Gli idoli di Andrea Costa e la rivincita di Dio
Come la Divina Provvidenza si è donata nella Sua Misericordia tramite il dono della Comunione dei Santi, ad Andrea Costa per certi versi galantuomo che ha apprezzato umanamente alla fine della vita Cristo-Chiesa specialmente ammirandone la schiera dei martiri e dei missionari, e ad Anna Kulishoff amante dell'umanità sofferente anche come medico che si è data a Dio-Trinità in letto di morte nonchè ad Andreina, loro figlia cattolicissima, con 5 nipoti cattolicissimi tra cui l'abate don Guido-Egidio Gavazzi e Suor Maria Angela Gavazzi, carmelitana scalza. Il mezzo miracolo che con Anna Kuliscioff e la sua conversione riepilogò in Dio il ciclo della prima generazione, divenne miracolo intero con l'Andreina cristiana della seconda generazione e si trasformò addirittura in sfida o scherzo della Provvidenza nel trionfo religioso della terza generazione. Christus vincit, Christus regnat, Christus ímperat.
(tratto dal libro di Mino Martelli, "Andrea Costa e Anna Kuliscioff: rivelazioni sulla coppia da nuovi documenti", ed paoline, Roma, 1980)

Andrea Antonio Baldassarre Costa, anarchico, massone e poi patriarca del socialismo, nasce a Imola, in casa Orsini, il 29 novembre 1851 (non il 30!, come evidenziato dal certificato di battesimo) e muore a Imola, in assoluta povertà, il 19 gennaio 1910. Il padre Pietro Casadio Costa, uomo di fiducia di Orso Orsini, era un uomo molto intelligente di fede cattolica piena e Rosa Tozzi, la madre, era fervente cristiana tutta casa, chiesa e lavoro. Alla morte di Rosa nel 1858, madre di Andrea il primogenito e di Maria e Battista, Pietro Costa si sposò con Teresa Selvatici e nacque Rosa morta suicida in età adulta. Andrea dovette crescere in fretta e riversò tutto l'affetto sul papà e sui fratellini.
Il 13 giugno 1859 Andrea fu promosso alla Cresima e nel 1860 ricevette la Comunione. Frequentava la scuola parrocchiale di Valverde e ogni domenica serviva Messa nella chiesetta di S. Pier Crisologo. Don Domenico Bragaglia curò la sua educazione e consiglio il padre di fargli proseguire gli studi. Fu allora che babbo Pietro accarezzò l'idea di un figlio prete ma purtroppo sfumò la borsa di studio.
Andrea si discostò progressivamente dalla fede cattolica a causa di alcune frequentazioni:
1)il prof Gabriele Tassinari, fisico, libero pensatore borghese che lo avviò al positivismo e al materialismo;
2)il diverbio con Mons. Vespignani che lo porta a sospendere il sacramento della confessione nel 1870, a 19 anni;
3)l'inizio della frequentazione, nel novembre del 1870, dell'Università di Bologna nei quali svettavano Giosuè Carducci (1835-1907) con il suo "satanismo" che prese a considerare Andrea suo allievo prediletto allevandolo all'anticlericalismo;
4)l'incontro con Michele Bakunin (1814-1876) con il suo nichilismo che gli fece lasciare l'università, facendolo suo segretario personale, per lanciarlo sul ring rivoluzionario, ateo e proletario: nella anarchia.
