietante sorgono e si diffondono gruppi a sfondo magico che pur nella loro eterogeneità propongono linee programmatiche in cui ricorrono vari luoghi comuni fortemente condivisi. Tutti i vari gruppi propongono una antropologia alternativa, in cui l'uomo è visto come un essere privilegiato che ha un potenziale enorme di energia psichica che può usare a scopi magici, cioè adatti a cambiare il corso naturale degli eventi. Allo stesso modo i seguaci della magia propongono una cosmologia alternativa, in cui domina l'idea dell'emanazione: un'energia primitiva forse di' natura divina ha originato la materia per emanazione. Da questo deriva il destino dell'anima che risente fortemente del romanzo gnostico. Essendo l'anima umana parte dell'energia del cosmo dopo la morte, l'anima è costretta a reincarnarsi. Le dottrine esoteriche attuali presentano aspetti sincretici spesso incongrui, sintesi a volte arbitrarie di dottrine arcaiche a cui si mescolano innovazioni talvolta superficiali. Le teorie e gli autores più saccheggiati sono Platone e il neoplatonismo, lo gnosticismo (che, già complesso da parte sua, diventa un guazzabuglio incomprensibile): l'ermetismo e la sua sintesi rinascimentale; la kabbala (mistica ebraica di cui ben pochi esoterici conoscono i testi), l'alchimia, l'astrologia, la mitologia di tutto il mondo. Punti di riferimento sono parimenti gli occultisti dell'Ottocento e del Novecento, da Eliphas Lèvi a Madame Blavatsky da Gurgjieff ad Aleister Crowley, da Rudolph Steiner a Giuliano Kremmers. Inoltre un cospicuo apporto alla magia contemporanea è dato dalle religioni orientali. Un altro elemento in comune ai gruppi magico-esoterici è un rituale di iniziazione per i nuovi adepti, rituale che può essere appena accennato o estremamente elaborato e complesso come quello dell'Ordo Templi Orientis o di altri gruppi segreti[12].

 

La preoccupazione della Chiesa nei riguardi dell'esoterismo è ben espressa dalla Nota pastorale redatta nel 1994 dalla Conferenza episcopale toscana sulla magia e sulla demonologia. E' un intervento teologico pastorale indirizzato ai fedeli e preoccupato "dell'impressionante ritorno alle pratiche magiche...di migliaia di individui, compresi gli stessi fedeli":

"Il fenomeno tende ad imporsi nella vita collettiva e personale di migliaia di individui, compresi gli stessi fedeli. Secondo i dati più recenti gli «utenti di magia» in Italia sarebbero 12 milioni di persone. Il fenomeno ci preoccupa sia come indice di una grave situazione di smarrimento esistenziale, sia per i presupposti di pensiero e i comportamenti pratici che suppone...Il cristiano non può accettare la magia perchè non può accettare di posporre il vero alle false credulità. Allo stesso modo non può accettare di ritenere che la sua vita sia dominata da forze occulte manipolabili a piacimento con riti magici o che il suo futuro sia già scritto in anticipo nei movimenti stellari o in altre forme di presagio...La «magia nera», in particolare, rappresenta una colpa gravissima per il credente. Ciò vale, in diversa misura, per la divinazione e lo spiritismo (CCC.2116)...Le stesse ricerche di fenomeni paranormali o di poteri «eccezionali», come visioni a distanza «viaggi» nell'aldilà o produzione di «fluidi», in quanto atti fini a se stessi, possono essere sviati e pericolose per il giusto equilibrio umano e per l'autentico vissuto della fede battesimale...L'autentico senso della fede non ha bisogno di simili riferimenti...Rifuggendo contemporaneamente sia dal pregiudizio razionalistico che dalla facile credulità occorre riconoscere la presenza del demonio nella sua azione ordinaria e straordinaria...La possibilità che qualcuno sia sottomesso alle forze del male e perfino a satana è un dato attestato, in diversi modi, nell'esperienza e nella coscienza di fede della Chiesa. Occorre ricordare che satana è in grado di interferire con la vita dell'uomo ad un duplice livello: con un'azione ordinaria, tentando l'uomo al male (Gesù stesso ha accettato di essere tentato) e ciò riguarda tutti i fedeli; e con una azione straordinaria, permessa da Dio in alcuni casi per ragioni che Egli solo conosce. Questo secondo livello di azione si manifesta in svariate forme: 1) come disturbi fisici o esterni, come si può constatare in alcune vite di santi, o infestazioni locali su case, oggetti o animali; 2) come ossessioni personali, ossia pensieri e impulsi che gettano in stati di prostrazione, disperazione o tentato suicidio; 3) come vessazioni diaboliche corrispondenti a disturbi o malattie che arrivano a far perdere la conoscenza, a compiere azioni o pronunciare parole in odio a Dio, a Gesù e al suo Vangelo, a Maria e ai santi; 4) come possessione diabolica, ossia come presa di possesso del corpo di un individuo ad opera del demonio, il quale lo fa parlare ed agire come vuole, senza che la vittima possa resistere; è chiaramente la situazione più grave. Il Vangelo parla della possibilità di una presenza diabolica nell'uomo: il soggetto che ne è vittima diventa come una "casa" di cui il nemico ha preso possesso (Mc 3,22-27); e descrive interventi di liberazione da situazioni di questo genere operati da Gesù. Per quanto di difficile interpretazione, non si può pensare che simili interventi siano da comprendere tutti e sempre come risposta a situazione di dissociazione psicologica o di isterismo. A meno di ritenere che Gesù sia una vittima di una superstizione primitiva, non sembra che si possa accettare che il "tu" che gli si usa nei suoi esorcismi (ad esempio in Lc 4,25; 8,30-33) sia una espressione meramente astratta, designante un "nulla". Va tenuto in considerazione, peraltro, che Gesù interviene non solo sulla possessione di ordine fisico, ma anche su quella di ordine morale. Le forme di influsso demoniaco, per quanto misteriose, non possono essere interpretate solo come situazioni a sfondo patologico; esse devono ricevere una valutazione teologica nella misura stessa in cui si presentano come in antitesi col progetto di salvezza di Dio sulle sue creature...L'azione di satana, nelle sue diverse espressioni, si contrappone oggettivamente alla vocazione salvifica dell'uomo e alla sua chiamata alla vita di Dio. Per questo la Chiesa non può restare indifferente di fronte a simili casi, essa si sente indirizzata ad intervenire...Nell'ambito della evangelizzazione non si deve in alcun modo sottovalutare il primato del mistero di Cristo, della sua morte e risurrezione su ogni altro aspetto...Il primato spetta a Dio e alla sua rivelazione salvifica. Satana e i demoni sono solo delle creature, non un principio equivalente a Dio o a Lui parallelo e contrapposto; come essere creati sono completamente soggetti al Creatore e alla sua potenza e non possono in nessun modo dominare l'anima dell'uomo o cancellarne la sua libertà...Il tempo della Chiesa è tempo di «crisis», di scelta e di combattimento contro le potenze del male, i «principati e le potestà» (Ef 3,10). Il tentatore nonostante la sconfitta continua ad ostacolare la piena attuazione del progetto salvifico di Dio nella storia. La Chiesa è coinvolta «in prima persona», a nome di Cristo e nella potenza del suo Spirito, in questo «TeoDramma», secondo l'espressione di H. Urs Von Balthasar. Compito fondamentale della Chiesa, in questo frattempo, è di discernere la realtà dell'azione di satana dai fenomeni di altro genere e di riconoscere volta per volta i casi che rientrano in essa...La nuova evangelizzazione mentre propone la pienezza della esistenza cristiana, non deve disattendere a farsi coscienza critica e denuncia di tutte quelle forme di magia che, a diverso titolo tra magia bianca e magia nera, si oppongono ai contenuti della fede ed a una visione della vita in corrispondenza alla rivelazione di Dio consegnata alla Chiesa"[13].