Nel 1871, a 20 anni, Andrea costituì a Imola la prima sezione dell'Internazionale dei lavoratori dettandone il programma: collettivismo, ateismo, anticlericalismo e anarchia, nonchè lo strumento: la rivolta violenta. Come l'anarchico Bakunin voleva l'abolizione dello Stato e la disintegrazione dell'esercito: " ... Soldati disertate! Le armi che i vostri padroni vi misero in mano per uccidere noi, rivolgetele contro di loro ... per la rivoluzione sociale". Famosi i suoi manifesti incendiari del 1872 che inneggiavano alla necessità dell'azione rivoluzionaria immediata: "... E' tempo di scendere in lotta ... canteremo vittoria sulle tombe maledette degli oppressori ... distruggiamo questa società che ci rinnega, vendichiamo tutte le onte ... Proletari di Italia, avanti! ... alla grande lotta per la vostra emancipazione". Come Bakunin anche Andrea Costa vedeva nel comunismo che tutto accentrava nello Stato lo strangolatore della libertà. Purtroppo questa intuizione fu tragicamente realizzata nella storia dal sovietismo e dalle altre realizzazioni comuniste in Europa e nel mondo. Nel Congresso di Rimini del 5 agosto 1872 delle 21 sezioni italiane dell'Internazionale Andrea Costa sottoscrisse le idee libertarie ed antiautoritarie dell'anarchico russo Bakunin. Nelle campagne della bassa Romagna spopolava le chiese e cooperava a creare un ambiente sfavorevole al fiorire delle vocazioni sacerdotali e alla pratica della morale cristiana, esponendo in forma popolare le dottrine positivistiche dei filosofi d'oltralpe, anche se più di una volta affermò di voler rispettare le idee religiose dei suoi concittadini: "Noi non getteremo il ridicolo, o fedeli, sulla vostra fede sincera, nè vi dileggiamo ...". Combatteva la religione in modo intransigente e sfogava la sua rabbia nell'utopia e nella fantapolitica anarchica e poi socialista ma ammetteva il surrogato della religione: culto dell'umanità, ardente desiderio del giusto e del buono, di quanto può diminuire le sofferenze e sviluppare la personalità attraverso la scienza, l'educazione e il benessere. Costa ebbe buoni rapporti con molti sacerdoti della sua città, nè mai si rifiutò di aiutare clero e religiosi che si rivolgevano a lui per il disbrigo delle loro pratiche a Roma ma anche la bella amicizia con il vescovo di Forlì mons. Luigi Tesorieri (1867-1901), tanto umile quanto intelligente.
Nel 1873 Andrea fu arrestato e inviato nelle patrie regie galere. Rimase oltre quattro mesi in galera a Bologna. L'1 settembre 1873, a 21 anni, fu eletto presidente del IV congresso dell'Internazionale anarchica di Ginevra e questo lo galvanizzò nel 1874, l'anno delle agitazioni per il carovita, scrivendo contro il re, contro la Chiesa e contro i mazziniani (la "repubblica borghese") che si dissociarono dal tentativo insurrezionale: "... la reazione ci vuole morti, mostriamoci vivi! Alla reazione trionfante che ci calesta, alla monarchia di diritto divino, alla repubblica borghese, al capitale, alla Chiesa, allo Stato, a tutte le manifestazioni della vita attuale dichiariamo guerra. Noi abbiamo il diritto ed avremo la forza! Convinti che la propaganda pacifica delle idee rivoluzionarie abbia fatto il suo tempo e che debba sostituirla la propaganda rumorosa, solenne dell'insurrezione e delle barricate, non lasceremo intentato alcun mezzo. Se potremmo fare che della presente società non rimanga pietra su pietra, guai a Voi, vincitori e sfruttatori di oggi". Ma Andrea Costa attaccò nel 1874 anche Giuseppe Garibaldi che successivamente in un comizio a Imola nel 1885 sarà dal Costa salutato come il "precursore del socialismo": "... Non date retta a Garibaldi; il socialismo come l'intende è un'equivoco. Quello che egli chiama le esagerazioni socialiste sono i principi fondamentali ... è tempo di scendere in lotta". Nè i repubblicani, nè i garibaldini, nè i marxisti e nè i mazziniani seguirono Andrea Costa. Quale il piano? Tra l'8 e il 9 agosto 1874 una colonna di insorti di San Giovanni in Persiceto e un centinaio d'armati di Imola, tra cui il papà Alessandro di Benito Mussolini, dovevano convergere su Bologna conquistandola per far divampare le fiamme della rivolta per tutta l'Italia. Ma Andrea Costa fu arrestato il 5 agosto 1874 prima che tutta l'operazione potesse iniziare. Bakunin riuscì a battersela travestendosi da prete. Le prigioni si riempirono di Andrea Costa e di suoi 77 compagni. Al processo, del marzo/giugno 1876, Costa ebbe autorevoli testimonianze a suo favore: Giuseppe Garibaldi, Aurelio Saffi, Giosuè Carducci e il conte Giovanni Codronchi, sindaco di Imola. Dopo ventidue mesi di prigionia fu liberato e accolto a Imola come un trionfatore. Pericolo pubblico numero uno, tutte le sommosse e i disordini erano attribuiti a lui. All'estero si adatterà al lavoro manuale, come imbianchino, senza "espropri proletari", senza rapine e senza sequestri a scopo di estorsione. Subì una ventina di condanne che dal 1873 al 1899, per 25 anni, gli fecero girare molte galere italiane e francesi minandogli progressivamente la salute.
Nel 1877 Andrea Costa incontra in Svizzera Anna Rozenstejn nata e battezzata in russia, a Simferopoli, il 9 gennaio 1857. Anna, inteligentissima e affascinate rivoluzionaria russa, spese tutta la sua vita nello sviscerato amore, tutto orizzontale, per i lavoratori, gli oppressi e gli emarginati. Anna si darà due cognomi da battaglia per evitare l'arresto: nel 1877 a Kiev diventerà Anna Mikailowna e a Parigi Anna Kuliscioff. Scappò dal matrimonio dietro pressione dei genitori e prematuro, a 15 anni, con il rivoluzionario russo Peter Markelovic. Ricca, intelligente, rivoluzionaria clandestina, populista e seguace delle idee di Peter Lavroff (1823-1900) che proponeva l'azione non violenta per sensibilizzare le masse all'acquisizione dei propri diritti. Fu la prima donna occidentale ad iscriversi ad un Politecnico in Zurigo. Successivamente, per amore della povere gente, fece convergere i suoi studi dal politecnico di Zurigo a quelli di medicina di Berna. Così Anna incomincia a fare il medico dei poveri; veniva chiamata "la dottora". Si battè contro lo schiavismo zarista girando la Russia sotto mentite spoglie e sempre sfuggendo alla polizia. Nel 1876, a 19 anni, Anna delusa dal populismo verbale aderì al nichilismo anarchico dell'idolo Bakunin che Andrea Costa aveva già abbracciato da anni. Anche Anna riteneva, come Andrea, le idee del comunismo di Marx ed Engels affossatrici della libertà. Organizzò la rivolta militare dei contadini di Cighrin in Ucraina che fallì miseramente prima ancora di esplodere. Anche in questo fallimento di insurrezione rivoluzionaria armata la sua vicenda è simile a quella di Bologna di Andrea Costa. L'incontro nel 1876 con Benedetto Malon (1841-1893) e i suoi otto volumi de la "Histoire du socialisme" aiutò Anna Kuliscioff e altri anarchici a "convertirsi" ad un socialismo graduale, moderato e umanitario. Da quel momento Andrea Costa incomincia la svolta dall'anarchia al socialismo.
Nel 1877 Anna incontra Andrea Costa e scocca il colpo di fulmine con la maternità scelta priva delle complicazioni burocratiche di un mondo ritenuto lontano e nemico e senza il riconoscimento legale e senza il battesimo. Inoltre Anna era considerata, in Italia, straniera clandestina e già coniugata con Peter Markelovic. Solo il 22 luglio 1891 quando sarà dottoressa in medicina affermata in Italia si deciderà a riconoscere Andreina con il doppio cognome Costa Kulishoff con un atto notarile a Milano; nell'atto notarile è chiamata "Andreana Costa Kulishoff". Nel 1898, l'anno delle giornate rosse a cui parteciperà anche il convertito Agostino Gemelli, Anna che era in carcere lesse la "Imitazione di Cristo" e sottolineò la frase: "Se qualcuno vuole venirmi dietro rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Sulla facciata bianca, a lato del frontespizio, si legge ancora la dedica scritta da Anna alla figlia Andreina diciottenne: "Alla mia Ninina cara. Letto in carcere col pensiero e col desiderio che le imitazioni di Cristo le siano di conforto. Mamma. 8 gennaio 1899". Il giorno seguente Anna scriveva di nuovo alla figlia: "Ricordati sempre che i disagi, le privazioni, le difficoltà sono per renderci più forti e più resistenti nella vita ... Dirò con i credenti: Dio ce li manda per metterci alla prova ..." (nella foto a fianco Andreina Costa Kulishoff ved. Gavazzi negli ultimi anni della sua vita (+1959). Andreina si fidanzò con l'ing. Luigi Gavazzi di famiglia borghese, religiosissima. La stampa, causa la scelta di un cattolico di Andreina e soprattutto del matrimonio religioso, attaccò Andrea Costa che si mostrò indignato che una creatura del suo sangue le avesse dato un colpo bassa alla sua "dignità" di socialista impegnato. Anna rispose con un'accorata lettera ad Andrea difendendo il diritto della figlia Andreina di autodeterminarsi esattamente come avevano fatto loro da giovani. Ma Andrea Costa dal 3 settembre 1903, a matrimonio religioso celebrato, non volle più rivedere la sua pur tanto amata figlia Andreina che aveva osato sposarsi non solo in chiesa ma addirittura con un borghese. Mai Andrea Costa accetterà di essere nonno e vorra vedere suoi nipotini.