 

 I PARTE - Quando una scienza è teologica?

«La parola teologia nel suo significato etimologico vuol dire "discorso intorno a Dio" (logos pepi i qeou, de divinitate ratio sive sermo; Agostino, De civ. Dei VIII, I). La teologia è quindi scienza che tratta di Dio. Il suo oggetto materiale è principalmente Dio e secondariamente sono le cose crete in quanto dicono ordine a lui come principio e fine. Quanto all'oggetto formale occorre distinguere tra teologia naturale e soprannaturale. L'oggetto formale della teologia naturale è Dio in quanto conosciuto dalla ragione per mezzo della creazione; l'oggetto formale della teologia soprannaturale è Dio in quanto conosciuto con la fede per mezzo della rivelazione. Secondo la dottrina di San Tommaso d'Aquino la teologia è vera scienza perchè, partendo da principi certi, le verità rivelate, deduce con procedimento rigorosamente scientifico nuove conoscenze, le conclusioni teologiche, e unisce il tutto in un coerente sistema. La teologia però è una scienza subordinata, perchè i suoi principi non sono per noi intrinsecamente evidenti, ma sono accettati per fede da una scienza superiore, quella di Dio, comunicataci per mezzo della rivelazione. E' una scienza speculativa e anche pratica, perchè da una parte tratta di Dio, verità prima, e di tutte le cose in relazione a lui, dall'altra, dell'attività morale dell'uomo in quanto ordinato al fine ultimo soprannaturale.

La teologia è scienza della fede. Essa perciò presuppone la fede tanto in senso oggettivo (fides quae creditur) quanto in senso soggettivo (fides qua creditur). E con la fede ha in comune le fonti di conoscenza, cioè la Scrittura e la Tradizione come pure le decisioni del Magistero ecclesiastico. Come scienza della fede ha ancora un altro particolare principio di conoscenza, la ragione umana, con la quale cerca di penetrare e comprendere, per quanto è possibile, il contenuto e la connessione delle verità rivelate»[14].

La demonologia è una scienza teologica, cioè una "scienza e dottrina che riguarda i demoni e gli spiriti demoniaci"[15], in quanto:

1)  l'oggetto (secondario) del suo studio, il diavolo e i demoni, fa parte irrinunciabile della rivelazione compiutasi in Cristo;

2)  alcuni elementi essenziali sono costantemente confermati e proclamati dalla Tradizione e dal Magistero della Chiesa;

3)  infine la demonologia contribuisce in modo sostanziale alla chiarificazione e delucidazione del mistero del male nel mondo, tanto che questo, senza di essa, resta chiuso nella contraddittorietà e conduce alla negazione di qualche verità centrale della fede[16].

 

 La demonologia, oggi

Qual è la situazione nella quale si trova oggi la demonologia? Viene ivi proposta una doppia sintesi rispettivamente del teologo torinese Giorgio Gozzellino e di Padre Raniero Cantalamessa:

"L'analisi svolta...ci porta alla constatazione di una situazione contraddittoria consistente nella presenza, a livello di tradizione cristiana, di una massiccia convinzione circa la realtà e l'importanza degli angeli e dei demoni, e nella stabilizzazione, a livello di cultura corrente, di una condizione d'imbarazzo generalizzato spesso tradotto in pura e semplice negazione. Tutto questo ha un riflesso sulla prassi ecclesiale di tale consistenza da spingere a dire: «Bisogna riconoscere che oggi i cristiani si sentono a disagio quando parlano dell'esistenza del diavolo o di diavoli. Mito o realtà? Tanti cristiani optano per il mito; coloro che ne accettano la realtà si sentono inibiti e imbarazzati nel parlare del diavolo, per paura di venire classificati come individui ancora in preda a fantasie popolari, e di misconoscere il progresso scientifico. La catechesi, la predicazione, l'insegnamento teologico nelle università e nei seminari normalmente schivano l'argomento. In queste condizioni, i cristiani di oggi devono possedere una buona dose di coraggio per sfidare la facile ironia e il sorriso compassionevole dei loro contemporanei"[17].

 

Il Predicatore della Casa Pontificia, Padre Raniero Cantalamessa, nel pomeriggio del Venerdì santo, il 13 aprile 2001, davanti al Papa, ha tenuto l'omelia di cui proponiamo qualche stralcio:

"...La Passione di Cristo non si riduce, certo, alla vittoria su Satana. Il suo significato è ben più vasto e positivo; egli 'doveva morire per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi' (cfr. Gv 11,52). Tuttavia si banalizza la passione di Cristo se la si toglie questo aspetto di vittoria sul demonio, oltre che sul peccato e sulla morte. Questa lotta continua dopo Cristo, nel suo corpo. L'Apocalisse dice che, sconfitto da Cristo, 'il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza' (Ap 12,17). Per questo l'apostolo Paolo raccomanda ai cristiani: 'Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare' (1 Pt 5,8). Tutto questo ha dato all'esistenza cristiana di tutti i tempi un carattere drammatico, di lotta, e di lotta 'non solo contro creature fatte di carne e sangue' (cfr. Ef 6,12). Il rito del battesimo riflette tutto ciò con quella drastica 'scelta di campo' che lo precede: 'Rinunci a Satana? Credi in Cristo?'. Nulla, allora, è cambiato con la morte di Cristo? Tutto è come prima? Al contrario! La potenza di Satana non è più libera di agire per i suoi frutti. Egli crede di agire per uno scopo e ottiene esattamente il suo contrario; serve involontariamente la causa di Gesù e dei suoi santi. Egli è 'quella potenza che sempre vuole il male e opera il bene' [W. Goethe, Faust]. Dio fa servire l'azione del demonio alla purificazione e all'umiltà dei suoi eletti. 'Perchè non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di Satana incaricato di schiaffeggiarmi' (2 Cor 12,7)...Ma ora tutto questo è finito. Il silenzio è calato su Satana; la lotta è diventata solo contro "la carne e il sangue", cioè contro mali alla portata dell'uomo. L'inventore della demitizzazione ha scritto: 'Non si può usare la luce elettrica e la radio, non si può ricorrere in caso di malattia a mezzi medici e clinici e al tempo stesso credere al mondo degli spiriti' [R. Bultmann, Nuovo Testamento e mitologia]. Nessuno è stato mai così contento di essere demitizzato come il demonio, se è vero, come è stato detto, che 'la sua più grande astuzia è far credere che egli non esiste' [C. Baudelaire]. L'uomo moderno manifesta una vera e propria allergia a sentir parlare di questo argomento. Si è finito per accettare una spiegazione tranquillizzante. Il demonio? E' la somma del male morale umano, è una personificazione simbolica, un mito uno spauracchio, è l'inconscio collettivo o l'alienazione collettiva. Quando Paolo VI osò ricordare ai cristiani la 'verità cattolica' che il demonio esiste ('Il male, disse in una occasione, non è solo una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa'[Cfr. Paolo VI, Liberaci dal male, discorso del 15 novembre 1972]) una parte della cultura reagì stracciandosi le vesti scandalizzata. Lo stesso si è ripetuto all'inizio di questa Quaresima, quando un presule italiano ha richiamato l'attenzione su questo punto della fede cristiana. 'Abbiamo dimenticato che in passato ci si è serviti del demonio per perseguitare streghe, eretici e altra gente simile?' No, cari amici laici, non lo abbiamo dimenticato, ma, per gli stessi scopi, ci si è servito e, ahimè, ci si serve, di Dio ancor più del demonio. Aboliamo anche Dio? Perfino molti credenti e alcuni teologi si lasciano intimidire: 'Si, ma potrebbe, effettivamente, bastare l'ipotesi simbolica, la spiegazione mitica o quella psicanalitica...'. Qualcuno pensa che la Chiesa stessa stia rinunciando a questa credenza, dal momento che ne parla sempre meno. (Le pagine del Catechismo della Chiesa Cattolica dimostrano però il contrario). Ma quel è il risultato di questo silenzio? Una cosa stranissima. Satana, scacciato dalla fede è rientrato dalla superstizione. Il mondo moderno, tecnologico e industrializzato, pullula di maghi, di spiritisti, di dicitori di oroscopi, di venditori di fatture e amuleti e di sette sataniche vere e proprie...L'oblio del demonio non ha reso più serena e razionale la vita degli uomini sul pianeta, ma al contrario ci ha reso più ottusi e assuefatti di fronte agli orrori del male. Niente ci fa più rabbrividire..."[18].

 

 

 Teologia e Magistero

Quale relazione c'è tra teologia e Magistero? Consideriamo alcuni testi:

"La teologia ha una duplice relazione con il Magistero della chiesa e con l'intera comunità cristiana. Essa è, in certa misura, mediatrice tra la fede della chiesa e il Magistero". Da una parte la teologia "nell'ambito di ogni grande territorio socio-culturale (...) alla luce della tradizione della chiesa universale" sottopone "a una nuova investigazione i fatti e le parole rivelati da Dio che si trovano nella Sacra Scrittura e sono spiegati dai padri e dal Magistero", dal momento che "gli studi recenti e le nuove scoperte delle scienze, della storia e della filosofia suscitano nuovi problemi, che (...) esigono anche dai teologi nuove indagini". In tal modo la teologia "aiuta il Magistero ad essere sempre luce e guida della chiesa, pienamente all'altezza del compito". Dall'altra parte i teologi, mediante il loro lavoro di interpretazione, di dottrina, di presentazione secondo la mentalità propria del loro tempo, collocano la dottrina e i richiami del Magistero in una sintesi di più ampio respiro, permettendo una migliore conoscenza da parte del popolo di Dio. Così collaborano "a diffondere, ad illustrare, a giustificare, a difendere la verità autorevolmente insegnata dal Magistero"[19].

 

"Inevitabile conseguenza della ricerca teologica sarà spesso il "pluralismo" delle scuole, delle voci e delle espressioni diverse dell'unica e identica fede. Il giusto ambito di tale diritto alla libertà e alla varietà di prospettive nell'unica fondamentale teologia, va rispettato anche se talvolta non è senza pericoli; altrimenti si correrà il rischio di identificare fede e teologia da una parte, e teologia e Magistero dall'altra; mentre sono realtà che, pur collegate fra di loro, si distinguono nettamente. La teologia infatti, in quanto ricerca, può anche suggerire risultati sbagliati; la fede al contrario ha per oggetto ciò che la rivelazione ci propone nella sua nuda formulazione; il Magistero a sua volta ha il compito ufficiale, demandatogli da Cristo, di tutelare il deposito della fede e di darne l'interpretazione autentica. Il Magistero perciò agisce su un piano diverso dalla teologia, anche se della teologia deve tener conto come di uno strumento indispensabile e di un valido aiuto".[20]

 

"Trascurare l'essenziale riferimento della teologia alla rivelazione, trasmessa e interpretata nella Chiesa sotto l'autorità del Magistero, contraddice alla natura stessa del sapere teologico ed equivale a smettere di fare teologia. E' quindi del tutto fuori luogo far appello, come talvolta avviene, ai diritti dell'uomo per affermare il diritto al «dissenso» nella Chiesa e per opporsi agli interventi del Magistero. Lo stesso pluralismo teologico non è legittimo se non nella misura in cui è salvaguardata l'unità della fede nel suo significato obiettivo. Del resto, «il teologo che non è in sintonia con il "sentire cum Ecclesia" si mette in contraddizione con l'impegno da lui assunto liberamente e consapevolmente di insegnare nel nome della Chiesa»"[21].

 

La teologia, come è evidenziato da questi testi, è a servizio del Magistero e deve salvaguardare una migliore conoscenza della dottrina da parte del popolo di Dio "sottoponendo a nuova investigazione i fatti e le parole rivelati da Dio che si trovano nella Sacra Scrittura e sono spiegati dai Padri e dal Magistero"[22]. La "nuova luce", infatti, non estingue la "vecchia luce" ma si aggiunge ad essa perchè il vero incremento deve aggiungersi, non sostituire il precedente (cfr. 1 Gv 1,5). La teologia deve tenere conto che:

"La fede è certa, più certa di ogni conoscenza umana, perchè si fonda sulla Parola stessa di Dio, il quale non può mentire. Indubbiamente, le verità rivelate possono sembrare oscure alla ragione e all'esperienza umana, ma 'la certezza data dalla luce divina è più grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale'[San Tommaso D'Aquino]. 'Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio' [John Henry Newman]"[23].

Nell'ambito demonologico il Magistero, nel Catechismo della Chiesa Cattolica[24], fa chiarezza sulle diverse posizioni teologiche circa l'esistenza di satana e ci erudisce circa la lotta tuttora in corso "tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre"[25] nella quale "il Male non è un'astrazione ma indica invece una persona: Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone a Dio"[26].

"La drammatica condizione del mondo che «giace» tutto «sotto il potere del maligno» ( 1Gv 5,19), [Cf 1Pt 5,8 ] fa della vita dell'uomo una lotta: 'Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, nè può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio'(GS 37)"[27]

 

 

 La "gerarchia delle verità"

Come si articolano tra di loro le verità di fede? Qual è il rapporto tra ubbidienza agli insegnamenti del Magistero e libertà di ricerca del teologo?

Il Decreto Unitatis reintegratio n°11 del Concilio Vaticano II, dice:

"Inoltre nel dialogo ecumenico i teologi cattolici fedeli alla dottrina della Chiesa, nell'investigare con i fratelli separati i divini misteri devono procedere con amore alla verità, con carità e umiltà. Nel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un ordine o «gerarchia» nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso con il fondamento della fede cristiana. Così si preparerà la via...".

Questo insegnamento conciliare sulla "gerarchia delle verità" fu proposto per ragioni ecumeniche; anche se l'argomento non è nuovo nè tra i cattolici nè tra i protestanti, i cattolici avevano sempre affrontato la questione solo da un punto di vista materiale (da dove viene la dottrina: Scrittura, Tradizione, Magistero), senza connetterlo con il principio formale (la verità necessaria per la salvezza)[28]. Ora il decreto rompe questa tradizione, perchè propone la vicinanza della dottrina al cuore del mistero cristiano[29] come criterio per stabilire un certo ordine e peso nelle verità di fede; infatti:

"Sembra di massima importanza per il dialogo ecumenico che sia le verità sulle quali i cristiani sono d'accordo sia quelle sulle quali divergono, siano piuttosto pesate che contate. Sebbene senza dubbio tutte le verità debbono essere ritenute con la medesima fede divina, la loro importanza e il loro peso differiscono secondo il loro nesso con la storia della salvezza e col mistero di Cristo"[30].