Nel 1877 Andrea Costa, dopo molte relazioni amorose e i 5 figli da lui riconosciuti, si accompagna con Anna Kuliscioff. Il 22 marzo 1878 la coppia viene scoperta e processata per propaganda anarchica, Anna assolta e Andrea condannato a 2 anni di carcere e 5 di sorveglianza più un ammenda di 2000 franchi. Il 30 settembre 1878 Anna rientrò in Italia e venne arrestata con la carcerazione preventiva per 14 mesi. Il 27 luglio 1879 Andrea Costa da anarchico fa la svolta socialista con la lettera "Ai miei amici di Romagna" pubblicata sul n°30 de "La Plebe" allineandosi con i nuovi orientamenti di Anna Kuliscioff tracciati poi nella "Rivista Internazionale del Socialismo" fondata a Milano nel maggio del 1880 anticipando di dieci anni le idee della II Internazionale e I Socialista del 1889. Dalle idee bakuniane, progressivamente e grazie all'influsso anche di Anna, Andrea Costa si "convertì" al parlamentarismo anche se il socialismo di Costa restò sempre con striature anarcoidi e con sedimenti di virulenza. Andrea aveva constatato che il popolo non capiva e non seguiva gli internazionalisti anarchici perchè questi non avevano saputo interpretare le esigenze delle masse e pertanto, pur non rinnegando il passato, aderì al socialismo parlamentare e rivoluzionario. Dice Andrea Costa nella lettera "Ai miei amici di Romagna" che "la rivoluzione è inevitabile ma l'esperienza ci ha, credo, dimostrato che non è affare nè di un giorno nè di un anno . Perciò, aspettando e provocando il suo avvento fatale, cerchiamo qual è il programma generale intorno a cui si raccolgono tutte le forze vive e progressive della generazione nostra. Questo programma è, secondo me: il Collettivismo come mezzo, la Anarchia come fine, programma di oggi che fu il nostro programma di ieri ... per il comunismo anarchico che oggi apparisce come il più perfetto ordinamento sociale ... il programma largo ed umano che mi sforzai di tracciarvi è oggi sostenuto dalla maggior parte dei socialisti ... per me la cosa più importante è quella di ricostruire il Partito Socialista rivoluzionario italiano che continuerà l'opera iniziata dall'Internazionale che ora dappertutto è in isfacelo ... non si tratta di rigettare il nostro passato". Il 5 gennaio 1880 la coppia si riunisce a Bologna. Nel 1880 Costa, per questa "svolta socialista" viene radiato dai ranghi dell'Internazionale al congresso di Chiasso nel 1880. L'ossessione della "cospirazione" fece condannare ancora una volta Anna, che si ammalò di scorbuto e di tubercolosi, e Andrea, il 27 marzo 1880 il tribunale di Bologna e il 15 maggio la corte di Assise di Milano, al carcere. Ma l'8 dicembre 1881 Anna partorì a Imola la figlia di Andrea, Andreina. Ovviamente Andreina non fu battezzata. Fin da piccola Andreina passò dei periodi con Mariuccia Costa, sorella religiosissima di Andrea Costa, ebbe contatti con le suore di Milano ma fu soprattutto il marito Luigi Gavazzi che completarono la sua formazione religiosa. Progressivamente il legame della coppia si scollò fino alla rottura del 1885. Perchè? Causa la sua febbrile attività socialista che portava Andrea in carcere ed in giro per l'Italia nonchè, diceva Anna, il fatto che Andrea pareva diventato "un politico nel senso stretto della parola" che si preoccupava poco della famiglia. Andrea Costa trascurò Anna e la tradì con donne diverse dalle quali ebbe altri 4 figli. Il 30 aprile 1881 uscì il primo numero del settimanale "Avanti" fondato da Andrea Costa e Adamo Mancini a Imola con il quale fece campagna elettorale; successivamente quando nelle elezioni del 29 ottobre 1882 fu eletto nel collegio di Ravenna, ma bocciato nel collegio di Bologna-Imola, come primo ed unico deputato socialista portò a Roma la redazione dello "Avanti". Intanto nel 1884 Costa si era iscritto alla massoneria (32° grado della "Cola di Rienzo di Roma" o 33° grado del "Grande Oriente di Italia" a Bologna) sembra per necessità pecuniarie o di carriera che significava lotta senza quartiere alla Chiesa, al Papa e al Clero (ricordiamo che chi appartiene alla massoneria è in stato di peccato grave e non può accostarsi alla comunione!). Cosa scriveva il "maestro venerabile" Costa nei suoi rigurgiti massonici? "L'avvento del nuovo pontefice [dopo la morte di papa Leone XIII] possa dire al mondo ... che con esso si chiuderà finalmente questa sopravvivenza storica che si chiama Chiesa; ed ogni fedele, che crederà seguendo i precetti del Vangelo, adorerà l'Ideale in spirito e verità, senza bisogno di chiese, di preti e di pontefici, maturi essendo - tutti - per l'emancipazione delle coscienze, maturi per l'emancipazione economica ... " (Andrea Costa, Habemus Pontificem!, in "Lotta", 26 luglio 1903). Vi furono onesti sprazzi di riconoscimento all'opera della Chiesa quando il 3 febbraio e il 30 giugno 1887 alla Camera e il 17 aprile 1887 al teatro Lizza di Siena il massone Andrea Costa fece l'elogio del metodo pacifico della Chiesa Cattolica che portò la civiltà ai popoli primitivi non con le armi ma con la fede degli apostoli e dei missionari, i quali quando incontrarono ostacoli non uccisero ma preferirono dare la propria vita con il martirio. Il 4 novembre 1896 a Gallipoli citava il vangelo e nel 1898 lungo il mese e mezzo della ultima incarcerazione a Milano assisteva alla Santa Messa.
Dal 25 maggio al 7 luglio 1898, da 16 anni deputato socialista e da 14 anni massone, in carcere a S. Vittore a Milano scrisse nel suo diario la nostalgia per le feste religiose della sua infanzia e il vuoto di quella gioia che l'utopia del socialismo rivoluzionario non aveva subito riempire (a seguire, Biblioteca Comunale di Imola, Fondo Andrea Costa, "Annotazioni autobiografiche per servire alle 'Memorie della mia vita'", 9 giugno 1898, ore 7 di mattina):


L'anticlericalismo di Costa in fase calante alla fine dell'800, viene sostenuti da altri due fatti:
1)nell'ottobre 1901 Andrea non si oppose che il padre Pietro Costa chiamasse sul letto di morte un sacerdote che gli amministrò i sacramenti;
2)nel maggio 1903 Andrea Costa, dopo trent'anni di assenza, entrò nel santuario della Madonna del Piratello a Imola e chiese che gli fosse scoperta la sacra immagine. Poche settimane prima, il 1° maggio, in un comizio ebbe a dire: "riconosco che il giovane clero si adopera per migliorare le condizioni delle classi lavoratrici" non potendo negare le molteplici opere sociali fiorite in quegli anni nel campo cattolico.
Nel secondo periodo di militanza socialista che non ha date precise ma che si può racchiudere tra la fine del secolo scorso e l'anno della sua morte, l'ateismo e l'anticlericalismo del Costa, del resto mai affiorati nei suoi discorsi parlamentari, s'andarono attenuando anche nei comizi e negli scritti, salvo qualche improvviso ritorno di fiamma più per far colpo che per convinzione.

Anna conobbe a Napoli, Filippo Turati (1857-1932), nel 1885 con il quale si accompagnò ed avviò verso il socialismo e il partito operaio sorto a Milano nel 1885 dopo l'allargamento del suffragio elettorale. Intanto Anna si laurea in medicina e si trasferisce con Turati a Milano dove esercita come "medico dei poveri" con grande umanità. Nel 1892, al congresso di Genova, Anna Kuliscioff fu madre del "Partito dei Lavoratori Italiani", Turati il padre putativo e Andrea presidente e neutrale verso la linea socialdemocratica che prevalse sul socialismo rivoluzionario. Ricordiamo, per inciso, che l'enciclica "Rerum novarum" del 1891 di papa Leone XIII, mirabile risposta cattolica al "venir aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti ai proletari che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni indegne dell'uomo" (RN, 2), anticipa la fondazione del partito socialista italiano! Anna nel 1896 cooperò alla elezione di Turati come deputato. Nel 1902 al congresso nazionale del partito socialista tenuto a Imola, Andrea pur acclamato come padre del socialismo, dovette ingoiare la sconfitta delle sue tesi rivoluzionarie e la duplice vittoria di Turati nel partito e nel cuore di Anna.