Non è tanto l'autorità che propone una dottrina ciò che conta di più, si dice dunque "pericolosamente", quanto la verità stessa e la sua connessione con il nucleo centrale della fede cristiana. Rahner, d'accordo con questa posizione, afferma che tutte le verità rivelate e definite esigono la stessa adesione ma aggiunge che mentre le verità fondamentali esigono un atto di fede più intenso delle verità secondarie o derivate, il criterio di valutazione delle seconde può essere addirittura soggettivo:

"Ma se la fede cattolica è sempre un immergersi nella intelligenza della fede, costituita in maniera autoritativa, dell'unica chiesa e non una scelta, fatta in maniera soggettiva arbitraria, di opinioni personalmente accettabili, nonostante ciò esiste una attuazione soggettiva di quella gerarchia delle verità che hanno una diversa connessione con il nucleo, con la sostanza della fede cristiana. Anzi, all'interno della fede attuata in maniera soggettiva tale differenza risulta possibile in misura molto maggiore" [31].

Kasper, in ambito demonologico, riprendendo l'impostazione data da Rahner e da altri teologi, applica bultmanianamente[32] al diavolo la categoria di "linguaggio simbolico":

"Gli angeli e il diavolo non si trovano al centro del Vangelo, ma chiaramente ai suoi margini...Con questo non si può ne si vuole dire che potremmo considerarli più o meno indifferenti ed affidarli al nostro arbitrio. Infatti è possibile definire il centro solo in rapporto al margine ed alla periferia: senza questa periferia il centro stesso sarebbe un punto privo di tensioni e dilatazioni...Nella questione degli angeli e demoni abbiamo in gioco, nonostante il carattere secondario o addirittura terziario di queste verità, qualcosa di decisivo per il centro della stessa fede...ciò che si intende affermare, anche se in linguaggio simbolico, è il senso universale-cosmologico del fatto redentivo di Gesù-Cristo" [33].

Allora che cosa è la gerarchia delle verità?

"La gerarchia delle verità è una metafora che indica un ordine di importanza: a) che implica una struttura graduata, b) in cui i differenti gradi servono funzioni differenti. Il decreto applica questo ordine alla dottrina cristiana in due modi. Primo, esiste un ordine tra le verità affermate della dottrina e le realtà conosciute per mezzo delle affermazioni. Le verità affermate della dottrina che articolano la fede, come i dogmi mariani, si riferiscono in ultima analisi al mistero divino e guidano la vita del popolo di Dio. Secondo, 'non si presenta tutto sul medesimo piano, tanto nella vita di tutta la Chiesa che nel suo insegnamento; certo tutte le verità rivelate esigono la stessa adesione di fede; ma, secondo la maggiore o minore relazione prossima che hanno rispetto al fondamento del mistero rivelato, esse stanno in posizioni diverse le une di fronte alle altre e in rapporti differenti tra di loro'...alcune verità si inchinano davanti a verità preminenti rispetto a loro e ne sono illuminate"[34].

Come è chiaramente affermato da questi testi non si da un criterio di valutazione soggettivo delle "verità seconde" anche se occorrerà tenere conto del loro rapporto più o meno diretto con le "verità preminenti"; non si può identificare il periferico con l'insignificante[35]. Mentre la Dominus Iesus n° 4 condanna "l'atteggiamento relativistico nei confronti della verità, per cui ciò che vero per alcuni non lo sarebbe per altri", il Direttorio Generale della Catechesi n° 111, 112 afferma:

"Nel compito della inculturazione della fede, la catechesi deve trasmettere il messaggio evangelico nella sua integrità e purezza. Gesù annuncia il Vangelo integralmente: "Tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" (Gv 15,15)...colui che diventa discepolo di Cristo ha il diritto di ricevere la 'parola di fede' non mutilata, non falsificata, non diminuita, ma completa e integrale, in tutto il suo rigore ed in tutto il suo vigore. Due dimensioni, intimamente unite, soggiacciono a questo criterio. Si tratta infatti, di:   1)Presentare il messaggio evangelico integro, senza passare sotto silenzio alcun aspetto fondamentale, o realizzare una selezione nel deposito della fede...ciò deve realizzarsi, tuttavia, gradualmente seguendo l'esempio della pedagogia divina...secondo i due livelli di esposizione integra del messaggio denominati 'integrità intensiva' e 'integrità estensiva'.  2) Presentare il messaggio evangelico autentico, in tutta la sua purezza, senza ridurre le sue esigenze per timore di rifiuto e senza imporre pesanti oneri che esso non include, poichè il giogo di Gesù è soave".

 

Afferma il Direttorio Generale della Catechesi n° 115:

  • "Tutti gli aspetti e le dimensione del messaggio cristiano partecipano di questa organicità gerarchizzata: la storia della salvezza, narrando le 'meraviglie di Dio', quello che ha fatto e farà per noi, si organizza intorno a Gesù Cristo, 'centro della storia di salvezza'. La preparazione al Vangelo, nell'Antico Testamento, la pienezza della Rivelazione in Gesù Cristo, e il tempo della Chiesa, strutturano tutta la storia salvifica, della quale la creazione e l'escatologia sono il suo principio e la sua fine.
  • il  Simbolo apostolico mostra come la Chiesa abbia sempre voluto presentare il mistero cristiano in una sintesi vitale. Questo Simbolo è la sintesi e la chiave di lettura di tutta la Scrittura e la dottrina della Chiesa, che si ordina gerarchicamente intorno ad esso.
  • I sacramenti sono anch'essi un tutto organico che come forze rigeneratrici scaturiscono dal mistero pasquale di Gesù Cristo, formando 'un organismo nel quale ciascuno di essi ha il suo ruolo vitale'. L'Eucarestia occupa in questo organismo un posto unico, verso il quale gli altri sacramenti sono ordinati: essa si presenta come 'il sacramento dei sacramenti'.
  • Il duplice comandamento dell'amore a Dio e al prossimo è, nel messaggio morale, la gerarchia dei valori che Gesù stesso stabilì: 'Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti' (Mt22,40). L'amore a Dio e l'amore al prossimo, che riassumono il decalogo, se sono vissuti con lo spirito delle beatitudini evangeliche costituiscono la magna charta della vita cristiana che Gesù proclamò nel Discorso della Montagna.
  • Il Padre Nostro, riassumendo l'essenza del Vangelo, sintetizza e gerarchizza le immense ricchezze di preghiera contenute nella Sacra Scrittura e in tutta la vita della Chiesa. Questa preghiera, proposta ai discepoli di Gesù medesimo, fa trasparire la fiducia filiale e i desideri più profondi con i quali una persona può rivolgersi a Dio".

 

Questi quattro pilastri della catechesi (il Simbolo, i Sacramenti, il Decalogo e il Padre Nostro) e le tre tappe della narrazione della storia della salvezza (l'Antico Testamento, la vita di Gesù Cristo e la Storia della Chiesa) sono i sette elementi basilari che configurano la catechesi che "non è altro che la trasmissione, vitale e significativa, di questi documenti di fede"[36], cioè "l'educazione alla fede"[37].

"La Chiesa che non può mai rinunciare al 'principio della verità e della coerenza, per cui non accetta di chiamare bene il male e male il bene', deve essere sempre attenta a non spezzare la canna incrinata e a non spegnere il lucignolo che fumiga ancora (cfr. Is 42,3). Paolo VI ha scritto: 'Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo è eminente forma di carità verso le anime. Ma ciò deve sempre accompagnarsi con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha dato l'esempio nel trattare con gli uomini. Venuto non per giudicare ma per salvare (cfr. Gv 3,17), Egli fu certo intransigente con il male, ma misericordioso verso le persone'"[38].

Tenendo ben presenti i pronunciamenti del Magistero e i sette elementi basilari che configurano la catechesi vedremo come la "lotta a satana", che va dalla tentazione ordinaria a quella straordinaria, è caratteristica peculiare della vita del cristiano, nei quattro pilastri della catechesi e nelle tre tappe della narrazione della storia della salvezza.

 

 

 Teologia e santità

Il Concilio Vaticano II invita tutti al radicalismo evangelico:

"...tutti i fedeli sono invitati e tenuti a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato"[39]

Il papa richiama ad una programmazione pastorale nel segno della santità in cui "il battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione nello Spirito Santo"[40].

Come conosciamo lo Spirito Santo?

"La Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo:

  • nelle Scritture, che egli ha ispirato;
  • nella Tradizione di cui i Padri della Chiesa sono i testimoni sempre attuali;
  • nel Magistero della Chiesa che egli assiste;
  • nella Liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo;
  • nella preghiera, nella quale intercede per noi;
  • nei carismi e nei ministeri che edificano la Chiesa;
  • nei segni di vita apostolica e missionaria;
  • nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza"[41].

 

La santità è "la perfezione della carità"[42], sintesi teologica genuinamente ecclesiale di fede ed opere, ed è "la prima e più rigogliosa sorgente della fecondità apostolica e missionaria della santa madre chiesa"[43]. Tale "cammino di perfezione passa attraverso la croce", infatti:

"non c'è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale [Cf 2Tm 4 ]. Il progresso spirituale comporta l'ascesi e la mortificazione, che gradatamente conducono a vivere nella pace e nella gioia delle beatitudini..."[44].

Questo combattimento presuppone una lotta:

"La preghiera è un dono della grazia e da parte nostra una decisa risposta. Presuppone sempre uno sforzo. I grandi oranti dell'Antica Alleanza prima di Cristo, come pure la Madre di Dio e i santi con lui ce lo insegnano: la preghiera è una lotta. Contro chi? Contro noi stessi e contro le astuzie del Tentatore che fa di tutto per distogliere l'uomo dalla preghiera, dall'unione con il suo Dio. Si prega come si vive, perchè si vive come si prega. Se non si vuole abitualmente agire secondo lo Spirito di Cristo, non si può nemmeno abitualmente pregare nel suo Nome. Il «combattimento spirituale» della vita nuova del cristiano è inseparabile dal combattimento della preghiera."[45].

"...Nella preghiera, il discepolo veglia attento a colui che E' e che Viene, nella memoria della sua prima Venuta nell'umiltà della carne e nella speranza del suo secondo Avvento nella Gloria [Cf Mc 13; Lc 21,34-36 ]. La preghiera dei discepoli, in comunione con il loro Maestro, è un combattimento, ed è vegliando nella preghiera che non si entra in tentazione [Cf Lc 22,40; Lc 22,46 ][46].

Il combattimento spirituale dura fino all'ultimo istante della vita. Il "vigilate e pregate"[47] di Gesù riguarda tutti, anche i santi. Paolo rimprovera gli insensati Galati, perchè, dopo avere incominciato con lo Spirito, sono finiti schiavi della carne. Non dice forse Gesù, con una delle sue espressioni folgoranti, che "molti sono chiamati, ma pochi eletti?" (Mt 22.14).

Lo stesso San Paolo nutre, dalla prigionia, il desiderio che i cristiani della chiesa di Filippi "lottino" per essere degni del vangelo:

"Soltanto però comportatevi da cittadini degni del vangelo, perchè nel caso che io venga e vi veda o che di lontano senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del vangelo, senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo è per loro un presagio di perdizione, per voi invece di salvezza, e ciò da parte di Dio; perchè a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo; ma anche di soffrire per lui, sostenendo la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e che ora sentite dire che io sostengo"[48]

"Nessun credente si illuda", dice Padre Livio Fanzaga poichè:

"al termine della vita, nel momento stesso in cui cessa il combattimento spirituale, che ha nell'agonia il suo momento più solenne, ogni anima ha già deciso definitivamente del suo destino eterno. Infatti o entrerà con Cristo nel Regno della luce o se ne andrà con il "maledetto" nel regno delle tenebre. «Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre» (CCC 1022)"[49].

I santi sono coloro che "giudicheranno il mondo"[50] e adesso vivono la particolare opposizione di satana:

"Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli...Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù"(Ap.9,9.17) [51].

In questa battaglia vissuta quotidianamente dai santi, che cosa emerge?

"Di fronte a questo mistero, accanto all'indagine teologica, un aiuto rilevante può venirci da quel grande patrimonio che è la «teologia vissuta» dei Santi...in forza delle particolari luci che essi hanno avuto dallo Spirito Santo, o persino attraverso l'esperienza che essi stessi hanno fatto di quegli stati terribili di prova che la tradizione mistica descrive come notte oscura"[52].

In che modo i santi rivelano l'esistenza di Satana?

"La prova più forte dell'esistenza di Satana non si ha nei peccatori e negli ossessi ma nei santi. E' vero che il demonio è presente e operante in certe forme estreme e 'disumane' di male, sia individuale che collettivo, ma qui egli è di casa e può celarsi dietro mille sosia e controfigure. Avviene come con certi insetti, la cui tattica consiste nel mimetizzarsi, posandosi su un fondo del loro stesso colore. Al contrario, nella vita dei santi egli è costretto a venire allo scoperto, a mettersi 'contro luce'; la sua azione si staglia nero su bianco. Nel vangelo stesso la prova più convincente dell'esistenza dei demoni non si ha nelle storie della liberazione degli ossessi (a volte è difficile distinguere in esse la parte che svolgono le credenze del tempo sull'origine di certe malattie), ma si ha nell'episodio delle tentazioni di Gesù. Chi più chi meno, tutti i santi e i grandi credenti (alcuni dei quali intellettuali di prim'ordine), testimoniano della loro lotta contro questa realtà. San Francesco d'Assisi un giorno confidò ad un suo intimo compagno: 'se sapessero i frati quante e che gravi tribolazioni e afflizioni mi danno i demoni, non ci sarebbe alcuno di loro che non si muoverebbe a compassione e pietà di me' [Specchio di Perfezione]. Il Francesco che compone il sereno Cantico delle creature è lo stesso che lotta contro i demoni. S. Caterina che incide anche nella storia politica del suo tempo, è la stessa che il confessore dichiara 'martirizzata' dai demoni [B. Raimondo da Capua, Vita di S. Caterina]; il Padre Pio che progetta la Casa sollievo della sofferenza è lo stesso che di notte sostiene lotte furibonde con i demoni. Non si può vivisezionare la loro personalità e prenderne solo una parte. Non lo permette l'onestà e neppure la psicologia. Questa gente non ha lottato contro i mulini a vento! Si ripete la vicenda di Giobbe (crf Gb 1,6 ss). Dio "consegna" nelle mani di Satana i suoi amici più cari per dare loro l'occasione di dimostrare che non lo servono solo per i suoi benefici. Gli dà potere non solo sul suo corpo, ma a volte, misteriosamente, anche sulla loro anima, o almeno su una parte di essa. Nel 1983 fu beatificata una carmelitana, Maria di Gesù crocefisso, detta Piccola Araba perchè di origine palestinese. Nella sua vita, quando era già molto avanti nella santità, vi furono due periodi di vera e propria possessione diabolica, documentata negli atti del processo [P.Estrate, Il piccolo nulla. Vita della B. Maria di Gesù Crocifisso]. E il caso è tutt'altro che isolato...Perchè allora, anche tra i credenti, alcuni sembrano non accorgersi di questa tremenda battaglia sotterranea in atto nella Chiesa? Perchè così pochi mostrano di sentire i sinistri ruggiti del "leone" che gira cercando chi divorare? E' semplice! Essi cercano il demonio nei libri, mentre al demonio non interessano i libri, ma le anime e non si incontra frequentando gli istituti universitari, le biblioteche, ma le anime. Un altro equivoco regna a volte tra i credenti. Ci si lascia impressionare da quello che pensano, dell'esistenza del demonio, gli uomini di cultura "laici", come se vi fosse una base comune di dialogo con loro. Non si tiene conto che una cultura che si dichiara atea non può credere all'esistenza del demonio; è bene, anzi, che non ci creda. Sarebbe tragico se si credesse all'esistenza del demonio, quando non si crede all'esistenza di Dio. Allora si che sarebbe da disperarsi. Che cosa può sapere di Satana chi ha avuto a che fare sempre e solo, non con la sua realtà, ma con l'idea, le rappresentazioni e le tradizioni etnologiche su di lui? Quelli che passano in rassegna i fenomeni che la cronaca presenta come diabolici (possessione, patti con il diavolo, caccia alle streghe...), per poi concludere trionfalmente che è tutta superstizione e che il demonio non esiste, somigliano a quell'astronauta sovietico che concludeva che Dio non esiste, perchè lui aveva girato in lungo e in largo per i cieli e non lo aveva incontrato da nessuna parte. In tutti e due i casi, si è cercato dalla parte sbagliata"[53].