Andrea Costa tradito dal dogma del "libero amore" che s'era incenerito nel vuoto lasciatogli dalla separazione di Anna e Andreina cercò di colmare quel vuoto il 24 febbraio 1906 a Nizza, sposando con matrimonio civile, compromesso doloroso con la sua coscienza libertaria, la faentina Angelina Cicognani ved. Baravelli. Anche il dogma di Andrea dello "Stato tiranno" s'era incenerito quando il 25 marzo 1909 accettò e tenne fino alla morte la vicepresidenza della Camera dei Deputati, la stessa Camera dei Deputati che 19 anni prima gli aveva sospeso l'immunità e l'aveva esiliato. Andrea morì, il 19 gennaio 1910, a 58 anni all'ospedale di Imola dove morivano i poveri e fu cremato e deposto nel cimitero del Piratello. La cremazione del Costa fu una scelta per il "nulla" in ossequio alla massoneria in opposizione alla inumazione in opposizione alla fede nell'aldilà nella sopravvivenza dell'anima e della resurrezione del corpo. Nei 19 giorni della sua degenza ospedaliera il povero Andrea Costa fu dimenticato e quasi abbandonato dai vecchi compagni ad eccezione di Leonida Bissolati e visitato dall'amico don Pierino Poggi. Quando qualche vecchio buon compagno andava a visitarlo il Costa commentava la visita così: "L'hanno mandato a vedere se sono finalmente morto perchè hanno fretta che me ne vada". I giornali del Partito fecero del Costa un mito ed un eroe laicista. Fu sicuramente, anche se non cristiano, una persona con un grande cuore e lo affidiamo volentieri alla Misericordia che è Dio. Il giornale diocesano locale, "Il Diario", e l'Osservatore Romano ne tracciano un bel ritratto (link interno). Anna non partecipò ai funerali di Andrea.


Nell'aprile 1917 muore prematuramente Luigi Gavazzi marito di Andreina Costa. Cosa diceva l'ing Gavazzi di Andreina: " ... Essa è sempre stata, credo io, un'anima profondamente cristiana, nonostante sia cresciuta in un ambiente areligioso per quanto non anticlericale. Fanciulla ancora e giovinetta, studentessa di liceo ed università, essa sentiva spesso trascinata alla chiesa da una forza ignota ed ivi, se non pregava, ignorando le sublimi forme della preghiera cristiana, trovava però la via per innalzare l'anima sua verso il Creatore, in un inno silenzioso di amore, di speranza e di fede ... Era cristiana nell'anima prima di avere ricevuto il battesimo ...". Il 24 maggio 1904 Andreina fu battezzata personalmente dall'arcivescovo di Milano Cardinale Ferrari che le conferì anche la cresima. Il matrimonio del 3 settembre 1904 con Luigi fu definito dalla stampa socialista lo "scandalo del secolo". Anna tenne testa all'ira di Andrea. Infatti i "compagni" consideravano "carogne" i cristiani che secondo loro erano tutti i borghesi e reprobi. Ma Anna come segno di sfida a questi poveracci andò per qualche giorno a vivere in casa della famiglia Gavazzi. Sapientemente scriveva l'ing Gavazzi sulla linea dell'enciclica Rerum novarum del 1891 di papa Leone XIII: "... Solo se il padrone ha cura dell'anima del proprio dipendente, può dire di avere compiuto il proprio dovere di fronte a lui: chi si limita al puro e semplice sfruttamento della merce lavoro, dimentica che l'uomo non è una macchina, ma un complesso inscindibile di anima e corpo, che non è possibile avere rapporti di interesse coi nostri simili prescindendo dal lato morale di essi ...". Cosa diceva Luigi della consorte Andreina nel declino della salute: " ... La grazia divina andava a poco a poco formando in lei la donna forte del Vangelo ...; fu la preghiera, la fede, la frequenza ai sacramenti che sostennero la mia Andreina in quest'epoca dolorosa della nostra esistenza ... Ma fu soprattutto qui a Sanremo, che il sentimento religioso di Andreina si accentuò quasi improvvisamente a edificazione mia e di quanti furono testimoni di questa magnifica rinascita di fervore e di fede. Fede tranquilla, ma forte, sicura, benignamente contagiosa. Io stesso ne fui influenzato benevolmente ... I frutti della grazia sull'anima della mia Andreina ... da lei si diffusero a me, ai miei figli, a tutta la casa, la quale assunse qualche volta agli occhi dei profani il carattere di un santuario ...". Andreina scriverà gli