 

 Liturgia e demonologia

La liturgia è fonte e culmine della vita e dell'attività della Chiesa (cf. SC 10).

"Il termine «liturgia» vuol dire che il popo1o di Dio partecipa alla «opera di Dio» [Cf Gv 17,4 ]. Attraverso la Liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l'opera della nostra Redenzione"[54].

Nella celebrazione dei santi misteri la Chiesa è stata illuminata dallo Spirito Santo sulla sua identità, nella consapevolezza che lo Spirito l'avrebbe guidata secondo la promessa di Gesù: "Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perchè non parlerà da sè, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future" (Gv 16, 13). Infatti:

"La liturgia è quindi il luogo privilegiato della catechesi del Popolo di Dio. «La catechesi è intrinsecamente collegata con tutta l'azione liturgica e sacramentale, perchè è nei sacramenti, e soprattutto nell'Eucaristia, che Gesù Cristo agisce in pienezza per la trasformazione degli uomini» [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 23]"[55].

"Da questa sacramentalità della Chiesa, prolungamento del Cristo, sacramento primordiale di salvezza (cf. LG 1), scaturisce il significato essenziale della consacrazione-missione di quanti sono chiamati a predicare il Vangelo, a presiedere le azioni di culto e a svolgere un ruolo di guida nel popolo di Dio (cf. nn. 22, 109, 175)"[56].

"È da tutti riconosciuto", dice il teologo Renzo Lavoratori, "lo stretto legame che intercorre tra la fede studiata nella riflessione teologica e la fede proclamata e vissuta nella liturgia. Questa infatti è il luogo privilegiato in cui il cristiano si pone in comunione con il mistero divino attraverso i segni sensibili o i simboli che manifestano la verità salvifica nel momento stesso in cui la comunicano. Fin dai primi tempi del cristianesimo è stato questo il significato dei riti e dei gesti che accompagnavano le riunioni e le preghiere comunitarie, in particolare il battesimo e la fractio panis nel giorno del Signore. Nella liturgia i fedeli avevano modo di partecipare non solo alla grazia vitale del mistero celebrato, ma anche all'approfondimento dello stesso mistero e alla sua autentica gnosi fino alla contemplazione o «theoria». Una testimonianza autorevole fra tutte è quella di Basilio che, nell'opera De Spiritu Sancto, difende strenuamente il valore teologico di una formula doxologica alla Trinità (Gloria al Padre con il Figlio e con lo Spirito Santo) , mostrando come nelle cerimonie liturgiche la fede cristiana è espressa con verità e diventa fonte di conoscenza dogmatica; in questo caso la formula rivelava il senso giusto del mistero trinitario in riferimento soprattutto alla terza persona, lo Spirito Santo, nel suo rapporto di uguale dignità con il Padre e il Figlio, contro le tendenze subordinazionistiche degli eunomiani. Tale concatenazione tra fede e liturgia vale anche per la demonologia, ed è giusto e doveroso chiedersi se nella liturgia celebrata dalla e nella Chiesa sia presente la figura di Satana e qual sia il suo significato..."[57].

La liturgia è luogo teologico:

"La connessione della tradizione con la comunione ecclesiale si manifesta e si attualizza anzitutto nella celebrazione della liturgia. Perciò la lex orandi è allo stesso tempo la lex credendi. La liturgia è il luogo teologico vivente e unificante della fede. Lo è non solo nel senso superficiale che le espressioni liturgiche e le espressioni dottrinali devono corrispondersi; anche la liturgia attualizza il «mistero della fede». La comunione al corpo eucaristico di Cristo serve l'edificazione e la crescita del corpo ecclesiale del Signore, la comunità che è la chiesa (1Cor 10,17)"[58].

La liturgia infatti è l'espressione concreta della fede vissuta come evidenzia anche la nota frase "la legge del pregare è la legge del credere" (lex orandi, lex credendi)[59] che si trova in un libro di san Prospero di Aquitania, scritto negli anni 435-442. Questa espressione, ripresa anche dal Papa Celestino I, "rispecchia il pensiero della curia romana dell'epoca, ed ha una notevole autorità teologica perchè la Sede romana l'ha poi sempre considerato come l'espressione esatta del suo punto di vista nella materia discussa e, in seguito, si è spesso appellata allo stesso"[60] Scrive a questo proposito il noto professore di dommatica e di liturgia P. Cipriano Vagaggini:

"Dal punto di vista cattolico il senso del principio lex orandi, lex credendi, è che la liturgia presuppone sempre ed esprime un certo insegnamento e una certa credenza: in senso larghissimo, o in senso stretto quando esplicita i dogmi così che la liturgia esprime la fede divina e cattolica e la fa vivere e la fortifica nei credenti. In altri casi ancora la liturgia precede l'esplicitazione della fede divina e cattolica, ossia la proposizione ed accettazione dei dogmi, ed è un potente fattore occasionale di questa esplicitazione...Pertanto la liturgia non è nè un catechismo nè un manuale di dogmatica...Praticamente, solo mediante lo studio teologico complessivo delle singole questioni si può determinare il grado autoritativo di un punto qualsiasi della liturgia sia storica che attuale...Ma il magistero implicato nella liturgia è il magistero ordinario."[61].

Per ciò che concerne il rapporto tra teologia e demonologia, la Congregazione per la dottrina per la fede nel documento Fede cristiana e demonologia, pubblicato dall'Osservatore Romano il 26 giugno 1975, rivela che la dottrina demonologica è accantonata o addirittura eliminata, in un processo assai diffuso di demitizzazione in nome dell'ermeneutica biblica e teologica Ciò provoca non lieve disagio in mezzo ai fedeli. Di qui l'esigenza di chiarire la dottrina, analizzando il NT e il suo contesto, in particolare la testimonianza personale di Gesù. Da questa risulta che egli ha voluto esprimere con le parole e i fatti, "una dottrina necessaria - almeno per una parte - alla nozione e alla realtà della salvezza da lui portata". Egli ha mostrato, per la costante lucidità di coscienza, che non poteva essere in preda a fantasmi illusori o a inganni culturali quando liberava gli ossessi o lottava contro Satana. Tale documento, consapevole che nella liturgia è implicato il magistero ordinario, si rifà alla "fede costante e universale della Chiesa e alla sua fonte maggiore: l'insegnamento di Cristo" ed afferma che "è nella dottrina del Vangelo, infatti, e nel cuore della fede vissuta che l'esistenza del mondo demoniaco si rivela come un dato dogmatico"[62].

Leggiamo qualche stralcio del documento Fede cristiana e demonologia sotto l'aspetto liturgico:

"Quanto alla liturgia, che già occasionalmente abbiamo invocato, essa contribuisce con una particolare testimonianza, perchè è l'espressione concreta della fede vissuta; ma non dobbiamo domandarle di rispondere alla nostra curiosità sulla natura dei demoni, le loro categorie e i loro nomi. La liturgia si accontenta di insistere, secondo il suo compito, sulla loro esistenza e la minaccia che essi costituiscono per i cristiani; fondata sull'insegnamento del nuovo testamento, la liturgia lo echeggia direttamente, ricordando che la vita dei battezzati è un combattimento condotto, con la grazia di Cristo e la forza del suo Spirito, contro il mondo, la carne e gli esseri demoniaci. Oggi tuttavia questo argomento liturgico dev'essere utilizzato con circospezione. Da una parte, i rituali e i sacramentari orientali, con i loro successivi arricchimenti e con una complessa demonologia, rischiano di sviarci; dall'altra, i documenti liturgici latini, spesso rimaneggiati nel corso della storia, invitano, proprio a motivo di questi mutamenti, a conclusioni ugualmente prudenti. Il nostro antico rituale della penitenza pubblica esprimeva con forza l'azione del demonio sui peccatori: purtroppo, questi testi, sopravvissuti fino ai nostri giorni nel pontificale romano, da molto tempo non sono più nella pratica. Prima del 1972 si potevano anche citare le preghiere della raccomandazione dell'anima, che evocavano l'orrore dell'inferno e gli ultimi assalti del demonio; ma questi testi significativi sono adesso scomparsi. Soprattutto ai nostri giorni, il caratteristico ministero dell'esorcista, senza essere stato radicalmente abolito, è ridotto a un servizio eventuale, e sussisterà di fatto solo su domanda dei vescovi, senza che alcun rito sia previsto per il suo conferimento. Un provvedimento del genere non significa, evidentemente, che il sacerdote non ha più il potere di esorcizzare, nè che egli non deve più esercitarlo; tuttavia ciò obbliga a constatare che la chiesa, non facendo più di questo ministero una funzione specifica, non riconosce più agli esorcismi l'importanza che avevano nei primi secoli. Questa evoluzione merita senz'altro di essere presa in considerazione. Non dobbiamo tuttavia concludere a una recessione o a una revisione della fede nel campo liturgico. Il messale romano del 1970 traduce sempre la convinzione della chiesa a proposito degli interventi demoniaci...Queste citazioni che dovrebbero moltiplicarsi per essere complete, attestano che i più importanti testi biblici sul diavolo fanno sempre parte della lettura ufficiale della chiesa. E' vero che il rituale della iniziazione cristiana degli adulti è stato in questo punto modificato e non interpella più il diavolo con apostrofi imperative; ma, allo stesso scopo, si rivolge a Dio sotto forma di preghiera, con un tono meno spettacolare, ma altrettanto espressivo ed efficace. E' dunque falso pretendere che gli esorcismi siano stati eliminati dal nuovo rituale del battesimo. L'errore è così manifesto, che il nuovo rituale del catecumenato ha istituito, prima degli esorcismi abituali detti "maggiori", esorcismi "minori", disposti per tutta la estensione del catecumenato e sconosciuti in passato. Gli esorcismi, dunque, restano. Oggi come ieri essi chiedono la vittoria su satana, il diavolo, il principe di questo mondo e il potere delle tenebre; e i tre "scrutini" abituali, nei quali, come prima, gli esorcismi trovano posto, hanno lo stesso scopo negativo e positivo di prima: "liberare dal peccato e dal diavolo" e nello stesso tempo "fortificare in Cristo". Anche la celebrazione del battesimo dei bambini conserva, checchè se ne dica, un esorcismo... Nel rituale dei malati - come abbiamo già notato - la preghiera della raccomandazione dell'anima non sottolinea più la presenza inquietante di satana; ma nel corso del rito dell'unzione il celebrante prega affinchè l'infermo "sia liberato dal peccato e da ogni tentazione". L'olio santo è considerato come una "protezione" del corpo, dell'anima e dello spirito e la orazione "Commendo te", senza menzionare l'infermo e il demonio, evoca tuttavia indirettamente la loro esistenza e la loro azione quando domanda a Cristo di salvare il morente e di metterlo nel numero delle "sue" pecore e dei "suoi" eletti: questo linguaggio vuole evidentemente evitare un trauma al malato e alla sua famiglia, ma non viene meno alla fede nel mistero del male. In breve, in ciò che concerne la demonologia, la posizione della chiesa è chiara e ferma. E' vero che nel corso dei secoli l'esistenza di satana e dei demoni non è stata mai fatta oggetto di una affermazione esplicita del suo magistero. La ragione è che la questione non fu mai posta in questi termini: gli eretici e i fedeli, ugualmente fondandosi sulla sacra scrittura, erano d'accordo nel riconoscere la loro esistenza e i loro principali misfatti. Per questo, oggi, quando è messa in dubbio la realtà demoniaca, è necessario riferirsi - come abbiamo poco fa ricordato - alla fede costante e universale della chiesa e alla sua fonte maggiore: l'insegnamento di Cristo. E' nella dottrina del vangelo, infatti, e nel cuore della fede vissuta che l'esistenza del mondo demoniaco si rivela come un dato dogmatico... Perciò, parlando recentemente di questa "terribile realtà, - misteriosa e paurosa" del male, sua santità Paolo VI poteva affermare con autorità: "Esce dal quadro dell'insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sè stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio, oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni". Nè gli esegeti nè i teologi dovrebbero trascurare questo avvertimento. Ripetiamo perciò che, sottolineando ancora oggi l'esistenza della realtà demoniaca, la chiesa non intende nè riportarci indietro, alle speculazioni dualistiche e manichee d'altri tempi, nè proporre un surrogato accettabile dalla ragione. Essa vuole soltanto restar fedele al vangelo e alle sue esigenze... Quanto ai nostri metodi odierni, essi, come quelli degli antichi, hanno limiti che non possono varcare. La modestia, che è anche una qualità dell'intelligenza, deve conservare i suoi diritti e mantenerci nella verità. Perchè questa virtù - pur tenendo conto dell'avvenire - permette fin d'ora al cristiano di fare posto all'apporto della rivelazione, in breve: alla fede. E' alla fede, in realtà, che ci riconduce l'apostolo san Pietro quando ci invita a resistere al demonio "saldi nella fede". La fede ci insegna, infatti, che la realtà del male "è un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore" e sa anche darci fiducia, facendoci sapere che la potenza di satana non può varcare le frontiere impostegli da Dio; ci assicura egualmente che se il diavolo è in grado di tentare, non può strappare il nostro consenso."[63]