ultimi passi di Luigi, l'ultima santa confessione del 20 aprile 1917, la sana comunione insieme, il rosario incominciato insieme, l'estrema unzione, la lunga notte di veglia e di preghiere, mano nella mano. Era il 21 aprile e quel giorno Andreina, a soli 36 anni, rimase vedova. L'ing. Luigi Gavazzi aveva offerto in Cristo la sua vita per la conversione di Anna Kuliscioff e Filippo Turati che aveva fatto da nonno ai figli di Andreina. Ricorda Andreina: " ... Quante volte mi ha detto [Luigi] che sarebbe stato felice di sacrificare la sua vita perchè la mamma e Turati [il padre adottivo] divenissero cattolici. Il Signore, che ha ripresa la sua vita, vorrà in cambio darmi questa ineffabile consolazione? Per me sarebbe un miracolo più grande della resurrezione di Lazzaro ...". L'ing Gavazzi muore il 21 aprile 1917. I 5 nipoti di Andrea Costa e Anna Kuliscioff si chiamano: Guido-Luigi (n.23 agosto 1905) futuro abate benedettino, Anna Maria (n.23 giugno 1907) futura priora carmelitana, Ernestina (n.1908), Egidia (n.1910) e Pietro (n.1913) quest'ultimi tre con matrimoni e vita esemplarmente cattolica; la primogenita dei cinque figli di Egidia, Sofia è consacrata missionaria in Turchia. In quei momenti è Anna, senza ancora la grazia della fede in Cristo, che chiede alla figlia Andreina conforto e luce: "... Durante i giorni che fosti qui, ti osservavo con infinita ammirazione e mi parve che nel tuo animo fosse scesa una luce che riscalda e conforta e rende ormai superiori a tutte le avversità della vita ...". Andreina, con grande finezza d'animo, rispose ad Anna: " ... Un'altra grande aspirazione ho, ma è troppo grande; l'indovini? Che abbia anche tu un giorno la grazia di questa mia luce, come la chiami tu. Luigi per questo offrì la sua vita. E io aggiungo che la sua morte mi sarebbe già ricompensata, se ciò dovesse accadere. Cara, mia cara mammetta, non so come trovi il coraggio di dirti così ...". Ma in Anna la catarsi era già in atto con il riemergere della fede nell'immortalità dell'anima e della vita eterna. Fede in Cristo nella "comunione dei santi" di Anna Kuliscioff esplicitamente dichiarata in due lettere del 1907 ("Io credo nell'aldilà ...") e del 1920 ("Il tuo impareggiabile papà ti veglia dall'alto e certo ti aiuterà ..."). Non è ancora l'abiura di Anna degli errori passati ma in lei è forte l'autocritica degli errori passati come espresso in una sua lettera del 22 agosto 1920 al nipote Guido-Luigi: "Versai non poche lacrime accorgendomi di peccare [nel passato] di alcuni istinti [egoismo, vanità, ambizioni meschine, bassi istinti]". Qui Anna sconfessa la sua morale contraria alla morale cristiana, contraria alla morale della famiglia Gavazzi di sua figlia Andreina e dei suoi nipoti. Nel 1917 Anna salutò con gioia la caduta dell'impero zarista ma condannò con violenza la nuova tirannide bolscevica e la dittatura del proletariato, delle quali previde le conseguenze antisocialiste, affossatrici di ogni libertà. Altrettanto dura fu nel diagnosticare il nuovo fenomeno fascista. Dell'insuccesso socialista successivo alla Prima Guerra Mondiale dava una spiegazione cristiana: "Il socialismo cristiano ha sofferto troppo poco". Diceva Anna "che una fede cristiana ben intesa poteva dare agli uomini ciò che il socialismo non poteva dare".

Anna Kuliscioff morì il 29 dicembre 1925 a Milano con la figlia Andreina, figlia di Andrea Costa, che raccolse le ultime tre parole illuminate della mamma: "Dio, Dio, Dio". Ovviamente la pubblicistica laicista non raccolse questo triplice affidamento di Anna a Dio-Trinità. Andreina comunicò il gioioso (eternamente) evento ai figli e alle figlie, i nipoti di Anna Kuliscioff e Andrea Costa: la carmelitana suor Maria Angela e l'abate benedettino don Egidio Gavazzi. Anna Kuliscioff credeva di servire l'uomo perseguitando la Chiesa così come San Paolo pensava di servire Dio perseguitando Gesù Cristo; ambedue sono stati illuminati da Dio! Ritenuta il cervello migliore del socialismo italiano, avendo come idolo la Libertà mal intesa, anche nell'amore scardinò la unità famigliare come primo passo verso la frantumazione della vecchia e antiumana unità famigliare.
Ma al funerale civile di Anna Kuliscioff, la figlia Andreina non si sentì a disagio pregare il santo rosario vegliando la salma di Anna tra i garofani e con i 5 figli accompagnandola al museo monumentale di Milano perchè in cuor loro sapevano che pregavano per una cristiana!
Con la morte del papà Andrea Costa (1910) e del papà del marito Luigi, Egidio Gavazzi (1910), con la morte del marito Luigi (1917), della madre Anna Kuliscioff (1925) e del padre adottivo Filippo Turati (1932) ebbene Andreina vede recise tutte le sue radici terrene ma visse fino ai 78 anni (23 novembre 1959) santificandosi in Cristo e accettando l'annichilimento. Andreina la figlia della rivoluzione socialista (Costa-Kuliscioff-Turati) moriva come una santa con la santa messa celebrata dal figlio abate don Guido-Egidio.
Tra i nipoti di Andrea Costa e Anna Kulishoff vediamo all'opera il radicalismo evangelico:

Anna Maria Gavazzi nipote di Andrea Costa ed Anna Kuliscioff si laureò in medicina il 4 luglio 1932 pieni voti. Entrò il 7 settembre 1938 nella clausura del Carmelo di Firenze diventando suor Maria Angela dell'Eucarestia e del Volto Santo. Fece la professione perpetua nel 1943. Fondò ad Arezzo il Carmelo. Desiderava soffrire per il frutto di conquistare le anime attraverso il dolore di Cristo e con la sua sofferenza difendere il papa nel Getsemani. La paralisi il 23 giugno 1961 e la morte il 16 febbraio 1975.

Guido Gavazzi nipote di Andrea Costa e Anna Kuliscioff laureato in ingegneria elettronica nel 1927, lavorò fino al 1931 nelle miniera di Maiern in Alto Adige.
Gli scrisse la mamma Andreina Costa Kuliscioff quando entrò nel noviziato benedettino: "... Mi dai la consolazione più grande che si possa dare ad una mamma ... Non pensare alle mie lacrime; sta sicuro che sono felice, felice di darti al Signore".
Guido, in ricordo del nonno paterno, prese il nome di padre Egidio e celebrò la prima santa messa il 13 novembre 1935.
In galera nel 1945 a causa dei fascisti.
Divenne abate di Subiaco nel 1951 e nell'anello episcopale gli fu incastonata un'ametista della nonna Anna Kuliscioff.
Conclusioni
Anna ed Andrea erano uniti da un comune ideale umanitario e dalle persecuzioni subite ma permeati in profondità del bagliore delle icone venerate nella "santa Russia", Anna, e sull'esempio della cattolicità del padre Pietro, Andrea. Anna era approdata dall'anarchismo bakuniniano e del suo nichimismo demolitore anche della speranza dei poveri, al socialismo umanitario, molto vicino al cattolicesimo sociale, e vi aveva trascinato anche Andrea.
Anna credeva sempre meno alla violenza, principio pagano, e sempre più alla fecondità del dolore, principio cristiano.
Mentre Andrea ed Anna si fermano a metà strada della ricerca della Verità, la figlia e i nipoti giunsero al termine.

La prima generazione lottò contro chi possedeva troppo, la seconda solo per il necessario, la terza per non possedersi nè possedere.
La prima generazione proclamò la libertà dell'uomo anche da Dio; la seconda, la libertà dell'uomo in Dio; la terza, la libertà di Dio nell'uomo, che è assoluta.
Tutte e tre le generazioni si dissero creatrici: Andrea Costa cofondatore del Partito Socialista Italiano; la figlia Andreina cofondatrice di una famiglia integralmente cristiana; la nipote suor Maria Angela cofondatrice del Carmelo di Arezzo.
Tutte e tre le generazioni soffrirono per i loro ideali: Andrea Costa e Anna Kuliscioff persecuzioni e carcere; Andreina la prematura vedovanza da Luigi; Suor Maria Angela, claustrale volontaria, la consunzione.
A tutte e tre le generazioni va un unico titolo, quello dell'eroismo: alla prima dell'eroismo sociale (almeno nelle intenzioni), alla seconda dell'eroismo domestico e alla terza dell'erosimo senza aggettivi che si chiama santità. Questa è la storia anche della rivincita di Dio!