A ulteriore conferma che è "nel cuore della fede vissuta che l'esistenza del mondo demoniaco si rivela come un dato dogmatico"[64], lo studio già citato di Cipriano Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, nelle pagine 304-344, analizzando l'aspetto della lotta contro satana nella liturgia sotto i seguenti aspetti: a) la liturgia della iniziazione cristiana e la lotta contro Satana; b) la lotta contro Satana nella liturgia degli altri sacramenti; c) la lotta contro satana nei principali sacramentali non connessi immediatamente con i riti dei sette sacramenti maggiori; d) la lotta contro satana nel temporale e nel santorale, conclude:

"Si deve affermare che la realtà della continua e cosmica lotta contro Satana è un aspetto essenziale della rivelazione e quindi della liturgia e che, se si perde di vista nè la rivelazione nè la liturgia sono comprensibili. La storia sacra della comunicazioni di Dio al mondo e della risposta del mondo a queste comunicazioni, include essenzialmente un dramma: due regni, due città in lotta. Il dramma di ogni essere fa parte di questo dramma più generale e cosmico. La liturgia, a chi la vive, non permette di dimenticarlo, come la rivelazione vuole che non si dimentichi...Solo a questa luce si può capire perchè le liturgie non cessano, con formule anche generiche, oltre che con quelle di carattere più specifico che abbiamo fin qui esaminate, di esortare i fedeli alla lotta contro Satana, di chiedere a Dio protezione per i fedeli e per la Chiesa contro Satana e i suoi angeli...Il motivo della necessità di questa protezione divina lo spiega molto bene la stessa liturgia mozarabica: «la grazia ha già adottato l'uomo; ma il demonio non è ancora stato confinato nella geenna. Il peccato ha perduto di violenza, ma non ha mutato natura; abbiamo ricevuto il potere di lottare, ma non la facoltà di starcene sicuri in ozio. L'avversario è stato spogliato ma non annientato. E' inevitabile che egli digrigni i denti contro coloro sopra i quali dominava come sopra soggetti, ma che ora ha perduti»..."[65].

A questo punto vale la pena guardare insieme quanto scrive Jean Danielou, cardinale, brillante teologo e storico, che nel suo volume La catechesi dei primi secoli, "fonde brillantemente insieme una indubitabile serietà scientifica con l'agilità dello stile e la sensibilità per la problematica catechetica attuale"[66]. Pone, innanzitutto, l'accento sul contenuto della catechesi dal I al IV sec. d.C., sottolineando ciò che in questo insegnamento rimane attuale:

"La catechesi è innanzitutto una esposizione completa e insieme elementare del mistero cristiano...Il secondo carattere della catechesi è di essere legata al sacramento del battesimo...La terza caratteristica della catechesi merita particolare attenzione. Non si insisterà mai troppo su questo aspetto di totalità, che risponde alla totalità della persona e senza il quale non può esservi fede effettivamente vissuta nè vita effettivamente cristiana. Ciò ai nostri giorni è più importante che mai. Il cristiano infatti è profondamente immerso nel mondo, e nulla può separarlo da esso; solo una vita informata dalla fede potrà distinguerlo dai non credenti. In questa prospettiva totale la catechesi è, insieme, iniziazione al contenuto della fede, alla vita cristiana, alla preghiera e alla vita sacramentale. In quanto iniziazione al contenuto della fede, essa è presentazione ed esplicazione del dato della fede. Su questo fondamento solido e indispensabile si potrà elevare, senza timore, tutto l'edificio della vita spirituale. Come iniziazione alla vita cristiana, la catechesi comporta un aspetto di conversione. Essa si integra in un tempo di rottura con i costumi pagani e di educazione ai costumi cristiani. La Quaresima è, d'altronde, un tempo di ritiro in cui il catecumeno è invitato a una vita più penitente, e la comunità intera vi si associa. L'atmosfera di combattimento spirituale, legato al processo di conversione, contrassegna tutto il tempo della preparazione al battesimo e specialmente quello della preparazione immediata, che coincide normalmente con la Quaresima. In quanto iniziazione alla preghiera e alla vita sacramentale, la catechesi presenta anche un aspetto cultuale. Per via dei riti di ingresso, gli esorcismi, le benedizioni, essa appartiene già alla liturgia. La catechesi si presenta così come una pastorale completa dell'ingresso nell'esistenza cristiana attraverso la conoscenza del mistero della fede, l'iniziazione al comportamento cristiano e l'aggregazione alla comunità ecclesiale. L'ultima caratteristica della catechesi è di essere nella tradizione cristiana quanto vi è di più stabile. Per il fatto che essa verte su quanto è essenziale nella fede, sulla sostanza stessa del mistero cristiano, non invecchia mai...Resta ancora da cogliere un'altra profondità; non si entra infatti in questa vita nuova solo attraverso la conoscenza ma anche e soprattutto attraverso l'esperienza, che è fondamentalmente conversione, combattimento spirituale[67], lotta contro Satana per aderire a Cristo. Perciò la catechesi assume anche un carattere rituale in tutto il camino verso il battesimo [68], durante il quale la Chiesa mette tutte le sue risorse di preghiera e di azione a servizio di chi «scommette» sul combattimento tra Cristo e Satana" [69].

Concludendo, "i dati raccolti dalla testimonianza della vita liturgica e orante della comunità cristiana consentono di avanzare alcune considerazioni di fondo circa la sensibilità della fede dimostrata intorno alla realtà e alle azioni di Satana. Si tratta di elementi basilari di demonologia, non pienamente esplicitati e razionalizzati; ma esistono e non possono essere sottaciuti. La prima considerazione consiste nel dato, sempre presente al di sotto delle varie espressioni e linguaggi usati: la certezza dell'esistenza degli spiriti maligni, una realtà ammessa senza discussione e pacificamente presupposta. Infatti si parla e si tratta con essi in modo diretto e palese come entità determinate e sussistenti. I demoni sono considerati esseri agenti, ai quali si rivolgono parole e gesti precisi...Un secondo elemento da considerare sta nello stretto rapporto che intercorre fra Satana e il peccato umano e lo stato di male del mondo...il battesimo costituisce l'evento provvidenziale, in cui il dominio di Satana è distrutto e l'uomo può ritrovare la sua autenticità di essere libero e nuova creatura. Tale liberazione è causata da due elementi tra loro connessi: l'uno è la grazia divina...l'altro è la disponibilità dell'uomo, che si apre alla luce di Dio e si impegna con tutte le forze a rimanere fedele al suo nuovo Signore, senza ritornare sotto la schiavitù del vecchio tiranno. Il primo aspetto è evidenziato in particolare dagli esorcismi e dalle varie unzioni; essi stanno a significare l'intervento divino per allontanare il maligno con l'autorità e la potenza stessa di Dio e per rivestire l'uomo della vita nuova originata dalla pasqua di Cristo; il secondo aspetto si manifesta principalmente con il solenne atto della rinuncia Satana e della professione di fede. Per i primi cristiani il battesimo indica la totale demarcazione tra i due mondi...Dopo il battesimo la lotta contro Satana non è finita, anche se vi sono ormai tutti i presupposti necessari per vincere"[70].

 

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